CULTURA- Pagina 24

Il futuro del Museo Pietro Micca: Roberto De Masi punta su digitale e inclusione

L’INTERVISTA

Valorizzare il patrimonio legato alla Cittadella di Torino e aprire il museo ad un nuovo pubblico attraverso tecnologie e nuovi linguaggi della narrazione.

Il Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706 apre una nuova fase con l’arrivo del nuovo direttore, il Gen. Roberto De Masi. Governance, innovazione digitale, inclusività e nuovi spazi sono le direttrici lungo le quali intende sviluppare il suo mandato, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del museo nella vita culturale torinese e di ampliare il pubblico anche in vista del 350° anniversario dall’anno di nascita di Pietro Micca.

Generale De Masi, quali sono gli obiettivi che si propone nel suo mandato?
Il mio obiettivo è consolidare il museo come presidio culturale della città e luogo di riferimento per la conoscenza dell’assedio del 1706. Per farlo è necessario innanzitutto lavorare sulla gestione rafforzando il coordinamento tra i soggetti coinvolti nelle attività culturali. Una struttura organizzativa più solida consente di programmare iniziative con maggiore continuità e di sviluppare progetti capaci di ampliare la diffusione della conoscenza storica legata alla Torino militare.

Il patrimonio del museo è strettamente legato alla storia della città. Come si può raccontarlo oggi ad un pubblico più ampio?
Il museo custodisce un patrimonio di grande valore, legato alla memoria della Cittadella di Torino e alla figura di Pietro Micca. Per dialogare con un pubblico sempre più ampio è necessario aggiornare gli strumenti di comunicazione e di narrazione. L’innovazione digitale può aiutarci molto, dalle nuove modalità di visita a strumenti interattivi che rendono l’esperienza più coinvolgente e permettono di raccontare in modo efficace le vicende dell’assedio e il sistema difensivo della città.

Tra i temi che ha indicato c’è anche quello dell’inclusività. Che cosa significa per un museo come questo?
Significa lavorare perché il museo possa essere sempre più accessibile e aperto a pubblici diversi. Naturalmente è necessario tener conto di alcune caratteristiche strutturali del sito: il percorso di visita comprende le gallerie sotterranee della Cittadella, un sistema di cunicoli militari progettati per la difesa della città e oggi tra gli elementi più suggestivi del museo.
Attraverso strumenti di narrazione innovativi possiamo permettere anche a chi non può percorrere fisicamente le gallerie di conoscerle e comprenderne la funzione storica. L’obiettivo è mantenere il legame con l’esperienza originale del sito offrendo, allo stesso tempo, nuove modalità di accesso ai contenuti.

Qual è, quindi, la sfida dei prossimi anni per il museo?
La sfida è coniugare la tutela di un patrimonio storico unico con la capacità di aprirsi a nuovi linguaggi e a nuovi target di pubblico. Rafforzare l’organizzazione, innovare la comunicazione e ampliare le possibilità di accesso sono i passaggi fondamentali per far sì che il Museo Pietro Micca diventi sempre più un luogo di divulgazione e di memoria condivisa, capace di raccontare la storia della città con strumenti contemporanei senza perdere, tuttavia, l’autenticità di uno dei siti storici più affascinanti di Torino.

Il Museo Nazionale dell’Automobile celebra Mimmo Frassineti

Con la mostra “Sguardi d’impresa”, che approda a Torino fino al 3 maggio prossimo

Dopo le tappe di Modena e Roma, fino al 3 maggio prossimo la mostra dal titolo “Sguardi d’impresa. Mimmo Frassineti fotografa la Ferrari” è ospitata al MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. L’esposizione, inserita nelle iniziative della Giornata Internazionale del Made in Italy, è promossa da Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione di Modena, in collaborazione con Ferrari, con il supporto della Fondazione Ago Modena Fabbriche Culturali e con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La mostra è composta da oltre 40 fotografie; “Sguardi d’impresa” rappresenta l’ultimo lavoro realizzato da Mimmo Frassineti, fotografo, pittore, giornalista e autore di reportage industriali, scomparso lo scorso 17 febbraio all’età di 83 anni. Nell’esposizione sono messi in relazione  due nuclei di scatti realizzati, a distanza di 45 anni l’uno dall’altro, negli stabilimenti produttivi Ferrari di Maranello. Il primo, del 1980, è oggi parte dell’archivio storico del Gruppo CDP, il secondo, del 2024, è stato commissionato da Cassa Depositi e Prestiti. Un ampio progetto di digitalizzazione e valorizzazione riguarda l’intero archivio storico fotografico del Gruppo CDP, che documenta con oltre 20 mila immagini l’evoluzione industriale del Paese tra gli anni Trenta e Novanta del Novecento, testimoniando il ruolo della finanza pubblica a supporto dei principali settori strategici dell’economia italiana.

La mostra è curata dalla struttura Patrimonio Artistico e Culturale di CDP, in collaborazione con la famiglia di Mimmo Frassineti, e si articola intorno a quattro parole chiave: “connessioni”, “sintonia”, “manifattura”, “precisione”, che mettono in luce la continuità del lavoro nei siti di produzione. L’esposizione diventa così una riflessione più ampia sulla cultura d’impresa italiana come pratica quotidiana che si rinnova nel tempo, rendendo riconoscibile il nostro “saper fare”. Il risultato non è solo un confronto tra due epoche, ma anche una riflessione sul legame profondo che unisce l’uomo alla macchina, fatto di orgoglio, passione, competenza e responsabilità. Per omaggiare una carriera lunga sessant’anni, al MAUTO è presente anche un nucleo di otto fotografie provenienti dall’Archivio storico del Gruppo CDP, scattate da Mimmo Frassineti all’interno di altri stabilimenti industriali. Nella tappa a Torino, è esposta anche una scultura di Arnaldo Pomodoro, “La colonna del viaggiatore”, del 1966, attualmente conservata attualmente nel museo aziendale di Cassa Depositi e Prestiti.

In un gioco di riferimenti iconografici, la scultura dialoga con le immagini della mostra e ne arricchisce la prospettiva sul ruolo dell’impresa nella promozione della cultura. Le Colonne sono una costante importante nell’arte di Pomodoro fin dai primissimi anni Sessanta: una reinterpretazione dell’elemento architettonico della colonna classica, ricco di significati simbolici e memorie, che l’artista intacca con le sue caratteristiche spaccature e trame di segni.

“Il ricordo di Mimmo Frassineti accompagna questa ultima tappa della mostra a lui dedicata – ha dichiarato il Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini – dopo Modena e Roma, il MAUTO è il luogo naturale per concludere un percorso espositivo che celebra il legame tra arte, impresa e territorio. La mostra conferma l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e archivistico, e si inserisce in un progetto più ampio, avviato con la creazione del museo CDP, uno spazio che non si limita a custodire la memoria, ma guarda al futuro attraverso l’arte contemporanea e la fotografia. Questa esposizione rappresenta il modo più autentico per ricordare Mimmo Frassineti e per riscoprire ciò che rende grande ogni impresa: persone, storie e ingegno”.

“Siamo particolarmente onorati di ospitare al MAUTO ‘Sguardi d’impresa’ – ha dichiarato Benedetto Camerana, Presidente del Museo Nazionale dell’Automobile – per la rinnovata collaborazione con Ferrari, che si sviluppa da anni su numerosi progetti, alcuni attivi anche in questi mesi, e per la prima collaborazione su progetto con Cassa Depositi e Prestiti, primaria istituzione pubblica italiana cui ci unisce la strategia di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, con un respiro ampio e orizzontale per CPD e un taglio verticale per il MAUTO. Questo comune progetto mette al centro il valore culturale della produzione industriale rendendo omaggio allo sguardo di Mimmo Frassineti, recentemente scomparso, capace di raccontare con straordinaria sensibilità il rapporto tra persona, lavoro e macchina. Attraverso il patrimonio fotografico e archivistico di CDP, e grazie al contributo di un’azienda simbolo come Ferrari, emerge con chiarezza una visione 8n cui l’impresa non è soltanto luogo di produzione ma anche generatrice di cultura, memoria e identità collettiva”.

Mara Martellotta

“Torino 4×4. Fotografie di una nuova era”

Dal 2 aprile al 2 giugno, la Corte di Palazzo Carignano ospita la mostra “Torino 4×4. Fotografie di una nuova era”, promossa da Fondazione Boscolo e Camera.

L’esposizione nasce come un progetto fotografico che intreccia arte, comunicazione e impegno sociale. Il titolo rende omaggio al lavoro quotidiano delle quattro realtà torinesi coinvolte, attive in contesti complessi e segnati da fragilità.

In mostra, gli scatti di Fabio Bucciarelli raccontano le esperienze sportive delle squadre degli Insuperabili, dove il calcio diventa strumento di inclusione e socializzazione. Le fotografie di Enrico Gili danno voce ai sogni e alle speranze delle persone accompagnate da Progetto Tenda, impegnato dal 1999 nel sostegno a chi vive situazioni di emergenza abitativa. Deka Mohamed Osman propone invece una serie di still life che reinterpretano, con creatività e colore, gli strumenti sviluppati da Hackability, associazione che promuove l’inclusione delle persone con disabilità attraverso soluzioni tecnologiche su misura. Infine, le immagini di Marco Rubiola lasciano spazio all’immaginazione dei giovani seguiti da Nove ¾, progetto della Fondazione Gruppo Abele dedicato a chi vive condizioni di ritiro sociale.

La mostra è il risultato della collaborazione tra Fondazione Boscolo, Camera Torino e la factory PiazzaSanMarco, con l’obiettivo di valorizzare arte e cultura come strumenti di espressione e, soprattutto, come motori di trasformazione e rigenerazione sociale, capaci di generare consapevolezza e cambiamento.

Questa prima edizione di “4×4”, curata da Marco Rubiola insieme a François Hébel, segna l’avvio di un progetto più ampio volto a mappare le realtà virtuose del territorio, che proseguirà anche il prossimo anno.

L’esposizione rientra nel programma di Exposed Torino Photo Festival 2026.

“Torino 4×4. Fotografie di una nuova era”
2 aprile – 2 giugno 2026
Corte di Palazzo Carignano

Mara Martellotta

Una grande mostra su Casa Savoia al Castello di Susa

Venerdì 3 aprile alle ore 17 al Castello della Contessa Adelaide – Museo Civico della città di Susa, verrà inaugurata la mostra “I Savoia. Mille anni di storia e potere”, che inaugurerà la stagione di apertura al pubblico del maniero per il 2026.


Venerdì 3 aprile, alle ore 17, presso il Castello della Contessa Adelaide, sede del Museo Civico della Città di Susa, si aprirà la mostra dal titolo “I Savoia. Mille anni di storia e potere”, che inaugurerà la stagione di apertura al pubblico del maniero per il 2026. L’esposizione, visitabile fino al 24 maggio prossimo, permetterà al pubblico di ammirare la straordinaria collezione di Savoie.live, Associazione fondata ad Annecy nel settembre 2024, che si dedica alla conservazione, alla promozione e alla trasmissione della storia, del patrimonio e delle tradizioni della Savoia, culla di una delle dinastie più illustri d’Europa, artefice dell’Unità d’Italia.

La scelta del luogo non è stata casuale: nel 1046, Adelaide di Torino sposò nel Castello di Susa Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della dinastia sabauda, portandogli in dote il Marchesato di Susa, la Contea di Torino, l’area compresa tra il Po e la Stura di Demonte, le Contee di Albenga e Ventimiglia, Asti, Albenga e molti territori delle Langhe.

I Savoia compirono così il primo passo di un lungo cammino che, il 17 marzo del 1861, portò alla proclamazione del Regno d’Italia. La mostra, curata da Stefano Paschero, diretto del Museo Civico di Susa, e Claude Duffur, fondatore di Savoie.live, è allestita nella sala mostre temporanea del castello. Si articola in sei nuclei tematici che esplorano il potere sabaudo nelle sue forme più concrete e riconoscibili: la cartografia come strumento politico, la legittimità dinastica, il diritto e l’amministrazione dello Stato, la forza militare del Risorgimento, la devozione religiosa come l’identità sociale e la cultura come eredità viva.

Questa collezione, presentata per la prima volta in Italia, racconta come i Savoia abbiano costruito e mantenuto il proprio potere nel tempo, ed è composta da oltre 40 documenti e oggetti originali. Il pubblico potrà ammirare da vicino oggetti di valore inestimabile che abbracciano otto secoli di storia europea, come carte geografiche olandesi del Seicento e Settecento, sigilli medievali in bronzo, codici giuridici, sciabole, libri d’oro miniati, croci alpine in oro e argento, partiture musicali. La visita non si esaurisce nella sala mostre temporanee, in quanto il percorso prosegue nelle sale del Museo Civico della città di Susa, dove la collezione racconta la stessa storia dal punto di vista del territorio: dalla figura di Adelaide alle testimonianze delle fortificazioni alpine, dalla statua del Principe Eugenio di Savoia Carignano alla bandiera risorgimentale, il Museo stesso diventa parte integrante dell’esposizione. La mostra è realizzata in accordo di partenariato tra il Museo Civico di Susa, la Pro Loco di Susa APS, Savoia.live, Revejo e Artemide, con il patrocinio della città di Susa, e rientra nell’ambito del torneo storico dei Borghi di Susa.

Visitabile il lunedì, sabato e domenica dalle 14 alle 18, con apertura straordinaria lunedì 6 aprile nei medesimi orari. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d’accesso al Castello.

Info: castello@comune.susa.to.it – prenotazioni e visite: castellosusa@gmail.com

Mara Martellotta

Informazioni: castello@comune.susa.to.it
Prenotazioni visite:
castellosusa@gmail.com
Didattica e scuole:
didatticacastellosusa@gmail.com
Social: Instagram e Facebook @castellosusa

Cultura che unisce. Nel nome di Antonelli un unico grande itinerario piemontese

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Rete Antonelliana: cultura e territorio in un unico progetto

“Rete Antonelliana. Cultura che unisce” è il progetto con cui la Regione Piemonte punta a valorizzare in modo coordinato il patrimonio architettonico di Alessandro Antonelli, creando un itinerario culturale tra Torino e il Novarese. L’iniziativa, curata da Abbonamento Musei insieme alle Fondazioni Fondazione TRG e Piemonte dal Vivo, coinvolge 20 realtà e propone oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra e incontri divulgativi.

«Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell’ingegno e della creatività piemontese – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli nel corso della conferenza stampa di presentazione svoltasi nel Grattacielo Piemonte – Con questo progetto la Regione compie una scelta chiara: trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo, mettendo in rete luoghi simbolo della nostra identità e rafforzando la capacità del territorio di attrarre nuovi flussi culturali e turistici. Questa è la prima stagione di un percorso destinato a crescere, coinvolgere nuovi partner e ampliare il numero di siti e di iniziative, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio architettonico».

«La Rete Antonelliana nasce per mettere in relazione luoghi, istituzioni e comunità che custodiscono l’eredità di Alessandro Antonelli – ha aggiunto Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei – Vogliamo costruire una narrazione condivisa e favorire nuove forme di partecipazione culturale, a partire dal pubblico degli abbonati in Piemonte e Lombardia, rendendo questo patrimonio sempre più accessibile e riconoscibile. Questo primo anno rappresenta un laboratorio di sperimentazione per sviluppare modalità innovative di fruizione e coinvolgimento dei pubblici».

Un patrimonio diffuso tra Novarese e Torino

Figura centrale dell’architettura piemontese, Antonelli – nato a Ghemme nel 1798 – ha lasciato opere iconiche come la Mole Antonelliana, oggi simbolo della città. Il progetto coinvolge anche altri luoghi significativi, tra cui la Cupola di San Gaudenzio, Villa Caccia e il Santuario di Boca, contribuendo a rafforzare una rete culturale capace di unire territori, comunità e istituzioni.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione che, attraverso linguaggi contemporanei come teatro, podcast e strumenti digitali, mira a rendere sempre più accessibile e riconoscibile l’eredità antonelliana, proiettandola anche a livello nazionale e internazionale.

Efimera. Vivere il Parco del Castello di Racconigi

 

 

Rassegna culturale al Complesso della Margaria

6 aprile – 11 ottobre 2026

 

 

EFFIMERA è il modo in cui il Parco del Castello di Racconigi torna a vivere: un progetto delle Residenze reali sabaude, realizzato con il contributo di Fondazione CRC e in collaborazione con la Città di Racconigi.  Il Complesso della Margaria nel Parco apre al pubblico, con una rassegna che, da aprile ad ottobre, alterna aperture straordinarie, spettacoli, cinema all’aperto, visite naturalistiche, laboratori e attività per famiglie.

Il titolo EFFIMERA richiama la natura stessa della rassegna: ogni appuntamento è un evento unico, pensato in relazione al Parco e al suo continuo mutare nel corso delle stagioni. Il sottotitolo Vivere il Parco del Castello di Racconigi è un invito a frequentare il Parco e a viverlo non solo come luogo di visita, ma come ambiente da attraversare e abitare in diversi momenti dell’anno. Da questa idea nasce un calendario di giornate in cui, accanto alle attività, sarà possibile visitare il Complesso della Margaria, le Serre reali e il Giardino dei Principini, normalmente non aperti al pubblico.

La rassegna nasce dopo una prima stagione di iniziative realizzata lo scorso anno e rappresenta un ulteriore passo nel percorso di riapertura e valorizzazione della Margaria, uno dei gioielli architettonici del Parco del Castello di Racconigi e uno dei più importanti esempi di architettura neogotica in ambito europeo. In questi anni la riapertura è avvenuta progressivamente, attraverso visite, aperture straordinarie e attività. Oggi la rassegna diventa lo strumento per rendere questi spazi nuovamente frequentati e vissuti.

 

Il programma si articola in 22 giornate, tra aprile e ottobre, alternando e intrecciando linguaggi e pubblici diversi. Performing arts nel Parco e negli spazi della Margaria, con lo spettacolo di circo contemporaneo al femminile Non m’indosso del Collettivo Binario Zero che esplora l’equilibrio tra attrici e personaggi, partendo dalle musiche di Giacomo Puccini e dalle protagoniste al centro delle sue opere (domenica 24 maggio e domenica 13 settembre, ore 17.30); lo spettacolo teatrale Il sogno di Bottom a cura di Onda Larsen, spin off di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare (domenica 28 giugno, ore 16.30) e il reading Ma piantala lì! con Alessandro Barbaglia che racconta storie di semi e alberi, storie sintetiche e non di sintesi, bensì di fotosintesi (domenica 30 agosto, ore 16.30). Cinema all’aperto con aperitivo nel cortile delle Serre reali, con le proiezioni curate dall’Associazione Cinedehors, di The Artist, il film vincitore di 5 premi Oscar nel 2012, tra cui Miglior Film, scritto e diretto in bianco e nero da Michel Hazanavicius e ambientato durante il passaggio dal cinema muto a quello sonoro (sabato 13 giugno, ore 19), Le regole del caos, uscito nel 2014 e diretto da Alan Rickman con Kate Winslet, sull’architetto paesaggista André Le Nôtre a cui venne affidato l’ambito incarico di progettare e realizzare i giardini di Versailles (sabato 11 luglio, ore 19). Visite naturalistiche con pic-nic nel Giardino dei Principini per conoscere, con l’agronomo delle Residenze reali sabaude, storie di giardini e delle figure che nel tempo lo hanno curato: i giardinieri (domenica 24 maggio, domenica 14 giugno, domenica 16 agosto e sabato 26 settembre, ore 10.30). Osservazione del cielo con aperitivo, a cura di Infini.To – Planetario di Torino: guidati da un astronomo sarà possibile osservare il cielo sia a occhio nudo, sia con l’ausilio di telescopi (sabato 20 giugno, ore 19.30).

Visite didattiche e attività per bambini di differenti fasce d’età, a cura dei Servizi educativi del Castello: “Una casa nel Parco”, dai 3 ai 5 anni, si ispira all’albo Un giardino straordinario di Sam Boughton per un’esperienza immersiva e coinvolgente tra letture sul prato, racconti da condividere e una storia da costruire insieme (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 10.30); “I segreti della giardiniera Rosina”, dai 6 agli 11 anni, porterà i partecipanti attraverso indizi e curiosità, guidati dall’aiuto giardiniera della corte sabauda, alla scoperta delle Serre e dei giardini della Margaria (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 16; domenica 11 ottobre, ore 15); “Nel mondo di Lele lo stalliere”, dai 6 agli 11 anni, in cui Lele accompagnerà i visitatori alla scoperta di stalle e scuderie (domenica 13 settembre, ore 10.30 e 15) e una “Caccia al tesoro alla scoperta della Margaria”, dai 6 agli 11 anni, con la guida del margaro Tunin che aiuterà i partecipanti a intercettare appunti, disegni e indizi per una caccia tra arte, natura e storia (domenica 27 settembre, ore 10.30 e 15). Laboratori di animazione con marionette: “Protagonisti in scena”, dove i bambini non sono solo spettatori, ma diventano attori e autori mettendo in scena un micro-spettacolo dal vivo, a cura della Fondazione Marionette Grilli (lunedì 6 aprile e domenica 10 maggio, ore 10.30 e 15) e “Gianduja e il fantasma del Castello di Racconigi” in cui si sperimenterà la costruzione di un burattino (domenica 11 ottobre, ore 10.30). Appuntamenti musicali e sonori, infine, come il concerto Musica delle piante e jazz ispirato dalla natura della band Zigola Jazz & Plant Musica, in occasione della Festa della Musica (domenica 21 giugno, ore 17.30).

 

La rassegna si inserisce in un più ampio programma di tutela, manutenzione e valorizzazione del Parco e delle sue architetture: sono in corso interventi sul patrimonio architettonico e sul paesaggio storico, attività di restauro, progetti di ricerca e indagini conoscitive, insieme al progressivo ampliamento delle aree del Parco accessibili al pubblico.

 

Il programma completo, sempre aggiornato, è disponibile sul sito web:

https://museipiemonte.cultura.gov.it/

Vittorio Sereni e il “respiro” del lago

E’ stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo. Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981, due anni prima della morte

La “sua” Luino , qualche anno fa, ne ha celebrato il centenario con una originalissima regata velica sul lago al tramonto. Sulla vita e l’opera poetica di Vittorio Sereni, si sono susseguiti iniziative, dibattiti, convegni. Il suo, dopo quello di Piero Chiara, è il secondo centenario che si è celebrato nella capitale della sponda magra del lago Maggiore. Grande poeta e intellettuale di rango, tra i fondatori della rivista “Corrente” nel 1938, espressione dei giovani ermetici milanesi, traduttore e critico acuto, prima capo ufficio stampa alla Pirelli e poi direttore letterario alla Mondadori ( per la quale, e per primo, diresse la collana “I Meridiani”), Vittorio Sereni  è stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo.

Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981,due anni prima della morte. La poesia di Sereni offre un respiro largo, profondo ma, agli inizi, risente del “richiamo” del lago a Luino. E’ lì che nasce, nel 1919,  da padre campano ( funzionario di dogana)  e da madre luinese. Lì frequentò la scuola elementare e lì tornò spessissimo da adulto per incontrare i vecchi amici e per trascorrervi le vacanze. La vicinanza  della Svizzera, la vita della comunità che s’articolava tra il lago e il tracciato di una delle più antiche strade ferrate del nord-ovest dell’Italia unita com’era la Novara – Pino, prossima in quel punto a varcareil confine, hanno influenzato la prima raccolta poetica di Sereni, Frontiera, del 1941.

Già nel titolo si coglie la sintesi di avventura e d’inquietudine, tipica di una città di confine che è ponte tra genti e lingue, paesi e culture. Basta leggere alcuni versi di “Terrazza” per rendersene conto: “Improvvisa ci coglie la sera/ Più non sai dove il lago finisca/ un murmure soltanto sfiora la nostra vita/ sotto una pensile terrazza/  Siamo tutti sospesi a un tacito evento questa sera/  entro quel raggio di torpediniera/ che ci scruta poi gira se ne va”. E’ il lago  che, verso nord, si stringe, s’inabissa tra pareti di roccia alta e grigia, richiamando alla memoria i sentieri  di montagna e i valichi , i viandanti e i contrabbandieri. Quel lago che Vittorio Sereni e Piero Chiara , così simili e così diversi, ci hanno insegnato ad amare.

 

Marco Travaglini

 

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

Narcisi, templari e l’abito del Titanic al Castello di Piea d’Asti

Migliaia di narcisi e tulipani, giacinti e fritillarie splendono nel parco del Castello di Piea d’Asti ma ci sono anche dame e cavalieri, musica e arte in un crescendo di eventi che accompagneranno i visitatori fino al 3 maggio. “Il narciso incantato”, tradizionale appuntamento di primavera giunto alla XVIII edizione, affianca alla fioritura nei giardini arte, cultura, enogastronomia e tanta storia.
Da trent’anni Silvia Tamietto fa rivivere la storia del castello, sala per sala, e i tanti personaggi nobili che hanno soggiornato tra le mura di questo maniero nel corso dei secoli come i Roero. Lasciata la carriera di insegnante si è trasferita a Piea d’Asti (un’ora d’auto da Torino) nel castello con la famiglia e ogni anno lo apre al pubblico con una lunga serie di eventi. La storica residenza, che fa parte del circuito nazionale delle Dimore Storiche ed è sede di un museo d’arte antica, propone quest’anno interessanti novità tra le quali le note del Rondò veneziano che decanteranno gli abiti della Venezia del Settecento (il 19 aprile), un’esposizione di cimeli e memorie dei Cavalieri Templari con un concilio dell’Ordine e pranzo templare il 26 aprile, una mostra di rare porcellane di Meissen, Dresda e Capodimonte, una collezione di Uova della scuola di Fabergé, reperti di Casa Savoia, una sedia di Giovanni Giolitti, l’abito originale indossato dalla fidanzata di Leonardo DiCaprio nel film “Titanic” (il 25 aprile dame e cavalieri in abiti Liberty) e ancora un’esposizione di auto d’inizio Novecento.
E inoltre la mostra d’arte “Opere, castelli e colori danzanti” a cura di Doriana Doria il 29 marzo durante la quale si esibiranno figuranti in abiti ottocenteschi. Tra le altre iniziative del castello anche aste di antiquariato e la possibilità di sposarsi nell’antica cappella di fine Settecento. Il 1 maggio sarà presentato il libro storico sulla famiglia proprietaria della residenza e il 3 maggio si chiuderà con una rassegna enogastronomica con pranzo e vendita di prodotti locali. Un po’ di storia non guasta mai, il maniero nacque nel 1154 nel cuore del paese e nel Trecento il feudo di Piea venne ceduto ai Roero e ai Riva ma a metà Quattrocento un signore della famiglia dei Roero occupò la fortezza con le truppe del marchese del Monferrato Gian Giacomo Paleologo. Nella prima metà Settecento l’edificio si trasformò da fortezza in palazzo gentilizio con i lavori di restauro fatti eseguire dai conti Filippo Felice e Carlo Maria Roero. All’inizio dell’Ottocento la dimora passò per via ereditaria al marchese Faussone di Clavesana e a fine secolo divenne proprietà della famiglia genovese Bombrini e poi di quella dei Della Croce di Dojola.
Nel 1999 viene venduta agli attuali proprietari che in primavera aprono i cancelli ai turisti. Un solenne scalone d’ingresso realizzato su progetto di Filippo Juvarra e preziosi lampadari di Murano abbelliscono gli eleganti ambienti. La sale affrescate dai fratelli Galliari nel Settecento sono arredate con mobili antichi. Notevoli le ampie cantine, tutte da scoprire, insieme al “giardino all’italiana” risalente al ‘700. E per chiudere…una leggenda romantica che aleggia intorno al castello di Piea: un’attraente fanciulla parrebbe aggirarsi di notte nella sale del maniero, la Dama Bianca smaniosa di ritrovare i cari luoghi della sua pur breve esistenza terrena..
Il biglietto di ingresso al parco costa 5 euro mentre per visitare le sale storiche il prezzo è di 9 euro. Il castello è aperto fino al 3 maggio da lunedì a venerdì dalle 15,00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi dalle 11,00 alle 19,00.  Per informazioni: 340.7818231 – 327.7055413
Filippo Re

Vietato non sfogliare a Miradolo. Laboratori didattici e visite dedicate ai libri animati

Castello di Miradolo (TO)

Domenica 29 marzo 2026

 

Domenica 29 marzo il Castello di Miradolo dedica un’intera giornata ai libri che si possono toccare, guardare, ascoltare, esplorare, in occasione della Giornata nazionale per la Promozione della Lettura del 24 marzo. Visite, laboratori, attività per famiglie e per il pubblico adulto, costruiscono un percorso intorno al tema dell’accessibilità e alle molte forme che il libro può assumere, tra pagine tattili, simboli, immagini tridimensionali e meccanismi cartacei. Un programma in dialogo con la mostra C’è oggi una fiaba pensato per avvicinare alla lettura pubblici diversi e per scoprire libri che ampliano l’esperienza della narrazione oltre la pagina stampata.

 

Dalle 10 alle 18 il Castello ospita “Vietato non sfogliare – Mostra di Libri Speciali” a cura di Area ETS, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. In esposizione libri tattili, con traduzione in Braille, in simboli, in Lingua dei Segni, ad alta leggibilità, senza parole, audiolibri, ebook, libri-gioco, libri fotografici e sensoriali: strumenti diversi che rendono la lettura accessibile e condivisibile, capaci di raggiungere pubblici differenti per età, capacità e modalità di fruizione.

 

In programma anche due appuntamenti de “La domenica dei piccoli” dedicati alle famiglie: alle 10.30 “Storie per le dita”, lettura al buio di libri tattili ed attività di esplorazione multisensoriale. Le dita possono non solo toccare, ma anche viaggiare, leggere e persino sognare. Il laboratorio invita a scoprire le possibilità comunicative nascoste dei diversi materiali, a partire dalle quali costruire nuove pagine (età: 2-5 anni). Alle 15 “Storie al quadrato”, laboratorio sui libri in simboli in cui si mescolano letture ritmate, ricomposizione di storie e creazione di simboli nuovi per far diventare i bambini protagonisti di avventure inedite (età: 6-10 anni).

 

Alle 15, inoltre, visita guidata al Parco del Castello condotta dalla naturalista e guida escursionistica Emanuela Durand. Alla stessa ora anche la visita speciale “La magia dei libri animati”, a cura dell’associazione culturale Collezione Piero Marengo (con sede presso la Libreria Antiquaria Freddi di Torino), tra le poche realtà in Italia a documentare l’evoluzione storica dei libri pop-up e delle carte animate. La visita condurrà il pubblico alla scoperta dei libri animati presenti in mostra: opere editoriale complesse, costruite con meccanismi cartacei, piegature, elementi tridimensionali e dispositivi sonori che trasformano il libro in uno spazio di esplorazione visiva e narrativa.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Domenica 29 marzo

Vietato non sfogliare

Ore 10-18.30: Mostra di Libri Speciali

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Storie per le dita

Ore 10.30: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Storie al quadrato

Ore 15: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Visita guidata al Parco

Ore 15: Visita a cura di Emanuela Durand

Costo compreso nel biglietto di ingresso

La magia dei libri animati

Ore 15: Visita speciale alla mostra C’è oggi una fiaba

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

FamilyLab: 5 euro bambini (comprensivo di ingresso e attività didattica) + biglietto di ingresso accompagnatori

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com