Si suicidò dopo esser stato eliminato dalla diciassettesima edizione del Festival

Cinquantadue anni senza Luigi Tenco. Ma le sue “poesie in musica” sono sempre con noi

tenco3Il 26 gennaio 1967  cadeva di venerdì. Nello stesso giorno in cui tanto tempo prima era nato Mozart e all’inizio del primo anno del “secolo breve” era morto Giuseppe Verdi, la musica italiana conosceva uno dei suoi giorni più tristi. Nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, Luigi Tenco si  suicidò dopo esser stato eliminato dalla diciassettesima edizione dell’omonimo Festival , alla quale concorreva in coppia con Dalida, con la canzone “Ciao amore ciao“. Il brano fu escluso dalla finale dalla commissione di ripescaggio, che alla canzone di Tenco e Dalida preferì “La rivoluzione” interpretata da Gianni Pettenati e Gene Pitney. Luigi Tenco visse questo verdetto come una profonda ingiustizia, gettandolo nella disperazione più nera. Con un colpo di pistola si tolse la vtenco-2ita nella sua camera all’Hotel Savoy, lasciando un duro e disperato messaggio d’accusa: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”. Nato nel 1938 a Cassine, tra le colline alessandrine alla sinistra del basso corso della Bormida, Tenco aveva esordito a vent’anni nel mondo della canzone, prendendo parte a diversi gruppi musicali. Con Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi diventò uno degli esponenti della cosiddetta “scuola genovese”, un gruppo di artisti impegnati nella canzone d’autore che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. Tenco era un cantautore di talento, dalla personalità inquieta, introversa e decisamente crepuscolare. Al suo primo 45 giri  (“I miei giorni perduti“)  del 1961 seguirono altri brani molto apprezzati,  come “Mi sono innamorato di te, “Un giorno dopo l’altro” (sigla di coda della serie TV “Il commissario Maigret“, interpretato da Gino Cervi), “Lontano, lontano” e “Vedrai vedrai“. Nel 1972, cinque anni dopo la sua morte, l’infaticabile Amilcare Rambaldi, costituì a tenco1Sanremo il Club che porta tuttora il nome del cantante, con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d’autore. Dal 1974, in sua memoria , al Teatro Ariston di Sanremo è stato istituito dal Club Tenco il Premio Tenco, manifestazione a cui hanno partecipato i più grandi cantautori degli ultimi decenni. A noi, mezzo secolo dopo, cosa resta? Restano la sua poesia, le sue canzoni, la sua aria imbronciata e triste. E le parole della sua ultima canzone: “La solita strada, bianca come il sale;il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno , se piove o c’e’ il sole, per saper se domani si vive o si muore, e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao”. Ciao, Luigi.

 

Marco Travaglini

Cinquantadue anni senza Luigi Tenco. Ma le sue "poesie in musica" sono sempre con noi

tenco3Il 26 gennaio 1967  cadeva di venerdì. Nello stesso giorno in cui tanto tempo prima era nato Mozart e all’inizio del primo anno del “secolo breve” era morto Giuseppe Verdi, la musica italiana conosceva uno dei suoi giorni più tristi. Nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, Luigi Tenco si  suicidò dopo esser stato eliminato dalla diciassettesima edizione dell’omonimo Festival , alla quale concorreva in coppia con Dalida, con la canzone “Ciao amore ciao“. Il brano fu escluso dalla finale dalla commissione di ripescaggio, che alla canzone di Tenco e Dalida preferì “La rivoluzione” interpretata da Gianni Pettenati e Gene Pitney. Luigi Tenco visse questo verdetto come una profonda ingiustizia, gettandolo nella disperazione più nera. Con un colpo di pistola si tolse la vtenco-2ita nella sua camera all’Hotel Savoy, lasciando un duro e disperato messaggio d’accusa: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”. Nato nel 1938 a Cassine, tra le colline alessandrine alla sinistra del basso corso della Bormida, Tenco aveva esordito a vent’anni nel mondo della canzone, prendendo parte a diversi gruppi musicali. Con Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi diventò uno degli esponenti della cosiddetta “scuola genovese”, un gruppo di artisti impegnati nella canzone d’autore che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. Tenco era un cantautore di talento, dalla personalità inquieta, introversa e decisamente crepuscolare. Al suo primo 45 giri  (“I miei giorni perduti“)  del 1961 seguirono altri brani molto apprezzati,  come “Mi sono innamorato di te, “Un giorno dopo l’altro” (sigla di coda della serie TV “Il commissario Maigret“, interpretato da Gino Cervi), “Lontano, lontano” e “Vedrai vedrai“. Nel 1972, cinque anni dopo la sua morte, l’infaticabile Amilcare Rambaldi, costituì a tenco1Sanremo il Club che porta tuttora il nome del cantante, con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d’autore. Dal 1974, in sua memoria , al Teatro Ariston di Sanremo è stato istituito dal Club Tenco il Premio Tenco, manifestazione a cui hanno partecipato i più grandi cantautori degli ultimi decenni. A noi, mezzo secolo dopo, cosa resta? Restano la sua poesia, le sue canzoni, la sua aria imbronciata e triste. E le parole della sua ultima canzone: “La solita strada, bianca come il sale;il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno , se piove o c’e’ il sole, per saper se domani si vive o si muore, e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao”. Ciao, Luigi.
 

Marco Travaglini