Quaranta giorni alla cerimonia d’apertura di Pechino 2022.
Il conto alla rovescia verso i Giochi Olimpici si fa sempre più pressante e, in questo contesto, giovedì il presidente Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale la delegazione azzurra che volerà in Cina per la consegna ufficiale del tricolore. Tra i tanti atleti coinvolti nella giornata capitolina, anche i due alfieri piemontesi che parteciperanno alle ormai imminenti Olimpiadi nelle discipline del ghiaccio.
«Ho lavorato duramente nell’ultimo quadriennio per evitare una situazione come quella vissuta nel 2018, quando ero stato selezionato per i Giochi soltanto in qualità di riserva, e ora che la convocazione è diventata realtà posso dire che è assolutamente valsa la pena tanta fatica – la gioia di Andrea Cassinelli, torinese classe 1993 dello short track, cresciuto nella Velocisti Ghiaccio Torino e ora tesserato per le Fiamme Gialle –. La scorsa stagione è stata molto particolare perché si è gareggiato poco, ma l’ho sfruttata per porre le basi in vista dell’anno olimpico e infatti questo è il miglior momento della mia carriera, nonostante non sia più un ragazzino. Sono entusiasta dell’opportunità che ho davanti e la giornata a Roma, gomito a gomito con campioni come Goggia o Pellegrino, non ha fatto altro che caricarmi ulteriormente. Voglio godermi l’esperienza e soprattutto divertirmi, perché se ti diverti poi insieme arriva anche qualche bel risultato. L’avvicinamento a Pechino? Con la cancellazione degli Europei non affronteremo più gare, quindi avremo tempo per rifinire al meglio la condizione e concentrarci sull’obiettivo olimpico».
«La soddisfazione per la qualificazione alle Olimpiadi è sempre la stessa ed è enorme, ma per noi questo è stato il quadriennio della consapevolezza: il pass staccato nel 2018 era stato quasi una sorpresa, mentre questa volta era decisamente atteso – l’analisi del pinerolese Simone Gonin, perno della Nazionale di curling e in forza all’Aeronautica Militare, alla sua seconda partecipazione a cinque cerchi –. Ma questo non ha reso meno dolce il traguardo raggiunto, anche perché le pressione sulle nostre spalle al Pre-Olimpico era forte: abbiamo chiuso la manifestazione al secondo posto e, sinceramente, il piazzamento ci è stato anche un po’ stretto. Ora ci attende una trasferta in Canada a gennaio, per il torneo di Camrose del Grand Slam cui nessuna squadra italiana era mai stata invitata: sarà l’ultima tappa nel percorso di avvicinamento alle Olimpiadi. L’obiettivo in Cina? Siamo consapevoli di potercela giocare contro qualsiasi avversario e, al tempo stesso, sappiamo bene che questo discorso vale anche per tutte le altre partecipanti. Decolleremo dall’Italia, innanzitutto, con l’ambizione di migliorare il nono posto di Pyeongchang».
E la tangibile soddisfazione dei due azzurri è la medesima del Comitato Regionale della FISG. «Andrea Cassinelli e Simone Gonin rappresentano un vanto per il nostro intero movimento – ha tenuto a sottolineare il presidente regionale Renato Viglianisi –. Sono orgoglioso del percorso che hanno compiuto e del fatto che siano arrivati fino a rappresentare l’Italia in occasione di un evento senza pari come i Giochi Olimpici».
L’ Aranycsapat di Puskás era destinata a vincere, emblema di un regime – quello comunista ungherese – che l’aveva eletta a simbolo. Fino alla sconfitta nella finale della Coppa Rimet del 1954, unica partita persa dai magiari su cinquanta incontri disputati tra il 1950 e il 1956. Vale la pena ricordare la prima parte, la più esaltante, della “serie magica”: tra il 14 maggio 1950 (sconfitta in Austria per 3-5) e il 4 luglio 1954 (caduta nella finale del Mondiale a opera dei tedeschi, 2-3), collezionò 29 vittorie e 3 pareggi su 32 partite, con 143 gol fatti e 33 subiti. Un gioco offensivo, spumeggiante, irresistibile. Anche l’Italia ne fece le spese. Domenica 17 maggio 1953, a Roma, venne inaugurato lo Stadio Olimpico. Gli azzurri venivano da una tradizione favorevole: da 28 anni gli ungheresi non vincevano sul suolo italiano. Finì con un netto 0-3 per i magiari in maglia rossa ( gol di Hidekguti e “doppietta” di Puskás). Per la prima volta la radio ungherese trasmise un incontro di calcio in diretta e al termine si udirono distintamente gli applausi a scena aperta dell’Olimpico. La storia di questa compagine leggendaria è raccontata magistralmente da Bolognini ne “La squadra spezzata “, riportando il gioco del calcio alla sua essenza, prima che diventasse (purtroppo!!) solo business e denaro. “Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”, disse George Bernard Shaw.
