Polliotto- Pagina 5

Bonus benzina, le novità in arrivo

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il Governo sta per approvare un decreto che prevede l’erogazione del Bonus Benzina sulla carta “Dedicata a te”.

Per affrontare la crescente sfida rappresentata dai costi elevati dei carburanti, considerando che il prezzo medio della benzina nei distributori self-service ha raggiunto un picco di 2 euro al litro, il Governo ha istituito il Bonus Benzina, un contributo finanziario stimato intorno ai 80 euro.

I dettagli relativi all’assegnazione e all’utilizzo di questo bonus sulla carta elettronica saranno definiti attraverso un decreto interministeriale, programmato per essere emesso nei primi giorni di novembre, con le ricariche che dovrebbero avvenire il mese successivo.

Nel Decreto Energia (DL n. 131 del 2023), sono stati stanziati ben 100 milioni di euro per l’attivazione della social card “Dedicata a Te,” mirando a coprire due categorie di spese alternative: carburanti e abbonamenti ai mezzi pubblici. Questo bonus sarà accreditato direttamente sulla carta sotto forma di ricarica, ma il processo di accredito sarà ufficialmente avviato con l’emanazione del nuovo decreto attuativo.

Inizialmente, questa agevolazione era limitata all’acquisto di generi alimentari di prima necessità. La social card, distribuita gratuitamente durante l’estate tramite il servizio postale, funziona come una comune carta di pagamento elettronica, offrendo un’ampia gamma di possibilità di utilizzo.

Le persone in possesso di questa carta potranno usufruire di uno sconto del 15% su prodotti acquistati presso i punti vendita che hanno aderito all’accordo stipulato con il Masaf (Ministero dell’Agricoltura), la Grande Distribuzione e la Confesercenti, contribuendo così a alleviare il peso dei costi alimentari per le famiglie italiane.

Questo bonus è indirizzato alle stesse categorie di persone che sono eleggibili per ricevere la carta “Dedicata a Te,” come stabilito dalla legge n. 197/2022, ma con l’aggiunta della possibilità di utilizzare la carta per l’acquisto di carburante. Nello specifico, il bonus è destinato a circa 1,3 milioni di famiglie con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) che non superi i 15.000 euro, come dichiarato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) alla data del 12 maggio 2023.

È fondamentale che tutti i membri della famiglia siano registrati nell’Anagrafe della Popolazione Residente del comune di residenza.

La carta può essere usata nei supermercati e nei negozi di alimentari che aderiscono all’iniziativa. Si può comprare quasi ogni genere alimentare di prima necessità, sono escluse fra le altre cose le bevande alcoliche. La lista completa è stata stabilita dal ministero dell’Agricoltura e include (per esempio) carne, pescato fresco, latte e derivati, uova, olio, prodotti di panetteria.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

2023, bonus vista e bonus bici ancora disponibili

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Tra gli sconti fiscali riconosciuti dallo Stato c’è anche il Bonus vista, anche detto Bonus occhiali, destinato all’acquisto di occhiali o lenti a contatto correttive ed è rivolto ai nuclei familiari con Isee non superiore ai 10mila euro.

L’agevolazione prevede un voucher una tantum pari a 50 euro sulle spese effettuate dall’1 gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, con una detrazione solo per la parte eccedente a questo contributo.

I fondi per il contributo sarebbero però in via di esaurimento e per questo è possibile chiedere lo sconto soltanto per gli acquisti fino a fine anno, ma non più per quelli già fatti.

Anche se non si tratta di una misura stabilita dal Governo, il Bonus bici è stato un contributo concesso da diverse Regioni nei mesi scorsi. Lo sconto è ormai scaduto, ma in Emilia-Romagna è ancora possibile inviare la richiesta.

Come comunica la Regione sul suo sito, il contributo può essere richiesto da “chi ha acquistato (a partire dal 7 agosto) o ha intenzione di acquistare una bicicletta o una cargo bike (bici da trasporto) a pedalata assistita dal 20 settembre 2023 e fino al primo luglio 2025.

Come abbiamo riportato qui spiegando chi ha diritto del bonus bici, in Emilia-Romagna lo sconto è previsto in due possibili importi, da 500 e da 1000 euro, in ogni caso inferiore al 50% del costo del mezzo scelto.

Per chiunque abbia rottamato una vecchia auto a partire dal primo gennaio 2023 le cifre salgono a 700 euro e a 1400 euro, ma soltanto per l’acquisto di una cargo bike e non oltre il 70% della spesa.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format

Polliotto: Legge 104 anche per il bonus smartphone

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Chi sia portatore di particolari forme di disabilità ha diritto a un forte sconto sugli smartphone e su una serie di device elettronici come tablet, pc, modem e di ogni altro sussidio tecnologico che possa favorire la comunicazione della persona con capacità ridotte.

La disciplina è dettata dalla legge 104 del 1992 relativa all’assistenza, ai diritti e all’integrazione dei portatori di handicap.

Lo sconto è duplice: l’Iva viene ridotta dal 22% al 4%; è poi possibile detrarre il 19% della somma spesa grazie alla deduzione Irpef. Lo sconto sul prezzo di listino, in definitiva, si aggira attorno al 30%.

Per accedere al beneficio del bonus smartphone previsto dalla normativa la persona interessata deve essere sotto la tutela della legge 104 e presentare handicap a livello motorio, visivo, uditivo o del linguaggio.

L’acquisto può essere effettuato anche da un soggetto diverso dal disabile, purché venga fatto in nome e per conto della persona interessata. A questo fine va presentata la documentazione attestante lo stato di disabilità. Ma l’attestazione dello stato di disabilità è condizione necessaria, ma non sufficiente: occorre infatti dimostrare che l’acquisto del device facilita attività altrimenti impossibili.

Lo strumento, insomma, deve essere utilizzato dal disabile per una di queste eventualità:

comunicare in qualsiasi maniera (tramite voce, tramite testo scritto o elaborazioni grafiche o lettore vocale);gestire l’ambiente domestico (servizi per la domotica come accensione e spegnimento delle luci, gestione del riscaldamento o dell’aria condizionata, gestione delle tapparelle elettriche, ecc…); accedere a informazione e cultura; assistenza alle attività di riabilitazione.

La misura si applica indistintamente a tutti i soggetti portatori di handicap: non è necessario indicare l’Isee.Lo sconto sull’Iva viene effettuato in fase di acquisto. Se si compra in un negozio fisico occorre presentare la certificazione medica. Se si compra tramite e-commerce occorre seguire le istruzioni specificate da ciascun servizio. Se le istruzioni non sono presenti sul sito è necessario contattare il servizio clienti prima di effettuare l’acquisto.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

2023, c’è ancora tempo per i bonus mobili ed elettrodomestici

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Uno dei bonus in vigore sia per il 2023 sia per il 2024 è lo sconto del 50% sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici, con un massimo di spesa per quest’anno di 8mila euro e di 5mila per l’anno prossimo.

Si tratta di una detrazione Irpef per chi compra mobili e grandi elettrodomestici, nuovi, destinati ad arredare un immobile oggetto di lavori di ammodernamento.

Il bonus è vincolato alla realizzazione di interventi di ristrutturazione edilizia a partire dal primo gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto degli elettrodomestici, che potranno essere comprati entro il 31 dicembre 2024.

Il limite massimo di spesa riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione, quindi, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari potrà chiedere il contributo anche più di una volta.

In materia di elettrodomestici è attivo anche il Bonus condizionatori che permette di ottenere una detrazione dal 50 al 65% sia per l’acquisto di un nuovo dispositivo sia per la sostituzione di un vecchio impianto con uno a pompa di calore o a risparmio energetico, che vada a migliorare la classe energetica.

L’agevolazione è valida per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2023. Lo sconto fiscale a cui è possibile accedere varia a seconda della tipologia di intervento realizzato nonché dell’apparecchiatura acquistata.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format

Polliotto: gas, verso la fine del mercato di maggior tutela

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Ormai ci siamo: la fine del mercato tutelato del gas è sempre più vicina. La deadline è stabilita all’alba del 2024. Dopodiché resterà in piedi soltanto il regime di mercato libero, con conseguente cambiamento radicale delle abitudini di consumo energetico degli italiani.

Entro il 10 gennaio i clienti dovranno formalizzare il passaggio al mercato libero, pena la fine dell’utenza all’asta. Coloro che non effettueranno il passaggio non subiranno l’interruzione delle forniture, bensì avranno la possibilità di aderire al Servizio a tutele graduali (Stg, ne avevamo parlato qui) fino a un massimo di quattro anni. Discorso diverso per i clienti considerati vulnerabili, che rimarranno invece transitoriamente riforniti nell’attuale servizio di maggior tutela, in attesa di un provvedimento mirato dell’Autorità per l’energia.

Sono considerati tecnicamente clienti vulnerabili le seguenti categorie: chi ha un’età superiore ai 75 anni; chi si trova in condizioni economicamente svantaggiate (ad esempio è percettore di bonus energia); chi versa in gravi condizioni di salute che richiedono l’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche salvavita alimentate dall’energia elettrica o i soggetti presso i quali sono presenti persone che versano in tali condizioni; chi è un soggetto con disabilità ai sensi della legge 104/92; chi si trova in una struttura abitativa di emergenza a seguito di eventi calamitosi; chi si trova in un’isola minore non interconnessa.

Sul sito ufficiale dell’Arera si precisa cosa si intende con “servizio di maggior tutela” nell’ambito delle bollette energetiche. Si tratta di “servizi di fornitura di energia elettrica e gas naturale con condizioni economiche (prezzo) e contrattuali definite dall’Autorità destinati ai clienti finali di piccole dimensioni (quali famiglie e microimprese) che non hanno ancora scelto un venditore nel mercato libero”. Il prezzo è stabilito ogni trimestre sulla base di vari fattori, tra cui il costo dell’energia, le spese di rete e di distribuzione.

Ma come si passa concretamente al mercato libero nel 2024? La transizione è gratuita e può essere effettuata in qualsiasi momento. Bisognerà contattare un fornitore di energia elettrica del mercato libero e richiedere un’offerta. Se non si passa al mercato libero entro le date stabilite, si verrà automaticamente trasferiti a un fornitore del mercato libero che sarà scelto direttamente dall’Arera.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Polliotto (Unc): “Fringe benefit aiutano consumatori in difficoltà”

Le parole della Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori a favore dell’adozione della misura.

Oltre agli aumenti in busta paga derivanti dal taglio del cuneo fiscale c’è una novità che riguarda i fringe benefit, quei beni e servizi che le aziende concedono ai propri dipendenti e vanno ad integrare la retribuzione. Tema più che mai attuale, e altrettanto caldo.

Misura utile, specie in tempo di inflazione e riduzione del potere d’acquisto: che, se da un lato aiuta i consumatori a fronteggiare le spese ordinarie divenute sempre più care, dall’altro offre alle imprese uno strumento utile in termini di abbattimento delle tasse sugli utili e di fidelizzazione della propria forza-lavoro, mai così preziosa e rara come in questo preciso momento storico”. Sono parole di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per il 2024 il tetto massimo di esenzione fiscale per le misure di welfare aziendale sale a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e raddoppia a 2.000 euro per quelli con figli a carico. Il Decreto Lavoro 2023 aveva già previsto la conferma dei fringe benefit. Nell’anno in corso il beneficio è stato quantificato in 258,23 euro per i lavoratori dipendenti, che arrivano a 3.000 euro in caso di figli a carico”.

Che prosegue: “I fringe benefit ricadono nella categoria dei compensi in natura, ovvero quella parte di retribuzione, comunque presente nel cedolino, che viene erogata dal datore di lavoro sotto forma di beni e servizi. Gli esempi più comuni di fringe benefit riguardano la concessione di buoni pastoauto aziendalicellulari aziendali, uso di  abitazioni  in comodato d’uso o con affitto agevolato, prestiti agevolati, borse di studio e voucher cartacei o elettronici per una serie di servizi quali bollette, palestra, benzina, spesa e vacanza”.

L’applicazione dei fringe benefit è opzionale: non esiste nessun obbligo per il datore di lavoro di erogare i fringe benefit. I fringe benefit possono essere erogati alla generalità dei lavoratori, ma anche a un lavoratore in particolare. Rileva ancora da ultimo Patrizia Polliotto: “I servizi e i beni aggiuntivi alla retribuzione non rappresentano un costo oneroso per l’azienda, ma anzi sono deducibili entro i limiti sopra indicati, come specificato in Legge di Bilancio e nel Testo Unico delle Imposte dei Redditi. Oltre tale soglia i beni e i servizi erogati costituiscono un costo per l’impresa e sono soggetti a tassazione. Per quanto riguarda i dipendenti, a stabilire come debbano essere trattati fiscalmente i fringe benefit è l’articolo 51 del DPR n. 917/86 (c.d. TUIR)”.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri

Bonus mamme, che cosa c’è da sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

La misura più rilevante per sostenere le madri che lavorano è rappresentata dalla “decontribuzione delle madri,” che prevede che le lavoratrici con due figli o più siano esentate dal pagamento dei contributi a carico del lavoratore. Esaminiamo questa misura e valutiamo di quanto aumenterà il reddito di queste lavoratrici.

La versione originale della misura prevedeva che fosse una soluzione permanente, garantendo alle madri i seguenti benefici:per le mamme con due figli, la decontribuzione sarebbe stata in vigore fino a quando il secondo figlio, il più giovane, avesse compiuto 10 anni; per le mamme con più di due figli, la decontribuzione sarebbe durata fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane.

La misura di decontribuzione per le mamme con due o più figli comporta che il terzo dei contributi a carico del lavoratore dipendente non venga più trattenuto direttamente dalla busta paga delle lavoratrici, ma diventi un onere a carico dello Stato. Di conseguenza, lo Stato coprirà questa parte dei contributi, alleviando così il peso finanziario sulle madri che lavorano. Questo cambiamento mira a fornire un sostegno diretto alle famiglie, garantendo che una parte significativa dei costi contributivi sia coperta dal governo.

La misura di decontribuzione non è permanente ma ha limiti temporali ben definiti: le lavoratrici con 2 figli avranno diritto alla decontribuzione per un periodo di 12 mesi; le lavoratrici con più di 2 figli beneficeranno della decontribuzione per un periodo di 36 mesi, ovvero 3 anni.

Per calcolare di quanto aumenta la busta paga delle lavoratrici madri beneficiarie della decontribuzione, dobbiamo considerare le aliquote contributive e l’effetto del bonus mamme. In generale, le aliquote contributive per i lavoratori dipendenti prevedono il 33% del reddito, di cui il 23,81% è versato dal datore di lavoro e il restante 9,19% è a carico del lavoratore dipendente.

Tuttavia, fino a quando è in vigore la decontribuzione generale del 6% o del 7% in base al reddito (che è stato confermato per tutto il 2024), l’aumento reale della busta paga per le lavoratrici madri sarà del 3,19% o del 2,19%.

Per le mamme con due figli, la decontribuzione effettiva, riconosciuta attraverso il bonus mamme, sarà del 2,19% o del 3,19%, considerando che il bonus sarà concesso solo per 12 mesi e che la decontribuzione generale sarà ancora applicata per tutto il 2024.

In pratica, la lavoratrice vedrà un aumento del 9,19% sull’importo lordo soggetto a contributi previdenziali solo quando la decontribuzione generale, prevista per tutti i lavoratori, verrà meno. È importante sottolineare che questo è un beneficio temporaneo e non può essere mantenuto in modo indefinito, poiché le risorse disponibili per finanziare tale incentivo sono limitate nel tempo.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Sconto Imu 50%: ecco come funziona e chi può richiederlo

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’imposta municipale propria (IMU) è l’imposta dovuta per il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli ed è dovuta dal proprietario o dal titolare di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), dal concessionario nel caso di concessione di aree demaniali e dal locatario in caso di leasing.

Per abitazione principale esente IMU si intende invece l’unità immobiliare in cui il soggetto passivo e i componenti del suo nucleo familiare risiedono anagraficamente e dimorano abitualmente.

Per i fabbricati di interesse storico o artistico (come definiti dall’art. 10 del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) la base imponibile IMU è ridotta del 50%. Ma vi è un altro caso in cui spetta lo sconto del 50%, ovvero quando l’immobile viene concesso dai genitori – che risultano proprietari – in comodato d’uso ai figli.

In particolare, si applica la riduzione del 50% della base imponibile per le unità immobiliari concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che: il contratto di comodato sia registrato; il comodante possieda in Italia la sola abitazione concessa in comodato; oltre a quest’ultima, egli può tuttavia possedere un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9; il comodante risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato.

La riduzione della base imponibile si applica anche qualora, in caso di morte del comodatario, l’immobile resta destinato ad abitazione principale del coniuge di quest’ultimo in presenza di figli minori.

Anche in questo caso, però, né esenzioni né sconti sono riconosciuti se si tratta di immobili classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ovvero di abitazioni di lusso.

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Auto elettriche, disponibile il nuovo bonus

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’Italia vuole muoversi a grandi passi verso la transizione del parco auto all’elettrico, una richiesta più volte avanzata dall’Europa e che il Governo punta con forza a raggiungere. Non è di certo una strada in discesa, anzi, perché gli italiani sembrerebbero ancora restii all’acquistare auto elettriche, stando a quanto rivelano i numeri delle vendite del settore.

La data da cerchiare in rosso sul calendario è quella del 19 ottobre 2023, giorno in cui verrà aperta sul sito del Ministero del Made in Italy il percorso verso la piattaforma per presentare la domanda per il bonus relativo alle colonnine di ricarica per le auto elettriche.

Si tratta di una misura pensata dal Governo per rimborsare tutti quei cittadini, privati o condomini, che hanno affrontato delle spese per installare postazioni di ricarica per le auto elettriche.

Il bonus rimborsa le spese per l’acquisto e l’installazione delle colonnine di ricarica, ma anche le spese per gli impianti elettrici, per le opere edili strettamente necessarie, per gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio, le spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi e i costi per la connessione alla rete elettrica, tramite attivazione di un nuovo Point Of Delivery (POD).

Il via libera alla misura è fissato per il 19 ottobre e ci sarà tempo fino al 2 novembre pre presentare le domande per ottenere il bonus. A poter presentare domanda saranno sia i privati che i condomini che nel 2023 hanno installato o installeranno le colonnine di ricarica. Ma a usufruirne potranno anche essere quelli che hanno sostenuto simili spese dal 4 ottobre al 31 dicembre 2022.

Come quasi tutti i bonus, per ottenere l’agevolazione ovviamente il pagamento deve essere stato effettuato con strumenti tracciabili, come bonifici e carte di credito e di debito. Alla domanda va allegata la fattura e la copia dell’estratto conto dal quale deve risultare la modalità di pagamento della fattura stessa. Per accedere alla misura bisogna quindi allegare la certificazione di conformità rilasciata dall’installatore, che attesti, appunto l’avvenuta installazione dell’infrastruttura. Nel caso di domanda fatta dal condominio deve essere aggiunta una copia della delibera di approvazione della spesa. Importante, poi, che le colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici siano nuove di fabbrica ed essere di potenza standard. La misura promette di rimborsare l’80% delle spese sostenute, ma ci sono comunque dei limiti. Per il bonus sono stati stanziati 40 milioni e nello specifico saranno massimo 1.500 euro rimborsabili per persona fisica richiedente, mentre per i condomini massimo 8.000 euro.

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Autovelox e Cassazione, le novità più recenti

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Grazie a una sentenza della Cassazione anche una multa ricevuta dall’autovelox può essere annullata. A fare giurisprudenza, infatti, è la decisione della Suprema Corte sul ricorso che ha fatto un uomo per una multa ricevuta per eccesso di velocità.

L’autovelox ha scattato la foto nell’istante in cui l’auto è passata a una velocità oltre il consentito, ma il conducente non si era reso conto della presenza del dispositivo. O per meglio dire l’autovelox non era ben segnalato.

Da qui l’iter per il ricorso alla contravvenzione, con la battaglia che è arrivata fino alla Suprema Corte che alla fine ha dato ragione all’uomo perché l’autovelox non era ben visibile. Nella sentenza, infatti, è stato reso noto che “distanza e visibilità” sono i “due requisiti” che “devono essere soddisfatti entrambi in modo autonomo e distinto affinché la rilevazione dell’infrazione dia legittima”.

In poche parole se l’autovelox non è ben segnalato, soprattutto a diversi metri di distanza dal dispositivo, chi subisce una contravvenzione può fare ricorso consapevole di poter avere annullata la multa. Nello specifico la Cassazione, tramite la sentenza, ha fatto sapere che per essere valida la multa l’autovelox deve essere ben segnalato con un cartello ad almeno un chilometro di distanza dal dispositivo stesso.

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