Aguzzare l’ingegno per far fronte alla disperazione

Borse origami, bigiotteria e accessori per dare libero sfogo all’estro creativo

DECIMA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Una timida e riservata, l’altra espansiva e disinvolta. Entrambe dotate di grande estro creativo, sono amiche da tempo e da cinque anni anche “socie in affari”: lavorano insieme nei mercati degli hobbisti di Torino e provincia, ognuna con il suo prodotto ma aiutandosi reciprocamente. “Abbiamo deciso di scendere in piazza per guadagnare qualche soldino”, spiega Barbara Picozzi, estroversa e verace, creatrice di monili di vario genere. “Per sfruttare la creatività”, precisa Loretta Odorico, pacata e contenuta, specializzata in confezioni sartoriali.

Esplosiva e incontenibile, Barbara fin da bambina si divertiva creando bigiotteria e trasformando in “gioielli” tutto quello che trovava, dai tappi delle bottiglie ai sassi recuperati per strada. Non le è stato facile convincere Loretta, che ama starsene per i fatti suoi ed è più restia ad aprirsi con la gente, a scendere in piazza: “L’ho presa per sfinimento. Tutti i giorni recitavo la stessa solfa: dai, tu fai le tue borse, io la mia bigiotteria. Vedrai, ci divertiremo. Riusciremo a guadagnare qualcosa e anche a fare felici delle persone, perché le cose che facciamo sono bellissime. E poi, le dicevo, se non incominci a cercare di vendere quello che fai, tra un po’ il tuo guardaroba scoppia. Sono tenace, non demordo. E alla fine ce l’ho fatta: siamo qui”, racconta Barbara.

“Quella che produco io – è sempre Barbara a parlare – è una bigiotteria umorale: le mie creazioni si trasformano al variare del mio umore. Se sono serena punto su oggetti glamour: fiorellini, oggetti leggeri e colori delicati, forme aggraziate e sinuose. Quando sono nervosa uso lacci e metalli che tratto a martellate, creo oggetti più spartani e aggressivi, ma non per questo meno accattivanti”.

Loretta ha frequentato la scuola per diventare sarta e modellista, e per anni ha collaborato con negozi e sartorie confezionando abiti su misura per i clienti più esigenti. “Ho smesso perché non ne potevo più di fare cose che rispecchiavano il gusto degli altri e non il mio. Potevo permettermelo, mio marito lavora a non mi ha mai fatto mancare nulla”, spiega. Quello del taglio e cucito per Loretta non era però solo un lavoro, ma soprattutto una passione. I panni della casalinga le stanno stretti e macchina da cucire, stoffe di vario genere e foggia, ago, filo e piccola minuteria da merceria continuano ad essere i compagni delle sue giornate. Produce per se stessa capi d’abbigliamento e accessori che rispecchiano il suo gusto. E perde letteralmente la testa per le borse e le custodie realizzate con la tecnica origami. Proprio quelle che oggi occupano gran parte del banco che divide con Barbara.

“Diamo qualità a basso costo, perché tutti hanno il diritto di farsi un regalino senza svuotare il portafoglio”, dice Barbara. “Da quando abbiamo incominciato – spiegano – non abbiamo mai aumentato i prezzi, anche se rispetto all’inizio compriamo materiali più pregiati, quindi più costosi, perché con il tempo abbiamo acquisito esperienza e consapevolezza e per valorizzare il nostro lavoro”. “La soddisfazione più grande – conclude Loretta – è che grazie ai nostri prodotti in questi anni siamo riuscite a crearci una clientela affezionata, che quando ci vede magari non compra, ma ci porta dolci e doni”.

Paola Zanolli

 

Solo materie prime pregiate per “Le creazioni di Marina”

NONA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Spirito di iniziativa e intraprendenza. Sono queste le doti che le hanno consentito di riprendere in mano le redini della sua vita e avere la meglio sulla disperazione in cui era precipitata dopo aver perso il lavoro. Rimanere disoccupati dopo i 50 anni è davvero una sciagura. E lo è ancora di più per chi, quel lavoro, lo aveva scelto per passione dedicandogli gli anni migliori della propria vita e ponendosi traguardi professionali sempre più ambiziosi. Così è stato per Marina, cresciuta nel mondo della ristorazione: prima barista, poi cameriera, infine cuoca, il sogno coltivato fin da bambina e finalmente realizzato. “Quando il locale in cui lavoravo ha chiuso – racconta Marina De Stefano, 56 anni – ero convinta che, grazie al bagaglio professionale che mi portavo dietro, per trovare altre opportunità mi bastasse schioccare le dita. Invece niente da fare. Ho bussato a tante porte, tutte sono rimaste chiuse. Capacità ed esperienza, quando superi una certa età, non hanno alcun valore”. Marina non poteva permettersi di stare ferma a piangersi addosso. Ha fatto appello al suo carattere, ha raccolto tutte le sue forze, si è messa in discussione ed è ripartita da sé stessa, stravolgendo completamente la sua vita.

“Negli anni Ottanta – racconta – avevo frequentato un corso per il confezionamento di capi di maglieria e comprato la macchina, l’ho rimessa in funzione e ho incominciato a realizzare modelli da rivendere. Per diversificare la produzione mi sono iscritta a un corso per imparare a fare le borse”. Unendo le due tecniche mi sono inventata oggetti e accessori di vario genere: maglie, scialli, cappelli, borse, sciarpe, guanti, collane, fermagli, cinture, portachiavi e capi in pelliccia sintetica. “L’acquisto dell’attrezzatura per esporre le mie creazioni e i contatti con le associazioni che organizzano eventi per gli operatori del proprio ingegno sono stati gli ultimi passaggi di un percorso che mi ha consentito di reinventarmi un futuro”, precisa. Sono passati due anni dal debutto di Marina tra gli hobbysti. Due anni difficili, ma ricchi di emozioni che oggi la portano ad affermare: “Sono contenta del mio lavoro. Mi piace quello che faccio e sono orgogliosa di quello che riesco a dare ai clienti”.

“Le creazioni di Marina: fatto a mano” è il suo brand, sinonimo della sua fantasia e delle sue capacità artigianali, a cui segue il claim: “Un mondo di borse, accessori per adulti e bambini realizzate con pregio e con passione e amore”. Due frasi che ben rappresentano quello che oggi è il suo lavoro, un lavoro nel quale ha portato i trucchi e i segreti imparati in tanti anni nella ristorazione: “Non si finisce mai di imparare e c’è sempre qualcosa da scoprire. E così come ero solita fare per i piatti che cucinavo, per tutte le mie creazioni utilizzo soltanto materie prime pregiate: per i capi in lana adopero solo filato di Mirtilla; e anche la iuta e il sughero di cui mi servo per borse e cappelli sono di prima scelta”.

 

Paola Zanolli

 

 

Profumi per l’ambiente e capolavori di carta

Per uscire dalla solitudine e ritrovare la gioia di vivere

OTTAVA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Un hobby come terapia per combattere solitudine e isolamento e ricominciare a vivere tra la gente. Nel vasto mondo degli “Operatori del proprio ingegno”, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione, c’è anche l’altra faccia della crisi, quella le cui radici non sono propriamente di ordine economico ma derivano da altre ragioni.

E’ il caso di Silvana Cipolla, 58 anni, arrivata nei mercatini degli hobbysti della domenica per una “scelta di comunicazione”. “Una brutta malattia – racconta – mi ha trattenuta a lungo in totale isolamento. Sola, senza lavoro, trascorrevo le mie giornate piangendomi addosso, senza riuscire a intravvedere una via d’uscita dalla situazione in cui ero precipitata”.

Un giorno l’idea che dà una svolta alla sua vita: ingannare il tempo costruendo qualcosa con le sue mani, da rivendere nei mercati della domenica, in modo da creare occasioni di contatto e di scambio con la gente e riaprirsi al mondo esterno, escluso dalla sua vita per troppo tempo. “L’ispirazione mi è arrivata da una scatola di sale marino. Il secondo passo è stato quello di procurarmi delle essenze. Ho così incominciato a confezionare sacchettini profumati per la casa, gli armadi, i cassetti, l’automobile”, spiega. Il marito, vedendola finalmente reagire alle avversità e appassionarsi a qualcosa, per starle vicino nella nuova avventura e aiutarla a rendere più ricco e attraente il suo banco, si è rimboccato le maniche: nel tempo libero realizza capolavori di carta. Oggetti ornamentali, vasi, bomboniere, portaoggetti e portafortuna, fatti a mano con carta pressata, intrecciata e colorata.

Sono passati tre anni dal giorno in cui Silvana ha deciso di rimettersi in gioco e ricominciare a vivere scendendo in piazza con il suo gazebo. “Questo lavoro – precisa – si è rivelato per me un’ottima terapia: riesce a farmi evadere dai brutti pensieri”. I suoi prodotti spiccano per originalità e prezzi davvero competitivi. “Si parte da un euro, il pezzo più caro costa 10 euro. Nulla rispetto al lavoro che c’è dietro il più semplice tra i vasetti di carta: ogni creazione, anche la più piccola, richiede almeno due ore di lavorazione”, spiega.

A differenza di tanti altri colleghi, Silvana non è il guadagno che cerca da questa attività, della quale confessa che non riuscirebbe più a fare a meno: “Questo lavoro mi ha ridato la voglia di stare al mondo, di ridere, di stringere amicizie. Insomma, è la distrazione che cercavo. Ne sono entusiasta. I soldi, certo, fanno comodo anche a me. Ma non è per denaro che affronto il peso di lunghe giornate in mezzo alla strada, lontana dalle comodità di casa. Quello di cui ho bisogno è il contatto con la gente, e l’ho trovato. Mi basta poco: un sorriso, una stretta di mano, due parole. Se poi i miei prodotti vengono apprezzati e acquistati, meglio ancora”.

Paola Zanolli

 

 

Amigurumi e candele portafortuna. Idee regalo scaramantiche e sfiziose

 

SETTIMA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Sono passati otto anni da quando ha incominciato a girare i mercatini degli Operatori del proprio ingegno. All’inizio era un hobby, oggi è diventata una necessità. Al punto che quando a Torino non ci sono eventi va a cercar fortuna altrove, verso Verbania o in Liguria. “Si incomincia a marzo e si va avanti senza sosta fino a Natale. Gennaio e febbraio a casa, a curare l’influenza presa a dicembre, che è il mese peggiore perché fa freddo, ma è anche il periodo in cui si lavora di più, soprattutto nel mio settore: creo articoli regalo”, racconta Rosalba Stabile, 49 anni, che per promuovere i suoi prodotti si è creata una vetrina su Facebook, “Sfizipazzi”. A Rosalba fantasia e creatività non mancano. E’ partita con il découpage, per dar libero sfogo all’immaginazione e reinterpretare vecchi oggetti per farli rivivere attraverso un nuovo look. Poi è passata alla bigiotteria, che ora ha messo in liquidazione perché in lei sono nate nuove passioni: quella per l’uncinetto, attrezzo con cui realizza pupazzi “amigurumi”; e quella per la lavorazione della cera, elemento base delle sue candele con dedica. “Amigurumi è un passatempo molto popolare in Giappone, una tecnica che adesso sta prendendo piede anche in Europa”, spiega Rosalba. Il nome è il risultato della combinazione delle parole giapponesi “ami”, che significa lavorare all’uncinetto, e “nuigurumi”, che vuol dire peluche: giocattoli lavorati all’uncinetto, come pupazzi, bambole, piccoli animali. In perfetto stile giapponese, il tipico amigurumi ha corpo cilindrico e testa grande, come nei fumetti e nei cartoni animati nipponici.

Gli occidentali, importando la tecnica, hanno dato la loro impronta rendendo più sinuose le forme di oggetti che vengono creati e collezionati perché, come dicono i giapponesi, “kawaii”, letteralmente “carini”. “Lavorare all’uncinetto mi piace tantissimo, non smetterei mai: mentre incomincio un pupazzo penso già a come fare il prossimo”, dice Rosalba, che tra un amigurumi e l’altro trova anche il tempo di dedicarsi alla seconda passione del momento. “La candela – precisa – è un complemento d’arredo che trovo delizioso e che può essere posizionato in qualsiasi angolo della casa: scalda l’atmosfera e rende l’ambiente più accogliente quando è spenta; accesa riflette una luce tenue che ha uno straordinario potere rilassante”. Le materie prime si reperiscono con facilità: cera d’api, paraffina, stoppini, essenze profumate. “Una candela profumata è sempre un bel regalo. E poi – conclude Rosalba – quelle che faccio io sono diverse da tutte le altre, hanno qualcosa in più: un messaggio portafortuna, una dedica che inserisco nella cera mentre la fondo nello stampo e che rimane nel tempo, anche dopo che l’ultimo pezzetto di candela si è sciolto. Un particolare che le rende un dono molto apprezzato, d’effetto e soprattutto scaramantico”.

 

Paola Zanolli

Silvio Spray dipinge emozioni “on the road”

SESTA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

E’ stato un viaggio alle Canarie a dare la svolta alla sua vita. Fino ad allora Silvio Tessarin, classe 1954, era un tranquillo odontotecnico, titolare di un affermato studio professionale. Anticonformista, creativo, stravagante e anche un po’ bizzarro, ha 40 anni quando si appassiona alla pittura, che nel tempo libero diventa il suo hobby. Da lì a poco incomincia a stargli stretta la vita tra protesi dentali, molari, premolari e incisivi. Inquieto e insofferente, il suo pensiero torna spesso a quell’artista incontrato nelle Canarie, che imbrattando di emozioni una tela bianca con vernice spray colorata intratteneva il pubblico realizzando opere che andavano a ruba. “Quando l’ho visto – ricorda – ho pensato: ma guarda un po’, questo è addirittura più stordito di me”. Dieci anni fa la decisione: chiudere l’ambulatorio e diventare un artista di strada. “Una scelta di vita e libertà”, spiega. “Ho messo un annuncio – precisa – per vendere le attrezzature, che poi ho regalato a dei missionari per opere umanitarie nello Zaire. Ho trasformato lo studio in laboratorio d’arte e sono partito all’avventura con le mie tele, per le piazze della città e nelle sagre dei paesi”. L’inizio non è dei più promettenti.

“Per almeno un paio d’anni – spiega – non sono stato preso in considerazione, nessuno guardava le mie opere. Come se fossi un fantasma”. Poi un giorno, per puro caso, un errore gli apre le porte del successo: preparando l’attrezzatura da portare sulla strada prende la cartellina sbagliata. “Arrivato a destinazione – racconta – mi sono ritrovato senza nulla da esporre: solo fogli bianchi, i disegni erano rimasti a casa. Non avevo altra scelta: ho improvvisato, mi sono messo a dipingere e la gente ha incominciato a fermarsi e guardarmi lavorare. Finita la prima tela un signore mi ha chiesto se la vendevo. Immediatamente un altro mi ha detto che ne voleva una anche lui e da quel momento non ho più avuto tregua: non facevo tempo a iniziare un’opera che già era venduta”.

Da allora è stato ospite prima sul palcoscenico del Maurizio Costanzo Show; poi di Cultura Moderna, condotto da Teo Mammucari. Esperienze che gli hanno dato popolarità. Ma il prestigio se lo è guadagnato sul campo: oggi “Silvio Spray” è un esponente di spicco della “Street Art” non solo torinese. Con gestualità rapida e decisa, agita bombolette di vernice spray e spruzza colori trasformando fogli bianchi in opere d’arte. Nastro isolante per delimitare i bordi della sua espressione creativa, una guida telefonica dalla quale staccare le pagine per assorbire il colore in eccesso o sfumarlo quando i movimenti delle mani e delle dita non bastano, sono gli strumenti di una tecnica pittorica frutto del suo estro e della sua fantasia: evocative barche a vela in mezzo al mare, sensazioni ed emozioni della città e del caos urbano, allusive sfumature delle stagioni, deliziosi scorci di paesaggi e tanto altro.

Tutte opere “on the road”, fuori da schemi e costrizioni, in cui cromatismi, incastri, volumi, luci, toni, segni e colature riflettono l’intensa libertà creativa dell’autore.

Paola Zanolli

 

Anna e Piera creano bigiotteria artistica per impreziosire il look

QUINTA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Hanno incominciato per caso, per reagire alla noia e passare il tempo, dopo gli anni trascorsi ad accudire i figli, ormai cresciuti, e curare la casa. Stessa età, vicine di casa, amiche da sempre, identica passione per il fai da te ed entrambe dotate di grande fantasia e manualità creativa, nonostante caratteri profondamente diversi, Anna e Piera hanno iniziato a realizzare artigianalmente, per loro stesse, bigiotteria e accessori moda.

Ad ispirare le loro creazioni, in un primo tempo, sfere e spirali. Frequentato qualche corso, dalla teoria passano rapidamente alla pratica trasformando in laboratorio la cucina di casa. Tagliere, mattarello, macchina per la pasta, cutter, paste polimeriche e il forno sempre in temperatura, e incominciano a plasmare bracciali, collane e orecchini, indossando le proprie creazioni. Amiche e conoscenti apprezzano da subito la particolarità e l’originalità di quei pezzi unici, introvabili in commercio.

La crisi, intanto, che prima era dietro l’angolo, ora l’angolo lo ha svoltato e Anna e Piera devono correre ai ripari. I tempi sono cambiati, non possono più permettersi di giocare a fare le casalinghe. Ma per il mondo del lavoro sono ormai troppo avanti con l’età. Non resta che metterci le faccia e partire per una nuova avventura, lanciando il guanto della sfida alla timidezza e alla riservatezza che da sempre le caratterizza.

E’ così che sono approdate nei mercatini domenicali degli hobbisti. Dal debutto sono passati tre anni, e da allora molte cose sono cambiate. Oggi il loro banco è un trionfo di luci e colori, dove spiccano opere d’arte da collezionare, indossare e regalare. Il modello da cui hanno tratto ispirazione c’è sempre, ma si è evoluto. E oltre alle paste polimeriche hanno imparato a lavorare con estrema maestria l’alluminio, un materiale leggero, luminoso, anallergico e che rimane inalterato nel tempo. Realizzano collane, anelli, bracciali, orecchini, sciarpe, borse, portafogli, cappelli, guanti, foulard, impreziositi da elementi che contraddistinguono l’intera collezione. Ogni pezzo è unico ed esemplare, la lavorazione artigianale contribuisce a rendere ancora più originali ed esclusivi oggetti che consentono di valorizzare il decolté, impreziosire e rendere eleganti gli abiti più semplici, esaltare il look.

Di strada, in questi tre anni, Anna e Piera ne hanno fatta tantissima. Sembra ieri quando, con ombrellone da spiaggia e tavolino da pic-nic, hanno fatto il loro ingresso tra gli “Operatori del proprio ingegno”. Un esordio alla Fantozzi: una raffica di vento spazza via l’ombrellone, il telo che copre il tavolo prende il volo come un aquilone spargendo sulla piazza i loro piccoli capolavori. Un disastro. Ma ci riprovano. Di domenica in domenica la timidezza che le contraddistingue si attenua, acquisiscono esperienza, imparano a far fronte alle perturbazioni che incrociano lungo il percorso: dalle intemperie meteorologiche agli inconvenienti di una vita sulla strada. Ne hanno passate tante, ma la passione e la gioia di riuscire a realizzare con le proprie mani un’idea e dare forma alla loro fantasia le ha aiutate a resistere, le ha insegnato a sorridere anche di fronte alle avversità.

Paola Zanolli

Federica lavora a maglia con le braccia, le dita e manici di scopa

QUARTA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Simbolo dell’arm-knitting e del finger-knitting

C’è un passato di grande spessore professionale alle spalle di Federica Negro, 43 anni, approdata sulla piazza della “manualità creativa” torinese da poco più di un anno e mezzo. Per quasi 20 anni ha lavorato come psicologa: prima in una comunità per minori, poi nel settore riabilitativo, infine si è dedicata alla cura degli adulti dalle dipendenze. “Un ambiente estremamente delicato, che ogni giorno ti mette in contatto con i lati più oscuri, e al tempo stesso profondi, dell’essere umano”, racconta. Un ambiente dal quale è uscita con le ossa spezzate. Ritrovatasi sola, senza lavoro e con due figli da mantenere, ha bussato a tante porte. Ma tutte sono rimaste chiuse.

“Mi sono rimboccata le maniche, nel vero senso della parola: sono sempre stata molto fantasiosa e creativa, ho messo a frutto le mie capacità. Non sapendo usare i tradizionali ferri da calza e neppure l’uncinetto – spiega – ho incominciato a lavorare a maglia utilizzando le braccia e le dita per creare sciarpe, berretti e accessori. si chiama arm-knitting e finger-knitting, Ed è una tecnica che consente di realizzare in tempi abbastanza rapidi modelli stravaganti, in linea con le attuali tendenze della moda. Mentre per fare le coperte utilizzo i manici delle scope”.

Intrecciando a mano la fettuccia e modellando le paste polimeriche, Federica crea anche una linea di bigiotteria. Quindi compra un gazebo, due cavalletti e una plancia di legno e incomincia a vendere le sue creazioni nei mercatini degli hobbisti.

Certo non è facile affrontare da sola le operazioni di carico e scarico dell’auto, montare il banco e poi ritirare tutto dopo una giornata trascorsa tra i capricci del tempo. “Ma la gioia che ti pervade quando le tue creazioni vengono apprezzate – confida – ti ripaga di tutti i disagi. Purtroppo però i complimenti non danno da mangiare”. Con i soli frutti del suo ingegno Federica non riesce a guadagnare abbastanza. Integra quindi la sua produzione con un altro articolo più redditizio: oggettistica e bigiotteria realizzata in alluminio da Shadi, secondo l’antica tradizione artigiana siriana. Compra i pezzi, li assembla e li rivende. La gente si avvicina al banco attratta dalla straordinaria brillantezza di questi oggetti, e così scopre anche gli altri prodotti.

A Federica piace l’ambiente che ha trovato nei mercatini degli hobbisti: “Non potrei rinunciare al contatto con la gente. Andrò quindi avanti in questa direzione, coltivando il sogno di avere un giorno una bottega tutta mia. Non un negozio, proprio una bottega”. Ha le idee chiare Federica, sa esattamente dove vuole arrivare: “A Bussana Vecchia, sulla collina alle spalle di Sanremo. Abbandonata alla fine del 1800 a causa di un violento terremoto che ne ha devastato il borgo medioevale, oggi ospita una comunità di artisti provenienti da tutto il mondo. Ecco, è in questo villaggio artistico che vorrei vivere, dando libero sfogo a tutta la creatività che c’è in me e che a poco a poco sta venendo fuori, dopo tanti anni, troppi, passati con la sicurezza economica di un lavoro dipendente, ma con la tristezza nel cuore”.

Paola Zanolli

 

Filippo crea arte con il fuoco

TERZA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Con la fiamma ossidrica e pochi attrezzi crea oggetti artistici incantando il pubblico

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Il modo per richiamare la gente intorno al suo banco lo conosce bene. Gli basta incominciare a produrre le sue opere. E immediatamente la folla si accalca silenziosa intorno a lui, incantata da quella laboriosa tecnica dal sapore antico con cui, con una fiamma e pochi attrezzi, crea magnifici oggetti artistici in cristallo, che spiccano per trasparenza, brillantezza e design.Il mercato della domenica degli hobbisti è per Filippo il suo palcoscenico, e lui è l’indiscusso protagonista dello spettacolo: i riflettori sono tutti puntati su di lui. Cinquantotto anni, l’arte artigiana Filippo ce l’ha nel sangue. “Dopo una vita trascorsa a scolpire il legno – racconta – i troppi incidenti con sgorbie e scalpelli mi hanno costretto a cambiare lavoro”. Ha aperto un negozio di frutta e verdura, ma i magri incassi sparivano subito in spese e tasse per condurre l’attività. “Ho così rispolverato una vecchia passione, che coltivo da quando avevo 29 anni, e l’ho trasformata in un mestiere che mi consente di sfruttare le mie capacità e di arrivare alla fine del mese”, spiega.

Fiamma ossidrica, due bacchette di metallo, una pinza piatta e alcuni strumenti da dentista sono gli attrezzi che, uniti a tanta pazienza e straordinaria abilità, talento e passione, gli consentono di plasmare cristallo al piombo di Boemia e vetro di Murano, per realizzare prodotti unici ed esclusivi: fiori, simboli dei segni zodiacali, vasi e complementi d’arredo, oggettistica per le bomboniere. Ma anche bigiotteria, collane, pendenti. “Riproduco le immagini che vedo nei libri, ma soprattutto copio dalla natura”, precisa Filippo. Ma la sua vera musa ispiratrice è Grace, sua moglie, di origini filippine, anche lei artista e artigiana: pennelli e colori, dipinge a mano le creazioni del marito. “Fino ad alcuni anni fa – spiega Filippo – producevo anche oggetti veramente artistici di grande valore. Oggetti che però, per colpa della crisi, non hanno più mercato. Mi dedico quindi a cose più piccole, alla portata di tutti, ma non per questo meno preziose: sono fatte a mano e con tanta passione, con un materiale ricercato per la sua straordinaria bellezza, lucentezza e trasparenza, sinonimo di ricchezza e nobiltà e di un mondo di origini antiche”.

Filippo e Grace sono di casa, con il loro gazebo-laboratorio, anche in Toscana, dove la zona di Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, è definita la “Boemia italiana” e rappresenta uno dei poli produttivi di maggior rilevanza nella cristalleria a livello mondiale: i suoi prodotti sono richiesti ovunque, tanto da aver raggiunto il mondo del cinema figurando nella pellicola “Blade Runner”. “Certo, non diventeremo ricchi con questo lavoro – precisano marito e moglie – ma la vera ricchezza non è quella data dal denaro: è quella che abbiamo dentro”.

Paola Zanolli

 

Gli “Stra… fatti a mano” Marika e Fabio devono la loro fortuna ai Minions

SECONDA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Marika e Fabio, sotto il cartello “Stra… fatti a mano”, realizzano capi d’abbigliamento e accessori rigorosamente artigianali. Creazioni che esaltano tutto l’estro creativo della loro anima di stilisti autodidatti, concentrati su tessuti resistenti e modelli comodi, di fattura semplice. Approdati da quattro anni tra li hobbysti che espongono prodotti frutto del proprio ingegno nelle fiere cittadine, devono la loro fortuna a una ricca produzione di cappelli raffiguranti i supereroi mascherati dei fumetti, ma soprattutto ai personaggi di “Minions”, il film d’animazione del 2015 che in un batter d’occhio è riuscito a conquistare i cuori di grandi e piccini. Quarantenni, compagni di vita e di lavoro, Marika e Fabio sono arrivati “sulla strada” con il loro gazebo per disperazione. “Non riuscivo a trovare lavoro”, racconta Marika. “Qualche ora in bar e ristoranti a fare la cameriera, ma nulla di più stabile. Così – prosegue – ho incominciato a ricamare, a confezionare accessori in maglia e cotone lavorando con i ferri e l’uncinetto. La domenica mattina partivo con i miei borsoni di merce e passavo la giornata alle feste di quartiere a cercare di vendere quanto realizzato durante la settimana”.

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Poco tempo dopo anche Fabio rimane disoccupato: il ristorante in cui lavora chiude, e pure lui si ritrova in mezzo alla strada. La ricerca di un’altra occupazione non dà i risultati sperati, e prima che la depressione prenda il sopravvento Marika gli prospetta l’unica soluzione che riesce a intravvedere: “Ho comprato due pacchetti di Fimo, glieli ho messi in mano e gli ho detto di produrre bigiotteria”. “Il Fimo – spiega Fabio – è una pasta tipo il pongo, che si presta ad essere plasmata e modellata. Ho così incominciato a fare anelli, orecchini, ciondoli”. Al di là della passione e dell’entusiasmo che ci mettono, sono tempi difficili. La produzione va bene, ma le vendite scarseggiano. Poi, di colpo, per puro caso, la fortuna bussa alla loro porta. “Ho fatto per il mio fratellino – racconta Marika – un cappellino raffigurante i Minions e ho postato la foto su Facebook. E’ stato un successo. Immediatamente siamo stati sommersi di ordini: tutti volevano un cappellino come quello”.

 

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Per far fronte alle richieste anche Fabio impara a lavorare all’uncinetto. “Oggi è una scheggia, neppure io che lo uso fin da quando ero bambina sono così brava e veloce”, commenta Marika, mentre Fabio maneggia l’arnese con padronanza e maestria.  Sull’onda del boom e dell’inaspettato e notevole incremento degli incassi, decidono di lasciare la strada e affittare una casetta di legno all’ingresso dell’Area 12, il centro commerciale al confine tra Torino e Venaria. “Era un po’ come avere un negozio”, ricordano. Poi, però, il canone di locazione aumenta. Non ce la fanno più a far fronte alle spese. Lasciano la casetta, rispolverano il vecchio gazebo e ricominciano a girare i mercati della domenica. “I Minions ci hanno dato da mangiare per tre anni. Ad agosto uscirà un nuovo film, speriamo che il miracolo si ripeta”, raccontano, rivelando che il loro sogno è quello di riuscire, un giorno, ad aprire un negozio tutto loro, con annesso un laboratorio i cui tenere corsi per insegnare a creare, con le proprie mani, oggetti, accessori e capi d’abbigliamento.

 

Paola Zanolli