SPETTACOLI- Pagina 4

L’Ensemble ArsBaroca propone “Intrecci sonori. Sonate a quattro”

Ritorna sabato 11 aprile, alle 21.15, la 31esima edizione della rassegna di musica antica “Antiqua”, realizzata dall’Accademia del Ricercare grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Foglizzo, presso il Salone dell’Aula Consiliare, all’interno del castello, in via del Castello 6.

L’Ensemble ArsBaroca proporrà “Intrecci sonori. Sonate a quattro”.

Il programma prevede la Sonata a quattro op.22 in do minore di Johann Christian Schickhardt (1673-1763); la Triosonata in fa maggiore TWV 42:F9 di George Philip Telemann (1681-1767), e dello stesso compositore la Sonata in re maggiore TWV 41:D6; di Antoine Dornel (1685-1765) la Sonata en Quatuor in re minore. Dello stesso Teleman verrà eseguita la Partita n.4 in sol minore, e a conclusione del concerto, Joseph Bodin de Boismortier (1689-1755) la Sonata Quinta in quattro parti diverse op.34 in la minore.

Gli interpreti sono Lorenzo Cavasanti e Luisa Busca al flauto, Arianna Zanbon all’oboe, Alberto Pisani al violoncello, Claudia Ferrero al clavicembalo, alla chiorba Laura La Vecchia.

Antiqua 2026 – Foglizzo, sabato 11 aprile, ore 21.15 – Ensemble ArsBaroca “Intrecci sonori. Sonate a quattro.

Info e prenotazioni: segreteria@accademiadelricercare.com – accademiadelricercare@gmail.com

Mara Martellotta

Al Teatro Carignano, “Circle Mirror Transformation”

Martedì 7 aprile, alle 19.30, debutta in prima nazionale al Teatro Carignano “Circle Mirror  Transformation”  dell’acclamata drammaturga americana Annie Baker, vincitrice del Premio Pulitzer nel  2013 e nota per il suo stile minimalista nel catturare le dinamiche della vita quotidiana con sensibilità e ironia. La regia è a cura di Valerio Binasco, direttore artistico del Teatro Stabile di Torino e tra i più autorevoli esponenti della scena teatrale italiana, che sarà in scena insieme a Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa e Maria Trenta. Le scene sono di Guido  Fiorato, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Alessandro Verazzi, il  suono di Filippo Conti, video di Simone Rosset. La traduzione dell’opera di Annie Baker è stata curata da Monica Capuani e Cristina Spina. “Circle Mirror Transformation è stato prodotto dal Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale e rimarrà in scena al Teatro Carignano fino a domenica 19 aprile 2026, proseguendo successivamente con una tournée che farà tappa in diverse città  italiane. In  concomitanza con il debutto è programmato un incontro col pubblico nell’ambito  di  Retroscena, l’8 aprile 2026 alle 17.30.

“’Circle Mirror Transformation’ di Annie Baker parla di uno sparuto gruppo di allievi, quasi  tutti di mezza età e oltre, di una piccola scuola di recitazione ‘rurale’, per dilettanti, in cui non succede quasi niente. A partire dal loro primo giorno di scuola, stiamo tutti a guardare cosa potrebbe succedere: ma con calma, come un viaggiatore guarda fuori dal finestrino, senza percepire intimamente il paesaggio. Intanto il treno va. E noi con lui. Dove? Ogni esperienza artistica è un viaggio, si sa – ha spiegato nelle note di regia Valerio Binasco – questo viaggio mi riguarda, perché uno spettacolo è un pezzo della tua vita, e forse del tuo destino. E riguarda anche i personaggi del testo, perché quando ti iscrivi a un corso di teatro, anche se non vuoi fare l’attore o l’attrice, anche se lo fai tanto per far qualcosa, lo sai bene che sarà un viaggio: dentro di te e dentro gli altri che incontrerai. E allora mi domando: perché ho scelto questo testo? Cosa ci sto andando a fare?  Cosa ci stanno andando a fare i personaggi alla scuola di Marty? Che viaggio rappresenta per loro? Cosa cerca un attore, professionista o dilettante che sia? Cosa cerca uno spettatore? Le mie sono domande che non devono aspettare risposte. Sono domande che diventerebbero tristi e banali se qualcuno cercasse di dar loro una risposta. I nostri personaggi, forse, sono arrivati lì perché la loro vita è piena di emozione, ma anche di vuoto. Un vuoto umano: manca loro qualcuno. E allora mi  chiedo, ancora: da cosa fuggiamo quando sentiamo in noi stessi un vuoto così  grande da spingerci a entrare in una scuola di recitazione anche se non siamo attori? È veramente vuoto quel che sentiamo? In ogni caso, questi personaggi hanno ragione: è proprio stando così che ci si deve avvicinare a un processo creativo, professionale o meno che sia. Con quel vuoto affettivo e quelle emozioni che non puoi definire, ma con cui senti di poter fare qualcosa di buono per te. ‘Circle  Mirror Transformation’ è principalmente uno spettacolo per attori: è fatto  quasi  totalmente di personaggi e di recitazione, e di pochissima regia. Dal punto di vista della recitazione il teatro di Annie Baker assomiglia a  qualcosa che ho incontrato tante volte, che in genere si chiama minimalismo, ovvero una scrittura più ‘sintomatica’ che descrittiva. Per spiegare in breve cosa sia la recitazione sintomatica, potremmo dire che dei personaggi vediamo solo quel che fanno e ascoltiamo quel poco che si dicono.  La parte più profonda della loro vita la possiamo solo intuire. È la  parte immersa dell’iceberg, che non vedremo né ascolteremo mai. Le loro ferite, i loro amori e disamori, le loro strazianti necessità, li percepiamo in una forma indistinta”.

Info: Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino
Orari  degli  spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.45; domenica ore 16.00. Lunedì riposo.
Prezzo dei biglietti: da € 12,00 (ridotto under 18) a € 39,00 (intero, primo settore di platea)
L’acquisto dei biglietti in prevendita prevede un costo di € 1 a biglietto

Biglietteria: Teatro Carignano, piazza Carignano, 6 – Torino Tel: 011 5169555 –biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orario:  da  martedì  a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

La  biglietteria  sarà  sempre  attiva  un’ora  prima  dell’inizio  di ogni spettacolo,  esclusivamente  per  l’acquisto di biglietti per la recita del giorno stesso.
Acquisti online su www.teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Patty Pravo e i Marlene Kuntz

/

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour per 2 sere consecutive suonano i Marlene Kuntz. All’Osteria Rabezzana si esibisce il Federico Ponzano Quartet.

Giovedì. Al Magazzino sul Po è di scena IMA. Alla Divina Commedia suonano i Broke’n’Drunk. All’Off Topic si esibisce Denny Bertone affiancato da sei musicisti. A seguire i Funkytude. Al Circolino è di scena il Daimona’s Jazz Trio. Alla Vineria Popolare si esibisce Andrea Ciuchetti.

Venerdì. Al Circolino suona Charlie & Dodo. Alla Suoneria di Settimo si esibisce Moni Ovadia in duo con Michele Gazich. Al teatro Concordia è di scena Venerus. Al Blah Blah si esibisce Etta.

Sabato. Al Blah Blah suonano i Movie Star Junkies. Al Folk Club è di scena Andy McKee. Al Circolo Sud suonano i Tedeschi suonano altri Tedeschi & Provincia Power. Al Cap !0100 si esibiscono i Cacao Mental.

Domenica. Al teatro Colosseo è di scena Patty Pravo. All’Inalpi Arena si esibisce Tame Impala. Allo Ziggy suonano i Dramalove + Animaux Formidable. Al Blah Blah sono di scena IL Senato. Al Magazzino sul Po si esibisce Filippo Dallinferno + GTT X Sofà So.

Pier Luigi Fuggetta

“Ternitti-Storia d’amore e di riscatto”, al teatro Erba una storia tutta al femminile

Domenica 12 aprile, alle ore 16, presso il teatro Erba di Torino, andrà in scena la pièce teatrale “Ternitti-Storia d’amore e di riscatto”, tratto dal romanzo di Mario Desiati finalista al Premio Strega 2011. La regia è curata da Enrico Romita, in scena Giusy Frallonardo, Magda Marrone e Miriam Lorusso, che firma anche le musiche originali. I costumi sono di Rossella Ramunni, il direttore di scena è Claudio Romita.

“Ternitti-Storia d’amore e di riscatto” è uno spettacolo che porta sul palco i sentimenti più intimi, mettendo a nudo i rapporti. Uno spettacolo tutto al femminile, composto da tre personaggi (Mimì, Arianna e Teresa) che rappresentano la battaglia di tutte le donne sul fronte del lavoro, della dignità e dell’emancipazione femminile. Le tre protagoniste si muovono in uno spazio che si sposta continuamente dal mondo onirico a quello di una realtà tangibile, abitato da una pletora di sedie vuote, accatastate, appese, rivoltate. Ogni sedia rappresenta una persona della vita di Mimì, figlia di genitori salentini emigrati nella città di Niederurnen, capitale del mesotelioma pleurico. La sedia è simbolo, quindi, del dolore di Mimì per ogni perdita causata dall’amianto, fil rouge che lega questa sofferenza alla storia di Teresa e di Arianna.

Centrali nello spettacolo sono la musica e le parole del racconto che, intrecciate, riverberano in brevi canti popolari e in ritmi profondi, restituendo un Sud che fatica a trovare nella modernità la possibilità di affrancarsi dalla miseria e dal dolore, e dal legame con gli antenati a cui Mimì sussurra la sua storia con parole e sentimenti intimi e familiari.

“Ternitti-Storia d’amore e di riscatto” si configura come una rivisitazione del teatro di narrazione in cui Mimì rivive tutta la sua vita, fatta di sacrifici, gioie e profondi dolori.

“Ternitti-Storia d’amore e di riscatto” – teatro Erba – domenica 12 aprile – ore 16.

Biglietti in vendita su Ticketone, su www.torinospettacoli.com e al botteghino del teatro Erba, in corso Moncalieri 241, a Torino.

Gian Giacomo Della Porta

“David Bowie, mio fratello”, attraverso lo sguardo di Terry Burns

Dal 17 aprile al 12 luglio, presso lo Spazio Musa di Torino, verrà ospitata la mostra dal titolo “David Bowie, mio fratello”, un progetto dello scrittore David Lawrence e di Francesco Longo, in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémi de Provence. Si tratta di un racconto per immagini che ricostruisce un ritratto di David Bowie a partire da una relazione privata e che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e la costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie nelle fasi della sua carriera, tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, in parte provenienti da altri contesti. Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazione e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo, famigliari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori e il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Camp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barrett, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale, è attraverso lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che tornano trasformati dalla sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione puramente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli, e la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.

Spazio Musa – via della Consolata 11/E – Torino

“David Bowie, mio fratello” – dal 17 aprile al 12 luglio

Mara Martellotta

“The Youth Factor – Talk About Music”: la parola scritta e la parola cantata

Sesta edizione del Progetto di “Fondazione Artea” per riflettere sul linguaggio della musica

Cuneo, aprile – maggio 2026

Cuneo

Alla guida del “Progetto” è sempre la cuneese “Fondazione Artea”, ente no-profit nata con il primo obiettivo di valorizzare il patrimonio storico – artistico e culturale della provincia cuneese, sviluppando iniziative capaci di unire il patrimonio territoriale a linguaggi contemporanei, con un’attenzione mirata soprattutto “a ricerca e percorsi di formazione per i giovani”. Su questa linea viaggia dunque, anche la sesta edizione di “The Youth Factor – Il Fattore Giovani”, partendo quest’anno dal tema del “linguaggio”, all’interno di un “campo di sperimentazione” incentrato nello specifico “sul comparto culturale e musicale”“Dalla  parola cantata alla scrittura, fino alla progettazione e produzione artistica, utilizzeremo questi strumenti – spiegano gli organizzatori – per interpretare la realtà e renderla comprensibile agli altri. In questo processo, l’artista non è solo un creatore di contenuti, ma anche un interprete di emozioni e significati, chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte comunicative”.

Rivolto ai ragazzi della “Generazione Z”, in sintesi, “The Youth Factor 2026” unisce riflessione su linguaggio, creatività e professionalità, offrendo ai giovani partecipanti un’esperienza che unisce “apprendimento teorico, pratica concreta e dialogo con chi lavora nel mondo della cultura e della musica”.

Novità di questa sesta edizione è la collaborazione con “The Goodness Factory”, realtà nata a Torino nel 2014 dalle menti di Annarita Masullo e Daniele Citriniti, attiva nel settore delle “performing arts” (con particolare focus sulla musica) e impegnata a “sviluppare, organizzare e promuovere attività culturali ad elevato impatto sociale curando ogni elemento: direzione artistica, sviluppo esecutivo-organizzativo, fruizione-partecipazione, contaminazione e divulgazione culturale”.

Non è invece una novità, ma una felice prosecuzione, anche quest’anno, la partnership, siglata con “Genova per Voi”, il “talent show” non televisivo per giovani autori di canzoni, primo concorso nazionale di questo genere che offre ai finalisti una “factory formativa” e al vincitore uno sbocco professionale concreto, in forma di contratto editoriale.

Sono tre gli appuntamenti musicali (condotti dalla speaker radiofonica, presentatrice televisiva e podcaster Margherita Devalle) in programma, a Cuneo, tra venerdì 10 aprile e sabato 23 maggio. Il primo (venerdì 10 aprile, ore 18), presso l’“Auditorium Foro Boario” (via Pascal 5L), è il talk Io della musica non ci ho capito niente con Giulia Mei, cantautrice e pianista palermitana trapiantata a Milano che fonde pianismo di matrice classica, cantautorato di ispirazione francese e genovese e sonorità “indie pop ed elettroniche”, dando vita a un “pop d’autore” di grande e pungente attualità. Dopo il primo album “Diventeremo Adulti” (finalista alle “Targhe Tenco”), nel 2021 Giulia vince il concorso “Genova per Voi” ottenendo un contratto con “Universal Music Publishing”, mentre il singolo Bandiera (2023) diventa virale con oltre quattro milioni di ascolti e conquista anche la giuria di “X Factor 2024”, vincendo, inoltre, il “Premio della critica” a “Voci per la libertà – Amnesty International 2024”, tanto da essere scelta dal regista Massimiliano Bruno come colonna sonora del suo nuovo film “Due cuori e due capanne” uscito a gennaio 2026 e in cui Giulia Mei debutta sul grande schermo interpretando sé stessa. Il titolo scelto per il talk è lo stesso del suo nuovo album, “Io della musica non ci ho capito niente”, uscito lo scorso anno e accolto dalla critica come uno degli album italiani più belli e importanti del 2025.

Sempre all’“Auditorium Foro Boario”, e sempre alle 18, si terrà anche il secondo appuntamento che vedrà sul palco il 26enne romano Alessandro La Cava con il talk “Non sono solo canzoni”. Autore e compositore “multiplatino”, Alessandro è oggi fra i più richiesti songwriter della nuova scena “pop” italiana; finalista nel 2018 al concorso “Genova per Voi”, entra in contatto con “Universal Music Publishing” e, da cinque anni, firma brani per artisti come Angelina Mango, Sangiovanni, Fedez, Laura Pausini, Giorgia, Elodie, Marco Mengoni e altri, collezionando 38 dischi di platino e 6 dischi d’oro. Tra i brani più recenti da lui firmati figurano (pensate!) quel “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, vincitore dell’ultimo “Sanremo” e “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, classificatosi, sempre a “Sanremo 2026” al 5^ posto, nonché vincitore del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, confermando il suo ruolo centrale nella scrittura del “pop” italiano contemporaneo.

Infine, sorpresa! Sabato 23 maggio, a Cuneo, nell’ambito del Festival “Città in note. La musica dei luoghi”, si concluderà il percorso di “The Youth Factor” con l’ultimo Talk About Music”. Protagonista un’artista d’eccezione. Il nome? Top secret. Sarà prossimamente rivelato in apposita “conferenza stampa”.

Tutti gli appuntamenti “Talk About Music” sono a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, con obbligo di prenotazione su “EVENTBRITE”.

Per ulteriori info: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

 g.m.

Nelle foto: Giulia Mei e Alessandro La Cava 

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, “Musica da vedere”

Il paesaggio sonoro, rappresentato dalle tele di Vittorio Amedeo Cignaroli, rivive alla Palazzina di Caccia di Stupinigi attraverso l’arte musicale dei suonatori di corno da caccia.

Le musiche che corrispondevano all’antico cerimoniale venatorio della Vènerie Royale (la caccia a cavallo con cani da seguita) vengono riproposte da una sonorizzazione delle opere curata dell’equipaggio della Reggia di Venaria, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, ensemble musicale dell’Accademia di Sant’Uberto. Lo strumento impiegato è la trompe d’Orléans, corno circolare naturale senza fori, tasti o pistoni di agevole impiego anche a cavallo, per trasmettere le sequenze dell’azione venatoria nel folto della foresta. “Musica da Vedere” è una visita della durata di un’ora e quindici minuti, guidata da u a sonorizzazione del percorso.

Info: Palazzina di Caccia di Stupinigi – piazza Principe Amedeo 7, Nichelino – 011 6200601 – stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Prezzo della visita guidata: 5 euro oltre al prezzo del biglietto – prenotazione obbligatoria della visita guidata entro il venerdì precedente.

Giorni e orari: da martedì a venerdì 10-17.30/sabato, domenica e festivi 10-18.30 (ultimo ingresso ore 18).

Mara Martellotta

Ah… quelle schizofreniche nevrosi del quotidiano!

Con lo spettacolo “Problemi di ego”, la “salute mentale” diventa argomento teatrale al “Baretti” di Torino

Giovedì 9 aprile, ore 20

Sotto l’attenta organizzazione del “Circolo Arci Sud” (ed il patrocinio della “Circoscrizione 8”), si chiude con “Problemi di ego”, in scena giovedì 9 aprile (ore 20) al “Teatro Baretti” di Torino, la settima edizione di quella “Piccola Rassegna Culturale Torinese” che, nell’emblematico e provocatorio sottotitolo, chiarisce fin da subito gli intenti ispirativi, da sempre, alla base dell’iniziativa artistica: “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. Spiega, infatti Max Borella, direttore artistico: “Questa rassegna è nata nel 2019, come gesto politico nel senso più ampio del termine, come invito ad incontrarsi e a non aver paura delle storie altrui: più cultura meno paura non voleva e non vuole essere solo uno slogan, ma una direzione ed una responsabilità”. “Fare cultura – ancora Borella – non è un gesto neutro ma è un atto di resistenza alla semplificazione, al cinismo dominante e all’isolamento sociale. E’ un modo per dare nome a ciò che ci spaventa per trasformarlo in racconto, in visione, in possibilità e sfida”. Magari arrivando, pur anche, a riderci sopra.

Come appunto capita nell’ultima pièce in programma al “Baretti”, dove, a salire e a muoversi sul palco, insieme a due attori di fortissima e accattivante presa sul pubblico, è niente meno che la terribile Signora, sua madame la “Salute Mentale”.

Scritto e diretto da Diego Lacaille e Jacopo Tealdi“Problemi di ego” rappresenta proprio l’apice e l’essenza basilare della sperimentazione messa in campo, per il suo settimo anno, dalla “Piccola Rassegna, “fondendo il ritmo della ‘stand-up comedy’ con l’originalità poetica del ‘teatro manuale’”. Al centro della scena, il ritratto tragicomico dell’“iracondia moderna”: un uomo, interpretato da Lacaille, in perenne lotta contro le piccole, banali (ma diventate “monstrum” e montagne invalicabili) inefficienze del quotidiano, dai ritardi dei mezzi pubblici alla banalità altrui, tutte meticolosamente annotate in una lista di “cose che fanno imbestialire”.

A complicare il tutto, nella quotidianità del poveretto, una serie, che proprio non ci voleva, di micro-drammi personali; micro sì, ma forti e insidiosi quel tanto che basta per riuscire a spezzare quella protettiva “corazza di cinismo” che il pover’uomo si era costruito in qualche modo addosso nel tempo. La narrazione prende dunque una piega surreale, proiettandolo drammaticamente in un “viaggio introspettivo” nei meandri della propria psiche. E qui, i pensieri “paranoici” di Diego diventano preda e prendono forma attraverso le mani di Jacopo Tealdi, noto al grande pubblico come “#quellodellemani”, che si trasformano in personaggi logorroici, saggi bizzarri e paure infantili.

“Il contrasto tra il linguaggio tagliente della parola – è stato annotato – e la poesia visiva del gesto crea un ‘dialogo serrato tra corpo e mente’, trasformando la vulnerabilità del protagonista in una messa in scena di straordinaria potenza creativa”.

“Lo spettacolo – sottolinea ancora Max Borella – affronta il delicatissimo tema della salute mentale con una leggerezza calviniana, invitando il pubblico a ridere delle proprie nevrosi e dei tic quotidiani. L’obiettivo (che è sempre quello che contraddistingue l’intera Rassegna dedicata allo ‘scomposto dramma della nuova società sabauda’), è trasformare la paura in cultura, e questo spettacolo ci riesce perfettamente, suggerendo che per guarire dai propri mostri, a volte, basti smettere di stringere i pugni e imparare a usare le mani per creare qualcosa di bello”.

Per info: “Cinetatro Baretti”, via Baretti 4, Torino; tel. solo su whatsapp 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com  . Biglietti in vendita su “OOOH.EVENTS”.

G.m.

Nelle foto: Diego Lacaille e Jacopo Tealdi

Il sacro dolore dello “Stabat Mater” di Vivaldi con Carlo Vistoli per la Pasqua dell’Orchestra Rai

Una profonda meditazione sul dolore sacro, quello della Vergine davanti alla morte di Gesù, è lo “Stabat Mater” RV 621 di Antonio Vivaldi, nucleo centrale del concerto di Pasqua dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma in serata unica, fuori abbonamento, Venerdì Santo, il 3 aprile, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino. La serata è trasmessa in diretta su Radio 3 e, la mattina di Pasqua, domenica 5 aprile, alle 8, anche in prima TV su Rai 5.

Capolavoro di rara sensibilità, lo “Stabat Mater” fu scritto da Vivaldi nel 1712 per la chiesa di Santa Maria della Pace di Brescia, ed è il suo più antico lavoro conservato, capace ancora oggi di commuovere per la sua purezza spirituale. A interpretarlo è il controtenore romagnolo Carlo Vistoli, che l’ha recentemente anche inciso. Considerato uno dei controtenori più autorevoli della sua generazione ha costruito una carriera internazionale, folgorante, partendo dal debutto, nel 2012, con “Dido & Aeneas”. La sua ascesa è stata determinata dall’incontro con grandi maestri della musica antica, da William Christie, con “Le Jardin des Voix” nel 2015, a John Eliot Gardner, fino al sodalizio artistico con Cecilia Bartoli. Tra i suoi traguardi principali, il Premio Abbiati nel 2023, come miglior cantante dell’anno, l’Helpmann Award, in Australia, e il premio come Stella Emergente della San Francisco Opera del 2024. Protagonista della lirica come al teatro alla Scala, la Wiener Staatsoper, l’Opera di Roma, il festival di Salisburgo e la Royal Opera House di Londra, Vistoli si distingue per la sensibilità che va dal barocco di Vivaldi e Monteverdi, fino alla musica contemporanea. Lo scorso anno è stato tra i protagonisti della “prima” mondiale de “Il nome della rosa” di Francesco Filidei, alla Scala. Con l’Orchestra Rai è stato protagonista del concerto di Natale 2025, trasmesso su RAI 1 e in eurovisione dalla Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi.

Sul podio Giuseppe Mengoli, classe 1993, che ha iniziato la sua carriera di direttore d’orchestra nel 2018, debuttando con la Gustav Mahler Jugend Orchester e della Filarmonica Toscanini, oltre che essere violinista, compositore e arrangiatore. In apertura di serata Mengoli propone “Fratres”(Fratelli) di Arvo Pärt, mistico del suono e ricercatore della trascendenza. Pärt è uno dei musicisti più originali a cavallo tra i due secoli. Nato in Estonia nel 1935, ha dato vita a un universo sonoro dove semplicità e purezza si fondono in un’intensità rarissima, capace di parlare direttamente all’anima dell’ascoltatore. La prima esecuzione assoluta di “Fratres” si tenne il 28 ottobre 1977 a Riga, affidata all’ensemble estone di musica antica Hortus Musicus, a cui l’opera è dedicata. Concepito originariamente per un quintetto d’archi e un quintetto di fiati, il brano ha dato vita a numerose rielaborazioni per diverse formazioni strumentali, tutte mantenendo il titolo originale. La prima di queste varianti è stata commissionata dal festival di Salisburgo nel 1980, e consisteva in una serie di variazioni per violino e pianoforte, interpretata dai dedicatari Gidon ed Elena Kremer. Da allora, l’opera è stata trascritta per svariati organici, tra cui archi e percussioni, con o senza solista, ottetto fiati e percussioni, quartetto d’archi e ottetto di violoncelli. Strutturalmente il tema di sei battute viene reiterato con un’enfasi minimalista su rigore ritmico, trasposto su diversi livelli tonali e arricchito da una linea melodica che si espande progressivamente.

Il concerto si chiude con la Sinfonia n.7 in la maggiore op.92 di Ludwig van Beethoven, che venne definita da Richard Wagner come “l’apoteosi della danza”, ponendo l’accento sulla predominanza dell’elemento ritmico che pervade l’intera partitura.

I biglietti per il concerto di Pasqua fuori abbonamento sono proposti a 10 e 15 euro, e sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai, e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Auditorium Rai – piazza Rossaro

Info: 0118104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta