UNA SPESA CONTRO IL CANCRO
I fondi sono destinati all’acquisto di una colonna endoscopica per lo screening di ultima generazione al colon-retto. Si tratta del risultato della quarta edizione della campagna natalizia “Scegli il prodotto Coop”, condotta devolvendo l’1% del valore di vendita del prodotto Coop venduto a dicembre nei 65 negozi della cooperativa dei consumatori. In programma 3000 visite gratuite di screening sui tumori otorinolaringoiatrici per i soci Coop nel 2023.
Si è svolta ieri presso Fiorfood, il concept store di Nova Coop in Galleria San Federico, la consegna dell’assegno intestato alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus che ha concluso la quarta edizione della campagna “Scegli il prodotto Coop e Insieme sosteniamo la ricerca contro il cancro”. Una collaborazione ormai consolidata attraverso la quale Nova Coop, in occasione delle festività di ogni fine anno, s’impegna nel sostenere un progetto di tutela della salute in favore dell’Istituto di Candiolo – IRCCS che possa andare a vantaggio di tutta la comunità piemontese.
Quest’anno il valore dell’assegno, consegnato dal Presidente di Nova Coop Ernesto Dalle Rive al Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Allegra Agnelli, ha raggiunto l’importo record di 150.819 euro.
Obiettivo della raccolta fondi, suggellato dal nastro d’argento della campagna di comunicazione, era il potenziamento delle capacità di screening e diagnosi precoce dei tumori del colon-retto presso l’Istituto. La somma contribuirà all’acquisto di una nuova colonna endoscopica di ultima generazione, una macchina diagnostica che consente ai gastroenterologi-endoscopisti di effettuare lo screening dei polipi del colon, rimuovere le lesioni precancerose senza ricorrere alla chirurgia o identificare tumori maligni in fase precoce, così da poterli trattare con interventi chirurgici mininvasivi, senza bisogno di ulteriori terapie oncologiche.
Nel corso delle quattro edizioni della campagna, Nova Coop ha raccolto e donato complessivamente fondi per un valore pari a 510 mila euro che sono stati impiegati, negli anni precedenti, per il sostegno a iniziative di ricerca o l’acquisto di avanzati macchinari dedicati all’analisi precoce e al trattamento dei tumori urologici, del tumore al seno e di quello al polmone.
Dichiarazione di Allegra Agnelli, Presidente Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro:
«Nova Coop si conferma un nostro fondamentale partner. Siamo molto felici per il successo di questa quarta campagna, che è andata al di là delle nostre aspettative. Questo risultato dimostra ancora una volta che possiamo contare sulla fiducia di tante persone, imprese, enti e associazioni per portare avanti il nostro impegno per rendere il cancro una malattia sempre più curabile. Grazie a iniziative come questa possiamo garantire la continua crescita dell’Istituto di Candiolo, delle sue professionalità, delle strumentazioni e dei servizi per i pazienti e per i loro familiari».
Dichiarazione di Ernesto Dalle Rive, Presidente di Nova Coop:
«Ancora una volta l’alleanza tra due importanti realtà del territorio piemontese, nel nome della tutela della salute e del sostegno alla diagnosi precoce come strategia nel contrasto alle malattie oncologiche più diffuse, ha generato risultati straordinari. Grazie alla partecipazione eccezionale dei nostri soci e clienti, che a dicembre sempre più massicciamente hanno premiato il prodotto Coop nelle loro scelte di acquisto, siamo riusciti a raccogliere la cifra record di oltre 150 mila euro, da destinare all’Istituto di Candiolo per l’acquisto di nuove strumentazioni diagnostiche. Il risultato di questa iniziativa solidale testimonia il gradimento e la riconoscibilità di cui ormai gode all’interno della nostra comunità di consumatori e sublima l’impegno quotidiano di Nova Coop nel promuovere l’educazione alla salute e al rispetto di corretti stili di vita, mettendoli al centro delle numerose attività sociali di cui si fa promotrice o sostenitrice».
La consegna dell’assegno è stata preceduta dall’annuncio fatto da Carlo Ghisoni, Direttore Politiche sociali di Nova Coop e dal dottor Stefano Bondi, Direttore Otorinolaringoiatria dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, di un impegno comune nello screening dei tumori otorinolaringoiatrici che porterà a realizzare 3000 visite gratuite di prevenzione e controllo per i soci Coop. Quelle per i soci di Torino saranno realizzate presso l’Istituto di Candiolo mentre è in via di definizione un programma per portare gli specialisti dell’Istituto nei negozi Coop delle altre province per realizzare degli appuntamenti di screening sul territorio.
La morte di Alberto Vanelli addolora tutti coloro che si sono occupati di cultura in Piemonte da decenni, perché in Alberto abbiamo tutti riconosciuto un dirigente pubblico corretto e capace. Lo conobbi quando divenne assessore regionale alla cultura Giovanni Ferrero con cui in passato ho avuto vivaci polemiche, ma con cui poi ho mantenuto nel corso degli anni un rapporto diventato amichevole. Fu Vanelli a gettare un ponte di dialogo tra di noi, malgrado io fossi molto polemico e battagliero, cosa che il mio amico Oscar Botto mi sconsigliava con parole affettuosamente illuminate. Vanelli fu capace di mantenere i rapporti con tutti, al di là delle appartenenze politiche. Non credo facesse parte del detestabile “sistema Torino“ che è venuto dopo ed ha partorito la Parigi , il circolo dei lettori e il “leviatano” del Polo del ‘900. Credo, anzi, che Vanelli credesse nel pluralismo e fosse stato uno degli ispiratori della Legge 49 del 1984 con cui è stata garantita per decenni la libertà di tutte le istituzioni culturali piemontesi. Poi arrivò la signora Parigi che snaturo’ quella legge saggia ed equilibrata della presidenza di Aldo Viglione, altro straordinario protagonista della vita culturale piemontese a cui si deve l’idea delle Regge sabaude. Vanelli si era laureato in Sociologia a Trento, un requisito che poteva accomunarlo ad un ambiente culturale e politico intollerabile, ma lui seppe non lasciarsi sedurre dalle “utopie assassine”, come una volta le definiva Barbara Spinelli. Sicuramente è stato un tesserato del PCI e non ha mai nascosto le sue idee, ma io voglio testimoniare, in questa tristissima occasione della sua repentina e dolorosa scomparsa, che Vanelli come dirigente pubblico ha sempre saputo distinguere la politica militante dalla sua funzione di dirigente pubblico. Certo fu amico di esponenti importanti del PCI come Minucci e Fassino, ma questo è un altro elemento che onora la sua figura perché con questi personaggi molti non comunisti hanno intrattenuto sempre dei buoni, fruttuosi rapporti. Quando fu assessore il democristiano Enrico Nerviani, seppe mediare con equilibrio i dissensi che la spigolosita’ dell’assessore novarese aveva suscitato. Con l’assessore Gian Piero Leo, che segno’ il decennio migliore dell’assessorato alla cultura, per l’apertura convinta al più autentico pluralismo, seppe rapportarsi nel modo più fattivo e leale. Anche il presidente Enzo Ghigo ha avuto sempre parole di apprezzamento per Vanelli. Ma il suo capolavoro è costituito da ciò che seppe fare per il salvataggio e il rilancio della Reggia di Venaria Reale che era in condizioni talmente disastrate da far pensare ad amministratori piuttosto incolti di abbattere quanto era rimasto dopo i disastri della guerra e e i saccheggi del dopoguerra, magari per costruirvi delle case popolari. Fu il medico dentista Gianfranco Falzoni a iniziare quella nobile e solitaria battaglia per la rinascita della Reggia sabauda, sensibilizzando in primis Giovanni Spadolini. L’artefice manageriale di tutto e’ stato sicuramente Vanelli che si occupo’ anche del castello di Rivoli e della Sacra di San Michele e di tante altre realtà piemontesi come il Museo del cinema trasferito alla Mole Antonelliana. Va messo in luce anche il grande rapporto che ebbe con il Presidente Viglione. Io non conosco da vicino la realtà dei Teatro dei ragazzi, ma a me è sembrato un incarico assolutamente non adeguato per un uomo dalle risorse inesauribili come lui che avrebbe potuto fare degnamente l’assessore regionale alla cultura o l’assessore della città di Torino o avrebbe potuto assumere un incarico prestigioso al Ministero dei Beni Culturali diretto da Franceschini. Al minimo, avrebbe potuto fare il parlamentare, portando a Roma un’esperienza preziosa nel campo dei Beni culturali, spesso in mano ad incompetenti. La sua esperienza sarebbe diventata una risorsa straordinaria per chi avesse saputo continuare a coinvolgerlo. Forse l’aver collaborato con Leo e Ghigo non piacque a qualche dirigente del partito di cui era militante. Fu proprio Ghigo a sottolineare questo aspetto. E’ certo che Vanelli resta un unicum, destinato ad entrare nella storia piemontese anche perché lui si sentì di sinistra mai in modo settario: una qualità intellettuale rarissima nel mondo culturale piemontese che non riesce a trovare un direttore per il Salone del Libro che, al di là della malattia, avrebbe potuto contare su lui, più che affidarsi ad altri personaggi che non trovano i consensi necessari.