SPETTACOLI- Pagina 4

“Mostri”, Lucilla Giagnoni dà voce a eroine ed eroi shakespeariani

Al teatro Astra, dal 7 al 12 aprile prossimi, per la stagione 2025-2026

Al teatro Astra, dal 7 al 12 aprile prossimi, andrà in scena la pièce teatrale “A pelle nuda sul palco. Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile” di e con Lucilla Giagnoni, con musiche originali di Paolo Pizzimenti, per una produzione TPE-Teatro Piemonte Europa.

Un’attrice su una pedana in controluce: è Romeo che contempla Giulietta al balcone, ma anche Giulietta stessa, e poi Desdemona, Otello, Emilia, Lady Macbeth. Lucilla Giagnoni interpreta personaggi sia maschili sia femminili, senza distinzione. Nel teatro di Shakespeare le donne non potevano recitare e non avevano voce. Si trattava di una strana condizione per quel tempo, in cui sul trono sedeva una delle più significative regnanti della storia inglese, Elisabetta I Tudor. Il teatro, però, è il luogo in cui dare spazio a queste contraddizioni, in cui poter trovare loro un senso aprendosi a nuove possibilità. Dal teatro si riparte per saldare questo debito e riparare il torto. Lucilla Giagnoni si fa guida del pubblico in un percorso dentro Shakespeare, attraverso le sue opere e i suoi protagonisti in un’affabulazione che si intreccia intimamente all’interpretazione, accompagnandoci nel tempo, nel mondo e nella misteriosa figura dell’autore teatrale che spalancò le porte della modernità (non a caso nato nello stesso anno di Galileo Galilei e morto nello stesso anno di Miguel de Cervantes).

A scandire il percorso sono tre donne delle tragedie shakespeariane, tre figure archetipiche: Giulietta, giovane romantica; Desdemona, ragazza che vuole diventare donna; Lady Macbeth, donna spietata che desidera essere regina. In questa avventura shakespeariana per voce femminile, tragedia e biografia personale si mescolano; la voce dell’attrice si fa personaggio e viceversa. Si tratta di uno spettacolo che omaggia il potere del teatro nel farsi strumento interno, di messa in dubbio; ogni personaggio è un’immersione, un’esplorazione verso se stesso, una scoperta delle proprie parti, che richiede una spogliazione: “A pelle nuda sul palco” non per procurare sofferenza ma per condividere conoscenza. Se la grandezza dell’opera di Shakespeare si rivela quando c’è un corpo che la incarna, dando voce a tutte le luci e le ombre dell’umano, questo spettacolo è un’esperienza che può toccare profondamente il corpo e l’interiorità di ogni adolescente.

“Ho scritto la maggior parte degli spettacoli che ho interpretato – afferma l’attrice e regista Lucilla Giagnoni – mi sono immersa anche in grandi classici, dando vita alle loro parole. La mia prima vocazione è quella dell’attrice, abito il palco come gli adolescenti la loro cameretta e i pellegrini il loro santuario. Avvolta nel nero di quinte e fondali, abbagliata dalle luci, supero ogni volta la soglia dello spazio-tempo e dialogo con i grandi artisti e artiste del passato. Questo comporta un lavoro di spogliazione e di mettersi a pelle nuda, condizione necessaria affinché la vita fluisca da me oltre il proscenio. Trasmettere vita è uno dei doni più grandi del teatro, e questa energia me la dà la Poesia, e quindi anche Shakespeare con il suo teatro. I suoi personaggi, maschi e femmine senza distinzione, hanno segnato molte tappe della mia evoluzione, potrei raccontare la mia vita tramite la loro. Sono in me, dormono, sognano, urlano, parlano, discutono, piangono, arrossiscono. Giulietta, Desdemona e le streghe del Macbeth, Lady Macbeth, ma anche Romeo, Otello, Iago e Macbeth. Ecco i personaggi shakespeariani che ho interpretato, maschi e femmine senza distinzione. Curioso perché nel Teatro di Shakespeare le donne non potevano recitare e non avevano voce. Mi viene da pensare che è come se avessi saldato un debito. Interpretare i personaggi maschili è stato divertente e terribile come un transfert, un’esplosione. Ma calarsi nei panni di queste creature femminili è stata una vera e propria esplorazione di un mistero, di ciò che non conoscevo di me. I personaggi femminili rappresentano un’esplorazione che arriva fino al limite della loro morte, una fine violenta che tutte le volte sogni di poter cambiare e, visto che non è possibile, puoi donare loro almeno la tua voce”.

Teatro Astra – via Rosolino Pilo, 6, Torino

“A pelle nuda sul palco. Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile” – 7-12 aprile

Orari: martedì e venerdì ore 21 / mercoledì e sabato ore 19 / domenica ore 17

Mara Martellotta

In scena al Teatro Regio i “Dialoghi delle Carmelitane”

L’opera di Francis Poulenc, che debutta per la prima volta a Torino per la regia di Robert Carsen

Venerdì 31 marzo, alle ore 20, e fino a domenica 12 aprile, va in scena per la prima volta a Torino “Dialogues des Carmélites” di Francis Poulenc, uno dei più grandi capolavori del XX secolo nell’intenso allestimento di Robert Carsen. Debuttano al Teatro Regio di Torino Yves Abel, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro, e Ekaterina Bakanova nel ruolo della protagonista, di ritorno a Torino dopo il successo in “Manon” di Massenet, ora al debutto nel ruolo di Blanche. Accanto a lei, Jean-François Lapointe (Marchese de La Force), Valentin Thill (Cavaliere de La Force), Sylvie Brunet-Grupposo (Madame de Croissy), Sally Matthews (Madame Lidoine), Antoinette Dennefeld (Madre Marie) e Francesca Pia Vitale (Sorella Constance), oltre a un numeroso cast di solisti chiamati a ricoprire i sedici personaggi dell’opera.

L’opera è ambientata nella regione della Compiègne, nel 1794, quando la rivoluzione irrompe nella clausura e trasforma la vita di un convento in una domanda radicale: che cosa significa avere fede quando tutto crolla? “Dialoghi delle Carmelitane” sono ispirate alla vera storia delle sedici Carmelitane ghigliottinate durante il Terrore giacobino; l’opera di Francis Poulenc, su testo di Georges Bernanos, rappresenta un teatro dell’interiorità, dove la musica alterna tensione e contemplazione, luce e ombra, mettendo a nudo la paura che condiziona, la violenza del potere e la scelta del sacrificio.

La lettura di Robert Carsen, creata per il Dutch National Opera di Amsterdam nel 1997, con scene di Michael Levin, è diventato un riferimento internazionale per l’essenzialità del linguaggio scenico e la forza emotiva con cui restituisce il nucleo centrale, morale e spirituale dell’opera. Per il regista canadese, “Dialogues del Carmélites” è un’opera profondamente atipica, dove al centro non vi è il solito intreccio di passioni e morte, ma una questione esistenziale trattata in forma rarefatta e filosofica. Il dialogo è il vero motore drammaturgico, i personaggi parlano molto, ma non sempre riescono davvero a comunicare. In uno spazio astratto, quasi sacro, sono i corpi, le distanze e la luce a costruire i luoghi dell’azione; nessun realismo descrittivo, nessuna simbologia imposta, per lasciare allo spettatore la possibilità di riempire la scena con la propria esperienza interiore. Evitare oggetti e segni superflui significa sottrarsi a una “iper-teatralità” e accompagnare l’opera verso la sua dimensione più universale, come riflessione sul coraggio, sulla paura e sulla responsabilità individuale.

Figura chiave è Blanche de La Force, personaggio letterario, fragile e timoroso, creato da Gertrud von Le Fort, il cui cammino interiore, dalla paura alla scelta consapevole del sacrificio, rende visibile il cuore del dramma. È proprio questa capacità di parlare a tutti, al di là di ogni appartenenza religiosa, che, secondo Carsen, rende l’opera così potente sul piano umano, spirituale e intellettuale. Anche nella celeberrima scena finale, il regista evita ogni realismo crudo, per cercare nella musica di Poulenc una dimensione ulteriore. Ne nasce un’immagine stilizzata e di intensa bellezza che Carsen ha definito “una danza verso la luce”, non solo tragedia, ma attraversamento, trasformazione, compimento.

Ospite abituale delle più prestigiose orchestre e istituzioni liriche internazionali, Yves Abel è direttore principale della San Diego Opera dalla stagione 2020-2021. Il suo incarico è stato rinnovato fino al 2023. Il governo francese gli ha conferito il titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.

Opera lirica, prosa e grandi mostre internazionali, il nome di Robert Carsen è associato in tutto il mondo a produzioni di straordinario rilievo. Considerato uno tra i maggiori registi d’opera viventi, ha saputo rinnovare profondamente il linguaggio della regia lirica raggiungendo vertici di assoluta perfezione stilistica e formale. Il Teatro Regio e il regista canadese vantano un rapporto estremamente significativo, avviato nel 1996 con “Cendrillon” e proseguito nel 2002 con “Mefistofele”, nel 2007 con “Rusalka”, nel 2008 con “Salomè” e nel 2016-2017 con “La piccola volpe astuta” e “Katia Kabanova”.

La storia di “Dialogues des Carmélites” affonda le radici in un episodio storico realmente accaduto: l’esecuzione del 17 luglio 1944, a Parigi, nell’ultima e più repressiva fase del regime del Terrore, di sedici suore Carmelitane che rifiutarono di rinunciare ai loro voti religiosi, passate alla storia come le “Martiri di Compiègne”. Il tragico evento ispirò, nel 1931, il romanzo di Gertrud von Le Fort dal titolo “Die Letzte am Schafott” (L’ultima al patibolo), da cui nel 1947, Raymond Bruckberger trasse una sceneggiatura cinematografica affidando a Georges Bernanos la scrittura dei dialoghi. Pubblicati nel 1949, i “Dialogues” ottennero un tale successo teatrale che, nel 1953, l’editore Ricordi propose a Francis Poulenc di trasformarli in un’opera. Affascinato dalla profondità psicologica dei personaggi, in particolare femminili, il compositore completò la partitura nel 1956. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Scala il 1⁰ gennaio 1957, in traduzione italiana. Pochi mesi dopo, il 21 giugno, l’opera andò in scena in lingua originale francese all’Opéra di Parigi. Poulenc dedicò la partitura alla storia della madre e dei compositori che considerava i suoi maestri ideali: “Alla memoria di mia madre che mi ha dischiuso la musica, di Claude Debussy, che mi ha donato il gusto di scriverla, di Claudio Monteverdi, Giuseppe Verdi e Modest Musorgskij, che mi sono serviti da modello”.

Teatro Regio – piazza Castello 215, Torino

Martedì 31 marzo – domenica 12 aprile 2026

Mara Martellotta

Sala Art Ensemble di Torino celebra la Pasqua

Nello spazio culturale di via Petitti 24, sabato 4 aprile con il concerto “Voci per la passione”

Sabato 4 aprile la Sala Art Ensemble di Torino celebra la Pasqua con il concerto “Voci per la passione. Concerto di musica sacra per Pasqua”. Alle ore 17 lo spazio culturale di via Petitti 24 ospiterà, infatti, un appuntamento di grande fascino, un viaggio musicale che attraversa i secoli per offrire agli spettatori un momento di profonda spiritualità e riflessione. Il programma è curato per celebrare il mistero pasquale, e vedrà come protagonisti tre interpreti di rilievo, il contralto Roberta Wildmann, il basso Valter Carignano e l’organista Michela Varda. Il fulcro dell’incontro riguarderà le letture dello Stabat Mater, meditazioni sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la passione e la crocifissione di Cristo. La scaletta metterà a confronto i capolavori di maestri assoluti come Pergolesi, Vivaldi e Rossini, con le versioni altrettanto intense di Dvořák, Haydn e Schubert. Ogni brano narrerà, con linguaggi musicali diversi, il dolore, la pietà e la speranza legati alla passione. Il percorso sarà arricchito da pagine di Bach, Gounod e Franck, trasformando il concerto in un itinerario emotivo e spirituale tra le più importanti pagine della tradizione sacra europea.

Ingresso a offerta libera fino a esaurimento posti

Info e prenotazioni : 3758090195 – 366 3407927

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Subsonica e Marta Del Grandi

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Teatro Concordia si esibiscono i Finley.

Martedì. Alle OGR arrivano i Subsonica per presentare l’ultimo disco “Terre Rare”. Repliche mercoledì 1, venerdì 3 e sabato 4 aprile. Al ONE suona il Felice Reggio Quartet. All’Ospedale Sant’Anna per la rassegna Vitamine Jazz, suona il duo Pala & La Piana.

Mercoledì. Allo Ziggy si esibiscono i World Peace. Al Magazzino di Gilgamesh sono di scena Dotti & the Gang. Al Blah Blah suonano i Cousines Like Shit.

Giovedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Marta Del Grandi. Al Vinile sono di scena Tony Degruttola & Giulia Piccarelli. Al Blah Blah suonano i New Candys. Allo Ziggy sono di scena i Rezurex.

Venerdì. Al Blah Blah suonano i Talk To Her.

Sabato. Allo Spazio 211 si esibisce Giorgio Canali. Al Blah Blah sono di scena i Fratelli Lambretta. Allo Ziggy suonano i Corpus Delicti + DJS Lesley & Angelo Diba.

Pier Luigi Fuggetta

Le Sette Primavere della Holden

 

La “libertà” è la parola che Gloria Campaner e Nicola Campogrande, i due direttori artistici del festival “Seven Springs” della Scuola Holden, hanno scelto per questa terza edizione. “Agli artisti di Seven Springs abbiamo chiesto di non dirci cosa suoneranno. I musicisti potranno decidere fino all’ultimo momento che cosa suonare o cantare, dicendocelo un attimo prima, seguendo l’estro del momento”, ci tengono a sottolineare i due direttori. L’unica eccezione  nel concerto inaugurale del 28 aprile, con il soprano Barbara Hannigan e il pianista Bertrand Chamayou con l’esecuzione di “Jumalattaret”, ciclo di canzoni scritto da John Zorn per la Hannigan. La kermesse si svolgerà dal 28 aprile al 7 luglio: sette appuntamenti alle 7 di sera al costo di 7 euro, con cocktail Martini, con suoni universali come classica, jazz, rock, elettronica.

Debutto di Seven Springs, il 28 aprile, con Barbara Hannigan (soprano) e Bertrand Chamayou (pianoforte), con musiche di Ravel e John Zorn. Si prosegue il 5 maggio con Carlotta Dalia (chitarra) e Giuseppe Gibboni (violino), con musiche di Paganini, Albéniz e Piazzolla. Il 12 maggio Raffaele Pe (controtenore e pianoforte) e Saturnino (basso elettrico) con un programma dal titolo “Barocco e altre storie…”. Il 14 maggio, nella Sala grande dell’Auditorium del Lingotto, per il Salone del Libro, Alessandro Baricco (narratore), che ha pubblicato qualche mese fa il libro (Breve storia eretica della musica classica), con l’Orchestra Canova e Intende Voci Ensemble, con il direttore Enrico Saverio Pagano, presenta “Notte eretica”. Si prosegue il 19 maggio con Paolo Fresu (tromba, flicorno effetti), Pierpaolo Vacca (organetto, elettronica), special guest Karima (voce), con un programma di musiche di Fresu e Vacca, un concerto realizzato in collaborazione con Umbria Green Festival e Moncalieri Jazz Festival. Il 22 maggio Raphael Gualazzi (voce e pianoforte), insieme a Stefano Senardi, presenta “Come nascono le canzoni”. A seguire un Dj Set Live del Kappa Future Festival. Chiusura il 7 luglio con “The Other Concert – Final Party”, con Giuseppe Andaloro, (pianoforte), Anaïs Drago (violino), il Coro rock Vocal ExCess, Open Mic con i musicisti del collettivo Sal in Jam’s, una serata in collaborazione con Lingotto Musica. Tutti gli eventi si svolgeranno alla Scuola Holden (piazza Borgo Dora 49) tranne la data del 14 maggio (al Lingotto).

Pier Luigi Fuggetta

Marie-Ange Nguci debutta sulle note di Chopin, Schumann, Ravel e Liszt

Pianista tra le più interessanti della nuova generazione, Marie-Ange Nguci esordisce al Lingotto con un recital che esplora la fantasia visionaria del pianista romantico e post-romantico.

Martedì 31 marzo, alle 20.30, presso la Sala dei 500, l’arco narrativo conduce dall’eleganza salottiera del giovane Chopin all’universo inquieto e frammentato della Kreizleriana di Schumann, dalla meditazione paesaggistica di Listz negli “Années de pèlerinage” alle immagini sonore del trittico “Gaspard de la nuit” di Ravel. Si tratta di un programma che richiede non solo padronanza tecnica ma anche sensibilità intellettuale che ha reso la pianista franco-albanese ospite delle principali sale internazionali. Formatasi al Conservatorio di Parigi sotto la guida di Nicolas Angelich, Marie-Ange Nguci ha conseguito il diploma in analisi musicale, musicologia, pedagogia, violoncello e organo, oltre a un dottorato in musica a New York. Il recital si apre con il Rondò in mi bemolle maggiore op.16 di Chopin, composto nel 1832-1833, quando il giovane compositore stava ancora sperimentando le forme classiche pur orientandosi verso la maturità espressiva. In questo brano l’introduzione appassionata cede il passo a un gioioso tema principale, creando un efficace contrasto. Lo stesso dualismo tra luce e ombra, tra grazia e pathos, trova la sua più efficace espressione nella Kreizleriana op.16 di Schumann, del 1838. Il ciclo, che incarna l’anima più visionaria del Romanticismo, prende il nome dal personaggio di Johannes Kreizler, eccentrico maestro di cappella creato dallo scrittore Hoffmann. Le otto fantasie di Schumann, considerate dal compositore stesso la sua opera prediletta, esplorano stati emotivi estremi attraverso brusche alternanze, dall’estasi alla disperazione, dalla tenerezza alla frenesia. Segue il cuore lisztiano del programma con brani tratti dalle ultime tre suite, intitolate “Années de pèlerinage”. Composto tra il 1887 e il 1892, quando Liszt fu ospite del Cardinale Hohenlohe alla magnifica Villa d’Este di Tivoli, il “Troisième Année” testimonia le sperimentazioni armoniche dell’ultima produzione lisztiana.

I due “Aux cyprès de la villa d’Este” spiegano un lirismo malinconico e rarefatto, dominato dalla contemplazione della morte. Si tratta di pagine di meditazione quasi ascetica, lontana dal virtuosismo, che rese celebre in gioventù il compositore ungherese. “Les jeux d’eau a la Villa d’Este”, apre poi uno squarcio luminoso: con le sue cascate di arpeggi e riflessi cangianti della luce sull’acqua, il brano anticipa il linguaggio impressionista e l’estetica di Ravel, che a questa pagina guardò con ammirazione. Oltre che nei celebri “Jeux d’eau” , la capacità di Ravel di evocare la trasparenza e la motilità dell’elemento acquatico si manifesta anche in “Ondine”, il primo brano del trittico “Gaspard de la nuit” del 1908. In questa raccolta il compositore traduce le prose poetiche di Aloysius Bertrand in immagini sonore di grande vivezza. Ondine richiama  la figura seducente di una ninfa acquatica. A lei segue “Le Gibet”(la forca) nel quale Ravel crea un paesaggio di morte attorno all’ossessiva ripetizione di un si bemolle. Scarbo infine materializza con virtuosismo trascendentale le metamorfosi sinistre di un demone che tormenta il poeta addormentato.

Info: biglietteria presso gli uffici di Lingotto Musica – via Nizza 272/273, Torino – su appuntamento o telefonicamente da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12 edal,e 14.30 alle 17. – telefono: 333 9382545 – il giorno del concerto presso il foyer di Sala dei 500, via Nizza 280/41 – dalle 19 alle 20.30.

Mara Martellotta

“Calvarium”, nella sera del “Giovedì Santo”

Una Pasqua laica al “Teatro Baretti” di Torino con la performance di Sara Lisanti

Giovedì 2 aprile, ore 20

La “Passione” del Cristo Redentore teatralmente tradotta con stupefacente scenica gestualità: dal tradimento di Giuda e dall’arresto nel Giardino dei “Getsemani”, alla dolorosa salita e al supplizio del “Golgota” o “Calvario” (“Luogo del cranio”), la collina vicino a Gerusalemme dove Gesù fatto uomo fu crocifisso per la salvezza dell’Umanità e poi accolto fra le braccia materne in uno “scultoreo” gesto di ultima tragica “Pìetas”, fino alla Resurrezione e alla salita ai Cieli fra le braccia del Padre. E’ un lungo e straziante percorso, quello proposto in scena al “Teatro Baretti” di Torino, giovedì 2 aprile (sera del “Giovedì Santo”, ore 20) in “Calvarium”, spettacolo di “profonda intensità emotiva”, ideato e proposto dall’“artista visiva” e “body performer” salernitana – di stanza a Torino – Sara Lisanti.

La perfomance sarà seguita da un momento di confronto con il pubblico e si inserisce come terzo tassello della “Piccola Rassegna Culturale Torinese”, un progetto curato dal “Circolo Arci Sud” con il patrocinio della “Circoscrizione 8”, che quest’anno indaga le complessità della “contemporaneità”, perfettamente espresse dall’emblematico e provocatorio sottotitolo “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. In una serata densa di significati come quella del “Giovedì Santo”, a ridosso delle festività pasquali, la scena di via Baretti 4 diventa “il luogo di una narrazione corporea che ripercorre le tappe della Passione, spogliando il racconto della sua esclusiva veste religiosa per metterne a nudo la componente antropologica”.

E non poteva che essere così, con un’interprete, autrice e attrice protagonista sul palco, come Sara Lisanti, formatasi quale trapezista alla “Scuola di Circo Flic” e che, in scena, porta un’“estetica materico-concettuale” che le è già valsa prestigiosi riconoscimenti internazionali come l’“Azores Fringe Award” e il “Gothenburg Fringe Award” nel 2023. In “Calvarium”, a mettersi totalmente in gioco, quale “unico e polivalente strumento espressivo” è dunque, e proprio, il “corpo”, forma muta ma potentissima” nella sua intrigante e fantasiosa capacità di evocare simboli universali come la “stola di porpora”, la “Sindone” e l’“incenso”. L’opera guarda a Gesù innanzitutto come “uomo”“indagando – sottolinea Sara – la tenacia di un individuo che resta fedele al proprio credo fino a lasciarsi fare a brandelli, trasformando la sofferenza in una critica allegorica e in una riflessione sulla coerenza personale che supera i confini del dogma”.

L’intento o, se vogliamo, il messaggio – all’interno di un discorso complessivo sulla potenzialità di offrire visioni audaci sul “presente” attraverso i linguaggi del corpo e dell’immagine – è quello di esplorare il permanente aspetto umano nell’ardua impresa del non cedere al “sacrificio”, a qualunque pur doloroso “sacrificio” e a qualunque pur dolorosa “convinzione” estrema.

In quest’ottica “Calvarium” vuole essere “un racconto attraverso il corpo – sottolinea il direttore artistico, Max Borella – del dolore derivato dalla tenacia delle proprie convinzioni e delle proprie idee. Una Pasqua laica dove l’uomo (il Cristo che si è fatto uomo) viene prima della figura divina”. Al termine della rappresentazione, il pubblico, come detto, avrà l’opportunità di trattenersi in sala per un dialogo aperto con l’autrice, per un momento di confronto diretto atto ad approfondire le tematiche di uno spettacolo che promette di essere “un’esperienza celebro-visiva totale, capace di parlare alla sensibilità di credenti e laici attraverso la forza universale dell’arte performativa”.

Per info“Cineteatro Baretti”, via Baretti 4, Torino. Solo su “whatsapp” 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com

g.m.

Nelle foto: immagini di scena

Al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la Vita”

Sabato 18 aprile , dalle ore 18 alle 23, si terrà al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la vita”, giunto alla sua seconda edizione, un evento varietà costituito da due interventi musicali di trenta minuti di Alberto Fortis e sei mini conferenze di grandi personalità del mondo del giornalismo, dell’attivismo e dell’ambientalismo.
La serata sarà condotta dal veterinario Massimo Vecchetta, presidente del Centro Recupero Ricci “La Ninna”, dal vice presidente della medesima Davide Stanic e dalla conduttrice televisiva Erica Comoglio.
Tra gli ospiti figurano Luca Mercalli, Moni Ovadia, Sabrina Giannini, Martina Marchiò e naturalmente Alberto Fortis. Ospite speciale in video, collegamento dall’India, Vandana Shiva.

I grandi nomi presenti all’evento verranno premiati con la “riccia d’oro”, un riconoscimento simbolico dato a personalità del mondo dello spettacolo e della musica che hanno dedicato la loro vita alla protezione degli animali, alla tutela dei diritti umani e alla salvaguardia della biodiversità.  Il premio lo scorso  anno è  stato ricevuto dalle grandi personalità  come Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto, Andreas Hoppe, che hanno scritto la prefazione per il libro “75 kg di felicità”.

Vandana Shiva è una scienziata, ecologista, attivista  e scrittrice indiana molto nota per il suo impegno in difesa della biodiversità,  dei semi tradizionali, dell’agricoltura contadina e della sovranità alimentare. È diventata famosa per le sue critiche all’agricoltura industriale  e alle multinazionali che operano nel settore agroalimentare. Tra le voci più autorevoli al mondo sui temi della biodiversità e della sovranità alimentare, è  stata insignita nel 1993 del Right Livelihood Award, noto come Premio Nobel alternativo, per aver posto donne ed ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo.

Luca Mercalli, noto climatologo, meteorologo e divulgatore scientifico,  presidente della Società Meteorologica Italiana, è  esperto di cambiamenti climatici e ghiacciai alpini e dirige la Rivista Nimbus, collabora con testate nazionali, rendendo accessibili i dati sul clima.
Spesso ospite di importanti trasmissioni televisive è  estremamente noto per il suo grande impegno verso la sostenibilità. Luca Mercalli verrà premiato  per il suo ultimo libro “Breve storia del clima in Italia. Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale “, pubblicato da Einaudi nel 2025, in cui ripercorre l’evoluzione climatica del nostro Paese intrecciando storia, scienza e cronaca ambientale. Si tratta di un viaggio che aiuta a comprendere come il cambiamento climatico stia già trasformando profondamente l’Italia.

Moni Ovadia è  oggi considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana, è attore, drammaturgo, scrittore e cantante. Figura poliedrica, è anche  un intellettuale  politicamente impegnato, noto per le sue posizioni emergenti il sostegno dei diritti umani . Sarà  premiato per il suo costante impegno civile e per la sua voce libera, sempre schierata dalla parte dell’umanità, della dignità delle persone e dei diritti dei popoli, anche di fronte alle tragedie del nostro tempo.

Sabrina Giannini, inviata di Report, conduttrice e autrice del programma televisivo “Indovina chi viene a cena” di RAI 3, sarà premiata per il rigore delle sue inchieste di grande impegno civile e sociale e per la sua informazione scomoda e coraggiosa che indaga sui temi ambientali e della sostenibilità. Le sue inchieste sono capaci di far luce sugli interessi delle multinazionali e di difendere il diritto del cittadino a un’alimentazione consapevole, sana e informata.

Verrà  conferito un riconoscimento anche a Martina Marchiò, infermiera, operatrice sanitaria e responsabile medica dei Medici senza Frontiere nella striscia di Gaza, dove è  tornata a metà giugno 2025. Si definisce “infermiera zen”, utilizzando i suoi profili social per sensibilizzare sui conflitti nei luoghi in cui lavora.

Alberto Fortis è poeta, cantautore, musicista eclettico, voce intensa e pianista sensibile, che ha segnato la musica italiana con brani immortali come “Milano e Vincenzo” e “La sedia di Lillà”, unendo pop, rock e cantautorato in uno stile inconfondibile e visionario. Alberto sarà premiato per la sua carriera artistica attraversata da una profonda sensibilità umana, capace di dare voce , attraverso la musica e la parola,  ai valori della dignità,  del dialogo e della fratellanza.

“L’impegno del Centro Recupero Ricci La Ninna a tutela della biodiversità e degli animali prosegue senza sosta. Dopo il successo dei due concerti organizzati lo scorso anno e la pubblicazione del fumetto “75 KG di felicità “ che racconta la mia storia  attraverso la penna geniale e raffinata di Roberta Morucci, e che è  stato tradotto già in tre lingue con le prefazioni illustri di Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto e Andreas Hoppe, con questo concerto talk contiamo di attirare l’interesse del pubblico torinese verso la nostra realtà  e la tematica della conservazione ambientale e la difesa dell’ecosistema,  che è centrale per la sopravvivenza non solo dei ricci, ma di tutte le specie, compresa l’uomo” – afferma Massimo Vacchetta, presidente del Centro recupero Ricci La Ninna. Durante la serata vi sarà  anche l’intervento di Marco Anelli, autore e produttore televisivo fondatore di GTV Channel, piattaforma che is dedica ai temi della tutela degli animali, ambito nel quale promuove campagne di sensibilizzazione e contenuti informativi.

Mara Martellotta

All’Auditorium Arturo Toscanini l’Ottetto di fiati dell’Orchestra Rai

Per “Le domeniche dell’Auditorium”, protagonista domenica 29 marzo, alle 11.30

Domenica 29 marzo, alle ore 11.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà protagonista del quarto appuntamento del ciclo di concerti cameristici “Le domeniche dell’Auditorium” l’Ottetto di fiati dell’OSN della Rai. L’inizio del concerto sarà eccezionalmente alle ore 11.30 per motivi legati all’evento sportivo che coinvolgerà, quel giorno, il centro cittadino. Il concerto è registrato su Radio 3, che lo trasmetterà domenica 5 aprile alle 21.30. In apertura, la formazione propone l’Ottetto-Partita in fa maggiore op.57 di Franz Krommer. Composta nel 1806, e nota anche come “Harmoniemusik op.57” è la prima delle tredici partiture che il compositore ceco dedicò a questo ensemble. A seguire l’Ottetto-Partita in mi bemolle maggiore, unico contributo a questa formazione del virtuoso austriaco Johann Nepomuk Hummel, celebre allievo di Mozart. In chiusura, l’Ottetto di Fiati dell’OSN Rai renderà omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart con la Serenata n.11 in mi bemolle maggiore K 375. Concepita originariamente per un sestetto (due clarinetti, due corni e due fagotti), la Serenata fu in seguito rielaborata dallo stesso autore per otto elementi con l’aggiunta di due oboi: una versione che, pur arricchendo l’impasto timbrico, preserva la centralità della sonorità dei clarinetti. L’Ottetto di fiati è composto da Lorenzo Alessandrini e Nicola Scialdone, oboi; Salvatore Passalacqua e Lorenzo Russo, clarinetti; Chiara Taddei e Mattia Venturi, corni; Alexander Grandal, Hansen-Schwartz e Simone Manna, fagotti, cui si aggiunge Antonello Labanca, contrabbasso.

I biglietti per il concerto, proposti a prezzo unico di 5 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro – 011 8104996.

Mara Martellotta