RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Livia Manera Sambuy “Il segreto di Amrit Kaur” -Feltrinelli- euro 20,00
La scrittrice e giornalista culturale del “Corriere della sera”, Livia Manera Sambuy, è profonda conoscitrice della letteratura americana ed abilissima nel ricostruire vite partendo da uno spunto iniziale, un’affascinazione che la spinge ad approfondite ricerche fino a ricomporre biografie di personaggi unici. Ed è l’autrice di due documentari su Philip Roth, pietre miliari per capire il complesso scrittore americano.
Il 2007 è stato il suo “annus horribilis”, quello in cui ha dovuto fare i conti con la morte del fratello, il capolinea del suo matrimonio e difficoltà pure sul lavoro, dal momento che la crisi economica aveva costretto il suo giornale a sfoltire i dipendenti. E’ in questa colata di lava che si imbatte, mentre è a Mumbay, in un’immagine che la folgora e dà l’avvio alle ricerche e ai contatti che le permetteranno di ricostruire le vicissitudini di una principessa indiana dalla vita rocambolesca.
Nelle sale della mostra che ospita temporaneamente i ritratti di vari maharaja (scattati dal fotografo irlandese Lafayette e provenienti dal Victoria & Albert Museum) la giornalista viene letteralmente ammaliata dagli occhi scuri di Amrit Kaur. Principessa indiana, unica figlia femmina del maharaja di Kapurthala, ritratta 20enne nel 1924 quando fu presentata a Buckingham Palace a re Giorgio e alla regina Mary. Era stata educata in Inghilterra e in Francia, aveva vissuto negli anni 30 a Parigi e la sua famiglia possedeva una collezione di gioielli particolarmente importanti.
A colpire la Manera ancor di più è la didascalia che accompagna l’immagine; nel 1940 Amrit era stata arrestata dalla Gestapo a Parigi, colpevole di aver venduto i suoi favolosi gioielli per aiutare alcuni ebrei a fuggire. Mandata in campo di concentramento era morta circa un anno dopo.
Livia Manera Sambuy diventa una specie di detective e per 12 anni rincorre i vari tasselli che le permettono di capire la vita della principessa indiana; vola più volte tra India, Parigi, Usa e Inghilterra. Una storia complicata che interseca i destini in qualche modo collegati di Amrit, la fine del Raj, dell’Impero Britannico in India, il declino della famiglia di Amrit, la Shoa e il ruolo dei famosi gioiellieri ebrei Rosenthal.
A Parigi, negli archivi di Stato, troverà molto materiale sulla sua famiglia che era decisamente glamour, conosciuta e fulcro di tutte le feste. Ma su Amrit non c’è nulla. Manera continua a cercare e a Londra mette insieme altri pezzi del puzzle.
Il livello di coinvolgimento della Sambuy aumenta ancora di più quando incontra la figlia di Amrit. E’ Bubbles, oggi 92enne elegantissima e quasi cieca, che dalla madre era stata abbandonata da piccola nel 1933 e della quale non aveva più saputo nulla (in famiglia non era mai più stata nominata). Sarà lei, che all’epoca aveva solo 4 anni e da sempre si interrogava su quell’abbandono, a chiedere alla giornalista di trovare risposte alle sue domande.
Ed ecco un altro sprint per la scrittrice che riprende le ricerche e finirà per trovare perigliosamente una valigetta di coccodrillo con le iniziali dorate di Amrit Kaur nientemeno che a San Diego in California. Lì dentro – tra foto, lettere e documenti- è racchiusa la vita di Amrit. Una messe che ha consentito la nascita di questo libro affascinante che ricostruisce la vita di una figura modernissima per i suoi tempi, coraggiosa, colta e sensibile, che attraversò la storia e momenti difficilissimi.
William Dalrymple “Anarchia” -Adelphi- euro 34,00
Come negli altri suoi libri, lo storico e scrittore inglese, ha scritto “Anarchia” basandosi sull’assoluto rigore della ricerca storica ammantandola poi di scorrevolezza narrativa. Ha ricostruito la monumentale e corposa storia della Compagnia delle Indie, fin dalla sua nascita e lungo la sua inarrestabile ascesa, in quasi 500 pagine corredate da immagini dell’epoca.
Un percorso affascinante che parte dal 1599 quando si sviluppa una piccola compagnia, la società anonima per il commercio con l’Oriente, in competizione con altre potenze europee (l’Olanda in testa).
Dapprima una compagine di temerari mercanti inglesi che individuano nell’India l’area in cui avviare lucrosi commerci, importando in Europa prodotti nuovi e fino ad allora sconosciuti. Sarà la regina Elisabetta I d’Inghilterra a fornire alla compagnia una patente reale “per muovere guerra” e ricorrere anche alla forza per realizzare gli obiettivi prefissi.Una partenza prevalentemente commerciale, in cui con determinazione fu progressivamente conquistato il mercato di spezie e tessuti di lusso provenienti dalle Indie orientali, con l’importazione ed esportazione di materie prime.
Lungo i due secoli successivi la Compagnia britannica delle Indie orientali si trasforma in violenta macchina di espropriazione e dominazione. La sua diventa una storia di conquista economica, azioni predatorie e colonizzazione di un paese e popolazioni di storia antichissima.Dalrymple ci conduce in un viaggio affascinante in cui ricostruisce anche le biografie di alcuni protagonisti che contribuirono in prima persona. Sottolinea quanto acquistassero potere personaggi come il barone Clive, contabile della Compagnia nel 700, che tornò dall’India ricchissimo, tanto che poteva comprarsi anche i membri del Parlamento. E di fatto la Compagnia delle Indie fu colei che costituì la prima lobby in grado di manovrare il governo britannico.Uomini ambiziosi e spesso spietati che operarono secondo interessi economici e fecero la loro parte nell’opera di dissoluzione del Regno e della dinastia Moghul. Dinastia potente, raffinata, e rispettata che dominò il territorio indiano dal 1500 al 1700; poi per incapacità governativa ed inferiorità tecnologica in campo militare finirà per cedere di fronte all’Impero Inglese.Lo storico ripercorre i passaggi che hanno fatto in modo che la Compagnia delle Indie Orientali nel 700 si trasformasse in una società extraterritoriale con un potere immenso e superiore a quello della stessa Inghilterra che le aveva dato i natali. Una della prime Società per Azioni partita con un manipolo di dipendenti, 200 anni dopo ha accumulato profitti esorbitanti dal commercio con le Indie, e dispone di uno dei più grandi eserciti che controllava territori sconfinati, dominandoli con pugno di ferro e lontano da ogni legittimazione democratica.
Maud Ventura “Mio marito” -Sem- euro 19,00
Maud Ventura ha 29 anni, è parigina con lontane origini italiane, ha un podcast molto seguito, “Lalala”, con questo romanzo di esordio ha vinto il “Prix Du Premier Roman” e innescato un vero e proprio caso letterario. Il racconto si basa in parte sulla sua esperienza personale, ma ha chiarito che la protagonista è molto diversa da lei, anche se la storia nasce comunque nelle paure e nelle ansie dell’autrice.Il tema è fondamentalmente: è possibile amare troppo e vivere nel terrore di non essere amate come si vorrebbe? E’ vero amore? Oppure un desiderio incolmabile di essere viste, considerate, amate?
Dove affonda le radici un’ossessione del genere?Voce narrante è quella di una quarantenne sposata da 15 anni che sembra avere tutto dalla vita, eppure è divorata dall’ansia di venire abbandonata dal marito. La loro sembr una coppia perfetta: lei è insegnante di inglese part time e traduttrice, sempre impeccabile ma con il tarlo irrisolto di provenire da una famiglia più modesta di quella del consorte che per molti è il suo “principe azzurro”.
Di lui non sappiamo neanche il nome, ma è solo e sempre “mio marito”: benestante, colto, con una prestigiosa professione che garantisce alla famiglia un alto e invidiabile tenore di vita, in una bella casa in un quartiere di quelli giusti e due figli che non danno problemi.Eppure nell’arco di 7 giorni, scanditi da una sorta di diario intimo, la protagonista si mette a nudo e racconta con dovizia di particolari minuziosi la sua strisciante angoscia di non essere più amata come vorrebbe.
Sotto l’apparenza controllata si nasconde una donna passionale, per niente appagata dal tranquillo tran tran di una collaudata relazione serena, come se il marito non fosse più attratto da lei.
La questione via via si fa più complessa e vengono descritti stati d’animo altalenanti, una passione dai toni adolescenziali, una costante e minuziosa osservazione di ogni gesto, sguardo o respiro del marito alla ricerca di indizi, una deriva patologica che esprime l’infelicità di questa donna.Mania di controllo, insicurezza profonda, costante ricerca di perfezione in ossequio dei dictat dei social, e altre mille sfaccettature che vengono sviscerate con una scrittura veloce, magnetica e coinvolgente. Emerge il quadro di un matrimonio intriso di malcontento, mistificazioni e sotterfugi, con colpo di scena finale.
Louisa May Alcott “L’amuleto d’ambra” -elliot- euro 15,00
Questo racconto dell’India coloniale è un testo inedito della scrittrice americana (nata nel 1832 e morta nel 1888) la cui fama è legata soprattutto alla tetralogia di “Piccole donne”, ma che spaziò anche nel thriller e nel gotico in scritti meno conosciuti.
Il testo è un’opera inedita: manoscritto di 4 capitoli trovato per caso da Daniela Daniele che è anglista e ricercatrice all’Università di Udine, e l’ha scovato durante le sue ricerche alla Houghton Library di Harvard.
E’ una storia scritta dalla Alcott in due epoche diverse, così che risulta difficile stabilire con esattezza la data, si ritiene che la seconda parte del racconto sia stata scritta nel 1887.
E’ ambientata a Delhi nel 1857 e l’amuleto d’ambra del titolo sarebbe il pegno d’amore che l’ufficiale inglese Duke Gordon ricevette da una misteriosa e bellissima fanciulla indiana. Il militare era rimasto ferito durante la ribellione dei Sepoy (i soldati locali ribelli ai colonizzatori); era riuscito a sopravvivere, ma della ragazza che gli aveva salvato la vita non trovò più traccia.Seconda parte del racconto, altro scenario, anni dopo, Duke è a Parigi. Una sera assiste ad un spettacolo esotico la cui protagonista è una ballerina misteriosa. Sullo sfondo di scenografie maestose, domatori di belve, si muove una vedette che manda il pubblico in visibilio. Sulla sua identità si vocifera che sia di origini indiane o spagnole; ma Duke è convinto di aver ritrovato la sua salvatrice. Sarà l’amuleto del titolo ad aiutarlo a scoprire la verità.
Scott Spencer “Un oceano senza sponde” -Sellerio- euro 17,00
E’ una storia di ossessione, dolore e scoperta della propria natura più profonda, quella che si sviluppa in questo romanzo dello scrittore americano nato nel 1945 a Washington, autore di 11 romanzi e docente di scrittura alla Columbia University.
Il suo libro di grande successo “Un amore senza fine” del 2015, classificato come testo con alto tasso di erotismo, ha ispirato due film; nel 1981 uno per la regia di Zeffirelli, e il successivo nel 2014, entrambi al centro di polemiche e critiche.“Un oceano senza sponde” inizia con il protagonista, Kip, in attesa della sentenza di un giudice per qualcosa che il lettore non sa ancora… ed è già curiosità assicurata.
Capiamo subito che Kip sta già vivendo una prigionia interiore, di gran lunga peggiore di qualsiasi verdetto di tribunale.
Fa risalire l’inizio del disastro a una data ben precisa, 12 marzo 1997, quando ha ricevuto la telefonata del tutto inaspettata di una conoscenza dei tempi del college, Thaddeus.
Non un compagno qualunque; perché Kip era stato attratto, affascinato ed infine si era innamorato di Thaddeus. Una devozione che l’amico non aveva minimamente colto, tantomeno corrisposto.
Poi le loro esistenze erano andate avanti e loro si erano persi.Ora Kip conduce una vita tranquilla e benestante lavorando in una società di investimenti; non è esattamente ricco, ma se la passa parecchio bene.
Thaddeus invece è inguaiato in pesanti problemi economici e chiede aiuto.Sposato con un’artista che non riesce ad emergere, hanno due figli adolescenti e vivono nell’enorme proprietà di Orkney, 18 stanze sontuose sull’Hudson. L’avevano acquistata con i guadagni dell’unico successo di Taddheus come sceneggiatore di un film campione di incassi al botteghino. Convinta di essere ormai saldamente sulla cresta dell’onda la coppia aveva vissuto alla grande e sperperando a piene mani.
Poi in un attimo Thaddeus si era bruciato carriera e futuro gettando un drink in faccia al figlio di un importante produttore. Da allora l’ostracismo aveva bloccato ogni suo progetto, i soldi erano finiti, la proprietà e la vita della famiglia ormai prossime al tracollo.Alla richiesta di aiuto economico dell’amico, Kip non sa resistere, lui che lavora per i ricchi ma di suo ricco non è, semmai un professionista di successo. Il lavoro è l’unico punto fermo della sua vita che sul versante affettivo è tutt’altro che pienamente realizzata. Quanto riuscirà a tenere a freno la sua non dichiarata omosessualità e l’amore per l’amico che non ha mai svelato?
Cosa succederà in questa dinamica tra i due uomini in cui si mischiano elementi a doppio taglio come sesso e soldi?
Scoprirete tutto leggendo le pagine in cui Scott Spencer è maestro nel dipanare temi scottanti.

Sono tanti i modi di viaggiare e di raccontare le proprie esperienze legate al viaggio. Per stimolare la scrittura attorno a questo tema che, sin dall’antichità e dal mito di Ulisse, affascina l’essere umano prende il via la prima edizione di un “concorso letterario”, organizzato dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino in collaborazione con il “Gruppo FS Italiane”. Dedicato alla letteratura di viaggio sostenibile, il concorso dal titolo “A/R Andata e racconto. Appunti di viaggio” è dedicato a racconti inediti di scrittori e scrittrici esordienti dai 18 anni in su che non abbiamo mai pubblicato alcun racconto o romanzo edito da una casa editrice italiana e distribuito in libreria.
Non poteva che dedicarla a suo padre questa tappa finale del lungo viaggio che lo ha portato a indagare sull’incendio che divampò quel sabato 18 luglio del 64 dopo Cristo e che per molti versi cambiò il destino dell’antichità e del mondo: “A mio padre, amico che manca, che mi ha trasmesso l’entusiasmo di viaggiare tra le stelle della conoscenza con la semplicità delle parole e la profondità del pensiero.” Ha assorbito ogni cosa Alberto Angela da sua padre, come un Ulisse dantesco desideroso in ogni istante di conoscere e di andare oltre le barriere, ha assorbito certo tutto l’entusiasmo, e lo tocchi con mano non appena entra da vera star, circondato dalle guardie del corpo che ne proteggono i movimenti e i tempi, e inizia a chiacchierare nella vastissima sala della Nuvola Lavazza per la presentazione di “Nerone. La rinascita di Roma e il tramonto di un imperatore”, uscito da pochi giorni per HarperCollins con Rai Libri e già un successo editoriale, primo ospite di “Aspettando il Salone”, il percorso d’avvicinamento all’appuntamento torinese di primavera, in programma dal 18 al 23 maggio prossimi, che durante il corso dell’anno porterà scrittori e scrittrici a confrontarsi con il pubblico di lettori, pare, sempre più numeroso. La sobrietà nell’esporre, le parole mai nascoste e lontane da quelle troppo spesso usate da certi tromboni tivù, morbide e spinte talvolta verso la risata d’alleggerimento da una materia che troppo impegnata, la cultura che spazia per molte direzioni, l’amore verso un mestiere – paleontologo, naturalista, divulgatore scientifico e scrittore -, tutto lo ha portato a esplorare, a indagare come un detective del nuovo millennio sulle cause di un’occasione e su una figura della storia che troppe voci hanno per secoli sepolto sotto la coltre della più dura negatività.
“Voi siete entrati qui con un’idea di Nerone, vi prometto che uscirete con una totalmente diversa.” Una trilogia avventurosa, ricca di piccoli passi che ci hanno fatto scoprire la vita di Roma del tempo e del suo milione di abitanti, le ore che precedono l’incendio, la guida dei due 
Senza quella tragedia, senza quella figura in chiaroscuro, la Storia avrebbe preso un’altra strada (la necessarietà del Male?), non avremmo avuto la tomba di Pietro e l’edicola, gli scavi e un frammento del muro rosso con il graffito in cui si riesce a leggere “Petros eni” ovvero “Pietro è qui”, non sarebbe nata la basilica, non avremmo ammirato la Sistina e il Giudizio Universale e gli autori del Quattrocento, la tela di Caravaggio a Santa Maria del Popolo, avremmo avuto una Roma diversa. Il “Nerone” di Alberto Angela è un’opera che avvince nel racconto e avvincerà nella lettura, 550 pagine di notizie a rivedere la Storia, a immergerci in un’epoca, a sorbirne ogni aspetto. Un’opera massiccia, completa. Se, mentre termina di firmarvi la copia, chiedete all’autore su quale personaggio andrà a cadere la propria indagine, alzando lo sguardo e posando un attimo il pennarello nero, vi dice, quasi con uno sguardo tra l’esausto e quello che esige compassione: “Adesso credo sia il tempo che io mi riposi”. Ma chi ci crede? Preparatevi a incontrarlo la sera di Natale con “Stanotte… a Milano”, naturalmente targato Rai 1.

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
psicologico. Perché per puro caso viene a sapere che tutti pensano che la protagonista del libro di Charles sia lei. Onore o disgrazia?
Siamo in California nel 2018, Eleanor -originaria di un’isola caraibica- prima di morire ha lasciato un lungo messaggio vocale che l’avvocato di fiducia deve fare ascoltare ai figli con i quali il legame si era sfilacciato da tempo.
Ora torna in libreria in un’edizione in versione integrale e nuovamente tradotto, grazie all’attenzione della casa editrice “La nave di Teseo”, alla quale va il merito di riaccendere i riflettori sullo scrittore che seppe cantare l’America del profondo sud, degli anni della depressione, attraverso un imponente affresco familiare.
In queste tenere e colte pagine, la scrittrice 80enne -autrice televisiva e traduttrice- compone un memoir che la riporta bambina; alle prime letture, poi via via lungo il percorso della sua esistenza.
Giallo, love story, riflessione sugli avvenimenti dell’ultimo decennio, dalla Brexit alla pandemia di Covid: questi sono gli ingredienti principale del romanzo del corrispondente da Londra per la Rai, volto noto e tra i giornalisti più esperti della “perfida Albione”.
questa la formazione artistica e intellettuale di Andrea Ferraris, genovese, mio amico da una vita. Eclettico, levantino giramondo, mette a frutto questa esperienza didattica nelle storie ideate e illustrate per il Topolino della Disney, in quindici anni di attività professionale, svolta in lunghe permanenze lavorative a Parigi e a Barcellona, scelte come città cosmopolite e d’ispirazione artistica e ideale.