CRONACA- Pagina 196

Biciclettata Future Parade contro il Salone dell’Auto

Ieri  pomeriggio in centro si è svolta la biciclettata Future Parade che ha sfilato per le vie di Torino: una nuova protesta per il Salone dell’Auto, dopo l’annullamento  della sfilata delle Super Car per timore delle contestazioni.   Commentano i promotori di Extinction Rebellion: “Un corteo colorato e festoso di biciclette, cargo bike, monopattini e roller blade ha chiuso la settimana del Fuori(il)Salone, una settimana di dibattiti, cortei e flashmob che ha portato nelle piazze di Torino una visione diversa di città e una critica puntuale a un modello di sviluppo industriale vecchio e ideologico”.

Tumore alla prostata, se ne parla in un convegno

Negli ultimi anni, la lotta contro il tumore della prostata sta vivendo una vera e propria rivoluzione. Dalla Raccomandazione europea sugli screening oncologici del 2022 alle nuove frontiere diagnostiche e terapeutiche, si aprono oggi scenari concreti per migliorare prevenzione, diagnosi precoce e qualità di vita dei pazienti.

Per promuovere un confronto costruttivo tra Istituzioni, pazienti e comunità scientifica, nasce un ciclo di dibattiti pubblici regionali, frutto della collaborazione tra Europa Uomo Italia – l’associazione dei pazienti impegnata nella tutela della salute maschile – e Novartis, tra le aziende leader nell’innovazione terapeutica.

Obiettivi dell’iniziativa:

  • Informare pazienti e cittadini sul percorso di diagnosi, cura e riabilitazione del tumore della prostata;
  • Sensibilizzare le Istituzioni per attivare screening organizzati e garantire accesso equo all’innovazione;
  • Valorizzare le best practices regionali attraverso il coinvolgimento della comunità scientifica locale.

 Lunedì 29 settembre, a Torino, presso NH Hotel Torino Santo Stefano, Via Porta Palatina, 19, dalle 9,30 alle 13,15 è un’occasione per affrontare insieme una sfida di salute pubblica che riguarda milioni di uomini in Italia, con uno sguardo concreto alle soluzioni già oggi disponibili.

 

Neonati: il codice postale conta più del codice genetico

Il codice postale conta più del codice genetico: anche per la crescita del neonato pretermine, è dove nasci che fa la differenza, da uno studio coordinato dall’ospedale Regina Margherita di Torino
Per un genitore, la crescita del figlio è fonte di gratificazione e dà un rassicurante messaggio di salute. La qualità e la quantità di crescita ottimali di un neonato prematuro sono però molto diverse da quelle di un neonato a termine sano allattato al seno. Oggi la medicina permette di far sopravvivere bambini nati pretermine e la nutrizione con tecniche artificiali può supplire anche a gravi carenze. Tuttavia, mimare la crescita di un neonato a termine non rappresenta l’obiettivo migliore, poiché espone il piccolo pretermine al rischio di sviluppare obesità, ipertensione e malattie cardiovascolari in età adulta.
La crescita ideale nei primi mesi di vita dei bambini nati pretermine è ora descritta dalle carte di crescita specifiche per i pretermine basate sugli standard internazionali INTERGROWTH-21st, sviluppate per offrire un riferimento affidabile, universale ed adatto a questa fragile popolazione. Nello studio sono state arruolate 4607 donne in gravidanza, in otto diversi Centri ospedalieri in altrettanti Paesi del mondo (Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Kenya, India, Oman e Cina), seguite ecograficamente per tutta la durata della gravidanza. Di queste gravidanze 224 sono esitate in parti pretermine ed i neonati sono stati seguiti con controlli ravvicinati nei primi due anni di vita, per descriverne crescita, eventuali patologie e neurosviluppo. E’ stato promosso l’allattamento esclusivo al seno, con ottimo successo (circa 70% dei lattanti assumeva ancora una quota di latte materno ad 8 mesi di vita).
A differenza delle curve di crescita tradizionali, che spesso si basano su dati raccolti in contesti locali e con criteri variabili, gli standard INTERGROWTH-21st forniscono un prezioso riferimento basato su un campione multietnico di neonati pretermine ai quali è stata fornita adeguata assistenza medica e nutrizionale dopo la nascita, nati da madri in buona salute e ben nutrite.
La dottoressa Francesca Giuliani, pediatra neonatologa dell’ospedale Regina Margherita di Torino, ha condotto e coordinato a livello internazionale il progetto e commenta: “Uno dei risultati più affascinanti del progetto è che meno del 10% delle differenze osservate nella crescita dei neonati tra i diversi Paesi del mondo coinvolti nello studio è attribuibile alla genetica (“nature”), tutto il resto è ambiente, risorse, esperienze, cultura (“nurture”): da qui il ruolo rilevante delle diseguaglianze ambientali, sociali e di salute nel determinare le differenze di crescita e di potenzialità di sviluppo.
In particolare, solo lo 0,2 – 4% della variabilità di crescita scheletrica nei bambini pretermine era correlata a differenze tra le popolazioni studiate, a riprova del fatto che curati e nutriti adeguatamente i neonati – geneticamente simili in ogni parte del mondo – riuscivano ad esprimere pienamente il loro potenziale di crescita, mentre questo non avviene in molti Paesi del mondo perché il potenziale geneticamente determinato non viene espresso, per carenze e malnutrizione.
Simili risultati sono stati ottenuti non solo per la crescita corporea, ma anche nel raggiungimento delle tappe motorie e nei test cognitivi (varianza tra i siti di 1,3% per i punteggi cognitivi, 9,2% per gli aspetti comportamentali). Questi dati suggeriscono che in buone condizioni di salute e con una adeguate cure sanitarie ed alimentazione, il pretermine nato in Cina cresce e raggiunge gli obiettivi neurocomportamentali come quello nato in India o in Italia. Una simile conclusione era stata raggiunta anche da un precedente studio dell’OMS, condotto però su bambini nati a termine fino all’età prescolare”.
Queste carte di crescita sono uno strumento importante per neonatologi, pediatri ed operatori sanitari, permettendo a livello di pratica clinica quotidiana di individuare precocemente anomalie del ritmo di crescita ed intervenire con strategie nutrizionali adeguate per garantire i migliori esiti a distanza; inoltre, dal momento che sono carte internazionali, permettono anche di valutare l’efficacia di interventi di salute pubblica applicati ad intere popolazioni.
Sabato 27 settembre 2025, presso l’Aula Magna dell’ospedale Infantile Regina Margherita, si terrà un Congresso dal titolo “Il monitoraggio della crescita del neonato pretermine dopo la dimissione”, evento che vede presenti e coinvolte tutte le neonatologie del Piemonte.
La dottoressa Alessandra Conio, responsabile del reparto di Patologia Neonatale dell’ospedale Regina Margherita, osserva: “Questo convegno è espressione dell’attenzione e dell’interesse per la ricerca e lo studio anche in ambito neonatologico da parte del nostro ospedale e del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino”, diretto dalla professoressa Franca Fagioli, che aggiunge:”Con le carte di crescita messe a punto da questa ricerca, abbiamo a disposizione parametri oggettivi, validati a livello internazionale, per la valutazione della crescita nel tempo dei neonati pretermine anche dopo la dimissione, in maniera armonica e continuativa tra ospedale e territorio”.

L’eredità Agnelli e il mistero dei quadri pregiati spariti

La vicenda dei quadri di grande valore legati all’eredità della famiglia Agnelli si inserisce in un contesto già segnato da anni di controversie giudiziarie e dispute patrimoniali che vedono protagonisti gli eredi di una delle dinastie più influenti d’Italia.

Sarebbero scomparse dalla collezione attribuita a Gianni Agnelli tele di altissimo valore  tra cui opere di De Chirico, Monet, Picasso, Balla e Bacon.

Alla morte dei principali membri della famiglia, il passaggio dei beni, tra partecipazioni industriali, immobili e collezioni d’arte, ha generato una fitta rete di contenziosi, richieste di rendicontazione e sospetti di irregolarità che hanno spesso alimentato l’attenzione dei media e della magistratura. In questo scenario si colloca il mistero di alcune opere pittoriche di altissimo pregio, scomparse dai registri patrimoniali e ora oggetto di indagini da parte delle autorità. Secondo le prime ricostruzioni, i quadri sarebbero stati sottratti o spostati senza adeguata documentazione e le verifiche in corso puntano a stabilire quando e come sia avvenuta la loro movimentazione, chi ne abbia autorizzato l’uscita e se siano stati rispettati i vincoli di legge che tutelano i beni culturali. La posta in gioco è enorme perché ogni opera d’arte non rappresenta soltanto un bene di valore economico milionario, ma anche un simbolo del prestigio e della storia della famiglia, e la loro scomparsa non è vista solo come un danno patrimoniale, ma come un segnale di possibile mala gestione o addirittura di condotte dolose. La complessità di questa indagine risiede anche nei rapporti già tesi tra gli eredi, che da tempo si fronteggiano su testamenti, quote e diritti di proprietà, spesso chiedendo bilanci dettagliati per evitare che qualcuno possa avvantaggiarsi sottraendo o occultando beni di particolare pregio. La mancanza di quadri così importanti può infatti alterare il computo del patrimonio ereditario e incidere sui calcoli fiscali, attirando l’attenzione non solo della magistratura ordinaria ma anche delle autorità competenti in materia di beni culturali. Si ipotizza che, se dovessero emergere responsabilità dirette nella sparizione, possano configurarsi reati che vanno dall’appropriazione indebita alla sottrazione di beni tutelati, fino a possibili frodi documentali. Al di là dell’aspetto giudiziario, la scomparsa di queste opere mette in luce il nodo irrisolto che accompagna da anni la successione Agnelli, in cui l’intreccio tra interessi privati, obblighi fiscali e vincoli di tutela del patrimonio artistico continua a generare tensioni e sospetti, trasformando ogni passaggio della vicenda in un caso di forte rilevanza pubblica.

“Se vuoi se la pace, prepara la pace”

“Se vuoi se la pace, prepara la pace”. Con questo invito alla riflessione in questo tempo tragico di guerre si è tenuto a Crescentino un interessante incontro al Teatro Mimmo Candito promosso da Anpi Crescentino, in collaborazione con il Comune il Pd. Due i relatori di livello, introdotti dal presidente Anpi, Marilena Vittone: Enzo Ferrara del Centro Sereno Regis di Torino ha parlato di non violenza come modo di affrontare il conflitto e di giungere a un cessate il fuoco, nella prospettiva di un futuro di convivenza. Michele Gaietta, professore di economia politica e relazioni i internazionali all’università della Valle d’Aosta, ha illustrato le dinamiche contemporanee tra gli stati e il ruolo dell’Europa, facendo riferimento alla storia e alla politica.

Bimbo di 5 anni cade dal balcone. È grave al Regina Margherita

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Un bimbo di 5 anni è caduto dal balcone di casa al piano rialzato, oggi pomeriggio a Torino. È stato ricoverato  all’ospedale infantile Regina Margherita, in codice rosso.

Si tratterebbe di una caduta accidentale, mentre stava giocando.

Avrebbe riportato un grave trauma cranico ed è intubato in rianimazione.

Si sente male e muore durante camminata sportiva

Un uomo di 54 anni è morto questa mattina mentre partecipava in modo non competitivo alla Ivrea-Mombarone, manifestazione  sportiva. Si è sentito male nei boschi della frazione Bienca di Chiaverano. I soccorsi del 118 sono stati purtroppo vani.

Torino celebra 20 anni di amicizia con la città giapponese di Nagoya

Vent’anni sono trascorsi da quando, in occasione dell’Expo Aichi 2005, Torino suggellò il gemellaggio con la città giapponese di Nagoya. Vent’anni di amicizia e collaborazione tra due città accomunate dalle loro radici industriali.

La missione istituzionale in Giappone del sindaco Stefano Lo Russo non poteva prendere il via che da Nagoya, dove ha incontrato il sindaco Ichiro Hirosawa, il presidente del Consiglio Comunale Hisashi Nishikawa e tutta l’assemblea cittadina per l’apertura delle celebrazioni per il 20esimo anniversario del gemellaggio, alla presenza di Filippo Manara, console generale d’Italia a Osaka, che ha sottolineato l’importanza di queste relazioni anche nell’ambito dei rapporti complessivi tra Italia e Giappone, soprattutto nell’anno dell’Expo di Osaka.

“Festeggiare i primi vent’anni di questo gemellaggio con il sindaco Ichiro Hirosawa – ha dichiarato il sindaco Lo Russo – è un momento che va oltre la semplice ricorrenza. Significa riaffermare il ruolo decisivo che le relazioni tra città hanno oggi, in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni e complessità. I legami tra comunità urbane come Torino e Nagoya diventano ponti concreti di cooperazione, amicizia e sviluppo condiviso che consentono di immaginare insieme il futuro, mettendo al centro innovazione, tecnologia, sostenibilità e crescita culturale ed economica”.

Nel quadro del programma europeo IURC per la cooperazione internazionale tra città e regioni, Torino e Nagoya stanno sviluppando un progetto di cooperazione biennale con scambi, visite studio e condivisione di buone pratiche sul tema dell’innovazione applicata al contesto urbano, con particolare attenzione alla ricerca e al trasferimento tecnologico.

Sul piano culturale, i musei giapponesi hanno confermato la volontà di organizzare una mostra dedicata ad Antonio Fontanesi di cui la Gam di Torino custodisce la collezione più significativa in Italia.

Il Teatro Regio ospiterà a gennaio 2027 un concerto dell’Orchestra Filarmonica di Nagoya, impegnata in un tour europeo, mentre si valutano anche prospettive di collaborazione per il Museo Egizio.

Tra le curiosità, a Nagoya si trova un piccolo parco giochi per bambini donato nel 2010 dalla Città di Torino, mentre nel Parco del Valentino si possono ammirare dieci ciliegi di Sakura, tipici della città giapponese, donati da una sua delegazione in visita nel 2011.

Infine è stato annunciato che a dicembre 2025 una delegazione di Nagoya, guidata dal sindaco e dal presidente del Consiglio Comunale, sarà a Torino per celebrare anche in Italia i vent’anni di gemellaggio.

Piazza Bengasi, nuovo parcheggio di interscambio e area mercatale rinnovata

 

A partire da mercoledì 1° ottobre 2025 non sarà più possibile accedere alla porzione est dell’attuale parcheggio in piazza Bengasi. La chiusura dell’area segna l’avvio delle operazioni principali del cantiere per la realizzazione del nuovo parcheggio interrato di interscambio, collegato alla stazione della metropolitana, e per la riqualificazione complessiva della piazza, che tornerà a ospitare 172 postazioni mercatali moderne e funzionali.

Entro la fine di ottobre, per garantire la continuità della circolazione durante le fasi di scavo, sarà realizzato un nuovo collegamento stradale in asse alla piazza, così da riorganizzare la viabilità senza interrompere il traffico.

Il cantiere si articola in due macro-fasi operative, pensate per ridurre al minimo l’impatto sulla mobilità e consentire il ritorno anticipato del mercato, anche prima della conclusione dell’intervento complessivo.

«Con l’avvio delle lavorazioni principali prende forma un progetto atteso da tempo, che rappresenta una risposta concreta sia alle esigenze di mobilità sostenibile sia a quelle del commercio di prossimità – dichiara l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta –. Il nuovo parcheggio di interscambio permetterà di alleggerire il traffico in ingresso in città, incentivando l’uso del trasporto pubblico, mentre la riqualificazione della piazza restituirà uno spazio moderno, accessibile e funzionale, con postazioni mercatali rinnovate e servizi più adeguati per operatori e cittadini. Un intervento reso più complesso dall’aumento dei costi dei materiali, con incrementi anche superiori al 50%, ma che siamo riusciti a portare avanti grazie a una forte volontà politica e a un costante lavoro di squadra tra amministrazione, tecnici e territorio.»

Dopo la consegna dei lavori all’impresa, avvenuta lo scorso 30 giugno, le attività preliminari si sono concentrate sulla realizzazione della nuova condotta fognaria e sull’adeguamento edilizio e impiantistico dell’ex edificio del dazio, destinato a ospitare uffici e servizi di cantiere.

Nelle prossime settimane il via alla prima macro-fase di lavori, della durata di circa 12 mesi. In questo periodo saranno completati gli scavi e le strutture nella zona est della piazza, mentre nell’area ovest verranno realizzati nuovi stalli di superficie e una viabilità provvisoria. Gli interventi interesseranno anche il piazzale nord-ovest su via Onorato Vigliani.

Una volta concluse le opere sotterranee, si procederà con la sistemazione superficiale dell’area destinata al mercato che, completati gli interventi, potrà essere riaperta al pubblico.

Complessivamente, i lavori coinvolgeranno circa due terzi della piazza, con particolare riferimento alla porzione est, inclusa l’area destinata alla futura viabilità definitiva, che sarà riaperta al traffico solo al termine di questa prima fase.

Prima dell’avvio dello scavo per il parcheggio interrato, saranno effettuati controlli di sicurezza per escludere la presenza di eventuali ordigni bellici, e verranno installate strutture provvisorie per garantire la stabilità del terreno durante le operazioni.

Per tutta la durata del cantiere sarà attivo un monitoraggio continuo di rumore, polveri e vibrazioni. L’area di stoccaggio dei materiali sarà collocata sopra la stazione della metropolitana, in una zona della piazza non interessata dagli scavi.

La seconda macro-fase del cantiere interesserà la zona ovest della piazza, dove proseguiranno gli scavi e la costruzione delle strutture interrate. In questo contesto sarà ripristinata la viabilità definitiva, consentendo il regolare transito dei veicoli nell’area.

Parallelamente, si completeranno le sistemazioni superficiali dell’intera piazza, con particolare attenzione all’area mercatale, che sarà dotata di nuove pavimentazioni, spazi verdi, impianti e nuove costruzioni a servizio.

Grazie a questa articolazione del cantiere, il mercato potrà tornare operativo già prima dell’apertura al pubblico del parcheggio nella parte ovest della piazza.

TORINO CLICK

Pastore morso da lupo: “Situazione preoccupante”

«Siamo a dir poco sconcertati dalle dichiarazioni del guardiaparco delle Alpi Cozie riportate dai giornali sul caso del pastore di Pian dell’Alpe, a Usseaux, morso alla gamba da un lupo mentre accorreva in soccorso delle sue pecore aggredite dal predatore. E’ inaccettabile sentir giustificare il lupo, che avrebbe agito per difendersi, in quanto si sarebbe trovato in preda allo “stress” dovuto alla “foga del momento”. Colpa del pastore che lo ha disturbato sul lavoro? Ci domandiamo cos’altro debba ancora accadere, perché si prenda coscienza della gravità della situazione. L’allevatore è finito al Pronto soccorso, non è bastato a difenderlo l’intervento del suo cane da guardiania, è stato salvato dagli stivali e dai pantaloni lunghi che gli hanno evitato il peggio».

Cosi il presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, Stefano Rossotto, commentando quando accaduto l’altro giorno sui pascoli della val Chisone.

«Riceviamo tutti i giorni segnalazioni dai nostri allevatori – aggiunge il direttore provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, Luigi Andreis -, che denunciano predazioni e attacchi dei lupi alle mandrie, sia in alpeggio che in pianura. La situazione è insostenibile, da anni invochiamo interventi radicali per contenere il proliferare dei lupi sul territorio, ma fino ad ora abbiamo ottenuto solo parole. Le affermazioni del guardiaparco sono emblematiche dell’atteggiamento delle autorità verso il problema del lupo, che a loro avviso va protetto sempre e comunque. A nessuno importa dei danni subiti dagli allevatori, che via via sono costretti ad abbandonare l’attività, con grave danno, tra l’altro, anche per l’ambiente, che in questo modo rimarrà in balìa delle sterpaglie. Senza contare, come si vede, che il pericolo riguarda anche le persone».

Riprende Rossotto: «Una volta i lupi scappavano alla vista dell’uomo o del cane da guardia, adesso invece rimangono li, si sentono padroni del campo, perché sono in tanti, troppi, e nessuno li può toccare. A quanto apprendiamo dal guardiaparco, questi potrebbe intervenire con azioni di dissuasione, sparando pallottole di gomma, ma solo nel caso in cui il lupo sia dichiarato “confidente” verso l’uomo, un’eventualità non attinente al caso specifico, in quanto l’animale sarebbe stato spaventato dall’uomo. Siamo all’assurdo, avanti di questo passo sarà sempre peggio, anche gli uomini, e non solo i loro animali, dovranno abbandonare le campagne, perché rimarranno l’unica specie non protetta da nessuno».