È il momento della costruzione dei progetti:
Una montagna di idee
Venerdì 10 settembre incontro aperto a tutti per preparare il dossier di candidatura
che sarà consegnato al Ministero della Cultura
(Saluzzo, 25 agosto 2021). È giunto il momento più atteso: quello della definizione del dossier di candidatura che sarà consegnato al Ministero della cultura entro il 19 ottobre. Dopo i numerosi incontri di preparazione in digitale e gli appuntamenti di confronto nei territori, è giunto il momento di un incontro pubblico, aperto a tutti, per l’individuazione delle suggestioni che faranno parte del dossier di candidatura. Si tratta dell’ultima occasione per partecipare alla costruzione di Saluzzo Monviso 2024 e del progetto di Capitale della cultura.
Si tratta di un momento centrale nel cammino della candidatura e, proprio per questo motivo, il Comitato promotore ha fortemente voluto dare vita a un incontro pubblico. Aperto a tutti coloro che vogliano esprimere il proprio pensiero e mettersi in gioco in questa grande sfida.
Cuore della candidatura di Saluzzo Monviso 2024 è la montagna e il suo futuro: quale legame tra montagna, delle sue valli, della sua pianura e cultura? Quali opportunità per i giovani? Quali sono le strade da intraprendere per affrontare con coraggio e passione le sfide che il dopo pandemia sta mettendo sotto gli occhi di tutti?
IL PROGRAMMA
L’appuntamento con Una montagna di idee è per tutti il 10 settembre alle 16,30 Al Quartiere (ex Caserma Musso, Piazza Montebello 1 a Saluzzo).
Dopo una breve introduzione e spiegazione dei lavori, i partecipanti si divideranno in gruppi di lavoro incentrati sui sette temi che altrettante linee di lavoro del dossier: IDEE, nuovi modelli di governance territoriali per le comunità diffuse metromontane; PATRIMONIO, dalla tradizione alla programmazione partecipata; NATURA, agricoltura, allevamento, ambiente, ecologia, nutrizione, sport e salute; SAPERI, comunità, formazione, inclusione, innovazione, ricerca, scuola; LINGUAGGI. Dalla regione occitana ai nuovi territori dell’espressione artistica e scientifica; IMPRESE, una nuova generazione di imprenditori nasce nell’incontro fra città e montagna; ACCOGLIENZA, dal turismo di quantità alla qualità degli spazi per tutti: stili di vita, outdoor, benessere e nuova residenzialità.
A ogni tavolo, insieme agli iscritti, parteciperanno figure di riferimento in ciascun ambito che porteranno il loro punto di vista sul progetto.
A seguire, intorno alle 19, è in programma la condivisione collettiva delle idee emerse nei gruppi, per un confronto generale.
Seguirà alle 20 un aperitivo per scambiare qualche chiacchiera e condividere l’esperienza.
A seguire alle 2045 l’incontro Natura cultura comunità, dialogo tra Gian Luca Favetto, autore di Bjula delle betulle. Un viaggio intorno al mondo e Carlo Grande, autore di Il giardino incantato. Un viaggio dell’anima dalle Alpi occidentali alle colline delle Langhe e del Monferrato, entrambi appena usciti in libreria.
COME PARTECIPARE?
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, senza limitazioni. La giornata di lavori si svolgerà secondo le vigenti normative sulla salute pubblica, previa iscrizione e presentazione del Green Pass.
Ci si potrà iscrivere a un solo gruppo di lavoro.
Link per l’iscrizione:
Tavoli di lavoro (ore 17) https://www.eventbrite.it/e/166919345255
Plenaria di restituzione (ore 19) https://www.eventbrite.it/e/166795203945
Incontro Natura, cultura, comunità (ore 20,45) https://www.eventbrite.it/e/167464220993
Tutti i link di iscrizione sono facilmente raggiungibili dal sito www.saluzzomonviso2024.it nella sezione Call.
Info
Fb e IG: @saluzzomonviso2024
#saluzzomonviso2024
#CIDC2024

In questi giorni di fine estate è venuto a mancare Roberto Calasso,
Chiude il volume una lucida analisi sul tema della laicità,del Cristianesimo e dell’ Islam con pagine che sembrano scritte dopo l’occupazione talebana di Kabul . Sarà anche un modo per rendere omaggio a tre anni dalla morte a Giovanni Ramella ,preside del Liceo “ d’Azeglio” a cui è dedicato un capitolo del libro. E’ stato scelto un parco attrezzato per grandi eventi alle porte di Torino, con il massimo distanziamento ed ampio parcheggio, messo a disposizione dall’Assessore alla Cultura di Moncalieri, LAURA POMPEO, che coordinerà l’Incontro. Sono obbligatori il green pass e la prenotazione (
Era la Svizzera dall’immagine quasi mitica che venne descritta, nel 1781, da William Coxe nelle sue “Lettres sur l’état de la Suisse”. E l’élite europea corse a visitare la nazione delle alte cime, dei ghiacciai e delle cascate, dei laghi e della democrazia, degli alpeggi e delle “persone autentiche” che valeva la pena di conoscere e d’incontrare nei vari cantoni. Ci si trovava davanti ad uno dei segni più evidenti del tramonto dell’egemonia urbana e della ricerca, soprattutto attraverso la villeggiatura, di grandi spazi di libertà, del contatto con la natura “in presa diretta”. La sedentarietà veniva vista con diffidenza, era sinonimo di perdizione, corruzione mentre l’avventura del viaggio, della scoperta di un orizzonte più largo esercitava un fascino irresistibile. Fino alla grande depressione del 1929, il turismo fu in ogni caso un fenomeno per pochi. Erano gli aristocratici a conoscere e praticare l’arte del savoir-vivre e del saper viaggiare. Basta vedere il profilo del turista-tipo del 1800 per rendersene conto. Scorrendo i resoconti dei bollettini delle stazioni turistiche che, nella loro compilazione, riportavano l’elenco delle nazionalità e delle professioni si comprende come il fenomeno turistico era composto per un buon 80% da nobili ereditieri, da un 15% formato da rappresentanti del clero, ufficiali e uomini di legge e, in ultimo, da un restante e modesto 5% di commercianti e banchieri. A metà del XIX secolo fecero la loro comparsa le grandi collane di guide e i “tascabili” conquistarono il mercato. E, guarda caso, sia l’inglese “Murray” sia la tedesca “Baedeker” e la francese “Joanne” esordirono con un volume sulla Svizzera. La montagna “chiamava” i più arditi a praticare l’alpinismo, un fenomeno che appassiona e travolge. Nell’arco di una generazione, dopo la fondazione dell’Alpine Club nel 1857, gran parte delle vette delle Alpi furono conquistate. Due categorie di persone che amavano le “quote alte” s’incontrarono: gli alpinisti, una minoranza, e i villeggianti che, a valle, osservavano, commentando. Col passare degli anni ci si chiese se non potesse essere la montagna, d’estate, a surrogare la funzione del mare d’inverno, quella di “far prendere dell’aria buona”, contemplare i panorami e rimettersi in forma. A metà dell’800 una pattuglia di intraprendenti albergatori delle Alpi, soprattutto in Svizzera ed Austria, ma anche sul versante italiano, riuscì ad attirare una buona clientela promettendole la bellezza del soggiorno in montagna, godendo il sole e l’aria frizzante, senza rinunciare ai comfort. Nascono così le prime stazioni climatiche e, verso la fine del secolo, si sviluppa una nuova usanza: il breve soggiorno in montagna dopo la cura termale.
vetta alla Gnifetti dove oggi si trova il rifugio intitolato alla memoria della sovrana, oppure occuparsi dell’alloggio e del vitto di quella clientela. I poveri, quando si mettevano in viaggio, lo facevano per necessità alla ricerca di un lavoro che non riuscivano a trovare in loco. Il vocabolo vacanza, semplicemente, non apparteneva al loro lessico. Né da un saggio efficace, in uno dei periodici “Racconti d’estate” pubblicati dal quotidiano “La Stampa”, Mario Rigoni Stern. Per lui e la sua generazione, bambini e adolescenti negli anni ’30 del ‘900, la vita trascorreva sui banchi tra l’autunno e la primavera e nei campi, coadiuvando gli adulti nei lavori agricoli, in estate. Il servizio militare, persino la partecipazione di Rigoni Stern al secondo conflitto mondiale, consentì allo scrittore di fruire di “licenze” trascorse non nell’ozio ma, ancora una volta, nei campi. Anche il periodo postbellico non mutò sostanzialmente questo tenore di vita spartano. Fino a quando, ormai passati i quarant’anni, per festeggiare il primo contratto firmato con una casa editrice si concesse alcuni giorni in un alpeggio poco sopra casa, sull’altipiano dei Sette Comuni. Ma anche in quel caso Rigoni Stern aiutava l’alpigiano con la mungitura, coadiuvandolo nella confezione del formaggio, cuocendo la polenta. La prima vera vacanza, al mare di Puglia ormai raggiunta una certa notorietà letteraria, nel Racconto d’estate di Rigoni Stern arriva praticamente alle porte della pensione. Ci fu invece chi, come il verbanese Nino Chiovini, partigiano e scrittore, che le vacanze scolastiche ebbe la fortuna di farle, già negli anni ’30, nel paese d’origine della famiglia a Ungiasca, in valle Intrasca. Ecco l’affresco che, delle estati dell’infanzia e dell’adolescenza, tracciò in “Ungiasca perduta” (pubblicato nel fascicolo n. 9 di Verbanus, edito nel 1988). “Mi piacque – racconta – fin dal principio passare le vacanze estive a Ungiasca. In quanto ad amicizie, problema importante per un ragazzo fuori sede, le circostanze mi consentirono di tenere il piede in due staffe.
L’avvenimento non sfuggì ai quotidiani nazionali, che ne diedero ampio risalto.Con la teleferica, dopo gli anni ’20, iniziò l’era degli impianti di risalita meccanica. Lo ski-lift sganciabile fu inventato nel 1935 da Pomagalski. Esplose la moda in un vero e proprio “boom” nelle regioni alpine: lo sci, a tutti i livelli, diventò il tratto di unione tra turismo e montagna. Tra il Verbano e il Cusio il Mottarone venne preso d’assalto grazie alla sua collocazione geografica che consentirà di ribattezzarlo con il nomignolo di “montagna dei milanesi”. Macugnaga e Formazza diventarono le due perle della discesa e della disciplina nordica del fondo. In generale i centri che abbinavano vacanza e sport si moltiplicarono in ragione dei profondi cambiamenti per gli sciatori che erano sempre più attrezzati a percorrere piste veloci, grazie alle risalite più agevoli. Ci volle ancora un po di tempo per far diventare il turismo invernale un fenomeno di massa anche perché i costi non serano del tutto agevoli. Negli anni cinquanta il costo di una settimana bianca per quattro persone era pari a uno stipendio medio mensile ed erano ancora delle élite a praticare questo tipo di vacanza. Ma l’attrazione fu tale da rendere fragile anche questa barriera. Nacquero a quel tempo le stazioni in alta montagna, si costruirono strade e alloggi, si instaurò una forte competizione anche nei prezzi e nell’offerta ricettiva. E il turismo montano diventò una radicata – e praticata – realtà. Questo processo fu più lento e complicato in una realtà come quella del VCO, all’estremo nord del Piemonte. Per molto tempo il turismo si era sviluppato attorno ai grandi alberghi del lago, alle ville patrizie, a villeggiature più modeste. E anche dopo il secondo conflitto mondiale resistette per anni un turismo povero, spesso di giornata con l’utilizzo generalizzato di mezzi pubblici. Ad esempio le ferrovie Nord di Milano, il traghetto Laveno-Verbania Intra, la ferrovia Intra-Premeno.Oppure la strada ferrata del Sempione sulla tratta tra Milano e Stresa, il trenino a cremagliera che saliva dalla “perla del lago Maggiore” fino alla vetta del Mottarone. O, ancora, in treno fino a Domodossola da lì con la ferrovia Vigezzina fino alle Centovalli e Locarno in Svizzera.