ECONOMIA- Pagina 11

Affitti brevi, le strutture “fuorilegge” a Torino e in Piemonte

Malgrado il decreto che dispone che qualsiasi unità immobiliare destinata alla locazione turistica debba munirsi del CIN, ovvero il Codice Identificativo Nazionale, specifici dispositivi di sicurezza e la presentazione al Comune di appartenenza della Segnalazione Certificato di Inizio Attività (SCIA), sia in vigore da più di 10 giorni in Piemonte oltre 5400 strutture è ancora fuorilegge. Torino e Cuneo le città maglia nera con il maggior numero di strutture irregolari. Novara virtuosa.

In Piemonte, infatti, secondo i dati del Ministero del Turismo, ad oggi, delle 25.586 strutture registrate, ancora 5.493 (21%) non hanno richiesto il codice identificativo. “Nel dettaglio – osserva l’avvocato Gennaro Sposato di Rödl & Partner, colosso della consulenza legale e amministrativa presente in 50 paesi nel mondo tra cui l’Italia – a Torino, sono stati rilasciati 10.882 CIN ma ancora più del 24% delle strutture della città risulta irregolare; così come a Cuneo dove i CIN sono stati 4.774, mentre il 22% è ancora inadempiente. Vercelli conta il 20% di strutture fuorilegge con 556 CIN rilasciati, mentre ad Asti su 1.712 strutture regolarizzate, il 18% non è ancora in regola.” Ad Alessandria sono 1.540 i CIN rilasciati a fronte di un 21% di immobili ancora non regolarizzati. Nel Verbano-Cusio-Ossola sono stati invece 3.932 CIN a fronte di un 18% ancora non a norma. Per chiudere, poi, con Biella che ha rilasciato 610 CIN con il 16% delle strutture fuorilegge e Novara dove il 13% delle strutture è ancora irregolare, con 1.580 CIN rilasciati.”

A queste peraltro vanno aggiunte quelle completamente abusive non registrate nei sistemi circa le quali non vi è un dato che non sia una generica stima.

Accertamenti sono in corso, come raccontano le cronache locali, in tutta Italia con controlli che toccano grandi città così come piccoli borghi. Per quanti saranno accertati irregolari scattano ora le sanzioni che “Per un immobile privo del CIN possono arrivare a 8mila euro – spiega l’avvocato Sposato – mentre la mancata esposizione è sanzionata con una pena pecuniaria che va da 500 a 5mila euro. L’assenza di estintori e rilevatori obbligatori è sanzionata con una multa che può arrivare fino a 6mila euro, ma attenzione – ammonisce l’avvocato – per violazione accertata. L’insussistenza dei requisiti di sicurezza obbligatori è poi sanzionata secondo le disposizioni regionali o statali”

Dati: https://bdsr.ministeroturismo.gov.it/mappa-italia (agg. 13/1/2025)

Partnership strategica tra la torinese IDT e la spagnola Bigbuy

Brandsdistribution e BigBuy annunciano la partnership strategica per applicare la app made in Turin al customer care dell’e commerce europeo

 

L’è commerce sta vivendo una crescita senza precedenti, con milioni di siti attivi nel mondo.

Solo su Shopify, WooCommerce e Wix ci sono oltre due milioni di negozi attivi a livello globale.

Entro i prossimi tre anni, più del 50 % delle aziende che operano nel settore dell’e commerce adotteranno l’AI per ottimizzare i loro processi e le customer operations, sales e marketing saranno tra le più impattate dall’avvento dell’intelligenza artificiale.

Il mercato dell’AI per e commerce è un’opportunità da $ 21B destinato a un tasso di crescita annuale del 37,3% tra il 2023 e il 2030. Parte da questa convinzione l’accordo stretto tra la piattaforma spagnola Bigbuy e la torinese IDT che mira a dare una svolta democratica all’utilizzo dell’AI nell’e commerce. Sino ad ora l’assistente alle vendite che sfrutta chatbot conversazionali basati sull’AI generativa sembrava una tecnologia irraggiungibile per la maggior parte dei siti, appannaggio esclusivo di grandi catene che in questi mesi hanno dichiarato di essere al lavoro sull’AI. Ora è realtà e la nuova partnership renderà il modello scalabile a livello europeo.

Lo scorso anno la piattaforma spagnola di vendita all’ingrosso BigBuy ha generato un fatturato di 123 milioni di euro con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Aidify, sviluppata da IDT insieme a un gruppo di ingegneri del Politecnico di Torino, è stata recentemente segnalata tra i 5 migliori strumenti AI al mondo da Generative AI, la più grande community mondiale su Linkedin dedicata al mondo dell’intelligenza artificiale, con oltre 3 milioni di follower tra cui Elon Musk.

Con oltre 500 mila siti e commerce collegati alle loro piattaforme, la partnership mira a standardizzare l’utilizzo di Aidify per gli e commerce al di sotto di 1 milione di euro, portando l’azienda torinese a competere con i grandi player americani e cinesi. Grazie a questa partnership Brandsdistribution e BigBuy mirano a portare l’innovazione del customer care AI a una platea europea sempre più ampia, cambiando il modo in cui gli e-commerce gestiscono le relazioni con i clienti.

 

Mara Martellotta

Bilancio da 20,4 miliardi per la Regione. Cirio e Tronzano: «buon senso ed equilibrio in spese e investimenti»

La Giunta regionale ha approvato  gli aggiornamenti al bilancio previsionale 2025-2027 che ora passerà all’esame del Consiglio per la discussione e l’approvazione entro febbraio.
«Si tratta di un bilancio di equilibrio e buon senso che sostiene i progetti in corso, rilancia gli investimenti, garantisce la spesa corrente e il pagamento delle rate dei mutui, e con il quale il Piemonte fa la sua parte nell’ambito delle politiche europee e della reintriduzione del patto di stabilità che per la nostra regione vale circa 86 milioni e che il Piemonte compensa anche grazie a un uso oculato e sapiente delle risorse europee che per il Piemonte sono cresciute nella nuova programmazione passando dai 965 milioni della programmazione Fesr 2014-2020, a 1,5 miliardi 2021-2027,  e dell’Fse, arrivato a 1,3 miliardi rispetto ai 965 del 2014-2020» dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano.
«Sanità, welfare, lavoro e formazione, mobilità, cultura, turismo e grandi eventi rimangono al centro dell’attenzione della nostra amministrazione che, anche con questo bilancio, conferma il metodo virtuoso che ci consente di usare le risorse europee e nazionali, a integrazione dei fondi regionali per sostenere in maniera importante e rilanciare le politiche di sviluppo della nostra regione: lo facciamo ad esempio sulle borse di studio, continuando a garantire piena copertura degli assegni per tutti gli aventi diritto, e per le misure di sostegno e sviluppo del sistema produttivo e della transizione energetica», proseguono Cirio e Tronzano. Che aggiungono: «Approvare il bilancio previsionale in questa fase iniziale dell’anno risponde da un lato alle sollecitazioni della Corte dei Conti che da tempo sollecita iniziative in questo senso e dall’altro di programmare in maniera oculata l’attività, sapendo che le risorse oggi previste saranno integrate nei prossimi mesi essere con ulteriori risorse statali e anche dalla riprogrammazione dei fondi europei prevista a marzo».In particolare il bilancio di previsione finanzia spese, misure e investimenti in Piemonte per oltre 20,4 miliardi di euro, in linea con il 2024, e con un trend crescente rispetto al 19,6 miliardi del 2022 e ai 18,8 del 2020.

Nel dettaglio, il bilancio di previsione assegna oltre 12,6 miliardi alla spesa sanitaria, proseguendo il trend virtuoso di equilibrio dei conti e garanzia di servizi e prestazioni.
Alle politiche agricole, sono assegnati 100 milioni, tra fondi regionali, europei e statali, oltre a quelli gestiti direttamente da Arpea e relativi al complemento regionale per lo Sviluppo rurale.
Sono confermati 153 milioni di risorse regionali alle politiche sociali e per la famiglia, al pari del 2024, come da note preliminari che integrano il ddl bilancio in aula.
107 milioni sono destinati all’energia e alla diversificazione delle fonti energetiche, in crescita rispetto ai 69,4 milioni previsti nel previsionale del 2024.
114 milioni sono assegnati all’istruzione e al diritto allo studio, in aumento rispetto ai 104 dello scorso anno.
In crescita anche le risorse per la sicurezza, giovani e sport: ci sono 1,7 milioni alle politiche di sicurezza, rispetto ai 470 mila euro del previsionale 2024, e 33,4 milioni per politiche giovanili e sport, ovvero 2 milioni rispetto al 2024.
Per le politiche del lavoro e la formazione professionale, il bilancio previsionale assegna 546 milioni di euro, a fronte dei 488 del 2024.
Sono poi 49 i milioni destinati alle autonomie locali (Province, Comuni, Comunità Montane, unioni di Comuni), quasi il 60 per cento in più rispetto ai 28 del 2024, grazie anche all’assegnazione delle risorse Fsc. Confermati poi i 3 milioni per la protezione civile.
Per quanto riguarda le politiche di sostegno al sistema industriale sono previsti 311 per lo sviluppo economico e la competitività, destinati a industria, pmi, artigianato, commercio, ricerca e innovazione, rispetto ai 216 milioni del 2024. Crescono anche le risorse a sostegno del sistema e per il finanziamento di iniziative culturali: sono complessivamente 107,7 milioni, quasi 8 milioni in più rispetto al 2024. Confermati poi i fondi per il turismo che ammontano circa 30 milioni di euro.
Oltre 210 milioni sono destinati allo sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente, 378 milioni per il trasporto ferroviario, su un totale di 816 milioni destinati complessivamente alle politiche di mobilità e al trasporto pubblico.

Da evidenziare il contenimento della spesa prevista sui costi degli affari generali che passano da 886 a 802 milioni, frutto di politiche di spending review e di risparmio sulla gestione dei beni regionali, a partire dai risparmi garantiti dal Grattacielo Piemonte.

CS

I treni sono un disastro? Di chi la colpa?

IL COMMENTO

Sulla feroce polemica contro il Ministro dei trasporti a proposito dei grossi ritardi della giornata di sabato occorre fare chiarezza nell’interesse del Paese. 
Nell’ultimo anno i ritardi dei treni sono aumentati a vista d’occhio. Perché? Perche’ gli incentivi alle aziende di trasporto ad utilizzare il trasporto su rotaia (il Ferrobonus che ideai e finanziai io nel 2009 quando ero Sottosegretario di Stato ai trasporti) hanno funzionato ed hanno raddoppiato il traffico merci su rotaia. Ma per trasportare queste merci sono aumentati i treni merci che viaggiano sulla nostra rete ferroviaria. . Per quanto riguarda il trasporto passeggeri il successo dell’alta Velocità ha aumentato se non raddoppiato i passeggeri e quindi il numero dei treni in circolazione . Siccome giustamente si è aperto il mercato a più operatori sia nel trasporto passeggeri che quelli merci sono aumentati notevolmente i treni che circolano sulla nostra rete ferroviaria che sostanzialmente è quella ristrutturata nel dopoguerra usando i fondi del Piano Marshall. L’alta velocità ha usufruito anche dallo spazio offerto dal trasporto aereo che ha alcune tratte molto care. La grande novità è rappresentata dalla costruzione della RETE ad AV che corre su binari propri da Torino a Salerno e entrata in funzione sabato 5 dicembre 2009.
L’aumento della domanda di trasporto ad AV ha portato a un forte aumento dei treni in circolazione.  Infine per utilizzare al meglio i fondi del PNRR sono stati decisi investimenti di alcune decine di miliardi sulla rete normale e siccome i lavori debbono essere ultimati entro la metà del 2026, altrimenti si debbono restituire i soldi alla Europa, attualmente sono in corso oltre 1000 interventi sulla rete. Per garantire la sicurezza sul lavoro ovviamente quando si lavora i treni non viaggiano o vengono deviati.  Ecco i motivi dei ritardi e dei disagi.  Se uno ristruttura casa continuando ad abitarla subisce disagi sino a quando i lavori non sono ultimati ma poi sta meglio di prima. Mi stupiscono gli interventi di due ex Ministri dei Trasporti, Bersani e Giovannini.  Bersani in particolare, perché lo ritengo una persona seria e perché da Ministro ha fatto cose buone.  Chi è stato al governo e specificatamente al Ministero dei trasporti dovrebbe premettere che da quando si delibera un investimento sulla infrastruttura della rete ferroviaria occorrono molti mesi/anni per terminare i lavori.
Nessun investimento serio finanziato dal Governo Meloni, che ha iniziato la sua attività due anni e due mesi fa, potrebbe essere già  ultimato oggi.   Per la carenza della rete ferroviaria occorre cioè riferirsi ai Governi precedenti. Ricordiamo tutti la Conferenza stampa del Governo Prodi a Caserta quando due Ministri litigavano sulla TAV e il Professore disse: “Volete fare cadere il Governo?” Salvini non ha nessuna colpa se il vecchio traforo ferroviario del Frejus è fermo da quasi due anni causa una frana in territorio francese che i francesi, se Dio vuole, risolveranno nella prossima primavera. Giovannini poi imputa (sic) all’attuale Governo di aver diminuito gli interventi sulla rete autostradale a favore della rotaia. Forti le polemiche sulla enfasi di Salvini  sul ponte di Messina ma non spiegano cosa farebbero in alternativa.
Io sono convinto che la priorità per il nostro Paese sia l’attraversamento delle Alpi, dove si dirigono 2/3 delle nostre esportazioni,  e quindi la TAV, il Brennero  e poi il Ponte.
Noi non dobbiamo fermare i cantieri in corso anzi dobbiamo accelerare i lavori sulla TAV, sul Terzo Valico,  sul Brennero.  Quando avremo ultimati queste reti che ci collegheranno alla Francia e alla Spagna (TAV), alla Svizzera e alla Germania Ovest (Terzo Valico) e a Austria e a Baviera Germania Est (Brennero) oltre ai 1500 interventi sulla rete ferroviaria normale, allora il nostro viaggiare sarà ancora più importante e bello.  Facciamo i sacrifici ancora per due anni e poi viaggeremo tutti meglio e in modo green. Sì perché il Treno è l’unico mezzo di trasporto che non inquina e riducendo la congestione del traffico sulle strade anche qui inquinerà di meno e ci porterà lavoro e benessere.
Mino Giachino
già Sottosegretario di Stato ai trasporti

Giacenze gasolio, accolte istanze mondo agricolo

 CARENINI (CIA PIEMONTE): «ANCHE LA BUROCRAZIA SI ADEGUI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI»

 

«Riconosciamo alla Regione Piemonte il merito di aver saputo forzare le maglie della burocrazia, concedendo lo slittamento dei termini sulla giacenza minima del gasolio agricolo per evitare alle aziende agricole di iniziare l’anno con il fiato corto. I cambiamenti climatici stanno sempre più ritardando le fasi delle lavorazioni agricole, tanto che molti agricoltori sono ancora impegnati nelle semine. Se il gasolio consumato a fine anno fosse stato conteggiato, come previsto, nel quantitativo assegnato per l’anno successivo, molte aziende agricole nel 2025 avrebbero avuto serie difficoltà a farsi bastare la quota di carburante agevolato loro attribuita di diritto. Va dato atto all’Assessorato regionale all’Agricoltura di avere compreso come anche la burocrazia debba adeguarsi ai cambiamenti climatici».

Così il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, sulla decisione della Regione Piemonte di spostare la data della giacenza minima del gasolio agricolo dal mese di novembre al 10 dicembre 2024, come richiesto dagli agricoltori.

 

Iren, consolidamento di EGEA Holding  al 52,77% del capitale 

 Come riportato nel comunicato stampa del 12 novembre 2024, il Consiglio di Amministrazione di Iren S.p.A. aveva deliberato in tale data l’esercizio del diritto di sottoscrizione e versamento dell’aumento di capitale alla stessa riservato, fino ad un massimo di Euro 5.882,00, oltre sovrapprezzo di Euro 19.994.118,00, da esercitarsi anche in più tranches, con la finalità di finanziare lo sviluppo del progetto PNRR relativo al sistema di teleriscaldamento ad Alessandria, da attuarsi tramite Telenergia Srl, società controllata da Egea Holding S.p.A.

A seguito dell’acquisizione dei nulla osta Antitrust e Golden Power, in data odierna, Iren S.p.A. ha sottoscritto e versato l’aumento di capitale in Egea Holding S.p.A. per Euro 2.941,00, oltre sovrapprezzo di Euro 9.997.059,00.

A seguito di quanto sopra, Iren S.p.A. è venuta a detenere complessivamente il 52,77% del capitale sociale di Egea Holding, acquisendone il controllo, con conseguente consolidamento contabile di Egea Holding S.p.A. e delle società da essa controllate.

Sempre in data odierna si è tenuta l’assemblea dei soci di Egea Holding S.p.A. che ha deliberato, in forza dell’acquisizione del suddetto controllo, la nomina di un nuovo consigliere di amministrazione su designazione di Iren, la quale designa ora quattro membri del Consiglio di Amministrazione sui sette totali.

Affitti in crescita nelle grandi città: a Torino monolocale +4,1%, bilocale +2,6 trilocale +3,7

Secondo i dati dell’ufficio Studi di Tecnocasa i canoni sono in crescita in quasi tutte le grandi città, tra cui Bari, Bologna e Roma. Milano la più costosa

 

Le ultime analisi dell’ufficio Studi del gruppo Tecnocasa registrano una continua crescita ancora dei canoni di locazione, di +3,9% per i monolocali, +4% per i bilocali e +3% per i trilocali nella prima parte del 2024 rispetto al secondo semestre del 2023. La domanda di locazione, sempre sostenuta, deve fare i conti con una preoccupante carenza di offerta, soprattutto di immobili da affittare con contratti di lunga durata. Si preferiscono quelli a canone transitorio che continuano ad attirare sempre più proprietari di casa, mentre in alcune città, tra cui Milano, si nota un ridimensionamento del fenomeno degli affitti brevi. Sono sempre più numerosi i proprietari che, nel capoluogo meneghino, tornano a praticare gli affitti tradizionali, optando per il contratto transitorio. Questo ha determinato un rallentamento della crescita dei canoni di locazione in città dove i valori hanno raggiunto livelli difficilmente sostenibili. Per la prima volta a Milano si registrano contratti a canone concordato, in seguito alla revisione dei valori previsti da parte del Comune. I canoni di locazione sono in aumento in tutte le grandi città, ma in particolare a Bari, Bologna e Roma, dove è maggiormente sentito il ricorso agli affitti brevi. Nel capoluogo romano l’attesa per il Giubileo e per i turisti che approderanno in città sta determinando un mancato rinnovo di contratti tradizionali di lunga durata . Milano si conferma la città più costosa, 820 euro per un monolocale, 1140 euro per un bilocale e 1510 euro un trilocale.

La variazione dei canoni di locazione del I semestre 2024 rispetto al II semestre 2023 è per Torino la seguente: monolocale 4,1, bilocale 2,6 trilocale 3,7. A Milano la variazione si attesta su 2,1 per il monolocale, 2,4 per il bilocale e 1,1 per il trilocale.

Anche nei capoluoghi di provincia gli affitti non hanno mai smesso di crescere e continuano la loro corsa al rialzo con +2,7% per i monolocali, +2,4 % per i bilocali e +2,5 per i trilocali.

Si conferma la maggiore facilità di affitto per le soluzioni di qualità, ben arredate e posizionate in zone servite e luminose. Sempre alta rimane l’attenzione ai costi condominiali.

Nel primo semestre 2024 il 69,3% degli inquilini ha cercato casa in affitto come scelta abitativa, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando la percentuale era pari al 70,1%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare o volutamente scelgono l’affitto. Aumentano i contratti stipulati da chi cerca per motivi di lavoro ( che passano da 24,9% a 26%), mentre diminuiscono i contratti di chi cerca per motivi di studio, passando dal 5% al 4,6%. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2024 segnalano un aumento di quelli a canone transitorio, che si attestano ora intorno al 26,2% contro il 25,4% di un anno fa. Lieve crescita per il canone concordato, passato da 30, 1% al 30,3%.

 

Mara Martellotta

Il futuro di Mirafiori (e di ciò che resta di Fiat) tra timori e speranze

Ci si interroga, soprattutto a Torino, su quali saranno le sorti di ciò che resta della galassia Fiat, a fronte dell’addio improvviso di Tavares e delle rassicurazioni provenienti da Stellantis (che sembra aver trovato una tregua nei burrascosi rapporti con il governo) a proposito del futuro di Mirafiori.

Intanto nella lettera inviata all’inizio dell’anno ai dipendenti del Gruppo, il presidente di Stellantis John Elkann scrive: “Con l’inizio del 2025, dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto fino ad oggi: di fronte alle grandi sfide del nostro settore, nei quattro anni trascorsi dalla creazione di Stellantis abbiamo raggiunto molti traguardi importanti ”.

E prosegue: “Quest’anno dovremo ispirarci alla storica capacità dei nostri meravigliosi brand di adattarsi e plasmare il nostro mondo. Insieme, facciamo in modo che il 2025 sia un anno fantastico”

“In Europa, abbiamo un’offerta leader del settore composta da 40 veicoli elettrici a batteria, tra cui Alfa Romeo Junior, Citroen e-C3, Fiat 500e, Jeep Avenger, Opel Grandland, Peugeot E-208 e una gamma di furgoni Pro One completamente rinnovata. In Brasile, dove Fiat è ancora una volta il brand leader di mercato, abbiamo introdotto l’innovativa tecnologia bio-ibrida grazie ai modelli Fastback e Pulse. In Medio Oriente & Africa siamo leader nella trasformazione della micro-elettromobilità con le nostre Citroen AMI, Fiat Topolino e Opel Rocks-e. In collaborazione con Leapmotor, una delle più innovative aziende cinesi di mobilità elettrica, stiamo offrendo veicoli elettrici a prezzi accessibili in Europa grazie all’esperienza della nostra rete di distribuzione”.

Il presidente di Stellantis ha poi scritto nella sua rassicurante missiva che, “oltre a sviluppare i nostri prodotti e le nostre tecnologie continuiamo a sostenere le comunità in cui operiamo grazie ad attività come Motor Citizens, grazie alla quale l’anno scorso più di 4.500 dipendenti hanno svolto attività di volontariato”. Insomma, parole di ottimismo che non sembrano corrispondere alla situazione descritta, per esempio, dai sindacati o dalle aziende dell’indotto.

Elkann nelle scorse ore ha poi commentato il suo ingresso  nel CDA di Meta:  “sono onorato di poter contribuire al futuro di una delle aziende più importanti del 21 esimo secolo”. Ancora John Elkann: “Non vedo l’ora di portare la mia esperienza globale e la mia prospettiva di lungo termine nel board, mentre Meta continua a plasmare a spingere in avanti le prossime frontiere dell’innovazione e della tecnologia”. Grandi successi personali, ma le prospettive di Stellantis sono altrettanto rosee?

A questo punto, dunque, tra annunci ottimistici, problemi giudiziari legati all’eredità Agnelli e in attesa dei conti relativi al quarto trimestre del 2024 e all’intero 2024, rivelati da Stellantis il prossimo 26 febbraio 2025, ci si chiede: in tutto questo confuso scenario, quale sarà il futuro dell’auto nella sua storica capitale, Torino?

Pubblichiamo di seguito un interessante articolo di Giuseppe Chiaradia, tratto da lineaitaliapiemonte.it, dedicato alle figure di Gianni Agnelli e del nipote John Elkann:

 

Leggi al link sottostante:

I due autodemolitori: tale nonno, tale nipote

Incubo Stellantis: azioni tra le peggiori di Piazza Affari dopo dati immatricolazioni. “2024, anno nero”

 

 

Cessione da John Elkann a Elon Musk in arrivo? Ecco cosa c'è di vero

Autotrasporto: “stangata di inizio anno”

Aumento delle accise e rincari dei pedaggi autostradali (+1,8%)

 

Non c’è pace per l’autotrasporto. Con l’avvio del nuovo anno, puntuali, scattano i rincari dei pedaggi autostradali che riguardano sostanzialmente le tariffe delle autostrade pubbliche. Il rincaro stabilito dal Ministero delle Infrastrutture è pari all’1,8%, come il tasso d’inflazione programmata. Ma, agli aumenti dei pedaggi autostradali si potrebbe aggiungere l’aumento delle accise sul diesel, che il Governo è in procinto di validare.

Viaggia a marce basse anche l’autotrasporto del Piemonte, limitato dalla mancanza di turn over fra gli autisti per la cronica carenza di personale, e schiacciato dalla concorrenza straniera, dalle attività prive di automezzi che svolgono solo attività di intermediazione, dal caro-tassi che frena la transizione green e dalle elevate accise sul gasolio (le più alte in Europa).

 “L’aumento delle accise e i rincari dei pedaggi autostradali potrebbero generare una tempesta perfetta e mettere in ginocchio le imprese di trasporto –afferma Giovanni Rosso, Presidente Autotrasporto Confartigianato Imprese Piemonte- Infatti, l’ipotizzato rincaro del gasolio potrebbe incidere pesantemente sulle aziende dell’autotrasporto, visto che il costo del gasolio incide per il 30% sulle spese complessive. A rischiare la stangata saranno 3,3 milioni di veicoli su un parco complessivo di 4 milioni di mezzi: circa 3 milioni non hanno una massa di 7,5 tonnellate, mentre altre 300 mila viaggiano con un motore Euro 3 o 4. In sofferenza sono i mezzi utilizzati in conto proprio da edili, impiantisti e idraulici, ma anche quelli del trasporto merci medio e leggero: autocarri tra 3,5 e 7,5 tonnellate, oltre ai furgoncini dei corrieri. Esclusi dal rimborso anche gli Ncc e gli autobus gran turismo.”

“Siamo preoccupati – aggiunge Rosso – perché l’aumento delle accise sul gasolio inciderebbe su micro, piccole e medie imprese che si troverebbero a sostenere costi notevoli: a questo punto sarebbe utile impiegare gli introiti per meccanismi di compensazione come incentivi pubblici per l’acquisto di veicoli meno inquinanti e che consumano meno”.

“Chiediamo  alla politica – conclude Rosso – maggiore attenzione per il nostro comparto che ha già vissuto una crisi generalizzata. Anziché incrementare, in maniera metodica, i pedaggi autostradali e le accise, è necessario uscire dalla contingenza e dalla rincorsa delle emergenze per tracciare un disegno complessivo per dotare il Nord Ovest di infrastrutture moderne senza le quali rischiamo di compromettere il futuro del comparto dell’autotrasporto. Occorre, inoltre, creare le premesse culturali e normative per valorizzare il ruolo dell’autotrasportatore, rendendo attraente per giovani, disoccupati e inoccupati una professione sostanzialmente disprezzata nonostante il ruolo essenziale e strategico per l’economia.”

CS

I dieci punti di Uncem per la ripartenza della montagna

Buon inizio d’anno! Si riparte – o meglio, si prosegue – da dieci punti che vedono Uncem lavorare e pensare. Strategia e concretezza vanno insieme. Da oggi e da domani. Dieci punti per tutte le Istituzioni della Repubblica. Eccoli.

1- LA MONTAGNA NEI PROGRAMMI EUROPEI E NAZIONALI
È il principale impegno. Montagna, aree interne e zone rurali sono un perno della nuova strategia di crescita dell’Italia, secondo le direttrici richieste dall’Uncem: Green economy con le Green Community, innovazione, sostenibilità, Smart economy. Devono stare nei programmi europei e nazionali di investimento. Correggiamo gli errori del PNRR. Lavoriamo per un PON Montagna [come vi è il PON Metro, perché non dovremmo avere un Programma Operativo nazionale specifico?] dal 2028. Togliendo di mezzo ogni assistenzialismo con fondi UE o nazionali, cambiando la PAC e ripensando le “indennità compensative”. Serve Managerialità, unita a programmazione e visione.
2- NUOVO WELFARE PUBBLICO
Dietro lo slogan “una ambulanza e un medico [e un pediatra] di base in ogni comune” c’è la volontà di ricostruire un nuovo welfare pubblico – a partire dalla sanità territoriale, come imparato dal covid19 – che colmi i divari strutturali storici del vivere in montagna, agendo su scuola, sanità, trasporti, socio-assistenziale, servizi. Asili nido per tutti, scuole di valle e didattica moderna, in strutture innovative, sicure. Comunità al centro con le “cooperative di comunità”, con le “comunità energetiche”, con le “Associazioni fondiarie”. Affinchè le tante “buone pratiche” possano tradursi in Politiche, da fiori a bouquet. Facciamolo NOI!
3- CAMBIAMENTI CLIMATICI E SPOPOLAMENTO, ASSI CENTRALI
I due terreni di azione sono il cuore della nuova politica montana che dobbiamo mettere in campo. C’è ancora troppa sottovalutazone del rischio, dei disastri climatici che arrivano prima in montagna. I territori sono e devono diventare resilienti, per tornare a ripopolarsi, neopopolarsi. Agricoltura e Turismo non sono scindibili per questo obiettivo. La crisi climatica e la crisi demografica plasmino politiche, le pervadano. Sottovalutarle o ignorarle è peccato politico grave. Le Città sono in dialogo e in sinergia con i territori rurali, montani e interni. Interveniamo per eliminare ogni sperequazione, ogni distanza: creiamo “patti”, “città delle alpi insieme con le valli”, Appennino Parco d’Europa in stretto legame con le zone urbanizzate. Protezione è sviluppo, conservazione è rigenerazione. Futuro.
4- LEGGI CORNICI GIURIDICHE
Legge forestale, Legge sulla Green Economy, Legge sui piccoli Comuni agiscono efficacemente, completando il quadro normativo con una legge sulla montagna che non rimanga inattuata come la precedente 97/94. Dalle Regioni serve più impegno: troppe non hanno investimenti e un articolato per le montagne [e per i Comuni che lavorano insieme]. Si attuino strategie integrate [aree interne, green community, foreste, sviluppo sostenibile] per le montagne con chiare leggi-cornici che delineino strumenti e opportunità per superare sperequazioni.
5- DEFINIZIONE DEI LEP CON SPECIFICITA’ MONTANA
In Italia di discute da 20 anni di come attuare il Titolo V della Costituzione, che prevede i “livelli essenziali delle prestazioni”. Troppo tempo si è perso. Nel definire una Autonomia per le Regioni – insieme – e dicendo come in questa stanno le Autonomie locali, deve essere scritto nero su bianco che questi livelli essenziali devono tener conto della peculiarità montagna come area di sovracosti strutturali permanenti che devono essere garantiti per il diritto di cittadinanza di tutti.
6- LE AZIENDE PUBBLICHE DEVONO INVESTIRE
Le aziende pubbliche (Enel, Eni, Anas, Ferrovie dello Stato, Rfi, Terna, ecc.) non devono più considerare il territorio come logica coloniale, ma devono cominciare a investire in montagna creando valore sociale e non solo finanziario, impegnando risorse e competenze per la transizione energetica ed ecologica. Questo vale guardando alla positiva esperienza fatta negli ultimi due anni con Poste Italiane, chiudendo storici conflitti e aprendo una nuova stagione. Quello è il modello. Che deve essere concreto e carico di investimenti, con una strategia chiara e stabile.
7- CONCESSIONI IDROELETTRICHE CON COMUNITA’ LOCALI AL CENTRO
Sulle concessioni idroelettriche parte una fase nuova, sono da rivisitare attraverso il ristoro ai territori e gli investimenti da realizzare, come Uncem ha sempre chiesto a partire dal “diga day” del 2010. Non solo le Regioni ai tavoli di concertazione, ma anche gli Enti locali: che esprimono le esigenze delle comunità. Non si creino nuove polarizzazioni. Acqua e forza dei gravità hanno un valore da riconoscere pienamente. Così le foreste con i “crediti di sostenibilità” da portare sul mercato.
8- RUOLO DEI COMUNI
Nella logica della legge vigente sui piccoli Comuni, va programmato insieme lo sviluppo locale, attribuendo ai Comuni [grandi e piccoli] associati la funzione operativa per crescita e investimenti, evitando colli di imbuto statali o regionali. Comunità montane ovvero Unioni montane di Comuni siano per tutti: 500 aggregazioni di Comuni che rigenerano la PA, i servizi, la crescita, lo sviluppo locale, l’economia dei luoghi.
9- I GIGANTI DEL WEB
Occorre prevedere un pagamento dell’uso delle reti immateriali da parte dei giganti del web, trovando in questo modo risorse per investimenti nelle aree montane. Qui si innesta il lavoro su fiscalità differenziata, centri multiservizio, difesa del commercio di vicinato, contrasto alla desertificazione. L’Europa sia attenta alla montagna partendo da questa logica europea di remunerazione.
10- DIGITALIZZAZIONE
L’innervamento digitale della montagna è obiettivo prioritario. I Comuni ne sono il perno fondamentale. Vale già, in questa direzione, il prezioso lavoro che Uncem sta facendo sulle reti e sul contrasto al divario digitale, con Operatori Telco e Ministeri e Regioni. Serve uno scatto, con investimenti e sincronizzando Piano banda ultralarga, Piano Italia 5G, Piano Italia 1Giga, che da soli sono perduti.