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Caro scuola: il peso dei libri di testo e l’oligopolio editoriale che ostacola l’equità

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La tematica affrontata in questo articolo si inserisce nel più ampio dibattito che da tempo anima il mondo dell’istruzione italiana: quello dell’inclusione e integrazione scolastica.

Garantire pari opportunità di accesso alla formazione non significa solo promuovere ambienti accoglienti e rispettosi delle diversità, ma anche rimuovere gli ostacoli economici che impediscono a molte famiglie di sostenere i costi dell’educazione.

Tra questi, il caro libri rappresenta una delle barriere più insidiose e persistenti.

Un costo che pesa sulle famiglie

Ogni nuovo anno scolastico porta con sé un fardello economico sempre più gravoso per le famiglie italiane. Secondo i dati diffusi dal Codacons, nel 2024 il prezzo dei libri di testo ha registrato un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, con un ulteriore incremento del 2,8% nel 2025. In vent’anni, il rincaro complessivo ha raggiunto il 25%, ben oltre il tasso di inflazione programmata.

La spesa media per gli studenti delle scuole superiori si aggira oggi intorno ai 500 euro annui, mentre per quelli delle medie si parla di circa 350 euro. Una cifra che, per molte famiglie, equivale a metà di uno stipendio mensile. Eppure, il numero degli studenti è in calo: dagli 8,7 milioni del 2004/05 ai 7,9 milioni attuali.

Meno studenti, ma libri sempre più costosi.

Un mercato dominato da pochi

Gli editori attribuiscono l’aumento dei prezzi al rincaro della carta da macero, che ha registrato un +52% dal 2023. Tuttavia, questa spiegazione appare parziale. Il vero nodo è l’assetto del mercato editoriale scolastico, dominato da un oligopolio: quattro gruppi editoriali – Mondadori, Zanichelli, La Scuola e Sanoma – controllano l’80% del settore, che vale circa 800 milioni di euro l’anno.

Il Gruppo Mondadori, in particolare, detiene una quota di mercato del 32% ed è controllato per oltre metà dalla Fininvest, presieduta da Marina Berlusconi.

Questo assetto monopolistico limita la concorrenza e perpetua pratiche  come le “nuove edizioni” annuali, che spesso si riducono a semplici rimpaginazioni o cambi di copertina.

Il risultato? L’impossibilità di riutilizzare i libri da un anno all’altro, aggravando ulteriormente la spesa per le famiglie.

Modelli alternativi e soluzioni possibili

A fronte di questa situazione, l’Italia si distingue negativamente tra i grandi Paesi europei per la spesa pro-capite in libri scolastici. Eppure, esistono modelli alternativi già adottati con successo all’estero. In Germania, alcuni Länder offrono gratuitamente tutto il materiale didattico, mentre a Berlino le famiglie versano una quota forfettaria di 100 euro l’anno, con esenzioni per i redditi più bassi. In Francia, le scuole forniscono direttamente dispense e libri, riducendo drasticamente i costi. In Olanda, Belgio e Svezia, le spese scolastiche per l’età dell’obbligo sono coperte dallo Stato, salvo piccoli contributi per fotocopie o danni ai materiali.

Anche in Italia esistono esperienze virtuose, come la cosiddetta “autoproduzione” didattica, in cui i docenti preparano direttamente le dispense per gli studenti. Tuttavia, queste pratiche restano marginali e non sufficientemente sostenute dalle istituzioni.

Investire in istruzione significa anche garantire un accesso equo ai materiali didattici.

Secondo Eurostat, nel 2020 l’Italia ha destinato solo lo 0,65% del PIL all’istruzione secondaria, contro l’1,31% della Germania e l’1,26% della Francia. Invece di aumentare la spesa militare – come richiesto da Usa e Nato – sarebbe più utile raddoppiare gli investimenti nell’istruzione pubblica.

Una questione di equità e inclusione

Questa battaglia non riguarda solo la scuola, ma anche il salario indiretto: quel sistema di welfare che dovrebbe garantire gratuitamente i servizi essenziali come salute, trasporti e istruzione. Ridurre il costo dei libri di testo non è solo una questione economica, ma un passo fondamentale verso una scuola più inclusiva, equa e capace di integrare davvero tutti gli studenti, indipendentemente dal loro background socioeconomico.

Donna cade e muore mentre cerca funghi

Una sessantenne di Cavallermaggiore è morta cadendo in un un canalone nel vallone sopra Vinadio, in alta valle Stura, nel Cuneese. La donna cercava funghi insieme al cognato, che ha dato l’allarme non vedendola rientrare. Le ricerche hanno impegnato squadre del Soccorso alpino piemontese, dei vigili del fuoco e della guardia di finanza. La vittima è stata trovata ancora in vita ma è deceduta successivamente.

Ciclovie Piemonte – Liguria: incontro a Cheese

L’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni e l’assessore regionale al Turismo della Liguria Luca Lombardi  sono stati ospiti di Cheese a Bra, dove si sono confrontati sulla collaborazione turistica fra le due Regioni.
“Con l’amico Bongioanni del Piemonte stiamo collaborando da qualche tempo all’ambizioso progetto di unire le due regioni attraverso un sistema di ciclovie attraverso le Alpi del Mare: a metà ottobre saremo quindi pronti a firmare un protocollo d’intesa insieme anche alle Camere di Commercio di Cuneo e delle Riviere di Liguria. La collaborazione tra pubblico e privato sarà fondamentale per la realizzazione dell’opera e il sistema camerale è un collante importantissimo”, ha detto Lombardi.
Ha confermato l’assessore Bongioanni: “Assieme all’amico e collega Luca Lombardi abbiamo aggiunto un nuovo step per porre le basi del progetto di un sistema di ciclovie che unirà le Alpi piemontesi e il mare della Liguria, e che abbiamo iniziato a sviluppare a metà agosto. Entrambi condividiamo la visione che, per sviluppare il turismo ed essere competitivi offrendo i prodotti che i mercati stanno sempre più richiedendo come l’outdoor, dobbiamo ragionare in termini di macroregioni e collaborazioni organiche fra aree naturalmente contigue come la montagna piemontese e la Riviera. A metà ottobre firmeremo insieme il protocollo che formalizzerà questa collaborazione”.

Favria, Usic: “Complimenti ai colleghi che hanno arrestato autori tentato omicidio”

“Un plauso ai colleghi per la professionalità dimostrata, ancora una volta, e che ha consentito di assicurare alla giustizia gli autori del tentato omicidio. I Carabinieri della Compagnia di Ivrea, infatti, hanno arrestato quattro individui con l’accusa di tentato omicidio, a seguito di una sparatoria che ha gravemente ferito un uomo di 63 anni.
Secondo le prime ricostruzioni, la vittima è stata raggiunta da tre colpi d’arma da fuoco mentre si trovava all’interno della propria abitazione. Le sue condizioni sono state giudicate sin da subito critiche ed è attualmente in pericolo di vita.
Le immediate indagini, condotte dalla Sezione Radiomobile e Operativa, hanno consentito di rintracciare e arrestare i presunti responsabili nella stessa notte. Durante le perquisizioni è stata rinvenuta anche l’arma ritenuta utilizzata per il delitto.
Ancora una volta, dunque, i Carabinieri hanno anteposto la sicurezza dei cittadini al rischio personale. Esprimiamo soddisfazione per il tempestivo intervento, che conferma l’impegno quotidiano dell’Arma nel contrasto alla criminalità e nel garantire la tutela della comunità”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC) per il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Siulp Torino, Bravo: “volo per i rimpatri bloccato dall’Algeria”

“Agenti stremati dopo 21 ore di servizio”

“Agenti di polizia della Questura di Torino costretti a 21 ore di servizio continuative, dopo che un volo charter, con a bordo 40 nigeriani destinati al rimpatrio, è stato costretto a tornare indietro per il divieto dell’Algeria di sorvolare i suoi cieli”. Così l’Ansa riporta le parole di Eugenio Bravo, segretario generale provinciale del sindacato di polizia Siulp, che parla di “assurdità e gravità di quanto accaduto in occasione del volo charter congiunto organizzato dall’Italia insieme a Belgio, Cipro e Svizzera per il rimpatrio di quaranta cittadini nigeriani 29 provenienti dall’Italia e 11 dagli altri paesi europei”. Il volo era partito ieri dall’aeroporto di Roma, ma è stato costretto a invertire la rotta per il divieto di sorvolo da parte delle autorità algerine. A quel punto tutti i migranti sono rientrati in Italia e ricondotti nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. “Un fallimento totale – dice Bravo – un dietro-front non solo incomprensibile ma anche imbarazzante per il nostro Paese. “Ma ciò che è altresì inaccettabile e che, a fronte di un episodio così grave, l’amministrazione abbia pensato di trattenere per un’intera notte il personale di polizia di scorta in aeroporto, forse per paura di spendere dei soldi o forse per la ormai assidua litania di risparmiare ad ogni costo, totalmente incurante della stanchezza degli operatori, continua. Gli agenti di scorta italiani, tra questi quelli della questura torinese sono rimasti in servizio di vigilanza agli stranieri da rimpatriare per oltre 21 ore consecutive, dalle 7 del mattino alle 4.15 della notte seguente, confortati con una cena alle 11 di sera da un panino e una bottiglietta d’acqua compensata solo alle 3.30 sul volo di ritorno per Gradisca”. Conclude Bravo: “Si spera che il diniego dell’Algeria non sia il segnale di una compromissione degli accordi bilaterali, considerata la loro importanza per garantire l’efficacia delle procedure di rimpatrio”.

L’estate sta finendo. Pioggia in arrivo e temperature in calo

A partire da domenica 21 settembre il tempo a Torino e in gran parte del Piemonte mostrerà segnali sempre più evidenti di cambiamento, segnando probabilmente la conclusione della lunga parentesi estiva. La giornata inizia con sprazzi di sole e temperature miti o anche calde, ma nel corso delle ore le nubi tenderanno ad aumentare e nel pomeriggio non si esclude il passaggio di rovesci e qualche temporale, più probabili sui rilievi e in successiva estensione verso le zone di pianura. Le massime si manterranno ancora relativamente alte, attorno ai 25 gradi, mentre le minime resteranno su valori dolci, intorno ai 17-18 gradi. Già nella notte e nella mattinata di lunedì l’atmosfera diventerà più instabile, con cielo spesso coperto e precipitazioni diffuse che potranno risultare localmente moderate o a tratti intense, specie sulle aree occidentali e settentrionali della regione. Le temperature inizieranno a scendere in modo sensibile, con valori diurni che faticheranno a superare i 20-22 gradi. Nei giorni successivi la situazione rimarrà variabile e a tratti perturbata, con alternanza di schiarite e nuovi episodi di pioggia o brevi temporali e un ulteriore calo termico che porterà le minime notturne a sfiorare i 10-12 gradi nelle zone interne e collinari. L’arrivo di correnti più fresche di origine atlantica determinerà così un cambio d’aria deciso, facendo percepire a tutti la fine della stagione estiva e l’inizio di un autunno che si annuncia più fresco e umido, con valori termici sotto la media del periodo e un’atmosfera più tipicamente settembrina.

Torino ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale

Il parco della Rimembranza compie cento anni. Ieri mattina, ai piedi del Faro della Vittoria, sul colle della Maddalena, la Città di Torino ha celebrato questo importante anniversario con una commemorazione che ha reso omaggio ai caduti della Prima Guerra Mondiale e al lavoro degli Alpini, che da anni si prendono cura del parco.

Alla commemorazione hanno partecipato l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia, l’assessora agli Affari Generali e Istituzionali del Comune di Vittorio Veneto Barbara De Nardi, l’assessore della Regione Piemonte Maurizio Marrone, la presidente del Consiglio Comunale Maria Grazia Grippo, il coordinatore alla Cultura della Circoscrizione 8 Michele Antonio Guggino, l’avvocato Roberto Boselli in rappresentanza dell’Ana – sezione Torino e i gruppi storici “Militaria 1848-1945” e “La Patria è Donna”, che hanno reso omaggio al parco e alla sua storia indossando divise d’epoca.

Durante la cerimonia, accompagnata dagli interventi musicali della Banda Musicale del Corpo di Polizia Locale della Città di Torino, l’assessora del Comune di Vittorio Veneto Barbara De Nardi ha consegnato all’amministrazione di Torino un attestato di cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto in memoria delle vittime torinesi nella Grande Guerra, accompagnato da una pergamena riportante i nominativi di tutti i caduti. Due pergamene sono state dall’assessora della Città di Torino Rosanna Purchia al Comune di Vittorio Veneto, per rendere onore al profondo legame tra i due Comuni, e all’Ana – sezione Torino, in segno di riconoscenza per il prezioso lavoro di cura e di preservazione della memoria svolto dagli Alpini all’interno del parco.

A conclusione della cerimonia si è tenuta una breve esibizione dell’APM Brass Quintet di Obiettivo Orchestra e delle fisarmoniche del complesso I Mantici del Conservatorio di Torino, parte della rassegna itinerante MITO per la Città.

I parchi e i viali della Rimembranza sono luoghi destinati al culto e alla memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale, sorti in Italia a partire dagli anni Venti del Novecento. Inaugurato nel 1925, il parco della Rimembranza di Torino costituisce la parte alta e più antica del parco della Maddalena. I suoi viali, che si estendono per circa 12 km, così come i piazzali, prendono il nome dalle località in cui combatterono e persero la vita 4810 soldati torinesi, ricordati ormai da un secolo da altrettante targhette in metallo. Il parco è sormontato da un piazzale panoramico su cui sorge l’imponente faro della Vittoria alata, commissionato allo scultore Edoardo Rubino per commemorare il decennale della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. All’interno del parco si trova anche l’Arboretum Taurinense, che ospita circa cinquemila alberi di 400 differenti specie e varietà, tra cui i monumentali carpini bianchi del viale Piave e il maestoso cedro dell’Himalaya che domina il piazzale Timavo.

Negli ultimi anni il parco è stato interessato da una serie di interventi di manutenzione straordinaria, con il rifacimento del fondo di alcuni vialetti, il rinnovo degli arredi (panchine, cestini, nuovi tavoli da picnic) e il rifacimento della segnaletica. A questi si aggiungono gli interventi sulla rete di drenaggio delle acque meteoriche e di messa in sicurezza, con lo sfoltimento della vegetazione lungo i percorsi interni del parco e la sistemazione di piccoli dissesti nei versanti con l’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica.

TORINO CLICK

Motociclista 41enne muore nello scontro con un camion

Un’altra vittima sulle strade piemontesi. Ieri in  incidente stradale sulla SP231 nel territorio  di Govone un camion e una moto si sono scontrate. Nello scontro è morto il motociclista, di 41 anni. Sul posto sono giunti i soccorsi ma non è stato possibile salvare l’uomo.

Indagine Doxa – Paideia: genitori con figli con disabilità, uno su due ha vissuto discriminazioni

Sono stati presentati  nell’ambito di Insieme – il festival sul tema della disabilità e dell’inclusione sociale organizzato a Torino da Fondazione Paideia – i risultati dell’indagine, condotta da Doxa e dalla fondazione, che esplora l’impatto della disabilità sul sistema familiare.

 

Tra i genitori con figli con disabilità, uno su due ha vissuto una esperienza di discriminazione sul luogo di lavoro e il 36% delle madri dichiara che l’essere genitore ha condizionato “moltissimo” gli avanzamenti di carriera. Più di 6 famiglie su 10 hanno dichiarato di aver dovuto acquistare prestazioni sanitarie o riabilitative private per il figlio o la figlia con disabilità nell’ultimo anno (dato doppio rispetto al campione senza disabilità). Il 24% delle famiglie con bambini con disabilità dichiara che il figlio o la figlia non frequenta “mai” amici al di fuori della scuola, contro il 3% del campione di bambini che non hanno disabilità. Un bambino su tre con disabilità non viene “mai” o “raramente” invitato alle feste di compleanno degli amici o compagni di scuola. Il 39% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha sperimentato l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica negli ultimi due anni, dato che sale al 50% al Sud e Isole.

 

Sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine condotta attraverso interviste a più di mille famiglie italiane, di cui la metà con figli con disabilità. L’indagine, ove possibile, ha posto quindi a confronto le evidenze provenienti dai due campioni: famiglie in cui è presente e famiglie in cui non è presente un bambino o ragazzo con disabilità. La rilevazione, in particolare, si è concentrata su alcuni ambiti di interesse emersi in seguito a focus group preliminari che hanno coinvolto operatori sociali, professionisti sanitari e familiari di bambini con disabilità: rete e percezione di aiuto, siblings, scuola, servizi socio-sanitari, tempo libero, lavoro e futuro dei figli.

 

ALCUNI RISULTATI

Rete e percezione di aiuto

Le famiglie con figli con disabilità dedicano significativamente molto tempo all’accudimento: oltre 8 ore nei giorni feriali e fino a 14 ore al giorno nel weekend, soprattutto quando il figlio ha meno di 6 anni. In particolare, risulta evidente una differenza di genere, con le madri dei figli con disabilità che risultano impegnate nella cura per 14 ore al giorno nei fine settimana (9 ore e mezza per i padri), contro le 12 ore delle madri di figli senza disabilità (8 ore e mezza per i padri). Si conferma l’elevato carico di cura, spesso invisibile, che incide sulla qualità della vita familiare.

Principali criticità – Le principali criticità che condizionano il benessere familiare indicate dai genitori sono la mancanza di tempo per sé (70% nel caso delle famiglie con bambini con disabilità), lo stress da accudimento (64% nello stesso campione) e le difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata (sostanzialmente sugli stessi valori nei due campioni, 57%-58%). Lo stress da accudimento dei figli risulta la voce più distante tra i due campioni (criticità indicata dal 64% delle famiglie con bambini con disabilità vs 41% nel caso delle famiglie che non hanno bambini con disabilità).

 

Siblings

Una parte dell’indagine è stata dedicata all’approfondimento del tema dei siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilità. Rilevante il dato che riguarda la partecipazione a percorsi dedicati ai siblings: il 67% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha dichiarato di non aver mai partecipato a queste iniziative (dato che sale al 78% al Centro Italia). Il 45% di questi ha motivato la risposta con il fatto di “non essere a conoscenza di questa possibilità” o con la “non disponibilità di percorsi nella zona in cui vive” (25%). L’86% di chi ha partecipato ai percorsi ha dichiarato di averlo ritenuto “molto utile” o “abbastanza utile” per il fratello o la sorella partecipante.

 

Scuola e partecipazione

L’indagine dedica una sezione specifica al mondo scolastico, con l’obiettivo di esplorare il ruolo della scuola nel favorire la partecipazione dei bambini con disabilità. Tra i genitori di figli con disabilità, il 71% valuta positivamente l’efficacia della scuola nel favorire lo sviluppo di una maggiore autonomia, rispetto all’85% dichiarato dai genitori di figli senza disabilità. Di contro, il 29% delle famiglie con bambini con disabilità ritiene che la scuola aiuti “poco” o “per nulla” il/la figlio/a a sviluppare una maggiore autonomia. Anche per quanto riguarda la capacità della scuola di incoraggiare la socializzazione, le risposte fornite dai genitori di figli con disabilità sono inferiori (74%) rispetto all’altro campione (88%).

Partecipazione alle gite scolastiche – Il 39% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha sperimentato l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica negli ultimi due anni. Questo dato, se si guarda al sotto-campione che risiede al Sud e Isole, sale a 50%, quindi un bambino su due. Le ragioni più frequenti per la rinuncia alla gita scolastica da parte dei bambini con disabilità sono la mancanza di personale dedicato (13%) o l’assenza di assistenza notturna nelle gite su più giorni (11%). Solo il 6% delle famiglie che hanno bambini con disabilità indica come fattore ostativo i motivi economici.

Impatto della presenza di bambini con disabilità a scuola – Secondo l’80% delle famiglie italiane, la presenza a scuola di bambini con disabilità favorisce nuove forme di apprendimento e migliora il clima in classe (75%). Tuttavia, per il 41% delle famiglie che non hanno bambini con disabilità, la presenza in classe di un bambino o una bambina con disabilità rallenta “molto” o “abbastanza” la didattica.

 

Servizi socio-sanitari

Il 45% delle famiglie che hanno bambini con disabilità dichiara di usufruire di servizi sanitari in ambito pubblico per i propri figli “quotidianamente” o “settimanalmente”, contro il 18% delle famiglie in cui non sono presenti bambini o bambine con disabilità. Il dato si conferma anche sul fronte dei servizi socio-assistenziali (42% per le famiglie con bambini con disabilità vs 12%).

Acquisto prestazioni sanitarie o riabilitative private – Più di 6 famiglie su 10 hanno dichiarato di aver acquistato prestazioni sanitarie o riabilitative private per il figlio o la figlia con disabilità nell’ultimo anno (dato doppio rispetto al 31% del campione senza disabilità). Tra questi il 14% ha dichiarato di aver speso tra 1.000 e 2.000 euro, mentre per il 16% la spesa è stata superiore ai 2.000 euro. Quest’ultimo dato è nettamente più alto se confrontato con il campione di famiglie che non hanno bambini con disabilità, in cui solo l’1% dichiara di aver speso oltre 2.000 euro nell’anno.

Motivazioni dell’acquisto di prestazioni private – Le famiglie si rivolgono al privato soprattutto perché garantisce tempi di attesa inferiori (38% per le famiglie che non hanno bambini con disabilità, 36% per le famiglie con bambini con disabilità), ma queste ultime acquistano prestazioni sanitarie o riabilitative private soprattutto per integrare quanto offerto dal Servizio Sanitario Nazionale (32% vs 16%) o perché il privato garantisce un maggior numero o una maggiore frequenza di prestazioni (31% vs 14%).

 

Tempo libero

Il 24% delle famiglie con bambini con disabilità dichiara che il figlio o la figlia non frequenta “mai” amici al di fuori della scuola, contro il 3% del campione di bambini che non hanno disabilità. Anche tra chi li frequenta, però, si rileva una differenza tra i due campioni, perché solo il 43% dei bambini con disabilità li incontra almeno una volta alla settimana contro il 76% del campione senza disabilità.

Inviti alle feste da parte di amici o compagni di scuola – Il 35% dei bambini o ragazzi con disabilità non viene “mai” o “raramente” invitato alle feste di compleanno degli amici o compagni di scuola, contro il 14% dei bambini senza disabilità. Il dato peggiora con l’avanzare dell’età dei bambini/ragazzi con disabilità: se nella fascia 0-5 anni la risposta “raramente” o “mai” è pari al 26%, nella fascia 6-18 anni sale al 38%.

Occasioni di svago e tempo libero – Alla domanda “Quanto spesso riesce a dedicarsi una serata libera o un altro momento di svago come adulto, senza bambini?”, il 18% delle famiglie in cui è presente un figlio con disabilità dichiara “mai”, contro il 14% dell’altro campione. In entrambi i campioni si rileva una differenza di genere: il 21% delle donne in entrambi i casi dichiara “mai”, contro il 14% dei padri di bambini con disabilità e il 6% dei padri di bambini che non hanno disabilità.

 

Lavoro e genitorialità

Essere genitori comporta spesso una riorganizzazione della vita lavorativa. Per le famiglie con figli con disabilità, questo impatto è ancora più evidente: il 48% ha dichiarato di aver richiesto la riduzione dell’orario di lavoro, contro il 31% del campione di famiglie con figli senza disabilità.

Avanzamenti di carriera e discriminazione – Il 28% dei genitori di bambini con disabilità dichiara che l’essere genitore ha condizionato “moltissimo” i propri avanzamenti di carriera (valore che si dimezza quando riferito all’altro campione), con un dato molto più alto per le madri (36%) rispetto ai padri (17%). Un rispondente su due del campione di genitori con figli con disabilità ha vissuto una esperienza di discriminazione sul luogo di lavoro, con il 19% che ha dichiarato di essersi sentito discriminato o penalizzato “moltissime volte”. Anche in questo caso il dato che riguarda le madri di figli con disabilità (22%) è ampiamente superiore a quello dei padri (15%).

Quali sono i motivi per cui i rispondenti non lavorano o non hanno mai lavorato? Per il 38%  dei genitori che hanno figli con disabilità (il 42% delle madri) “il carico familiare non permette di avere tempo per un lavoro”; questo valore è invece pari a meno di un terzo (12%) per i genitori di figli che non hanno disabilità.

 

Preoccupazione per il futuro dei figli

La sezione finale dell’intervista è stata dedicata al tema della preoccupazione per il futuro dei figli: più di un rispondente su due (54%) tra le famiglie in cui è presente un minore con disabilità si dichiara “molto preoccupato” rispetto al 35% riferito alle famiglie in cui non è presente un figlio con disabilità.

Le preoccupazioni maggiori per le famiglie in cui sono presenti minori con disabilità riguardano in primis la capacità dei figli di sopravvivere ai genitori, anche quando questi non ci saranno più (66%), voce che si ferma al 29% per il campione delle famiglie in cui non sono presenti minori con disabilità. A seguire, per i genitori di bambini con disabilità, si registrano le voci riferite alla salute (60%), alle relazioni amicali e sentimentali (52%) e all’indipendenza economica dai genitori (49%). Nell’altro campione invece prevalgono le preoccupazioni per il lavoro (57%), la salute (47%) e la violenza di genere (46%).

 

Controlli di polizia in Barriera Nizza

Giovedì pomeriggio ha avuto luogo nel quartiere Barriera Nizza un controllo straordinario del territorio ad “alto impatto” coordinato dalla Polizia di Stato congiuntamente a personale dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Municipale, dell’ASL-Spresal, dell’ ASL-SIAN e dell’Ispettorato del Lavoro.

L’attività è stata diretta da personale del Commissariato di P.S. Barriera Nizza, con l’ausilio di operatori del V Reparto Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, del Compartimento Polfer e di unità cinofile e ha riguardato, in particolare, il quartiere San Salvario e l’area del Lingotto.

5 gli esercizi commerciali controllati, con sanzioni complessive elevate per 61374 €.

In particolare, in una pizzeria kebab in zona Lingotto, personale dell’Asl ha accertato la mancanza di requisiti igienico sanitari, disponendo la sospensione dell’attività, con contestuale distruzione di 24 kg di alimenti; personale dell’Ispettorato del Lavoro ha riscontrato la presenza di un lavoratore non regolarmente assunto e diverse violazioni relative alle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, comminando sanzioni per oltre 21500 €. Infine, personale della Polizia Municipale ha riscontrato diverse violazioni amministrative, per un importo di 3000 €.

In via Genova, personale dell’Asl procedeva alla sospensione di una seconda attività commerciale per l’omessa predisposizione delle procedure di autocontrollo HACCP, con sanzioni per 2000 €; anche qui è stata riscontrata la presenza di un lavoratore non regolarmente assunto e la mancanza dell’autorizzazione per l’installazione di impianto di video sorveglianza, per un totale di 2337€. Ulteriori sanzioni amministrative, per oltre 1100 €, sono state elevate dalla Polizia Municipale, che ha proceduto alla rimozione di un dehor installato abusivamente.

Sanzioni per oltre 25000€ sono, invece, state elevate dalla Polizia Locale nei confronti del titolare di un ristorante etnico di via Berhollet, con contestuale sospensione dell’attività.

Altri due esercizi di vicinato sono stati sanzionati per oltre 5000 € per alcune violazioni di natura amministrativa, quali la mancata esposizione dei prezzi e dell’orario di apertura.

Infine, il personale di Polizia ha adottato due ordini di allontanamento, ex art 2 T.U.L.P.S., nei confronti di altrettante persone dal comportamento molesto e aggressivo che stazionavano nel quadrilatero San Salvario, ostacolandone la libera fruizione.

I controlli continueranno con cadenza regolare.