STORIA- Pagina 147

“E allora le foibe?” Progetto Cantoregi dialoga con Eric Gobetti

A Racconigi, per il “Giorno del ricordo”, sul libro edito da Laterza Da mercoledì 10 febbraio, video intervista online

WEB www.progettocantoregi.it/ FB @associazioneprogettocantoregi/ YT Progetto Cantoregi
Racconigi (Cuneo)

Un incontro online. Con lo studioso e storico torinese Eric Gobetti e con l’obiettivo di proporre un momento di riflessione e di raccoglimento attorno al “Giorno del ricordo”, solennità civile nazionale, che il 10 febbraio di ogni anno rinnova la memoria delle vittime italiane dei massacri delle foibe, a opera del regime comunista jugoslavo tra il 1943 e il 1947, e la memoria dell’esodo dalle proprie terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Girata a Racconigi negli spazi della “Soms” di “Progetto Cantoregi”, la video intervista (da mercoledì 10 febbraio, sul sito e sui social di “Progetto Cantoregi”) illustra la ricerca che sta alla base del nuovo libro di Gobetti “E allora le foibe?” pubblicato da Laterza: un prezioso contributo per meglio comprendere gli scenari storici e i fatti che caratterizzarono uno degli avvenimenti più dolorosi della storia italiana del Novecento, un capitolo buio, sul quale per tanto tempo è calato il silenzio.
A Eric Gobetti – studioso di fascismo, seconda guerra mondiale, Resistenza e storia della Jugoslavia nel Novecento, nonché più volte collaboratore con il canale televisivo “RaiStoria” e autore sempre per Laterza di “Alleati del nemico. L’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943) – chiediamo il perché del titolo: “Perché – risponde Gobetti – ‘E allora le foibe?’ è diventato il refrain tipico di chi sostiene il risorgente nazionalismo italico e vuole zittire l’avversario”. Ma di cosa parliamo quando parliamo di foibe? Cosa è successo realmente? Ancora Gobetti: “’Decine di migliaia’, poi ‘centinaia di migliaia’, fino a ‘oltre un milione’: a leggere gli articoli dei giornali e a sentire le dichiarazioni dei politici sul numero delle vittime delle foibe, è difficile comprendere le reali dimensioni del fenomeno. Negli anni, tutta la vicenda dell’esodo italiano dall’Istria e dalla Dalmazia è diventata oggetto di polemiche sempre più forti e violente. Questo libro è rivolto a chi non sa niente della storia delle foibe e dell’esodo o a chi pensa di sapere già tutto, pur non avendo mai avuto l’opportunità di studiare realmente questo tema”. Quale, dunque, il messaggio che il libro vuole trasmettere? “Questo ‘Fact Checking’ non propone un’altra verità storica precostituita – conclude lo scrittore – non vuole negare o sminuire una tragedia. Vuole riportare la vicenda storica al suo dato di realtà, prova a fissare la dinamica degli eventi e le sue conseguenze. Con l’intento di evidenziare errori, mistificazioni e imbrogli retorici che rischiano di costituire una ‘versione ufficiale’ molto lontana dalla realtà dei fatti. È un invito al dubbio, al confronto con le fonti, nella speranza che questo serva a comprendere quanto è accaduto in quegli anni terribili”.

Gianni Milani
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Info: 335.8482321 – 338.3157459 – www.progettocantoregi.it – info@progettocantoregi.i Fb Progetto Cantoregi – Tw @cantoregi – IG Progetto Cantoregi.

Riapre il Museo del Risorgimento

Dalla prossima settimana sarà possibile tornare a visitare anche il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che sarà aperto il giovedì e venerdì dalle ore 10 alle ore 18. Si inizia giovedì 11 febbraio.

Con il passaggio in zona gialla e la possibilità prevista di aprire i musei dal lunedì al venerdì, anche il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano tornerà ad accogliere i visitatori a partire dalla prossima settimana tutti i giovedì e venerdì dalle ore 10 alle ore 18. Si inizia dunque giovedì 11 febbraio.

L’ingresso sarà secondo le consuete tariffe e riduzioni. Fino alla fine di febbraio entreranno gratuitamente tutti i visitatori con meno di 26 anni di età.

L’attuale situazione di emergenza sanitaria impone il rispetto di precise norme che possano garantire la visita in totale sicurezza. Per accedere al Museo sarà obbligatorio indossare una mascherina a copertura di naso e bocca. All’ingresso saranno disposti dispenser con i disinfettanti per le mani. Ciascun visitatore sarà sottoposto al controllo della temperatura corporea che non dovrà essere superiore ai 37,5° C.  All’interno delle sale occorrerà mantenere la distanza interpersonale di oltre un metro ed evitare assembramenti.

Per i gruppi superiori alle cinque persone è possibile prenotare scrivendo una mail a prenotazioni@museorisorgimentotorino.it

Tutte le info su www.museorisorgimentotorino.it

Luci spente a San Marco

Com’è triste Venezia senza carnevale! E proprio quest’anno che la città lagunare compie 1600 anni di vita! Anche i tanti piemontesi abituè del carnevale di Venezia devono quest’anno rassegnarsi a causa dell’emergenza sanitaria. Salta l’agognato soggiorno nel periodo clou del carnevale di febbraio.

Niente maschere, niente balli, niente sfilate, niente allegria tra le calli e nella famosa piazza: solo nostalgia, silenzio e fascino che a Venezia non manca mai, neppure in simili circostanze. Alluvioni, acqua alta, pandemia, crollo del turismo, piazza San Marco deserta, gli storici caffè chiusi, che disastro per la città più bella del mondo! Bandiere a mezz’asta, si direbbe, ma il Mose finalmente funziona, almeno quello…Venezia vietata ai turisti tranne ai pochi beati che hanno la seconda casa in laguna e possono raggiungerla lo stesso se proprio non c’è un lockdown totale e drastico. Vivere il carnevale a Venezia nei giorni centrali della manifestazione non è in realtà molto semplice. Chi c’è stato sa bene che si cammina a fatica per la presenza di decine di migliaia di turisti che in fila indiana puntano verso piazza San Marco. Con il vaporetto certo si arriva prima ma la gente è stipata come le sardine in saor..Il fulcro del carnevale è la celebre piazza dove si ammirano le maschere più belle ma l’anima autentica del carnevale serpeggia nei vicoli, spunta nelle calle, su ponti e ponticelli, nei canali e nelle fondamenta dove intere famiglie veneziane escono dai portoni delle loro abitazioni con i costumi tradizionali, abbelliscono gondole e barchette e vanno a trovare i loro amici rigorosamente vestiti a festa. Non sarà il carnevale più bello al mondo ma sicuramente è quello più ricco di fascino, di mistero e di storia. Sono infatti trascorsi nove secoli dal primo documento ufficiale che fa riferimento a questa festa. Si tratta di un attestato del 1094 del doge Vitale Falier in cui si fa cenno per la prima volta a giochi e divertimenti pubblici. In una carta del doge si parla di bagordi carnascialeschi in occasione della visita in città di Enrico IV, l’imperatore di Canossa. Niente festa quest’anno ma spazio agli anniversari, i 1600 anni di vita di Venezia, 421-2021. La città nacque attorno al ponte di Rialto, dove si sviluppò il primo insediamento veneziano che risalirebbe al 25 marzo 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacomo sulle rive del Canal Grande. Le sponde di Rialto, vero cuore economico della città, erano unite da un ponte di barche prima della costruzione di un ponte di legno. Ma non furono tempi facili: i barbari, dagli Unni ai Longobardi, si avvicinavano alla laguna. Il terrore spinse gli abitanti della terraferma a mettersi in salvo in laguna per sfuggire agli invasori. Venezia diventerà una delle città più potenti dell’Occidente medievale.
Filippo Re

Riapre il Castello reale di Moncalieri

Giovedì 4 febbraio riapre al pubblico il Castello Reale di Moncalieri. Ci sono anche gli appartamenti di Vittorio Emanuele II, Maria Letizia e Maria Clotilde tra i luoghi della cultura che, con il passaggio del Piemonte in zona gialla, tornano visitabili dopo il periodo di chiusura iniziato a novembre.

Confermate ovviamente le misure di sicurezza già adottate in precedenza. Ovvero: ingressi contingentati a gruppi guidati (massimo di 8 persone), obbligo di prenotazione on line tramite il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, rilevazione della temperatura corporea, obbligo di mascherina. Le disposizioni nazionali vigenti confermano l’obbligo di chiusura degli spazi museali nei fine settimana: il Castello di Moncalieri sarà di conseguenza visitabile ogni giovedì e venerdì dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17). Biglietto intero: 7€ Ridotto: 5€.

“Dopo oltre tre mesi, riapriamo le porte del nostro Castello – commenta il Sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna – ed è una bellissima notizia, un grande segnale di speranza. E’ fondamentale sostenere la cultura in questo momento difficile, perché sarà alla base della nostra ripartenza. E c’è grande voglia di tornare a vivere e frequentare le nostre bellezze. Ringrazio Polo Museale del Piemonte, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e Carabinieri del 1° Reggimento per il lavoro di squadra che ha garantito la riapertura”.

“Finalmente riprendono le visite alla residenza più amata da Vittorio Emanuele II, e monumento simbolo della comunità moncalierese – la notizia è accolta con soddisfazione dall’assessore alla Cultura e alle Residenze Reali Laura Pompeo – Nell’incertezza che caratterizza questa fase si tratta di un segnale molto positivo, rivolto non solo ai tanti che sono parte attiva delle proposte culturali del territorio, ma alla comunità tutta”. Insieme alle iniziative per rendere fruibile il Parco Storico del Castello, di recente acquisito al patrimonio cittadino, la riapertura degli appartamenti reali va incontro alla voglia di normalità diffusa “e all’entusiasmo del pubblico, che non è mai venuto meno – conclude Pompeo – come dimostrano gli incoraggianti dati di affluenza registrati nelle poche settimane di apertura del 2020, tra luglio e settembre”.

Riapre il Polo del ‘900 di Torino

Accessibili al pubblico le  sale lettura del Polo, con oltre 300mila volumi disponibili per il prestito.  Riapertura Museo Diffuso della Resistenza e inaugurazione mostra “75 anni dopo. La liberazione di Torino nelle fotografie di Felix de Cavero

 

Con la riapertura dei luoghi di cultura, tornano accessibili al pubblico gli spazi del Polo del ‘900 di Torino e ripartono i servizi alla cittadinanza.

Da mercoledì 3 febbraio, riaprono su prenotazione gli spazi di lettura e studio di Salotto 900 e Sala Voltoni. Riattivato il servizio prestito di oltre 300mila volumi delle biblioteche, con due modalità di ritiro: in loco da Palazzo San Daniele (dal lunedì al venerdì, Via del Carmine, 14) e attraverso la consegna a domicilio (martedì – venerdì), grazie alla collaborazione con la Rete Italiana di Cultura Popolare e Lo Spaccio di cultura- Portineria di comunità.

Tornano disponibili anche il servizio di consultazioni archivi del Polo e dei suoi 22 Enti partner, pur rimanendo attivo il document delivery gratuito.

Giovedì 4 febbraio, riapre anche il Museo Diffuso della Resistenza con l’allestimento permanente “Torino 1938-1948. Dalle leggi razziali alla Costituzione” e il rifugio antiaereo nei suggestivi sotterranei di Palazzo San Celso (Corso Valdocco 4/A), dal martedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 18.

L’apertura del Polo rende finalmente visitabile la mostra “75 anni dopo. La liberazione di Torino nelle fotografie di Felix de Cavero” che inaugura giovedì 4 febbraio presso la Galleria delle immagini (Corso Valdocco 4/A), aperta gratuitamente dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 18.

La mostra – prevista il 25 aprile 2020 e sospesa causa pandemia – presenta, dopo più di settantacinque anni, un raro complesso fotografico di un centinaio di foto che Felix de Cavero (1908-1994), fotoreporter partigiano nel comando della XIV divisione Garibaldi nelle Langhe, scattò durante la liberazione di Torino, immortalando con uno sguardo artistico volti, momenti e avvenimenti della vita partigiana nelle Langhe fino alla discesa su Torino nell’aprile 1945.

La mostra, a cura di Luciano Boccalatte e Paola Boccalatte con la collaborazione di Paola de Cavero rimarrà aperta fino al 28 aprile 2021. Un iniziativa di Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Istoreto); Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà; Archivio nazionale cinematografico della Resistenza con il Polo del ‘900 e il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e di principi della Costituzione repubblicana. Un video in anteprima è stato presentato a dicembre, per anticipare virtualmente la mostra, disponibile sul canale YouTube di Istoreto.

Per info e prenotazioni sui servizi riattivati e la mostra su De Cravero consultare polodel900.it

Al via la 40^ edizione del Progetto di storia contemporanea per gli studenti piemontesi

Un traguardo storico per lo studio di una materia importante 

Con la pubblicazione del bando e la presentazione delle tracce di ricerca è partita la 40° edizione del Progetto di Storia contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale.

Nonostante le difficoltà e le restrizioni imposte dalla pandemia del Covid-19 non si è voluto rinunciare a questo importante concorso avviatosi nel 1981 e proseguito senza interruzioni, consentendo a diverse generazioni di studenti piemontesi di comprendere e riflettere sulla storia contemporanea.

Il traguardo dei 40 anni sottolinea l’impegno dell’istituzione regionale piemontese a sostegno dello studio della storia contemporanea e della sua fondamentale importanza  per capire le dinamiche sociali, storiche, antropologiche, culturali che hanno cambiato la storia del mondo. Una sorta di bussola quanto mai necessaria per formulare il proprio giudizio sulla contemporaneità e comprendere il senso di ciò che ci circonda.

Anche in questa edizione tre saranno i temi di ricerca: la guerra fascista a ottant’anni dall’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale; Monumenti, statue, iscrizioni: le eredità scomode del passato; Dalla “spagnola” al Covid-19, un secolo di pandemie. Scienza, società, economia e istituzioni fra progresso e disuguaglianze.

Numerose le novità introdotte in questa edizione che i tempi in cui viviamo hanno reso per certi versi straordinaria: i gruppi di partecipanti dovranno essere composti da un massimo di cinque studenti, coordinati da un insegnante ( non più dunque un numero fisso e inderogabile);l’attività di formazione si svolgerà tutta online a cura degli Istituti storici della Resistenza del Piemonte; l’iscrizione andrà solo segnalata con gli appositi moduli e la trasmissione degli elaborati dovrà avvenire per posta entro e non oltre il 15aprile 2021.

Come sempre le ricerche potranno essere condotte con la più ampia libertà dei mezzi di indagine e di espressione (elaborati scritti, fotografie, realizzazioni artistiche, mostre documentarie, prodotti audiovisivi, multimediali o altro). La valutazione degli elaborati verrà effettuata da un’apposita commissione, composta da esperti di storia contemporanea designati dagli Istituti storici piemontesi che, al termine dei lavori, provvederà a formulare la graduatoria di merito.

Ulteriore novità è rappresentata dai premi. Non potendo anche quest’anno svolgere i consueti viaggi studio nei luoghi delle memoria agli Istituti scolastici vincitori verrà attribuito un riconoscimento in denaro, vincolato all’acquisto di strumenti o materiali informatici, destinati a rimanere nella dotazione della scuola. I singoli studenti riceveranno inoltre in premio l’abbonamento a Piemonte Musei Young, la carta che permette l’accesso gratuito e illimitato all’interno di musei, giardini, residenze storiche e mostre permanenti o temporanee, aderenti al circuito artistico di Torino, del Piemonte e della Valle d’Aosta.

M.Tr

La ripartenza dei musei torinesi

Febbraio: i Musei Reali ripartono

Dopo tre mesi di chiusura dovuta alle norme per il contrasto della pandemia, a febbraio i Musei Reali potranno accogliere e riabbracciare il pubblico, anche se con la limitazione delle sole giornate lavorative dal lunedì al venerdì. Il paese deve ripartire. E bisogna farlo insieme.

 

Il 1° febbraio, nelle sale Chiablese, riapre la mostra Capa in color, che accoglie una selezione di immagini a colori del grande fotoreporter Robert Capa, con orario dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e che è stata prorogata fino al 30 maggio.

 

I Musei Reali osserveranno il seguente orario:

per la prima settimana del mese, da martedì 2 febbraio a venerdì 5 febbraio: Palazzo Reale e Armeria con orario di visita dalle 9 alle 19 (biglietteria: 9-18);

a partire dalla seconda settimana, da lunedì 8 febbraio, sarà aperto il percorso completo, con la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità, dal lunedì al venerdì, con orario 9-19 (il lunedì l’accesso è possibile solo mediante l’acquisto in prevendita del biglietto online).

Lunedì 8 febbraio riaprono anche le mostre allestite nel percorso del museo: Sulle tracce di Raffaello nelle collezioni sabaude, prorogata fino all’11 aprile e Beyond walls – Oltre i muri (prorogata fino all’11 aprile).

 

Nelle giornate di apertura dei musei saranno accessibili anche i Giardini Reali, dove è allestito il percorso fotografico Toward2030. What are you doing? (prorogato fino all’11 aprile), e dove prosegue il cantiere dell’area di Levante, con la fontana monumentale di Martinez, che riaprirà entro l’estate.

 

L’accesso ai Musei Reali e ai Giardini è disciplinato dalle norme vigenti: obbligo di mascherina, rilevamento della temperatura, distanziamento interpersonale, igienizzazione frequente delle mani, possibile anche grazie agli appositi dispositivi collocati lungo i percorsi di visita.

 

LE MOSTRE

 

CAPA IN COLOR (prorogata fino al 30 maggio)

Nelle Sale Chiablese, fino al 30 maggio 2021, si potrà visitare Capa in color, la mostra monografica dedicata al fotografo di fama mondiale Robert Capa, nata da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione al Centro Internazionale di Fotografia di New York. L’esposizione presenta per la prima volta in Italia oltre 150 immagini a colori, lettere personali e appunti dalle riviste su cui furono pubblicate per illustrare il particolare approccio dell’autore verso i nuovi mezzi fotografici e la sua straordinaria capacità di integrare il colore nei lavori da fotoreporter, realizzati tra gli Anni ‘40 e ‘50 del Novecento.

 

SULLE TRACCE DI RAFFAELLO NELLE COLLEZIONI SABAUDE (prorogata fino all’11 aprile)

Protagonista assoluto, insieme a Leonardo e Michelangelo, del Rinascimento italiano, Raffaello porta la pittura a vertici di bellezza subito celebrati in ogni parte d’Europa. La mostra illustra la diffusione in Piemonte dei modelli derivati dalla sua opera con dipinti, incisioni e oggetti di arte decorativa dalla prima metà del Cinquecento alla fine dell’Ottocento. È sostenuta dal Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte dell’artista ed è stata realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.

 

BEYOND WALLS – OLTRE I MURI (prorogata fino all’11 aprile)

Dopo il Champ de Mars di Parigi e le tappe di Andorra, Ginevra, Berlino, Ouagadougou e Yamoussoukro, l’artista franco-svizzero Saype ha scelto Torino come settimo sito della sua monumentale opera di Land Art ecologica dedicata alla fratellanza universale e alle connessioni tra uomini e culture. Una gigantesca catena di mani intrecciate è comparsa sui prati del giardino della Porta Palatina, dipinta con pigmenti eco-compatibili appositamente brevettati. Un messaggio di solidarietà e di fratellanza per un’opera che unisce idealmente Torino al resto del mondo. In parallelo, i Musei Reali sostengono il progetto nella volontà di connettere il patrimonio delle arti classiche alle espressioni artistiche contemporanee, contribuendo a realizzare uno dei più importanti interventi artistici su scala globale degli ultimi anni. Il progetto comprende anche Beyond Walls. Torino 2020, la prima mostra personale dell’artista allestita al primo piano della Galleria Sabauda per ricostruire poetica, carriera e tecnica dei Foot Murales che hanno reso celebre Saype in tutto il mondo.

 

TOWARD2030. WHAT ARE YOU DOING? (prorogata fino all’11 aprile)

Fino a domenica 11 aprile, il pubblico potrà visitare l’esposizione dedicata al progetto TOward2030. What are you doing? Ideato da Lavazza e dalla Città di Torino per diffondere la cultura della sostenibilità attraverso il linguaggio della street art, il progetto ha previsto la realizzazione di 18 opere murali ispirate ai Sustainable Development Goals elaborati dall’ONU, 17 obiettivi di sviluppo sostenibile più il Goal Zero, pensato da Lavazza per divulgare gli obiettivi stessi. La mostra, curata da Roberto Mastroianni e Filippo Masino, presenta nello Spazio Confronti della Galleria Sabauda fotografie e filmati degli artisti al lavoro, mentre nel Boschetto dei Giardini Reali sono riproposti gli scatti delle 18 opere d’arte urbana presenti a Torino, oltre ai lavori di alcuni artisti dei collettivi Il Cerchio e le Gocce, Monkeys Evolution e Truly Design, realizzati durante il live painting inaugurale con il coordinamento di MurArte Torino.

MUSEI REALI TORINO

www.museireali.beniculturali.it 

 

Per acquistare i biglietti https://www.museireali.beniculturali.it/organizza-la-tua-visita/  

Biglietti online https://www.coopculture.it/    

                                                              

Orari:

Da martedì 2 febbraio a venerdì 5 febbraio i Musei Reali apriranno il Palazzo Reale e l’Armeria dalle 9 alle 19, biglietteria 9-18 (costo € 10, gratuito fino a 18 anni, € 2 da 18 a 25 anni).

Dal lunedì 8 febbraio aprirà il percorso completo, con la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso ore 18, costo € 15, gratuito fino a 18 anni, € 2 da 18 a 25 anni).

Il lunedì accesso esclusivamente con biglietto acquistato in prevendita on line.

 

Da lunedì 1° febbraio la mostra Capa in color nelle Sale Chiablese sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 con tariffe consuete (www.capaincolor.it).

 

Biglietti:

Da martedì 2 febbraio a venerdì 5 febbraio: intero € 10

Da lunedì 8 febbraio: intero € 15

Ridotto: € 2 (ragazzi dai 18 ai 25 anni)

Gratuito per i minori 18 anni, insegnanti con scolaresche, guide turistiche, personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, membri ICOM, disabili e accompagnatori, possessori dell’Abbonamento Musei, della Torino + Piemonte Card e della Royal Card. L’ingresso per i visitatori over 65 è previsto secondo le tariffe ordinarie.

 

 

I musei Gam, MAO e Palazzo Madama riaprono le loro porte. Il pubblico potrà così tornare ad apprezzare le opere custodite e le esposizioni temporanee allestite e pensate per i visitatori: il mercoledì e giovedì dalle 11.00 alle 19.00, e il venerdì con orario prolungato dalle 11.00 alle 20.00.

 

Nel periodo del lockdown Fondazione Torino Musei ha voluto sempre più tenere attivi i musei, continuando a mettere in campo progetti e iniziative sui canali digitali per essere accanto al suo pubblico, alle famiglie, agli studenti e agli insegnanti, e per mantenere sempre vivo il dialogo.

 

Oltre al monitoraggio delle sale espositive e al controllo dello stato di conservazione delle opere, si è lavorato per garantire la programmazione dei prossimi mesi, con la proroga delle mostre non ancora visitate dal pubblico, una su tutte Stasi frenetica di Artissima 2020, allestita nelle sale dei tre musei fino al 12 febbraio, con l’allestimento (anche a musei chiusi) di nuove esposizioni e la riapertura delle mostre già in calendario.

Saranno visitabili le sale delle collezioni permanenti e le mostre:

 

Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica oltre all’allestimento in Corte Medievale di Stasi frenetica che riunisce circa 30 opere individuate con le gallerie delle edizioni 2020, 2019 e 2018 New Entries di Artissima – le più giovani e sperimentali gallerie aperte da massimo 5 anni – sarà possibile tornare a visitare la più importante mostra internazionale di fotogiornalismo al mondo: World press Photo Exhibition 2020 prorogata fino al 14 marzo 2021Il 5 febbraio inaugurerà in Sala Atelier Ritratti d’oro e d’argento. Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia, organizzata in partnership con il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta e in collaborazione con la Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici Piemonte e Valle d’Aosta, iniziativa condivisa con i musei facenti parte della rete internazionale Art Médiéval dans les Alpes.

 

Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, oltre alle collezioni permanenti del 900 sarà visibile la nuova mostra in wunderkammer Photo action per Torino 2020. Una chiamata alle arti ideata dai fotografi Guido Harari e Paolo Ranzani per sostenere insieme il progetto di un “Fondo Straordinario Covid-19” creato dall’Associazione U.G.I. ONLUS e dalla Città della Salute e della Scienza di Torino. Anche alla GAM il pubblico potrà visitare Stasi Frenetica al piano terra e nella sala mostre al piano -1, con un allestimento di sorprendente polifonia visiva che comprende cento opere delle gallerie delle sezioni Main Section e Monologue/Dialogue di Artissima. Prosegue inoltre in Videoteca la personale dedicata ad Alighiero BoettiA partire dal 18 febbraio la Sala didattica ospiterà inoltre una nuova mostra realizzata in collaborazione con Luci d’Artista dedicata a Luigi Nervo.

 

Il MAO Museo d’Arte Orientale riaprirà con la grande esposizione China goes Urban. La nuova epoca della città, a cura del Politecnico di Torino e Prospekt Photographers con la Tsinghua University di Pechino, che propone al pubblico una prospettiva nuova e ampia mettendo in relazione la cultura della Cina tradizionale con le imponenti trasformazioni delle città cinesi contemporanee.

La sezione del MAO di Stasi frenetica presenta, inserite nel percorso di visita, una selezione di 10 opere “orientaliste” di Artissima 2020.  Il visitatore sarà invitato a una speciale caccia al tesoro attraverso l’edificio storico che ospita il museo.

Saranno inoltre visibili le quattro opere di street art realizzate durante le settimane di chiusura nell’ambito del progetto MAO meets URBAN ART e la rotazione di paraventi e spade In punta di pennello, in punta di lama nella galleria dedicata al Giappone.

 

GAM, MAO e Palazzo Madama riportano in atto le misure atte a garantire una visita in completa sicurezza, con ingressi contingentati e percorsi che consentano l’adeguato distanziamento, nel rispetto di tutte le linee guida ministeriali. La Fondazione Torino Musei assicura inoltre la regolare, costante e periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti museali.

Fino a nuove disposizioni ministeriali i musei osserveranno i seguenti giorni e orari di apertura:

 

PALAZZO MADAMA – GAM – MAO

Mercoledì e giovedì dalle 11 alle 19

venerdì dalle 11 alle 20

Le biglietterie chiudono un’ora prima.

Sabato, domenica, lunedì e martedì CHIUSI

 

Per informazioni www.fondazionetorinomusei.it

 

Il Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo (www.museodelrisparmio.it), il primo museo in Europa interattivo e ludico assieme dedicato all’educazione finanziaria, riapre al pubblico da lunedì 1 febbraio. I visitatori potranno di nuovo accedere agli ambienti di via S. Francesco d’Assisi 8A a Torino, in totale sicurezza essendo il museo già dotato di tutte le misure di protezione necessarie, dal lunedì al venerdì con orario 10.00 – 19.00 (ultimo accesso alle ore 18.00).

Tra le ultime novità da scoprire, la futuristica postazione di intelligenza artificiale “Test & Fun”, che consente di conversare con For e Mika – le due mascotte del Museo – e scoprire la propria relazione con il denaro e il risparmio e la nuova app “Il tesoro di Mika” per esplorare le sale del Museo in maniera divertente e interattiva.

Continuano inoltre le attività didattiche online per le scuole. Dall’iniziativa di Cybersecurity “Io no che non ci casco”, rivolta alle classi di bambini dai 7 ai 10 anni con l’obiettivo di sensibilizzarli sull’importanza di tutelare con la supervisione dei genitori i propri dispositivi elettronici, dati personali e acquisti dagli attacchi di truffatori online, fino ai nuovi percorsi di S.A.V.E. Virtual Tour per sensibilizzare i giovani all’uso consapevole delle risorse finanziarie e ambientali, all’economia circolare e all’inclusione sociale, dedicati alle scuole di ogni ordine e grado.

Per il mese di febbraio 2021 sarà possibile, per le classi di scuola primaria o secondaria di I grado, fruire dei più noti video-percorsi del Museo del Risparmio erogati con l’accompagnamento di un tutor del Museo, che si collegherà attraverso la piattaforma resa disponibile dalla scuola e la LIM.

Il Museo del Risparmio è l’iniziativa di educazione finanziaria di Intesa Sanpaolo. È aperto dal 2012 ed è membro fondatore dell’International Federation of Finance Museums (IFFM), una rete internazionale di musei, privati e pubblici, dedicati al tema della finanza e con interesse all’educazione finanziaria.

Per informazioni o iscrizioni ai corsi: INFO@museodelrisparmio.it.

Dopo quasi 3 mesi di chiusura a causa dell’emergenza Covid19, il Museo Accorsi-Ometto è pronto a riaprire le sue bellissime salee ad accogliere il pubblico in totale sicurezza.

Da martedì 2 febbraio 2021 i visitatori potranno accedere agli ambienti museali in maniera contingentata, massimo 60 persone all’ora, 15 ogni quarto dora, per consentire il rispetto delle distanze di sicurezza previste (min. 1 metro), lungo un percorsoobbligato che separa l’ingresso dall’uscita. Sarà obbligatorioil rilevamento della temperatura tramite termo-scanner e l’uso delle mascherine per tutta la durata della visita.

Si potrà anche visitare la mostra CRONACHE DALL800. La vita moderna nelle opere di Carlo Bossoli e nelle fotografie del suo tempo(prorogata fino al 25 aprile 2021).L’esposizione annovera una novantina di opere – ripartite tra dipinti e fotografie– e rende omaggio al XIX secolo e alla sua storia,attraverso la pittura di Carlo Bossoli e la fotografia storica, restituendo fedelmente le vicende del tempo, l’evoluzione dei costumi e del modo di vivere.

Gli ORARI DI APERTURA saranno i seguenti:

Da martedì a venerdì 10.00-18.00 Sabato,domenica e lunedì chiuso.

LA PRENOTAZIONE È OBBLIGATORIA:

t. 011 837 688 int. 3 oppureinfo@fondazioneaccorsi-ometto.it

Sono graditi i pagamenti elettronici.

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO:

MUSEO ACCORSI-OMETTO

Via Po, 55 – Torino T. 011 837 688 int. 3 | info@fondazioneaccorsi-ometto.it

ORARI

Da martedì a venerdì 10.00-18.00 Sabato, domenica e lunedì chiuso.

La biglietteria chiude mezz’ora prima.

TARIFFE

BIGLIETTO UNICO (comprensivo di visita alla collezione permanente):

intero € 10,00; ridotto € 8,00*

Gratuito: bambini fino a 12 anni; possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte card; diversamente abili + unaccompagnatore; giornalisti

*Ridotto: studenti fino a 26 anni; over 65; convenzioni; insegnanti

Museo di Arti Decorative Accorsi Ometto, V. Po, 55 | 10124 Torino | T. 011 837 688 int. 3

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A Palazzo Chigi ci vorrebbe il piemontese Pertinace…

Quanti piemontesi della storia invieremmo oggi a Roma per risolvere la crisi di governo? Sicuramente non mancano e potremmo fare anche qualche nome ma questa volta andiamo molto indietro nel tempo, di quasi 2000 anni.

E troviamo un imperatore romano, piemontese di Alba, che gestì con cura e lealtà la cosa pubblica meritandosi i complimenti di numerosi storici, a lui contemporanei, e anche di Machiavelli. Magari sbroglierebbe egli stesso l’intricato caos politico che regna sovrano nei Palazzi romani, tanto per cambiare.
Ma chi era Publio Elvio Pertinace? Solo uno dei tanti imperatori romani, vissuto nel II secolo, certamente meno importante di tanti altri del glorioso impero, ma pur sempre piemontese, anche se il Piemonte non esisteva a quel tempo e soprattutto un buon politico che si occupò dell’Impero con onestà, trasparenza e tanto coraggio. Era nato nel 126 ad Alba, la mitica Alba Pompeia, che apparteneva alla Regio IX Liguria, una delle undici regioni in cui l’imperatore Augusto divise l’Italia Romana. Già militare e console, divenne funzionario di Marco Aurelio e poi governatore di Roma sotto Commodo. Fu portato sul trono imperiale dalla potente Guardia dei pretoriani e da buon piemontese, moderato e parsimonioso, mise in ordine le finanze dell’impero dissipate dal suo predecessore Commodo. Edward Gibbon, lo storico inglese del Settecento, scrive che il suo “troppo affrettato zelo nel voler riformare lo Stato corrotto” portò alla sua tragica morte nel 193 dopo appena tre mesi di regno. Dione Cassio, storico e politico romano, dà un giudizio generale del regno di Pertinace: “era formidabile in guerra e astuto in pace. Per prima cosa cercò di mettere ordine a tutto quello che in precedenza era stato confuso e irregolare e nell’amministrazione dell’impero dimostrò di avere non solo umanità e integrità d’animo ma anche di voler condurre una gestione economica e di avere la più attenta considerazione per il pubblico benessere. Non riuscì però a comprendere che le riforme non possono essere fatte in un batter d’occhio e che il restauro di un intero Stato richiede tempo e buon senso”. Dopo gli sprechi di Commodo seguì una politica di economie e risparmi, vendette le enormi proprietà del defunto imperatore e dimezzò la paga e i premi in denaro ai pretoriani. Fu presto accusato dai suoi avversari di aver indebolito l’impero e di arricchirsi in segreto. A ribellarsi furono soprattutto quei pretoriani che l’avevano scelto come nuovo imperatore. Dilagò lo scontento e si scoprì un complotto contro di lui. Pertinace vinse il primo duello ma nel marzo del 193 i pretoriani circondarono i palazzi del potere. L’imperatore di Alba morì trafitto da una lancia. In seguito fu divinizzato e in suo onore per qualche tempo furono organizzati giochi e feste in tutto l’Impero. Era troppo onesto e per questo fu odiato e ucciso: lo scrisse chiaramente Niccolò Machiavelli che definì Pertinace amante della giustizia e della pace.
Filippo Re

GAM, Palazzo Madama e MAO riaprono

I musei riaprono le loro porte. Il pubblico potrà così tornare ad apprezzare le opere custodite e le esposizioni temporanee allestite e pensate per i visitatori: il mercoledì e giovedì dalle 11.00 alle 19.00, e il venerdì con orario prolungato dalle 11.00 alle 20.00.

 

Nel periodo del lockdown Fondazione Torino Musei ha voluto sempre più tenere attivi i musei, continuando a mettere in campo progetti e iniziative sui canali digitali per essere accanto al suo pubblico, alle famiglie, agli studenti e agli insegnanti, e per mantenere sempre vivo il dialogo.

 

Oltre al monitoraggio delle sale espositive e al controllo dello stato di conservazione delle opere, si è lavorato per garantire la programmazione dei prossimi mesi, con la proroga delle mostre non ancora visitate dal pubblico, una su tutte Stasi frenetica di Artissima 2020, allestita nelle sale dei tre musei fino al 12 febbraio, con l’allestimento (anche a musei chiusi) di nuove esposizioni e la riapertura delle mostre già in calendario.

Saranno visitabili le sale delle collezioni permanenti e le mostre:

 

A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica oltre all’allestimento in Corte Medievale di Stasi frenetica che riunisce circa 30 opere individuate con le gallerie delle edizioni 2020, 2019 e 2018 New Entries di Artissima – le più giovani e sperimentali gallerie aperte da massimo 5 anni – sarà possibile tornare a visitare la più importante mostra internazionale di fotogiornalismo al mondo: World press Photo Exhibition 2020 prorogata fino al 14 marzo 2021. Il 5 febbraio inaugurerà in Sala Atelier Ritratti d’oro e d’argento. Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia, organizzata in partnership con il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta e in collaborazione con la Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici Piemonte e Valle d’Aosta, iniziativa condivisa con i musei facenti parte della rete internazionale Art Médiéval dans les Alpes.

 

Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, oltre alle collezioni permanenti del 900 sarà visibile la nuova mostra in wunderkammer Photo action per Torino 2020. Una chiamata alle arti ideata dai fotografi Guido Harari e Paolo Ranzani per sostenere insieme il progetto di un “Fondo Straordinario Covid-19” creato dall’Associazione U.G.I. ONLUS e dalla Città della Salute e della Scienza di Torino. Anche alla GAM il pubblico potrà visitare Stasi Frenetica al piano terra e nella sala mostre al piano -1, con un allestimento di sorprendente polifonia visiva che comprende cento opere delle gallerie delle sezioni Main Section e Monologue/Dialogue di Artissima. Prosegue inoltre in Videoteca la personale dedicata ad Alighiero Boetti. A partire dal 18 febbraio la Sala didattica ospiterà inoltre una nuova mostra realizzata in collaborazione con Luci d’Artista dedicata a Luigi Nervo.

 

Il MAO Museo d’Arte Orientale riaprirà con la grande esposizione China goes Urban. La nuova epoca della città, a cura del Politecnico di Torino e Prospekt Photographers con la Tsinghua University di Pechino, che propone al pubblico una prospettiva nuova e ampia mettendo in relazione la cultura della Cina tradizionale con le imponenti trasformazioni delle città cinesi contemporanee.

La sezione del MAO di Stasi frenetica presenta, inserite nel percorso di visita, una selezione di 10 opere “orientaliste” di Artissima 2020.  Il visitatore sarà invitato a una speciale caccia al tesoro attraverso l’edificio storico che ospita il museo.

Saranno inoltre visibili le quattro opere di street art realizzate durante le settimane di chiusura nell’ambito del progetto MAO meets URBAN ART e la rotazione di paraventi e spade In punta di pennello, in punta di lama nella galleria dedicata al Giappone.

 

GAM, MAO e Palazzo Madama riportano in atto le misure atte a garantire una visita in completa sicurezza, con ingressi contingentati e percorsi che consentano l’adeguato distanziamento, nel rispetto di tutte le linee guida ministeriali. La Fondazione Torino Musei assicura inoltre la regolare, costante e periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti museali.

Fino a nuove disposizioni ministeriali i musei osserveranno i seguenti giorni e orari di apertura:

 

PALAZZO MADAMAGAMMAO

Mercoledì e giovedì dalle 11 alle 19

venerdì dalle 11 alle 20

Le biglietterie chiudono un’ora prima.

Sabato, domenica, lunedì e martedì CHIUSI

 

Per informazioni www.fondazionetorinomusei.it

 

Carlo Giulio Argan: una vita per l’Arte

Ho commesso il terribile errore di chiedere ai miei studenti che cosa pensassero della storia dell’arte, mi hanno risposto in coro che non serve a niente e che non capiscono perché devono studiarla.

Mi hanno anche chiesto se gliela spiego per punirli di qualche comportamento tenuto in classe. Non sto a dirvi che ho riso per non piangere. Nel XXI secolo non siamo ancora in grado di capire quanto l’arte sia importante per l’uomo, tanto più che l’Italia è il paese che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista del patrimonio mondiale Unesco: sono 55 quelli riconosciuti “patrimonio dell’umanità” e 12 quelli iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale.

 

Il turismo legato all’arte in Italia produce (o produceva fino a poco tempo fa) ingenti entrate economiche al nostro Paese, le meraviglie che il nostro territorio ospita richiamano l’attenzione di moltissimi visitatori stranieri, i quali osservano, si stupiscono, fotografano e vivono l’importanza dell’arte italiana attraverso un’esperienza sentita e immersiva. Non so se si potrebbe dire lo stesso di noi “compaesani”. Ormai “abituati” alla grandezza del Colosseo, alla perfezione della Valle dei Templi, alla preziosità di Pompei ed Ercolano, passeggiamo indifferenti tra le bellezze che il resto del mondo ci invidia, incapaci di “vederle”, le ignoriamo, quasi volutamente, ci basta sapere che sono lì e proseguiamo oltre.
Tale indifferenza deve quantomeno turbarci, i reperti artistici sono testimonianza diretta e concreta della Storia, non renderci conto della loro importanza significa dimenticarci di ciò che stato, nel bene e nel male.

Certamente un concetto difficile da spiegare, così come è arduo convincere i ragazzi che l’arte non è quella materia inutile, prosieguo naturale dell’intervallo o al massimo tempo a disposizione per ripassare o copiare i compiti delle altre discipline. A loro discolpa si può dire che in effetti si è sempre dato poco peso a tale argomento, siamo stati abituati a vivere l’arte come qualcosa di non concreto, che si può approfondire in un secondo momento e, soprattutto, come qualcosa di lontano da noi e dal nostro quotidiano, che in poche parole non ci tocca. È un discorso complesso e che potrebbe arricchirsi di molte altre sotto-questioni e riflessioni puntigliose, e dato che non è questo il luogo adatto per continuare tale controversia, mi limiterò a dire che per fortuna, ogni tanto, c’è qualcuno che non solo non la pensa così, ma che decide di dedicare tutta la sua esistenza all’arte e al suo ruolo primario all’interno della memoria collettiva. Più di tutti, a portare avanti tale impresa fu Carlo Argan, studioso torinese, autore di una sconfinata produzione letteraria, tra articoli, saggi e volumi scolastici, il quale per tutta la vita inseguì le sue passioni per l’arte e per il disegno, tanto da diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati e gli esperti della materia. I testi di Argan sono delle “pietre miliari”, averli, leggerli e studiarli è un passaggio necessario e obbligato per chi vuole saper parlare di arte. Io stessa mi sono imbattuta nei suoi scritti, e ho trovato nelle sue lezioni una solida base per la mia formazione. Certo non è facile leggere Argan, egli non semplifica ciò che per natura è complesso, ma affronta ogni argomento con lucidità, chiarezza e puntualità, così da rendere il discorso fluido e preciso, senza tralasciare alcun dettaglio. Quando si prende in mano un suo volume non bisogna avere fretta, né eccessiva paura, solo tanta voglia di imparare da uno dei maestri più grandi.  


Egli nasce a Torino, il 17 maggio 1909, da Valerio Argan, economo del Manicomio provinciale di via Giulio, (Torino), e Libera Paola Roncaroli, maestra elementare. Linfanzia di Carlo è tuttaltro che rosea: il primo conflitto mondiale imperversa e devasta la vita di tutti, e, inoltre, il lavoro del padre costringe la famiglia a vivere allinterno della struttura manicomiale; il costante contatto con i dottori e la follia spingono il piccolo Argan verso atteggiamenti seriosi e razionali.
Da bambino Carlo frequenta le scuole elementari De Amicis e Sclopise subito sviluppa un forte interesse per il disegno, passione che lo condurrà verso una breve carriera di pittore e illustratore.
Tra il 1919 e il 1924 è iscritto al Ginnasio del Liceo Cavour, a Torino, e ha come compagni Albino Galvano, con cui inizia a dipingere,  Fernando De Rosa e Mario Sturani, amico di Cesare Pavese e valente pittore.


In seguito Carlo tenta di entrare da privatista allAccademia di Belle Arti di Torino, la sua iscrizione non viene accettata, ma si avvicina ad artisti del calibro di Luigi Onetti e Venanzio Zolla. La sconfitta Albertina lo porta a continuare gli studi presso il Liceo Classico Cavour (1924-1927), dove ha come docente di Storia dellArte Giusta Nicco, allieva di Lionello Venturi, figura che sarà per sempre il suo principale punto di riferimento; uno zio intanto lo avvicina alla lettura dei testi di Benedetto Croce.  Imperterrito nel perseguire i suoi interessi pittorici, Carlo riesce a partecipare alla LXXXIV Esposizione Nazionale della Società Promotrice di Belle Arti di Torino, anche grazie a Felice Casorati, del quale inizia a frequentare la scuola di pittura. Nel 1926 collabora come illustratore alla rivista per ragazzi Cuor doro e inizia ad avvicinarsi allo studio di Luigi Colombo, in arte Fillia, legato al secondo futurismo torinese e aperto allarchitettura razionale e ai movimenti davanguardia.


Terminati gli studi cavourrini, Carlo si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma ancora una volta la sua antica passione lo spinge in unaltra direzione: dopo aver seguito una lezione di Lionello Venturi su Manet, egli lascia Giurisprudenza e si iscrive a Lettere. Determinante lassidua frequentazione del gruppo di giovani riunito attorno ad Augusto Monti, tra cui Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Norberto Bobbio, che si incontrano al caffè Rattazzi o nello studio di Sturani. Particolarmente importante è anche lamicizia con i compagni storici dellarte Anna Maria Brizio, Mario Soldati e Aldo Bertini, anche se come abbiamo detto- la figura per lui più importante rimane Lionello Venturi, in particolar modo negli anni di apprendimento metodologico e militanza critica.
Lultima tesi discussa da Venturi, prima del rifiuto del giuramento fascista e della conseguente emigrazione in Francia, è proprio quella di Argan, intitolata La teoria di architettura di Sebastiano Serlio (13 giugno 1931).

L esordio letterario di Argan risale a prima della discussione della tesi, poiché riesce a pubblicare due articoli, il primo concernente la lettura cromatica e anticlassica di Palladio, il secondo sul pensiero critico di Antonio SantElia. Particolarmente significative sono le sue prime collaborazioni con riviste come La Rassegna musicale di Guido M. Gatti, La Nuova Italia di Luigi Russo e, soprattutto,  La Cultura che, dopo la morte di Cesare De Lollis e la chiusura de Il Baretti, diventa il punto di riferimento degli intellettuali torinesi.
Dopo la laurea, Carlo ottiene una borsa di studio del Rotary Club di Torino; nel dicembre 1931 vince la borsa per la Scuola di perfezionamento in Storia dellArte a Roma, e diviene assistente volontario dellaccademico Pietro Toesca. A partire dal 1933 Argan inizia a frequentare la biblioteca di Palazzo Venezia e soprattutto quella Hertziana, luogo in cui stringe amicizia con studiosi tedeschi insieme ai quali si dedica alla stesura di diverse note critiche a libri editi da professori legati al nazismo e fascismo.
Nel 1932 ottiene labilitazione per linsegnamento di Storia dellArte negli istituti medi di istruzione e nel 1934 consegue anche la libera docenza per tenere corsi allUniversità.

Tra le collaborazioni più importanti ricordiamo quella con Giuseppe Pagano e Edoardo Persico riguardo al tema dellarchitettura moderna, ormai intesa oltre i limiti dello standard di Le Corbusier e in sintonia con le conquiste dellimpressionismo.
Nel luglio 1933 Argan vince il concorso per Ispettore aggiunto, presso la Galleria Sabauda di Torino. Lincarico è interrotto per il servizio militare, durante il quale viene trasferito prima a Trento e poi a Modena. In questa città egli dirige per un anno la Galleria Estense, portando avanti sia progetti di riordino delle collezioni, sia piani di protezione in caso di attacco aereo; importante è anche la precoce sperimentazione di radiografie per la conoscenza e il restauro dei dipinti.
La carriera amministrativa prosegue con il trasferimento presso la Soprintendenza alle Gallerie di Roma, poi, nel 1935, con la promozione al grado di Ispettore. Lanno successivo, il ministro dellEducazione Nazionale Cesare Maria De Vecchi lo promuove Provveditore agli Studi, invitando Argan a trasferirsi ad Alessandria, dove resta fino al 1936. Egli viene nominato Soprintendente di 2ªclasse e di nuovo trasferito a Roma, dove entra alle dipendenze del Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti Marino Lazzari sotto il nuovo ministro Giuseppe Bottai, del quale è uno fra i collaboratori piùimpegnati nella serie di riforme legislative e dellassetto amministrativo della tutela dei Beni Culturali.


Successivamente Carlo assume il ruolo di segretario di redazione di Le Arti, rivista ufficiale della Direzione Generale delle Arti, nata a seguito della soppressione del Bollettino dArte. Nella rivista egli scrive a sostegno di artisti contemporanei come Carlo Carrà, Arturo Tosi, o Lucio Fontana, e intorno al dibattito sulla città e larchitettura razionale.
Al ruolo ufficiale nellAmministrazione si accompagna un costante impegno politico, come dimostra il legame con lambiente artistico milanese della rivista Corrente e la protezione di amici ebrei dopo lemanazione delle leggi razziali.
Nel frattempo prosegue il suo interesse sui temi della scuola e delleducazione. A proposito di problemi didattici pubblica vari saggi come Educazione artistica (1938), Le università e la cultura, Linsegnamento della Storia dellArte nel liceo classico (1942).


Dallimmediato dopoguerra alla nomina a sindaco di Roma, avvenuta nel 1976, Argan continua a occuparsi di tutela e valorizzazione dei Beni Culturali, di ricerca storica e divulgazione e di militanza critica a sostegno delle correnti artistiche più avanzate. La vastità e la complessità della sua azione si basa su una visione programmatica che è insieme storica, critica, politica e sociale.
Anche dopo luscita dallAmministrazione, Carlo continua il suo impegno in difesa del patrimonio artistico, con la lunga permanenza nel Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.  Convinto della funzione educativa dellarte, egli prosegue anche la carriera nel settore dellinsegnamento. Dopo il ritorno di Lionello Venturi nel 1945, gli viene affidato il corso di Storia della Critica dArte al Perfezionamento dell’Università di Roma «La Sapienza»; nel 1947 tiene lezioni presso il Warburg Institute di Londra; per molti anni porta avanti diversi corsi presso lUniversità per stranieri di Perugia e partecipa a varie conferenze sia in Italia che allestero.
Nel 1955 vince il concorso per la cattedra universitaria di Palermo, trasferendosi però poi a Roma. Non va tuttavia dimenticata la sua importanza internazionale, come dimostra la sua costante presenza ai corsi della Fondazione Cini di Venezia e ai convegni del ComitéInternational dHistoire de lArt (del quale diviene membro per lItalia dal 1958, nonché eletto presidente nel 1979). Essenziali, negli anni Cinquanta, i suoi numerosi saggi e libri di storia dellarte rinascimentale e barocca, che rileggono larte e larchitettura attraverso la sociologia dellimmagine. Negli anni Sessanta egli approfondisce le teorie sociologiche sullarte e la città, le cui riflessioni rientrano pienamente nel volume LEuropa delle capitali(1964).  Grandissimo successo ha il manuale per i licei Storia dellarte italiana (Sansoni, Firenze 1968), in tre volumi, seguito da Larte moderna 1770-1970, con tre milioni e mezzo di copie vendute. Per Argan larte è una storia particolare allinterno di una storia più generale, civile e politica, essa è determinata e determinante, la storia dellarte va inserita nella storia sociale, di cui non è un riflesso, ma un elemento di trasformazione. Importanti pubblicazioni evidenziano il contributo di Argan per larte e per larchitettura moderne.


Egli si oppone alle correnti della Pop Art, del New Dada, del NouveauRealisme, dellArte di reportage e poi dellArte povera. Le posizioni di Argan si fanno sempre più sfiduciate sul futuro dellarte, tanto che, nel 1963, riprende la teoria hegeliana della morte dellarte per portarla a conseguenze legate alla contestazione della società di massa.
Impossibile sintetizzare lazione intellettuale, molteplice e variegata, di Argan nella cultura italiana del Novecento.
Nel 1975, dopo un grave infarto e una lunga convalescenza, Argan decide di accettare la candidatura come indipendente nelle elezioni al Comune di Roma dellestate 1976; la ricerca di una soluzione tra DC e PCI per concordare il primo sindaco non democristiano del dopoguerra si concentra sullautorevolezza del suo nome e così il 9 agosto è eletto sindaco di Roma. I tre anni del suo impegno per la Capitale, interrotto per ragioni di salute nel settembre 1979, si collocano in un momento particolarmente difficile e violento della scena politica, che ha il suo apice nel tragico rapimento di Aldo Moro.
Tra le principali azioni politiche da primo cittadino vi sono la lotta contro labusivismo edilizio, i problemi delle borgate, la vita delleperiferie e le attività culturali cittadine, in particolare lavvio delle estati romane e il recupero del centro storico.
Nel giugno 1983 Berlinguer gli chiede di candidarsi alle elezioni politiche e Argan diviene senatore per la IX Legislatura, venendo poi rieletto nella X Legislatura e rimanendo in carica fino al marzo 1992.
Nei suoi interventi, si distinguono la determinazione nella difesa del patrimonio artistico e la necessità di riforma delle leggi di tutela e  un maggiore collegamento col mondo della scuola e dellUniversità.
Lattività di studioso viene costantemente portata avanti attraverso conferenze, saggi, e articoli: egli scrive sulle pagine dei più importanti quotidiani e riviste.
Nel 1959, riceve il conferimento da parte dellAccademia Nazionale dei Lincei del Premio Antonio Feltrinelli per la critica dellarte; nel 1967 vince il XIV Premio europeo Cortina-Ulisse (per il volume Progetto e destino, Milano 1965); nel 1976 è insignito della Medaglia doro ai benemeriti della scuola, della cultura e dellarte; nel 1983 gli è conferito il titolo di Professore Emerito alla Sapienzadi Roma. Numerosi sono anche i riconoscimenti da parte di istituzioni italiane e straniere, come la nomina ad Accademico dei Lincei, di San Luca, delle Scienze di Torino, del Belgio.

Una vita dedicata allarte, quella di Carlo Giulio Argan, un uomo che ha compreso lessenzialità del patrimonio artistico e la necessità di preservarlo, che ha combattuto strenuamente per tutta la propria esistenza per diffondere la cultura in generale e soprattutto per insegnare limportanza della Storia dellArte come strumento per comprendere la Storia, sia quella passata che quella contemporanea.
Chissà cosa penserebbe degli attuali programmi ministeriali, in cui le ore di arte sono solamente due e non sono presenti nemmeno in tutte le tipologie di scuole?

Alessia Cagnotto