DALLA REGIONE PIEMONTE- Pagina 2

Mamme egiziane, corsi di educazione alla cittadinanza

L’assessora regionale ai Diritti civili, Monica Cerutti, ha incontrato il rappresentante della comunità egiziana di Torino, Ibrahim Younes, e  un gruppo di mamme egiziane, tra cui le due signore Merfat e Zeinab, che hanno manifestato davanti a Palazzo civico per chiedere di poter rivedere i propri figli, che sono stati dati in affidamento dai servizi sociali. “Abbiamo letto sui quotidiani che una delle signore sollevava il problema della conoscenza delle leggi italiane – ha ricordato Cerutti – e così abbiamo pensato di intervenire per prevenire situazioni come quelle emerse in passato. Abbiamo cercato di capire con loro che tipo di informazione può essere necessario fornire. É emersa l’utilità di corsi di educazione alla cittadinanza per chi arriva da altri Paesi, non solo dall’Egitto, e ha abitudini e culture diverse”. La Regione individuerá, insieme alle associazioni egiziane e a quelle di altri Paesi,  i contenuti di questi corsi. E entro fine anno sarà  proposto un bando  alle stesse associazioni di persone di origine straniera per sostenere i loro progetti, privilegiando proprio quelli di educazione alla cittadinanza, a partire dalla conoscenza delle regole dei diritto di famiglia vigenti in Italia.Questi corsi dovranno avere come lingua principale l’italiano, associata anche alle lingue dei destinatari, soprattutto per coinvolgere chi ė arrivato più recentemente in Italia. In questo modo, le comunità straniere saranno chiamate ad essere protagoniste in prima persona della costruzione di politiche di inclusione.

Braccia (e fondi) per l’agricoltura

In arrivo altri 13,5 milioni di euro a favore dei giovani agricoltori del Piemonte, dalla giunta regionale. I fondi riguardano i bandi 2017 del Psr (piano di sviluppo rurale) e  andranno a 131 giovani impegnati  in 72 aziende di pianura e collina, 59 in montagna. Per l’insediamento dei giovani agricoltori, vengono destinati 7,7 milioni di euro, mentre per l’ammodernamento delle aziende 5,7 milioni  “E’ una decisione – commenta Giorgio Ferrero, assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte – che va incontro alle tante richieste venute da giovani che vogliono intraprendere in agricoltura o ammodernare le aziende, magari ereditate dalla famiglia. Stiamo sostenendo persone, spesso animate da entusiasmo e passione, che saranno il fulcro dell’agricoltura di domani”.

APRE IL BANDO “RI.ENT.R.O.” PER INCENTIVARE IL RIENTRO AL LAVORO DELLE DONNE DOPO LA MATERNITA’

Le mamme lavoratrici, con residenza o domicilio in Piemonte, possono presentare domanda per “RI.ENT.R.O.” (Rimanere Entrambi Responsabili e Occupati), l’intervento della Regione che consente di ottenere un incentivo una tantum volto a sostenere il ritorno al lavoro delle donne dopo la maternità, nel caso in cui il padre fruisca del congedo parentale. È infatti aperto il bando a cui è possibile partecipare seguendo le modalità indicate sul sito della Regione Piemonte nella sezione bandi al seguente link: http://www.regione.piemonte.it/bandipiemonte/cms/finanziamenti/rientro-rimanere-entrambi-responsabili-e-occupati-incentivo-il-rientro-al-lavoro-dopo

L’iniziativa è stata resa nota durante il seminario “Donne e lavoro. Politiche in evoluzione in Piemonte”, organizzato a Palazzo Lascaris, in occasione dell’8 marzo, dalla Regione Piemonte e dalla direzione regionale dell’Inps.

L’obiettivo della giunta Chiamparino è quello di incentivare il rientro al lavoro delle donne in seguito alla nascita di un figlio o di una figlia e, al tempo stesso, favorire la condivisione delle responsabilità di cura famigliare tra i genitori, stimolando i papà a fruire maggiormente dei congedi parentali. L’azione nasce dall’impegno delle assessore alle Pari Opportunità, Monica Cerutti e al Lavoro, Gianna Pentenero. Questo intervento è stato coperto con 500.000 euro di risorse regionali ed europee.

L’incentivo, valido anche in caso di adozione o affidamento di minori, viene riconosciuto in un’unica soluzione sia alle lavoratrici dipendenti del settore privato, sia alle lavoratrici autonome e alle titolari o socie di micro imprese, al termine della fruizione da parte del papà del congedo parentale. In particolare, l’importo, del valore di 400 euro, viene erogato per ogni mese in cui il padre ha fruito del congedo, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità). Per i nuclei monoparentali composti dalla sola mamma, invece, l’incentivo, in questo caso di 500 euro, viene riconosciuto, al termine del congedo di maternità o parentale, a fronte del suo ritorno al lavoro, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità disabili).

La parità – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte –passa anche attraverso parità di condizioni nel mondo del lavoro. Troppo spesso però davanti alla maternità i datori di lavoro vedono un problema e questa continua a essere una discriminazione che non può essere più tollerata. Non a caso in Italia si fanno sempre meno figli e l’età media è sempre più alta, un problema nostro che ricadrà sul futuro dei nostri figli e nipoti. Quello che come Regione stiamo facendo è dare una possibilità alle coppie alle quali nasce un figlio; alle madri che vogliono, possono e devono tornare al lavoro; alla società italiana che deve poter vedere nei congedi parentali non una possibilità, ma un diritto del quale i genitori devono poter usufruire”.

Iniziative come questa – ha aggiunto Gianna Pentenero, assessora al Lavoro della Regione Piemonte, – si propongono di favorire la permanenza delle donne al lavoro, nella consapevolezza che la rinuncia da parte delle mamme è ancora in gran parte dovuta al permanere di modelli culturali che tendono a riservare la responsabilità di cura in modo quasi esclusivo alla figura materna, oltre che alla scarsa conoscenza delle possibilità offerte dalle norme oggi in vigore. Dopo la Valle d’Aosta, il Piemonte è la regione italiana con il gap di genere, la differenza cioè tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, più basso (-13,5% rispetto al -17,7% della Lombardia e al -20,6% del Veneto). Tuttavia siamo ancora lontani dai valori di regioni europee simili per dimensioni al Piemonte (si pensi alla Rhône-Alpes francese o al Baden-Württemberg tedesco), dove la differenza di genere è inferiore al 10% e la percentuale di donne che lavora supera il 70%, rispetto al 62,3% del Piemonte. E’ a questi numeri che dobbiamo tendere, favorendo in tutto i modi possibili l’occupazione femminile”.

Diritti e dignità al femminile: le 10 azioni

Sono state presentate da Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, le “10 azioni concrete per i diritti e la dignità delle donne”.

«Anche quest’anno il mese di marzo è l’occasione per fare un bilancio delle politiche portate avanti come assessora alle pari opportunità, provando sempre a valutare per ogni azione regionale l’impatto sulle cittadine. Penso che la politica continui a non valorizzare a sufficienza il talento femminile nelle istituzioni e a non porre fra le sue priorità un maggior coinvolgimento delle donne nella vita produttiva. Noi stiamo cercando di dare un contributo in questa direzione, costruendo azioni insieme alle stesse donne, privilegiando il loro protagonismo, che può diventare portatore di cambiamento, come nelle iniziative di cooperazione internazionale.Mi auguro che l’otto marzo possa essere un’occasione di riflessione comune. In particolare quest’anno voglio dedicare questa ricorrenza a mia mamma, da pochissimo scomparsa, che mi ha trasmesso la voglia di lavorare a un futuro migliore per le donne, che si traduca in un miglioramento per tutti» – ha dichiarato Monica Cerutti.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati anche i numeri dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio in Piemonte che trovate qui di seguito:

Le donne seguite nel 2017 dalla rete regionale dei 14 Centri antiviolenza sono state 2.336, mentre le donne accolte nelle Case rifugio sono state 86. È stato registrato un incremento rispetto al 2016 (1.921) anche perché la rete ė stata migliorata e potenziata.

Le donne che sono state seguite dai 7 Centri antiviolenza presenti sul territorio di Torino e provincia sono state 1.641 di cui 443 donne sole, 1.122 con figli e 41 in gravidanza. I sette Centri antiviolenza sono: Comune di Torino, Telefono Rosa, UDI, Arci Valle Susa, Svolta Donna, Donne e Futuro e Punto a capo.

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 40-49 anni con 488 donne. Gli altri dati: 52 donne con meno di 20 anni; 222 tra i 20 e i 29 anni; 373 tra i 30 e i 39 anni; 263 tra i 50 e i 59 anni; 164 oltre i 59 anni; di 79 il dato non è stato rilevato.

Per quanto riguarda il titolo di studio i dati raccolti mettono in evidenza che la maggioranza delle donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza torinesi hanno un titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado, sono ben 619. Gli altri dati: 9 non hanno alcun titolo di studio; 63 scuola primaria; 489 secondaria di primo grado; 258 laurea o diploma di infermiera; di 187 non è stato rilevato.

Il dato occupazionale: 760 risultano occupate; 562 non occupate; 236 altro.

Le donne seguite dai Centri antiviolenza delle altre province piemontesi sono 695, di cui 171 sole e 512 con figli (di 12 il dato non è stato rilevato). I sette Centri antiviolenza delle altre province sono: Medea (AL), Orecchio di Venere (AT), Consorzio CISSABO (BI), Consorzio del Cuneese (CN), Futuro Donna Ceva (CN), Comune di Novara, Consorzio CISS Ossola (VCO).

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 40-49 anni con 180 donne. Gli altri dati: 26 donne con meno di 20 anni; 97 tra i 20 e i 29 anni; 169 tra i 30 e i 39 anni; 77 tra i 50 e i 59 anni; 39 oltre i 59 anni.

Per quanto riguarda il titolo di studio i dati raccolti mettono in evidenza che la maggioranza delle donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza delle altre province del Piemonte hanno un titolo di studio di scuola secondaria di primo grado, sono ben 242. Gli altri dati: 15 non hanno alcun titolo di studio; 29 scuola primaria; 138 secondaria di secondo grado; 38 laurea o diploma di infermiera; di 228  non è stato rilevato.

Il dato occupazionale: 325 risultano occupate; 291 non occupate; 79 altro.

Le donne accolte nelle Case rifugio presenti sul territorio piemontese sono 86, di cui 44 sole e 42 con figli.

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 30-39 anni con 20 donne. Gli altri dati: 10 donne con meno di 20 anni; 18 tra i 20 e i 29 anni; 10 tra i 40 e i 49 anni; 10 tra i 50 e i 59 anni; 4 oltre i 59 anni; di 2 il dato non è stato rilevato.

Per quanto riguarda il titolo di studio i dati raccolti mettono in evidenza che la maggioranza delle donne che si sono rivolte alle Case rifugio piemontesi hanno un titolo di studio di scuola secondaria di primo grado, sono ben 35. Gli altri dati: 4 non hanno alcun titolo di studio; 11 scuola primaria; 22 secondaria di secondo grado; 4 laurea; di 10 non è stato rilevato.

Il dato occupazionale: 25 risultano occupate; 60 non occupate; 1 altro.

A questi dati ne va aggiunto ancora uno che è quello relativo alle donne accolte in altre strutture di ospitalità che sono 75.

Presto la distribuzione di cannabis ad uso terapeutico

farmaciaDopo una prima fase sperimentale, la Regione Piemonte estenderà a breve anche a tutte le farmacie territoriali la distribuzione di cannabis ad uso terapeutico, come previsto dalla legge regionale n.11 del 2015. Al momento il servizio viene effettuato unicamente nelle farmacie ospedaliere.

Ad annunciarlo è stato l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, partecipando il 18 dicembre ad un convegno organizzato dall’Ordine dei Farmacisti della provincia di Torino: “Quanto emerso dal convegno conferma la bontà della scelta di limitare a sei aree di patologie l’utilizzo della cannabis terapeutica, senza fughe in avanti. Gli studi scientifici infatti non sono sempre coincidenti. Anche per questo daremo un contributo per rafforzare le evidenze scientifiche a livello nazionale, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza degli effetti delle terapie”.

“Ritengo tuttavia – ha aggiunto Saitta – che su questi temi sia sempre più necessario rafforzare il ruolo dello Stato. Lo dico come assessore e come coordinatore nazionale: non possiamo assistere a un’Italia a due velocità, con alcune Regioni che fanno una legge e altre no. Serve una legislazione nazionale chiara, esattamente come per i vaccini. Il federalismo sulla cannabis non ha senso”.

gianni.gennaro@regione.piemonte.it

(Foto: il Torinese)

Il primo passo verso la medicina di genere

medico sanitaLa medicina di genere intende indagare sulle relazioni tra l’appartenenza sessuale e di genere e l’efficacia delle terapie nel trattamento di determinate patologie

La Giunta regionale, su proposta degli assessori Monica Cerutti e Antonio Saitta, ha deliberato durante la riunione del 5 dicembre la costituzione del “Tavolo permanente di lavoro e confronto sulla medicina di genere”, atto in continuità con gli obiettivi del Piano regionale di prevenzione 2014-2018.

La medicina di genere intende indagare sulle relazioni tra l’appartenenza sessuale e di genere e l’efficacia delle terapie nel trattamento di determinate patologie. La Regione ha così intrapreso un percorso per la valorizzazione di una medicina attenta alle problematiche bio-culturali, che possa implementare percorsi di ricerca, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione eque dal punto di vista del genere e che riconoscano il dato scientifico della disciplina, incentivando formazione e conoscenza.

Numerosi gli obiettivi che si pone la nuova struttura: collaborare alla messa a sistema dell’ottica sanitaria di genere nella prospettiva del Piano regionale per la prevenzione; favorire l’inserimento del tema medicina/salute di genere nei fondamentali della Città della Salute; elaborare proposte e progetti a sostegno delle funzioni regionali di programmazione socio-sanitaria; proporre ed organizzare momenti formativi, di approfondimento e/o sensibilizzazione; contribuire alle azioni di comunicazione della Regione proponendo temi e argomenti da inserire sul sito istituzionale; favorire la condivisione di un linguaggio comune rispetto ad un approccio orientato al genere; stimolare la condivisione delle esperienze nel rispetto della specificità di ogni componente; individuare linee progettuali e percorsi comuni; sostenere la continuità delle buone prassi; agevolare la creazione e il rafforzamento delle reti sociali, formali e informali.sanita
A farne parte saranno l’Osservatorio cittadino sulla salute delle donne, la consigliera di parità regionale; la Commissione regionale per le Pari opportunità l’Università di Torino-Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche l’Ordine dei Medici, il Centro studi Pensiero femminile, la Fondazione Medicina a misura di donna, il Cirsde, Chil, Cisl e Uil. La composizione potrà essere successivamente integrata.

L’importanza della delibera, sostiene Monica Cerutti, assessora alle Pari opportunità, deriva dal fatto che “è ancora troppo poca l’attenzione sul tema della medicina di genere e sulla complessità generata dalle differenze. Si tratta di mettere in campo un nuovo strumento di appropriatezza delle cure mediche. Tra gli uomini e le donne piemontesi non è ancora chiara l’importanza di percorsi di prevenzione e cura che tengano conto delle specificità di genere. Dobbiamo moltiplicare i momenti di riflessione e le opportunità di informazione ai cittadini e alle cittadine mettendo a sistema le diverse iniziative portate avanti in questo ambito sul nostro territorio. È chiaro che un’analisi di genere approfondita ci potrà dare indicazioni puntuali utili a definire in modo più efficace le nostre azioni di prevenzione”.

L’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, aggiunge che “la medicina di genere rappresenta un obiettivo strategico per la sanità pubblica ed è destinata ad avere un ruolo sempre crescente. La costituzione del tavolo è un fatto positivo per rafforzare percorsi di ricerca, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione e sollecitare le istituzioni ad intraprendere anche in ambito regionale un percorso per il riconoscimento scientifico della disciplina, incentivando formazione e conoscenza. In Piemonte negli ultimi anni si sono avviate alcune interessanti esperienze che intendiamo valorizzare”.

Gianni Gennaro – www.regione.piemonte.it

Garanzia Giovani fase due, per i ragazzi che non studiano e non lavorano

Il budget delle indennità di tirocinio passa da 20 a 30 milioni di euro e viene introdotta la presa in carico, nel momento stesso in cui il giovane si iscrive al portale, venendo assegnato a un unico referente

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Per contrastare la crisi occupazionale inizia il  1 marzo la seconda fase di Garanzia Giovani, il programma nazionale che intende favorire l’occupazione dei giovani che non studiano e non lavorano, nella fascia d’età compresa tra 15 e 29 anni. “Il ministero – dice l’assessore regionale  Giovanna Pentenero – ha riscontrato un uso non sempre corretto dei tirocini. Proprio per evitare che le aziende occupino i giovani per un lasso di tempo eccessivamente breve, il Piemonte, d’intesa con le parti sociali, ha deciso di concentrare il pagamento delle indennità negli ultimi tre mesi e di escludere i contratti part-time e di durata inferiore a sei mesi”. Il budget delle indennità di tirocinio passa da 20 a 30 milioni di euro e viene introdotta la presa in carico, nel momento stesso in cui il giovane si iscrive al portale, venendo assegnato a un unico referente. Inoltre, per tre mesi può essere selezionato per svolgere attività formative, tirocini, o per un’offerta di lavoro. Una volta passato questo periodo, viene ricontattato per svolgere attività di orientamento.

Tre esperti per le aziende sanitarie

MEDICO

La Commissione si insedierà il prossimo 8 gennaio 2015

 

Sono stati individuati i tre componenti della Commissione che, fin dall’inizio del mese di gennaio, sarà al lavoro per selezionare le candidature giunte all’assessorato alla sanità della Regione Piemonte in risposta all’avviso pubblico per i direttori generali delle aziende sanitarie.

 

La Commissione, che si insedierà il prossimo 8 gennaio 2015, è composta dal prof. Roberto Vaccani, docente di organizzazione e personale alla SDA Bocconi school of management (si tratta dell’esperto indicato dall’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, cui la Regione Piemonte si era rivolta chiedendo uno dei nominativi per comporre la terna); dal dott. Lino Cinquini, professore ordinario di economia aziendale alla Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa e dal dott. Massimo Fabi, attuale direttore generale dell’AUSL di Parma.

 

“La Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa è una qualificata istituzione scientifica indipendente alla quale l’assessorato ha richiesto, proprio come ad Agenas, di indicare un esperto” spiega il Direttore regionale della sanità Fulvio Moirano, che ricorda come “la Commissione opererà senza oneri a carico della finanza pubblica”.

 

Al bando della Regione per nominare i nuovi futuri direttori delle aziende sanitarie, in scadenza nel mese di aprile, hanno presentato domanda 240 candidati, di cui 51 sono donne.La Commissione dovrà esaminare l’osservanza dei requisiti richiesti, la coerenza dei curricula presentati e le esperienze professionali dichiarate rispetto alle funzioni da esercitare; seguiranno poi, per la valutazione, “test attitudinali e colloqui individuali per esaminare le specifiche competenze dei candidati ed individuare profili caratterizzati da capacità sistemiche e negoziali, con un orientamento prevalente verso lo sviluppo delle attività connesse al ruolo in coerenza con i vincoli economico finanziari”. Il superamento delle selezioni determinerà l’inserimento dei nominativi in un elenco regionale di idonei.

 

(www.regione.piemonte.it)

L’assessore: “Garanzia Giovani prosegue”

REGIONE PALAZZOL’assessore regionale al Lavoro, Giovanna Pentenero, assicura che il progetto Garanzia Giovani continuerà

 

“Il grande successo in termini di adesioni e servizi – rileva l’assessore Pentenero – ha portato all’esaurimento del budget disponibile in tempi brevi. Per questo ci siamo attivati alla ricerca di nuove risorse, che abbiamo già individuato, per non interrompere l’iniziativa ed agganciarla alle misure attuative del programma nazionale, che partiranno a gennaio. Una parte di esse è già iniziata in Piemonte: si tratta di quella relativa al reinserimento formativo, che da settembre ha visto 2.700 ragazzi tra i 15 e 16 anni essere inseriti in un programma di contrasto all’abbandono scolastico che permetterà loro di concludere il ciclo formativo”.

 

“I numeri – aggiunge l’assessore al Lavoro – parlano chiaro: in cinque mesi abbiamo attivato interventi di inserimento lavorativo e di tirocinio per 1.400 ragazzi. Sono 2.500, inoltre, i giovani raggiunti da un servizio di orientamento, rispondendo così a un numero di richieste superiori alle nostre aspettative e agli obiettivi iniziali stessi dell’intervento”.