Candidato all’Italian Musical Awards, tratto dal celebre romanzo “I Miserabili” di Victor Hugo e con 6 attori in scena che interpretano ben 29 personaggi, accompagnati da un ensemble musicale completamente dal vivo, ritorna a Torino, “Jean Valjean – questa è la mia storia”.

Una storia di altri tempi, al Teatro Gioiello, sabato 21 e domenica 22 ottobre, ma assolutamente attuale, l’uomo alle prese con la propria identità ed i propri valori. L’ex forzato Jean Valjean racconta in prima persona una vita di riscatto tra il penitenziario di Tolone, la fabbrica di Monsieur Madeleine e gli stascichi della Rivoluzione francese. Con Sebastiano Di Bella, formatosi alla Scuola d’Arte Drammatica “Anna Bolens”, per anni stretto collaboratore di Dario Fo e protagonista del programma “L’Albero azzurro” in televisione, sul palcoscenico ci saranno Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini, Susi Amerio, Giorgio Menicacci e Jacopo Siccardi. La regia è di Fulvio Crivello mentre la musica, inedita, toccante e raffinata è del Maestro Sandro Cuccuini che sarà al pianoforte e dirigerà l’Ensemble orchestrale composto da Maria Camilla Ormezzano e Marina Polidori al violino, Livio Ramasso al corno, Marcello Angeli, Stefano Carrara alle tastiere e Andrea Vigliocco alle percussioni. 100 minuti di Musical assolutamente da non perdere!
Igino Macagno

“Prima la Musica!” rappresenta un modo completamente nuovo di studiare musica a scuola. L’idea dell’autore, Nicola Campogrande, uno dei più autorevoli compositori italiani contemporanei, è semplice e al tempo stesso innovativa. “Tutto il materiale musicale proposto agli studenti della scuola media – sottolineano alla ‘Lattes’ – è stato suonato e cantato da 180 musicisti professionisti che hanno realizzato 220 basi (classica, pop/rock, jazz, inni nazionali, colonne sonore, canti popolari e natalizi) per ispirare e coinvolgere i ragazzi nell’entusiasmante pratica della musica”. Una novità assoluta: al posto delle musiche “MIDI” con suoni artificiali, sono stati coinvolti musicisti in carne ed ossa di alto livello, come l’“Orchestra dei Pomeriggi Musicali” di Milano diretta da Alessandro Cadario, il “Trio Debussy”, i “Giovani Cantori di Torino”, il “Trio Jazz” di Daniele Tione e una band rocknella quale si sono alternati musicisti del calibro di Diego Maggi, Rocco Tanica e Roberto Gualdi.
Ormai il luogo e le iniziative che lo caratterizzano sono più che note al pubblico teatrale subalpino. Parliamo di “Spazio Kairòs”, il teatro aperto (con una buona dose di coraggio) in piena pandemia, al civico 7 di via Mottalciata a Torino, in una ex fabbrica di colla riadattata, posta al confine fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” ed “Aurora”. Teatro che è sede-casa di “Onda Larsen”, Associazione Culturale affiliata “Arci Torino” e che, dal 2008, si occupa di teatro e arti performative sotto la guida di tre “simpaticoni” (come loro stessi si autodefiniscono) che rispondono ai nomi di Riccardo De Leo, Gianluca Guastella e Lia Tomatis. Un gran bel trio in procinto di prendere il largo con la nuova stagione teatrale di “Spazio Kairòs”, dal titolo “Riflessi” e messa in agenda da sabato 21 ottobre a sabato 4 maggio 2024. Non ha dubbi il vicepresidente Riccardo De Leo: “‘Riflessi’– dice – vuole essere la stagione della svolta per noi e per il quartiere in cui risiediamo, Barriera di Milano”. Certo è che la stagione punta a proporre titoli di buona qualità, mescolando monologhi e commedie, testi sull’attualità e spettacoli musicali ed è il frutto di una puntuale ricerca di spettacoli provenienti da più regioni italiane con particolare attenzione, laddove possibile, ad ospitare compagnie che promuovano spettacoli innovativi, caratterizzati da linguaggi attuali e da alte capacità di intrattenimento. Ancora De Leo: “Abbiamo chiamato la nostra stagione ‘Riflessi’ perché sappiamo quanto la cultura in Italia sia sottovalutata e presa poco sul serio: lo si evince dal numero di singoli spettatori che presenziano agli spettacoli. Mentre i grandi teatri registrano, per fortuna, numeri importanti, i teatri ‘off’ devono attingere a energie del territorio per esistere. Noi vogliamo che in ‘Riflessi’ il pubblico possa trovare una stagione in cui identificarsi, specchiarsi e riconoscersi”.



