Ora ancora più vivo nel volume scritto da Sarah Scaparone ‘Un storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale”
Cibo e solidarietà possono costituire un binomio assolutamente indissolubile, tanto più attuale nel periodo che ci siamo appena lasciati alle spalle, quello dell’emergenza da Covid 19. E possono diventare anche un momento di condivisione e riflessione letteraria, attraverso un libro come quello intitolato “Una storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale”.
Si tratta di un instant book di cui è autrice la giornalista torinese e critica gastronomica Sarah Scaparone (nella foto piccola), un volume che è frutto della raccolta di una serie di dirette Instagram avvenute sull’account @scaparonesarah (avvenute tra il 20 marzo ed il 20 aprile scorso). Attraverso queste dirette è stato possibile dar voce a coloro che, nel campo del cibo, si sono fatti promotori di iniziative di solidarietà in tempi di pandemia da Coronavirus.
Il volume è stato pubblicato autonomamente su Amazon ed il ricavato delle vendite (al netto dei costi di distribuzione e stampa trattenuti da Amazon) verrà devoluto alla Mensa dei Poveri che ogni giorno viene promossa dall’Associazione Frati Minori Piemonte Onlus, che opera, a sua volta, nell’ambito del Convento della Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Torino. Questa mensa si è trovata a dover far fronte, nel giro di poche settimane, all’indomani della comparsa della pandemia da Covid 19, ad una crescente richiesta di pasti giornalieri, passati da 100 a 400. Sono così scese in campo in aiuto di questa Associazione diverse forze attive a livello locale nel campo della ristorazione e del settore agroalimentare torinese, fornendo piatti caldi e materie prime per i più bisognosi, tra cui anche prodotti ortofrutticoli freschi, messi a disposizione dal CAAT, Centro Agroalimentare di Torino (grazie alla disponibilità generosa dei suoi operatori).
Tante sono state le iniziative promosse a favore del personale medico e paramedico impegnato nei nosocomi cittadini sul fronte dell’emergenza Covid 19. Il CAAT ha, per esempio, promosso la distribuzione gratuita di prodotti ortofrutticoli freschi a medici e paramedici di ospedali piemontesi tra cui l’Amedeo di Savoia, le Molinette, l’ospedale di Rivoli. Ha inoltre promosso, all’interno
delle iniziative raggruppate sotto l’incipit “IL CAAT HA UN CUORE GRANDE”, la donazione di oltre tre quintali di prodotti ortofrutticoli freschi a favore dei Frati Minori Piemonte Onlus, che offrono ogni giorno centinaia di pasti ai senza fissa dimora e poveri presenti sul territorio urbano torinese. Ed ha partecipato all’iniziativa Torino Solidale, che rappresenta la rete di solidarietà messa in atto dal Comune di Torino per le fasce più in difficoltà dal punto di vista economico in epoca di emergenza sanitaria da Covid 19.
A Torino è anche stata presente l’iniziativa#pizzasospesa offerta a medici ed infermieri dei presidi sanitari piemontesi, accanto a quella intitolata #aiutiamochiaiuta, che ha coinvolto una sessantina di pasticceri, che hanno preparato le colazioni per gli operatori sanitari torinesi, ma anche per quelli delle città di Aosta e Cuneo.
La copertina ed impaginazione del volume Una storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale” sono state realizzate da Chiara Borda, Davide Dutto e Marianna Mordenti.
Mara Martellotta
4,99 euro in formato Kindle
12,50 euro in formato cartaceo
Certamente il Museo che è sempre stato un’eccellenza italiana e che fu anche presieduto da Alain Elkann, ha rappresentato un successo che è aumentato negli anni forse più per merito del suo direttore Christian Greco che della sua presidente. Greco ha saputo valorizzare, direi plasmare il museo con criteri innovativi. La presidente ha più curato l’immagine “politica” del Museo con dichiarazioni che, a volte, si sono rivelate un po’ demagogiche o con operazioni assai discutibili come il prestito permanente di pezzi del Museo a Catania.
di una decisione clamorosa del tutto “ad personam”, si potrebbe dire con un linguaggio del recente passato. Di norma gli statuti si rispettano o si cambiano perché si rivelano inadeguati al di là delle persone. Può essere discutibile che uno statuto preveda dei limiti di mandato, ma chi lo scrisse e lo approvò avrà avuto qualche valido motivo per stabilire i due mandati. Chi ha fatto bene, di norma, va confermato, anche se lo statuto del Museo si rivelava oggi inconsapevolmente del tutto in linea con i due mandati tanto cari ai grillini. Ma a ribadirlo e’ rimasta solo la capo gruppo dei 5 Stelle in Comune. Si pone una domanda d’obbligo: se invece della Christillin ci fosse stato un altro presidente, cosa sarebbe accaduto? Una mia cara amica che ricopre ruoli di vertice nell’ambito della cultura italiana mi ha scritto di dubitare che se non ci fosse stato “uno di famiglia”, il trattamento di favore sarebbe stato concesso così facilmente. Sembra che circoli anche la notizia che la signora Christillin possa essere una candidata sindaco di Torino per il 2021. Vedremo nei prossimi mesi cosa succederà, ma sicuramente è un’ipotesi che non si può escludere. Lei dichiarò una volta ai giornali che avrebbe aiutato ad attaccare i francobolli per la campagna elettorale del Sindaco Chiamparino. Di strada da allora ne ha fatta tanta e potrebbe adesso ambire a sedersi lei stessa sulla poltrona più alta di Palazzo civico e, magari, tra dieci anni ottenere la deroga al limite di mandato per ricandidarsi una terza volta a furor di popolo come sindaca.
Di Augusto Grandi /
Molti lo chiamavano, con un termine più nostrano, panciotto, in realtà, consultando la Treccani, deriva dal francese gilet, e questo dallo spagnolo jileco, che a sua volta dal turco yelek. L’abbiamo poi rivisto come indumento quasi fondamentale in tutti i film western anche se il gilè a cui idealmente sono affezionato di più è quello raffigurato nel famoso quadro-icona, di Pellizza da Volpedo, il “Quarto Stato”.
Non meno controversa ed ondivaga è stata la carriera politica, iniziata nel 1992 eletto alla Camera dei Deputati con il PSDI (partito socialdemocratico italiano) di Franco Nicolazzi e la breve esperienza di Governo, descritta prima, nell’ultimo governo della Prima Repubblica. Nel 1993 si candida, con un neo movimento, a Sindaco di Pomezia (Roma) ottenendo, non capiterà più, un lusinghiero 13% e l’elezione a consigliere comunale. Inizia una cavalcata tutt’altro che travolgente di candidature tutte segnate da miseri risultati. Lascia il gruppo socialdemocratico alla Camera e passa al Gruppo Misto. Sempre nel 1993 si candida, con Solidarietà Democratica a Sindaco di Roma contro Francesco Rutelli ottenendo lo 0,55% dei voti. Passa con il Patto di Mario Segni dal quale va via perché non ricandidato. Anno nuovo, il 1994, nuova candidatura, alle europee con Alleanza Nazionale e nuova bocciatura.