Gesti che rendono più giusta la giustizia

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

L’emergenza coronavirus fa esplodere altre emergenze. Dramma nel dramma, anche nelle carceri. Un caso simbolo: dal 20 dicembre l’ex assessore regionale Roberto Rosso, ed altri sono in carcere.

Carcere preventivo, indagati di reati gravissimi come voto di scambio e associazione esterna di stampo mafioso. Le istanze o di scarcerazione o degli arresti domiciliari sono state respinte dal Gup. Non entriamo nel merito delle scelte del magistrato. Non è compito nostro e non abbiamo capacità. Ma la vicenda del Coronavirus ha ulteriormente complicato ed aggravato le condizioni dei singoli imputati.

Il 15 Aprile ci dovrebbe essere l’udienza per le indagini preliminari, in videoconferenza. L’infezione  sta complicando la situazione dei carcerati ed il loro poter comunicare con i loro cari e anche con i propri legali. Problema irrivelante? Non mi pare assolutamente. Tutti, ma proprio tutti hanno diritti come doveri. Poi, se condannati, pagheranno il loro conto con la giustizia e dunque con gli italiani. Gli avvocati hanno rinnovato la richiesta per gli arresti domiciliari. L’ennesima richiesta, ora
supportata dal pericolo del coronavirus e delle  precarie condizioni psico- fisiche. Anche qui decideranno i magistrati preposti, ma un atto umanitario non guasta mai. Direi di più, rende più
giusta la giustizia. Arriva anche l’ appello del Garante per i diritti dei detenuti sulle condizioni degli istituti di pena: le carceri sono una bomba esplosiva. Principalmente per il sovraffollamento. Chi deve trovare soluzioni – lo Stato – le trovi, per i casi singoli come per la situazione complessiva degenerata. L’ emergenza è sotto gli occhi di tutti.

Patrizio Tosetto

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