Incontro con l’autore di Hotel Roma
15 maggio 2025 | ore 18.30 | Gymnasium di CAMERA
Via delle Rosine 18, Torino
Giovedì 15 maggio CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ospita nel suo programma di appuntamenti aperti al pubblico lo scrittore francese Pierre Adrian, in un incontro realizzato in collaborazione con l’Alliance Française di Torino, per presentare il suo nuovo libro Hotel Roma (2025, Edizioni di Atlantide). Un’occasione per esplorare il legame tra scrittura e immagine, tra viaggio e identità, attraverso il racconto di un autore che – come il famoso fotografo francese Henri Cartier-Bresson, in mostra a CAMERA – ha fatto dell’Italia e dell’italianità un elemento chiave nella sua ricerca artistica.
Il libro di Adrian prende il titolo dal luogo in cui Cesare Pavese si tolse la vita il 27 agosto 1950, l’Hotel Roma di Torino, e ripercorre tra le pagine l’ultima estate dello scrittore, donandoci un’istantanea dell’Italia del dopoguerra. Un’Italia tra passato e futuro che ritroviamo anche nei numerosi fotoreportage realizzati da Henri Cartier-Bresson per le più importanti riviste dell’epoca in mostra a CAMERA. L’esposizione propone, fino al 2 giugno, un percorso immersivo che ripercorre i viaggi del maestro francese nel nostro Paese dagli anni Trenta agli anni Settanta. Un itinerario in 160 scatti e documenti originali che mettono in luce le tappe dell’evoluzione artistica del grande fotografo e il suo profondo rapporto con l’Italia.
A CAMERA, Pierre Adrian dialogherà con Simone Caltabellota, direttore editoriale di Edizioni di Atlantide, insieme a Geoffrey Félix, direttore dell’Alliance Française di Torino, e Walter Guadagnini, direttore artistico di CAMERA.
Biografia
Pierre Adrian (Francia, 1991), è uno scrittore. Nel 2015, ha pubblicato il suo primo libro, La Piste Pasolini, un racconto di viaggio iniziatico sulle tracce del poeta e regista italiano, per il quale ha ricevuto il Prix des Deux-Magots e il Prix François-Mauriac dell’Académie française. Pierre Adrian ha poi pubblicato Des Âmes simples (Prix Roger-Nimier), Le Tour de la France par deux enfants d’aujourd’hui (con Philibert Humm) e Les Bons garçons, anch’essi pubblicati dalla casa editrice Éditions des Équateurs. I suoi ultimi due romanzi, I giorni del mare e Hotel Roma, sono stati pubblicati in Francia dalle edizioni Gallimard e in Italia da Edizioni di Atlantide. Formatosi come giornalista, appassionato di calcio e di ciclismo, Pierre Adrian è cronista al giornale L’Équipe dal 2016.
Il consigliere comunale Silvio Viale con la ben nota intempestività (la malattia del Papa preoccupa tanti, non solo i cattolici) fa la sua ennesima esibizione, che non meriterebbe una citazione, sul crocifisso nell’Aula del consiglio comunale. Dopo le tante provocazioni fuori luogo di Viale la presidente del Consiglio Comunale Grippo ha giustamente sospeso i lavori del consiglio, non potendosi tollerare una mina vagante che vorrebbe essere anticonformista, che perfino con i suoi abiti vuole esibire se stesso, appigliandosi ad ogni scusa. Viale smetta di dirsi radicale, Pannella ripudierebbe i suoi sistemi. Ma soprattutto sono i laici rispettosi di ogni fede che rifiutano Viale che dovrebbe in primis chiarire la sua posizione con le sue pazienti. E’ strano che l’Ordine dei medici e l’ospedale non l’abbiano cautelativamente sospeso. Per uno sguardo ad una studentessa che non ha fatto esposti, il prof. Vercellone nel silenzio codardo di tutti di fatto ha perso il diritto di insegnare.








Da mia madre ho imparato a tenere gli occhi aperti sulla vita. L’ho molto preoccupata quando, a pochi mesi, siamo stati sul punto di lasciarci a causa di una brutta gastroenterite che, a quell’epoca, era una delle cause di morte tra i neonati. Andò bene e l’unica conseguenza, passata la crisi acuta, fu la separazione (non consensuale ma necessaria) tra me e il latte. Un distacco non irreversibile che si protrasse comunque nel tempo, per molti anni. Di quei tempi ricordo bene i bagni nel mastello di zinco, al tepore della stufa a legna, sulla quale veniva fatto bollire il calderone dell’acqua. Le comodità, allora, avevano un loro prezzo. Per l’espletamento dei bisogni corporali, ad esempio, era necessario imboccare l’uscio di casa, percorrere due ballatoi e altrettante rampe di scale nella casa di ringhiera dove abitavamo ( e dove sono nato). Lì, nel sottoscala del locale dov’era il lavatoio, era stato ricavato un essenziale bagno alla turca. L’acqua potabile? Un lusso che in casa nostra non ci potevamo permettere. Dal rubinetto scendeva quella captata direttamente dal torrente Selvaspessa , con tutto ciò che l’accompagnava, dai residui di foglie ai piccoli animaletti che s’intrufolavano – loro malgrado – nella conduttura idraulica. E allora, per bere? S’andava a far rifornimento con fiaschi e bottiglioni alla fontana pubblica, distante quasi un chilometro, su in Tranquilla. Anche per l’energia elettrica c’era da tribolare. Nelle prese domestiche la tensione era di 160 volt e non c’era la terra. Poi tutto venne unificato ai 220 V monofase e, per far funzionare il frigorifero e la Tv (in bianco e nero, ovviamente), si rese necessario l’utilizzo di due trasformatori di corrente. Nonostante ciò, la nostra relativa povertà era più che dignitosa. Eravamo sempre puliti, mio fratello e io, vestiti con semplicità ma non goffi, e sulla tavola c’era l’essenziale. Mai troppo, mai troppo poco. 








