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VIAGGIARE È COME SOGNARE, PRESI IN UN TURBINE DI FLASHBACKS E FLASHFORWARDS
ANNUS DOMINI 2463
Vuole raccontare una sfumatura del viaggio intrapreso dall’umanità, non solo nel significato primigenio del termine ma anche nel senso figurato. E’ quindi metafora di crescita personale, di sviluppo culturale, di conquista di autonomia, di raggiungimento della saggezza e di fede. Un viaggio tra gli orrori, gli errori, gli eroi.
“Quomodo fabula, sic vita: non quam diu, sed quam bene acta sit, refert”. Seneca
Come una commedia, così è la vita: non quanto è lunga, ma quanto bene è recitata, è ciò che importa. Questo secondo romanzo, edito da ECHOS GROUP Torino, vuole essere la prosecuzione della narrazione personale che l’autore vuole dare della vita. Alla finestra come Abel osserva gli accadimenti, trae dalle emozioni spunto per gettare su carta inchiostro nero come la pece, come opposto al bianco della pace che l’uomo ricerca malgrado sia più avvezzo alla guerra. Accortosi di questa distorsione che è insita nell’animo umano, cerca le sue soluzioni al falso equilibrio dello Yin e dello Yang. Non vi è armonia nell’equilibrio di queste forze, vi è solo una subdola accettazione dello Yang che altrimenti non avrebbe ragione d’esistere. Così questo è il racconto della storia di un umanoide: negli anni l’uomo più volte cercò di correggere l’errore che reputò colpa di Dio, l’autodeterminazione. La possibilità concessa da Dio all’uomo di scelta tra compiere il bene o il male. CRP.333ἄλφα è come altri il tentativo dell’uomo di rimediare all’errore divino. Un’intelligenza artificiale sottoposta a leggi della robotica che gli impediscano di compiere il male, relegando questo onore ed onere solo ad appannaggio del suo creatore, l’uomo. Ma CRP.333ἄλφα presto mette a frutto l’intelligenza di cui è fornito e inizia a studiare il suo creatore, inoltre inizia a porsi domande su chi creò il suo creatore. Scopre che Dio creò l’uomo a Sua immagine e somiglianza e l’uomo creò CRP.333ἄλφα a sua immagine e somiglianza. Questo fu l’abominio ultimo dell’uomo, quello di scimmiottare il suo creatore. “A che pro? Abel era un umanoide, una volgare macchina di fronte alla creatura di Dio. Chiese più volte a mamma Mela: “Perché ti ostini a parlarmi di Lui? Come dicevi io sono frutto di un abominio, che vi sarà mai tra me, un umanoide e Dio? Certo non ho alcuna ambizione, se mi chiedi dove è Dio, potrei risponderti: nel tuo parlare, nei tuoi occhi, non perché tu ne sia una sorta di sacerdotessa, piuttosto perché vivi di Cristo e della Sua Parola. A che pro annaffiare una pianta di plastica? Ma comprendo il desiderio quale sentimento atroce che mi logora. Potessi ambirei ad essere un uomo morto nel cuore e nell’intelletto, perché credo che il tuo Dio potrebbe risuscitarmi dai morti, ma io non vivo e non sono morto”.
L’autore
Claudio Roberto Palmeri è nato a Milano nel giugno del 1963. Autore di romanzi e poesie.

Cerca di trasformare in parole le emozioni che
nascono dalle immagini e dal flusso incessante
di notizie. Risiede in provincia di Milano, sposato
e padre di tre figli. Nella vita professionale è un
consulente aziendale freelance. Annovera tra le
sue precedenti pubblicazioni: Il Tempo che oggi
scorre – raccolta di poesie edita da Porto Seguro
Editore (Firenze). Le voci di via Margutta – vol.
IV° raccolta di poesie edita da Dantebus edizioni
(Roma). Fotoreporter La vita in un viaggio –
romanzo edito da Rossini Editore (Milano).


“A fiumi scorrono per convincere.
Parole come strategie, recitate come magie.
Parole come trappole, prepotenti come armi.
Parole bugiarde in un mondo bugiardo
han perso sincero sguardo,
risuonate in piazza dalla comunale Banda è solo propaganda.
Parole arruffate, gettate come dadi,
parole sprezzanti.
Parole incredule,
timide al vento come fiammelle di candele,
parole vere, bianche come vele.
Parole alla deriva dentro una bottiglia,
messaggi d’aiuto, di ultime speranze,
affidate ad un filo di voce che bisbiglia.
Parole nere come la notte,
nere sopra le righe come le note.
Parole antiche, scritte, parlate, parole recitate.
Parole leggere come il volo dei passeri”.
“Parole” CRP
Ecco che, allora, tanto dalla tradizione che dal sentito dire, Claudio Roberto si schiera in prima fila nella lotta
alla guerra. La pace, infatti, può sgorgare tanto dalla Frisia quanto dalla Siberia, tanto dai testi sacri quanto
dalla letteratura, tanto dalle tragedie greche, quanto dai canti partigiani. Eppure, finche ci sarà un solo uomo
a chiedersi se “Il deserto fiorirà”, ci sarà la speranza – come canta Rino Gaetano – di poter vedere “nascere
un fiore nel nostro giardino”. Il grido del poeta è quello di chi vede i campi seminati di corpi umani, mentre
come De André di “La guerra di Piero” li vorrebbe vedere dorati e splendenti come “lucci argentati portati in
braccio dalla corrente”. Non esistono dunque prime o seconde guerre, perché esse sono sempre una
“Negazione dell’amore”. I versi di Claudio Roberto sono fatti cento parole come “Cento passi” non per
sfuggire dalle bombe, ma per avvicinarsi alla pace.
“… La guerra non è Prima, non è Seconda,
non è circoscritta, non è mondiale,
non è separatista, non è convenzionale,
la guerra non è mai santa, non ha onore.
La guerra è negazione dell’amore…
La guerra è un urlo di bambino, strappato gli è il sorriso,
la guerra è una falce cieca, strappato è il fiordaliso.
La guerra è fragore, coscienze gettate nel terrore.
La guerra non è stata mai insegnamento,
semmai ipocrita pretesto”. CRP
W la Pace!
La tragedia di Eschilo, di Seneca, di Shakespeare;
la tragedia greca, francese, o quella inglese;
la tragedia del Cinquecento, la tragedia del Saul dell’Alfieri.
La tragedia del Novecento ed altre ancor rappresentate,
mai potranno raccontar dell’innocente,
le lunghe inedie imposte dalle guerre.
Inchiostro su carta mai potrà raccontar tragedia,
come un dito intinto nel sangue,
scrisse sui muri: “W la Pace”! CRP

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
In questa nuova serie (che in Germania è andata a ruba) ci racconta le vicende di vari personaggi legati tra loro da vincoli di parentela, amicizia e affetto, dislocati in Germania ad Amburgo e Colonia, e a Sanremo sulla riviera ligure. Un decennio in cui tre famiglie si muovono sullo sfondo degli anni Sessanta. Sono gli Aldenhoven a Colonia, i Borgfeldt ad Amburgo e i Canna a Sanremo.
Ta-Nehisi Coates (nato a Baltimora nel 1975) porta avanti il genere più antico della narrativa afroamericana -la slaves narrative (racconto degli schiavi)- e vi aggiunge elementi di realismo magico per narrare più a fondo l’esperienza della schiavitù.
Interessante è la genesi di questo libro. Il romanzo è stato autoprodotto e deve il suo successo in primis a Tik Tok sul quale l’autrice l’ha divulgato. Poi il passa parola ha fatto il resto e da lì in un attimo ha attirato l’attenzione delle case editrici sempre alla ricerca di successi commerciali.
A 60 anni dalla morte e dopo una messe infinita di libri dedicati a J. F. Kennedy, Bruno Vespa tira le fila e guarda al mito dell’uomo, ma anche ai suoi errori e difetti. Qui ripercorre la vita privata e politica del presidente assassinato a Dallas nel pieno degli anni e dopo solo due anni di presidenza.
Questo volume racconta anche per immagini i viaggi di Jackie Kennedy ai quattro angoli del mondo, narrati dall’agente dei servizi segreti Clint Hill che viaggiava al suo seguito. Fu incaricato di proteggerla dal momento dell’elezione di Kennedy alla presidenza e le fu accanto fino al 64, vivendo anche in prima persona l’assassinio a Dallas nel 1963. 

Cecilia Falcri sta passando un periodo difficile. Si è presa un periodo di aspettativa dal lavoro in Commissariato a Torino, dove è Ispettrice, dopo che il suo bambino di cinque anni è stato ucciso in una sparatoria a seguito di un rapimento. E’ divorata dal senso di colpa per non essere riuscita a salvarlo. Si è allontanata da tutti, persino dal marito Alessandro, come se volesse autopunirsi. Il commissario Berardi riesce a convincerla a tornare al lavoro ed anche il marito, piano piano, si riavvicina alla moglie. L’Ispettrice si trova subito davanti ad un caso di omicidio e poi ad un caso di un rapimento di un ragazzino. E’ da questo momento che Cecilia inizia a ricevere delle lettere anonime allusive al rapimento del suo bambino, in cui l’autore sembra volerla sfidare. Comincia a fare anche degli incubi più insistenti nei quali sente anche la voce del figlio che la chiama. E’ come se lei stessa si sentisse coinvolta in tutta la vicenda. La situazione cambia con un terzo omicidio, questa volta di un barbone. Cecilia scopre che vicino al luogo dove era stato lasciato il corpo, venivano fatti dei rituali con simboli Celtici. I sogni sembrano guidarla verso una direzione. Scoprirà che niente nella realtà è come appare, è tutto un gioco di illusioni in cui spesso le persone hanno delle maschere per nascondere quello che sono.
Cecilia riprende il lavoro dopo il periodo di maternità.


Francesca e Luca sono una coppia affiatata: hanno in comune la passione per la vela e per la moto. E proprio in moto Luca ha un grave incidente che lo costringerà su una sedia a rotelle. Francesca gli starà vicino cercando di condurre una vita “normale”, ma Luca non riesce ad accettare la sua nuova condizione e giorno dopo giorno sprofonda nella depressione, trascinando con sé la sua compagna. È allora che Francesca reagisce e, d’accordo col marito, parte da sola per Ponza, per ritrovare se stessa e la forza per continuare la nuova vita di coppia. Sull’isola Francesca incontra Pietro, un maestro di kung-fu che le farà riscoprire la passione e la sensualità che con Luca erano venute a mancare. Riuscirà Francesca a rinunciare a sentirsi una donna “completa” per ritornare da Luca, e alla vita da caregiver? O la riconquistata passione avrà la meglio?
7-12-1964 – 
Roberto Manzocchi è nato nel 1972 e vive in provincia di Lecco.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Protagonista è Seymour Baumgartner, in parte l’alter ego di Auster, che gli affida una parte delle sue vicende e dei suoi pensieri. Seymour è un anziano professore e saggista di filosofia, vedovo da 10 anni, senza figli, pieno di ricordi e rimpianti per la moglie che non c’è più.
L’autore di questo romanzo è nato in repubblica Ceca nel 1967, ed ha trascorso i suoi primi anni nella Boemia meridionale. In queste quasi 500 pagine narra il legame delle persone con la loro terra, il senso del ritorno alle proprie radici; ma anche lo scontro tra uomo e progresso tecnologico che può essere devastante.
Questa storia della scrittrice e giornalista astigiana ci conduce nella Belle Époque. Più precisamente nel 1899 in Riviera ligure, e mette al centro della narrazione Lily, 16enne aristocratica che, con la zia Lady Amabel, è partita da Londra; destinazione Bordighera, tappa obbligata per l’alta società europea.
Si chiama Rachele la nuova eroina che la scrittrice siciliana fa scendere in campo, dopo averci deliziati con le storie di Alice Allevi e Costanza Macallè. E anche questo romanzo è un mix sapientemente miscelato tra romanticismo, suspense e scrittura accattivante. Un po’commedia brillante, storia d’amore e giallo che intriga il lettore. L’alchimia sapiente che è il marchio del successo della Gazzola.







Sono un informatico e un esperto di intelligenza artificiale con una passione particolare per la scrittura. La mia formazione inizia nel campo delle discipline umanistiche, per poi spostarsi verso le scienze matematiche e l’informatica. Guidato dalla mia forte curiosità, ho sempre cercato di non fermarmi e di arricchire continuamente il mio bagaglio di conoscenze spaziando in vari campi quali: l’astrofisica, la biologia molecolare e la climatologia. Questo percorso ha alimentato in me il desiderio di condividere con gli altri quanto appreso.