SPETTACOLI- Pagina 4

Il libro della giungla a teatro

Teatro Concordia

Domenica 22 febbraio, ore 16

 

 

Il linguaggio del teatro danza e del teatro di narrazione nello spettacolo tratto dai racconti di Kipling

 

 

Il piccolo Mowgli, trovato da un branco di lupi, impara a vivere nella giungla e rispettarne le leggi. I suoi mentori, Baloo l’orso e Bagheera la pantera, lo conducono attraverso le insidie e i pericoli che un cucciolo d’uomo deve affrontare nella foresta tropicale.

Lo spettacolo è tratto dai racconti de Il libro della giungla del premio Nobel per la letteratura Rudyard Kipling, un’opera narrativa di formazione dove emergono valori universali di rispetto dell’altro e di relazione con le leggi della natura. La compagnia Fantateatro mette in scena questo capolavoro attraverso i linguaggi del teatrodanza e del teatro di narrazione. Abili ballerini danno vita agli animali danzando su musiche eseguite dal vivo, mentre un narratore racconta la storia, aiutato da piccole riproduzioni dei protagonisti. A rendere lo spettacolo ancora più speciale sono i costumi creati da Federico Zuntini: spettacolari teste scolpite nel polistirolo che trasformano gli interpreti negli abitanti della giungla.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 16

Il libro della giungla

Favole a Merenda

Da Rudyard Kipling

Adattamento e regia di Sandra Bertuzzi

Allestimento scenografico di Federico Zuntini

Musiche eseguite dal vivo da Marco Zanotti (percussioni)

Costumi Atelier Fantateatro

Produzione Fantateatro

Dai 3 anni

Biglietti: adulto 10 euro, bambino 7 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

“Ergo non sei” in scena al Baretti

Per la stagione 2025-2026 del Cineteatro Baretti, giovedì 19 febbraio, alle ore 21, e venerdì 20 febbraio, alle ore 20, andrà in scena la pièce teatrale “Ergo non sei”, per la drammaturgia di Luigi Di Gangi, Julio Garcia e Ugo Giacomazzi. Interpreti e registi Luigi Di Gangi e Luigi Giacomazzi. Accoglie nuovamente Teatrialchemici, nella stagione teatrale “Aurea Familia” del teatro Baretti, è un gesto naturale e fondante. Come ogni ritorno, conferma l’idea di famiglia teatrale. Il lavoro profondo portato in scena lo scorso anno con attori con disabilità cognitive fa di questo ritorno motivo d’orgoglio per l’associazione. “Ergo non sei” è un viaggio intimo e surreale, una riflessione potente sul destino, sulla fede e sull’identità. Dare spazio a questo tipo di teatro significa ribadire che la qualità, la bellezza e il rigore del palcoscenico passano anche e soprattutto attraverso il coraggio di porre domande radicali.

Il conclave di Madonne riunitosi in cielo ha scelto il nuovo Eletto, colui che dovrà scrivere il nuovissimo Testamento e che dovrà parlare al mondo con animo illuminato. La Madonna del Ponte, Avvocata nostra, si fa così tramite del volere celeste e scende in Terra ad annunciare all’eletto il suo destino. Nella tre giorni in cui deve compiersi tutto, il tempo è una spada di Damocle nella vita di un uomo messo di fronte a un fatto compiuto, e a cui non è richiesta alcuna scelta, ma solo l’ammissione della propria responsabilità. Michele, quarantenne ateo, solitario, assistente universitario di Filosofia, vive da sempre con la madre in un routine immobile scandita da gesti e riti familiari. La sua esistenza, silenziosa e priva di slanci, viene sconvolta quando la Madonna del Ponte gli appare annunciandogli che è stato scelto come nuovo Eletto per diffondere un Vangelo rinnovato. Questo evento straordinario innesca un cambiamento profondo, mettendo in crisi le sue certezze e trasformando i rapporti con la madre e il mondo. Accettare di essere l’Eletto non è facile per nessuno, tantomeno per un uomo che non crede in Dio. In tre giorni sospesi tra realtà e visione, Michele si confronta con la responsabilità del proprio destino, in uno spazio scenico essenziale che amplifica il leso delle domande più antiche dell’umanità: chi siano? In che cosa crediamo? Che cosa ci ha chiesto di diventare?

Biglietteria: intero 13 euro – ridotto 11 euro – under 25, over 65, ANPI e Feltrinelli – eniticket.it

In cassa, se disponibili, nei giorni d’apertura o prima dello spettacolo.

Info: teatro Baretti – www.teatrobaretti.it

Mara Martellotta

Fabulae. Un monologo sulla dis-parità di genere

Venerdì 20 febbraio alle 21 allo Spazio Kairos, via Mottalciata 7, va in scena “Fabulae – Un monologo sulla dis-parità di genere”, di e con Massimiliano Loizzi«Avrei voluto intitolarlo “Il mansplaining spiegato alle donne”, ma ci tengo alla mia incolumità e così ho preferito un titolo più fiabesco che piace alle donne. Sono ironico, eh!» afferma Loizzi.

Lo spettacolo

Come si può raccontare uno dei temi più dibattuti della nostra società senza risultare retorico o nella peggiore delle ipotesi senza fare mansplaining? Si può narrare la storia delle favole, e la sua evoluzione nei secoli. Dalle primissime forme di narrazione orale alle raccolte scritte di Basile e Perrault, fino alle più moderne favole dei fratelli Grimm, Andersen e Walt Disney, lo spettacolo mostra il cambiamento della condizione della donna nel tempo,

Fabulae svela quanto spaventosamente poco sappiamo dell’universo delle fiabe e racconta i terribili segreti dietro l’origine del mito: storie fatte di violenza, sesso, tradimenti e stupri dove la donna è sempre e solo assassina, traditrice, moglie, serva o schiava.

 

«E forse è ora che le nostre storie vadano nuovamente e per l’ennesima volta cambiate e

“aggiornate” perché da sempre si adattano ai tempi che devono raccontare» si spiega nella presentazione dello spettacolo, un comedy show che intreccia satira, ironia, poesia e denuncia, raccontando in modo irriverente, spassoso e a tratti toccante, un tema fondamentale della nostra società.

MASSIMILIANO LOIZZI

Massimiliano Loizzi attore, comico, autore, 40 anni superati da un po’, milanese d’adozione, è volto noto de il Terzo Segreto di Satira, protagonista delle due stagioni di “Sandro” in coppia con Francesco Mandelli. Il suo primo film da protagonista con il collettivo, “Si muore tutti democristiani“, è su RayPlay. Autore dei romanzi “Quando diventi piccolo”,  edito da Rizzoli/Fabbri Editori, e di “Maledetta primavera” e “La Bestia” edito da People, scrive una rubrica settimanale per FanPage.it. Ha curato per due anni la copertina di Piazza Verdi su RadioRai3

È autore, interprete e regista degli spettacoli della compagnia Mercanti di Storie in collaborazione con il Teatro della Cooperativa di Milano: attualmente in distribuzione con la serie di tre monologhi di teatro civile il Matto, gli spettacoli di satira e comedy show, e la riscrittura de L’Opera da tre soldi.

Attore della compagnia Stabile/Mobile di Antonio Latella, per diverse stagioni; ha collaborato fra gli altri con Renato Sarti, Paolo Rossi, Tullio Solenghi, Matteo Tarasco, PierPaolo Sepe, Riccardo Goretti, Corrado Accordino, Lino Musella. È interprete di svariati film, fra cui, nel 2024, “Zamora” di Neri Marcorè e “I Soliti Idioti 3″.

Utilità
Informazioni: 3514607575 (anche whatsapp),  biglietteria@ondalarsen.orgwww.ondalarsen.org.

Ingresso riservato ai soci Arci: se ci si tessera in loco, il biglietto del primo spettacolo è a 6 euro.
Spazio Kairos apre un’ora prima degli spettacoli. I biglietti si possono comprare online su www.ticket.it.
Intero: 12 euro. Ridotto (universitari, over 65, TAT, CRAL, carta giovani, abitanti circoscrizione 6, AIACE): 10 euro. Under 18 e persone con disabilità: 8 euro. Ridotto Comitiva (acquisto minimo di 6 biglietti per la stessa serata: 48 euro. Abbonamento “Onda” con 4 spettacoli a scelta: 32 euro.

I Carmina Burana al Concerto di Carnevale dell’OSN RAI

Una delle composizioni sinfonico-corali più celebri del Novecento sarà protagonista di uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico dell’Auditorium RAI, che ha già registrato il tutto esaurito. Il Concerto di Carnevale, dedicato alla celebre opera di Carl Orff, si terrà martedì 17 febbraio alle ore 20.30 presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino. La serata sarà inoltre ripresa da RAI Cultura e trasmessa su RAI 5 alle ore 22.45.

A dirigere l’orchestra sarà John Axelrod che, nel 2026, festeggerà i sessant’anni e trent’anni di carriera, durante i quali ha guidato oltre duecento orchestre in tutto il mondo. Attualmente direttore principale della Bucharest Symphony Orchestra, Axelrod è apprezzato a livello internazionale per energia interpretativa e versatilità stilistica.

Sul palco si esibiranno il soprano Valentina Farcas, il tenore Sunnyboy Dladla e il baritono Alessandro Luongo. Parteciperanno inoltre il Coro Sinfonico di Milano, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina, e il Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Torino, preparato da Carlo Fenoglio.

Considerati una pietra miliare della musica del Novecento, i Carmina Burana furono composti da Carl Orff tra il 1935 e il 1936 e debuttarono l’8 giugno 1937 a Francoforte sul Meno, mentre l’esecuzione italiana avvenne nel 1942 al Teatro alla Scala di Milano.

L’opera si ispira a ventiquattro canti goliardici medievali contenuti nel Codex Buranus, manoscritto rinvenuto presso l’abbazia di Benediktbeuern. Il titolo significa infatti “Canti di Beuern” e fa riferimento a questa raccolta poetica risalente ai secoli XII e XIII, scritta in latino medievale, tedesco medio e francese antico.

Colpito dal fascino di questi testi nel 1934, Orff realizzò una composizione monumentale articolata in cinque sezioni, precedute da un prologo e concluse da un finale. Nonostante una iniziale diffidenza del regime nazista, che criticò lo stile essenziale e le influenze jazzistiche dell’opera, il debutto tedesco riscosse un successo straordinario.

La prima sezione, Primo vere, celebra il risveglio della natura, la giovinezza e l’amore e contiene il celeberrimo coro O Fortuna, diventato nel tempo uno dei brani più riconoscibili e frequentemente utilizzati nel cinema e nella pubblicità. Tra gli altri pezzi figurano Veris leta facies ed Ecce gratum.

La seconda sezione, In taberna, descrive il mondo dei piaceri terreni e della vita dissoluta, mentre la terza, Cours d’amours, affronta i temi della bellezza, dell’amore e dell’ironia dell’esistenza. Tra i momenti più noti figurano Tempus est iocundum, dedicato alla gioia e alla danza, e Ave formosissima, omaggio alla bellezza femminile.

Dal punto di vista musicale, i Carmina Burana si distinguono per la loro forza ritmica ed espressiva. Orff utilizza un vasto organico orchestrale che include un importante apparato di percussioni, ottoni e archi, affiancato da coro misto e solisti vocali. Caratteristico è anche l’impiego percussivo del pianoforte e dei tamburi, elementi che contribuiscono a creare un impatto sonoro energico e coinvolgente.

I biglietti per il concerto, fuori abbonamento, risultano già esauriti.

Per informazioni è possibile contattare la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino, in piazza Rossaro, al numero 0118104653 oppure scrivere all’indirizzo biglietteria.osn@rai.it.

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Giangilberto Monti & Heggy Vezzano e gli Statuto

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Blah Blah gli Statuto presentano in concerto il disco “Tempi Moderni”. Allo Ziggy si esibisce il duo Nadja.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour suona Carletto e gli Impossibili. Al Blah Blah è di scena Gianni TBAY’.

Giovedì. All’Hiroshima si esibiscono i Nobraino. Alla Divina Commedia suonano i The Tramps. Al Magazzino sul Po sono di scena i Leatherette. Allo Spazio 211 si esibiscono i Gazebo Penguins. Al Blah Blah suonano i Carbs + Fango. All ‘ Off Topic è di scena Dario Sansone Trio.

Venerdì. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena Taylor & Halsted. Al teatro Colosseo si esibisce Delia. Al Circolino suona il Tokyorama Quartet. Alla Divina Commedia si esibisce la Momo Rock Band. Al Folk Club suona Giangilberto Monti & Heggy Vezzano. All ‘ Off Topic è di scena Scarda. Al Blah Blah suonano i SFC + L’Abisso. Al Magazzino sul Po si esibiscono i Brucherò Nei Pascoli + Cowboysquad.

Sabato. Al Peocio suona il Bermuda Acoustic Trio. Al Folk Club è di scena Dylan Le Blanc. Al Magazzino sul Po suonano Asino + Selce. Al Blah Blah si esibiscono i the Crimson Ghost + Coconut Planters.

Domenica. Al Blah Blah gli Statuto presentano in concerto il disco “RiSKAtto + I Premi Oskar.

Pier Luigi Fuggetta

Luca Marinelli o la scommessa persa sulle “Cosmicomiche” di Calvino

Repliche al Carignano sino a domenica 22

Rivolto verso il buio della sala, con gli occhi attoniti, sbalordito di se stesso, a metà dello spettacolo, il protagonista Qfwfq, familiarmente Q, si ritrova a riflettere su “che cosa stiamo facendo?”. Insuperabile e insuperata domanda a cui è difficile dare una risposta, da parte sua, riversata nello smarrimento di molti spettatori. Luca Marinelli – per la prima volta lo vedo su un palcoscenico, un attore che in più di una occasione s’è fatto ammirare sullo schermo, dall’ormai lontana “Solitudine dei numeri primi” alle prove con Caligari e Mainetti, la rivisitazione di “Martin Eden” per cui ha vinto la Coppa Volpi a Venezia nel 2019, sino all’eccellente “Otto montagne” (con l’amico Borghi, dal romanzo bellissimo di Cognetti), sino all’”M – Il figlio del secolo”, radici estere con la regia di Joe Wright ma intelligenza e sensibilità e inventiva tutte italiane: per cui per l’intera serata mi trovo a richiedermi quanto valga nei risultati il richiamo del divo, qui pure coregista con Danilo Capezzani – si è rivelato ad ogni occasione grande attore ma, con tutta sincerità, su quelle tavole del Carignano, nemmeno riesco a comprendere se davvero teatralmente lo sia (il teatro ha ben altri trabocchetti): ovvero se sia in grado di dare corpo al suo protagonista, di renderlo autentico personaggio con lo spessore che il teatro richiede, se riesca a superare scena dopo scena le sabbie mobili di una drammaturgia ardimentosa e scomposta e impertinente – dopo tutto fragilissima, tipo serie di sketch che non concludono mai – che per lui ha approntato Vincenzo Manna ricavandola da quelle “Cosmicomiche” (debutto contrastato a Spoleto l’estate scorsa) che, posti in raccolta dodici racconti pubblicati dapprima per le testate del “Giorno” e del “Caffè”, Italo Calvino pubblicò poi per Einaudi nel 1965.

Una cornice di avanspettacolo, forse di più trasandato baraccone alla festa del paese, un carico non trascurabile di comicità e ironia verso il mondo della scienza, un entertainer con la sua elegante giacca rossa di lustrini, un viaggio della memoria alla ricerca di un mondo scientifico, un capodanno futuribile, quello dell’anno 2035, che è più fine che inizio, l’antica filosofia dello spazio infinito e del tempo e il caos della loro costruzione, la testimonianza lontana del Big Bang, di quella palla distante e grigia che è la luna, la ricerca della poesia che facciamo fatica a veder arrivare. Tanto ogni azione è spezzettata, mai legata a quanto precede e a quella che la segue, 120’ difficili a scorgere, a recepire, ad assaporare (pubblico festante e osannante per molti versi, ma due signore nel corridoio d’uscita a confessarsi reciprocamente “guarda, io me ne sarei già uscita da un pezzo…”, con allure d’educazione, sabauda o no: e le espressioni che negano sono tante). Perché s’è notata, nell’intera serata, la difficoltà a inquadrare, tra grande fluttuare di veli, la filosofia temporale di Calvino che certo si guardò bene dallo scrivere per il teatro e qui svela tutta la fatica a essere imprigionato in un contenitore che gli sta davvero stretto. Che non è decisamente suo. Che poco o nulla ha a che fare con le sue pagine. Un progetto a lungo vagheggiato, una scommessa, decisa e composta in piena libertà, e rendiamo merito per il coraggio, ma persa, un filo rosso che è difficile rintracciare per collegare un inizio e una fine, un gran correre di tutti gli attori – che altro non fanno che inseguire quel gioco: diligenti Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung alias signora Marinelli, Fabian Jung, Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi – per la sala forse a voler rendere maggiormente partecipe il pubblico, farlo proprio, accalappiarlo festosamente, il cartello che invita agli “applausi” (non si sa mai!), la rappresentazione del gioco difficile da far collimare con quelle stesse pagine. Il nonsenso invade il palcoscenico, si parla anche di tagliatelle nello spazio, più che l’alto Calvino si scivola nel più frizzante Campanile. E tutto rimane lì, difficile da decifrare e da accettare.

Allora, nel mare magnum della sfilacciatura, della “Vita cosmicomica vita di Q” ti affidi piuttosto alle scene di Nicolas Bovey e alle loro invenzioni, il gran velame di cui s’è detto e la grande sfera argentata che incanta e travolge, alle luci del medesimo che appaiono un incanto, che colpiscono e che cullano, ai costumi di Anna Missaglia, colorati e divertenti. Ma di quella scommessa, su cui molti hanno creduto, ti rimane poco, saremmo tentare di dire nulla. Repliche, per la stagione dello Stabile torinese, sino a domenica 22 febbraio.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Anna Faragona, alcuni momenti dello spettacolo.

Raiteche “Archive Alive!” compie 10 anni

Tivù tivù

“Raiteche “Archive Alive!”, la rassegna della Mediateca Rai “Dino Villani” di Torino che apre al pubblico le porte del suo prezioso archivio compie 10 anni. Un decennio di memoria collettiva grazie ai numerosi incontri con la visione di programmi, documentari, inchieste e sceneggiati che hanno segnato un’epoca e fatto la storia della televisione italiana. Dopo il primo appuntamento del 2026 nel mese di gennaio, dedicato ad un gigante del teatro, il regista Luca Ronconi, martedì 16 febbraio, al Tv8 del Centro di Produzione Rai di Torino verrà proposto, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano, giuliano e dalmata, il tv movie di Gianluca Mazzella “La bambina con la valigia”.

Tutto inizia da una fotografia in bianco e nero del luglio 1946 che ritrae una bambina con in mano una valigia con la scritta “Esule giuliana n. 30001”: si chiama Egea Haffner e la sua storia comincia quando il padre scompare, probabilmente inghiottito dalle foibe. La Haffner, autrice del libro autobiografico dal quale è tratto il film, sarà ospite dell’evento e porterà la sua testimonianza diretta.

Dialogheranno con lei, Alessandro Cuk, critico cinematografico e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, lo storico del cinema Sergio Toffetti e Sinéad Thornhill, l’attrice che impersona Egea da ragazza nella produzione di Rai Fiction.

Igino Macagno

Una notte al Museo del Cinema con il Club Silencio

Sabato 21 febbraio, dalle 19.15, Club Silencio e Museo Nazionale del Cinema accoglieranno i visitatori alla Mole Antonelliana con una straordinaria apertura serale in occasione della mostra “Pazza Idea”: le icone pop di Angelo Frontoni, il sound di Luke Barral, l’ascensore panoramico con un’esclusiva vista notturna sulla città, cinema, drink e molto altro. Il Museo Nazionale del Cinema, uno dei più visitati in Italia, apre le porte agli anni Settanta e Ottanta in occasione della mostra “Pazza Idea”, esposizione che racconta due decenni attraverso lo sguardo di Angelo Frontoni, il fotografo che ha ritratto grandi protagonisti del cinema, della moda e della televisione, quali Ornella Vanoni, Brigitte Bardot, le gemelle Kessler e Raffaella Carrà.

La Mole si svela in una veste inedita per un viaggio nella storia del cinema, dalle origini ai giorni nostri, un percorso immersivo tra scenografie, proiezioni, effetti speciali e reperti iconici. Da non perdere anche “Manifesti d’artista”, la mostra temporanea con importanti locandine cinematografiche realizzate da illustri creativi.

L’ascensore panoramico conduce al tempietto della Mole Antonelliana: 85 metri d’altezza offrono una prospettiva insolita su Torino, eccezionalmente visibile nella sua affascinante atmosfera notturna. Luke Barral animerà l’atmosfera con un set musicale ispirato agli anni Settanta, mentre il lounge bar offrirà una selezione di drink, birre e vino per completare l’esperienza.

Info: sabato 21 febbraio-ore 19.15 -00.00 – ultimo accesso alle ore 23 – ultimo accesso alla visita ore 22.45

Mara Martellotta

Gianduiotto d’Oro a Beatrice Venezi: sold out al teatro Juvarra per EnjoyBook

Dopo il successo della serata inaugurale con Giuseppe Lavazza, nella serata di giovedì 12 febbraio, in un teatro Juvarra sold out, si è svolto “Voci fuori dal coro”, il secondo dei sette appuntamenti che compongono la rassegna “EnjoyBook”, promossa da Marco Francia, Maurizio Conti e Cristiana Ferrini. 

Il talk è stato moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano e ha avuto come protagonista principale il direttore d’orchestra Beatrice Venezi, classe 1990, artista talentuosa che ha saputo portare sul palco la freschezza dei suoi 35 anni in armonia con una dialettica da veterana, supportata da una carriera che le sta procurando grande consenso e notorietà anche all’estero, e che non le ha fatto mancare la possibilità di misurare il proprio carattere di fronte a momenti di accese polemiche, innescate dalla recente nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, una decisione che ha suscitato contestazioni da parte di professori e direttori d’orchestra, oltre che dai lavoratori della Fenice.

La dimensione sociale in cui vive la donna oggi, la necessità di seguire con coraggio un sogno e il valore dei ricordi sono stati i temi dominanti di “Voci fuori dal coro”, che ha visto in scena, insieme a Beatrice Venezi, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, capace di un’ironia tagliente, acuta, che dedica da sempre gran parte del suo lavoro alla protezione e alla crescita del mondo femminile, e il poliedrico artista e produttore musicale Cesare Rascel, figlio dell’amatissimo attore Renato e dell’attrice Giuditta Saltarini, che ha portato all’Enjoybook il racconto dei suoi prossimi progetti, tra i quali una produzione per il prossimo Festival di Sanremo, e un momento di ricordo umano e artistico molto toccante legato ai suoi genitori.

“Tengo a essere definita ‘direttore’ e non ‘direttrice’ – ha esordito Beatrice Venezi – poiché tutto parte dal ruolo, quello di Maestro, il titolo accademico riconosciuto per il direttore d’orchestra, l’unico. Essendo di mentalità anglosassone, credo sia più importante concentrarsi esclusivamente sul ruolo che si ricopre, indipendentemente dal genere”.

“Il ruolo di direttore d’orchestra, storicamente, ha avuto un’impronta prettamente maschile. Ora le cose stanno cambiando, questo divario numerico sta cominciando a ‘chiudere la propria forbice’ aprendosi a una direzione d’orchestra anche femminile. Credo sia una questione prettamente culturale e geografica: tutto ciò che riguarda la parità di genere è molto più faticosa da conquistare nei Paesi latini che non in quelli anglosassoni o asiatici. Per quanto mi riguarda, cerco anche di non definirmi ‘giovane direttore’, nonostante i miei 35 anni, per non cadere in un facile stigma che non rappresenta l’esperienza più che decennale del mio lavoro. Io non arrivo da una famiglia di musicisti, mi sono costruita questo percorso con le mie forze, la mia resilienza e il coraggio nel gestire i momenti più delicati. L’amore per la musica è nato naturalmente, mi sono diplomata in pianoforte nel 2010 con Norberto Capelli, all’Istituto Superiore di Studi Musicali Rinaldo Franci di Siena, ho approfondito gli studi con Piero Bellugi a Firenze e in seguito con Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, successivamente ho studiato Composizione con Gaetano Giani Luporini  e, nel 2015, ho conseguito il diploma in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, sotto la guida di Vittorio Parisi. Da quel momento è cominciata una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti, che mi ha portata a esibirmi anche in Argentina, quando al Teatro Colòn di Buenos Aires, di cui sono diventata Direttore Principale Ospite, ho diretto la Turandot nell’ambito della rassegna Divina Italia, e poi in Canada, in Francia, nel Regno Unito, in Corea del Sud, a Macao, dove ho diretto la Shenzhen Symphony Orchestra nel Galaxi Opera Gala con Placido Domingo”.

“La bacchetta del direttore d’orchestra – conclude Beatrice Venezi – ha una simbologia anche magica, non a caso i maghi usano le bacchette. Nel nostro caso il prodigio si verifica quando l’energia del gesto viene trasmessa dalla bacchetta a tutta l’orchestra. La stessa musica, suonata dalla medesima orchestra ma interpretata da direttori differenti, verrà percepita sicuramente in maniera diversa. Vorrei che la mia storia e la passione con cui porto avanti il mio lavoro possano essere d’esempio ai giovani per continuare a credere nei loro sogni”.

“Penso che Beatrice Venezi sia un orgoglio italiano – ha sottolineato Annamaria Bernardini De Pace – un’eccellenza che, paradossalmente, solo in Italia può succedere di voler affossare. Lei rappresenta il presente e il futuro della grande tradizione musicale italiana. Nel mio lavoro da avvocato ho sempre cercato di infondere alle donne quel senso di protezione e coraggio che sono fondamentali per costruirsi un’immagine piena e una vita indipendente. Sono davvero troppe le donne che, ancora oggi, sopportano umiliazioni e violenze per paura di non poter acquisire un’indipendenza, e non si rendono conto di mettere in atto comportamenti che si alimentano in maniera transgenerazionale, appesantendo la catena un anello dopo l’altro. Sono storie che sento tutti i giorni, storie comuni di vita familiare a cui cerco in prima persona di dare una svolta, lavorando sulla consapevolezza”.

L’avvocato Annamaria Bernardini De Pace ha concluso il suo intervento ricordando i tanti anni d’amicizia con Ornella Vanoni, il profondo senso d’umanità che la caratterizzava e il reciproco sostegno in diverse fasi della vita.

“Provo un grande amore verso il mondo femminile – ha raccontato Cesare Rascel – mi sono sempre trovato in armonia con le donne e, per qualche ragione, sarà perché sono stato cresciuto prevalentemente da mia mamma, Giuditta Santarini, umanamente e professionalmente ne sono sempre stato circondato, e l’ho sempre percepita come una grande fortuna. Inoltre ho una figlia di 12 anni e posso affermare con certezza quanti grandi valori e, se mi permettete, quante ‘marce in più’ dimostrano le donne fin dalla giovane età. Il rapporto con mio padre è stato particolare: intanto c’erano tra noi 61 anni di differenza, aspetto che ci ha limitato nel vivere alcune delle esperienze comuni tra padre e figlio, ma ho costruito insieme a lui, nel tempo, un bel rapporto umano, sincero, che lo ha portato anche a fidarsi molto delle mie opinioni rispetto al suo lavoro di attore”

Cesare Rascel, che vive oggi tra l’America e l’Italia, parteciperà al Festival di Sanremo 2026 come produttore.

“A più di sessant’anni dalla vittoria di mio padre, in coppia con Tony Dallara, con la canzone ‘Romantica’ – conclude Cesare Rascel –  un Rascel torna a Sanremo: in questo caso a supporto del mio socio Beppe Stanco e di quei fantastici artisti che sono Blind, El Ma & Soniko, in gara con il brano ‘Nei miei DM’ nella categoria delle Nuove Proposte della 76esima edizione del Festival”.

A Beatrice Venezi è stato consegnato il Gianduiotto d’Oro, assegnato nell’ambito della rassegna EnjoyBook 2026.

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Giovedì 19 febbraio, al teatro Juvarra, Tommaso Cerno sarà ospite dell’EnjoyBook per un incontro dal titolo “Controcorrente per scelta”, insieme a Vladimir Luxuria.

I biglietti sono acquistabili su Mailticket al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo.

https://www.mailticket.it/rassegna-custom/301/enjoybook-2026–storie-di-libert%C3%A0-e-visione

 

Gian Giacomo Della Porta