La politica dei bonus non è comunque la risposta ai problemi del sistema socio-sanitario piemontese. Servono misure strutturali, esigibili e universalistiche come l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe.
16.2.2026 – La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio, che dal 2019 ne ha sfornati ben 6: Vita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale.
Queste misure somigliano più a slogan commerciali che a soluzioni vere, non essendo stabili, strutturali, universalistici ed esigibili, ma temporanei e per pochi. Potremmo dire citando un proverbio “uno slogan al giorno NON toglie il medico di torno”.
Il numero di persone (non autosufficienti, disabili, con problemi di dipendenza o salute mentale) in lista d’attesa per ottenere servizi domiciliari, semi residenziali e residenziali è infatti lunghissimo e privo di risposta.
E i gestori dei servizi non ce la fanno più a sostenere l’aumento dei costi, energetici, gestionali e legati all’adeguamento dei contratti di lavoro.
Dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” risalente alla fase pre elettorale di febbraio 2024 e comprensivo dell’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe, che però non è mai stato realmente attuato, anche il bonus “Protezione Sociale” è uscito dai radar.
Questo bonus di 18 milioni di euro di Fondo Sociale Europeo per le strutture residenziali e semi residenziali piemontesi era stato annunciato in pompa magna a maggio 2025, ma ad oggi non si è visto 1 euro.
L’atto di indirizzo per rendere operativi questi 18 milioni è stato predisposto a dicembre, ma qualcosa deve essere andato storto perchè ad oggi non è ancora arrivato il nulla osta della Commissione Europea, che dovrebbe dare il via libera al bando regionale, pubblicato sul sito web della Regione già a settembre 2025.
La politica dei bonus sta diventando una cortina fumogena per nascondere i cedimenti del sistema sociosanitario piemontese. Intanto le strutture residenziali e semi residenziali chiudono o peggiorano i loro servizi per l’assenza di un equilibrio contrattuale tra prestazioni e corrispettivi tariffari. I contratti dei lavoratori sono stati rinnovati, ma le tariffe sono ferme al palo, mettendo a rischio la sostenibilità delle convenzioni con la Pubblica Amministrazione.
Inoltre, il nuovo fantomatico bonus “Protezione sociale” era pensato per coprire le spese aggiuntive delle strutture, ma non consentiva né di creare nuovi posti di lavoro né di attivare nuove convenzioni sanitarie sugli esosissimi posti letto. Il Fondo Sociale Europeo non dovrebbe essere usato surrettiziamente come aiuto di stato alle imprese, ma come motore per la creazione di occupazione e di servizi per l’utenza.
Almeno il bonus Scelta Sociale domiciliarità aveva il merito di far emergere e regolarizzare il lavoro nero delle badanti sfruttate. Protezione sociale invece no.
Comunque al 16 febbraio le strutture non hanno ancora visto 1 euro dei 18 milioni. A Cirio direi: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Basta annunci a vuoto.
Occorre abbandonare gli slogans e il telemarketing e mettere mano alle riforme vere, ritoccando le tariffe e aggiornando il modello di cura.
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
Economia, politica, ambiente, Europa, tutti temi d’attualità stringente passati al setaccio con onestà intellettuale e dovizia di argomentazioni da Pietro Senaldi, anche ricorrente opinionista tv nei maggiori talk-show generalisti, e riletti secondo il criterio verità-bugia con cui, nel corso del libro, ha contribuito, dati alla mano, a sfatare miti ricorrenti.
Al termine dell’incontro-dibattito pubblico, Pietro Senaldi si è concesso ai presenti con l’umiltà e la cortesia che da sempre lo contraddistinguono, tra firmacopie e selfie presso lo stand della Libreria Mondadori Centro Storico che ha organizzato e promosso l’evento.
Le esternazioni del procuratore di Napoli Gratteri a favore del no al prossimo referendum farà sicuramente perdere consensi al no, anche se le sue parole hanno avvelenato irresponsabilmente il dibattito. In particolare Gratteri ha abbinato, come votanti per il Sì indagati e imputati, accoppiandoli ai “massoni deviati” e ad altre male genie. Questo è il discorso più inquietante perché gli indagati e gli imputati godono del diritto costituzionale di essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio. Il Procuratore sembra trascurare in modo sorprendente un fatto che nel diritto italiano e repubblicano è una questione di civiltà giuridica di primaria importanza. Per lui indagati e imputati sarebbero da considerare di fatto già condannati? Sono parole da tenere a mente prima del voto di fine marzo. Ma vedo anche che alcuni comitati per il sì in modo disinvolto e controproducente esibiscono nei loro dibattiti il nome dell’ex magistrato Palamara, nome che Cossiga considerava una marca di tonno. Palamara non può essere considerato credibile qualunque cosa dica. E spiace che certi giovani tanto entusiasti quanto piuttosto ignoranti non sappiano organizzare dibattiti adeguati. Anche l’idea di far parlare solo i sostenitori del Sì è un’idea profondamente illiberale: solo dal confronto di opinioni, le idee escono chiare, distinte e rafforzate. I dibattiti che sono comizi, appaiono oggi improponibili se non agli attivisti dalle mani leste e dalla testa vuota. Ci sono vecchi retaggi di Borrelli che rivivono oggi nelle dichiarazioni guerresche del procuratore di Napoli e altri pochi colleghi, compresi i soliti oracolari Barbero e Odifreddi. Il no è un voto dogmatico e corporativo, il sì è un voto che vuole eliminare il nefasto correntismo politico negli organismi di autogoverno dei magistrati per favorire una giustizia equilibrata, libera, non condizionata dalla politica di parte. Ci sono però fanatici anche tra i sostenitori del Sì che vorrebbero usare il voto come una clava contro i magistrati. Ma nel fronte del Sì gente come Palamara non dovrebbe trovare posto. E’ in primis una questione morale. Mi sta già stretto il convertito Di Pietro che fu un Pm politicizzato al massimo grado come quasi tutti quelli del pool di Mani Pulite, se si esclude Tiziana Parenti. Palamara non apporta consensi, ma rischia di squalificare chi lo invita.

Al di là delle rispettive curve sud – sempre più infuocate ed aggressive – c’è uno specifico Sì che non può passare sotto silenzio in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Ed è forse il Sì più popolare, più comprensibile e più immediatamente percepibile dal cittadino/elettore. E riguarda il tema di come superare una “casta” che in questi anni si è semplicemente rafforzata, irrobustita e consolidata. Una “casta” che, attraverso il sistema rigorosamente e quasi dogmaticamente individuato nel sistema correntizio, ha governato sostanziosamente la magistratura italiana. Ora, visto che non parliamo di una banale assemblea istituzionale ma, al contrario, di un potere che con le correnti politiche organizzate ha in mano la vita e il futuro delle persone e che può decidere – con la sua concreta azione penale – di capovolgere le sorti della politica nazionale e locale, è del tutto ovvio che questa “casta” non può restare immobile ed inattaccabile. E questo perchè promozioni, trasferimenti, sanzioni, avanzamento di carriere e via discorrendo vengono decise e vagliate da ormai molto tempo solo e soltanto dalle singole correnti. Un potere, squisitamente politico, che esula da qualsiasi altro criterio che non sia quello dello strapotere, appunto, incontrollato delle correnti politiche organizzate. È inutile ribadire che questo è il grande nodo da sciogliere. E cioè, confermare questo potere incrollabile ed inviolabile oppure, e al contrario, metterlo in discussione. Certo, si può discutere se il cosiddetto “sorteggio” in vista della formazione dei due prossimi CSM – semprechè vinca il Sì – sia lo strumento più opportuno e più calzante per centrare l’obiettivo. È indubbio, però, che questa è la vera e grande posta in gioco, al di là degli altri aspetti tecnici che sono certamente importanti ma che sono drasticamente irrilevanti rispetto a questo tassello. E non è un caso, del resto, che è proprio questo il tema che vede impegnata con maggior intensità l’ANM. Cioè l’associazione privata che governa l’intera magistratura italiana attraverso l’autorevole CSM. ANM che, è persino inutile negarlo, si è trasformata progressivamente, e ormai definitivamente, in un soggetto politico organizzato. Del resto, si tratta di una associazione che quasi ogni giorno interviene sui principali temi che sono in cima all’agenda politica del nostro paese. Insomma, com’è evidente a tutti quelli che non vivono di pregiudizi, si tratta di un soggetto politico a tutti gli effetti. Ecco perchè, al di là delle litanie sullo stato totalitario, sulla democrazia autoritaria, sulla compressione delle libertà democratiche, sulla violazione della Costituzione dei nostri padri e sulla trasformazione del nostro paese in una nazione simile alle dittature sudamericane, la vera posta in gioco in vista del voto referendario è una sola. E cioè, con questo referendum o si mette in discussione una “casta”. Oppure, e al contrario, si consolida definitivamente questo potere. Tutto il resto, verrebbe da dire, è solo noia.