SPETTACOLI- Pagina 35

Stefano Ressico, il giovane regista che vuole cambiare il cinema italiano

Stefano Ressico, classe 2000, è un giovane regista italiano che punta a rivoluzionare il cinema del nostro Paese. Da sempre appassionato di cinema, vuole superare i soliti schemi di commedie leggere e drammi pesanti, portando sullo schermo nuovi generi, linguaggi e idee in grado di parlare ai giovani e aprire il mercato italiano all’estero.
Seguitissimo sui social, con oltre 200.000 follower su TikTok e 25.000 su Instagram, racconta il suo percorso di crescita artistica e condivide dietro le quinte dei suoi progetti.
Il suo ultimo cortometraggio, girato in due giorni con una troupe di 20 persone, riflette sul tema delle sovrastrutture religiose e su quanto spesso l’apparenza inganni: chi sembra “buono” può essere disumano, mentre chi appare “sbagliato” è in realtà profondamente umano. Una ragazza punk, una canna, e il rap anni ’80 come colonna sonora diventano simboli di libertà e verità.
Con idee chiare e grande determinazione, Ressico rappresenta una nuova voce del cinema italiano, pronta a farsi sentire.

Enzo Grassano

“Avanguardia pura” torna al Teatro Colosseo

Sabato 4 ottobre, alle 20.30, torna al Teatro Colosseo “Avanguardia pura”, che aveva già fatto registrare un entusiasta sold out nella stagione 2024/2025. Dopo aver conquistato il pubblico italiano con numerose date da tutto esaurito, e oltre 15 mila biglietti venduti, tornano in via Madama Cristina Camilla Boniardi, per tutti Cami Hawke, e Guglielmo Scilla con il loro spettacolo teatrale. “Avanguardia pura” è uno show comico, ma anche un’esperienza che gioca con le aspettative, stravolge le convenzioni e mette alla prova I limiti del genere. Con ritmo serrato e complicità evidente, Boniardi e Scilla alternano sketch, momenti di improvvisazione e trovate, dimostrando che la risata può nascere in modo nuovo e imprevedibile.

Camilla Boniardi, monzese classe 1990, si impone come una delle voci più seguite del web, grazie alla capacità di unire ironia e sensibilità, passando dalle piattaforme digitale della scruttura fino alla radio e alla televisione. Al suo fianco Guglielmo Scilla, nato sul web con lo pseudonimo Will Woosh, affermatosi come autore, attore e conduttore, ha saputo conquistare pubblici diversi con versatilità e talento. Insieme hanno dato vita a un progetto che segna una nuova stagione della comicità contemporanea, capace di parlare a generazioni diverse.

Gian Giacomo Della Porta

Al Cineteatro Baretti  il Torino Underground Cinefest

 

Ideato da Mauro Russo Rouge e Alessandro Amato, che prenderà il via giovedì 25 settembre

Da giovedì 25 settembre, fino al 4 ottobre, il Cineteatro Baretti ospita la 12ª edizione del Torino Underground Cinefest, ideato dal regista Mauro Russo Rouge, che oggi ne segue la direzione generale, è diretto dal critico cinematografico Alessandro Amato. Il Torino Underground Cinefest si conferma come un “porto franco”, per un cinema che non si accontenta, che scava, che cerca gli spigoli del reale. L’inizio della nuova edizione avviene oggi con uno speciale preapertura al Ramo d’Oro, in galleria Umberto I, per poi spostarsi per dieci giorni al Cineteatro Baretti. Questa edizione raccoglie oltre 2 mila film inviati e ne seleziona 119. Si tratta spesso di storie di dipendenze, di identità in cerca, vite sospese ai margini delle convenzioni.

L’appuntamento al Ramo d’Oro, il 24 settembre, vede un omaggio a Paul Morrisey, con “Trash – i rifiuti di New York”, a un anno dalla sua scomparsa, e riporta il pubblico alle origini della Factory e all’irriverenza di un cinema che seppe raccontare il degrado senza filtri. Giovedì 25 settembre, alle ore 20.45, al Teatro Baretti, è stato scelto il film “The Misadventures of Vince & Hick”, un’odissea che mescola l’immaginario da fumetto alla live action per dar vita alla leggenda dei nuovi banditi metropolitani. In anteprima mondiale giovedi 25, sempre al Baretti, alle ore 19, è in programma “Sospesi” di Luca Quaia e Francesco Sgrò, documentario sul circo contemporaneo, i suoi protagonisti, le sue pratiche e la sua poetica.

A chiusura del festival, venerdì 3 ottobre alle 19.30, presso il Cineteatro Baretti, si proietterà “Il pianto degli eroi” di Bruno Vigoni e Francesca Lolli. L’Iliade e le Troiane diventano strumenti vivi, parole che i detenuti del carcere di Bollate vestono, respirano, incarnano. Gli uomini, alcuni non attori, assumono nomi Ettore, Patroclo e Achille, le donne diventano Ecuba, Cassandra, Elena e Andromaca. La recitazione si trasforma in confessione e la tragedia greca in racconto delle mura, delle celle e della dignità che non finisce di arrendersi. Il film ha in sé una portata rivoluzionaria sileziosa: recitare e conoscere se stessi, liberarsi dalla vergogna, dlla colpa e dal senso di colpa. Riconoscere che tutti gli esseri umani condividono il medesimo confine fragile rappresentato dalla mortalità.

Sabato 4 ottobre prossimo, l’ultima notte del festival porterà sullo schermo l’anteprima mondiale di “Lenskeeper-le Porte dell’Abisso” di Luca Canale Brucculeri, un titolo che scende in territori oscuri fondendo tra loro visioni e inquietudini.

Un focus particolare è dedicato al regista Daniele Gaglianone, con la retrospettiva “Scintille nel buio”. Verranno proposti quattro suoi film dal titolo “Pietro”, “La mia classe”, “Nemmeno il destino” e “Ruggine”. Lui stesso terrà una masterclass domenica 28 settembre alle ore 17, con ingresso gratuito, al Cineteatro Baretti.

Mara Martellotta

 Silent Sound, l’Orchestra Sinfonica della Rai con il Faust di Murnau

È dedicato al grande cinema espressionista di Wilhelm Murnau il secondo appuntamento del ciclo “Silent Sound” dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai,  dedicato al cinema muto e  che prevede la proiezione del film con colonna sonora eseguita dal vivo.
Mercoledì 24 settembre,  alle 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, è  in programma “Faust”, pellicola nata nel 1926, che pare anticipare caratteristiche stilistiche proprie del futurismo e del fantasy. Nel realizzarla Murnau si è ispirato al Faust di Goethe e al Doctor Faustus di Marlowe. Celebri protagonisti la star svedese Gösta Ekman nei panni di Faust e la celebre attrice tedesca Camilla Horn nei panni di Gretchen.
Sul podio è nuovamente impegnato Timothy Brock, anche in questo caso autore delle musiche originali eseguite dall’orchestra RAI. Cultore del repertorio novecentesco e riconosciuto tra i massimi specialisti della musica da film, Brock affianca regolarmente la direzione di importanti orchestre quali la BBC Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra e la New York Philarmonic nella composizione e restauro di musiche per l’accompagnamento di film dell’epoca d’oro del cinema muto.

Chiuderà il ciclo mercoledì primo ottobre, alle ore 20.30, sempre all’Auditorium Rai di Torino, “The phantom of the opera” di Rupert Julian, pietra miliare del cinema muto girato nel 1925 e tratto dal romanzo “Le Fantôm de l’Opéra” (1911) di Gaston Le Roi, protagonista Lon Chaney, considerato uno dei migliori attori caratteristi della storia del cinema, noto per le sue interpretazioni horror.
Sul podio, in questa occasione, salirà Gioele Mulialdo, fondatore e direttore artistico del Accademia Canto Alato, pianista, musicista eclettico e versatile, che frequenta con piena padronanza di stile un variegato repertorio che si estende dal musical alla musica da film, fino alla musica americana e al jazz. Mulialdo si è imposto a livello europeo come uno dei direttori più autorevoli nell’ambito del cine-concerto.

I biglietti singoli dei concerti del ciclo “Silent Slund” sono in vendita online sul sito del OSN Rai Torino. L’acquisto dei carnet è possibile solo presso la biglietteria dell’Auditorium Rai in piazza Rossaro.

Mara Martellotta

Sunshine Gospel LABS, doppio appuntamento

“Il gospel ci insegna che ogni giorno è una nuova opportunità,
che la vita è un viaggio che ci porterà alla luce
e che siamo più forti di quanto pensiamo”

A promuovere l’iniziativa il Sunshine Gospel Choir che, dopo aver conquistato il Golden
Buzzer di Joe Bastianich nell’edizione 2020 di “Italia’s Got Talent”, è stato eletto nel 2024 il
miglior coro d’Europa presso la prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, vincendo il concorso
“How Sweet The Sound”, uno dei concorsi americani Gospel di maggior prestigio.

Un doppio appuntamento mercoledì 24 settembre e mercoledì 1 ottobre a cui possono
partecipare tutti. Non è necessario aver studiato musica, ma basta avere passione per il
canto e voglia di imparare dagli eccellenti insegnanti del Sunshine.
A presentare e coordinare le serate saranno infatti i tre leader del coro, il direttore Alex Negro
e le due storiche voci soliste Rosanna Russo e Joe Nicolosi. Ad accompagnarli dal vivo
al pianoforte i Maestri Paolo Gambino e Silvano Borgatta.
“Nella prova – racconta Rosanna Russo – presentiamo il corso e insegniamo ai presenti a
imparare un brano insieme, in maniera semplice ed intuitiva. Dimostriamo insomma come
cantare in coro, se ben guidati, possa essere facile e divertente. Dopo due ore siamo certi che
chi partecipa capirà già se la Sunshine family può diventare la sua nuova famiglia di amici,
dove poter dar sfogo alla propria creatività dimenticandosi per qualche attimo a settimana di
tutti i problemi della quotidianità.”
Continua Alex Negro: “Dirigo questo coro da oltre ventotto anni e incontrare nuove voci è
sempre un’emozione. Non potete capire quanti talenti e anime straordinarie si nascondano in
mezzo a noi e al contempo quanto il canto gospel possa creare connessione tra le
persone. Vi assicuro che ai nostri corsi, così come ai nostri concerti, è facile emozionarsi. Per
questo consiglio di partecipare ai nostri laboratori, anche solo per gioco o per curiosità. È già
successo che chi è arrivato svogliato, solo perché coinvolto da un amico appassionato di
canto, si sia ritrovato ad innamorarsi dell’atmosfera e a diventare protagonista poi di eventi
eccezionali che abbiamo realizzato con gli allievi dei Sunshine Gospel Labs insieme al
Sunshine Gospel Choir. Per citarne alcuni, dalle Universiadi del 2024 con la cerimonia di
apertura delle FISU World University Games Winter 2025; dall’International Mass Choir
all’Auditorium del Lingotto al format Broadway Celebration al Teatro Alfieri di Torino.”

Il laboratorio gospel diventa quindi a tutti gli effetti una vera e propria esperienza formativa e
non a caso la sede scelta è la Fondazione Educatorio della Provvidenza, punto di riferimento
per Torino per l’impegno in coniugare tradizione e innovazione attraverso una presenza
costante e radicata sul territorio; con la missione di promuovere percorsi educativi e culturali
per rispondere ai bisogni sociali in modo concreto.
Per conoscere ulteriori dettagli sulle due serate e per prenotare la propria prova gratuita per i
Sunshine Gospel LABS è possibile:
– consultare il sito ufficiale del coro www.sunshinegospel.com
– chiamare il numero 392/0739595
– scrivere all’indirizzo e-mail segreteria@sunshinegospel.com

View Conference, sotto la Mole i premi Oscar e i registi dei film campioni di incassi

Torino e il Piemonte si preparano ad accogliere, all’ombra della Mole, dal 12 al 17 ottobre 2025, le stelle dell’animazione e del cinema digitale,  dalla Hollywood dei blockbuster ai registi premi Oscar fino agli sceneggiatori e ai maestri degli effetti speciali.

Nella settimana di ottobre dal 12 al 17 il capoluogo piemontese sarà il palcoscenico della 26esima edizione di View Conference, il più importante evento italiano dedicato all’intelligenza artificiale e all’arte, alle tecnologie per il cinema e al business dell’intrattenimento digitale.

“View Conference è  da sempre un ponte a Torino tra i professionisti del settore e il pubblico, un’occasione unica di scoprire il dietro le quinte delle più grandi produzioni mondiali – sottolinea Maria Elena Gutierrez, direttrice della manifestazione. “Quest’anno ci concentreremo  in particolare sui film in uscita, portando sul palco le stelle del cinema, che stanno scrivendo il futuro dell’animazione e degli effetti visivi”.

Domenica12 e lunedì 13 ottobre View Conference prenderà il via presso piazza dei Mestieri, per trasferirsi da martedì 14 a venerdì 17 ottobre nella cornice delle OGR di Torino.

In programma due imperdibili proiezioni serali al cinema Massimo, previste martedì 14 e giovedi 16 ottobre. Per una settimana Torino si trasformerà nel cuore pulsante dell’innovazione nell’intrattenimento digitale. La kermesse offrirà al pubblico un’occasione veramente unica per incontrare da vicino i protagonisti del cinema d’innovazione e degli effetti speciali, scoprendo i processi creativi e tecnologici  che danno vita ai grandi successi internazionali  destinati alle sale e al circuito dei blockbuster.

Figureranno i grandi registi dell’animazione contemporanea,  quali Dean DeBois, regista del film fantasy Dragon Trainer e Domee Shi, premio Oscar per il corto Bao e regista del successo Pixar “Elio”, che sarà  a Torino insieme alla collega Madeline Sharafian per il lung0metraggio firmato Disney Pixar.

Sarà presente anche Alessandro Carloni, impegnato nella regia del grande progetto nel gatto nel cappello” ( The Cat in the Hat), firmato Warner Bros Animation, e Pierre Perifel, che condividerà il palco  con il supervisore VFX Matt Baer per raccontare i dietro le quinte di “Troppo cattivi 2” ( The Bad Guys 2), una delle saghe di maggior successo targata Dreamworks. A completare il parterre creativo Maggie Kang e Chris Appelhans, registi del nuovo progetto Netflix Kpop Demon Hunters, insieme al team di Netflix Sony Pictures Imageworks/Kuku Studios guidato da Alex Woo.

Non mancheranno i grandi visionari dell’industria cinematografica, a partire da Doug  Chiang, senior VP e executive Design Director  di Lucasfilm e storico collaboratore di George Lucas, fino al leggendario Phil Tippett, vincitore di Oscar e fondatore del Tippet Studio.

Sul palco di View Conference saliranno anche i supervisori Pablo Helman di Industrial Light & Magic e Dale Newton di Framestore, che sveleranno i retroscena di una delle produzioni più attese del prossimo anno.

Sarà dedicata una grande attenzione agli effetti visivi, con la partecipazione di Kristian Manz, direttore creativo e supervisor di VFX di Dragon Trainer, la partecipazione di David Vickery, supervisore VFX di Jurassic World Rebirth, e di Craig Hammack, responsabile degli effetti di Lilo e Stitch per Disney. Interverrà inoltre Stephane Naséé, VFX supervisor di Superman. A loro si uniranno Richard Kerries, vicepresidente di Nvidia e Janet Lewin, senior vice president di ILM, insieme a un ricco parterre di artisti supervisori che hanno firmato franchise ironici come Fantastic 4, The Penguin, targato HBO, The ring of power e il nuovo F1 Movie.

View Conference è stata resa possibile grazie al contributo di diversi enti, quali Fondazione CRT, Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Fondazione Compagnia di Sanpaolo, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Punto Impresa Digitale, Lenovo Nvidia, Superfile , AMD, Accenture, Netflix, Wylie Co, VFX, Texas A & M University, Iren, VRBN e Das Element.

Mara Martellotta

Lingotto Musica OFF, tre concerti nella piazza del MAUTO

Il vivace complesso di attività raccolte sotto il programma di Lingotto Musica OFF prosegue dal 24 al 26 settembre prossimi, con tre concerti cameristici, tutti con inizio alle 20.30, che si inseriscono per la prima volta nel palinsesto di mostre e attività culturali del Museo Nazionale dell’Automobile. Questa nuova iniziativa, che vede la musica colta uscire dalla sua sede abituale, è stata inaugurata lo scorso luglio al museo archivio della Reale Mutua, e offrirà nel museo di piazza Unità d’Italia una vasta gamma di repertori strumentali e vocali con l’obiettivo di arricchire di punti di vista il racconto della storia dell’automobile. Protagoniste giovani formazioni e solisti di comprovato talento quali gli Ensemble Running Flutes e Des Brass Quintet, il coro G, diretto da Davide Benetti, oltre al cantautore Carlo Pestelli.

La rassegna si aprirà mercoledì 24 settembre prossimo con l’Ensemble Running Flutes, impegnato in un curioso gioco di rimandi tra diverse culture del Novecento musicale, che abbraccia l’ultima grande stagione del melodramma italiano, il ritmo indiavolato dei musical americani e le calde sonorità latine del nuevo tango e della bossa nova. Composto da ex allievi del Conservatorio di Torino, il gruppo esplorerà informazioni variabili, tutte le possibilità timbriche del flauto attraverso trascrizioni inedite, dall’Aida di Verdi all’aria pucciniana “Oh mio bambino caro” da Gianni Schicchi, dal poema sinfonico “An American in Paris” di Gershwin alla suite da “West Side Story” di Bernstein, fino alla danza spagnola da “La vita breve” di Falla e i brani Oblivion e Desafinado di Piazzolla e Jobim.

Giovedì 25 settembre sarà la volta degli ottoni del Brass Quintet, nato nel 2023 dall’incontro fra giovani musicisti provenienti da vari conservatori italiani e vincitore del concorso per giovani interpreti “Città di Chieri” nella categoria musica da camera, con repertorio originale dello stesso anno. L’Ensemble si è esibito al Festival MITO SettembreMusica e al Salone mondiale del Turismo, proponendo un impaginato ambizioso e trasversale in cui si incontrano la tradizione barocca e il melodramma, il cinema hollywoodiano e il repertorio contemporaneo, dalla fuga di sol minore BW 578 di Bach alle note del valzer di Musetta dalla Bohéme di Puccini, dai temi delle colonne sonore di film e classici di animazione firmati da Rota, Morricone, Piovani e Bruns e Williams a brani scelti dal Kinderzircus di Jan Koetsier.

A conclusione, venerdì 26 settembre, l’omaggio alla Resistenza da parte del Coro G, diretto da Davide Benetti, che si inserisce nel cartellone Note Libere, promosso dal Sistema Musica per celebrare l’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia. Il coro, specializzato nel repertorio a cappella contemporaneo, con circa 160 concerti all’attivo in Italia e in Europa, offrirà un percorso musicale che intreccia storie individuali e collettive di lotta contro l’oppressione. In dialogo con il cantautore Carlo Pestelli, la formazione darà voce alle vicende di Federico Garcìa Lorca, poeta andaluso assassinato dai franchisti, e di Charles d’Orléans, rimasto prigioniero in Inghilterra per 25 anni. Ripercorrerà le tradizioni estoni censurate dal comunismo nella musica di Veljo e il coraggio di Leone Sinigallia, compositore di origine ebraica perseguitato dai nazifascisti, senza dimenticare i canti partigiani e le canzoni di Fabrizio De André, che continuano a ispirare inni alla dignità e alla libertà.
I concerti sono inclusi nel biglietto d’ingresso al Museo Nazionale dell’Automobile, in vendita online su ticket.museoauto.com.
La visita al museo è prevista a partire dalle ore 19 del giorno del concerto in esclusiva per i possessori del biglietto dei concerti.

Mara Martellotta

La Francesca da Rimini di Zandonai inaugurerà la stagione del Regio

Sarà  la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai l’opera che inaugurerà la stagione 2025-2026  di Opera e Balletto del teatro Regio di Torino venerdì10 ottobre alle ore 19. A dirigere sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio il capolavoro di Zandonai, creato per Torino in un nuovo allestimento di Andrea Bernard, sarà il maestro Andrea Battistoni. A istruire il coro il maestro Ulisse Trabacchin. Partner della produzione è Intesa Sanpaolo, che accompagna il teatro Regio dal 2011.

Opera intensa e liricamente vibrante, Francesca da Rimini è  tratta dalla tragedia di Gabriele d’Annunzio, ispirata al celebre episodio dantesco del V canto dell’inferno, una delle pagine più celebri della letteratura italiana che ancora oggi continua ad attrarre centinaia di lettori. Racconta l’amore proibito e travolgente di Paolo e Francesca, un amore che sfida la legge, che si nutre di desiderio e di colpa, che si consuma nel rosso della passione e del sangue. Un altro amore segna la nascita della Francesca moderna, quello ardente, complesso e appassionato tra Eleonora Duse e il Vate . Per il poeta  la “Divina” rappresenta la Musa che alimenta la tragedia, penetra il personaggio dantesco con un’interpretazione superba.
Nel gennaio 1902, pochi mesi dopo il debutto romano della pièce al teatro Costanzi di Roma, lo spettacolo approda a Torino, segno che testimonia l’apertura del teatro Regio alla prosa, in anni di curiosità e sperimentazione dei linguaggi diversi in scena.
Sono gli anni in cui Arturo Toscanini collabora con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, il teatro ospita le prime di Manon Lescaut ( 1893), La Bohème (1896) di Puccini e, nel 1906, la prima italiana assoluta di Salome diretta da Richard Strauss. L’ultima grande prima assoluta del Regio antico è proprio la Francesca da Rimini di Zandonai e d’Annunzio, nel 1914, poco prima della chiusura per la prima guerra mondiale.

Il testo preserva il gusto estetizzante della poesia dannunziana e si traduce in una partitura dal linguaggio armonico avanzato, in cui parola e canto si fondono in un unico flusso espressivo. Gli arcaici dannunziani trovano il loro corrispettivo musicale  nei raffinati “falsi storici” di Zandonai e nell’inserimento di strumenti dal sapore antico, che arricchiscono una scrittura moderna e sofisticata. Sia che ci si avvicini all’opera come oggetto culturale, sia come estimatori di Dante o d’Annunzio, o semplicemente mossi da una grande storia d’amore, Francesca da Rimini resta un capolavoro tutto da scoprire.
A dare voce a Francesca sarà  il soprano  Barno Ismatullaeva, rivelazione al teatro Regio in Madama Butterfly nel 2003, alla quale si alternerà Ekaterina Sannikova, il 14 e 23 ottobre. Paolo avrà il timbro inconfondibile di Roberto Alagna e il suo ruolo per le recite del 19, 21 e 23 sarà affidato a Marcelo P!uente. La parte di Gianciotto vedrà protagonista George Gagnidze, con Simone Piazzolla nelle recite del 14 e del 23 ottobre.

“Siamo davvero contenti – ha spiegato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Presidente della Fondazione Teatro Regio – di dare il via alla nuova Stagione di Opera e Balletto 2025-2026 con Francesca da Rimini,  una rappresentazione che andò in scena per la prima volta proprio in questo teatro, nel 1914. Anche questa stagione farà del teatro Regio non solo un punto di riferimento per un’offerta musicale e artistica di livello internazionale,  ma anche quello di bussola culturale,  di spazio in cui la città si interroga e si riconosce su temi profondi e importanti. L’invito rivolto a tutte e tutti è di concedersi il piacere di godere di un programma straordinario reso possibile dai tecnici, dagli artisti e dal personale del teatro, un’istituzione culturale di primo piano, ma anche luogo capace di regalare emozioni”.

“La stagione 2025-2026 del teatro Regio, intitolata Rosso, – spiega il sovrintendente del teatro Regio Mathieu Jouvin – indaga quella regione cruciale dell’anima in cui l’essere umano è chiamato a misurarsi con le proprie scelte, sospeso tra passione e conflitto, tra giustizia e violenza. In Francesca da Rimini il rosso diventa il colore del tradimento che si compie e del sangue che suggella la colpa. L’opera di Zandonai, potente e preziosa, torna al teatro Regio dove debuttò nel 1914, come pagina di raro fascino, profondamente italiana e al tempo stesso aperta al respiro della cultura europea. Proprio il 1914 , anno della prima assoluta della Francesca da Rimini, segna la conclusione di un periodo d’oro per il teatro Regio, che aveva visto la presenza assidua di Toscanini, le prime assolute di Puccini, la Manon Lescaut e la Bohème, la prima italiana di un’opera di Richard Strauss con Salome, e che si interrompe con l’inizio della Grande Guerra.

Zandonai, allievo di Mascagni, compositore colto e cosmopolita nato in una terra di confine, a Rovereto, e spentosi a Pesaro, consegna a Torino un’opera profondamente radicata nella storia della cultura italiana ma, al tempo stesso, proiettata verso i linguaggi musicali europei di Ravel e Debussy e di area tedesca, quali Wagner e Strauss. Il fatto che questo tipo di scelta avvenisse alla vigilia di una capitolazione politica continentale è  un fatto che sottolinea, ancora una a volta, la circostanza che l’arte tende all’unità, non alle divisioni.
Inaugurare la nuova stagione con questo titolo significa valorizzare un capolavoro che appartiene alla storia del teatro, che sa parlare con forza al presente  ed è testimonianza viva di un passaggio cruciale della nostra civiltà.
Questa scelta conferma l’identità del Regio come teatro di arte e di pensiero, capace di affrontare il grande repertorio con autorevolezza e, al contempo, restituire vitalità a opere rare spesso escluse dai cartelloni contemporanei. Un cammino di riscoperta che prosegue idealmente la rotta intrapresa con la Juive e con la trilogia Manon Manon Manon, entrambe premiate con l’Abbiati”.

Mara Martellotta

Si ispira agli iperspazi la stagione 2025/2026 di Fertili Terreni Teatro

Prende il via la stagione 2025/2026 di FTT Fertili Terreni Teatro, nono appuntamento del percorso comune intrapreso da A.M.A. Factory Cubo Teatro e Tedacà, che realizza una innovativa stagione di teatro diffusa sul territorio. L’edizione di quest’anno ha scelto come focus la ricerca degli iperspazi, luoghi della mente più che spazi fisici in cui ricostruire la nostra condizione di esseri umani mettendo a fattor comune esperienze di vita e aprendosi sempre più a confronto e a inclusività. Per farlo, si è dato vita a un calendario di spettacolo da ottobre 2025 a maggio 2026, articolati in 37 titoli, con 4 prime nazionali e 5 prime regionali, a cui si aggiungono le due retrospettive dedicate al collettivo MAMIMO, dal 29 al 31 gennaio 2026 con gli spettacoli “Alfredino – l’Italia in fondo a un pozzo” e “Patria-il paese di Caino e Abele” e a Beppe Rosso, dal 17 al 22 marzo 2026, con le repliche di “Liquori fatti in casa” e “Un giorno di fuoco”. Il tutto per 118 serate di spettacolo.

“In un tempo in cui sembrano smarriti i punti di riferimento- spiegano i direttori delle tre realtà fondanti  di FTT Ferili Terreni Teatro, Simone Schinocca di Tedacà, Girolamo Lucania di Cubo Teatro e Beppe Rosso di A.M.A. Factory – e dove l’apocalisse è una possibilità che l’uomo età scegliendo di esplorare, rischiandone l’attrazione verso l’oblio e l’annullamento, Fertili Terreni, quest’anno, volge lo sguardo verso possibili iperspazi, luoghi all’apparenza lontani, dove le strade sono ancora inesplorate,  dove il dialogo è una possibilità, il tempo dell’incontro necessario, dove la vita è il suo respiro soffiano nella direzione della convivenza e della scoperta reciproca.

Trovare una dimensione nuova in cui è ancora possibile sorprendersi, perdersi, ritrovarsi più vicini e dove la costruzione di un futuro possibile è l’obiettivo del viaggio. Un iperspazio fatto di luoghi e persone, storie e parole da raccontare, e dalle diversità accolte come ricchezza. Un luogo dove l’impossibile diventa possibile. Un luogo, uno spazio in cui poterci riconoscere, essere a nostra volta iperspazi, se lo vogliamo”.

Nutrita la proposta di spettacoli di TFF, a partire dai due spettacoli d’apertura: dall’8 all’11 ottobre Angelo Tronca, con la partecipazione di Maddalena Sighinolfi, porterà in scena Moby Dick, produzione A.M.A., ispirato al romanzo di Melville, con il pubblico dotato di cuffie tra richiami alle balene e conflitti con demoni interiori. Dal 20 al 23 ottobre prossimi sarà dato spazio a “Molly”, produzione di Cubo Teatro e diretta da Girolamo Lucania. Con Letizia Alaide Russo il racconto di un amore della protagonista con un’altra ragazza in tutto e per tutto simile a lei, salvo scoprire una verità tanto atroce quanto inaspettata. Dal 19 al 23 novembre prossimo, e dal 25 al 30 novembre, una lunga kermesse di due settimane per “Giulio Cesare e la notte della Repubblica”, progetto Il Mulino di Amleto/A.M.A. Factory. Una rilettura contemporanea della tragedia shakespeariana diretta da Marco Lorenzi, dove la storia della disgregazione della Repubblica Romana è usata come un luogo con cui possiamo indagare e interrogare questioni che toccano da vicino il nostro presente e lo determinano. Nel periodo natalizio ritorna, per il quarto anno di repliche, al teatro Juvarra, dal 31 dicembre al 18mgennaio 2026, il fortunato spettacolo firmato Tedacà “Whiskey & Soubrette”, mentre l’anno nuovo si aprirà con il debutto assoluto del “Borghese gentiluomo” da Moliére, nell’allestimento firmato Crack 24 ed A.M.A. Factory in scena dal 16 al 20 gennaio 2026, per l’adattamento e la regia di Lorenzo De Iacovo. Si tratta della rilettura immaginata intorno al personaggio di Jordan, intento a rincorrere il successo tra corsi di ballo, canto e dizione. Da ultimo, il 6 maggio 2026, andrà in scena “Il corpo della donna è un campo di battaglia”, nuova produzione di Cubo Teatro presentata in forma di studio per un viaggio nei meandri dell’orrore, della colpa, dell’impotenza, da ultimo della vita, con protagonista una giovane donna incinta dopo una violenza subita da un gruppo di suoi connazionali in tempo di guerra.

MARA MARTELLOTTA

Creatività e trasgressione, la continua “pazza idea” di Angelo Frontoni

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Alla Mole, sino al 9 marzo

Osservate, indagate, decifrate il significato intenso di ogni proposta consegnata da Angelo Frontoni. La fotografia è più complessa del cinema che inganna l’occhio con il movimento dell’oggetto e il suono della parola; la fotografia è un furto breve, è un istante di rapimento posseduto dal quale l’operatore sottrae alla vittima la sua muta confessione”, parole di Alberto Lattuada, anno 1990. Ed è una ampia carrellata, che s’inerpica su e su per la scala elicoidale, all’interno della Sala del Tempio della Mole di Antonelli, di queste fanciulle in fiore – in questi termini avrebbe parlato il regista -, quella che srotola immagini e immagini, sotto il titolo di “Pazza idea”, prodotta in proprio e realizzata dalla Fondazione del Museo del Cinema e attingendo da quel vasto patrimonio che è l’archivio Frontoni – 546.000 immagini acquisite vent’anni fa dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: per la mostra se ne sono scelte 200 in rappresentanza di 62 artisti nazionali e internazionali. Chissà quante diverse mostre e differenti titoli potranno nascere da tutto quel ben di dio. Curata dal direttore Carlo Chatrian con Roberta Basano e Elena Boux, la mostra ha il giusto sottotitolo di “Oltre il ’68: icone pop nelle fotografie di Angelo Frontoni”, dove sono indicate la volontà e la scelta di restringere il campo visivo, di focalizzare una dozzina d’anni, di interessare lo sguardo esclusivamente al corpo – femminile soprattutto ma anche maschile che quegli anni di digressione e rivoluzionari avevano sdoganato -, di guardare alla carta patinata e no, alle riviste che con quelle immagini quasi triplicavano le loro vendite, agli spazi occupati su Stern, Paris Match, Sunday Times, Photo e persino Playboy americano, magari mescolando – sempre con il gusto dell’ironia una provocazione più o meno accentuata – il clima della Swinging London con i panorami agresti delle campagne intorno a Roma. Uno sguardo a fissare un’epoca piena di personaggi, taluni a consolidare un successo altri alla ricerca di una fama, obiettivi e sguardi ben lontano sempre dal voyeurismo.

L’immagine mi ha sempre attirato. Vivo d’immagini, la bellezza delle immagini le luci, le espressioni del volto umano…La realtà; la vita. Faccio il fotografo per cogliere, fissare, rubare la vita… Abbellirla, quando mi riesce”, parole di Frontoni, anno 1989, che richiamano le parole di Roberta Basano, in conferenza stampa, circa “la sua grande libertà con il mezzo espressivo”. A lui, nei decenni che vedevano attentati e sangue e atti rivoluzionari, che incrociavano gli anni di piombo, non interessavano i cortei che sfilavano per le strade e davanti ai cancelli delle fabbriche, la Storia stava da tutt’altra parte, lui continuava a cercare le luci e i volti e i corpi. Il presidente Enzo Ghigo esprime “il livello di soddisfazione altamente significativo” per l’operazione come tiene a sottolineare “l’interesse che produrrà nelle persone che quegli anni e le vicende, personali e no, delle tante interpreti di quelle immagini hanno vissuto: e anche quelli che non erano ancora nati, la mostra è in ogni modo uno spaccato della storia di casa nostra. Mentre il direttore e curatore Carlo Chatrian guarda alla “valorizzazione del patrimonio del fotografo come all’aspetto umano” nell’intento di continuare a fare ricerca, secondo le direttive della Fondazione. “Tante le immagini ma quella che guida la mostra è l’immagine di Patty Pravo, icona tra le principali del mondo di Frontoni, emblema di creatività e trasgressione, davvero artefice di una continua “pazza idea”, lei scelta un giorno, in tutta la sua fierezza, per essere avvicinata o inghiottita tra i dentoni di uno squalo, a pubblicizzare il film di Spielberg.

Era nato Frontoni nel marzo del ’29, ma altre fonti anticipano al ’26, a Roma, dove scomparve nel 2002. Primo di nove figli, abbandonò ben presto quel familiare forno Frontoni che era celebre per la “pizza romana” e sfamava l’intera famiglia, non ne sentiva alcun aggancio. Se ne volò a Parigi e dopo poco in America, sperimentando la propria tecnica del bianco e nero che lo portò al primo successo di una lunga professione: la foto di Gina Lollobrigida. Dopo quell’immagine sarebbero arrivati i tanti servizi, “firma ben riconoscibile per il suo stile barocco ai limiti dell’eccesso” – sempre concepiti nella villa di Zagarolo o nell’ampio studio di via dei Monti di Pietralata 90, nella capitale – a immortalare, con la Patty, Elsa Martinelli e Marisa Mell (anche i film di serie B andavano a pennello, l’attrice austriaca sul set di “Una sull’altra” di Lucio Fulci, 1969, ne è un esempio) e una piratesca o campagnola Loredana Bertè, le più gettonate, ma pure Jane Fonda, metallizzata sul set di “Barbarella”, Claudia Cardinale e Ornella Vanoni impellicciata, le proteste degli animalisti erano ancora di là da venire, Rossella Carrà e l’androgina Jane Birkin, Catherine Spaak avvolta nelle piume e la dimenticata Maria Grazia Buccella, il caschetto nero di Rossana Podestà (1966), all’apice del successo con “Il grande colpo dei 7 uomini d’oro” ma pronta di lì a poco ad abbandonare il marito regista Marco Vicario per le montagne e per Walter Bonatti. E ancora Raquel Welch e Mariangela Melato fotografata in abito arancio tra le scogliere di “Travolti da un insolito destino”, le sorelle Kessler ed Edvige Fenech elegante negli abiti di Rocco Barocco o nature come mamma l’ha fatta (primi anni Ottanta), sotto il segno del Capricorno – una serie legata ai segni zodiacali assolutamente da non perdere -, le sorelle Bandiera di arboriana memoria e Ira von Fürstenberg di nobili natali e Renato Zero, che forse non aveva ancora raccolto le orde dei sorcini attorno a sé ma che ci teneva a mostrarsi trasognato ai margini di una solitaria spiaggia con la “storica fidanzata” Lucy Morante. Era, più o meno, il 1979 e lui ci blandiva con “il carrozzone riprende la via / facce truccate di malinconia / tempo di piangere, no, non ce n’è / tutto continua anche senza di te”. Fine di un grande amore?

Chiuso nel capitolo “Dancing Queen” troviamo Enzo Avallone – poi Truciolo, dal nomignolo che gli affibbiò il non ancora pentastellato Beppe Grillo -, conquistatore di un quarto d’ora di successo grazie a Heather Parisi che lo volle nel ’79 accanto a sé per “Fantastico”, qui slanciato in abito immacolato contro uno di quei fondali metallici che maggiormente permettevano a Frontoni di giocare con la luce e i suoi tanti effetti. Proseguendo alla voce maschietti, l’efebiche forme di Helmut Berger tra le fresche frasche di Ischia, Visconti finissimo occhio osservatore e protettore, Fabio Testi issato poderoso su un bianco cavallo, lo sguardo di Lawrence d’Arabia prima della battaglia ma con assai meno paludamenti, Jean Sorel mollemente adagiato. A dirla tutta – sono le ospiti di due delle sei “cappelle” (più o meno “votive” ad un mondo che mostrava già parecchi scricchiolii) approntate al temine del tragitto artistico, Ilona Staller (con tanto di sussurri, e poche grida, a matrice erotica) e Moana Pozzi immersa nella tinozza; nonché Luciana Turina, che mette in (bella?) mostra il proprio fisico over size, con una (grande) tonnellata d’ironia ma certo con una qualche caduta di gusto cui anche il maestro della fotografia non ha potuto sottrarsi.

Alla Mole sino al 9 marzo, gli occhi di tutti hanno tempo e modo di sbizzarrirsi. Si prevede, nelle intenzioni degli organizzatori, una festa anni ’80, chissà dove chissà quando chissà se, e altrettanto “certo certissimo anzi probabile”, l’arrivo della icona Patty Pravo e del nipote di Frontoni, Daniele, felicissimo – ha detto – che il Museo del Cinema abbia ricordato in maniera così significativa lo zio.

Elio Rabbione

Presenze, nei lunghi anni di lavoro di Frontoni, sono stati Brigitte Bardot, Helmut Berger, Jane Fonda e Patty Pravo che della mostra “Pazza idea” è l’immagine principe.