“Un fiume di libri” bagna per due giorni la città di Torino. Il 17 e 18 settembre l’associazione Compagne di banco, in occasione della Settimana Europea della Mobilità e con il Patrocinio della Città di Torino, porta i libri, la lettura, la condivisione (e la musica) per le strade di Torino, tra scuole e luoghi di aggregazione.
Mercoledì 17 e giovedì 18, un vero e proprio fiume di libri, fisico, si snoderà nelle aree pedonali di alcune scuole di Torino e sarà accompagnato da laboratori curati dalle Compagne di banco e dedicati al progetto “Le parole tra noi da salvare”.
La giornata di giovedì 18 sarà un’intera giornata all’insegna della lettura, della condivisione, della musica e proseguirà fino a notte, al Cumiana15, con letture condivise e silenziose, laboratori per ragazzi e bambini, musica e spazio food&drink. La partecipazione è libera, è possibile portare un proprio libro da casa oppure scegliere uno dei libri della Biblioteca condivisa e diffusa che compongono il fiume.

Un fiume di libri
“Un fiume di libri” è un progetto-evento artistico e concettuale, a cura dell’associazione Compagne di banco che si dedica a salvare libri e parole, con azioni culturali di coinvolgimento della comunità volti a riattivare la lettura, la scrittura, la condivisione di spazi e tempi di senso. Attiva su Torino dal 2024, l’associazione ha dato vita alla Biblioteca condivisa e diffusa, situata oggi in varie Case del quartiere cittadine, e cura momenti di incontro dedicati alla lettura in comune, anche silenziosa, insieme al progetto “Le parole tra noi da salvare” che prevede l’installazione di cassette delle lettere dove le persone possono imbucare le loro parole da salvare, per riaccendere l’attenzione sulle parole che si scelgono e si usano, oltreché sul gesto dello scrivere.
Ora l’associazione Compagne di banco lancia “Un fiume di libri”, evento che trasforma le strade della città in un percorso fatto di pagine, copertine, libri di ogni genere e tipo che invadono le vie cittadine e si fanno protagonisti dei nostri passi e del nostro cammino. Simbolicamente, i libri conquistano lo spazio pubblico e indicano una nuova strada per il vivere civile e per la costruzione del senso di comunità: una strada fatta di parole, di tempi rallentati, di spazi restituiti a quel pensiero per cui non c’è quasi più tempo, costretti nel correre quotidiano e nello scrivere concitato del digitale.
Le persone possono camminare e passeggiare intorno ai libri, sedersi, prendere un libro e sfogliarlo, leggerlo, decidere di tenerlo o magari portarne uno per contribuire a creare strade di parole.
La lettura diventa esperienza collettiva, gioiosa, divertente, inclusiva e coinvolge tutti, in un momento di condivisione che si fa comunità intorno alla parola. I partecipanti interagiscono tra loro e con i libri che da oggetto si fanno tramite di dialogo e di pensiero.
I luoghi
Le scuole. I luoghi scolastici, spazi di formazione dell’individuo, del suo mondo culturale e del senso civico, si fanno terreno di incontro sul filo delle parole: i pedonali delle scuole, nelle mattine del 17 e 18 settembre, accolgono momenti di animazione tra libri e letture, coinvolgendo alcune classi in momenti di lettura silenziosa e ad alta voce, laboratori di scrittura, donazione e raccolta di parole.
Cumiana15. L’ex fabbrica Lancia, trasformata in piazza coperta aperta a tutti per accogliere attività socioculturali, di spettacolo e ludico-motorie. Grazie al Patto di co-progettazione è stata integrata nel progetto anche la neo-zona scolastica urbana chiusa al traffico. In questo spazio, restaurato e restituito alla cittadinanza in modo nuovo e inclusivo, l’evento si amplifica nel senso e nel significato, parlando alla comunità e proponendo modelli di vita legati al senso e alla bellezza che cura, esattamente come agiscono le parole.
La settimana Europea della Mobilità
“Un fiume di libri” si svolge, con il Patrocinio della Città di Torino, nell’ambito della Settimana europea della mobilità 2025 (16-22 settembre) che invita a vivere lo spazio urbano in modo diverso e insiste sulla mobilità sostenibile, culminando nella giornata senza auto. L’evento “Un fiume di libri” promuove un modo diverso di vivere la strada, lento e tranquillo, dando vita ad alcune “zona lettura” che fanno da specchio e richiamano la “zona 30”.
Il programma
Mercoledì 17 settembre
10-12 – Plesso Maritano, IC Baricco, via Marsigli 25
Laboratorio didattico “Le parole tra noi da salvare in mezzo a un fiume di libri”
Giovedì 18 ottobre
10-12 – Scuola dell’infanzia Bay, via Principe Tommaso 25
Laboratorio didattico “Le parole tra noi da salvare in mezzo a un fiume di libri”
14,30 – 24 Cumiana15, via Cumiana 14/15
14,30-15,30
Cibo e parole
In collaborazione con Gruppo Abele, distribuzione cibo recuperato dai mercati rionali e donazione di libri della Biblioteca Condivisa e Diffusa
16-18
Musica e parole
In collaborazione con l’associazione Orme – Scuola di arti sceniche e impegno civile, laboratorio 6-11 anni per scoprire la musica nelle parole.
20-24
Lettura condivisa e silenziosa tra tappeti e cuscini.
Intervalli musicali con Viola Scappazzoni, Gigi Giancursi, mògano, Eugenio Rodondi.
Zona “Non si vive di sola lettura”, area food e birrette con “Il pentolone di Marcello”.
Per info compagnedibanco90@gmail.com
https://www.instagram.com/compagnedibanco1990/











Scolastica dell’editore Felice Paggi: un libro era venduto a due lire e, se era legato in tela con placca a oro, il prezzo saliva a tre. Sia questa serie che il successivo Minuzzolo anticiparono di fatto la nascita di Pinocchio. Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia Giornale per i bambini (praticamente l’archetipo dei periodici italiani per ragazzi) uscì la prima puntata de Le avventure di Pinocchio con il titolo Storia di un burattino. Due anni dopo, raccolte in volume e arricchite dalle illustrazioni di Enrico Mozzanti, le vicende del burattino che voleva diventare un bambino in carne e ossa vennero pubblicate quasi in contemporanea con la sua nomina a direttore del periodico che ne aveva anticipato il testo. Carlo Lorenzini, ormai per tutti Collodi, morì a Firenze nel 1890 dove riposa nel cimitero delle Porte Sante. Pinocchio, nonostante abbia compiuto il suo 140° compleanno, è ben vivo e vegeto: pubblicato in 187 edizioni, tradotto in 260 lingue o dialetti, protagonista di film, cartoni animati e sceneggiati, riprodotto in mille maniere. In molti hanno provato a catalogarne significati e morali per spiegarne l’incredibile longevità e freschezza. Per Italo Calvino Pinocchio è stato l’unico vero protagonista picaresco della letteratura italiana, proposto in forma fantastica; le sue avventure rocambolesche, a volte scanzonate, a tratti drammatiche, rimandano alla letteratura di genere che ebbe origine in Spagna con Lazarillo de Tormes e il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, l’opera che segnò la nascita del moderno romanzo europeo.
“Quel giardino” dove si sentiva a casa erano i Giardini Botanici Hanbury che si distendono dal promontorio della Mortola verso il mare di Ventimiglia, a pochi chilometri dal confine francese. Diciotto ettari sull’estrema punta del Ponente ligure al quale dedicò la sua opera letteraria, ambientando racconti e poesie. Un gioiello naturalistico prezioso, uno dei giardini di acclimatazione più belli e preziosi d’Europa e dell’intero bacino mediterraneo. Orengo raccontava che sono blu le terre della Liguria quando fioriscono i carciofi, quando il mare “rimbalza il suo colore sotto i pini, quando si alza il fumo degli sterpi sulle fasce, quando la campanula buca i rovi e quando la bungavillea e il glicine sui muri incontrano il tramonto”. In questo modo il blu si imprime indelebilmente nella memoria, trasformandosi nel colore del ricordo e della terra. Quella terra “aspra e dolce della Liguria di Ponente che da Imperia a Ponte San Luigi corre anguillesca sul mare e su, verso l’interno di paesi d’incanto, umidi e solari”. Con Terre blu Nico Orengo raccontava una geografia sospesa tra la realtà e l’immaginazione come può essere solo quella di “un viaggiatore che ritorna sui suoi passi per constatare che c’è un albero in più e una pietra in meno, che il pollaio è una villetta, o che quel tal orto si è fatto casa”. Alla terra di confine dove ambientò quasi tutti i suoi romanzi Nico Orengo rimase sempre legatissimo. La sua Liguria non era solo uno spazio naturale pieno di odori e colori, suggestioni straordinarie sospese tra il blu del mare e i colori forti dell’entroterra ma anche un luogo della memoria, degli anni della giovinezza e dell’adolescenza. Un mondo intero dove si intrecciavano indimenticabili ricordi che rievocò nei suoi romanzi (Dogana d’amore, Il salto dell’acciuga, Le rose d’Evita, La guerra del basilico, Ribes, La curva del latte) con la sua scrittura lieve e ironica. Nel suo penultimo romanzo, Hotel Angleterre, accompagnò i lettori in un viaggio della memoria rimescolando ricordi, rievocando la figura della nonna paterna, la contessa Valentina Tallevitch, che, nelle fredde sere invernali, mentre gettava bucce di mandarino nel fuoco acceso nel camino, narrava ai nipoti vecchie storie della nobiltà russa in Costa Azzurra e nella Riviera di Ponente, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Nell’ultimo, Islabonita, ambientato a metà degli anni Venti, usa l’espediente narrativo del bestiario e di una figura antropomorfica di anguilla voyeur, per raccontare un epoca che stava per lasciare una traccia dolorosa e indelebile sulla pelle della nazione. Spesso nei suoi libri riecheggia l’amarezza per il tramonto della società contadina e il declino dei suoi umanissimi valori a scapito del rapido imporsi del modello industriale e urbano che il boom economico avrebbe poi codificato nell’avvento della società dei consumi. E la natura e l’ambiente, entrambi da difendere e tutelare, rappresentano desideri che emergono in molti racconti come Gli spiccioli di Montale dove, in un tratto di mare al confine con la Francia, un uliveto che rischia di scomparire, provocando uno strappo violento nella memoria, quasi come se un ricordo venisse rubato. Ci restano in eredità i suoi versi, le filastrocche ( A-ulì-ulè ) , i racconti, le battaglie contro la speculazione edilizia e per la salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni culturali, il bellissimo ritratto delle langhe fissato nelle pagine del romanzo Di viole e liquirizia. Nico Orengo morì a Torino, nella mattinata di sabato 30 maggio 2009, all’ospedale delle Molinette dove era stato ricoverato dopo una crisi cardiaca. Aveva 65 anni. Al capoluogo piemontese ( vi era nato il 24 febbraio del 1944) era legato per l’intensa collaborazione con Einaudi e la lunga direzione di Tuttolibri, il settimanale letterario de La Stampa, quotidiano per cui scriveva. Non casualmente scelse come ultima e definitiva dimora il piccolo cimitero dei Ciotti tra La Mortola e Grimaldi, aggrappato alla roccia e affacciato sul mare blu cobalto. Come scrisse lui stesso nell’agosto del 2000, lo scenario non poteva che essere quello di “ una Liguria favolosa di sapori, fico polveroso e gelsomino stordente, di buganvillea e cappero, di garofano, calendula e rose, mirto e rosmarino”. Un buon modo di ricordarlo è quello di leggere le sue opere magari accompagnandone il piacere con un buon bicchiere di vino, preferibilmente rossese o vermentino, secondo le antiche ricette della cucina ligure.