lifestyle

Al Peraga Garden Center di Mercenasco torna la mostra  degli animali

Un weekend di tenerezza e incontri speciali il 14e 15 marzo

Sabato 14 e domenica 15 marzo torna al Peraga Garden Center di Mercenasco, in provincia di Torino, la nuova edizione della mostra degli animali, un evento a ingresso gratuito  e libero che, nelle passate edizioni, ha richiamato famiglie, appassionati e curiosi di tutte le età.
Per due giorni il Garden center si trasformerà in un piccolo universo dedicato alla natura e agli animali più amati , un’occasione per ammirare da vicino specie diverse, conoscere allevatori , esperti e scoprire tante curiosità sul mondo animale. Tra i protagonisti della mostra ci saranno cani e cuccioli, eleganti gatti British, ma anche furetti, cincillà, conigli nani Mini Loop e criceti. Non mancheranno animali più particolari come galline decorative, galli Brahma, tartarughe, ricci tropicali, oltre a pesci, axoloti e farfalle coloratissime. Lo spazio dedicato agli uccelli  ospiterà cocorite e calopsitte, pronte a conquistare  il  pubblico  con i loro colori vivaci.
La mostra sarà  anche un momento prezioso per chi desidera informarsi sull’adozione responsabile di un animale domestico. I visitatori potranno confrontarsi direttamente con allevatori e appassionati, ricevere consigli utili  e capire quale animale possa essere più adatto al proprio stile di vita.
La manifestazione, pensata per le famiglie e bambini, permette di regalare qualche ora di scoperta, meraviglia e dolcezza, in un’atmosfera accogliente e coinvolgente.

Peraga Garden Center via Nazionale 9 Mercenasco
Mara Martellotta

Torino accoglie il Festival della Felicità 2026

/

 

Dal 13 al 17 marzo, presieduto da Walter Rolfo

Approda a Torino per la sua terza edizione, dal 13 al 17 marzo, il Festival della Felicità, che non sarà soltanto un grande show, ma un percorso che attraversa la città e raggiunge  ruoli simbolici e delicati, per portare momenti di condivisione e di leggerezza in modo il più possibile diffuso.

“Torino è pronta a diventare il cuore pulsante di un movimento collettivo: il Festival della Felicità 2026, che non è solo un evento, ma un grande abbraccio partecipato per ribadire che la felicità è un diritto universale, senza barriere di genere, età o provenienza – spiega Walter Rolfo, presidente della Fondazione della Felicità – Quest’anno il viaggio si fa ancora più profondo e abbiamo chiamato a raccolta protagonisti del mondo dello sport, della scienza e del mondo dello spettacolo per offrire, gratuitamente, le loro testimonianze più autentiche e inedite. Sono certo che ogni storia condivisa lascerà un segno profondo, trasformandosi nella scintilla necessaria per realizzare i sogni di felicità di ciascuno di noi”.

L’appuntamento serale del grande show di martedì 17 marzo, all’Inalpi Arena, è già sold out, a conferma dell’interesse del pubblico torinese. Per chi non abbia fatto in tempo a prenotare, si rendono disponibili ingressi per il mattino, momento in cui parteciperanno alcune scuole di Torino e cintura.

Il Festival sceglie di iniziare il proprio percorso dove la felicità può fare la differenza: venerdì 13 marzo, dalle ore 15 alle 17, farà tappa all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino presso l’Aula Magna con “Sorrisi magici”, un’iniziativa speciale per i bambini ricoverati nei reparti di Oncologia e Neuropsichiatria. Il programma prevede una performance di magia interattiva con narrazione poetica, progettata nel rispetto delle esigenze emotive e cognitive dei piccoli partecipanti. Lo spettacolo è realizzato da Mattia Bidoli, in arte Flip, operatore umanitario, fotografo e prestigiatore, che da 15 anni porta la sua arte in ospedali, campi profughi e zone di conflitto, insieme a un team di artisti, tra cui Luciano Ariaudo, in arte clown Spatagnau, con esperienza in contesti sanitari ad alta sensibilità. Completamente gratuito, lo show coinvolgerà un centinaio di persone, tra bambini, famiglie e personale sanitario, trasformando per un pomeriggio lo spazio sanitario in un luogo di meraviglia e relazione.

Lunedì 16 marzo, dalle ore 13 alle 15, il Festival raggiungerà la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, dove con il supporto di Mattia Bidoli verrà proposto uno spettacolo di magia dedicato ai detenuti.

Domenica 15 marzo, alle ore 15, il Festival farà tappa in un quartiere cittadino, quello di Vanchiglia, con uno spettacolo di magia gratuito aperto alle famiglie e ai cittadini del territorio. Protagonista dell’iniziativa sarà ancora una volta Mattia Bidoli, in arte Flip.

La scelta di Vanchiglia non è casuale, poiché il quartiere rappresenta uno dei luoghi più animati della vita notturna torinese, ma convive anche con situazioni di fragilità e disagio sociale, che emergono in particolar modo negli spazi pubblici. Proprio per questo il Festival ha scelto di portare in Vanchiglia uno spettacolo aperto e gratuito, con l’obiettivo di restituire alle piazze e alle aree del quartiere ai bambini, alle famiglie, alla comunità, e trasformare uno spazio urbani segnato da contrasti in un momento di incontro e partecipazione. Si tratta di un’iniziativa che vuole dimostrare come la felicità possa diventare uno strumento di aggregazione  e bellezza condivisa, capace di riempire gli spazi pubblici con nuove energie.

Il momento culminante del Festival sarà martedì 17 marzo all’Inalpi Arena, con l’evento “Vite-Storie di Felicità”, realizzato con il supporto di Generali Italia. La mattinata, dalle ore 10, sarà dedicata alle scuole con un grande evento formativo che porterà sul palco diverse voci ed esperienze. Insieme al fondatore del Festival, Walter Rolfo, autore e coach impegnato da anni nella formazione dell’educazione emotiva, interverranno Arturo Brachetti, showteller e maestro internazionale di trasformismo, capace di unire stupore e riflessione, e Mattia Villardita, noto come Spider-Man dei bambini per il suo impegno nei reparti pediatrici italiani. Con loro vi sarà Consuelo Agnesi, architetto esperto in accessibilità, divulgatrice e formatrice, l’atleta paralimpico Emanuele Lambertini, Ping Pong Pang e Flip (Mattia Bidoli). Un intreccio di storie vere pensato per dialogare con le nuove generazioni, attraverso testimonianze concrete di vita.

Il Festival aprirà le porte al grande pubblico con lo show formativo “Vite-Storie di Felicità”, che vedrà alternarsi sul palco protagonisti del mondo dello spettacolo, del giornalismo e della divulgazione. Accanto a Rolfo e a Brachetti, saranno presenti La Pina, storica voce di Radio DJ, il giornalista e storyteller Pablo Trincia, noto per i suoi reportage e podcast di approfondimento, e Sebastiano Gravina “Videociecato”, content creator impegnato sui temi della crescita personale. Completeranno la crew Ping Pong Pang, Patrizio Ratto e Alessandro Mosca Balma.

La manifestazione è realizzata con il patrocinio di Regione Piemonte, Comune di Torino, Città Metropolitana di Torino, Politecnico di Torino e Università di Torino, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte e grazie al supporto di Generali Italia.

Info per la partecipazione alla mattinata di martedì 17 marzo all’Inalpi Arena: https://www.eventbrite.com/e/1984390805317?aff=oddtdtcreator

Mara Martellotta

“MONUMENTINI”… quelli fatti con i “mattoncini”

All’ “Imbiancheria del Vajro” a Chieri, vanno in mostra l’arte e l’architettura creata dai mattoncini LEGO® di Luca Petraglia

Dal 14 marzo al 3 maggio

Chieri (Torino)

Sono sicuro. E pronto a scommetterci. A Chieri ci sarà una vera e propria “corsa alla mostra”. A guidarla saranno soprattutto bambine e bambini, ma non mancheranno anche i tanti, tantissimi “AFOL – Adult Fan of LEGO®”, ovvero gli adulti (e sono sempre di più) appassionati dei famosi “mattoncini” o “giochi di qualità” (“leg godt”) creati nel lontano 1934 dall’azienda del danese Ole Kirk Christiansen, produttrice inizialmente di giochi in legno, diventati in seguito, dal 1949 (e perfezionati nel 1958) “mattoncini”, i supercelebri “mattoncini” ad incastro in plastica. Giochi dal successo intercontinentale, diventati oggi perfino da semplici giochi, veri e propri “oggetti da collezione” venduti, se set rari o pezzi unici, a prezzi impensabili nelle aste “on line” e di cui s’è tenuto perfino nel 1988 un primo campionato mondiale di “costruttori”. E allora per i tantissimi appassionati del settore, la notizia della mostra “MONUMENTINI” in arrivo a Chieri, si presenta davvero come evento irrinunciabile. Da non mancare!

Suggestivo viaggio fra “arte” e “creatività”, la rassegna sarà ospitata a Chieri, da sabato 14 marzo a domenica 3 maggio (dopo il recente grande successo di pubblico registrato al “Museo Vignoli” di Seregno – Monza), presso l’“Imbiancheria del Vajro”, con l’organizzazione di “Brick Expo”startup innovativa specializzata nell’organizzazione di eventi legati ai “Mattoncini LEGO®”. In bella mostra 21 straordinarie opere (fra le quali ovviamente – location oblige – la riproduzione della “Mole Antonelliana”) del milanese, classe 1991, Luca Petraglia, uno dei più raffinati “LEGO® Artist italiani”.

Mattoncino dopo mattoncino i più rappresentativi monumenti italiani rivivono nelle reinterpretazioni “in scala” realizzate da Luca“frutto di una lunga ricerca e di un meticoloso lavoro di progettazione contraddistinto da un rispetto profondo per l’architettura originale”. Utilizzando oltre 100mila mattoncini LEGO®, Luca Petraglia ha riprodotto icone monumentali che vanno, solo per citarne alcune, dalla romana Fontana di Trevi al Teatro San Carlo di Napoli alla Casina Vanvitelliana sul lago Fusaro di Bacoli, fino al Duomo di Milano al veneziano Ponte di Rialto e alla Piazza del Campidoglio a Roma.

Vero e proprio enfant prodige, Petraglia inizia ad appassionarsi ai LEGO® all’età di soli 4 anni (si veda la tenera foto inserita nel testo), con la sua prima confezione di “mattoncini”. Ad attrarlo da subito sono in primo luogo le chiese interamente ideate da lui, traendo ispirazione da quelle viste e attentamente osservate ogni giorno per strada o nei libri di “Storia dell’arte”. Passione per LEGO® e passione per l’arte crescono così di pari passo e si alimentano a vicenda durante il corso degli anni, fino ad arrivare, nel 2013, a realizzare il suo primo progetto vero e proprio: il “Teatro Alla Scala” di Milano, che lo consacra come vero e proprio artista del LEGO ® .

“Ognuna delle sue opere – spiega Luca Bartolucci di  ‘Brick Expo’ – è pensata come strumento di divulgazione culturale, capace di raccontare storia, arte e ingegneria in forma accessibile e immediata, stimolando curiosità e senso di appartenenza al patrimonio collettivo”.

Particolarmente soddisfatta anche l’assessora chierese alla “Cultura, Eventi e alla Promozione del Territorio” Antonella Giordano“Siamo orgogliosi di ospitare a Chieri una selezione di alcuni tra i modelli più iconici di Luca Petraglia. Alla base del suo lavoro c’è sempre una ricerca storica accurata, che gli permette di restituire l’essenza autentica dei luoghi. Petraglia costruisce architetture complesse, modellate con ‘tecniche LEGO®’ raffinate, e le arricchisce con giochi di luce che trasformano ogni opera in una piccola scenografia. Il risultato è sorprendente: ‘Monumentini’ che catturano lo sguardo e raccontano una storia con precisione e poesia. All’‘Imbiancheria del Vajro’ le sue installazioni dialogheranno con gli antichi strumenti di filatura, intrecciando la storia dell’architettura italiana con la tradizione tessile chierese, con un risultato dal grande impatto visivo. Tra le architetture che l’Artista predilige ci sono quelle barocche, pertanto si sentirà a casa in una città come Chieri”.

Gianni Milani

“Monumentini”

Imbiancheria del Vajro, via Imbiancheria 12, Chieri (Torino); tel. 379/3136211 o info@brickexpo.net

Da sabto 14 marzo a domenica 3 maggio

Orari: ven. 15/19; sab. – dom. 10/19 . Dal lun. al giov. la mostra sarà aperta solo su appuntamento per le scolaresche

Nelle foto: Luca Petraglia oggi e Luca bambino già promettente “LEGO® Artist”

Cosmetici ovunque: perché il Nord Italia è la vetrina della bellezza globale

Informazione promozionale

Dalla K-beauty coreana alle campagne di lusso europee: maxischermi, affissioni e pop-up store stanno trasformando le città del Nord in capitali della cura della persona


Basta passeggiare per il centro di Torino nelle ore serali per accorgersene: i maxischermi torino illuminano i portici storici con volti perfetti, texture setose e palette di colori che sembrano uscite da un sogno orientale. Non si tratta di un fenomeno isolato. Da Milano a Verona, da Bologna a Bergamo, le città del Nord Italia si sono trasformate negli ultimi tre anni in autentiche vetrine della bellezza globale, con un’accelerazione senza precedenti nella presenza di pubblicità cosmetiche in ogni angolo dello spazio urbano.

Un cambiamento che non è casuale. Dietro le campagne pubblicitarie di skincare, make-up e profumeria che tappezzano stazioni, metropolitane, facciate di palazzi e centri commerciali si nasconde una strategia precisa: il Nord Italia è oggi uno dei mercati cosmetici più dinamici d’Europa, con una capacità di spesa media pro capite tra le più elevate del continente.


La rivoluzione K-beauty conquista le piazze italiane

Il fenomeno più dirompente degli ultimi anni ha un nome preciso: K-beauty, ovvero la bellezza coreana. Quello che fino a pochi anni fa era un mercato di nicchia, frequentato da appassionate di cultura pop asiatica, è esploso in tutta la sua forza commerciale, portando nelle strade italiane brand come Innisfree, Laneige, COSRX e Anua. I loro prodotti — sieri a base di bava di lumaca, creme al centella asiatica, toner stratificati — hanno sedotto milioni di consumatori europei, e le campagne pubblicitarie seguono questa ondata con investimenti crescenti.

A Milano, epicentro indiscusso della moda e del beauty italiano, la K-beauty ha trovato la sua casa d’elezione. In zona Brera come in Corso Buenos Aires, le vetrine dedicate alla cura della pelle di ispirazione coreana si sono moltiplicate. Ma il fenomeno si estende ben oltre il capoluogo lombardo. A Torino, seconda città per investimenti pubblicitari nel settore cosmetico al Nord, i grandi display digitali nelle stazioni e i muri brandizzati nei quartieri Vanchiglietta e San Salvario testimoniano un interesse crescente, soprattutto tra il pubblico under 35.


Da Verona a Genova: il Nord come laboratorio

Non è solo una questione di metropoli. Verona, con il suo tessuto commerciale vivace e una borghesia attenta alle tendenze, è diventata un polo di riferimento per i brand del lusso cosmetico. Le campagne di Chanel Beauty, Dior Parfums e Giorgio Armani Beauty trovano qui un terreno fertile, con affissioni lungo Via Mazzini e nelle gallerie del centro storico che raggiungono un target ad alta capacità di spesa. Anche Brescia e Bergamo, tradizionalmente associate all’industria manifatturiera, stanno emergendo come mercati promettenti per i cosmetici premium.

A Genova, invece, il porto e la vocazione internazionale della città hanno favorito l’ingresso di brand asiatici e nordeuropei che cercano visibilità nel mercato ligure. Bologna, porta del Nord-Est, gioca un ruolo strategico grazie all’Università e a una popolazione giovane e cosmopolita particolarmente ricettiva alle novità del mondo beauty. Le aziende lo sanno, e investono di conseguenza.


Perché il Nord? I numeri di un mercato in espansione

I dati di Cosmetica Italia — l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche — parlano chiaro: il Nord Italia concentra oltre il 60% degli acquisti cosmetici nazionali, con Lombardia, Piemonte e Veneto in testa. La combinazione di redditi più elevati, una cultura dell’immagine profondamente radicata e una rete distributiva capillare rende queste regioni il bersaglio naturale delle campagne pubblicitarie più ambiziose. Non a caso, i grandi gruppi internazionali come L’Oréal, Estée Lauder e Shiseido localizzano qui i propri hub italiani.

Ma c’è un altro fattore determinante: la trasformazione digitale della pubblicità outdoor. I classici manifesti cartacei hanno lasciato spazio a installazioni LED ad alta risoluzione, capaci di cambiare contenuto in tempo reale, di adattarsi alle condizioni meteorologiche e di targetizzare il pubblico in transito. Questo ha reso la pubblicità cosmetica più efficace, più spettacolare e, inevitabilmente, più presente.


Bellezza come linguaggio urbano

La pubblicità cosmetica nelle città del Nord Italia non è più soltanto comunicazione commerciale: è diventata parte integrante del paesaggio urbano, un linguaggio visivo che parla di aspirazioni, identità e tendenze globali filtrate attraverso sensibilità locali. La K-beauty ha contribuito a democratizzare la cura della pelle, abbattendo la barriera tra lusso e accessibilità. E le città del Nord, con la loro apertura internazionale e il loro dinamismo economico, si confermano il laboratorio ideale in cui questo cambiamento culturale prende forma, colore e, naturalmente, visibilità.

Una insolita crostata alla crema di mele

/

Le torte di mele, declinate in numerosissime varianti, non deludono proprio mai…Provate questa insolita e squisita crostata, il suo cremoso ripieno vi conquisterà!

Ingredienti

Frolla: 180gr. di farina, 100gr. di burro, 60gr. di zucchero, 2 tuorli, un pizzico di sale.

Farcia: 4 grosse mele Renette, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 2 cucchiai di zucchero, 100gr. di cioccolato amaro 70%, un pizzico di cannella

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, avvolgere in pellicola e far riposare in frigo per 30 minuti.
Pelare e tagliare 3 mele a tocchetti, cuocere con il vino, lo zucchero e la cannella sino a quando si saranno spappolate. Lasciar intiepidire e aggiungere mescolando il cioccolato.

Stendere la frolla in una teglia rotonda foderata con carta forno, bucherellare il fondo e riempire con la crema di mele. Affettare la mela rimasta, spruzzarla con il succo del limone e posarla sulla crema, cospargere con un poco di zucchero. Cuocere in forno statico a 220 gradi per 45 minuti.

Paperita Patty

 “Messer Tulipano” dedica un fiore speciale alla regina Elisabetta 

Dal 28 marzo al 26 aprile prossimo si potrà ammirare al castello di Pralormo la rassegna “Messer Tulipano”, giunta alla sua 26esima edizione.
“L’impiantamento di oltre 130 mila tulipani è sempre rinnovato nelle varietà e nel progetto colore – spiega Consolata Pralormo – ma quest’anno nasconde un tulipano speciale, il Princess Elizabeth, che fu dedicato alla regina Elisabetta II d’Inghilterra. Tra le tante varietà curiose, una collezione di tulipani botanici, ma anche un percorso nel sottobosco dedicato ai tulipani conosciuti già dal 1600, come le varietà botaniche che possono considerarsi le varietà ‘antenate’ dei tulipani. Si tratta di tulipani che nascono nei boschi, soprattutto in Asia, ed in genere sono alti dai 15 ai 20 centimetri, con foglie sottili”.

La manifestazione coinvolge tutto il parco, progettato dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti parchi all’inglese delle residenze sabaude in Piemonte. Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico originario. Le aiuole serpeggiano tra gli alberi secolari, mentre nel sottobosco emergono ciuffi di muscari, di narcisi e di giacinti.
Novità di quest’anno sarà la mostra “SOLOFIORI”, accolta nell’Orangerie del castello, curata dall’artista e storica dell’arte Marcella Pralormo. SOLOFIORI esporrà un nucleo di dipinti, carnet di viaggio e piccole sculture, che raffigurano i fiori di artisti contemporanei che lavorano a Torino e in Piemonte. Rendere eterno un fiore è il tema della ricerca artistica che l’esposizione propone. Vi partecipano artisti che lavorano con diverse tecniche, dall’acquerello all’olio, fino alla scultura. Questa mostra collettiva intende portare a conoscenza dei visitatori artisti di qualità e appartenenti a diverse generazioni, da quelle degli anni Quaranta fino alle più giovani. Sono esperti maestri dell’acquerello piuttosto noti, come Anna Lequio e Stefano Faravelli, artisti naturalisti come Cristina Girard e Anna Regge, e artisti che lavorano con pigmenti e olio, come Paolo Galetto, ma anche nomi meno noti e giovani. Esporre queste opere una accanto all’altra darà vita a un’opera floreale collettiva, una sorta di grande bouquet variegato, frutto delle diverse personalità artistiche in mostra, che ci ricorda che l’arte è necessaria perché rende eterna la Natura.

Quest’anno il cancello del castello sarà aperto verso l’azienda agricola, dove su una collinetta Consolata Pralormo ha sparso bulbi in modo naturalistico; i visitatori potranno fare un picnic fra i tulipani, accanto a un vialetto di ciliegi giapponesi, che ad aprile sono fioriti come nuvole rosa. Oltre ai più di 130 mila tulipani nel parco, quest’anno sono previste alcune varietà speciali piantate in cassette olandesi per poterle ammirare da vicino. Si potrà apprezzare il tulipano a “fior di giglio” dal gambo sottile e con petali appuntiti, quelli viridiflora con le fiammate verdi, dove sembra che sia il gambo verde a proseguire sui petali dai vari colori, famiglietta a mazzetto su un unico stelo, i parroquet dal gambo movimentato e i petali spettinati, i frils con i petali frastagliati, oltre a quelli che durante la fioritura mutano di colore.

“Un bosco sarà dedicato ai narcisi di tante varietà – racconta Consolata Pralormo – accanto a uno dei laghetti, un fiume di muscari blu simulerà l’acqua pervinche blu. Ai bordi dello stagno, dove abitano le rane, che io definisco le diverse de ‘dive del crepuscolo’, perché cantano solo alla sera.
Nella serra antica, arrivata a Parigi ed eseguita dai fratelli Lefevre nel 1890, si potrà ammirare una collezione di orchidee, e nel piccolo giardino su cui si affaccia la serra il tulipano nero “Queen of the night”, che suscita sempre curiosità se piantato insieme a tulipani bianchi e rosa. Infine, nel bosco, vi sarà il viale degli uccellini, dedicato ai bambini, che potranno scoprire le varie specie presenti nel parco. Si racconta cosa mangiano, che nidi fanno, e si potrà leggere una fiaba illustrata tratta dalla biblioteca del castello, che contiene libri dal 1400 e la collezione di libri per l’infanzia dal 1800. Si segnala una attrezzata zona shopping che propone eccellenze del territorio, prodotti stagionali dei produttori agricoli, miele e marmellate artigianali, delizie gastronomiche, vini DOC, cosmetici naturali, tessuti, articoli per la casa, piante, fiori e prodotti per rinnovare il giardino e il terrazzo”.

Mara Martellotta

Torna a San Secondo di Pinerolo la tradizionale Fiera di San Giuseppe

A San Secondo di Pinerolo torna la tradizionale Fiera di San Giuseppe patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino e nota agli appassionati di giardinaggio per la presenza di qualificate aziende nel settore foorovivaistico.
Mercoledì 11 marzo, alle 20.45, nella sala consiliare del Comune di San Secondo, la Diaconia Valdese e il Consorzio Turistico Pinerolese e Valli proporranno una serata a ingresso libero sul tema “Il Pinerolese verso un turismo sostenibile e accessibile” .
La Diaconia Valdese si soffermerà sull’ accessibilità delle strutture di accogĺienza, mentre il Consorzio Turistico illustrerà  il progetto  delle Strade dei Forti . Giovedì 12 marzo alle 20.45, al circolo ricreativo Airali, si parlerà di “Noi e le erbe”esplorando il nostro rapporto con la vegetazione erbacea spontanea insieme alla guida escursionistica e ambientale  Emanuela Durand.
Sabato 14 marzo, nella sala Consiliare comunale, alle 15, è in programma la presentazione del libro ‘La bimba che rincorreva le farfalle’ di Carla Andrion, dedicato ad un’interessante esperienza di sostegno alle persone con disabilità.

Nella Sala Consiliare da sabato 14 marzo a lunedì 16 marzo sarà  visitabile la mostra  fotografica “Sogno e materia”, a cura della sezione AVIS di San Secondo di Pinerolo e dell’Associazione fotografica Atlante. Alle 21 al tempio Valdese è  in programma il concertoell’orchestra Bandemia di cui fanno parte gli allievi della scuola secondaria di primo grado Gustavo Rol.
Domenica 15 e lunedì 16 marzo saranno le giornate dedicate alla 24esima edizione della Rassegna florovivaistica e Fiera di San Giuseppe, che animerà le vie e le piazze del paese, insieme al mercatino dei prodotti artigianali a cura della Pro Loco e agli stand commerciali.
A partire dalle 9, in piazza Tonello, l’Associazione Dice & Swords intratterrà ragazzi e adulti con giochi da tavolo. In piazza XVIII Febbraio la Pro Loco e l’Associazione “Friggi Friggi” prepareranno le golose frittelle di mele.

La Pro Loco organizzerà anche un raduno di appassionati della Vespa Piaggio che avrà come punto base per le iscrizioni il Salone polivante di via Roma 4. Alle 11 partirà il giro panoramico del paese pensato per i vespisti  e comprensivo di una sosta per l’aperitivo. Il pranzo con polenta e spezzatino o polenta concia è  in programma per tutti i visitatori alle 12.30  e prenotabile fino a giovedì 12 marzo al numero telefonico 3757826372

Domenica 15 e lunedì 16 marzo nel salone Polivalente, l’Unitre di San Secondo proporrà la mostra dal titolo “Manualmente”, il risultato dei corsi di ceramica, decoupage,  cucito creativo, maglia patchwork e ricamo. Nella Sala Consiliare del Municipio alle 15.30 Laura Lucchini presenterà il suo libro “Chi ha vinto il Premio Nobel ?”. Un altro incontro si terrà alle 20.45 al Circolo Airali, dove Diego Cossotto , atleta non vedente, racconterà il suo cicloviaggio solidale dalla Val Pellice al Marocco, compiuto nella primavera del 2025, per portare aiuti alle popolazioni alle prese con le conseguenze del terremoto.
Mercoledì 18 marzo alle 20.45 l’associazione fondiaria L’Untin di Prarostino proporrà un dibattito sul tema “Paesaggio agricolo e abbandono: come siamo messi? Strategie di intervento per contrastare l’abbandono”.  Interverranno docenti universitari,  rappresentanti dell’IPLA e di Slow Food, l’architetto ed ex sindaco di Usseaux ed ex consigliere Elio Rostagno.

In programma venerdì 20 marzo un’escursione con lezione dedicata al parco che circonda il castello di Miradolo riservata agli allievi della scuola Gustavo Adolfo Rol, insieme al guardiaparco Patrick Stocco e alla guida  escursionista ambientale Massimiliano Pons.
Al castello di Miradolo, intanto, è  visitabile la mostra dal titolo “C’è oggi uan fiaba”, aperta fino a domenica 21 giugno prossimo.
Sabato 21 marzo, alle 16, nella sala Consiliare del Municipio di San Secondo, sarà presentato il libro “Le cronache del silenzio 1401-1965. Sei secoli di racconti gialli e misteriosi” , opera collettiva di diciassette autori, alcuni dei quali saranno presenti all’incontro. Alle 20.45 nella sala Consiliare , si terrà l’incontro sul tema “Il ritorno del Ciat Pitois, la più  grande astuzia del gatto selvatico è stata far credere che lui non esiste”.

Mara Martellotta

A Brozolo una “Primavera in cammino”

Il Comune di Brozolo si trova all’estremo confine orientale della Città metropolitana di Torino e comprende vari nuclei abitativi sparsi sulle verdi colline che segnano l’inizio del Monferrato. Un territorio che merita di essere scoperto a piedi e senza fretta ed è all’insegna dello slogan “Primavera in cammino. Passo dopo passo alla ricerca del benessere” che l’associazione Amici dei Sentieri di Brozolo ha organizzato per i prossimi due mesi una serie di passeggiate della durata di circa due ore, in compagnia di professionisti della salute, che saranno a disposizione dei partecipanti durante tutto l’incontro, anche in forma individuale.

La partecipazione alle iniziative, patrocinate dalla Città metropolitana di Torino, non ha vincoli di età. La quota di iscrizione è di 5 euro per ogni passeggiata o di 15 euro per le quattro passeggiate, che sono in programma nelle domeniche 15 e 22 marzo, 12 e 19 aprile. Al termine di ogni percorso, i partecipanti verranno accolti da una merenda e riceveranno alcuni gadget. Per avere informazioni e iscriversi si può chiamare il numero telefonico 342-0000896.

Luigi Boccia, il fotografo che racconta l’anima del cibo

Oltre la perfezione dell’immagine

In un’epoca dominata da immagini perfette, filtri e contenuti pensati per scorrere velocemente sugli schermi dei social, c’è chi sceglie di rallentare lo sguardo. Luigi Boccia, fotografo torinese specializzato in food e fotografia commerciale, ha costruito negli anni un percorso personale che mette al centro la verità della materia e il valore narrativo dell’imperfezione. Il suo approccio parte dall’osservazione: la luce naturale che cade su un ingrediente, le texture di un alimento, i segni che raccontano la sua storia. Per Boccia fotografare il cibo non significa solo renderlo bello, ma restituirne l’identità autentica, liberandolo dalle costruzioni artificiali del marketing. Un pensiero che oggi prende forma anche nel suo libro Cibografia, un progetto editoriale che parla di fotografia, memoria e cultura del cibo.

Chi è Luigi Boccia?

Sono un osservatore che, a un certo punto del suo percorso, ha smesso di inseguire la “perfezione” a tutti i costi. Mi definisco un esploratore visivo del cibo. Lavoro da anni nel campo della fotografia food e commerciale, un settore dove storicamente tutto deve apparire lucido, impeccabile e, molto spesso, artificiale.

Vivendo questo mondo dall’interno, ho sentito l’urgenza di un approccio diverso. Il mio obiettivo oggi non è solo realizzare immagini, ma cercare di educare visivamente le persone, riportando la loro attenzione sulla vera natura delle cose. Voglio raccontare la materia per quello che è, con le sue trame, le sue ombre e la sua autentica identità, liberandola dalle maschere del marketing.

Com’è nata la tua passione per la food photography?

La mia passione ha radici profonde: nasce da un amore incondizionato per il cibo che porto dentro sin da quando ero bambino. Per me il rapporto con la materia non è mai stato legato solo al gusto, ma è sempre stato un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi: toccare le consistenze, odorare i profumi, emozionarmi con i sapori, ascoltare i rumori della cucina, osservare come la luce naturale trasforma un ingrediente.

Crescendo ho sentito il bisogno di trasformare e condividere queste sensazioni. Ho capito che la fotografia era il mezzo più potente per farlo, restituendo a chi guarda l’anima di ciò che portiamo in tavola.

Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?

Oggi la vera difficoltà non è fare una foto tecnicamente bella: la sfida è nei contenuti. Non dimentichiamoci che fotografare significa anche documentare. Il fotografo ha una grande responsabilità nel racconto, soprattutto in un periodo storico fatto di iperconnessioni.

I social ci hanno abituati a un’estetica omologata: tutto è perfetto e tutto è simile. Il mio suggerimento è semplice: smettere di copiare i trend e seguire le emozioni. Il futuro della fotografia di cibo dipenderà dalla capacità di abbracciare l’imperfezione come valore narrativo. Se riusciremo a tramandare questo amore per il dettaglio imperfetto, salveremo questo mezzo dalla deriva del copia-incolla estetico.

Parliamo del tuo libro: quando è nato e perché?

Cibografia nasce da un’esigenza quasi fisica: il bisogno di carta e inchiostro in un mondo dominato dai pixel e dallo scrolling compulsivo. È anche un bisogno molto personale: l’idea di lasciare qualcosa di solido a chi, come me, ha iniziato a fotografare con curiosità autentica e con il desiderio di capire davvero cosa stesse raccontando.

Tutto è iniziato circa tre anni fa con i primi articoli sul mio blog personale, che col tempo si sono trasformati in veri e propri racconti. A un certo punto ho capito che potevano uscire dallo schermo del computer e diventare un libro.

L’ho scritto in un periodo della mia vita di forte consapevolezza e autoanalisi, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. Non volevo parlare di fotografia come in una scuola, ma raccontarne la parte più umana. Ho scritto questo libro perché volevo raccontare la fotografia di cibo in maniera intima e personale: non come tecnica o mestiere, ma come voce e gesto d’amore.

A quale pubblico è rivolto?

È rivolto ai fotografi, a chi ama l’immagine e a chi vive il cibo non solo come nutrimento, ma come momento culturale. In realtà è un libro pensato per tutti, perché il cibo fa parte delle nostre vite: è connessione umana, convivialità e memoria condivisa.

Per questo motivo si rivolge anche ai ristoratori e agli chef. Cibografia non è un manuale di fotografia e non contiene immagini. Tra quelle pagine si trovano storie vere, emozioni vissute e aneddoti che parlano di noi: dall’antropologia del cibo alle connessioni sociali, passando per il peso della memoria e il tema della sostenibilità ambientale.

Dove si può acquistare?

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon, unicamente in versione cartacea. Ho fatto questa scelta precisa perché desidero che le persone possano toccare con mano il mio lavoro, sfogliarne le pagine e viverlo fisicamente, prendendosi il tempo necessario.

Perché, in fondo, vuoi mettere i pixel con il profumo della carta stampata?

Link diretto:
https://amzn.eu/d/0d5Jz3xy

Chiara Vannini 

La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO