Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Denise Pardo “La casa sul Nilo” -Neri Pozza- euro 18,00
E’ il primo romanzo della scrittrice nata al Cairo (ma residente in Italia dal 1961) e racchiude pagine memorabili di storia e vita strettamente privata: rapporti, amicizie, distacchi dolorosi, ambienti altamente esotici e tradizioni di un mondo che non c’è più. E’ il tempo in cui il Cairo era considerato l’Eldorado e la Pardo circoscrive l’arco temporale che va dal 1948 al 1961.
Denise Pardo è nata in una famiglia benestante di ebrei sefarditi ed ha trascorso l’infanzia in un Egitto pieno di attrazioni e stimoli, crocevia di infinite storie.
Conosciamo il passato della madre, del padre, dei nonni, delle amicizie con persone di varie tradizioni, religioni e lingue, che si amalgamavano senza attriti in un cosmopolitismo affascinante.
Ci immergiamo in feste di fidanzamento, cocktail in grandi alberghi, banchetti sul Nilo e lo sfarzo derivante anche da amicizie altolocate.
Tutto finisce a partire dall’attentato ai Grandi Magazzini Cicurel con la bomba messa dai Fratelli Musulmani, estremisti che volevano smantellare il colonialismo inglese ed abbattere ricchezze, potere e privilegi di alcune famiglie. Contraltare di un paese in cui il popolo annaspava in povertà e difficoltà senza che il re Fārūq alzasse un dito per aiutare la sua gente.
Poi l’ascesa di Nasser che trasformerà l’Egitto da luogo magico in territorio pericolosissimo per “gli stranieri”, che diventano nemici da cancellare.
Anche la famiglia della scrittrice scivola nel disastro; da persone agiate e potenti vengono esposti al pericolo più totale. Per salvaguardare la loro incolumità i Pardo sono costretti alla fuga perigliosa verso l’ignoto. All’epoca Denise aveva solo 6 anni; era il 1961 e Nasser aveva preso il potere, trasformando l’Egitto in luogo cupo e ostile.
Il resto è la cronaca -tra nostalgia, cambiamenti repentini e difficoltà di adattamento- della fuga della famiglia a Roma. Un nucleo di storie e personalità diverse: la bellissima madre Fanny, il padre Sam, le loro tre figlie ancora piccole e la strepitosa nonna Berthe, da loro chiamata “Bobe”, che a sua volta era fuggita da Odessa, profuga in seguito alla rivoluzione bolscevica.
Catherine Dunne “Una buona madre” -Guanda- euro 19,00
In queste pagine Catherine Dunne (nata a Dublino nel 1954) affronta e affonda la sua mirabile penna nelle spire del dramma degli istituti per ragazze madri e rimanda a una pagina orribile della storia irlandese. Dal 1922 al 1998 circa 56 mila donne furono recluse nelle “Mothers and baby homes”, istituti gestiti prevalentemente dalla Chiesa in accordo con lo Stato. Simili a dei lager dove, sullo sfondo della cattolicissima e bigotta Irlanda, le giovani donne incappate nell’incidente di una gravidanza imprevista erano praticamente detenute.
Additate come “peccatrici” subivano condizioni di vita durissime, al limite della disumanità, costrette ai lavori forzati e spesso obbligate a cambiare nome.
I figli illegittimi che mettevano al mondo erano dati quasi sempre in adozione senza il consenso delle madri. Oppure venivano venduti all’estero, o ancora, usati come cavie di esperimenti medici. Un gran brutto capitolo di storia vera, sulla quale la scrittrice ha condotto approfondite e scrupolose ricerche.
Ogni dettaglio del romanzo, compreso quello dell’infante strappato dal seno materno mentre era allattato, è quanto emerso dalle testimonianze raccolte dalla Dunne.
La trama ha al centro due protagoniste, Tess e Maeve che si incontrano in un caffè di Dublino; sarà una svolta fondamentale dei loro destini e scopriranno di essere unite da un intreccio che è indissolubile.
Due esperienze e due famiglie che vengono raccontate dalla scrittrice. Due facce della maternità: Tess cresciuta in una famiglia numerosa nell’Irlanda degli Anni Settanta, e gravata da una mole di responsabilità. Maeve, invece, rimasta incinta decisamente troppo presto ed ha rischiato di perdere la figlia. E’ stata una coraggiosa zia che l’ha salvata dall’essere rinchiusa in un Istituto per ragazze madri nel quale le avrebbero portato via la creatura che portava in grembo.
Un ulteriore tassello ad altissimo impatto emotivo nella vita della Dunne e nel lettore è la morte alla nascita del secondo figlio della scrittrice, Eoin. Una tragedia e il toccante racconto inedito che ha segnato la vita di questa donna capace di trasformare in altissima letteratura quello che il dolore può fare alle nostre esistenze.
Elizabeth Jane Howard “Quel tipo di ragazza” -Fazi Editore- euro 20,00
L’autrice della fortunata “Saga dei Cazalet” ha scritto questo romanzo durante i primi anni del suo matrimonio con Kingsley Amis, imbastendo una trama che ruota intorno alla felicità di una coppia quarantenne che vive vicino a Londra, infranta dall’arrivo di una terza incomoda.
L’unione che da 10 veleggia senza scossoni, in pieno amore e felicità, è quella di Edmund e Anne Cornhill. Una coppia riuscita. Lui è un ricco agente immobiliare che regala alla moglie una vita agiata e piena di attenzioni; abitano in una splendida villa sul fiume nei pressi di Henley, immersa in un rigoglioso giardino frutto della passione e della bravura di Anne nel mantenerlo lussureggiante.
A infrangere l’invidiabile idillio è l’arrivo dalla giovane e avventata Arabella, ospite indesiderata e ragazzina ricca. E’ la figlia di Clara che era stata sposata con il padre di Edmund, ma poi si era dilettata in altri 6 matrimoni e una schiera di amanti; donna egoista, dispotica e manipolatrice vive la figlia come ingombro e la smista a suo piacimento come, dove, e quando più le aggrada.
Questa volta spedisce la 22enne Arabella a tempo indeterminato da quel semi parente alla lontana che è Edmund, al quale si rivolge solo quando le occorre qualche favore.
Arabella diventa subito elemento di sorpresa e disturbo; cresciuta all’ombra della madre ingombrante, ha dovuto spesso subire in silenzio anche le inopportune attenzioni dei variegati e numerosi uomini che si sono accompagnati alla madre. E’ cresciuta nella ricchezza, ma non conosce alcun tipo di regole, non ha la minima idea del valore del denaro, ed è alla disperata ricerca di attenzioni e amore.
Già avete intuito che piomba nella vita dei Cornhill una mina vagante. Anne si sente in dovere di prendersi cura della randagia, mentre Edmund si rivela vulnerabile e propenso a lasciare che le cose accadano.
Mischiate a questo trio anche una serie di personaggi corollario e avrete un romanzo in cui ancora una volta la Howard produce la magia di una storia che veleggia tra la commedia e la fine psicologia, con ironia ed un’eleganza rare.
Monika Helfer “I Moosbrugger” -Keller Editore- euro 16,50
In questo romanzo la scrittrice austriaca (nata nel 1947) ha ricostruito la vita della nonna, e lo ha fatto superati i 70 anni nel 2020 in uno scorrevole memoir su cui aleggia l’alone della fiaba.
Siamo nel minuscolo paesino di una valle austriaca, dove Josef e Maria Moosbrugger vivono con i loro 5 figli in una modesta casetta. Sono poveri, con due mucche e una capra.
Josef è un bell’uomo, magro e senza gioia sul volto; Maria ha poco più di 30 anni ed è di una bellezza mozzafiato, di quelle che fanno voltare gli uomini e anche le donne al suo passaggio, ma lei ama il marito e la sua casa, senza tanti grilli per la testa. E’ felice di badare ai figli e di svolgere le semplici faccende domestiche, luminosa e solare quando stende il bucato o tiene in perfetto ordine la modesta abitazione. Non si lascia scoraggiare dalla povertà che l’attanaglia.
Poi scoppia la Prima Guerra Mondiale, Josef viene arruolato e spedito al fronte, e Maria resta sola a provvedere alle bocche da sfamare. Josef che sa quanto la moglie sia ambita dai maschi incarica il sindaco di sorvegliarla mentre lui è in trincea. Peccato che il primo cittadino sia quello che la brama più di tutti e provvede al rifornimento di cibo e vestiti per la numerosa prole di Maria, ma non lo fa in modo disinteressato.
Eppure a rapire il cuore della donna sarà un forestiero che arriva alla sua porta, figura losca e intrigante. Quando poi Maria si ritrova incinta divampano sospetti, invidie, cattiverie varie.


Fra i più grandi alpinisti del Novecento, non solo d’Italia ma dell’intero panorama internazionale, cui si deve l’apertura di circa 200 nuove “vie” fra Dolomiti e Alpi Giulie, Leonardo Emilio Comici (Trieste, 1901 – Selva di Val Gardena, 1940), sarà ricordato martedì 7 marzo (ore 18,30) al “Museo Nazionale della Montagna” di Piazzale Monte dei Cappuccini 7, a Torino, attraverso la presentazione del libro “Emilio Comici. L’Angelo delle Dolomiti” (Solferino) a lui dedicato dall’alpinista statunitense David Smart, intervistato, per l’occasione, dallo scrittore giornalista e alpinista torinese Enrico Camanni, all’interno della rassegna “Leggere le montagne”. Vincitore del “Banff Mountain Book Competition 2020” (per la categoria “Climbing Literature”), il libro di Smart é libro di narrazione, ma anche di sottile introspezione, teso ad indagare l’indubbia e particolare “complessità” di Comici, non solo fermandosi all’innegabile talento e alle molte “prime volte” che gli si possono attribuire, ma anche frugando in “quella sua personalità sfaccettata – si è scritto – interprete delle tensioni di un’epoca in cui spinte conservatrici e culto della modernità s’intrecciavano strettamente, anche quando si trattava di scalare”. A renderlo unico, per molti il miglior scalatore in assoluto negli anni compresi fra le due guerre mondiali, erano la “purezza di stile” e la quasi “mistica” ricerca della “linea esteticamente più pulita” da seguire per l’ascesa in vetta. “Folle ed eroico”: così il giornalista e scrittore Giorgio Ballario ebbe a definire nel suo libro “Fuori dal coro. Eretici, irregolari, scorretti” (Eclettica Edizioni), il gesto di scalare – com’era solito fare Comici – una parete con la tecnica della “goccia d’acqua”, cioè scegliendo sempre la via più dritta, a prescindere dalle difficoltà tecniche. E, del resto, scriveva lo stesso Comici nel suo “Alpinismo eroico”– pubblicato postumo da “Hoepli” nel ’42 – ricordando la conquista nel ’37 (da solo e senza corde) della “Cima Grande di Lavaredo”: “Da che cosa ero pervaso io? Da una forma di pazzia o di sadismo alpinistico, forse? Non so, ero ebbro, sì, ma cosciente: perché mi sentivo la forza fisica di superare lo strapiombo e la sicurezza morale di dominare il vuoto. Riconosco a priori che l’arrampicamento solitario su pareti difficili è la cosa più pericolosa che si possa fare … Ma ciò che si prova in quel momento è talmente sublime che vale il rischio”. Imprese rese possibili da un coraggio e da capacità fuori dal comune, che più volte avrebbero potuto mettere (e forse misero) a serio rischio la vita di Comici, il quale (tragica fatalità!) morì invece, il 19 ottobre del 1940, per un banale incidente – la rottura di un cordino di cui stava provando la tenuta – sporgendosi da una cengia nella palestra di roccia di Vallunga, a Selva di Val Gardena. Tradito, per sua leggerezza, da quella montagna che fu per lui “vita” a tutto tondo. E di cui si parlerà con ampiezza di racconti nella presentazione del libro di David Smart, dove pur anche emergono, però, i capitoli fondamentali della sua breve esistenza terrena: l’estrazione proletaria, la devozione per la famiglia, fino alle sue turbolente (pare) relazioni con l’universo femminile.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Risultato: un altro romanzo affascinante ed intelligente in cui Coe (autore della “Famiglia Winshaw” e di altri best seller che raccontano la storia contemporanea soprattutto inglese) ancora una volta esplora le vicissitudini del paese in cui è nato nel 1961.
Il paradiso in terra come lo intende Serena Dandini è innanzitutto il luogo perduto dell’infanzia ed è dai ricordi di quando era bambina nella villa di campagna della nonna (dove aveva imparato ad amare natura, piante e fiori) che spicca il volo in un viaggio che abbraccia anche le vite di tanti personaggi. Denominatore comune di tutti è il profondo desiderio e la struggente ricerca di un Eden segreto.
Uscito nel 1946, “Il lampadario” è il secondo romanzo della scrittrice, traduttrice e giornalista nata in Ucraina nel 1920, poi scampata, ancora in fasce, a un pogrom per le sue origini ebraiche. Arrivata sulle coste del nordeste brasiliano a bordo di una nave di migranti, trascorre infanzia e adolescenza a Recife, figlia di un venditore ambulante e presto orfana di madre. Naturalizzata
13 racconti, uno per ogni striscia della bandiera americana, in cui narrare storie racchiuse nella grande varietà geografica, antropologica e sociale degli Stati Uniti. E’ questo il tipo di esplorazione compiuta dallo scrittore americano nato in Michigan, considerato tra i più interessanti. E i diritti cinematografici di 8 di questi racconti sono già stati acquistati da Netflix e altre piattaforme, per cui li vedremo anche sugli schermi televisivi.
Questo libro è nato sulla scorta della rubrica radiofonica ideata e realizzata dalla scrittrice Melania Mazzucco per la Radiotelevisione Svizzera Italiana “Donna S-oggetto”, in cui la storia dell’arte viene riletta attraverso vite ed opere di 36 artiste.




La sua mente resta ancorata soprattutto al ricordo dell’amore per il giovane medico bostoniano Harris Harden: un passione che nonostante i successivi tre matrimoni non si è mai ripetuta. Il pensiero ritorna a un preciso fine settimana in cui tutto è nato, si è compiuto e concluso. Ma non pensiate a una scontata storia di amore, qui il tema è decisamente più alto. Vola tra illusioni, sogni, il passare del tempo, illusioni, tutto giocato con un costante senso di tensione che solo alla fine vi farà scoprire quanto era accaduto in quei giorni lontani.
E’ legato a Lorenza, più grande di lui e con già un figlio al seguito. Ma è in pieno disagio coniugale; di quelli in cui se ti chiedi come vi vedete insieme nel futuro, finisci per affacciarti su un dirupo il cui fondo resta imperscrutabile.
Va in profondità questo libro della grande scrittrice americana, autrice di una pietra miliare della letteratura mondiale “L’anno del pensiero magico”, che nel 2005 le valse il National Book Award per la saggistica.
E’ una raccolta di racconti, 10 per l’esattezza, che mettono a nudo gli infiniti anfratti delle relazioni umane; tra lutti, amori persi e ritrovati, legami familiari e mille altre sfaccettature della vita.
Pare quasi superfluo dire che questo è un volume prezioso in cui vengono eccezionalmente aperte alcune case private, privatissime, difficilmente espugnabili; nell’impresa è riuscita Valentina Nasi Marini Clarelli il cui nome ha ovviamente fatto breccia.