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Fino al 6 gennaio 2020

David LaChapelle. Atti Divini

in CULTURA E SPETTACOLI

Colorate, visionarie, sacrali e dissacratorie: in mostra alla Venaria Reale le opere del “Fellini della fotografia”, scoperto e lanciato da Andy Warhol Ce n’è di che uscirne frastornati. Meravigliosamente frastornati. E meravigliosamente stupiti. Sono infatti un magnifico attentato all’immediata capacità interpretativa del comune osservatore, le grandi e grandissime (per qualità e dimensioni) opere fotografiche firmate da David LaChapelle ed esposte, fino al 6 gennaio del prossimo anno, nelle sale della “Citroniera della Scuderie Juvarriane” alla Reggia di Venaria. Classe ’63, americano del Connecticut, fotografo ma anche regista, lanciato negli Anni Ottanta da Andy Warholl (che gli offrì il suo primo lavoro per la rivista”Interview Magazine”) LaChapelle presenta in mostra 70 fra i suoi lavori più iconici, in un percorso visivo assolutamente singolare e rivoluzionario, rivelatore dell’incontro-scontro fra un’improbabile, smaccatamente appariscente umanità e il rigoglioso fiorire di una natura che si presta nella sua altrettanto immaginifica opulescenza all’invenzione di storie e universi da fantastico “paradiso colorato”. Un mondo visionario e bizzarro, il suo, barocco e surreale, ironico ma anche un po’ terrifico, sacrale (“Atti Divini”, recita il titolo) e in cert’ottica blasfemo, legato alle grandi citazioni rinascimentali ma anche al fascino del glamour e del fashion e a quello stile “post – pop” che ne hanno fatto uno dei fotografi più celebri dello star system americano e non solo, prediletto da personaggi del mondo dello spettacolo che vanno da Madonna a Lady Gaga, da Michael Jackson a Leonardo Di Caprio fino a politici come Hillary Clinton e ad atleti come Lance Armstrong e David Beckham. Ecco allora, in “Rape of Africa” (2009), una splendida e sensuale Naomi Campbell posare sdraiata come una creatura del Botticelli e come parte di un affollato improbabile campionario di varia umanità (con tanto di flora e fauna) che per sfondo ci ripropone le miniere d’oro dell’Africa; e ancora, citando in una sorta di magico artificio creativo, la “Venere” del grande Maestro rinascimentale, quel fantasioso “Rebirth of Venus” (sempre del 2009) con conchiglie – meno imponenti e con altri usi di quella che traghetta a terra la Venere botticelliana – nastri svolazzanti e molto terreni nudi maschili al posto di Zefiro in coppia con Aura e della casta sacerdotessa Hora, ancella della dea che qui appare avvolta nel verde smeraldo di foreste tropicali, alle spalle l’intenso blu di un mare che non è quello greco, ma quello dell’isola hawaiana di Maui, dove l’artista vive ormai da anni. Commistioni non casuali. Artifici geniali. Con cui solo un “grande” può permettersi di giocare, di sfidare e sfidarsi. Dice Denis Curti, insieme a Reiner Opoku, curatore della mostra: “LaChapelle si fa continue domande sulla bellezza, su verità e finzione. Le sue opere sono ricostruzioni straordinarie, che non hanno subìto nemmeno un secondo di photoshop. Sembrano paradisi, mondi idilliaci, ma poi nascondono ingiustizie e orrori ambientali. E’ una sorta di Fellini della fotografia”.Sulla stessa linea, “Showtime at the Apocalypse” (2013), ritratto della famiglia Kardashian – da anni la più criticata e chiacchierata d’America – presa a simbolo delle nostre più intime paure e ossessioni, accanto alle vivaci ed elettrizzanti “Land SCAPE” e “Gas”, progetti di nature morte (entrambe del 2013) in cui l’artista riunisce “oggetti trovati” per creare raffinerie di petrolio e le loro stazioni di servizio interconnesse, presentandole come “reliquie in una terra bonificata dalla natura”. Al centro dell’iter espositivo, troviamo “Deluge” (2007), folgorazione da Michelangelo lungo i sentieri della Cappella Sistina.Altra colta citazione.E ancora, opere inedite della nuova serie “New World”(2017 – 2019): in esse c’é tutto lo stupore di LaChapelle per il “sublime” e la tensione alla “spiritualità” in scenari di lirica utopia tropicale. Di Giovanni Tironi il progetto espositivo, la mostra è organizzata da Civita Mostre e Musei con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e il prezioso supporto di Lavazza, che proprio in occasione di “Atti Divini” ha inteso rinnovare la propria collaborazione con LaChapelle, affidandogli la realizzazione (sotto la direzione creativa dell’agenzia Armando Testa ) del progetto “Calendario 2020”, di cui in mostra troviamo esposta in anteprima la foto “Realize”. L’intero progetto – dicono da Lavazza – sarà “svelato in autunno e avrà come focus l’impegno verso la sostenibilità in difesa della Terra”.

Gianni Milani

 

“David LaChapelle. Atti Divini”

Reggia di Venaria – Citroniera delle 

Scuderie Juvarriane”, piazza della 

Repubblica 4, Venaria Reale (TO); 

tel. 011/4992333 o www.lavenaria.it

Fino al 6 gennaio 2020

Orari: dal mart. al ven. 10/18, sab. dom. e festivi 10/19,30, lun. chiuso

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Nelle foto

– “”Land Scape Kings Dominion”, 2013, Caption David LaChapelle

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