POPULISMO

“Gli apprendisti stregoni”

La Fondazione Donat-Cattin, il prossimo 10 luglio, alle ore 17,30, invita alla presentazione del volume scritto da Paolo De Luca che ha come sottotitolo “Mappa del populismo in Europa”. A parlarne, con l’autore, saranno Ettore Boffano, capo redattore centrale del Fatto Quotidiano, Giorgio Merlo, giornalista della Rai, già parlamentare e Marco Brunazzi, vicepresidente dell’Istituto Salvemini di Torino, docente di Storia Contemporanea. Moderatore, Giorgio Aimetti.

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Populismo, discussione utile e necessaria.

di Giorgio Merlo

Il dibattito sul ruolo e sul peso del populismo nel nostro paese a volte è un po’ stucchevole, ma è sempre un’operazione necessaria. E ciò per due motivi di fondo. Innanzitutto i partiti attuali, tutti i partiti, sono diventati “partiti personali” o “partiti del leader”. E nei partiti che hanno questo profilo, la democrazia interna – almeno come veniva praticata nel passato – viene semplicemente sospesa e archiviata. Conta il “capo”, decide il “capo”, è il “capo” che parla direttamente al popolo o all’elettorato. Senza mediazioni e senza filtri politici, culturali edorganizzativi. Nei partiti personali c’è una sorta di “pensiero unico” e manca del tutto il confrontointerno come molti di noi lo hanno conosciuto nella prima e agli inizi della seconda repubblica.

In secondo luogo, in un contesto dove la cultura politica scarseggia e la solidità’ ideale e programmatica dei partiti e’ quasi evaporata, il ruolo di questi soggetti politici resta quello dicavalcare strumentalmente ciò’ che la pubblica opinione – o presunta tale – trasmette ed evidenzia. E quindi non si governano i processi ma si rincorrono; si sposano tesi contraddittorie l’una con l’altra pur di accontentare fette di elettorato. Si potrebbe fare l’elenco dei temi al centro dell’agenda politica che subiscono questa evoluzione. È, questa, una deriva populista? Certamente sì.

Ma la vera questione è la profonda crisi della politica e, di conseguenza, l’eccessiva leggerezza dei partiti e di quegli strumenti che dovrebbero intercettare le domande che provengono dalla società civile cercando, al contempo, di dare loro una risposta politica e di governo.

Ecco perché discutere di populismo oggi nella politica italiana, e non solo, e’ utile e forse anche indispensabile. Perché offre l’opportunità di allargare l’orizzonte e di verificare la profondità della crisi della politica e dei suoi strumenti di rappresentanza, cioè i partiti. E, al contempo, di misurare anche la qualità della classe dirigente che resta sempre un elemento decisivo per valutare la credibilità e l’autorevolezza della politica nella società contemporanea.