SPETTACOLI- Pagina 85

Lingotto Musica OFF, tre concerti nella piazza del MAUTO

Il vivace complesso di attività raccolte sotto il programma di Lingotto Musica OFF prosegue dal 24 al 26 settembre prossimi, con tre concerti cameristici, tutti con inizio alle 20.30, che si inseriscono per la prima volta nel palinsesto di mostre e attività culturali del Museo Nazionale dell’Automobile. Questa nuova iniziativa, che vede la musica colta uscire dalla sua sede abituale, è stata inaugurata lo scorso luglio al museo archivio della Reale Mutua, e offrirà nel museo di piazza Unità d’Italia una vasta gamma di repertori strumentali e vocali con l’obiettivo di arricchire di punti di vista il racconto della storia dell’automobile. Protagoniste giovani formazioni e solisti di comprovato talento quali gli Ensemble Running Flutes e Des Brass Quintet, il coro G, diretto da Davide Benetti, oltre al cantautore Carlo Pestelli.

La rassegna si aprirà mercoledì 24 settembre prossimo con l’Ensemble Running Flutes, impegnato in un curioso gioco di rimandi tra diverse culture del Novecento musicale, che abbraccia l’ultima grande stagione del melodramma italiano, il ritmo indiavolato dei musical americani e le calde sonorità latine del nuevo tango e della bossa nova. Composto da ex allievi del Conservatorio di Torino, il gruppo esplorerà informazioni variabili, tutte le possibilità timbriche del flauto attraverso trascrizioni inedite, dall’Aida di Verdi all’aria pucciniana “Oh mio bambino caro” da Gianni Schicchi, dal poema sinfonico “An American in Paris” di Gershwin alla suite da “West Side Story” di Bernstein, fino alla danza spagnola da “La vita breve” di Falla e i brani Oblivion e Desafinado di Piazzolla e Jobim.

Giovedì 25 settembre sarà la volta degli ottoni del Brass Quintet, nato nel 2023 dall’incontro fra giovani musicisti provenienti da vari conservatori italiani e vincitore del concorso per giovani interpreti “Città di Chieri” nella categoria musica da camera, con repertorio originale dello stesso anno. L’Ensemble si è esibito al Festival MITO SettembreMusica e al Salone mondiale del Turismo, proponendo un impaginato ambizioso e trasversale in cui si incontrano la tradizione barocca e il melodramma, il cinema hollywoodiano e il repertorio contemporaneo, dalla fuga di sol minore BW 578 di Bach alle note del valzer di Musetta dalla Bohéme di Puccini, dai temi delle colonne sonore di film e classici di animazione firmati da Rota, Morricone, Piovani e Bruns e Williams a brani scelti dal Kinderzircus di Jan Koetsier.

A conclusione, venerdì 26 settembre, l’omaggio alla Resistenza da parte del Coro G, diretto da Davide Benetti, che si inserisce nel cartellone Note Libere, promosso dal Sistema Musica per celebrare l’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia. Il coro, specializzato nel repertorio a cappella contemporaneo, con circa 160 concerti all’attivo in Italia e in Europa, offrirà un percorso musicale che intreccia storie individuali e collettive di lotta contro l’oppressione. In dialogo con il cantautore Carlo Pestelli, la formazione darà voce alle vicende di Federico Garcìa Lorca, poeta andaluso assassinato dai franchisti, e di Charles d’Orléans, rimasto prigioniero in Inghilterra per 25 anni. Ripercorrerà le tradizioni estoni censurate dal comunismo nella musica di Veljo e il coraggio di Leone Sinigallia, compositore di origine ebraica perseguitato dai nazifascisti, senza dimenticare i canti partigiani e le canzoni di Fabrizio De André, che continuano a ispirare inni alla dignità e alla libertà.
I concerti sono inclusi nel biglietto d’ingresso al Museo Nazionale dell’Automobile, in vendita online su ticket.museoauto.com.
La visita al museo è prevista a partire dalle ore 19 del giorno del concerto in esclusiva per i possessori del biglietto dei concerti.

Mara Martellotta

La Francesca da Rimini di Zandonai inaugurerà la stagione del Regio

Sarà  la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai l’opera che inaugurerà la stagione 2025-2026  di Opera e Balletto del teatro Regio di Torino venerdì10 ottobre alle ore 19. A dirigere sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio il capolavoro di Zandonai, creato per Torino in un nuovo allestimento di Andrea Bernard, sarà il maestro Andrea Battistoni. A istruire il coro il maestro Ulisse Trabacchin. Partner della produzione è Intesa Sanpaolo, che accompagna il teatro Regio dal 2011.

Opera intensa e liricamente vibrante, Francesca da Rimini è  tratta dalla tragedia di Gabriele d’Annunzio, ispirata al celebre episodio dantesco del V canto dell’inferno, una delle pagine più celebri della letteratura italiana che ancora oggi continua ad attrarre centinaia di lettori. Racconta l’amore proibito e travolgente di Paolo e Francesca, un amore che sfida la legge, che si nutre di desiderio e di colpa, che si consuma nel rosso della passione e del sangue. Un altro amore segna la nascita della Francesca moderna, quello ardente, complesso e appassionato tra Eleonora Duse e il Vate . Per il poeta  la “Divina” rappresenta la Musa che alimenta la tragedia, penetra il personaggio dantesco con un’interpretazione superba.
Nel gennaio 1902, pochi mesi dopo il debutto romano della pièce al teatro Costanzi di Roma, lo spettacolo approda a Torino, segno che testimonia l’apertura del teatro Regio alla prosa, in anni di curiosità e sperimentazione dei linguaggi diversi in scena.
Sono gli anni in cui Arturo Toscanini collabora con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, il teatro ospita le prime di Manon Lescaut ( 1893), La Bohème (1896) di Puccini e, nel 1906, la prima italiana assoluta di Salome diretta da Richard Strauss. L’ultima grande prima assoluta del Regio antico è proprio la Francesca da Rimini di Zandonai e d’Annunzio, nel 1914, poco prima della chiusura per la prima guerra mondiale.

Il testo preserva il gusto estetizzante della poesia dannunziana e si traduce in una partitura dal linguaggio armonico avanzato, in cui parola e canto si fondono in un unico flusso espressivo. Gli arcaici dannunziani trovano il loro corrispettivo musicale  nei raffinati “falsi storici” di Zandonai e nell’inserimento di strumenti dal sapore antico, che arricchiscono una scrittura moderna e sofisticata. Sia che ci si avvicini all’opera come oggetto culturale, sia come estimatori di Dante o d’Annunzio, o semplicemente mossi da una grande storia d’amore, Francesca da Rimini resta un capolavoro tutto da scoprire.
A dare voce a Francesca sarà  il soprano  Barno Ismatullaeva, rivelazione al teatro Regio in Madama Butterfly nel 2003, alla quale si alternerà Ekaterina Sannikova, il 14 e 23 ottobre. Paolo avrà il timbro inconfondibile di Roberto Alagna e il suo ruolo per le recite del 19, 21 e 23 sarà affidato a Marcelo P!uente. La parte di Gianciotto vedrà protagonista George Gagnidze, con Simone Piazzolla nelle recite del 14 e del 23 ottobre.

“Siamo davvero contenti – ha spiegato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Presidente della Fondazione Teatro Regio – di dare il via alla nuova Stagione di Opera e Balletto 2025-2026 con Francesca da Rimini,  una rappresentazione che andò in scena per la prima volta proprio in questo teatro, nel 1914. Anche questa stagione farà del teatro Regio non solo un punto di riferimento per un’offerta musicale e artistica di livello internazionale,  ma anche quello di bussola culturale,  di spazio in cui la città si interroga e si riconosce su temi profondi e importanti. L’invito rivolto a tutte e tutti è di concedersi il piacere di godere di un programma straordinario reso possibile dai tecnici, dagli artisti e dal personale del teatro, un’istituzione culturale di primo piano, ma anche luogo capace di regalare emozioni”.

“La stagione 2025-2026 del teatro Regio, intitolata Rosso, – spiega il sovrintendente del teatro Regio Mathieu Jouvin – indaga quella regione cruciale dell’anima in cui l’essere umano è chiamato a misurarsi con le proprie scelte, sospeso tra passione e conflitto, tra giustizia e violenza. In Francesca da Rimini il rosso diventa il colore del tradimento che si compie e del sangue che suggella la colpa. L’opera di Zandonai, potente e preziosa, torna al teatro Regio dove debuttò nel 1914, come pagina di raro fascino, profondamente italiana e al tempo stesso aperta al respiro della cultura europea. Proprio il 1914 , anno della prima assoluta della Francesca da Rimini, segna la conclusione di un periodo d’oro per il teatro Regio, che aveva visto la presenza assidua di Toscanini, le prime assolute di Puccini, la Manon Lescaut e la Bohème, la prima italiana di un’opera di Richard Strauss con Salome, e che si interrompe con l’inizio della Grande Guerra.

Zandonai, allievo di Mascagni, compositore colto e cosmopolita nato in una terra di confine, a Rovereto, e spentosi a Pesaro, consegna a Torino un’opera profondamente radicata nella storia della cultura italiana ma, al tempo stesso, proiettata verso i linguaggi musicali europei di Ravel e Debussy e di area tedesca, quali Wagner e Strauss. Il fatto che questo tipo di scelta avvenisse alla vigilia di una capitolazione politica continentale è  un fatto che sottolinea, ancora una a volta, la circostanza che l’arte tende all’unità, non alle divisioni.
Inaugurare la nuova stagione con questo titolo significa valorizzare un capolavoro che appartiene alla storia del teatro, che sa parlare con forza al presente  ed è testimonianza viva di un passaggio cruciale della nostra civiltà.
Questa scelta conferma l’identità del Regio come teatro di arte e di pensiero, capace di affrontare il grande repertorio con autorevolezza e, al contempo, restituire vitalità a opere rare spesso escluse dai cartelloni contemporanei. Un cammino di riscoperta che prosegue idealmente la rotta intrapresa con la Juive e con la trilogia Manon Manon Manon, entrambe premiate con l’Abbiati”.

Mara Martellotta

Si ispira agli iperspazi la stagione 2025/2026 di Fertili Terreni Teatro

Prende il via la stagione 2025/2026 di FTT Fertili Terreni Teatro, nono appuntamento del percorso comune intrapreso da A.M.A. Factory Cubo Teatro e Tedacà, che realizza una innovativa stagione di teatro diffusa sul territorio. L’edizione di quest’anno ha scelto come focus la ricerca degli iperspazi, luoghi della mente più che spazi fisici in cui ricostruire la nostra condizione di esseri umani mettendo a fattor comune esperienze di vita e aprendosi sempre più a confronto e a inclusività. Per farlo, si è dato vita a un calendario di spettacolo da ottobre 2025 a maggio 2026, articolati in 37 titoli, con 4 prime nazionali e 5 prime regionali, a cui si aggiungono le due retrospettive dedicate al collettivo MAMIMO, dal 29 al 31 gennaio 2026 con gli spettacoli “Alfredino – l’Italia in fondo a un pozzo” e “Patria-il paese di Caino e Abele” e a Beppe Rosso, dal 17 al 22 marzo 2026, con le repliche di “Liquori fatti in casa” e “Un giorno di fuoco”. Il tutto per 118 serate di spettacolo.

“In un tempo in cui sembrano smarriti i punti di riferimento- spiegano i direttori delle tre realtà fondanti  di FTT Ferili Terreni Teatro, Simone Schinocca di Tedacà, Girolamo Lucania di Cubo Teatro e Beppe Rosso di A.M.A. Factory – e dove l’apocalisse è una possibilità che l’uomo età scegliendo di esplorare, rischiandone l’attrazione verso l’oblio e l’annullamento, Fertili Terreni, quest’anno, volge lo sguardo verso possibili iperspazi, luoghi all’apparenza lontani, dove le strade sono ancora inesplorate,  dove il dialogo è una possibilità, il tempo dell’incontro necessario, dove la vita è il suo respiro soffiano nella direzione della convivenza e della scoperta reciproca.

Trovare una dimensione nuova in cui è ancora possibile sorprendersi, perdersi, ritrovarsi più vicini e dove la costruzione di un futuro possibile è l’obiettivo del viaggio. Un iperspazio fatto di luoghi e persone, storie e parole da raccontare, e dalle diversità accolte come ricchezza. Un luogo dove l’impossibile diventa possibile. Un luogo, uno spazio in cui poterci riconoscere, essere a nostra volta iperspazi, se lo vogliamo”.

Nutrita la proposta di spettacoli di TFF, a partire dai due spettacoli d’apertura: dall’8 all’11 ottobre Angelo Tronca, con la partecipazione di Maddalena Sighinolfi, porterà in scena Moby Dick, produzione A.M.A., ispirato al romanzo di Melville, con il pubblico dotato di cuffie tra richiami alle balene e conflitti con demoni interiori. Dal 20 al 23 ottobre prossimi sarà dato spazio a “Molly”, produzione di Cubo Teatro e diretta da Girolamo Lucania. Con Letizia Alaide Russo il racconto di un amore della protagonista con un’altra ragazza in tutto e per tutto simile a lei, salvo scoprire una verità tanto atroce quanto inaspettata. Dal 19 al 23 novembre prossimo, e dal 25 al 30 novembre, una lunga kermesse di due settimane per “Giulio Cesare e la notte della Repubblica”, progetto Il Mulino di Amleto/A.M.A. Factory. Una rilettura contemporanea della tragedia shakespeariana diretta da Marco Lorenzi, dove la storia della disgregazione della Repubblica Romana è usata come un luogo con cui possiamo indagare e interrogare questioni che toccano da vicino il nostro presente e lo determinano. Nel periodo natalizio ritorna, per il quarto anno di repliche, al teatro Juvarra, dal 31 dicembre al 18mgennaio 2026, il fortunato spettacolo firmato Tedacà “Whiskey & Soubrette”, mentre l’anno nuovo si aprirà con il debutto assoluto del “Borghese gentiluomo” da Moliére, nell’allestimento firmato Crack 24 ed A.M.A. Factory in scena dal 16 al 20 gennaio 2026, per l’adattamento e la regia di Lorenzo De Iacovo. Si tratta della rilettura immaginata intorno al personaggio di Jordan, intento a rincorrere il successo tra corsi di ballo, canto e dizione. Da ultimo, il 6 maggio 2026, andrà in scena “Il corpo della donna è un campo di battaglia”, nuova produzione di Cubo Teatro presentata in forma di studio per un viaggio nei meandri dell’orrore, della colpa, dell’impotenza, da ultimo della vita, con protagonista una giovane donna incinta dopo una violenza subita da un gruppo di suoi connazionali in tempo di guerra.

MARA MARTELLOTTA

Creatività e trasgressione, la continua “pazza idea” di Angelo Frontoni

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Alla Mole, sino al 9 marzo

Osservate, indagate, decifrate il significato intenso di ogni proposta consegnata da Angelo Frontoni. La fotografia è più complessa del cinema che inganna l’occhio con il movimento dell’oggetto e il suono della parola; la fotografia è un furto breve, è un istante di rapimento posseduto dal quale l’operatore sottrae alla vittima la sua muta confessione”, parole di Alberto Lattuada, anno 1990. Ed è una ampia carrellata, che s’inerpica su e su per la scala elicoidale, all’interno della Sala del Tempio della Mole di Antonelli, di queste fanciulle in fiore – in questi termini avrebbe parlato il regista -, quella che srotola immagini e immagini, sotto il titolo di “Pazza idea”, prodotta in proprio e realizzata dalla Fondazione del Museo del Cinema e attingendo da quel vasto patrimonio che è l’archivio Frontoni – 546.000 immagini acquisite vent’anni fa dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: per la mostra se ne sono scelte 200 in rappresentanza di 62 artisti nazionali e internazionali. Chissà quante diverse mostre e differenti titoli potranno nascere da tutto quel ben di dio. Curata dal direttore Carlo Chatrian con Roberta Basano e Elena Boux, la mostra ha il giusto sottotitolo di “Oltre il ’68: icone pop nelle fotografie di Angelo Frontoni”, dove sono indicate la volontà e la scelta di restringere il campo visivo, di focalizzare una dozzina d’anni, di interessare lo sguardo esclusivamente al corpo – femminile soprattutto ma anche maschile che quegli anni di digressione e rivoluzionari avevano sdoganato -, di guardare alla carta patinata e no, alle riviste che con quelle immagini quasi triplicavano le loro vendite, agli spazi occupati su Stern, Paris Match, Sunday Times, Photo e persino Playboy americano, magari mescolando – sempre con il gusto dell’ironia una provocazione più o meno accentuata – il clima della Swinging London con i panorami agresti delle campagne intorno a Roma. Uno sguardo a fissare un’epoca piena di personaggi, taluni a consolidare un successo altri alla ricerca di una fama, obiettivi e sguardi ben lontano sempre dal voyeurismo.

L’immagine mi ha sempre attirato. Vivo d’immagini, la bellezza delle immagini le luci, le espressioni del volto umano…La realtà; la vita. Faccio il fotografo per cogliere, fissare, rubare la vita… Abbellirla, quando mi riesce”, parole di Frontoni, anno 1989, che richiamano le parole di Roberta Basano, in conferenza stampa, circa “la sua grande libertà con il mezzo espressivo”. A lui, nei decenni che vedevano attentati e sangue e atti rivoluzionari, che incrociavano gli anni di piombo, non interessavano i cortei che sfilavano per le strade e davanti ai cancelli delle fabbriche, la Storia stava da tutt’altra parte, lui continuava a cercare le luci e i volti e i corpi. Il presidente Enzo Ghigo esprime “il livello di soddisfazione altamente significativo” per l’operazione come tiene a sottolineare “l’interesse che produrrà nelle persone che quegli anni e le vicende, personali e no, delle tante interpreti di quelle immagini hanno vissuto: e anche quelli che non erano ancora nati, la mostra è in ogni modo uno spaccato della storia di casa nostra. Mentre il direttore e curatore Carlo Chatrian guarda alla “valorizzazione del patrimonio del fotografo come all’aspetto umano” nell’intento di continuare a fare ricerca, secondo le direttive della Fondazione. “Tante le immagini ma quella che guida la mostra è l’immagine di Patty Pravo, icona tra le principali del mondo di Frontoni, emblema di creatività e trasgressione, davvero artefice di una continua “pazza idea”, lei scelta un giorno, in tutta la sua fierezza, per essere avvicinata o inghiottita tra i dentoni di uno squalo, a pubblicizzare il film di Spielberg.

Era nato Frontoni nel marzo del ’29, ma altre fonti anticipano al ’26, a Roma, dove scomparve nel 2002. Primo di nove figli, abbandonò ben presto quel familiare forno Frontoni che era celebre per la “pizza romana” e sfamava l’intera famiglia, non ne sentiva alcun aggancio. Se ne volò a Parigi e dopo poco in America, sperimentando la propria tecnica del bianco e nero che lo portò al primo successo di una lunga professione: la foto di Gina Lollobrigida. Dopo quell’immagine sarebbero arrivati i tanti servizi, “firma ben riconoscibile per il suo stile barocco ai limiti dell’eccesso” – sempre concepiti nella villa di Zagarolo o nell’ampio studio di via dei Monti di Pietralata 90, nella capitale – a immortalare, con la Patty, Elsa Martinelli e Marisa Mell (anche i film di serie B andavano a pennello, l’attrice austriaca sul set di “Una sull’altra” di Lucio Fulci, 1969, ne è un esempio) e una piratesca o campagnola Loredana Bertè, le più gettonate, ma pure Jane Fonda, metallizzata sul set di “Barbarella”, Claudia Cardinale e Ornella Vanoni impellicciata, le proteste degli animalisti erano ancora di là da venire, Rossella Carrà e l’androgina Jane Birkin, Catherine Spaak avvolta nelle piume e la dimenticata Maria Grazia Buccella, il caschetto nero di Rossana Podestà (1966), all’apice del successo con “Il grande colpo dei 7 uomini d’oro” ma pronta di lì a poco ad abbandonare il marito regista Marco Vicario per le montagne e per Walter Bonatti. E ancora Raquel Welch e Mariangela Melato fotografata in abito arancio tra le scogliere di “Travolti da un insolito destino”, le sorelle Kessler ed Edvige Fenech elegante negli abiti di Rocco Barocco o nature come mamma l’ha fatta (primi anni Ottanta), sotto il segno del Capricorno – una serie legata ai segni zodiacali assolutamente da non perdere -, le sorelle Bandiera di arboriana memoria e Ira von Fürstenberg di nobili natali e Renato Zero, che forse non aveva ancora raccolto le orde dei sorcini attorno a sé ma che ci teneva a mostrarsi trasognato ai margini di una solitaria spiaggia con la “storica fidanzata” Lucy Morante. Era, più o meno, il 1979 e lui ci blandiva con “il carrozzone riprende la via / facce truccate di malinconia / tempo di piangere, no, non ce n’è / tutto continua anche senza di te”. Fine di un grande amore?

Chiuso nel capitolo “Dancing Queen” troviamo Enzo Avallone – poi Truciolo, dal nomignolo che gli affibbiò il non ancora pentastellato Beppe Grillo -, conquistatore di un quarto d’ora di successo grazie a Heather Parisi che lo volle nel ’79 accanto a sé per “Fantastico”, qui slanciato in abito immacolato contro uno di quei fondali metallici che maggiormente permettevano a Frontoni di giocare con la luce e i suoi tanti effetti. Proseguendo alla voce maschietti, l’efebiche forme di Helmut Berger tra le fresche frasche di Ischia, Visconti finissimo occhio osservatore e protettore, Fabio Testi issato poderoso su un bianco cavallo, lo sguardo di Lawrence d’Arabia prima della battaglia ma con assai meno paludamenti, Jean Sorel mollemente adagiato. A dirla tutta – sono le ospiti di due delle sei “cappelle” (più o meno “votive” ad un mondo che mostrava già parecchi scricchiolii) approntate al temine del tragitto artistico, Ilona Staller (con tanto di sussurri, e poche grida, a matrice erotica) e Moana Pozzi immersa nella tinozza; nonché Luciana Turina, che mette in (bella?) mostra il proprio fisico over size, con una (grande) tonnellata d’ironia ma certo con una qualche caduta di gusto cui anche il maestro della fotografia non ha potuto sottrarsi.

Alla Mole sino al 9 marzo, gli occhi di tutti hanno tempo e modo di sbizzarrirsi. Si prevede, nelle intenzioni degli organizzatori, una festa anni ’80, chissà dove chissà quando chissà se, e altrettanto “certo certissimo anzi probabile”, l’arrivo della icona Patty Pravo e del nipote di Frontoni, Daniele, felicissimo – ha detto – che il Museo del Cinema abbia ricordato in maniera così significativa lo zio.

Elio Rabbione

Presenze, nei lunghi anni di lavoro di Frontoni, sono stati Brigitte Bardot, Helmut Berger, Jane Fonda e Patty Pravo che della mostra “Pazza idea” è l’immagine principe.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Ronald Baker &Tony Match Trio

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. Alle OGR suona Ronald Baker & Tony Match Trio.

Mercoledì. Al Blah Blah si esibiscono I Cospiratori.

Giovedì. Al Vinile è di scena Simona Palumbo Quartet. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Lina Simons + Juma. Al Blah Blah suonano i The Dirteez + Bone Rattler.

Venerdì. Al Peocio di Trofarello è di scena il sestetto di Luca Vicini. Al Circolino suona il Just in Trio. Allo Ziggy si esibiscono i GoTho + Codcreep.

Sabato. Al Vinile sono di scena i The Bartenders. Al Peocio di Trofarello và in scena Music for Burkina. Al Magazzino sul Po suonano gli Ecko Bazz & Still.

Pier Luigi Fuggetta

“Il respiro della musica” con l’Orchestra Giovanni Battista Polledro

Diretta dal Maestro Federico Bisio

L’Orchestra Polledro prosegue la stagione 2025 con il secondo concerto della terza rassegna “Il respiro della musica – s’ode a Chieri uno squillo di corno, divertimenti sonori nel classicismo”. L’appuntamento è per giovedì 25 settembre alle ore 21 nella chiesa di San Domenico, in via San Domenico, a Chieri. Sul podio Federico Bisio, direttore stabile dell’Orchestra, e i corni solisti Umberto Jiron e Stefano Ruffo. Verranno eseguiti di Johann Georg Feldmayer (1756-1831) il concerto in Fa maggiore per due corni e orchestra, e di Mozart (1756-1791) la Sinfonia in Do maggiore n.16 KV128, e il Divertimento in Re maggiore n.2 KV131.

Feldmayer fu compositore, violinista e tenore, figura poco nota della musica di corte del Settecento, nonostante abbai ricoperto incarichi di rilievo, come quello di Kappelmeister a Wallerstein, succedendo ad Antonio Rosetti. Rimasto orfano di padre molto presto, ricevette una istruzione gesuitica a Monaco di Baviera, dove si formò musicalmente. Pur destinato alla carriera ecclesiastica, scelse la musica entrando, intorno al 1780, nell’orchestra del Principe Kraft Ernst Zu Oettingen-Wallerstein come violinista e tenore. Si distinse anche come compositore e, insieme alla moglie Monika, brava soprano, prese parte a numerose esecuzioni vocali.

Il concerto per due corni di Feldmayer è una delle composizioni più interessanti della sua produzione musicale, conservata in forma manoscritta tra i fondi della biblioteca universitaria di Augusta, provenienti dalla collezione musicale dei Principi Oettingen – Wallerstein.

La Sinfonia n.16 in Do maggiore K128 fu composta da Mozart nel maggio 1772 a soli 16 anni, durante il suo soggiorno a Salisburgo tra due viaggi in Italia. È strutturata in tre movimenti nello stile dell’ouverture italiana: Allegro maestoso in 3/4 ; Andante grazioso in Sol maggiore per soli archi in 2/4 ; e un Vivace Allegro finale in 6/8. Il primo movimento è in forma sonata con una rete ma intensa sezione di sviluppo. La ripresa non è una semplice replica dell’esposizione. Il secondo movimento rinuncia ai fiati, creando un contrasto più intimo , mentre il terzo, in forma di Rondò modificata con coda, introduce oboi e corni in un’atmosfera brillante e danzante. L’autografo è conservato presso la biblioteca di Stato di Berlino. Il Divertimento K131 si distingue per la sua ampiezza formale, la varietà timbrica e una scrittura orchestrale sorprendentemente raffinata. L’organico è esteso, comprendendo un flauto, un oboe, un fagotto, archi e ben quattro corni, elemento raro per l’epoca, che assume un ruolo protagonista in due movimenti. Il ruolo centrale dei quattro corni rimane in parte misterioso, ma rimane probabile che Mozart abbia voluto sfruttare la bravura di alcuni esecutori disponibili all’epoca, scrivendo l’articolo su misura. Il risultato è una delle sue opere più ambiziose per strumenti a fiato, seconda solo ai celebri Concerti per corni. Sebbene pensato come musica d’occasione, questo Divertimento supera ampiamente le aspettative del genere, e Mozart dimostra una padronanza tecnica e stilistica che supera la funzione celebrativa dell’opera, offrendo una musica che pur pensata d’accompagnamento a un evento sociale, merita un ascolto autonomo e attento. Sia la Sinfonia sia il Divertimento mostrano una scrittura consapevole, già capace di adattarsi al contesto senza rinunciare alla qualità artistica. L’attenzione al colore strumentale, alla forma e al dialogo tra le sezioni dell’orchestra, testimonia una maturità sorprendente per un compositore così giovane. Più che semplici prove giovanili, queste opere delineano una visione musicale autonoma, dove anche nei generi destinati all’intrattenimento Mozart sa infondere profondità, inventiva e senso teatrale. Si tratta di lavori che anticipano per freschezza e intelligenza quella libertà stilistica che diventerà la cifra del suo linguaggio maturo.

Ente organizzatore: Orchestra da Camera “Giovanni Battista Polledro”

info@orchestrapolledro.eu

Concerto a ingresso con offerta libera

Mara Martellotta

Torino Spettacoli, ovvero ancora una volta “la bella abitudine di andare a teatro”

Presentata la nuova stagione del teatro Erba

“…alla Balena”, si usa dire, che il mondo sia quello teatrale o no. Ma Torino Spettacoli continua ad avere “ancora” bisogno di “quella roba lì” se anno dopo anno vede raddoppiare la propria fortuna e il successo che tocchi con le mani, i contatti con il suo pubblico, gli appuntamenti sold out che riempiono e accomunano la sala dell’Erba di corso Moncalieri come altresì gli spettacoli portati in giro nelle piazze che stanno al di là dei confini regionali – leggi dalla Calabria all’Abruzzo, dall’Emilia alla Lombardia (con la piazza milanese che non ti regala mai nulla!)? Fortuna e successo che quasi potresti farne a meno, ti verrebbe voglia di dire, tanto il terreno è stato coltivato – Gian Mesturino e Germana Erba hanno insegnato – con una tale passione e con una così alta professionalità, tanto è valido il panorama delle produzioni e delle ospitalità, tanto è efficace la “sorprendente capacità di comunicazione culturale” che si relaziona tra staff e pubblico, tanto è stato proficuo il passaggio di consegne, non soltanto familiari ma pure quelle nate e cresciute tra i compagni di lavoro che stagione dopo stagione si sono fatti conoscere, che quelli alla fine paiono del tutto scontati, verità sacrosante da buttarsi alle spalle. Per cui ritorna “la bella abitudine di andare a teatro”, e “la Balenina” di Giuseppe Erba, incancellabile mascotte, è pronta a ricominciare.

L’inizio è fissato per il sabato 4 ottobre con il Festival di Cultura Classica, stagione numero 27, efficace e seguitissimo patrimonio comico, tragico e processuale dell’antichità, autori del passato e ripropositori del presente, da Euripide a Cicerone a Plauto, da Marinelli a Mussapi a Colm Tòibin (sarà interessante vedere come, ricavando la vicenda dall’”Antigone” di Sofocle, il settantenne autore irlandese abbia raccontato con il suo “Pale Sister” la ribellione al tiranno dell’antica eroina con la prospettiva della sorella Ismene), dove il passato è lo specchio fattivo della nostra epoca, appuntamenti che vedranno la presenza della Compagnia Stabile come del Teatro Libero di Palermo e del Teatro Belli di Roma. Per tutti, attuali come non mai, “Non una di meno” dalle “Troiane” euripidee, la tragedia di donne perseguitate da una guerra feroce, là dove – oggi – Ecuba Andromaca Cassandra hanno nomi diversi e soffrono le medesime pene, mentre il versante della comicità e del divertimento sono assicurati dal “Soldato fanfarone” o dalla “Commedia delle 3 dracme” del commediografo latino per cui l’infaticabile Elia Tedesco è interprete e cura la regia con Girolamo Angione. Nomi e temi che avranno, per le repliche del mattino come serali, gli interessanti approfondimenti e la guida dei dibattiti del prof. Paolo Accossato.

Inseriti nelle differenti sezioni ospitate nella stagione di Torino Spettacoli, tra gli altri, “La scuola delle mogli” di Molière con Matilde Brandi, il Galà dei Germana Erba’s Talents (in programma al teatro Colosseo mercoledì 19 novembre alle ore 20,30), la riprese del successone “Verso l’ora zero”, a firma della regina del giallo Agatha Christie (novembre/dicembre) e dell’ormai collaudatissimo “Forbici follia”, immancabile appuntamento delle feste di fine anno, “Un giardino di aranci fatti in casa” per cui, nella veste di interprete e regista, Alessandro Marrapodi s’immerge nel mondo divertente ma altrettanto pensoso e critico della società targata a stelle e strisce di Neil Simon, ironia e sentimento ad accompagnare il rapporto padri e figli, da una parte una contagiosa vitalità e dall’altra la vita scialba di uno sceneggiatore che il pubblico pare aver dimenticato: un panorama inquieto in cui ci sarà spazio per un cambio di vita all’orizzonte. Miriam Mesturino riproporrà “La locandiera” (tra Natale e la Befana, teatro Gioiello) – in compagnia di Luciano Caratto e Marrapodi – e “Lapponia” – in compagnia di Sergio Muniz -, ovvero “una folle cena di vigilia al polo nord”, una lotta di coppie e non soltanto, aurore boreali e neve, trappole e bugie, con al centro la disastrosa affermazione rivelata a un pargolo di quattro anni che Babbo Natale non esiste! Non farlo assolutamente mai, o sono grossi guai in vista. A gennaio Paolo Triestino affronterà “Guanti bianchi” di Edoardo Erba, Max Pisu e Chiara Salerno li vedremo in “Sarto per signora” di Feydeau (febbraio) con divertimento assicurato.

Appuntamenti importanti, esempi di alta drammaturgia e di affreschi completi dell’animo e della condizione femminile, “Solo una donna, Felicia Impastato”, scritto e interpretato da Vita Villi e diretto da Miriam Mesturino, il ritratto di una donna che, nel piccolo comune siciliano di Cinisi, nel 1930, si ribella alla prepotenza dell’uomo che ha sposato, Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano Badalamenti, “nella mia casa gli uomini di Cosa Nostra non devono entrare”, e difende il proprio figlio, il ribelle Peppino. Quando Peppino verrà ucciso e il suo assassinio verrà archiviato come un atto terroristico, Felicia userà tutta la caparbietà che le è propria per scoprire quella verità che altri le negano. E “Non fui Gentile, fui Gentileschi”, monologo interpretato da Debora Caprioglio, un assolo ambientato nello studio della pittrice seicentesca, a raccontare della perdita prematura della madre, del rapporto con il padre Orazio e il suo muoversi in un mondo d’arte dove erano esclusivamente gli uomini a farla da padrone, delle lezioni di Agostino Tassi che si tradurranno nella violenza e nel processo che coinvolgerà tutta Roma, del suo desiderio di affermarsi, imponendosi nel mondo e nella pittura (8 marzo 2026).

Giorgia Trasselli traccerà ancora un ritratto femminile, giunto all’ottavo anno di repliche sempre esaurite, “Alda Merini”, Elena Sofia Ricci metterà in scena “Mammamiabella”, un testo da lei

co-scritto, una commedia musicale intorno al tema della maternità che divertirà ogni famiglia. Franco Oppini e Pino Ammendola (anche autore e regista) sono gli interpreti di “C’eravamo tanto odiati” (28 e 29 marzo), ritornerà il successo di “Camere con crimini” con i beniamini Carlotta Iossetti, Andrea Beltramo ed Elia Tedesco (17 – 19 aprile), un triangolo amoroso e una serie di improbabili crimini, Melania Giglio proporrà un testo su “Marilyn” scritto da lei stessa. Sarà in finale di stagione interessante vedere “uno spettacolo blasfemo”, come forse potrebbe apparire “Il Protovangelo di Giacomo”, scritto e interpretato da Davide Diamanti, un avventurarsi nei vangeli apocrifi, dove “Maria è una mamma, Gesù un bambino capriccioso, Giuseppe un vecchio stanco della vita e di fare la professione del padre”. Le musiche sono di Fabrizio De André.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Sergio Muniz e Miriam Mesturino interpreti di “Lapponia”, Debora Caprioglio nel monologo si Artemisia Gentileschi, “Verso l’ora zero” giallo di Agatha Christie e il successo della scorsa stagione “Camere con crimini”, in scena Carlotta Iossetti, Andrea Beltramo ed Elia Tedesco.

Valeria Bruni Tedeschi dialoga su Eleonora Duse

Al cinema Nazionale e al cinema Due Giardini

L’attrice Valeria Bruni Tedeschi incontrerà venerdì 19 settembre, al cinema Nazionale di via Pomba, al termine dello spettacolo delle 18.45, il pubblico che avrà assistito alla proiezione di “Duse” diretto dal regista Pietro Marcello e di cui lei è protagonista. In seguito si recherà al cinema Due Giardini per incontrare il pubblico nello spettacolo delle 21.

Valeria Bruni Tedeschi interpreta il personaggio leggendario di Eleonora Duse, che ha una formidabile carriera alle spalle che pare ormai conclusa. Nei tempi feroci che intercorrono tra la Grande Guerra e l’inizio del Fascismo, la Duse avverte un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna laddove la sua carriera è iniziata, sul palcoscenico.

Mara Martellotta

Tra radici e futuro la nuova stagione 2025/2026 dell’Accademia Stefano Tempia

La stagione 2025/2026 dell’Accademia Stefano Tempia propone un viaggio musicale che intreccia radici e futuro, tradizione e innovazione, memoria e sperimentazione. Il 2025 si concluderà con le celebrazioni per i 150 anni dell’Accademia, la più antica associazione musicale del Piemonte, nonché la prima accademia corale nata in Italia, che culminano con la prima esecuzione in tempi moderni di opere di Stefano Tempia, custodite dal Fondo Tempia del Conservatorio di Torino. Il 2026 si concentra sulla vocazione più autentica dell’istituzione torinese: unire il patrimonio storico con le voci emergenti e le ricerche più contemporanee, dando spazio alle diverse sensibilità artistiche. Il percorso musicale alterna quindi repertori classici, composizioni contemporanee, giovani talenti e formazioni innovative, in un dialogo costante tra passato e presente.

Dai cori storici, come il francese Chœur Région Sud e il Coro della Società Corale Città di Cuneo, alle grandi opere sinfonico-corali del Requiem di Mozart e della grandiosa Fantasia Corale di Beethoven. Dalla musica cameristica a quella contemporanea, con le trascrizioni vocali di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA. Fino ai progetti sperimentali, come l’incontro inconsueto tra il violoncello di Paolo Tedesco con l’Orchestra a Fiati Giuseppe Verdi della Città di Bra e il debutto torinese dell’Open Sax Quartet, in un programma dedicato alle colonne sonore.

“Questa Stagione – afferma Isabella Oderda, presidente dell’Accademia Corale Stefano Tempia – segna un passo importante per l’Accademia medesima. Allarghiamo i nostri orizzonti e intrecciamo nuove relazioni con il territorio e oltre i suoi confini, per portare la musica in spazi sempre diversi e raggiungere pubblici sempre più ampi. Crediamo che la musica sia un ponte che unisce, e vogliamo che la voce dell’Accademia risuoni non solo nei luoghi storici ma ovunque ci sia desiderio di condivisione, assecondando la nostra vocazione di promuovere la cultura corale come
esperienza viva e condivisa”.

“Abbiamo costruito una Stagione – spiega il direttore artistico e maestro del coro Luigi Cociglio – che è un vero viaggio tra radici e futuro. Ogni concerto è pensato come un incontro, un’occasione per scoprire che la musica, quando osa e dialoga, riesce sempre a toccare corde profonde
e inattese. Abbiamo scelto di affiancare capolavori immortali a progetti inediti e coraggiosi, convinti che sia proprio in questa alternanza che la musica rivela la sua forza: custodire la memoria, parlare al presente e aprirsi al futuro”.

Il concerto in programma, che inaugura la Stagione 2025/2026, “Rencontres”, è molto più di un evento musicale: è un simbolo di dialogo culturale e amicizia tra due tradizioni corali, quella francese e quella italiana, tra le più prestigiose d’Europa. L’incontro tra il Chœur Région Sud e il Coro dell’Accademia Stefano Tempia diventa occasione per riflettere sul valore sociale della musica come strumento di coesione e scambio, capace di superare ogni confine. Il programma offre uno sguardo affascinante su tre opere corali emblematiche, diverse per epoca e linguaggio, ma tutte profondamente legate allo spirito del loro tempo: Missa Pontificalis di Lorenzo Perosi, Gloria di Francis Poulenc, Gallia di Charles Gounod, presso il Conservatorio di Torino, sabato 11 ottobre.

“Armonie inattese” è un incontro fra mondi sonori lontani, eppure comunicanti, che abbatte le barriere tra generi e tradizioni, esplorando il potenziale espressivo del violoncello solista in dialogo inconsueto con un’orchestra di strumenti a fiato. Il cuore della serata è un manifesto dell’eclettismo musicale che rappresenta una sfida tecnica ed espressiva per il violoncellista Paolo Tedesco accompagnato dall’Orchestra a Fiati Giuseppe Verdi della Città di Bra: il *Concerto per violoncello e orchestra di fiati di Friedrich Gulda, pianista e compositore austriaco celebre per il suo spirito libero, capace di spaziare dal repertorio classico al jazz più irriverente. Accanto a Gulda, il programma propone le suggestioni orientali del Sherazade di Rimskij-Korsakov, un omaggio vivace alla danza popolare messicana Danzón n. 2 di Arturo Márquez e due capisaldi della musica americana del Novecento: un estratto dal West Side Story di Leonard Bernstein e Rapsodia in blu di Gershwin, simbolo musicale della modernità metropolitana, dove jazz e musica colta si fondono in un brillante affresco.

La musica diventa strumento di riflessione e inclusione nel concerto Melodie Intrecciate che ripercorre suoni, storie ed emozioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. il Coro femminile dell’Accademia Stefano Tempia, guidato dal Maestro Luigi Cociglio,con il contributo pianistico di Chiara Romanelli e la partecipazione del Coro di Voci Bianche Scuola Internazionale Europea “A. Spinelli” affronta un programma che attraversa stili e secoli: dalle raffinate armonie romantiche di Johannes Brahms e Gabriel Fauré, ai linguaggi contemporanei di Pau Casals, Bob Chilcott, Eric Whitacre, Ola Gjeilo e Karl Jenkins, fino alle trascrizioni vocali di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA, con un momento speciale dedicato alla compositrice Mel Bonis, presso il Teatro Vittoria, lunedì 24 novembre.

Giovani Talenti in Concerto valorizza invece il talento emergente, testimoniando il legame tra formazione e professionalità artistica, elementi fondanti della missione culturale della Stefano Tempia. In collaborazione con l’Associazione De Sono, due giovani interpreti, Esther Zaglia e Alessandro Vaccarino, propongono tre sonate del repertorio cameristico novecentesco di Debussy, la Sonata in sol minore, di Respighi, la Sonata in si minore di Poulenc e la Sonata FP 119, presso il Teatro Vittoria, martedì 2 dicembre.

Il 2025 si concluderà giovedì 4 dicembre al Conservatorio di Torino con un ritorno alle origini “All’Ill.mo Sig. Tempia”, concerto dedicato al fondatore Stefano Tempia, con la prima esecuzione moderna di alcune sue composizioni sacre e sinfoniche, ritrovate e trascritte dal Fondo Tempia
del Conservatorio di Torino, quali la Sinfonia n. 1, il Magnificat e la “Messa Breve”. Partecipano il Coro dell’Accademia Stefano Tempia e l’Orchestra Melos Filarmonica. La trascrizione degli spartiti sarà, nel mese di novembre, al centro di un workshop con musicologi, storici ed esperti che ricostruiranno la figura e il ruolo di Stefano Tempia nel suo tempo e nel panorama musicale dell’epoca. La storia di Stefano Tempia, in forma romanzata, è infine il soggetto del libro “Il tempo di Stefano” di Antonella Manduca che sarà presentato in anteprima sabato 4 ottobre a Portici di Carta. Si tratta di omaggi che non guardano solo al passato, ma rilanciano la missione dell’Accademia nel segno della continuità e del futuro.

Mara Martellotta

La XXXVII stagione del FolkClub senza confini tra tradizioni, innovazione e grandi ritorni

XXXVII Stagione Prima Parte dal 2 ottobre al 20 dicembre

Dal ritorno della Piccola Orchestra Avion Travel (nella foto) all’unica data italiana di Marc Ribot, passando fra gli altri per Moni Ovadia, L’Antidote, Elijah Wald, Erene Mastrangeli

 

Il FolkClub riparte: la XXXVII stagione di concerti conferma ancora una volta il ruolo centrale che lo storico club torinese riveste nella scena musicale italiana ed europea. Un viaggio musicale che, come ama ricordare il direttore Paolo Lucà, «ogni anno ci porta lontano, in territori noti e ignoti, chiedendo al pubblico un atto di fiducia: lasciarsi guidare dagli artisti che ospitiamo e tornare a casa ogni volta con il cuore pieno, l’anima lieta e la mente leggera».

Come negli ultimi anni, con l’autunno il club annuncia le date della prima parte di stagione, per concedersi la possibilità di completare il cartellone del nuovo anno con qualche sorpresa e appuntamento imperdibile.

Ad aprire la nuova tappa della lunghissima storia musicale del piccolo palco di Via Perrone a Torino, giovedì 2 e venerdì 3 ottobre, sarà l’eccezionale ritorno della Piccola Orchestra Avion Travel, a vent’anni dall’ultima volta sul palco del FolkClub. Peppe Servillo e compagni festeggiano 45 anni di carriera con un doppio concerto che unisce il loro carisma e la loro eleganza a una storia musicale che li ha resi unici, da Sanremo al cinema. Sabato 11 ottobre tocca a El Mate Trio, l’incontro funambolico di tre straordinari musicisti argentini – Franco Luciani (considerato uno dei migliori armonicisti al mondo), Natalio Mangalavite e Carlos “El Tero” Buschini – che omaggiano  la tradizionale bevanda, diffusissima tra argentini, uruguaiani, brasiliani e paraguaiani, per i quali è – ormai da tempo immemore – un rituale quotidiano, bevanda immancabile durante un incontro tra amici, preferita dai “gauchos” ma anche da Che Guevara e da Jorge Mario Bergoglio, con un repertorio intriso di tango, passione e radici sudamericane. Il 18 ottobre il palco si tinge di verde Irlanda con i senesi Willos’, che festeggiano 25 anni di attività presentando One for the Road: folk irlandese reinterpretato con freschezza e sensibilità contemporanea, grazie anche al contributo dell’ex Modena City Ramblers Massimo Giuntini (nella band dal 2020) e della cantante canadese Fiona King. La settimana successiva porta a Torino il talento cristallino della pianista e cantante tedesca Olivia Trummer (23 ottobre), che con Makar Novikov e Amir Bresler costruisce ponti tra jazz, canzone e melodia. Il giorno dopo (24 ottobre), per il primo appuntamento della storica rassegna Buscadero Nights, sarà la volta del country “New Wave Western” di Sam Outlaw con la sua band acustica, arricchito dall’apertura della straordinaria songwriter dell’Alabama Hannah Aldridge. Uno dei momenti centrali della XXXVII stagione arriva sabato 25 ottobre, con l’attesissimo ritorno al FolkClub di Marc Ribot. Unica data italiana, il concerto vedrà il chitarrista newyorkese presentare Map of a Blue City, il nuovo album nato da un percorso trentennale: un lavoro in cui tradizioni diverse – dal roots al free jazz, dalla bossa nova al noise – collidono con la sua voce intensa, per un’esperienza che è già stata definita “una Lectio Magistralis”. Venerdì 31 ottobre sarà il turno degli Huun-Huur-Tu, l’ensemble della Repubblica di Tuva che ha reso celebre nel mondo il canto difonico, trasformando antiche tradizioni in affascinanti paesaggi sonori.

Novembre si apre, il 7, con il grande ritorno di Moni Ovadia dopo 19 anni: insieme a Michele Gazich e Giovanna Famulari presenta Yiddish Blues, non uno spettacolo teatrale, ma un vero concerto che è rito laico, memoria e resistenza per i tempi bui che stiamo attraversando. L’8 novembre tre straordinari musicisti danno vita a L’Antidote, un progetto che oppone la bellezza alla durezza del presente: maestro iraniano dello zarb e delle percussioni persiane, appassionato tanto di jazz quanto delle sonorità mediterranee, Bijan Chemirani fonde la sua scienza del ritmo con quella del violoncellista albanese Redi Hasa – noto per aver contribuito alla rinascita della musica tradizionale dell’Italia meridionale, ma anche per le collaborazioni con Maria Mazzotta, Ludovico Einaudi e Robert Plant – e con il libanese Rami Khalifé, fantastico pianista libanese di formazione classica, affermato come uno dei compositori più influenti del XXI secolo, che mescola con maestria classica ed elettronica sui tasti del suo pianoforte. Il 21 novembre, ancora per le Buscadero Nights, arriva Galapaghost, alias Casey Chandler, songwriter americano ormai torinese d’adozione, accompagnato da Federico Puttilli, per un folk sospeso tra intimità e sperimentazione. Il 22 novembre la rassegna Tablao d’Autore porta al FolkClub il flamenco puro del bailaor Marco Flores, con Jose Tomas al toque e Quini de Jerez al cante. Sabato 29 novembre il primo appuntamento di stagione per la rassegna RadioLondra con Vibessence: il vibrafono di Thomas Dobler insieme a tre giganti del jazz italiano ed europeo, Furio Di Castri, Dado Moroni ed Enzo Zirilli.

Dicembre si apre con un viaggio nel Greenwich Village degli anni ’60: il 5 dicembre il chitarrista, cantante e narratore statunitense Elijah Wald porta in scena, accompagnato da Alex ‘Kid’ Gariazzo alla chitarra e voce, Marco ‘Benz’ Gentile al violino e mandolino e Pietro Brunello chitarra e voce, A Complete Unknown, un omaggio a Bob Dylan arricchito dai racconti e dalle canzoni che hanno fatto la storia. Il 13 dicembre torna da Brooklyn sul palco della sua città natale Erene Mastrangeli, “la Joni Mitchell italiana”, che presenta l’ultimo disco Loveshine in un concerto intimo e ricco di emozione, con la partecipazione dell’altra torinese Sabrina Oggero Viale. Chiude la prima parte della stagione, il 20 dicembre, The North Wind: il nuovo progetto del ligure Michel Balatti, dell’irlandese Tola Custy e dello scozzese Tom Stearn, un sodalizio che fonde memoria, emozione e contemporaneità in un repertorio che attraversa Irlanda, Scozia, Bretagna e Nord Italia.

Tutti i concerti iniziano alle 21.30 e tutti sono trasmessi anche in streaming in diretta. L’ingresso al FolkClub è riservato ai soci, che sottoscrivono al costo di 10 € una tessera vitalizia, il cui rinnovo stagionale è a discrezione del socio stesso. La registrazione gratuita sul sito folkclub.it consente di effettuare tutte le prenotazioni dei concerti accedere alle dirette in streaming online. Il FolkClub applica ai minori di 30 anni lo sconto del 50% sul biglietto di ingresso ai propri concerti!

Fondato a Torino il 16 aprile 1988 da Franco Lucà e da questi gestito fino alla prematura scomparsa nel 2008, il FolkClub è diretto da Paolo Lucà, figlio di Franco. FolkClub conta oggi oltre 57.500 soci sparsi in Italia e in Europa. Senza contare svariati festival e altre location, in oltre trentacinque anni di attività ininterrotta FolkClub ha proposto nello spazio torinese di Via Perrone 3 bis più di 1.700 concerti di svariati generi musicali (musica etnica, folk, d’Autore, acustica, blues, jazz, popolare, di protesta, sperimentale…) la maggior parte dei quali di rilevanza nazionale, internazionale e mondiale. Propone ogni anno una stagione di circa 40 spettacoli (uno o due concerti la settimana, da ottobre a maggio) nella sua storica sala concerti. Grazie alla straordinaria caratura artistica dei concerti ospitati e alla particolare atmosfera di intimità tra pubblico e musicisti che immancabilmente si crea, FolkClub si è guadagnato – per pubblico, critica e addetti ai lavori – la ben nota reputazione internazionale di uno tra i migliori club d’Europa per la musica live.

Per maggiori informazioni, il calendario completo e per prenotare i biglietti, il sito www.folkclub.it o +39 011 192.15.162.