Aperta dall’11 ottobre, presso Camera, una mostra dedicata al maestro del fotogiornalismo e della cosiddetta fotografia umanista, Robert Doisneau
E’ aperta Camera, Centro Italiano per la fotografia, in via delle Rosine 18, una mostra particolarmente significativa, dedicata a uno dei più importanti maestri del Novecento, Robert Doisneau, comprendente 130 immagini provenienti dell’Atelier Robert Doisneau.
A partire da una delle fotografie più conosciute al mondo, lo scatto del bacio di una giovane coppia indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hotel de Ville di Parigi, l’esposizione esplora l’opera di un celeberrimo fotografo quale è Doisneau, che si può considerare, insieme a Henri Cartier Bresson, uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese, oltre che del fotogiornalismo di strada.
Il suo obiettivo è espressione di uno sguardo ironico e al tempo stesso empatico, attraverso il quale Doisneau cattura la vita quotidiana di uomini, donne e bambini di Parigi e della sua banlieue, riportandone le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati.
Le immagini esposte testimoniano lo stile dell’artista, in grado di mescolare curiosità e fantasia, ma anche capace di mostrare una intensa libertà di espressione, che reinterpreta le logiche del surrealismo in chiave ironica.
Robert Doisneau nasce il 14 aprile 1912 a Gentilly, un sobborgo di Parigi, e risulta uno dei maggiori esponenti della corrente cosiddetta “umanista” della fotografia.
Nel corso della sua vita lavora con Renault e Vogue, ma la sua vera vocazione è quella di fotografare la vita reale, quella per strada, cogliendo in modo esemplare l’anima di Parigi e dei parigini.
I suoi scatti narrano frammenti di vita legati agli innamorati, ai bistrot, agli atelier, ai bambini che giocano in strada e alle vecchie professioni.
La sua è una poetica per immagini, una narrazione di storie e sentimenti per mostrare un mondo nel quale egli si sarebbe sentito bene, in cui le persone sarebbero state gentili e egli avrebbe ritrovato la tenerezza che sperava di ricevere.
Le fotografie di Robert Doisneau risultano una prova che questo mondo ha la possibilità di esistere. Nelle sue fotografie la tenerezza si fonde, infatti, con discrezione, con un registro ironico.
Egli ci tramanda l’immagine della Parigi del dopoguerra, fissata nell’immaginario collettivo e, appunto, tra le sue fotografie è impossibile non riconoscere quella forse più celebre, che è “Il bacio davanti all’Hotel De Ville”, scattata nel 1950, mentre stava realizzando un servizio fotografico per la rivista Life. La identità dei due giovani sarebbero rimaste sconosciute fino al 1992, quando Denis e Jean-Louis Lavergne denunciarono l’artista, affermando di essere stati ritratti senza il loro consenso.
Francois Bornet uscì allo scoperto, dimostrando di essere lei la ragazza della fotografia e mostrando la copia autografata della stampa realizzata da Doisneau, che vendette per 155 mila euro.
A curare la mostra, che è promossa da Silvana Editoriale e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è Gabriel Bauret.
MARA MARTELLOTTA


Le grandi superfici cucite sono state create nell’ambito di una serie di workshop in collaborazione con le partecipanti al progetto “Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari”nella sua nuova sede nel quartiere “Le Vallette” di Torino in collaborazione con le residenti del quartiere, le utenti della “Comunità Fragole Celesti” e “Cooperativa progetto tenda Onlus”. Arte e sociale. “Un lavoro corale dove la ricerca fra ‘abito’ e ‘habitus’ confluisce nell’atto performativo”. E proprio in linea con questi principi, Sara Conforti ha fondato a Torino, nel 2016, “hòferlab”, associazione culturale volta a sensibilizzare sui temi della giustizia sociale ed ecologica, dei diritti umani e del lavoro nelle filiere del tessile globale. Memoria e intreccio, rapporti e tessiture sono chiave di volta anche dell’esposizione interna, dove troviamo la grande installazione interattiva, “Centosettantaperottanta – What comes first?”, uno spazio di esplorazione dedicato all’universo femminile, un archivio di “reminescenze vestiamentarie” condivise, attraverso la redazione dei “taccuini esperienziali”, un’opera collettiva che ha dato vita al “taccuino d’artista” donato alla “Collezione di Moleskine Foundation” di Milano ed esposto a febbraio al “Palais de Tokyo” a Parigi e a maggio al “One World Observatory” presso il “One World Trade Center” a New York. Il “taccuino d’artista” è eccezionalmente esposto al “Museo del Tessile di Chieri, per la prima volta in Italia, grazie al prestito dalla “Collezione di Moleskine Foundation”. L’opera invita il visitatore a fruire di una curiosa “formula partecipata” che rimanda ai “Libri della Fortuna”, in gran voga nel Rinascimento. Il pubblico, rivolgendo a sé stesso la domanda “What comes first?” potrà interagire con le opere delle partecipanti ai workshop, estraendo un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati che a sua volta coincide con quello di un taccuino e di uno dei ricami rilegati nel libro, a loro volta numerati e messi a disposizione del pubblico. Attraverso la loro lettura il pubblico potrà entrare in contatto empatico con la storia e le memorie scritte dall’anonima compilatrice dell’opera, casualmente chiamata a dare risposta alla domanda iniziale. A completare, infine, la mostra una serie di fotografie e speciali opere tessili in “cotone BCI – Better Cotton Initiative” (il più grande programma di sostenibilità del cotone al mondo) e “Denim”realizzate grazie alla collaborazione con “Thecolorsoup” e “Berto Industria Tessile”.