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SPETTACOLI- Pagina 26

Lo sguardo insignificante dall’Italia, lo sguardo tragico dall’Ucraina

In concorso sugli schermi del 42mo TFF

 

Credo che di tanto in tanto ci si debba fermare a chiederci che cosa sia il cinema (la stessa cosa vale per l’arte, per il teatro, ogni espressione che riusciamo a definire ancora umana), quali possano essere i suoi mezzi e quale il suo fine, non solo una dimensione ludica ma soprattutto la componente istruttiva che qualche volta s’affossa. Ci si dovrebbe fermare a chiedere, di questo o quel progetto, come sia stato pensato e portato avanti, e proposto e come abbia raccattato in giro quei tanti o pochissimi quattrini che gli sono serviti, l’autrice che al cellulare chiede aiuto a papà “sono pur sempre tua figlia”, come abbia avuto dalla sua – con ottime intenzioni – chi lo abbia proposto sugli schermi di un festival, per l’occasione una squadra di giovanissimi dai 23 ai 33 anni, di cui in questi giorni si dice un gran bene ma che al contrario io credo non ami molto il cinema di casa nostra (facciamo il paio della rappresentanza con “Europa Centrale” di cui qui già s’è detto). Mi sono fermato e mi sono fatto la domanda dopo essere uscito all’aperto dalla proiezione di “n-Ego”, l’opera più recente di Eleonora Danco, scrittrice attrice regista, camuffata a passeggiare, trascinandosi dietro sui sampietrini sobbalzanti una flebo e una cartucciera di sonnifero, per le strade di Roma con un collant che le deforma il viso (una sorta di manichino dechirichiano? mah!) e avvolta in un impermeabile di tela cerata, rossissimo, “a esplorare la condizione umana” ci avvertono i programmi.

La sua storia di 82’ non è una storia, è un tragitto slabbrato che gode dello spericolato montaggio di Marco Tecce e incrocia la piazza di Trastevere e il Gianicolo, i lavori interminabili di piazza Venezia e il portico d’Ottavia, i monumenti e le rovine, il moderno e l’antico, camminando avanti e all’indietro, strisciando gattonando e raggomitolandosi, ascoltando massime e stralci di vita, abitudini e azioni di ogni giorno e in fin dei conti con quale importanza, filmando visi e mani e donne con cartelli insignificanti, le provenienze dei tanti quartieri, uomini e donne che hanno sognato un futuro migliore, i pochi che si sono realizzati i tantissimi no, ed elencano i tanti passati di infelicità e di solitudini, gente che racconta gli anni della galera e la quasi obbligatorietà a entrare e uscire da quella, “papà ladro e mamma donna delle pulizia, non potevo stare in un altro posto”, “me li son proprio fatti tutti quelli che stanno in giro per l’Italia”, i mestieri e i mestierucoli, la donna che impiega mezz’ora al giorno per truccarsi, qui sta l’oasi felice della giornata, e il ragazzo più o meno trentenne, “ma tu ti masturbi? lo fai tutti i giorni? ma no, non sempre, mi masturbo per capire il mio corpo” e altri particolari perché s’allarghi la nostra conoscenza, i rapporti tra generazioni, quella che vuol essere la madre/amica per sapere se il piccolo di casa “l’ha già fatto” e “mi padre me picchiava de brutto”. E molto molto altro ancora. Danco deve girare un film e semina appunti e fogli bianchi per le strade di Roma, complici a un certo punto anche Filippo Timi e Elio Germano. Quei fogli dovrebbero esserle utili a costruire la sua “sintassi di epifanie”, il tutto rimane un insignificante esercizio davanti a una macchina presa che avrebbe persino in sé la pretesa di voler divertire.

Meglio tutta le naturalezza, la singolare “povertà” del racconto, di “Kasa Branca”, opera prima che arriva dal Brasile per la regia di Luciano Vidigal. Dé è un ragazzo di una favela di Rio de Janeiro, che vive con la nonna Almerinda, affetta da Alzheimer e ormai arrivata ai suoi ultimi giorni. Con l’aiuto di un paio di amici, decide di farle vivere quei giorni nel migliore dei modi. Andranno a vedere il passare dei treni, la porteranno a fare qualche gita lassù in montagna, caricandosela sulle braccia, inventeranno una festa a casa sua con l’invito a qualche rapper di maggior successo al momento: magari facendo anche i conti con la polizia che perlustra le strade, con la padrona di casa che reclama l’affitto degli ultimi mesi, con un furto nella farmacia vicino perché le spese del settore non incidano troppo. Ogni cosa negli occhi e nella più che pingui forme del ragazzo, nel suo dire la fatica del vivere giorno dopo giorno vicino ad una malata anziana e delle corse in ospedale, degli affetti – i lavaggi, la musica fatta ascoltare, i segnali forse neppure avvertiti -, del dolore che sopraggiunge con la perdita. Attori del tutto sconosciuti per noi, davvero bravi, di quelli che non sembrano avere davanti a sé qualcuno che li filmi.

C’è la storia privata e quella di un intero paese, c’è la memoria di un tempo che fu le repressioni di Kyiv e di Praga riflessa in quello che stiamo vivendo, la paura e la guerra, ci sono i fuochi e i suicidi in “Dissident” diretto da Stanislav Gurenko e Andrii Alf’erov. C’è Oleg che ha combattuto contro la Germania nazista quanto contro l’Unione Sovietica del comunismo, tutto teso all’indipendenza del proprio paese; come c’è la moglie Vilena che sogna una vita serena e dei figli e che deve salvare il suo uomo da un nuovo arresto; c’è l’ambizioso scrittore Taras che cambierebbe la loro esistenza offrendo all’uomo una collaborazione per il romanzo che sta scrivendo e al quale Vilena non rimane insensibile. I dissidenti, le lotte, l’ondata di arresti che invade la città la decisione del suicidio, la speranza della libertà. Ne risulta un film di una tensione che coinvolge lo spettatore, che illustra con personale e autentica partecipazione il racconto di un dramma, che pone in primo piano l’ispirazione che lo ha fatto nascere, che sa porre con estrema precisione ognuno davanti alla Storia. Che non dovrebbe sfuggire alla giuria capitanata da Margaret Mazzantini.

Elio Rabbione

Nelle immagini, scene da “n-Ego” di Eleonora Danco a rappresentare l’Italia, di “Kasa Branca” di nazionalità brasiliana e di “Dissident” proveniente dall’Ucraina.

Vitamine Jazz Festival, la musica che cura. Terza edizione al Teatro Juvarra di Torino

Sabato 30 novembre 2024, ore 16.45

Il 30 novembre 2024, alle 16.45 si terrà, presso il Teatro Juvarra di Torino, la terza edizione del “Vitamine Jazz Festival”, con una rappresentanza dei musicisti che volontariamente, da otto anni, donano la loro arte nei reparti dell’Ospedale S. Anna per rispondere all’appello della Fondazione Medicina a Misura di Donna.

Il ricavato della serata sarà destinato ai progetti di ricerca sulle Disabilità Invisibili della Donna, tra cui le cefalee e l’endometriosi, che la Fondazione sta finanziando da oltre 4 anni.

I progetti vengono svolti in collaborazione con il Centro Cefalee della Donna dell’Ospedale Sant’Anna al fine di introdurre terapie innovative per la lotta al dolore emicranico e con il Servizio di Psicologia Clinica dell’Ospedale Sant’Anna per testare nuovi approcci nella gestione del dolore di donne affette da endometriosi.

Le “Vitamine Jazz”, varate nel settembre 2017 dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna, in accordo con la Direzione dell’AOU Città della Salute e della Scienza e l’Università degli Studi di Torino, sono il più articolato, ampio e longevo programma al mondo di esecuzioni di jazz realizzate in un ospedale. La Fondazione ha mobilitato, con la Direzione Artistica di Raimondo Cesa, le istituzioni culturali del territorio e la comunità degli artisti che hanno messo a disposizione della causa tempo e competenze in modo gratuito.

Il progetto si colloca nel percorso strategico sull’alleanza virtuosa tra “Cultura e Salute” varato dalla Fondazione nel 2011 che vede coinvolti istituzioni culturali, medici, esperti nelle scienze sociali, economisti della cultura per portare in Ospedale esperienze pilota esportabili in altri contesti.

All’Ospedale Sant’Anna di Torino, il più grande d’Europa dedicato alle donne, sono stati superati i 430 appuntamenti musicali con la partecipazione di oltre 300 jazzisti di fama nazionale e internazionale.

Le note del jazz hanno dato il benvenuto alle nuove vite nei reparti maternità, accompagnato le pazienti durante le cure chemioterapiche nel Day Hospital oncologico, ingannato il tempo dell’attesa nelle sale d’aspetto e al pronto soccorso.

Il programma si sviluppa in dialogo con il personale dei reparti coinvolti ed è stato valutato molto positivamente da pazienti e operatori sanitari che hanno partecipato a focus group condotti dalla dott.ssa Catterina Seia, Responsabile progetto “Cultura e Salute” della Fondazione Medicina a Misura di Donna, insieme al team del prof. Pier Luigi Sacco, Economista della Cultura.

Attendiamo gli appuntamenti con curiosità e meraviglia. La musica ci stimola e ci ha aperto nuovi mondi” affermano le infermiere intervistate. Gli stessi musicisti definiscono l’ospedale “un grembo armonico” e considerano l’esperienza dell’esecuzione ad personam un arricchimento personale e professionale.

Neppure il Covid è riuscito a fermare “Vitamine Jazz”! Nei due anni di forzata assenza dalle corsie del Sant’Anna il mondo jazzistico si è attivato per prendere parte a quelle che sono state chiamate “Vitamine Jazz Virtuali”, inviando telematicamente video dedicati da ogni parte del mondo. L’esempio più eclatante è il video registrato in Brasile per le Vitamine Jazz Torinesi da Roberto e Eduardo Taufic con il grande Ivan Lins!

Il lavoro che la Fondazione Medicina a Misura di Donna porta avanti con encomiabile energia per l’Ospedale Sant’Anna, eccellenza europea per la ginecologia” dichiara il prof. Stefano Geuna, Rettore dell’Università di Torino “dimostra quanto il binomio Cultura e Cura sia prezioso non solo nel percorso di accoglienza e cura, ma costituisce un arricchimento personale per ognuno di noi. La musica ha la capacità di rendere gli spazi pubblici e in questo caso dell’ospedale, ambienti artisticamente e culturalmente stimolanti più vicini e accoglienti”.

La musica è conversazione, comunicazione in armonia. Il jazz in particolare è condivisione continua. Dall’interazione fra musicista e spettatore nascono le successive improvvisazioni”, afferma con orgoglio Raimondo Cesa che cura la rassegna e presidia ogni incontro.

La musica si è dimostrata una importante alleata nel percorso di cura e per questo siamo riconoscenti a tutti gli Artisti che hanno risposto con grande generosità ed entusiasmo al nostro appello” afferma la prof.ssa Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna.

A San Raffaele Cimena è tempo di “Antiqua”

ANTIQUA 2024

07 dicembre – San Raffaele Cimena ore 21,15

Chiesa di S. Raffaele Arcangelo

Ars Baroca

Lo splendore della musica da camera nel 700’ Napoletano”

Il 7 dicembre, alle 21,15, a San Raffaele Cimena (To), presso la chiesa di San Raffaele Arcangelo in via Maestra, la rassegna musicale “Antiqua” proposta dall’Accademia del Ricercare si congederà dal suo pubblico dando appuntamento alla prossima edizione con il concerto di Ars Baroca Ensemble dal titolo “Lo splendore della musica da camera nel 700’ Napoletano”.

Ingresso a offerta libera. Per informazioni scrivere agli indirizzi segreteria@accademiadelricercare.com e accademiadelricercare@gmail.com oppure telefonare al numero 331.1095412. Sito web https://accademiadelricercare.com/

Programma

Domenico Natale Sarri (1679-1744)

Concerto per flauto, 2 Violini, Viola e b.c in la minore

Largo – Allegro – Largo – Spiritoso

Francesco Mancini (1672-1737)

Sonata per Flauto e due violini in re minore

Amoroso – Allegro – Largo – Allegro

Francesco Durante (1684-1755)

Concerto per archi n. 7 in do Maggiore

Moderato– Allegro – Larghetto – Presto

Alessandro Scarlatti (1660-1725)

Sonata per Flauto, due violini e b.c. in la minore

Allegro – Largo – Fuga – Piano – Allegro

Francesco Mancini

Concerto per Flauto, due violini e viola in Sol minore

Comodo – Fuga, Allegro – Larghetto – Allegro

Interpreti

Luisa Busca – flauto

Yayoi Masuda, Efix Puleo – violini

Elena Saccomandi – viola

Lorenzo Fantinuoli – violoncello

Federico Bagnasco – violone

Laura La Vecchia – tiorba

Claudia Ferrero – clavicembalo

Nota di sala

Il complesso Ars Baroca Ensemble è stato costituito con l’intento di affrontare con l’adeguata consapevolezza storica e musicologica il grande repertorio sei-settecentesco, da un lato valorizzando importanti inediti e dall’altro proponendo le opere più celebri e amate di compositori come Claudio Monteverdi, Alessandro Scarlatti, Antonio Vivaldi, Franz Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart. Il nucleo base di questa formazione è composto da due flauti, un violoncello e clavicembalo, a cui possono aggiungersi, a seconda delle necessità, altri strumenti e cantanti. Pur dovendo confrontarsi in un ambito repertoriale molto conosciuto e frequentato da ensemble di grande prestigio, il complesso ha sviluppato una personalità artistica ben definita e un caratteristico stile esecutivo che traggono linfa dallo spiccato talento dei suoi membri e da una coesione sempre maggiore. Dopo avere inciso il disco «L’arte della trascrizione», apparso allegato al mensile CD Classica nel catalogo dell’etichetta bolognese Tactus, l’ensemble barocco si esibisce spesso in importanti concerti, molti dei quali abbinano le note dei compositori più famosi del XVII e XVIII secolo ai versi immortali di poeti come Lodovico Ariosto e Torquato Tasso, creando in questo modo una sorta di ‘ponte’ che consente di apprezzare arti diverse in passato strettamente legate tra loro. Tutti gli strumentisti vantano importante attività con prestigiosi ensemble, all’interno dei maggiori circuiti concertistici internazionali.

A Pupi Avati il premio speciale Fondazione CRT

In occasione del TFF al regista Pupi Avati è stato consegnato il premio speciale Fondazione C.R.T. 
Motiva la presidente dr.ssa Anna Poggi: “Pupi Avati è un esempio per tanti giovani artisti e creativi, una testimonianza che invita a credere nel potere dell’immaginazione e del sogno”.
Il premio è stato consegnato dal presidente della Commissione cultura della C.R.T. Giampiero Leo, in una serata al cinema Romano condotta dal direttore del TFF Giulio Base e affollatissima di fans del maestro e di esponenti del mondo del cinema, della cultura e delle istituzioni.

Charlie e la fabbrica di cioccolato

A Brandizzo, con la Compagnia Teatrale “Nuove Direzioni”, l’esclusiva italiana della versione di Broadway tratta dal celebre testo di Roald Dahl

Dal 29 novembre al 1° dicembre

Brandizzo (Torino)

L’appuntamento è a Brandizzo (Torino), in piazza Vittime di Nassirya. Ad accogliervi, niente meno che, un “teatro tenda”, montato per l’occasione. Lì siete cordialmente invitati ad assistere, dal 29 novembre al 1° dicembre, al noto musical “Charlie e la fabbrica di cioccolato” (nella versione di Broadway, esiste infatti anche una versione di Londra) esclusiva italiana del testo “Charlie and the chocolate factory” di Roald Dahl (Cardiff, 1916 – Oxford, 1990), scrittore – soprattutto per l’infanzia, non eccessivamente prolifico – spesso accostato a certe visioni e situazioni “dagli echi dickensiani”, nonché fantasioso sceneggiatore di film tratti dai suoi racconti che hanno conquistato adolescenti di tutto il mondo. Pur imitatissimo e proposto in molteplici varianti rivisitate, è la prima volta che il musical viene messo in scena in Italia e il merito va tutto alla Compagnia Teatrale “Nuove Direzioni”, nata nel 2011 a Brandizzo (con la missione di promuovere cultura teatrale, soprattutto fra i giovani e gli adolescenti). che ha acquisito da “MTI– Music Theater International” i “diritti ufficiali” del testo tradotto, per l’occasione, da Gabriele Casale e Sara Magaldi. La “Compagnia” brandizzese sarà così la prima “Compagnia Italiana” a portare in scena la versione di Broadway, campione di incassi e di critica.

La regia è di Alberto Casale e il musical sarà messo in scena venerdì 29 novembre alle 21, sabato 30 novembre alle 21 e domenica 1 dicembre alle 16 e alle 21. In totale, sono 1600 i posti disponibili, acquistabili su “Vivaticket” (adulti 25 euro, bambini fino a 10 anni, 20 euro). Sul palco ci saranno 19 artisti, capitanati da Willy Wonka, interpretato da Riccardo Fusero, e Charlie Bucket, alias Francesco De Tullio. La parte di danza e la coreografia, sarà curate da Serena Ferrari, forte della creazione di uno spettacolo come “Fuori. Storie dal manicomio”, reduce da 18 repliche e 18 sold out.

Il musical si avvarrà, inoltre, di un’orchestra dal vivo con 16 elementi, come peraltro prevede il “format” di Broadway – diretta sul palco da Elisa Bellezza, sotto la direzione artistica di Sara Magaldi e la direzione musicale di Michele Frezza – e di un “corpo di ballo” formato da 10 ballerini.

Il testo, si sa, è amatissimo da grandi e piccini ed è tornato alla ribalta dopo l’uscita, a dicembre 2023, del film “Wonka” diretto da Paul Thomas King, regista e sceneggiatore britannico, noto per aver diretto (prima di “Wonka”) nel 2014 e nel 2017 “Paddington” e “Paddington 2”.

In breve, la storia. Il famoso Willy Wonka sta aprendo le porte della sua misteriosa fabbrica, ma solo a pochi fortunati. Il giovane Charlie Bucket e altri quattro vincitori del biglietto d’oro intraprenderanno un viaggio che cambierà la loro vita attraverso un mondo di pura immaginazione, tra cui cascate di cioccolato, scoiattoli nocciola e il grande ascensore di vetro: il tutto verrà svelato dall’esercito di curiosi Umpa-Loompa di Wonka.

 “Apriamo simbolicamente – dichiara il regista Alberto Casale – il periodo natalizio con queste prime quattro date del musical che, poi, girerà l’ItaliaSiamo contenti di debuttare a Brandizzo: è una scelta fortemente voluta, è la città dove abbiamo sede.

Per info: “Nuove Direzioni”, piazza Carlo Tempia 2, Brandizzo (Torino); tel.377/1386968 o www.nuovedirezioni.org

g.m.

Nelle foto:

–       Immagine guida “Charlie e la fabbrica del cioccolato”

–       Willy Wonka

–       “Charlie e la fabbrica di cioccolato”

Pinchas Steinberg per il primo concerto della nuova stagione del teatro Regio

Prende il via mercoledì 27 novembre alle ore 20 la nuova stagione de I concerti 2024 2025 del Teatro Regio, otto serate da non perdere per esplorare la grande musica sinfonica e corale dal Classicismo viennese alle audaci innovazioni del Novecento.

Ad inaugurare la stagione è Pinchas Steinberg, direttore d’orchestra stimato per l’intensità e la profondità delle sue interpretazioni, che guiderà l’orchestra del teatro Regio in un programma intitolato “Mondi”, dedicato ai due massimi compositori boemi, Smetana e Dvorak, che guardano rispettivamente alla MItteleuropa e all’America.

Il concerto si aprirà con due poemi sinfonici tratti dal ciclo ‘La mia patria’ di Smetana, il Castello alto e la Moldava. Queste opere intrecciano storia e natura boeme, celebrandone le radici culturali con straordinaria ispirazione melodica. “Il castello alto” evoca le gioie e le leggende dell’antica fortezza sopra Praga, il Vysehrad, con un tema epico introdotto dalle arpe che culmina nella drammatica caduta del castello. La Moldava descrive il viaggio del fiume dalla sorgente alla città di Praga, alternando immagini sonore di danze contadine, rapide e burrascose e creature fantastiche, fino a concludersi con il tema del Vyserald, simbolicamente unito al corso del fiume. La Moldava è così un poema sinfonico del 1874 che, insieme ad altri cinque poemi, fa parte del ciclo sinfonico ‘Ma vlast’, ossia ‘La mia patria’ e la composizione nacque negli anni della malattia del compositore, quando, a causa di un grande problema uditivo, sorto improvvisamente, stava perdendo quasi completamente l’udito. La prima esecuzione del poema avvenne il 4 aprile 1875.

Seguirà la Sinfonia n. 9 in mi minore op.95 “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvorak, composta durante il soggiorno del musicista negli Stati Uniti. Questo capolavoro intreccia l’ariosità dei grandi spazi americani con la nostalgia per la terra d’origine, incarnando lo spirito pionieristico di una giovane nazione. Tra i momenti più celebri figura il Largo, con il suo struggente tema affidato al corno inglese, che riflette una malinconia luminosa e spirituale, mentre il finale (Allegro con fuoco) si distingue per il suo eroico slancio , simbolo di energia e vitalità.

Il ritorno di Pinchas Steinberg sul podio del teatro Regio è atteso sempre con grande entusiasmo, ancor più dopo la valida interpretazione del Trittico Pucciniano che ha concluso la stagione 2024-2025. La sua profonda conoscenza del repertorio operistico e sinfonico lo rende uno dei più apprezzati direttori a livello internazionale.

La stagione dei Concerti proseguirà fino al 9 giugno 2025 con un cartellone che prevede otto appuntamenti dal 27 novembre 2024 al 9 giugno 2025. Quattro con l’Orchestra del Teatro Regio, cui si aggiungerà il Coro del Teatro per due serate, e quattro con la Filarmonica TRT.

Prossimo appuntamento sarà martedì 14 gennaio 2025, con il concerto dal titolo Armonia, che dirigerà James Conlon, tra i più importanti protagonisti della vita musicale internazionale, al suo debutto con l’Orchestra e Coro del Teatro Regio, quest’ultimo istruito da Ulisse Trabacchin. In programma due capolavori intrisi di umanità e speranza, lo Stabat Mater per soprano, Coro e orchestra di Francis Poulenc e la monumentale Sinfonia in re minore di Cesar Franck.

 

Mara Martellotta

Self Control per i 40 anni di carriera di Raf

Mercoledì 27 novembre, ore 21

Teatro Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

RAF

Self Control 40th anniversary Tour Club

 

 

“Self Control è nata 40 anni fa da un giro di chitarra tipicamente rock, il resto della storia l’abbiamo fatto insieme”.

Self Control 40th anniversary Tour Club è il tour di otto appuntamenti live per celebrare il 40esimo anniversario di Self Control, una delle hit più famose di sempre e per i 40 anni di carriera di Raf, il padre del pop in Italia.

Raf, tra i più acclamati e amati artisti italiani, che in 40 anni di carriera ha pubblicato 14 album in studio vendendo più di 20 milioni di dischi in tutto il mondo, alle porte del Self Control 40° Anniversary ha affermato: “L’attesa mi fa sentire elettrizzato e allo stesso tempo curioso per l’atmosfera che prenderà vita sul palco”.

Prodotto da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo E.M., il tour sarà l’occasione per rendere omaggio all’affetto del pubblico e ai magnifici anni che hanno avuto come colonna sonora un brano amato da milioni di persone in tutto il mondo, un vero e proprio fenomeno, inno alla leggerezza e al senso di libertà.

Self Control, tra le hit più famose di sempre, ha segnato la ricca e straordinaria carriera di Raf e negli anni è diventato un evergreen che continua a spopolare tra i più giovani. È stato il singolo che ha portato Raf alla ribalta facendolo conoscere non solo al pubblico italiano, ma anche internazionale, consacrandolo tra i più grandi artisti e pilastri della musica italiana. Uno dei primi singoli italo-disco acclamato in tutto il mondo anche grazie al produttore Giancarlo Bigazzi.

Il cantautore nei live ripercorre la sua storia artistica cantando i brani più celebri del suo repertorio, tra cui “Sei la più bella del mondo”, “Il battito animale”, “Cosa resterà degli anni ‘80”, “Ti pretendo”, “Infinito”, “Stai con me”, “Non è mai un errore” e molti altri ancora.

Inoltre, per il quarantennale di Self Control è disponibile in edizione numerata e rimasterizzata il vinile 45 giri picture disc del singolo, in esclusiva sul sito di Sugar Music in uno speciale packaging trasparente serigrafato con sticker celebrativo.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Mercoledì 27 novembre, ore 21

RAF

Self Control 40th anniversary Tour Club

Biglietti: 49 euro intero

Biglietti su Ticketone

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Angelina Jolie conquista Torino

La diva si è prestata con gentilezza all’assedio dei fan concedendo autografi ieri alla Cavallerizza. Angelina Jolie ha conquistato Torino in occasione della sua partecipazione al Torino Film Festival.

Tra giornalisti e fotografi è stata accolta dal direttore  del Tff Giulio Base dal presidente Enzo Ghigo e dal direttore Carlo Chatrian del Museo del Cinema.

Lo scrittore Alessandro Baricco le ha consegnato il premio Stella della Mole. Al Cinema Ideal  l’attrice ha presentato il suo film Without Blood, tratto dal romanzo dello stesso Baricco Senza sangue

Su Instagram del “Torinese” il video della Jolie  tra i fan torinesi. Niente selfie come da sua richiesta ma un bagno di folla e tanti autografi.

Un master internazionale per attori e attrici

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Per la direzione artistica di Marco Lorenzi e la direzione organizzativa di Marco Babuin e di Santibriganti Teatro

 

Al via il secondo anno de LoStudio, il master internazionale per attori e attrici, che ha la direzione artistica del regista Marco Lorenzi della compagnia teatrale Il Mulino di Amleto.

Dopo il successo internazionale del primo anno de LoStudio, che si è concluso con lo spettacolo ‘La notte della Repubblica’, ispirato al Giulio Cesare di Shakespeare, torna il bando di selezione per accedere al Master internazionale per attori e attrici, che partirà a gennaio 2025, protraendosi fino a ottobre 2025, riconfermando anche quest’anno la sua vocazione internazionale.

Fra i docenti che si avvicenderanno durante l’anno accademico ricordiamo Massimiliano Civica, Gabriele di Luca di Carrozzeria Orfeo, Michela Lucenti e Francesco Gabrielli di Balletto Civile, Daniel Bausch dell’Accademia Dimitro di Verscio, Marco Lorenzi, Barbara Mazzi, Angelo Tronca e Yuri d’Agostino de Il Mulino di Amleto, Thea Dellavalle e Irene Petris, Bruno De Franceschi, Nicole Kehrberger, Beppe Rosso, Rebecca Rossetti, Lorenzo De Iacovo. Un gruppo nutrito di docenti che metterà al centro la formazione degli artisti, in quanto performer unici nella loro individualità. Lo Studio 2025 riconferma la direzione artistica di Marco Lorenzi e de il Mulino di Amleto e la direzione organizzativa di Maurizio Babuin e di Santibriganti Teatro.

Il master 2025 sarà composto da un semestre di alta formazione, un Summer Camp di approfondimento e in autunno la preparazione e la restituzione dello spettacolo finale. Le lezioni si terranno nella sede del Dravelli di Moncalieri. Nella prima parte ogni docente si alternerà in residenza continua per due settimane accompagnando i partecipanti per tutta la durata del percorso. Sono previste restituzioni di lavoro e aperture verso l’esterno. Il Summer Camp sarà un periodo di lavoro estivo che si svolgerà a San Pietro in Vincoli, nel centro di Torino, in cui i partecipanti lavoreranno a stretto contatto con l’Ensemble de Il Mulino di Amleto. Lo spettacolo andrà in scena per più repliche sempre nel teatro di San Pietro in Vincoli, all’interno della stagione gestita da A.M.A Factory e Fertili Terreni Teatro.

“la mia professione – spiega Marco Lorenzi – è il regista e con il tempo sono sempre più convinto che la pedagogia sia parte del lavoro del regista in modo gioioso e inscindibile.

Per questo, anche quando lavoro ad una regia, le mie domande sono sempre rivolte anche alla pedagogia… Penso che la formazione sia essenziale per la vita del teatro. L’educazione del regista, l’educazione dell’attore e l’educazione degli spettatori. Ciò che può garantire un futuro al teatro è sicuramente l’educazione. A questo proposito ho la sensazione che stiamo smarrendo qualche cosa di molto importante, la formazione sta perdendo sempre di più la sua caratteristica principale: la qualificazione. Oggi in Italia la formazione è diventata superficiale, troppo veloce, espressa per tutti, non più capace di selezionare le persone adatte a questo tipo di professione dalle altre”.

 

La domanda di ammissione dovrà pervenire entro il 30 novembre 2024 a didattica.lostudiotorino@gmail.com

 

Mara Martellotta

I primi film in concorso del 42mo TFF. La vendetta cercata di “Nina”, i comunisti di “Europa Centrale”

Con i colori della Spagna, partecipa quest’anno al TFF la regista Andrea Jaurrieta, nata a Pamplona, oggi 38enne, già assistente di Pedro Almodòvar per “Julieta” e gran debutto in patria sei anni fa con “Ana de dìa”. Accompagna “Nina”, storia tutta al femminile di ricordi e di sospirata vendetta, storia di una donna che, dalla capitale dove vive ed è attrice di largo successo, torna nella città sul mare dove è cresciuta armata di un fucile a pompa nella borsa e di un unico obiettivo, quello di chiudere per sempre i conti con Pedro, scrittore di fama che ora tutti festeggiano e acclamano, l’uomo che ha approfittato di lei appena sedicenne. “Con il mio film voglio prima di tutto parlare di abusi e riflettere sui limiti del consenso. Un tema che attraversa le barriere culturali e colpisce tutte le società in modo trasversale. A mio avviso, c’è la necessità di affrontare questo tema da un punto di vista femminile diverso dal solito. Ovvero, non adottando la prospettiva della vittimizzazione ma affrontando la complessità psicologica e sociale che caratterizza questo tipo di relazione.” La vendetta è davvero l’unica via da scegliere? Nella scrittura di Jaurrieta e soprattutto negli sguardi di Patricia Lòpez Arnaiz, pronta a inseguire quel Darìo Grandinetti che fu già attore per Almodòvar in “Parla con lei”, c’è tutta la tragedia che ha segnato una vita, le sensazioni grame, l’infelicità di sé, il negarsi e la consapevolezza della scelta: ma ancora non s’avverte appieno, con i gesti e le parole e le azioni con cui è stato costruito giorno dopo giorno, il sopravvento su una ragazzina indifesa e troppo sognatrice, non si comprendono appieno le intenzioni e la concretezza della volontà della donna. Nelle note di regia, Jaurrieta corre ben oltre il fatto narrato, pone anticamente le radici della vicenda nella Nina e nel Trigorin di Cechov: un amaro retrogusto letterario e legittimo che altro non fa che convincerci, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il mondo non sia cambiato affatto. E in questo “Nina” riacquista tutta la propria autorevolezza e la propria verità.

Gianluca Minucci è invece nato a Trieste, classe 1987, è laureato in storia e critica del cinema e filmologia alla Sapienza di Roma, proviene da spot pubblicitari e video musicali, insegna Storia e Letteratura italiana nella scuola pubblica, il suo “Europa Centrale”, scritto con Patrick Karlsen è il primo dei due film italiani in concorso. Il film è definito “un kammerspiel metafisico sulla lotta politica”, è ambientato, nell’aprile del ’40, all’interno di un viaggio in treno durante il quale una coppia di fede comunista dovrà portare a termine l’importante missione che le è stata affidata. C’è violenza (anche qui: i selezionatori, giovanissimi ci hanno avvertiti, è possibile che non riescano più a trovare una di quelle Commedie, intelligenti, costruite con spirito, dalla scrittura che ispira sorrisi tutti di testa, sull’orlo dell’allegria che possano mai trovare posto in un concorso?) psicologica e fisica, c’è la chiusura, quasi il soffocamento dentro gli angoli bui di quei vagoni, ci sono passioni e sospetti, la paura circola tra tutti dal momento che tutti non conoscono bene chi sia l’altro, ci sono passati che riaffiorano e identità che si sovrappongono o si sfaldano. C’è la divisione insuperabile, ci sono i comunisti e i fascisti, i fuoriusciti in quella parte del Novecento, c’è chi fa il doppio gioco (ma è vero, o non è vero?), c’è “un dramma profondamente umano” ci dicono ma che non riusciamo davvero a vedere nei racconti frantumati dei personaggi, c’è una storia di spionaggio “dalla regia espressionista” che non riusciamo davvero a vedere. Vediamo eccessi a non finire, un grottesco fuori luogo, un thriller che alla fine non sa ricomporre le proprie carte, una carneficina finale che nella sua disperazione sa persino di ridicolo, una recitazione esagitata e alla fine inconcludente che finisce col coinvolgere malamente due attori come Paolo Pierobon e Tommaso Ragno, una regia che con la asprezza e la spregiudicatezza del racconto, con le immagini strane e sghembe, con certi primi piani che non sai se di terrore o d’effetto sfacciato, con i particolari inaspettati, con le forzature, con le tante giravolte che finiscono con l’essere la bandiera della non chiarezza, rende un cattivo servizio a una storia che doveva essere trattata in tutt’altro modo. E il pensiero corre a un certo Bertolucci, al suo protagonista malato di “conformismo”, all’epoca narrata che collima con quella di “Europa”, alla violenza e a ogni ricordo che erano morbidamente narrati. E che ancora restano nella memoria.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Patricia Lòpez Arnaiz interprete di “Nina” e Paolo Pierobon in un momento di “Europa Centrale”.