AMBIENTE Archivi - Pagina 3 di 54 - Il Torinese

AMBIENTE - Page 3

Un nuovo Punto Acqua Smat in via Carcano: è il ventesimo in città

Un nuovo Punto Acqua SMAT, il 20esimo da quando nel 2009 è stato inaugurato il primo al Museo A Come Ambiente, è da oggi attivo sul territorio della Circoscrizione 7.

Il taglio del nastro ieri mattina in via Carcano all’angolo con Lungo Dora Colletta: presenti l’assessora all’ambiente Chiara Foglietta, il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri e il presidente di SMAT Paolo Romano.

Realizzati per valorizzare il consumo sostenibile dell’acqua del rubinetto, i punti acqua SMAT consentono l’approvvigionamento di acqua di rete naturale, gasata a temperatura ambiente o refrigerata, garantita dai controlli effettuati quotidianamente dai laboratori del Centro Ricerche SMAT e rigorosamente a “chilometro zero”.

Come per gli altri punti di erogazione, l’acqua naturale potrà essere prelevata gratuitamente, al pari di quella gasata, ma solo fino al 4 agosto, dopodiche resterà gratuita quella naturale mentre quella gasata sarà distribuita al costo di 5 centesimi per ogni litro e mezzo.

Va ricordato che, oltre alla convenienza economica rispetto all’acquisto dell’acqua già imbottigliata, secondo le stime di Smat ogni distributore per l’acqua, con una normale erogazione di 4mila litri al giorno, permetta un risparmio di circa 1 milione di bottiglie di plastica ogni anno, con una conseguente riduzione delle emissioni di Co2 per la loro mancata produzione e trasporto, il tutto con evidente beneficio per tasche e ambiente.

L’elenco di tutti i Punti Acqua Smat presenti sul territorio dell’area metropolitana è consultabile su: www.smatorino.it/punti-acqua/

Caldo torrido: scatta lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi

L’Assessore Marco Gabusi: «Potenziata l’operatività della Protezione civile per la lotta agli incendi e attivata una seconda base per il servizio elicotteristico»

Complice il caldo torrido e la mancanza di precipitazioni laRegione Piemonte ha dichiarato lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale a partire dagiovedì 21 luglio.

Il provvedimento, sancito dalla determinazione regionale dirigenziale n. 2195 del 19.07.2022, si è reso necessario in considerazione delle condizioni meteorologiche evidenziate dal Centro funzionale Arpa Piemonte altamente predisponenti il rischio e la propagazione degli incendi boschivi.

La situazione è aggravata dalla pesante siccità che ha colpito il Piemonte – tanto che il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2022 – ed in queste condizioni, l’innesco e la propagazione di incendi comporterebbero un ingente e non quantificabile prelievo di acqua, per lo spegnimento degli stessi, da parte delle forze operative preposte.

«Stiamo affrontando una situazione molto particolare – sottolinea l’assessore regionale alla Protezione Civile Marco Gabusiin cui convergono più fattori che purtroppo favoriscono gli incendi in misura maggiore rispetto alle estati passate. Per questo motivo, già da alcuni giorni, la Protezione civile della Regione Piemonte ha ulteriormente potenziato il proprio dispositivo operativo per la lotta agli incendi, costituito da Vigili del fuoco e Volontari del Corpo AIB Piemonte. È stato inoltre incrementato il servizio elicotteristico, attraverso l’attivazione di una seconda base operativa a Costigliole d’Asti, oltre a quella di Busano nel Canavese, per una maggiore copertura del territorio in pronta reperibilità. Mi preme, inoltre, ricordare che ognuno di noi può fare qualcosa nella prevenzione degli incendi segnalando tempestivamente i focolai di incendio al Numero Unico Emergenza 112».

Quando viene dichiarato lo stato di massimo rischio per gli incendi boschivi la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata per disposizione nazionale (D. lgs. n. 152/2006, art. 182 comma 6 bis), alla quale si aggiungono le misure a carattere regionale, che vietano entro una distanza di cento metri dai terreni boscati, arbustivi e pascolivi, le azioni determinanti anche solo potenzialmente l’innesco di incendio, quali: accendere fuochi, accendere fuochi pirotecnici, far brillare mine, usare apparecchi a fiamma o elettrici per tagliare metalli, usare apparati o apparecchiature che producano faville o brace, fumare, disperdere mozziconi o fiammiferi accesi, lasciare veicoli a motore incustoditi a contatto con materiale vegetale combustibile o compiere ogni altra operazione che possa creare comunque pericolo mediato o immediato di incendio. È inoltre vietata qualunque generazione di fiamma libera non controllabile nel tempo e nello spazio, tra cui, ad esempio le lanterne volanti.

«La durata dello stato di massima allerta è variabile – evidenzia l’assessore Marco Gabusiin funzione della discesa della temperatura e dell’arrivo delle precipitazioni, che potranno evidenziare un rischio minore e consentire di rientrare nei livelli ‘normali’ di pericolo. Su questi elementi naturali purtroppo non possiamo incidere, ma siamo sempre in prima linea per contenere al massimo il pericolo e per intervenire rapidamente in caso di incendio. Determinante in questa attività la presenza dei volontari della Protezione Civile, che desidero ringraziare per la generosità e il coraggio che mettono in un frangente così rischioso».

Veicoli green per le Poste anche a Torino

Anche in provincia di Torino Poste Italiane punta sulla sostenibilità e aumenta il numero dei mezzi in grado di conciliare l’efficienza nel servizio di recapito con le politiche green.

Da oggi anche in provincia di Torino sono operativi 363 veicoli a basse emissioni che si aggiungono ai 154 tricicli e quadricicli elettrici già presenti sul territorio per la consegna dei pacchi e della corrispondenza.

La nuova fornitura è composta da veicoli a quattro ruote, tra macchine e furgoni allestiti con propulsori endotermici di ultima generazione: metano, motorizzazioni ibride e full electric.

Grazie a questi nuovi mezzi, da oggi anche sul territorio Torino la posta viaggia completamente “green” durante tutto il processo di recapito. I veicoli prima di entrare a far parte della flotta di Poste Italiane sono stati modificati e resi funzionali alle esigenze del servizio postale; ad esempio, in alcune macchine, il sedile passeggero è dotato di un particolare allestimento per l’alloggiamento delle cassette o di particolari scaffalature per il trasporto dei pacchi. Altri ancora hanno accessori ad hoc per la mission di Poste Italiane, come il sistema Keyless Entry&Start per il riconoscimento a distanza del conducente. Grazie a questa tecnologia, le portiere e il portellone si sbloccano automaticamente, facilitando il lavoro degli operatori.

Il rinnovo della flotta aziendale in ottica sostenibile è uno degli obiettivi del piano industriale ’24 SI’ dell’Azienda guidata dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, e proseguirà per tutto il 2022. Al momento sono 13 mila i veicoli green che Poste ha messo su strada, per arrivare nel 2024 ad un totale di 17.000.

Con i nuovi mezzi elettrici, dunque, la mobilità dell’Azienda è sempre più sostenibile, in linea con l’ESG – Environmental Social and Governance, il piano d’azione in materia di sostenibilità ambientale e sociale del Gruppo.

Lo stambecco prim’attore al Forte di Bard

Re salva Re. Arriva il “25° Gran Paradiso Film Festival”

Fino al 9 ottobre

Bard (Aosta)

Re salva Re. Pochi sanno, infatti, che a salvare dal pericolo di estinzione la specie dell’animale simbolo, ufficialmente riconosciuto come il Re del “Gran Paradiso”, sua maestà lo Stambecco, fu proprio un altro Re, nientemeno che Re Vittorio Emanuele II che, nel 1856, fece proteggere gli ultimi esemplari (quando ormai, per la caccia smodata e senza regole dell’uomo se ne contavano solo poche centinaia nelle Alpi italiane e francesi) in una riserva privata in Valsavaranche dove, per suo ordine, un gruppo speciale di guardacaccia li proteggeva da altri cacciatori.

Da allora la Capra ibex (suo nome scientifico), le cui origini ci portano indietro nel tempo fino al “Paleolitico”, a 100mila anni fa, quando lo stambecco viveva in tutte le regioni rocciose dell’Europa centrale (come testimoniano ancora oggi le pitture rupestri rinvenute nelle grotte di Lascaux in Francia), il magnifico animale ha ripreso nuova vita diventando veramente il Re incontrastato del “Parco Nazionale del Gran Paradiso”. A celebrarne la forza, l’agilità e l’eleganza è oggi (e fino al 9 ottobre) il valdostano “Forte di Bard” che, ospitando il progetto espositivo del “25° Gran Paradiso Film Festival”, “GPFF in mostra – Il Gran Paradiso e il suo Re” ( ideato da “Fondation Gran Paradis” e co-prodotto dall’“Associazione Forte di Bard” con la collaborazione del “Parco Nazionale Gran Paradiso”) ne traccia un sorprendente doppio ritratto attraverso gli scatti del fotografo romano Giorgio Marcoaldi – tratti dal volume “Il Re, lo stambecco del Parco Nazionale del Gran Paradiso” – e le immagini cinematografiche dei registi francesi Anne ed Erik Lapied, in cui “si racconta una storia di equilibrio fra uomo e natura e di reciproca salvezza, nel primo Parco Nazionale d’Italia”.

Ricordano gli organizzatori: “Nel 2022 la Valle d’Aosta celebra la concomitanza di due ricorrenze dal forte valore simbolico: il 100° anniversario dell’istituzione del ‘Parco Nazionale Gran Paradiso’ e la 25^ edizione del ‘Gran Paradiso Film Festival’ (principale evento culturale dell’area del Gran Paradiso), che, iniziata l’11 luglio scorso, si terrà fino al 6 agosto nelle tre valli valdostane dell’area protetta e la cui sezione ‘GPFF in mostra’ sarà visitabile per tutta l’estate al ‘Forte di Bard’, con uno ‘spin off’ nel Gran Paradiso”. Il progetto espositivo (inaugurato il 16 luglio scorso, alla presenza degli stessi Giorgio Marcoaldi e Anne ed Erik Lapied, insigniti nell’occasione del titolo di “Grand Paradiso Ambassador”) “si snoda attraverso la storia, i luoghi, le caratteristiche ed il valore simbolico dello stambecco alpino, offrendo ai visitatori vari spunti e suggestioni per avvicinarsi alla realtà unica del Gran Paradiso”. Sempre sabato scorso, 16 luglio, è stato anche proiettato il film “Le Temps d’une Vie” di Anne, Erik e Véronique Lapied, la cui trama ruota intorno alla vita di uno stambecco, con straordinarie riprese girate all’interno dell’area protetta. La pellicola verrà ancora proiettata all’interno dell’Auditorium dell’“Opera Mortai” del Forte, in altre tre date: sabato 13 agosto, sabato 3 settembre e sabato 8 ottobre, alleore 16.

Lo “spin off” della mostra “Il Gran Paradiso e il suo Re” é invece allestito outdoor nelle stesse date presso il “Villaggio Minatori” di Cogne, sede di “Fondation Grand Paradis”, ed espone una diversa selezione di scatti di Giorgio Marcoaldi, sempre dedicati alla Capra ibex, che riportano il progetto nei luoghi che racconta. Lo “spin off” sarà visitabile gratuitamente ogni giorno a qualsiasi ora.

Maggiori informazioni sono disponibili sui siti: www.gpff.it  e www.fortedibard.it

g.m.

Nelle foto:

–       Giorgio Marcoaldi: “Stambecco”

–       Giorgio Marcoaldi

–       Anne ed Erik Lapied

Ivrea e i suoi dintorni

LA GEMMA DEL CANAVESE TRA DISTESE DI NATURA E BELLEZZE

 

A pochi chilometri da Torino, bagnata dal fiume Dora Baltea e avvolta dal Canavese, si trova Ivrea, un piccolo centro affascinante e suggestivo. Fondata dai Salassi nel quinto secolo A.C. divenne colonia romana dal 100 A.C. con il nome di Eporedia da cui deriva il nome dei suoi abitanti, epoderiesi.

Patrimonio dell’Umanità per Unesco, questa preziosa cittadina è testimone di diverse vicende storiche che l’hanno attraversata e caratterizzata, dalla presa dei Longobardi, ai Franchi, al Regnum Italicum di Re Arduino che la cede alla Chiesa, ai Savoia che la difendono da francesi e spagnoli. Dai primi del ‘900 Ivrea diventa un importante centro industriale grazie alla Olivetti che rappresenta ancora oggi una eredità socio-culturale che la influenza e la contraddistingue.
Considerata il capoluogo del canavese, animata da circa 23.400 abitanti, questa gemma piemontese è ravvivata da locali tipici, negozi, ristoranti e centri culturali raccolti attorno alla strada centrale pedonale, Via Arduino. Il periodo più vivace dell’anno è sicuramente quello del Carnevale Storico, risalente al 1808 quando in città sfilarono diverse persone vestite con abiti medioevali. La Battaglia delle Arance, che si tiene gli ultimi 3 giorni della mascherata, è l’evento più famoso ed atteso con moltissimi turisti che accorrono per assistere alla battaglia delle squadre di aranceri che, dai carri e a piedi scalzi, si affrontano simulando la battaglia del popolo contro la nobiltà.
Molte e di diversa tipologia sono le visite da fare ad Ivrea, tra le più interessanti e legate alla celebre Olivetti sono il MaAM – Museo a cielo aperto di Architettura Moderna – che si articola in un percorso di due chilometri, fatto di vetro acciaio e cemento, che fu la sede della famosa azienda, il Laboratorio Museo Tecnologic@mente dove sono esposti storici dispositivi a tastiera, calcolatori e personal computer e l’Ex Hotel Serra, progettato alla fine degli anni ’60, particolare e stravagante per la sua forma di macchina da scrivere.

I Giardini di Giusiana rappresentano l’area verde della città, una zona di relax ma anche di interesse architettonico grazie alla Torre di Santo Stefano costruita nel 1041 e una volta facente parte di un monastero demolito nel Cinquecento.
Il centro storico è accogliente e gradevole tra palazzi eleganti, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Castello e la romantica la passeggiata sul lungo Dora che porta al suggestivo Ponte Vecchio, il più antico di Ivrea, e al Borghetto, un piccolo centro di edifici stretti tra loro sulla sponda destra del fiume ricco di botteghe e attività artigianali.
Tappa obbligata e gustosa da fare assolutamente è alla pasticceria Balla famosa per la sua torta ‘900.

La Chiesa di San Bernardino, situata in uno scenario moderno e parte di un complesso monastico risalente al 1400, è un meraviglioso esempio di pittura rinascimentale con vivaci affreschi, realizzati da Gian Martino Spanzotti, che ritraggono il ciclo della Vita e Passione di Cristo.
La visita è possibile solo su prenotazione alla Associazione Spille D’oro.

Da Ivrea parte inoltre la tappa numero 07 della Via Francigena che arriva fino a Viverone; con 20 chilometri di percorso di media difficoltà, questo cammino ai piedi della Serra d’Ivrea, la morena più grande d’Europa, offre paesaggi incantevoli, chiesette e ruderi da visitare e il villaggio-strada di Piverone.

A pochi minuti di macchina dalla città invece si sviluppa un’area caratterizzata da boschi che ospita 5 laghi deliziosi, il Sirio il più frequentato grazie alle spiagge, ai locali e ai ristoranti sulle sue rive, il Lago Campagna, e i Laghi Nero e di San Michele collegati da fitti sentieri.
Nelle vicinanze molto belli e caratteristici ci sono anche i Borghi. Montalto Dora con un castello solitario e il Parco Archeologico del Lago Pistono è nel bel mezzo di una torbiera, un lago esaurito sul cui fondo si sono depositati nel corso del tempo vegetali e materiale organico che creano, quando ci si cammina sopra, un effetto morbido e danzante come se fosse un grande materasso, per questo motivo questo luogo è stato soprannominato “terra ballerina”. L’altro borgo è Chiaverano con la sua Bottega del Frer, un’officina di fabbro ferraio risalente ai primi anni del Settecento, e la millenaria Chiesa di Santo Stefano di Sessano.

E’ vero che è finalmente tempo di mare, di relax in spiaggia e bagni marini ma una gita in questa perla piemontese, eletta una tra le più belle “città sul fiume”, vale davvero la pena. Ivrea è una cittadina dalle molte vocazioni come quella artistica, o quella tecnologica, naturale, folcloristica e sicuramente romantica, una meta ideale per passare qualche giorno immersi nella bellezza.

Maria La Barbera

In viaggio Goletta dei Laghi con la seconda edizione del Forum Acque di Legambiente

Forum Acque 2022, tutelare e gestire la risorsa idrica di fronte alla siccità

 

A Verbania per porre le basi di un sistema idrico integrato e sostenibile

 

È partita Goletta dei Laghi in Piemonte, con la prima tappa sul Lago Maggiore. Ad avviare la campagna di Legambiente dedicata alla tutela dei bacini lacustri italiani, si è tenuto nella cornice di Verbania il Forum Acque organizzato da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

La seconda edizione del Forum giunge in un momento in cui l’acqua appare sempre più come una risorsa tanto insostituibile quanto fragile. A inizio luglio, infatti, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in relazione al deficit idrico in diverse Regioni – tra le quali il Piemonte – una chiara conseguenza della crisi climatica che impatta nostri territori in modo tangibile.

L’evento dedicato alla valorizzazione, sensibilizzazione e analisi della risorsa idrica è stato ospitato dall’Hotel Majestic di Verbania, struttura a cui è stato assegnato il riconoscimento di Ambassador di Legambiente Turismo per l’impegno nella realizzazione di prodotti e servizi turistici sostenibili e attenti all’ambiente.

A dare il via al Forum Acque, moderato dalla Direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Alice De Marco, sono stati i saluti istituzionali delle amministrazioni locali e regionali; sono intervenuti Matteo Marnati, Assessore all’Ambiente, Energia e Innovazione della Regione Piemonte, e Giorgio Comoli, Assessore all’Ambiente del Comune di Verbania. Spazio poi agli interventi di Angelo Robotto, Direttore di ARPA Piemonte, Mariangela Nieddu, General Manager del Grand Hotel Majestic, e Giorgio Prino, Direttore di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ha introdotto i temi del Forum.

“Proteggere e valorizzare un bene come l’acqua è una delle grandi sfide che non possiamo perdere. Siamo costretti ad essere resilienti e ad adattarci ad un ecosistema che, sempre più fragile, sarà in una crisi ormai cronica”, dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente e Valle d’Aosta. “Le nostre campagne come il Big Jump, Goletta dei Laghi e Carovana dei Ghiacciai ci aiutano a puntare i riflettori sulla risorsa idrica, per pungolare non solo l’attenzione pubblica, ma soprattutto i decisori politici. Bisogna rivedere gli usi e i consumi dell’acqua, mettendo in discussione schemi consolidati non più sostenibili, ripristinando l’equilibrio tra uomo e ambiente”

La prima parte della mattinata è stata dedicata al problema delle microplastiche nei corpi idrici piemontesi, presentando il percorso di networking che Legambiente sta strutturando insieme ad Arpa, ENEA e CNR. Sono intervenute Arianna Nicola, collaboratrice tecnico-professionale di Arpa Piemonte, Maria Sighicelli, ricercatrice di ENEA, e Silvia Galafassi, ricercatrice di CNR IRSA – Istituto di Ricerca sulle Acque sede di Verbania.

Durante la seconda metà del Forum sono stati affrontati temi di scottante attualità: la siccità che da mesi colpisce il Piemonte e la conseguente necessità di adottare pratiche virtuose per gestire le risorse idriche. Sono intervenuti al riguardo Vanda Bonardo, Responsabile di Legambiente Alpi, e Angelo Robotto, Direttore di ARPA Piemonte, che ha inquadrato il problema degli oltre tre mesi senza precipitazioni significative sul territorio regionale all’interno del più ampio quadro della crisi climatica. Ora che i suoi segni hanno un impatto sulle vite quotidiane delle persone diventa fondamentale gestire in modo sostenibile le acque: su questo si sono concentrati gli interventi di Daniele Barbone, Amministratore Delegato di Acqua Novara VCO, e Roberto Ronco, Direttore Generale dell’Autorità d’Ambito Idrico Torinese ATO 3.

La siccità sta mettendo a dura prova anche il settore agricolo piemontese. A trattare il binomio acqua-cibo sono intervenuti Franco Parola, responsabile provinciale del settore ambiente di Coldiretti, e, a seguire, Maura Tuninetti, Ricercatrice in Ingegneria Ambientale del Dipartimento di per l’Ambiente, il Territorio e le Infrastrutture del Politecnico di Torino, che ha presentato il progetto Water to Food, con il quale si punta ad ottimizzare l’impiego delle risorse idriche nel sistema alimentare globale nell’ottica della sicurezza alimentare.

L’intervento di Pietro Volta, ricercatore CNR IRSA, ha portato l’attenzione sulla tutela della biodiversità ittica. A concludere la mattinata, l’ingegnere Matteo Cerruti di Navigazione Laghi ha affrontato il tema del turismo sostenibile sui bacini lacustri.

Il Forum Acque si è svolto con il supporto del Gran Hotel Majestic di Verbania e il patrocinio del Comune di Verbania, delle Province di Novara e del Verbano Cusio Ossola e della Regione Piemonte; media partner dell’evento è Italia che Cambia.

“L’Adieu des glaciers” in mostra al valdostano “Forte di Bard”

Il “Gran Paradiso”, al centro della ricerca fotografica e scientifica 

Fino al 13 novembre

Bard (Aosta)

Il titolo suona ancor più cupo a pochi giorni dalla tragedia della Marmolada. “L’Adieu des glaciers” (“L’Addio dei ghiacciai”) è un progetto iniziato dal “Forte di Bard” nel 2020, un viaggio iconografico e scientifico fra i Ghiacciai dei principali Quattromila della Vallée per raccontare e documentare in modo chiaro le loro preoccupanti (mai troppo!) trasformazioni. L’iniziativa si articola nell’arco di quattro anni ed ha come obiettivo, grazie al supporto di numerosi enti ed istituzioni, un approfondito lavoro di studio attorno al Monte Rosa, al Cervino, al Gran Paradiso e al Monte Bianco. Dopo avere esplorato, negli anni precedenti, il Rosa e il Cervino, nel 2022 il viaggio continua nella sua terza tappa ed è interamente concentrato sul Gran Paradiso, nell’anno, fra l’altro, in cui si celebrano i cento anni dall’istituzione del “Parco Nazionale”. Orbene i dati scientifici raccolti, insieme a un “paradiso” fotografico per lo più inedito e tendenzialmente storico-analogico (raccolto presso archivi pubblici, associazioni e privati in ambito valdostano, nonché presso il “Comitato Glaciologico Italiano”, la GAM e il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino) li troviamo allestiti e raccolti nella mostra “Il Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica”, ospitata al “Forte di Bard” fino al prossimo 13 novembre. Curata da Enrico Peyrot (fotografo e storico della Fotografia) e da Michele Freppaz (docente al “Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari” dell’Università di Torino), la rassegna propone un viaggio didattico e di forte suggestione visiva all’interno della vasta area glaciale e periglaciale compresa tra le Valli di Cogne, Valsavarenche, Valle di Rhêmes, Valgrisenche, Valle Soana e Valle Orco. E i dati di cui dà computo devono decisamente preoccupare e farci riflettere, rispetto agli effetti del surriscaldamento globale dei ghiacciai che rispondono all’ alterazione del clima arretrando e perdendo volume, fenomeni assolutamente percepibili ad occhio nudo, con i confronti fotografici e grazie alle preziose serie storiche (quasi trentennali) di misure prese sul terreno. “Sorvegliato speciale” per quanto riguarda il “Parco del Gran Paradiso” è il Ghiacciaio del “Grand Etrèt”, che dal 1999 ha perso per fusione uno spessore medio di 22 metri di ghiaccio, vedendone dimezzata la superficie. Non migliori le condizioni del Ghiacciaio “Ciardoney”, la cui “fronte” (secondo il monitoraggio compiuto dal 1986 dalla “Società Meteorologica Italiana”) si è ritirata di circa 350 metri dall’ ’86 e di 500 metri dal ’71. Altri ghiacciai oggetto di studio ad opera dell’“ARPA Valle d’Aosta” sono il “Timorion” e il “Rutor”, anch’essi interessati da uno stato di generale, progressiva e intensa riduzione della massa glaciale.

 “Le aree recentemente deglacializzate rivestono un’importante rilevanza scientifica – sottolineano i curatori – costituendo dei veri e propri laboratori per lo studio dei processi legati all’evoluzione dei suoli e alla colonizzazione della vegetazione, senza dimenticare la formazione di nuovi laghi, come quello di ‘Grand Croux’, monitorato dai tecnici della ‘Fondazione Montagna Sicura’”. Risultanze scientifiche e momenti di intensa arte fotografica (stampe originali e fine art): la mostra si snoda seguendo un percorso a doppia interpretazione, in perfetto equilibrio e lucida convivenza fra “creazioni formalmente contemplative della natura accanto a fotografie scientifico-documentali realizzate nell’ambito dello studio e della gestione del ricco patrimonio naturale”. A corollario della rassegna verranno programmate conferenze di approfondimento sul territorio.

Gianni Milani

“L’Adieu des glaciers: ricerca fotografica e scientifica”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II 85, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 13 novembre

Orari: mart. e ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lun. chiuso. Ad agosto aperto anche al lunedì.

Nelle foto:

–       Vittorio Sella: “Cogne, Valnontey, sul ghiacciaio Dzasset”, aristotipo/carta, 1894

–       Renzo Videsott: “Cogne, Valnontey, studioso tedesco e la moglie in zona Lauson”, gelatina sali d’argento/carta, 1957

–       Annibal Ottino: “Cogne, prati di Sant’Orso”, lastra al collodio umido, fine anni ’60, primi ’70 dell’Ottocento

Foraging, alla ricerca di erbe spontanee da cucinare

La primavera-estate, è il periodo in cui ritorna la voglia di stare all’aperto, camminare, respirare i profumi regalati da una natura nuovamente in fiore, in pieno rinascimento. Gironzolando per parchi, boschi, campi o spiagge, dove domina un meraviglioso tripudio cromatico e olfattivo, è facile trovare erbe o piante selvatiche edibili da raccogliere e portare direttamente sulle nostre tavole.

Questa attività, una spesa open air alternativa e gratuita, che ci porta un po’ indietro nel tempo ricalcando quello che facevano le nostre nonne, si chiama foraging e sta tornando di moda, è trendy. Probabilmente, oltre alla questione strettamente legata alla cucina e al cibo, il motivo di questo interesse agreste è dovuto al rinnovato bisogno di spontaneità, di semplicità e anche alla volontà di fare una azione concreta capace di procurarci benessere; ci sono dunque dei risvolti psicologici collegati a questa esperienza bucolica che ci parlano di bisogni legati alla cura della persona, di voglia di natura, di tempi dilatati e di necessità meditativa.

Queste erbe, accuratamente riconosciute e raccolte, rappresentano un alimento salutare vista la consistente quantità di sali minerali e vitamine in esse contenute. Naturalmente è importante che la raccolta avvenga con attenzione e in sicurezza scegliendo con cura i luoghi dove cogliere questi squisiti vegetali volontari. E’ necessario, per esempio, che ci si trovi in posti non inquinati, lontani sia dalle strade che dalle aree trattate con sostanze chimiche; a tal proposito sarebbe opportuno, per coloro non hanno conoscenze botaniche e vogliono iniziare questa pratica, iscriversi ad un corso di preparazione, disponibile anche online, attraverso cui acquisire le conoscenze base per il riconoscimento delle piante spontanee commestibili e per imparare ad identificare i luoghi giusti per raccogliere queste erbe alimurgiche, termine che deriva da “alimurgia” ovvero la scienza che studia la possibilità di nutrirsi di erbe selvatiche. Oltre ad assicurarsi la bontà dei prodotti che raccogliamo e portiamo nei nostri piatti è altrettanto essenziale fare foraging rispettando l’ambiente, garantendo quindi la conservazione e il mantenimento degli equilibri ecologici. Quest’ultimo punto viene certamente affrontato durante i corsi, ma è legato soprattutto alla sensibilità e al buon senso che ci dovrebbe guidare in una condotta riguardosa nei confronti del nostro pianeta, in poche parole non dobbiamo abusare e appropriarci in maniera sconsiderata dei frutti che la terra generosamente ci dona.

Le erbe e le piante spontanee commestibili sono davvero molte, alcune insospettabili. Vediamone alcune tra le diverse tipologie: alberi, piante, erbe, fiori.
Tra gli alberi edibili troviamo, per esempio, l’ imponente e profumato Tiglio, le sue foglie più giovani possono essere utilizzate nelle insalate o nelle zuppe e grazie alle sue proprietà emollienti questo arbusto rappresenta un valido digestivo e un leggero calmante. Altri meravigliosi fusti da portare nelle nostre cucine sono il Faggio, l’Abete Rosso di cui possiamo utilizzare i suoi rami per insaporire brodi e per creare sciroppi e infusi o la Betulla che offre, oltre al suo fogliame, anche la corteccia e la linfa. Tra le piante edùli invece abbiamo la rinomata cicoria che aiuta nel detox, ha proprietà antiage e, grazie al suo contenuto importante di inulina, aiuta a depurare il fegato attraverso tutte le sue parti edibili, sia le foglie che i fiori.
Nella famiglia delle Cactaceae rinveniamo invece il Fico d’India che produce, come tutti sanno, frutti coloratissimi, dolci e saporiti, di questa pianta dal look esotico tuttavia possono essere mangiate anche le pale sia sbollentate che passate in forno (ovviamente il tutto privato della buccia spinosa da eliminare con molta attenzione!). L’Agave Americana è un’altra scenografica succulenta che si trova invece sulle nostre coste. Il suo interno può essere utilizzato per fare dolcissime confetture, il gambo cucinato come gli asparagi e i semi macinati possono essere utilizzati nelle zuppe.
Le Pratoline che troviamo numerose nei campi possono essere utilizzate nella loro interezza durante la preparazione di frittate o possono essere messe sott’olio come i capperi, l’importante è che vengano raccolte ancora in bocciolo. Altre erbe edibili sono il Lampascione, un antibiotico naturale, il Trifoglio rosa, il Tarassaco da mangiare in tutte le sue parti, e molte altre ancora.
Il foraging, dunque, è una benefica attività all’aperto che, se fatta nella maniera corretta e con il criterio del rispetto per l’ambiente, può farci entrare profondamente in contatto con il verde prezioso che ci circonda, aiutarci a rallentare i ritmi frenetici che dominano la quotidianità e prenderci una pausa da tutto ciò che è smart e tecnologico. Sicuramente dopo mesi di chiusura, di meeting in videoconferenza e di Dad passeggiare nella natura e apprezzarne consapevolmente i frutti è un sistema, un metodo, per riconnettersi con l’universo, per respirare e ricominciare.

Maria La Barbera

 

 

 

Presentato il Piano di Decarbonizzazione del Politecnico

CARBON NEUTRALITY: AL VIA AL POLITECNICO DI TORINO LE AZIONI PER RIDURRE LE EMISSIONI

 

Presentato il Piano di Decarbonizzazione dell’Ateneo torinese: un percorso per arrivare all’ambizioso traguardo di azzeramento delle emissioni in anticipo di 10 anni

rispetto agli impegni “Net Zero” presi a livello internazionale, con l’avvio di azioni immediate e concrete nel breve periodo e un piano pluriennale per l’abbattimento delle

emissioni di CO2 dirette e indirette

 

Il Politecnico di Torino raggiungerà la neutralità carbonica (“carbon neutrality”) entro il 2040. Questo è l’obiettivo ambizioso fissato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo.

In una recente seduta del CdA è stato infatti presentato il primo inventario delle emissioni di Ateneo e l’avvio del Piano di Decarbonizzazione. Ad oggi si stima che siano almeno 10mila le tonnellate di CO2 prodotte dal Politecnico per quanto riguarda le emissioni dirette e indirette relative ai consumi elettrici e termici (che rappresentano quasi l’80% del totale), e per la mobilità del personale (quasi il 10%).

Il percorso per arrivare all’ambizioso traguardo di azzeramento delle emissioni anticipato di 10 anni rispetto agli impegni “Net Zero” presi a livello internazionale, rappresenta una sfida importante per l’Ateneo, che richiede l’avvio di azioni immediate e concrete nel breve periodo e un piano pluriennale per l’abbattimento delle emissioni di CO2 dirette e indirette.

Il CdA ha approvato il percorso proposto dal Green Team di Ateneo, che prevede un primo ambito di azioni di attuazione immediata (ad esempio: implementazione del fotovoltaico, installazione di luci a LED e sostituzione degli infissi) nonché un più articolato piano di azioni volto a migliorare la conoscenza dei consumi e dei fattori di produzione della COper poter intervenire in modo mirato.

 

“Come Ateneo e come società stiamo affrontando un processo di profonda trasformazione tecnologica, ambientale e sociale, i cui effetti anche critici sono già visibili a tutti e coinvolgono tutte le generazioni, superando ormai le frontiere nazionali – sottolinea Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino – Il Politecnico, ormai da molti anni attore di rilievo internazionale su tutte le più avanzate frontiere tecnologiche, intende anticipare e accompagnare questa nuova transizione attraverso un percorso aperto e condiviso, che metterà a disposizione anche della società e delle comunità territoriali le proprie competenze tecniche. Riteniamo infatti che le persone siano l’elemento essenziale per una nuova transizione sostenibile, e quindi riteniamo indispensabile affrontare questa sfida in modo corale, valorizzando le capacità tecniche e le soluzioni creative e innovative che emergeranno da un ascolto attivo e continuo. Proprio per questo, nei prossimi mesi saranno lanciate delle “call for ideas”, aperte alla comunità accademica ed ai nostri stakeholder, attraverso cui raccoglieremo proposte e spunti di azione innovativi per contribuire al rafforzamento del nuovo Piano di decarbonizzazione. Questo percorso ci consentirà inoltre di consolidare il legame con le comunità interna ed esterna, coinvolgendo e creando valore non solo per il nostro Ateneo ma per tutto il contesto territoriale.”

“In questi anni, come Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile abbiamo lavorato ad un protocollo di rilevazione delle emissioni per le università che è risultato un’ottima base di partenza per la costruzione del nostro cruscotto delle emissioni – spiega Patrizia Lombardi, Vice Rettrice per Campus e Comunità Sostenibili e coordinatrice del Green Team del Politecnico di Torino – Su questa base di informazioni l’Ateneo può prendere decisioni consapevoli e mettere a punto azioni mirate per raggiungere la neutralità carbonica e, allo stesso tempo, supportare il difficile percorso verso la neutralità climatica della Città di Torino che è una delle 100 ‘Mission Cities’, in ambito europeo, diventando hub di sperimentazione e innovazione in ambito climatico.”

Pieno sostegno all’iniziativa anche da parte del Direttore Generale del Politecnico di Torino, Vincenzo Tedesco che aggiunge: “Il percorso che ci accingiamo a intraprendere avrà un impatto su tutte le strutture tecnico-amministrative dell’Ateneo, chiamate a collaborare affinché tutti i filoni di attività dei prossimi anni convergano verso il comune obiettivo di decarbonizzazione”.

Siccità, in campo anche Intesa Sanpaolo: arrivano 100 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole

• Finanziamenti dedicati con rimborso rateali o in unica scadenza per il risparmio delle
risorse idriche
• Iter semplificato e veloce per poter accedere al credito nel più breve tempo possibile
• Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto le prime
regioni ad accedervi ma sarà possibile estendere il plafond anche ad altre aree

– Intesa Sanpaolo ha stanziato un plafond di 100 milioni di euro a
sostegno delle piccole e medie aziende agricole che stanno subendo i danni causati dalla
siccità. La banca vuole così dare un sostegno immediato e dedicato al fine di rispondere nel più
breve tempo possibile alla situazione di emergenza venutasi a creare in Italia e in particolar
modo nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e
Veneto.

E’ prevista la possibilità di richiedere finanziamenti a breve termine con rimborso in un’unica
soluzione (per capitale ed interessi) alla scadenza oppure con rimborsi rateali aventi periodicità
regolare, e a medio-lungo termine, finalizzati al risparmio dell’acqua e in generale alla
ottimizzazione delle risorse idriche. Sarà possibile attivare queste soluzioni con iter semplificati
e veloci al fine di poter accedervi nel minor tempo possibile.

Nel caso in cui lo stato di emergenza si ampliasse ad altre regioni, Intesa Sanpaolo estenderà il
proprio sostegno alle aziende interessate.

Intesa Sanpaolo mette a disposizione tutte le proprie filiali sul territorio per fornire prontamente
informazioni e assistenza, in particolare attraverso la rete dedicata della Divisione Agribusiness
presente nelle aree a maggior vocazione agricola con 250 punti operativi e oltre 1.000
professionisti.