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“Renato Leotta. CONCERTINO per il mare”

Al “Castello di Rivoli”, le foglie di Posidonia diventano multiforme e ipotetica struttura d’arte nelle opere dell’eclettico “creativo” torinese

Fino al 28 gennaio 2024

“Le opere di Leotta scaturiscono da una lenta e prolungata osservazione di un luogo o di un paesaggio. Anche le forze della natura, i cicli lunari e degli oceanici entrano prepotentemente nel lavori dell’artista che, spaziando dal linguaggio fotografico tradizionale al video, dalla pittura al recupero di materiali d’archivio, indaga i rapporti fra mare, cielo e terra nel tentativo di creare un possibile dialogo tra mondi reali e ideali”. Così scriveva a proposito di una mostra da lei curata – “Sole” – e presentata nel 2019 da Renato Leotta, sempre al “Castello di Rivoli”, la storica dell’arte Marianna Vecellio. Definizione chiara, illuminante (quel tanto che basta per spingerci alla prova) rispetto al modo di “fare” ed “intendere l’arte” da parte dell’artista torinese, classe ’82, residente ed attivo fra Torino e Acireale. Ora, il “Castello – Museo d’Arte Contemporanea”, di piazza Mafalda di Savoia a Rivoli, torna ad accendere i riflettori su Leotta, presentando fino al 28 gennaio 2024 e per la prima volta in Italia, nella “Torre Nord” del secondo piano, il suo progetto “CONCERTINO per il mare”, vincitore dell’“Italian Council Edizione X”, Bando internazionale promosso dalla “Direzione Generale Creatività Contemporanea” del “Ministero della Cultura” a supporto della creatività contemporanea italiana e presentato, nel settembre 2022, alla 17esima “Biennale di Istanbul” nell’“Hammam Çinili”, edificio ottomano risalente al XVI secolo.

La mostra, curata da Marcella Beccaria e articolata in un complesso espositivo “a più voci”, è incentrata su un ampio progetto di ricerca che prende avvio dall’osservazione dell’ecosistema dei fondali del Mediterraneo. Proponendo una possibile forma di comunicazione interspecie, l’artista ha inteso dare una sua personale interpretazione alla “struttura interna” delle foglie di “Posidonia” oceanica (praterie – polmone del Mediterraneo, da anni vittime di un declino sensibile a causa della crescente antropizzazione costiera), leggendole come fossero una “partitura musicale”, tale da produrre tracce sonore udibili all’orecchio umano, che l’artista ha organizzato in un’“installazione sonora” e in un vero e proprio “concerto” eseguito dal vivo. “Portando all’attenzione l’importanza di un ecosistema circolare, ‘CONCERTINO per il mare’ invita ad ascoltare storie di migrazione, adattamento, incontri e lotte per la sopravvivenza attraverso il tempo, da un passato  lontano fino a un futuro incerto”.  Progetto di amplissimo respiro, che ha comportato lo studio e l’osservazione di più siti costieri del Mediterraneo, “CONCERTINO” ha generato nelle Sale Storiche del “Castello” un’“installazione sonora”, per la prima volta in dialogo con una serie di “stampe fotografiche” (realizzate da Leotta con tecniche sperimentali) e “Ondina”opera-concerto – in tre movimenti – che  sarà eseguita dal vivo dall’“Orchestra Filarmonica di Torino”, diretta da Giampaolo Pretto, presso il “Salone dei Concerti” del “Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi” (via Mazzini 11, a Torino), sabato 4 novembreore 21, dopo l’esordio nel settembre di un anno fa con i musicisti della “Borusan Istanbul Philharmonic Orchestra”, nei giorni di inaugurazione della “Biennale di Istanbul”.

Gianni Milani

“Renato Leotta. CONCERTINO per il mare”

Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (Torino); tel. 011/9565222 o www.castellodirivoli.org

Fino al 28 gennaio 2024

Orari: dal merc. al ven. 10/17; sab. e dom. 11/18

Nelle foto:

–       Renato Leotta: “Concertino”, 2022; fotografia dall’archivio. Courtesy l’artista

–       Renato Leotta

“Francesco Hayez. L’officina del pittore romantico”, grande mostra negli spazi della Gam

Arte, storia e politica si intrecciano

 

Torino dal 17 ottobre 2023 al 1 aprile 2024 ospiterà negli spazi della Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna, una mostra personale dedicata al pittore Francesco Hayez, dal titolo “Hayez. L’officina del pittore romantico”, promossa dalla Fondazione Torino Musei, Gam di Torino e Gruppo Sole 24 Ore, curata da Fernanda Mazzocca e Elena Lissoni.

L’esposizione è promossa in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera, da cui proviene un importante nucleo di opere esposte.

In questa grande esposizione sabauda si intrecciano politica, storia e arte alla scoperta del mondo dell’artista, all’interno dell’officina del pittore, per svelarne tecniche e segreti. Si tratta di un percorso espositivo originale che pone a confronto disegni e dipinti, articolato in dieci sezioni, organizzate cronologicamente, che partono dalla formazione avvenuta tra Venezia e Roma, dove Hayez ha goduto della protezione e dell’amicizia di Canova fino alla prima affermazione a Milano e alle prove della maturità.

Accanto a opere inedite o poco viste, si potranno ammirare capolavori più popolari come “La Meditazione”, proveniente dai Musei Civici di Verona, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, e l’”Accusa Segreta”, proveniente dai Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, cui è accostato il “Consiglio della Vendetta”, un prestito piuttosto prestigioso che proviene dal Liechtenstein, The Princely Collections Vaduz Vienna.

Significativi anche alcuni dipinti dell’artista custoditi dalla GAM come il “Ritratto di Carolina Zucchi a letto” (L’ammalata) e l’”Angelo Annunziatore”.

MARA MARTELLOTTA

GAM

Via Magenta 31

17 ottobre 2023, 1 aprile 2024

Orario 10-18.

“Orogenesi”. E’ un “elogio alla delicatezza” la personale di Alessandra Maio

Allestita alla Galleria “BI-BOX Art Space” di Biella

Fino all’11 novembre

Biella

Inaugurata a fine agosto, proseguirà fino a sabato 11 novembre, la personale dell’artista bolognese Alessandra Maio, nuovo progetto della Galleria “BI-BOX Art Space” di via Italia a Biella, a cura della critica d’arte Maria Chiara Wang. A introdurre e a rendere immediatamente partecipi al significato e al tema della rassegna, la Maio (“Accademia di Belle Arti” a Bologna, Laurea Magistrale in “Storia dell’Arte Contemporanea” nonché “arteterapeuta”, con residenza fra Aosta e il capoluogo emiliano, e alle spalle un palmarèsricco di molteplici mostre in Italia e all’estero) ha voluto saggiamente partire citando (da “Notti insonni”) le parole – sempre attuali – di Hermann Hess, “Premio Nobel per la Letteratura 1946”: “Solo chi ha necessità di un tocco delicato, sa toccare con delicatezza”. E’ infatti intorno alle suggestioni offerte dal termine “delicatezza” che prende l’ incipit e si sviluppa in modo lineare, nel suo complesso, l’intera esposizione. “Delicatezza” come leggerezza e vulnerabilità, come impalpabilità e raffinatezza: caratteristiche di ognuna delle opere presenti nello spazio biellese: dagli acquerelli appartenenti alla produzione più recente e che conferiscono il titolo alla mostra (allusivo non al linguaggio geologico, ma alla duplice componente del termine – oro e genesi – riferita alla potenza generativa dell’arte) ai versi racchiusi nelle “cianotipie” dal tipico colore “Blu di Prussia”. L’attività artistica della Maio è infatti fortemente caratterizzata dall’uso della scrittura, che nelle sue opere s’inserisce spesso nel disegno, “creando – sottolinea la curatrice – una fitta trama di parole che dialoga e si fonde con la pittura, mettendo in cortocircuito significati e immagine”. Nella serie di tele “Pelle” la “delicatezza” è riferita “a quella membrana che rappresenta il confine tra il corpo umano e il mondo esterno, quella superficie sottile che protegge e allo stesso tempo mette in comunicazione con l’alterità”. Nell’installazione “Limen (l’importanza della delicatezza)” il concetto si esprime attraverso il gesto lento del cucito, con il quale l’artista ha, in modo genialmente bizzarro, messo insieme numerose paia di guanti di cotone, così come nella fragilità delle chiocciole che le adornano. Infine, “delicatezza” come aspetto complementare di quella preziosità insita nell’uso della “foglia oro”, nuovo elemento della ricerca artistica di Alessandra Maio. Dopo la fase gestuale veloce della stesura dell’acquerello e quella lenta, riflessiva e meditativa della scrittura, “l’applicazione della foglia – sottolinea la stessa artista – funge ora da fase finale di ‘condensazione’”. In un intreccio di cromie che, all’interno dell’opera, assumono significati ben diversi di interpretazione: la “riflessione” il blu, la “trasformazione” il giallo e l’“energia vitale”il rosso. L’arte come segno. L’arte come colore. L’arte come miracolo di delicatezza. L’arte come terapia. Scrive Alessandra Maio: “Torno e ritorno al mio respiro/al mio ritmo/finalmente mi sento/respiro piano con delicatezza/faccio spazio dentro di me/osservo i vuoti che si creano/non mi fanno paura/ci passa l’aria e risuonano/compongono una nuova armonia/respiro dopo respiro/prendo consapevolezza del mio ritmo/dei miei bisogni/sento il calore dell’assenza/mi annodo/assumo una nuova forma/mi trasformo/e/respiro”.

Gianni Milani

“Orogenesi”

Galleria “BI-BOX Art Space”, via Italia 38, Biella; tel. 015/3701355 o www.bi-boxartspace.com

Fino all’11 novembre

Orari: giov. e ven. 15/19,30; sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto:

–       Mostra in allestimento

–       “Torno e ritorno al mio respiro”, acquerello, pastelli e foglia d’oro su carta di cotone, 2023

Opera Viva Barriera di Milano il Manifesto: Pierluigi Pusole

Quinto appuntamento

9° edizione intitolata Opera Viva, Luigi l’addetto alle affissioni

 

AMICO

Lunedì 25 settembre 2023

ore 18.30

Torino, Barriera di Milano, Piazza Bottesini

E’ l’artista Pierluigi Pusole con l’opera Amico (2018) a inaugurare il 25 di settembre alle ore 18.30 il quinto appuntamento dell’anno di Opera Viva Barriera di Milano, Il Manifesto.

Per questo quinto appuntamento l’artista Pierluigi Pusole presenta AMICO (2018), particolare di una composizione più grande appartenente alla serie EXPERIMENTS che, a sua volta, rientra nel progetto I.S.D. / IO SONO DIO.

Nel progetto l’artista riscrive una dimensione in cui si combinano naturale e artificiale.

La ricerca di Pusole in questa serie si caratterizza per la presenza della figura umana nel contesto del paesaggio, figura a volte modificata, raddoppiata, aumentata o diminuita nelle dimensioni. Nel caso di AMICO l’artista ne sceglie una visione poco rassicurante: un paesaggio in cui un uomo avanza mentre tiene in mano una motosega, un paesaggio in cui la forza del colore sembra essere la struttura portante della raffigurazione, quella stessa forza che trasforma l’opera in un “esperimento divino”.

 

E poiché anche l’opera di Pusole subisce il cambiamento e si ritrova ribaltata da Luigi, l’addetto alle affissioni: quali nuovi significati assume?

Le caratteristiche dell’opera ne escono potenziate ed enfatizzate dal rovesciamento che sembra connotarsi ancor di più come un esperimento del Dio/artista.

Il progetto/opera di arte pubblica ideato nel 2015 da Alessandro Bulgini negli anni ha ospitato più di 50 artisti italiani e stranieri, interpreti dello spazio pubblico di 6×3 metri di Piazza Bottesini a Torino.

L’edizione 2023, intitolata “Opera Viva, Luigi l’addetto alle affissioni” si concentra sul concetto di ribaltamento: nessuna figura curatoriale, soltanto gli artisti e Luigi, l’addetto alle affissioni, che appenderà tutte le immagini capovolte.

Vivono e lavorano a Torino gli artisti selezionati per l’edizione 2023, per sottolineare ancora una volta l’importanza del tessuto culturale e artistico della città di Torino.

Sergio Cascavilla, Gianluca e Massimiliano De Serio, Luigi Gariglio, Turi Rapisarda, Pierluigi Pusole e Alessandro Bulgini.

Pierluigi Pusole Torino, 1963

Pusole è tra le voci più innovative e originali della nuova pittura italiana, in costante confronto con i nuovi mezzi di produzione di immagini. Dalla fine degli anni Ottanta partecipa a importanti collettive e personali in Italia, Spagna, Germania, Belgio e Argentina, tra cui la Biennale di Venezia del 1991, Dodici Pittori Italiani nel 1995 e Cambio di Guardia nel 1996. La sua pittura è caratterizzata dal celere, evocando la rapidità dei mezzi di comunicazione e la produzione di immagini. Come tutti quelli della sua generazione non aveva vissuto i segni del reale, la sua è una pittura che si sofferma in figure utopiche e visioni alternative. Successivamente la figurazione viene abbandonata, concepita dall’artista come trappola formale e si avvicina ad una pittura che l’artista definisce “antinaturale”, priva di qualsiasi segno del reale e capace di creare un’esperienza, senza mai trascurare il paesaggio.

Stefano Berardino, l’artista dei motori

STEFANO BERARDINO PER IL FESTIVAL CAR 2023

Live painting dell’Artista dei Motori con protagonista la storica FIAT 508S Balilla Coppa d’Oro. L’opera realizzata diventa primo premio del Concorso d’Eleganza.

Domenica 24 settembre 2023 | Revigliasco Torinese

Dopo il successo della prima edizione torna, domenica 24 settembre a Revigliasco Torinese, il Festival Car 2023, dedicato a tutti gli appassionati di vetture storiche.

Un appuntamento a cui non poteva mancare Stefano Berardino, il giovane pittore ortese conosciuto come l’artista dei motori  che proprio delle automobili, sua più grande passione, ha fatto il soggetto principale della propria produzione pittorica.

L’artista sarà infatti protagonista di un live painting dedicato proprio al Festival Car 2023: durante la giornata Berardino, armato di colore, spatole e pennelli, dipingerà una FIAT 508S Balilla Coppa d’Oro.

La celebre vettura storica, tra le più ricercate dai collezionisti, datata 1933 e ispirata alle spider inglesi dell’epoca, prenderà forma sulla tela in tutte le sue caratteristiche e peculiarità uniche, grazie all’occhio attento e la mano ferma dell’artista, abituato a riprodurre i soggetti delle sue composizioni in modo accurato e preciso. Dalla coda affusolata ai parafanghi di tipo motociclistico, la FIAT 508S Balilla Coppa d’Oro sarà rappresentata, su spesso sfondo materico impreziosito da sabbia e polvere di quarzo, in stile realistico che strizza l’occhio alla Pop Art.

Al termine del live painting l’opera verrà consegnata come primo premio al vincitore del Concorso d’Eleganza, il cuore di Festival Car 2023, una “passerella” con oltre 100 tra le più belle auto d’interesse storico e collezionistico che regaleranno una panoramica emozionante della storia dell’auto e che, novità di quest’anno, saranno coinvolte in un’emozionante parata che dallo scenografico Castello di Moncalieri arriverà nel centro storico di Revigliasco, sulla collina Torinese.

Dalla strada alla tela, Stefano Berardino porterà al Festival Car 2023 anche con un’opera rappresentante una Alfa Romeo Tonale di Stellantis&You Torino.

www.stefanoberardino.com

City playground, un progetto di Graphic Days, uno spazio a misura di cittadino

Dopo il focus sui diritti dell’infanzia e sullo “Slow Learning”, con una selezione di poster art vincitori del concorso Posterheroes, Spazio Portici – Percorsi Creativi e Graphic Days® rinnovano il sodalizio attraverso un nuovo progetto che intende sensibilizzare i passanti di Corso San Martino sui temi del vivere gli spazi pubblici della città.

 

City playgroundun progetto di Graphic Days®, nasce in occasione della terza edizione di Countless Cities – Biennale delle Città del Mondo, promossa da Farm Cultural Park di Favara. Il progetto intende sollecitare i passanti sul ruolo del contesto urbano partendo dalla domanda “Che cosa ti fa star bene nello spazio pubblico?”. Le 10 illustrazioni hanno quindi cercato di interpretare le differenti sensazioni derivanti dalla fruizione di uno spazio a misura di cittadino. Un luogo per nutrire la mente? Una panchina da condividere? Un posto dove curarsi?

Queste sono alcune tra le suggestioni emerse spostandosi da una creatività all’altra e che, attraverso la traduzione in simboli e concetti chiave, rappresentano diverse visioni sulla città del futuro.

“Il successo di Spazio Portici – spiega l’assessora alla Rigenerazione Urbana, Carlotta Salerno – dimostra che l’arte è ovunque e si può fare dovunque. Grazie a questa iniziativa i portici della nostra città si trasformano in musei a cielo aperto, diventando veicoli di diffusione dell’offerta culturale e, al tempo stesso, elemento di rigenerazione urbana e presidio sul territorio. Un’opportunità, per i cittadini, di disegnare la propria città ideale”.

 

 

 

Una mostra ma anche un “gioco” per ragionare sul ruolo fondamentale che lo spazio pubblico ricopre nel vivere quotidiano: inquadrando il QR code presente sui pannelli dell’esposizione, i cittadini potranno infatti disegnare la propria città ideale a partire dall’individuazione delle sue funzioni, rispondendo alle domande:

Che cosa è casa per te? Che cosa ti fa sentire ricaricato? Che cosa ti fa sentire connesso agli altri? Che cosa ti fa sentire nel comfort? Che cosa ti fa sentire ispirato? Che cosa ti fa sentire coinvolto?

Il riferimento teorico è l’emotional design, disciplina nata in ambito di design di prodotto che studia come creare oggetti o servizi che evochino emozioni e che si traducano in esperienze positive per le comunità; Graphic Days® ha applicato i suoi principi a scala urbana per esplorare in che modo la progettazione della città può influire sul benessere delle persone.

 

“L’utilizzo dello spazio pubblico e la riflessione sullo sviluppo urbano sono temi più che mai attuali per la Città – è il commento dell’assessora alla Cultura, Rosanna Purchia – per questo trovo di particolare interesse il progetto. Un luogo di passaggio, come i portici di corso San Martino, rappresenta una grande opportunità per coinvolgere i cittadini riguardo alla città del futuro, attraverso un linguaggio che evoca emozioni e che spinge alla riflessione sul contesto urbano”.

 

“Spazio Portici — Percorsi Creativi vuole essere la nostra occasione per trasformare un luogo di passaggio in un spazio culturale di comunità, afferma Germano Tagliasacchi, Direttore della Fondazione Contrada Torino Onlus. Grazie a questo nuovo progetto espositivo di Graphic Days®, torniamo su Corso San Martino con la mission di Fondazione Contrada: aprire spazi di espressione artistica sotto i 12 chilometri di arcate della città di Torino, valorizzando la creatività giovanile e coinvolgendo il pubblico come fruitore attivo”.

 

A partire dai principi emersi nella realizzazione di interventi di urbanismo tattico nello scenario torinese condotti da Graphic Days®i due isolati compresi tra Piazza XVIII Dicembre e la via Juvarra, con la collaborazione delle Proprietà, si prestano anche questa volta come luogo per far riflettere tutte le classi sociali e le fasce d’età. Attraverso l’utilizzo del social ed emotional design, City Playground mira a creare una connessione emotiva tra il pubblico e le tematiche trattate.

“La mostra presenta in forma simbolica e semplificata i concetti emersi nei percorsi di coinvolgimento della cittadinanza che abbiamo sviluppato in questi anni”, affermano Ilaria Reposo e Fabio Guida, direttori creativi di Graphic Days®. “Attraverso la realizzazione di interventi a carattere temporaneo nello spazio pubblico abbiamo potuto infatti far sperimentare utilizzi innovativi e far ragionare le comunità su modelli di sviluppo urbano differenti, che il linguaggio del visual design ha valorizzato a livello comunicativo. Raccontare questo processo attraverso il percorso espositivo di Spazio Portici ci offre l’opportunità di estendere le riflessioni fatte a un pubblico allargato ed eterogeneo”.

 

 

Spazio Portici – Percorsi Creativi è un progetto di Fondazione Contrada Torino Onlus, realizzato con il sostegno della Città di Torino e Torino Creativa.  A partire dal 2020 gli happening artistici ideati all’interno del progetto Portici Creativi – Percorsi Creativi, hanno trovato collocazione in via Po (street art), via Nizza (video & sound art – in corso), Corso San Martino (graphic art), Piazza Vittorio (allestimento di 3 percorsi di giovani curatori e curatrici).

Incontro con Luca Scarlini alla gam

LA GAM PER “LA CULTURA DIETRO L’ANGOLO” Feste d’Autunno

L’apparenza inganna: un viaggio tra immagini dell’altrove alla GAM

Venerdì 22 settembre alle 18:00

BEEOZANAM, Madonna di Campagna,

via Foligno, 14 Torino

ingresso libero

     

Le collezioni di un museo sono evidenti e allo stesso tempo segrete, il luogo stesso è evidente e misterioso, perché è impossibile padroneggiarlo in tutti gli angoli, a ogni svolta e corridoio. Non per caso i musei sono spesso ambientazione di film gotici o thriller.

Luca Scarlini disegna un racconto tra opere che esplorano luoghi dell’altrove nelle collezioni torinesi.

Per La cultura dietro l’angolo la GAM ha invitato tre intellettuali a interrogarsi sulle ragioni per le quali varcare, magari per la prima volta, la soglia di un museo d’arte moderna e contemporanea come la GAM di Torino e scoprirne le collezioni e le esposizioni. Questa seconda conversazione pensata per le “Feste d’autunno” vede protagonista Luca Scarlini, scrittore, drammaturgo, performance artist.

Raccontatore d’arte, collabora con numerosi musei e insegna tecniche narrative presso la Scuola Holden di Torino, IED e ha collaborato con numerose istituzioni teatrali italiane e europee, tra cui il National Theatre di Londra, la compagnia Lod a Ghent, il Festival Opera XXI a Anversa, La Batie e il theatre amstramgram a Ginevra. Da sempre crea racconti per spazi museali.

GUARDA IL VIDEO

Seguirà un momento musicale a cura di Mito per la Città con il quartetto di sassofoni Kosobate Quartet: Micaela Stroffolino, sassofono soprano, Mariagrazia Massanova, sassofono contralto, Sofia Ferraro, sassofono tenore, Eugenio Enria, sassofono baritono (scuola di sassofono di Pietro Marchetti). Musiche di Johann Sebastian Bach, Edward Elgar, Jean Baptiste Singelée, Pedro Iturralde, John Kander, John Williams, Jean Matitia.

Le Feste d’autunno di La cultura dietro l’angolo si svolgono a Torino da giovedì 21 a sabato 23 settembre 2023. Le case del quartiere, le biblioteche civiche e i presidi del territorio si animeranno di spettacoli teatrali, performance artistiche, incontri, letture, appuntamenti di divulgazione scientifica e molto altro ancora. Tra le novità di questa edizione, vi è la sinergia con Mito per la Città che arricchirà le feste con alcuni momenti musicali: le melodie di Bach, Wagner ed Ennio Morricone accompagneranno il pubblico in un viaggio musicale e si incontreranno nei quartieri con l’arte contemporanea, la fotografia, la storia egizia e i classici della poesia.

La cultura dietro l’angolo è un programma della Fondazione Compagnia di San Paolo realizzato con la collaborazione della Città di Torino e propone attività ed eventi diffusi nelle circoscrizioni della città. Da maggio a dicembre la cultura sarà a poca distanza da casa, ovunque si abiti, con nuove occasioni di relazione, condivisione e partecipazione.

ULTIMO GIORNO – “Florilegium”. Segni e colori per raccontare la magia della natura

In mostra alla “Precettoria” di Sant’Antonio di Ranverso, le immagini “floreali” di Ines Daniela Bertolino

Dal 22 luglio al 24 settembre

Buttigliera Alta (Torino)

Acrilici e acquerelli sono i grandi “alleati” della pittura di Ines Daniela Bertolino. Tecniche, l’acquerello in particolare, di assai difficile gestazione, in cui la pittrice torinese riesce a dare tutto il meglio – e di più – di sé, nel campo di una procedura artistica dov’è ben difficile bleffare, dove il mestiere ti impone di muoverti seguendo certe regole in vista di determinati risultati che non lasciano margini a sotterfugi. O ad attenuanti. E allora il mestiere o ce l’hai o non te lo puoi inventare.

Se ce l’hai, è lì ben evidente davanti a tutti. Ma se non ce l’hai è un disastro, che (ahinoi!) è comunque e sempre lì davanti a tutti. Non capita per la Bertolino. Artista vera, non improvvisata, per  la quale fare arte non significa voler sbalordire a tutti i costi con le più strane interpretazioni del “raccontare per segni e colori”. Fare arte significa poggiare ben bene, e mai dimenticarlo, su solide basi accademiche per poi permettersi di seguire voli fantastici e improvvisazioni emotive che liberano il “soggetto” dagli stretti vincoli terreni per dargli ali capaci di portarlo a rappresentare sogni, fantasie e giochi di poesia che sono manna vitale per la vera opera artistica. In questi spazi si colloca la pittura della Bertolino, forte di studi ben assimilati (dopo il  Liceo Artistico”) all’“Accademia di Belle Arti” di Torino, a “Scuole di grafica pubblicitaria” (che la portano, fra l’altro, a lavorare presso studi pubblicitari, serigrafici e laboratori di ceramica) fino al “Corso Internazionale per l’incisione artistica” presso l’“ISIA-Istituto Superiore per le Industrie Artistiche” di Urbino. Un lungo serio tirocinio che emerge con piena evidenzia nella rassegna a lei dedicata presso l’antica (ultimi anni del XII secolo) “Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso”, a Buttigliera Alta, fino a domenica 24 settembre.

Rinascimentale il titolo della mostra“Florilegium”, vuole subito indicarci che trattasi di una ben accurata raccolta antologica (una ventina di acrilici su tela e tavola) delle tantissime opere dedicate dall’artista alla natura, alle “sue” piante, ai “suoi” fiori, a paesaggi che guardano al cielo, in un connubio di “naturale” e “spirituale” che contraddistingue sempre la poetica delicatezza della sua cifra stilistica e della sua narrativa. Dove la perfezione delle forme lascia, pur anche, spazio a certa piacevolissima immediata informalità compositiva e alla trasparenza di dettati cromatici che inducono a oniriche fantasiose o immaginifiche interpretazioni dei soggetti. Che bello quel “Trittico” di piante – sovrani e maestosi guardiani del bosco – che si ergono verso l’alto in tutta la loro maestosità, quasi sospese da terra e lasciate andare in volo verso l’azzurro intenso del cielo. Pochi colori. Sempre (spesso) l’azzurro o il blu raccolto in tutte le sue più variegate sfumature, da quelle più intense a quelle più diluite. Alla Bertolino piace, è stato fatto notare, il blu, fra i colori primari più usati fin dall’antichità: dall’arte bizantina, a quella egizia fino al Medioevo, a Giotto (pensiamo all’inimitabile volta della patavina “Cappella degli Scrovegni”, oggi “Patrimonio Mondiale Unesco”), via via fino agli impressionisti a Renoir a Matisse (“un certo blu penetra nella tua anima”), al blu “oltremare profondo” di Klein. Van Goghdiceva che il blu “è un colore divino e non c’è nulla di così bello per mettere l’atmosfera intorno alle cose”; per la moderna Psicologia, il blu è il colore dell’affidabilità e consegna all’uomo sicurezza interiore e fiducia in sé. Non fu così per il grande Picasso che, nel famoso “periodo blu” lo usava affiancato spesso al verde per esprimere un profondo stato di malinconia e sofferenza, dopo il suicidio del  caro amico Carlos Casagemas.

Certo, nell’antologica alla “Precettoria”, Ines Daniela Bertolino dà prova di una rara sapienza nell’uso di cromie in cui, se blu e azzurro necessariamente compaiono a far da quinta celeste alle sue composizioni floreali, pur non tralasciano ricche variazioni sul tema fra grovigli di rosso, rosa, verde e blu (“Le rose di Rocco”) o fra l’arancio e il rosso della peruviana “Nastruzio” così come fra le varie sfumature di rosa, bianco e rosso delle più semplici “Pratoline” o delle tenere “Primule”che fanno capolino al primo svanir della  neve. Magnifico quel piccolo nido “Tra i filari nascosti”, fra informali intrecci di arbusti, che fanno da riparo a vite nascenti osservate, fra luci e ombre, da un cielo azzurro che ispira pace, serenità e vicinanza umana. Che meraviglia! E il cielo sa quanto ne abbiamo, oggi più che mai, bisogno!

Per info e prenotazioni: “Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso”, Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (Torino); tel. 011/9367450 (da mercoledì a domenica) o ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

Gianni Milani

Nelle foto:

–       “Trittico”

–       “Le rose di Rocco”

–       “Nasturzio”

–       “Tra i filari nascosti”

Al via Art Side Festival, dialogo tra arte e luoghi della storia e dell’impresa

Ha preso il via Art Side Festival! Una rassegna che si dedica da anni a creare un dialogo tra l’arte contemporanea ed i luoghi della storia e dell’impresa. La nona edizione è dedicata all’ambiente ed al cambiamento climatico e prevede sino al 18 dicembre un fitto calendario di performance, incontri e spettacoli teatrali tra Torino, Govone e Alessandria. Si parte da Torino: al Museo Storico della Reale Mutua a Palazzo Biandrate, in via Garibaldi 22, è ospitata “Labyrinth”, un’installazione tutta in tessuto dell’artista argentina Elisabeth Aro, mentre “Sei stata tu?” è il titolo della proposta di Marco Cordero al Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti, in via Pietro Giuria 15.

Un progetto avviato dall’artista cuneese nel 2009 che partendo dalla sezione verticale di una mela con il volto di Eva scolpito per affrontare il concetto di “colpa”, oggi acquista nuovi significati nel dialogo con la preziosa collezione del Museo della Frutta creando un’unica installazione. Partendo dalla relazione tra mela e parola l’artista che da anni “scolpisce” libri, e non solo, sviluppa lungo tutto il percorso un sottile gioco di rimandi.

 

In ogni ambiente del museo c’è una traccia da scoprire come se Cordero “gettasse un seme” in ogni sala. Un itinerario da percorrere.

Igino Macagno

La pittura innovativa (ma con uno sguardo al passato) di Ilio Burruni

ILIO BURRUNI  (Ghilarza / OR, 25 aprile 1917 – Bioglio / BI, 20 febbraio 2016)

Se, in Piemonte, il Novecento letterario vede le pagine diCesare Pavese impallidire al confronto con quelle diAlbert Camus, la pittura còlta di Felice Casorati,riferimento robusto agli insegnamenti di Piero della Francesca, nulla dovrà a quella di Amedeo Modigliani,pittore giovane, poco attento al passato e maledetto, incline all’alcool e alla droga qui però varrà la pena di soffermarci sui pittori che, in gioventù, frequentarono lo studio di Pavarolo perché genuine espressioni di quella Scuola…

Riprendo le pagine che per Ilio scrissi in momentiprossimi alla sua despedida: poco prima di allora, mi aveva pregato con insistenza di andare nel biellese da lui per potermi parlare più a lungo e senza interruzioni. Purtroppo, però, non avrei potuto farlo, ché, da tempo, ho, per poca salute, rinunciato a ogni mia trasferta!

Burruni lo vidi la prima volta all’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro!

Ero arrivato da Brasilia e stavo cercando un mio ufficio in quella sede (spazio che avrei trovato in anticamera, cioè quasi sul pianerottolo del quarto piano), e sarebbe diventato un ambiente gradevole perché tutti mi passavano davanti ma pochi si trattenevano, così io lavoravo tranquillo, senza sentirmi isolato dal mondo!

Ilio aveva sulle spalle Rodolfo ancora piccolo e la mia collega Marilda me lo presentò, dicendomi che era unpittore di Torino (come me) e che, poco prima che io arrivassi tra loro, aveva esposto i suoi quadri nel grande salone dell’Istituto.

Qualche tempo dopo, ebbi davanti a me il primo quadro di Burruni: uno scorcio di Chieri dai toni caldi dei laterizi e dei tetti in coppo. Fu nell’appartamento di Morosi, il professore addetto all’Istituto che avevatrovato per noi una casa nel palazzo stesso in cui viveva.A prima vista, con i suoi colori e le sue forme, quella tela mi parlava di un ambiente noto, infatti avevo insegnato tutta una stagione in quella cittadina.

Ilio, lo seppi poi, era sardo di nascita e giovanissimo era arrivato a Chieri con i suoi e di là, aveva frequentato a Pavarolo la scuola di Casorati. Questi, non solo gli aveva fatto amare la pittura ma aveva indirizzato i suoi studialla facoltà di giurisprudenza, e là, come il Maestro, anche Ilio si era laureato.

Burruni, però, in diversi momenti della sua vita, avevatratto la sua vitalità proprio dal sud America. Ne parlò durante una visita, che gli facemmo a Botafogo, in un caldo pomeriggio assolato. Là nell’appartamento in cui viveva e dipingeva, eravamo con lui adulti Adele, Carmen ed io, e il piccolo Rodolfo.

Raccontò anche del Brasile della sua gioventù, quando alla Urcala zona di Rio ai piedi del Pão de Açucaraffrescò enormi spazi in alcuni palazzi di abitazione e, tra un lavoro e l’altro, si era concesso dei buoni periodi di vacanza in Europa… E mi parlò anche dell’Argentina di prima dell’ultima guerra, delle ceramiche che aveva realizzato, e mi mostrò alcuni dei suoi lavori su carta:portavano ben visibili i timbri e le scritte delle autorità di quel paese che, insieme con il suo, autorizzavano il loro l’espatrio ... poi ancora parlò della sua Costa Azzurra...

Ma furono i quadri ai quali stava lavorando a prendersitutta la mia attenzione.

Ne ricordo due, in particolare: il cesto di frutta dalCaravaggio e un autoritratto, con zuccotto rosso in testa,dipinto alla maniera di Antonello da Messina. Opere ad acrilico di grande valenza artistica, in cui una bella tavolozza, ricca di gradazioni cromatiche, dà vita a delle pitture dense davvero di significato.

Credo che, nel rileggere i quadri del passato, Ilio abbia realizzato un progetto originale, unico e esclusivo quanto impegnativo e proficuo, per i risultati ottenuti e leinterpretazioni personali che si è concesso. Infatti i fruttidi ispirazione caravaggesca, che nel cesto si ritagliano un loro spazio di luce, sono l’esito di una profonda lettura critica dell’opera del Pittore lombardo e quel quadro, che nella produzione del Merisi costituisce un unico, pieno com’è di chiare luminosità, ben si è offertoagli occhi di Burruni, per una lettura nuova.

Nel secondo quadro poi, la figura di sé, che Ilio ci ha lasciato sotto forma di autoritratto, è un’icona dall’emblematico significato simbolico, dipinta con eccezionale bravura, il cui risultato la pone tra i quadri più ‘moderni’ dei nostri contemporanei. Le luci e i colori rivelano un processo creativo, certamente non veloce, frutto di minuziose sperimentazioni, e, se verrebbe da porla subito tra le riproduzioni, un esame più attento cipermette di rilevare i più reconditi passaggi creativi, nessun ripensamento trascurando, tra quelli che l’Artista del passato ebbe nel realizzare il capolavoro. Questo è il risultato più intenso, il messaggio più completo della Pittura di Burruni: una pittura delicata e còlta che,insieme a unattenta rivisitazione del Passato, creaimmagini innovative, perché non esiste una proposta artistica nuova, senza una (ri)lettura attenta del passato.

Ilio, nel ricordo mio infine, poiché, anche quando,ritornato a Torino, mi capitava di pensare a lui, ecco che,di repente, c’era un quadro, in fotografia o in cornice, asegnalarmi la sua vicinanza, quasi ad avvisarmi lanciandomi un suo personalissimo son qua (aTorino) eccomi! Così in Via Po la locandina per la mostra alla Galleria di Piazza Hermada (nostro primo incontro italiano!), quindi una mia vista al Borgo San Dalmazzo… poi, ancora, nei locali di una Circoscrizione di Torino, dove un’esposizione di panfili e velieri dipinti, costituiva un vero e proprio contraltare per le chiese del Brasile coloniale, altre sue opere che davvero ben conoscevo (e quadri tutti, i cui colori, giocati tra i bianco-grigi e gli azzurri intensi, rimangono esemplariper la sua tavolozza)! Infine, per ultimo, perché ha favorito i nostri ultimi contatti, il quadro dei re Magi(che fu per me sorpresa vedere esposto all’Istituto San Giuseppe) anch’esso impostato sui grigi e sugli azzurri:momento culminante di un crescente interesse di Burruniper l’arte sacra!

Con i suoi ritorni, quasi in sordina, egli chiamava l’attenzione, sempre con discrezione, e, con la sua presenza bonaria, sapeva dire tanto in amicizia vera. Laddove, più che parlare, egli amava fare, e fare bene, efacendo, beneficiava in primo luogo sé stesso poi tutti gli altri, perché con i suoi quadri trasmette ancora serenità, a prescindere dal fatto che, nei periodi più lontani, quelli si facessero carico di travagli espressionisti. Ora però, in un lento processo alchemico – solo questo termine permette di spiegare il lavorio della sua arte – la lezione degli antichi l’ha portato a una figurazione essenziale più sintetica. Sarà così che, vero trait d’union tra l’uno e gli altri, l’artista puro, con fede, agisce in rapporto di continuità con chi l’ha preceduto. Perché qualcosa di grande fa da sottofondo all’essenzialità dell’arte, ed è meno intuibile per sua complessità nel processo creativo! Ora però, senza approfondire questo assioma, concluderò che Ilio era davvero una persona rara perché,ad ogni sua comparsa, rinnovava la gioia dell’incontro,sempre dandogli un senso di immediatezza più che una dimensione di consuetudine. Ed era la sua presenzasenza formalismi, quasi scanzonata, cordiale, verasempre e vivace, come si addice a una persona bella, dallo sguardo più che incantevole incantato e, ad un tempo, intenso e puro!

In Italia, sono diminuite le occasioni che, in Brasile,c’erano di incontrare Persone eccezionali ma, cosciente di questo, custodisco il ricordo di alcuni personaggi che,tuttora, mi fanno compagnia. C’è, a San Paolo, Pietro Maria Bardi che mi accoglie nel suo MASP; a Brasilia, lungo i corridoi dell’Ambasciata italiana, Marcello Candia, Uomo che la Chiesa già annovera tra i Venerabili, che mi esprime il suo piacere di conversarecon me; e, a Rio, ecco c’èIlio Burruni – senza allargarmi a quei brasiliani, scrittori e artisti, che ho visto e rivisto quando ero in Goiás – amici cari che il tempo ha avvicinato a me nessuno scalfirà mai i nostri ricordi:essi rimarranno perfetti, senza patire danno da parte di chi intenda portarceli via!

Carlo Alfonso Maria Burdet