SPETTACOLI- Pagina 4

 Zubin Mehta torna a Torino per la West-Eastern Divan Orchestra

Eccellenza artistica e impegno nella ricerca si incontrano sabato 21 febbraio alle ore 20.30 in un evento musicale che coinvolge tre importanti realtà del territorio piemontese. Il concerto si svolgerà presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto e vedrà protagonisti Zubin Mehta e la West-Eastern Divan Orchestra. L’iniziativa nasce dalla coproduzione tra la Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica, con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro nel ruolo di Charity Partner. La collaborazione riprende un modello già sperimentato con successo nel gennaio 2024, quando Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra furono protagonisti di un evento sold out che riunì per la prima volta i tre enti a sostegno della ricerca oncologica.

La serata segna il ritorno nel capoluogo piemontese, dopo oltre un decennio, di uno dei più grandi direttori d’orchestra contemporanei e rappresenta anche il debutto torinese della West-Eastern Divan Orchestra, ensemble fondato nel 1999 da Daniel Barenboim insieme allo studioso palestinese Edward W. Said. L’orchestra nasce come simbolo di dialogo e convivenza tra giovani musicisti israeliani, palestinesi e provenienti da altri Paesi del Medio Oriente.

Il programma musicale è stato realizzato nell’ambito di Lingotto Musica per la Comunità e rende omaggio a due pilastri del sinfonismo austro-tedesco, Ludwig van Beethoven e Franz Schubert, rafforzando inoltre la collaborazione tra Lingotto Musica e MITO SettembreMusica.

“Siamo davvero onorati di ospitare a Torino un professionista di fama internazionale come il maestro Zubin Mehta e una realtà come la West- Eastern Divan Orchestra, che coniuga la grande qualità artistica con lo straordinario esempio di dialogo tra giovani musicisti provenienti da Paesi diversi del Medio Oriente, che la compongono – ha dichiarato il Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo. “ Uno spettacolo che conferma ancora una volta l’eccellenza culturale del programma di Lingotto Musica, qui in collaborazione con la Fondazione per la Cultura di Torino, e l’impegno sociale della nostra città con il coinvolgimento della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Charity Partner dell’evento”.

“Accogliamo con grande orgoglio il ritorno del maestro Zubin Mehta dopo sedici anni dalla sua ultima presenza nelle nostre stagioni – afferma Paola Giubergia Presidente di Lingotto Musica.
“Un evento di portata artistica assume un significato ancora più profondo grazie alla collaborazione con la Fondazione per la Cultura Torino e alla presenza della Fondazione per la Ricerca sul Cancro come Charity Partner. Attraverso Lingotto Musica per la Comunità vogliamo che i grandi concerti diventino occasione concreta per promuovere cause di valore sociale, unendo la qualità musicale alla responsabilità verso il territorio che caratterizza la nostra missione di ente del terzo settore”.

“La grande musica è ancora una volta al fianco della ricerca sul cancro- ha sottolineato Allegra Agnelli, Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – “ Per noi questo evento ha un significato davvero speciale perché si svolge nell’anno che celebra i 40 anni dalla nascita della Fondazione Piemontese per al Ricerca sul Cancro. Siamo legati al maestro Zubin Mehta fin dal 1994 quando decise di sostenere l’Istituto di Candiolo con un concerto memorabile al Teatro Regio. Ringraziamo Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica per l’opportunità di raccontare e dare visibilità all’impegno quotidiano di tutti i professionisti dell’Istituto di Candiolo IRCCS, dove cura e ricerca si intrecciano per dare speranza ai pazienti, rafforzando l’unione tra cultura e scienza”.

Il concerto si aprirà con l’Ouverture “Leonore” n. 3 op. 72 b di Ludwig van Beethoven, pagina intensa e drammatica composta per la seconda versione del Fidelio. Scritta nel 1806, l’ouverture riassume in forma sinfonica i temi centrali dell’opera: la lotta per la libertà, la fedeltà coniugale e l’affermazione della giustizia.

Seguirà la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93, composta da Beethoven nel 1812 negli stessi anni della monumentale Settima Sinfonia. L’Ottava si distingue per un carattere più contenuto e brillante, caratterizzato da ironia e leggerezza che richiamano il classicismo di Haydn, pur mantenendo l’energia tipica del linguaggio beethoveniano.

La serata si concluderà con la Sinfonia n. 9 in do maggiore D 944 “La Grande” di Franz Schubert, considerata una delle massime espressioni del sinfonismo romantico. Completata nel marzo 1828, pochi mesi prima della morte del compositore, la partitura fu scoperta da Robert Schumann circa dieci anni dopo e venne eseguita per la prima volta sotto la direzione di Felix Mendelssohn nel 1839. Il titolo “grande” serve a distinguerla dalla precedente Sinfonia n. 6, anch’essa in do maggiore, ma sottolinea soprattutto l’imponenza della struttura e l’ampiezza del respiro melodico.

I biglietti sono disponibili su Anyticket oppure presso la biglietteria del Centro Commerciale Lingotto esclusivamente il giorno del concerto, dalle 18 alle 20.30, in via Nizza 280/41 a Torino.

Mara Martellotta

Al teatro di Bosconero Neil Simon: “Un giardino di aranci fatti in casa”

Al teatro di Bosconero, in provincia di Torino, venerdì 13 febbraio prossimo andrà in scena la commedia “Un giardino di aranci fatti in casa”, tratta da un testo di Neil Simon, uno dei più amati rappresentanti del teatro contemporaneo. Si tratterà di una serata all’insegna del sorriso intelligente e della comicità agrodolce, che da sempre contraddistingue la penna del celebre drammaturgo americano.

Ambientato in un contesto familiare, apparentemente ordinario, la commedia mette in scena personaggi vividi e profondamente umani, alle prese con fragilità, speranze, incomprensioni e slanci d’affetto. I dialoghi sono serrati, le situazioni paradossali e la comicità non è mai fine a se stessa. Neil Simon accompagna il pubblico in uno spettacolo divertente e toccante, capace di far ridere e riflettere al tempo stesso. “Un giardino di aranci fatti in casa” tratta i  temi dei legami, della crescita e di quella sottile linea che separano il disincanto dalla tenerezza. Si tratta di una storia in cui l’ironia diventa strumento di racconto dei difficili legami umani, e la necessità universale di sentirsi accolti. Tra gli interpreti, Marco Costantini, Antonella Calderola e Martina D’Antoni.

Teatro Civico di Bosconero – via Villafranca 5, Bosconero – Officina dell’arte – biglietti: 10 euro – info: 389 3126525 – 328 2198601

Mara Martellotta

San Valentino e Carnevale a Teatro… in alta quota

Al Cinema-Teatro “San Sipario” di San Sicario Alto, l’Amore si festeggia con l’Opera Pop e il Carnevale con lo show del “Mago J”

Sabato 14 e domenica 15 febbraio, ore 21 e 18,30

San Sicario Alto – Cesana Torinese (Torino)

Sarà un tantino freddo, di sera, agli oltre duemila metri della bella San Sicario, in Alta Valle Susa, ma, è ben risaputo, l’Amore (quello con la “A” maiuscola) riscalda i cuori … e forse anche le membra (più o meno), così anche “in alta quota” sarà dato di doverosamente celebrare la Festa di “San Valentino”. Tanto più se detta Festa si terrà al calduccio del Cinema-Teatro “San Sipario” che, per l’occasione, offrirà alle “coppiette” e (per carità!) a tutti gli appassionati di teatro, magari dopo un’intensa giornata sulle nevi, un’esperienza dal fascino inedito e sorprendente.

Sabato 14 febbraio, alle 21, il sipario del “Teatro” di San Sicario Alto, si alzerà infatti su “Opera Pop: Elisir d’Amore”, un’originale produzione della Compagnia torinese “Casa Fools” scritta e interpretata da Luigi Orfeo, attore e regista napoletano, fondatore nel 2005 della stessa Compagnia “I Fools”. Inserita nella mini rassegna del Comune valsusino, la serata è organizzata da “Onda Larsen”, in collaborazione con l’Associazione “Non Solo Neve”, partner del progetto. E quale occasione migliore della “Festa degli Innamorati” per lasciarsi liberamente trasportare dalle note di Gaetano Donizetti in un viaggio appassionato attraverso una delle opere liriche più romantiche di sempre?

In una narrazione serrata di cinquantacinque minuti, Luigi Orfeo mette in scena un riadattamento giocoso che intreccia le celebri vicende di Adina e Nemorino a un mix eclettico di “linguaggi teatrali”: dalla pura narrazione alle più fantasiose “giullarate” e al teatro di figura, dove anche le “marionette” diventano protagoniste insieme ai brani musicali più iconici che hanno fatto la storia della lirica.

Spiegano gli organizzatori: “L’unicità di questo appuntamento di San Valentino risiede nella capacità di Orfeo di agire come traghettatore culturale e sentimentale”. Durante la performance, l’interprete coinvolge il pubblico, spiegando con brio e semplicità i segreti dell’orchestra e le ragioni profonde che rendono l’“Elisir” un capolavoro immortale del celebre compositore bergamasco. Gli spettatori non sono dunque semplici osservatori, ma vengono “accompagnati per mano” nel cuore dell’opera, mentre Orfeo interpreta, con rara maestria, ogni elemento della scena: dai personaggi al coro, fino alla scenografia e alla maestosità del sipario “bordò”“Lo spettacolo è davvero un invito a riscoprire la magia della lirica in una chiave ‘pop’ e coinvolgente, perfetta per chi desidera vivere la sera del 14 febbraio tra arte, sorrisi e l’eterno incanto dell’amore”.

Tutto questo il sabato sera, in onore di un colto, ma senza esagerare, “San Valentino” da trascorrere sulle nevi di casa.

E il “Carnevale”? Tranquilli! Ancora una volta, in quel di San Sicario Alto, c’è sempre la coinvolgente magia del Teatro a venirci in soccorso, con la proposta di un tardo pomeriggio di giochi e di festa, in compagnia di tutta la famiglia, con bambini (soprattutto bambini) a seguito.

Domenica 15 febbraio, infatti, sempre il “Cinema-Teatro Sansipario”a partire dalle 18,30, ospiterà “Mago J Show”, spettacolo scritto e realizzato dal piemontese “prestigiatore anomalo” Jefte Fanetti, artista poliedrico con oltre venticinque anni di esperienza maturata tra “magia comica”, “ mimo”, “circo contemporaneo”, “teatro di strada e acrobatica”. Multiforme combinazione professionale, tutta riversata e ben visibile ed apprezzabile in quel suo “Mago J Show”, che ha già superato il prestigioso traguardo delle 1500 repliche, confermandosi come un “piccolo classico” del teatro per l’infanzia capace di incantare un pubblico “dai tre anni in su”“In sessanta minuti di ritmo serrato, Fanetti, più simile a un maldestro ‘merlo’ che al leggendario ‘Merlino’, costruisce un mondo dove, come accade a Carnevale, l’impossibile diventa quotidiano e dove la comicità nasce dall’errore, dalla sbadataggine e dalla meraviglia”.

Anche qui, il pubblico – dai bimbi, ai genitori e a parentela varia della più varia età – non è mai “semplice spettatore”, ma il vero “motore dell’azione”, fra continui “colpi di scena” e “scoperte inaspettate”. “Attraverso il gioco e l’ironia, lo spettacolo conduce verso un finale poetico e divertente in cui si scoprirà che, in fondo, i piccoli spettatori possiedono un potere magico superiore a quello del ‘Mago J’ stesso. Un appuntamento imperdibile per festeggiare il carnevale tra le montagne”.

Per info: “Onda Larsen”; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Scene da “Opera Pop. Elisir d’amore” e “Mago J Show”

Tra scrittura e montaggio, il grande mondo della Scuola Holden è rivolto al futuro

La vita si mette in scena da sola. È questo che bisogna osservare” è la frase di Agnès Varda (la regista di Cléo dalle 5 alle 7, di Sans toit ni loi, di Garage Demy) che campeggia in questa nuova sala, dai caldi toni arancio, a lei dedicata e ricavata dal rimaneggiamento degli ambienti della Scuola Holden, meno uffici più aule per gli studenti, quegli stessi studenti che – dice Alberico Guerzoni, da un anno direttore generale del Polo Education Feltrinelli – sono in quelle aule “per aiutare, per migliorare il mondo del futuro”, nume tutelare di sempre Alessandro Baricco, inteso come stella polare o come un faro che guida il generale orientamento. Più che un laboratorio di idee, una fucina di novità e contenuti, un far apprendere sotto forme alte, “insegnare a raccontare le storie partendo da una contaminazione di vari linguaggi”, è il pensiero avvolto d’entusiasmo di Martino Gozzi, nelle vesti di Direttore didattico, capace di rappresentare il tutto come un grande quanto significativo “gioco”, una sorta di vita scolastica tipo giardini medicei di San Marco, la scuola vissuta, in una piò o meno intensa giornata, come un festival continuo, un alternarsi di lezioni dove apprendere a inventare nuove storie e poi un panino per l’intervallo e poi quelle sedie di legno – leggi vecchi cinema di periferia, il profumo di un tempo, mai troppo lodati alla faccia delle comodità, e oggi scomparsi, un vecchio cinema paradiso della memoria – proprio della Sala Varda per riflettere su titoli che hanno fatto la storia, su cicli (dal primo marzo, cinque titoli ognuno, il primo curato dal signor preside, altri nomi a seguire, dal lunedì al venerdì, con ferreo orario scolastico dalle 9 del mattino) che cambieranno di mese in mese.

In questo anno accademico 2026/27, accanto ad Academy Scrivere che ha avuto il proprio input ormai sei anni fa, nasce Academy Cinema, tre anni in egual misura pronti a sfociare in una laurea triennale al Dams, un percorso triennale focalizzato sulla sceneggiatura e sulla narrazione per immagini, l’intento quello di “formare gli sceneggiatori del futuro, autori versatili e sfaccettati”, profondamente consapevoli di quanto la loro professione stia alla base della settima arte – usciamo personalmente dall’ultimo Joachim Trier e ci rendiamo conto una volta in più quanto ogni attimo, il peso di ogni singola parola, l’accenno abbandonato e richiamato a nuova forza meritino un’attenta scrittura. La Scuola Holden, in questo percorso, non vuole certo essere un’isola felice chiusa nel proprio bozzolo, vuole dialogare con le grandi realtà pubbliche, dal Museo Nazionale del Cinema al Torino Film Festival, dal TorinoFilmLab alla Film Commission Torino Piemonte, in un lavoro costante, di riflessi, di specchi, di sguardi costruttivi.

Un lavoro, amplificato, che sta nelle parole di Annalisa Ambrosio, Direttrice didattica Academy, quando parla di un piano di studi, dove coabitano il corso di sceneggiatura come pure le tecniche di montaggio e la narrazione, il sound design e e i linguaggi diversi televisivi, i mestieri legati alla produzione cinematografica e all’industria dell’audiovisivo, con un lavoro in classe che sarà per la maggior parte pratico e collettivo.Tre sinora i maestri di Cinema confermati, Davide Serino, “maestro di Sceneggiatura”, già candidato al David di Donatello per Esterno notte di Bellocchio, a cui si devono tra l’altro le serie 1992 e 1993 come M – Il figlio del secolo, regista Joe Wright e interprete Luca Marinelli, Adriano Valerio che sarà “maestro di Sguardo” e Andrea Campajola, autore della colonna sonora del documentario Cercando la grande bellezza di Gianluca Jodice sul film di Sorrentino. Come saranno da tenere sotto una lente di ingrandimento il biennio in tecniche della narrazione “Original”, il rinnovamento del percorso “Fondamenta” in otto weekend e di corsi brevi del “General Store” e la creazione dei “Master semestrali: nonché quei progetti speciali che prendono il nome di “Gettoni”, omaggiando la collana editoriale pensata dal binomio Calvino/Vittorini negli anni Cinquanta all’interno dell’Einaudi, antico raccoglitore di quelle opere di giovani letterati contemporanei, soprattutto italiani, ai quali s’offriva la conoscenza al pubblico come la valorizzazione di un personale lavoro.

La stagione 26/27 vedrà anche una più profonda attenzione al diritto allo studio, con le molte facilitazioni per il pagamento delle rette, laddove il costo annuale cambierà in base a tre fasce di reddito: le borse di studio, che saranno assegnate a ogni data dei test d’ammissione, sono passate da 64 a 88 in totale, 44 per chi frequenterà Academy e altrettante per chi s’affiderà a Original. Come nell’assegnazione delle borse la Holden terrà conto di eventuali disabilità, per cui chi l’ha documentata superiore al 66% potrà ottenere un’esenzione parziale della retta. Altra importante novità le sei borse di studio che copriranno il 100% della retta, che si avvalgono di un importante partenariato non soltanto a livello locale, come la Città di Torino, il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Netflix e Fandango e che saranno assegnate durante le sezioni di test fa marzo a maggio. Il prossimo autunno vedrà l’inizio di tre nuovi Master semestrali: sul lavoro editoriale in comunione con Feltrinelli Editore, sulle “narrazioni per il digitale” che vedrà l’utilizzo degli strumenti digitali e in particolare l’AI e sullo “scrivere per la tv”, con la collaborazione dell’autrice televisiva Katiuscia Salerno e con la società di produzione Blu Yazmine.

Nei festeggiamenti – nuovi indirizzi, nuovi corsi, altre nuove sale come la Kubrick e la Dottor Zivago – si inizia alle 18, come per i successivi appuntamenti, di oggi pomeriggio con una tavola rotonda attorno a cui siederanno il regista Nicolangelo Gelormini (che ha scritto la sceneggiatura con Benedetta Mori, già allieva della Holden) e gli interpreti Valeria Golino e Saul Nanni per parlare del film La Gioia” – l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte, nel torinese, da parte di un suo ex allievo di cui si era invaghita -, in uscita domani sugli schermi, il 20 febbraio, con la collaborazione del Lago Film Fest – Piattaforma Lago, interverrà il regista Francesco Sossai, autore di quella Città di pianura che è stato campione d’incassi e di passaparola soprattutto, con un incontro dal titolo “I bar del cinema”, il 3 marzo Margherita Vicario, artista poliedrica, attrice cantautrice e regista, tre David di Donatello per Gloria!, con “Nascita di un’idea”, il 13 aprile la presenza di Francesco Piccolo – esempio tra i più perfetti di contaminazione, sceneggiatore e scrittore, suoi recenti successi La Storia della Archibugi e La bella confusione su quel 1963 che vide il duplice set di due capolavori, del “Gattopardo” e di “8 e mezzo”, la Cardinale a mutare d’abito e di prospettive, di pagina scritta e di sogno – che partirà da Flaubert e da “Madame Bovary si accostò al camino”. In finale di stagione, a maggio, l’arrivo del regista francese Michel Gondry, recente “Stella della Mole”, acclamato autore di Se mi lasci ti cancello, che in occasione di una retrospettiva omaggiatagli dal Museo del Cinema darà spazio a un laboratorio di dieci giorni, tutti cinematografici naturalmente: piccoli gruppi di persone avranno la missione di scrivere, girare, montare e proiettare il loro cortometraggio in un tempo record di tre ore, occasione altresì per dare vita a quattordici set, costruiti con materiali di recupero, la carrozza di un treno, un ufficio, una camera da letto, una discoteca, una stazione di polizia, una prigione. Prenderà corpo “L’Usine de Films Amateurs”, anche negli spazi della Holden, un’occasione che ha già fatto tappa in 22 città di 14 paesi del mondo e che come in una grande avventura ha coinvolto 65.000 partecipanti, portando alla realizzazione di 5.000 film.

Elio Rabbione

Nelle immagini, l’insegna della nuova sala Agnès Varda, lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo (credits Musacchio Ianniello&Pasqualini), una scena de “La Gioia” (credits Maria Vernetti), il regista Michel Gondry (credits Ariane Rousselier)

Marina Bassani racconta la vera storia di Rosa Luxemburg 

Approda al teatro Baretti di Torino da mercoledì 11 febbraio a venerdì 13 febbraio alle 20.45, l’attrice di origine milanese, ma torinese d’adozione Marina Bassani interpretando la figura di Rosa Luxemburg e dando vita alla pièce teatrale dal titolo “Rosa la Rossa. La vera storia di Rosa Luxemburg”, un monologo dedicato a una delle figure più  carismatiche del  Novecento, politica e rivoluzionaria polacca.

Lo spettacolo è accompagnato dal musicista Nunzio Barbieri, chitarrista di Paolo Conte, e dal clarinetto  di Django Barbieri, e ripercorre gli ultimi giorni di vita di Rosa Luxemburg,  quelli che la donna trascorse in attesa di essere arrestata.

Partita da Zamosh per studiare all’Università di Zurigo, l’unica che accoglieva le donne, si stabilì poi a Berlino, una delle città più industrializzate d’Europa, entrando a far parte del partito socialdemocratico. Presto si trovò in dissenso  e contraria alla prima guerra mondiale ormai alle porte, si schierò contro molti suoi compagni di partito, venendo più volte chiusa in carcere per incitamento allo sciopero e alla disobbedienza.  Dettò dal carcere anche un manifesto  detto della Lega Spartachista.  Nella prigione di Wronki, in Polonia, ebbe il permesso di curare un piccolo giardino  e la natura  rimase lo spazio entro il quale si rifugiò con il suo pensiero.
In scena i suoi ultimi giorni, in attesa dell’arresto , ha ‘solo il cielo sopra di sé e la musica che le tiene compagnia ‘.

Marina Bassani, nata a Milano, ma residente a Torino, si è diplomata all’Accademia dei Filodrammatici  di Milano. Laureata in filosofia, si è  specializzata in monologhi e dialoghi teatrali. Allieva di Ernesto Calindri e del maestro russo Jurji Alschitz, è  stata la fondatrice del teatro Selig nel 1996, inaugurando una lunga serie di ritratti femminili.

Cineteatro Baretti via Baretti 4, Torino

Mara Martellotta

“Milena ovvero Emile du Châtelet”: una straordinaria Vukotic

Debutta il 17 febbraio prossimo, alle 19.30, al teatro Gobetti, lo spettacolo “Milena ovvero Emile du Châtelet”, scritto da Francesco Casaretti , per la regia di Maurizio Nichetti e con interprete Milena Vukotic. Sound designer Giorgio Vitaleri, i costumi sono di Fiorenzo Niccoli.
Lo spettacolo andrà in scena fino a domenica 22 febbraio prossimo.

Milena Vukotic porta in scena la storia di Emile du Châtelet, una tra le menti più brillanti del Settecento.
Nata e vissuta all’interno di un ceto sociale privilegiato, grazie agli incarichi che suo padre  aveva alla corte di re Sole, Luigi XIV, fu stimolata sin dalla tenera età a sviluppare interessi linguistici e scientifici, all’epoca privilegio solo dei rampolli di sesso maschile. Nonostante gli studi, Emile non limitò le proprie esperienze di vita, talvolta frivole, talvolta mondane. Sposò il marchese Florent Claude Du Châtelet, più grande di lei di dieci anni e con cui crebbe tre figli.Questo non le impedì di vivere amori al di fuori del letto coniugale,  ànche se fu il suo rapporto con Voltaire ad essere ricordato come il sodalizio più duraturo della sua vita.
Mente straordinaria del Settecento, filosofa, scienziata, dotata di una personalità acuta, ironica e libera, anticipò intuizioni che avrebbero aperto la strada alla scienza moderna.
A teatro si potrà gustare un monologo non privo di sorprese e colpi di scena, in cui Milena Vukotic incanterà il pubblico.

Teatro Gobetti

Via Rossini 8

Orario spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria teatro Carignano , piazza Carignano 6

Tel 011 5169555 email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Fantasmi sotto sfratto in scena al Massaia

Da venerdì 13 a domenica 15 febbraio 2026

TEATRO CARDINAL MASSAIA – Torino

Uno spettacolo musicale inedito, ricco di melodie accattivanti e grandi gag comiche.

Novanta minuti godibili da un pubblico di qualunque età, con un testo semplice ed ironico, che veicola al suo interno importanti messaggi sulla diversità, l’amicizia e i valori famigliari.

I biglietti sono in vendita:
– on-line sul sito ufficiale del teatro
www.teatrocardinalmassaia.com

FANTASMI SOTTO SFRATTO
TEATRO CARDINAL MASSAIA
Via Sospello 32/c – Torino
Venerdì 13 febbraio – ore 20.45
Sabato 14 febbraio – ore 20.45
Domenica 15 febbraio – ore 16.30

 

Fertili Terreni Teatro, in scena BOILER ROOM Generazione Y

Per la stagione Iperspazi 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro andrà in scena a OFF Topic, in via Pallavicino 35, per la prima volta a Torino, giovedì 12 febbraio prossimo, la pièce teatrale ‘BOILER ROOM, Generazione Y’, creazione e ideazione di Ksenija Martinovic, con la coreografia e drammaturgia nella danza di Matilde Ceron. In
scena i performer Federica d’Angelo, Alessio Genchi, Matteo Prosperi e Margherita Varricchio.
Lo spettacolo presenta luci stroboscopiche non adatte a un pubblico fotosensibile  e risulta adatto ad un pubblico di età maggiore dei 14 anni.

Non si tratta di uno spettacolo teatrale ma di un’esperienza sensoriale a tutto tondo. ‘BOILER ROOM Generazione Y’ è  un’opera site-specific,  installazione sonora alimentata da luci fluorescenti e stroboscopiche che pulsano a ritmo di musica, invitando il pubblico a seguirne il movimento ininterrotto. Si tratta di una performance che travalica l’idea stessa di teatro, richiedendo allo spettatore di vivere in prima persona la ricerca di altri immaginari, di spazi altrove, dove poter dar corso a un riconoscimento culturale con al centro l’idea di cittadinanza e fragilità delle nuove generazioni.
Il tutto trae  ispirazione da un interrogativo preciso su quale potrebbe essere il punto di rottura della musica in una determinata zona di confine e di guerra,  di solitudine e di resistenza.
Partendo dalla storia personale della Dj palestinese Sama Abdulhadi che, grazie alla BOILER Room diventa virale e conosciuta in tutto il mondo quale “Palestian Techno Queen” , performer e pubblico saranno protagonisti di un viaggio di musica,  luci e colori confrontandosi su domande relative a un’intera generazione.

Prima ci sono stati i “Baby boomers”, nati dopo la seconda guerra mondiale, poi è arrivata la generazione X degli anni Settanta e Ottanta, da ultimo è stato il turno della Generazione Y o dei cosiddetti MIllenians, nati tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila, ragazzi e ragazze facenti parte di un’umanità definita dai sociologi come pigra e narcisista, superficiale, individualista e concentrata su di sé, definizione poco ottimistica,  per lo meno raddrizzata dalla capacità a lei riconosciuta di adattarsi molto rapidamente a un mondo che, altrettanto ripidamente, si modifica.
Digitali per definizione, nati con telefonini e tablet in tasca, i Millenians sono da decenni oggetto di studi sociologici, essendo la prima generazione globale del World Wide Web con abitudini e modi di pensare condivisi e, indipendentemente dalla parte del mondo in cui vivono, risultano però i soggetti più colpiti dalla crisi economica.

Il progetto ‘BOILER ROOM- Generazione Y’ mette al centro della propria indagine le teorie di Mark Fisher, il filosofo prematuramente scomparso nel 2016 che nel suo libro “Realismo capitalista” analizza i giovani millenians suggerendo plausibili risposte alla perenne precarietà della generazione dei trentenni di oggi. Tale progetto si sviluppa intorno a quello che Fisher definisce “edonismo depressivo”, metafora perfetta di una società sempre più tecnologica dove tutto è a portata di un solo clic.

A corollario allo spettacolo si segnala l’iniziativa 100×100 Gaza, campagna di solidarietà attiva nata nel 2025 per dare una risposta collettiva alla  catastrofe umanitaria provocata dal genocidio inflitto da Israele alla popolazione di Gaza, con la possibilità di contribuire alla raccolta fondi a sostegno dei progetti attivi nella striscia di Gaza.
L’iniziativa si inserisce all’interno delle cento ore di solidarietà attiva previste da mercoledì 11 a domenica 15 febbraio 2026.

Per il biglietto il costo è  di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

“Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta…”

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Music Tales, la rubrica musicale

“Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.”
Laura Pausini che canta l’Inno di Mameli in versione pop ha fatto discutere, come sempre accade quando si tocca qualcosa che molti considerano intoccabile. Le critiche non sono mancate, spesso feroci, spesso prevedibili. Eppure, a mio avviso, sono state in gran parte fuori fuoco.
Laura Pausini è Laura Pausini. È una cantante pop, con una cifra stilistica ben precisa, riconoscibile, amata da milioni di persone in tutto il mondo. Chiederle di interpretare l’inno nazionale come se fosse una cantante lirica o una banda militare significa non conoscere, o fingere di non conoscere, ciò che rappresenta. A mio avviso, se si desiderava un’esecuzione rigidamente fedele all’originale, probabilmente non la si sarebbe dovuta neppure chiamare. Non si può pretendere da un’artista qualcosa che non le appartiene e poi criticarla perché è esattamente ciò che è sempre stata.
Questo non significa che debba piacere a tutti. Nemmeno a me Laura Pausini fa impazzire, non è la mia cantante preferita. Ma bisogna sempre riconoscere quando qualcuno è stato molto, molto bravo, soprattutto in un contesto di enorme pressione emotiva e mediatica. Perché la verità è che oggi sembriamo cercare continuamente qualcosa da dire, qualcosa da criticare, anche quando la critica non è costruttiva ma solo rumorosa.
Personalmente, adoro quando gli stranieri cantano in italiano. Amo le inflessioni “sbagliate”, le vocali aperte dove non dovrebbero esserlo, persino il gobbo. Mi ha emozionata la scelta di  Mariah Carey per interpretare  “Nel blu dipinto di blu”: non era perfetta, non doveva esserlo. Era autentica, rispettosa e piena di amore per una lingua che non era la sua. La musica vive anche di questo: di imperfezioni che raccontano un incontro.
Mentre alle Olimpiadi Milano – Cortina 2026 succedeva tutto questo, dall’altra parte dell’oceano, al Super Bowl, c’era una Lady Gaga semplicemente magistrale. Ogni sua performance è una lezione di presenza scenica, controllo, visione. La versione latino-americana di “Die With a Smile” non mi ha conquistato del tutto, ma vederla ballare, creare quell’atmosfera di festa, di condivisione, di corpo e cuore insieme, mi ha aperto il cuore. Ed è questo, alla fine, che resta.
La musica dovrebbe unire, non dividere. Dovrebbe essere un luogo di incontro, non un tribunale permanente. Criticare va bene, fa parte del gioco, ma farlo senza tenere conto della tensione, della responsabilità e dell’agitazione di chi si esibisce davanti al mondo intero è facile, forse troppo.
Sarebbe bello se fossimo tutti un po’ più tolleranti. Un po’ più capaci di ascoltare davvero. Un po’ meno pronti a puntare il dito, e un po’ più disposti a lasciarci attraversare da ciò che la musica, quando funziona, sa fare meglio di ogni altra cosa: metterci in relazione gli uni con gli altri.
“Credo che l’empatia sia la qualità più essenziale di una civiltà”.
(Roger Ebert)
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere per il vostro San Valentino 

Exit Brew Pub in via Colverso 28 a La Cassa

“Rosso – Diario di una morte annunciata”, alle “Fonderie Limone”

A Moncalieri, lo spettacolo teatral-psicologico portato in scena dalla “Compagnia delle Frottole”, su testo e regia di Luca Nicolino

Giovedì 12 febbraio, ore 2045

Moncalieri (Torino)

In estrema sintesi. La storia è quella, fantasiosa e visionaria, di un imprenditore che, arrivato alla soglia dei 50 anni, si rende conto di aver dedicato tutta la sua vita esclusivamente al lavoro a scapito di affetti e relazioni. Desideroso, quindi, di sapere cosa pensino realmente di lui parenti e amici, decide di inscenare il suo funerale. Una morte fittizia – amplificata da una singolare campagna di finti “necrologi” in cui potreste realmente imbattervi gironzolando in questi giorni per le strade di Torino – che diventa il pretesto per osservare, da “una posizione privilegiata”, le reazioni di parenti e amici in attesa dell’eredità. Ciò che ne scaturisce è un ritratto amaro e grottesco di una famiglia che, tra avidità, segreti inconfessabili e speranze mal riposte, rivela la propria vera natura davanti a un testamento ancora da leggere. Un doloroso, nella sua lapalissiana verità, ritorno alla vita per il nostro povero imprenditore. Parte di qui (vietato spoilerare altro) “Rosso – Diario di una morte annunciata”, il nuovo spettacolo della torinese “Compagnia delle Frottole” (realtà nata nell’ambito dell’Associazione “I Buffoni di Corte APS”), in programma giovedì 12 febbraioalle 20,45, alle “Fonderie Limone” di via Pastrengo 88, a Moncalieri. Testo e regia di Luca Nicolino, che sottolinea: “Lo spettacolo usa l’ironia per raccontare come si possa arrivare a una vera morte interiore anche restando in vita: l’ansia, la depressione e la paura possono condurre, come accade sempre più spesso anche tra i giovani, a una forma di morte quotidiana”. Lo spettacolo, intelligente ed arguto, trasforma così un tema quanto mai delicato “in un’occasione di riflessione collettiva e vitale”.

Realizzata con il patrocinio della “Città di Torino” e “Città di Moncalieri”, nonché in collaborazione con “CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà”, la pièce vede sul palco ben 23 attori, tra i quali 10 con disabilità cognitiva. Disabilità saggiamente trasformata in particolari, mai avulsi dal contesto scenico, codici espressivi, tali da non sviare il pubblico dal concentrarsi unicamente sulla potenzialità della recitazione e sulla coralità dell’insieme. “L’esperienza della Compagnia –ancora Nicolino –  consente a ogni interprete di dare vita a un personaggio senza restare intrappolato nelle proprie caratteristiche personali, dimostrando come il talento e la professionalità teatrale non conoscano barriere. L’impegno sul palco diventa inoltre un’importante occasione di crescita e inclusione, poiché permette agli attori di confrontarsi direttamente con l’intera filiera produttiva del teatro, collaborando attivamente con chi cura costumi, scenografie e ogni dettaglio tecnico necessario alla magia dello spettacolo”. Un messaggio, in tal senso, di grande forza e piena condivisibilità, “perché – precisa Giovanni Ferrero, direttore della ‘CPD’ –  dimostra che oltre la disabilità esiste molto altro: una professione, il talento e il desiderio. In questo caso, a teatro non va in scena la disabilità, ma la capacità di recitare e di coinvolgere il pubblico in uno spettacolo travolgente e di altissimo livello”.

Attenzione: allo spettacolo, si entra con una donazione a partire da 25 euro.

Il ricavato sarà destinato al progetto “La Corte”, futura sede dell’“Associazione” in via Rubino 82, uno spazio concepito per essere molto più di un centro laboratoriale. L’obiettivo è, infatti, quello di dare vita a una “comunità culturale inclusiva” dove giovani, anziani e persone con disabilità possano collaborare in percorsi formativi e lavorativi, rendendo il quartiere “Mirafiori Nord” un polo di innovazione sociale, pienamente autonomo. Assistere a “Rosso” significa dunque partecipare a un atto di solidarietà che, partendo dal racconto della morte, sceglie di investire con forza sul futuro e sulla vita.

Per info: Associazione “I Buffoni di Corte”, corso Sebastopoli 272/E, Torino; tel. 011/5823043 o www.ibuffonidicorte.it

G.m.

Nelle foto: immagini di scena