franco tosi- Pagina 3

239 Risultati trovati.

Il suo cinema, “aprire gli occhi dello spettatore sulla realtà della vita e del mondo”

Alla Mole, una mole dedicata alla “visionarietà” di Gillo Pontecorvo

C’è una scena – un omaggio – in “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, uscito la scorsa stagione e vincitore di sei premi Oscar, in cui Leonardo di Caprio, avvolto nella sua perenne vestaglia da camera, rossa a quadri, accende la tivù e vede scorrere le prime immagini della “Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, Leone d’oro a Venezia nel 1966. Ecco, da ieri e sino al 5 aprile dell’anno prossimo, un ulteriore omaggio ai sessant’anni del film e ai vent’anni che ci dividono dalla scomparsa del regista, il grande manifesto, alcune scene del film e alcuni documenti, quello stesso Leone sono al centro della mostra a cui il curatore Mauro Genovese – con la collaborazione di Caterina Massignani e Paola Bortolaso che ha preparato un prezioso dossier didattico che attraverso sei parole chiave ci fa riflettere su una importante vicenda, umana e cinematografica, e contiene tra l’altro le testimonianze di Giuliano Montaldo, di Mario Martone e dei fratelli De Serio – ha voluto dare quel medesimo titolo. Una vicenda che si è formata (“far riscoprire e tornare alla luce i tesori qui raccolti, perché senza memoria non abbiamo futuro”, sottolineava l’assessora alla Cultura del Comune Rosanna Purchia) grazie all’Archivio che la famiglia Pontecorvo ha affidato al Museo del Cinema.

Pisano di nascita, figlio di un imprenditore tessile, appartenente alla benestante borghesia ebraica, Pontecorvo, dopo due esami di chimica e il desiderio, mai sopito lungo tutta la vita, di divenire direttore d’orchestra, conobbe nel ’38 le leggi razziali e dovette riparare a Parigi, seguendo il fratello Bruno e frequentando quegli ambienti culturali che annoveravano Picasso e Queneau, Stravinskij e Sartre. In maniera rocambolesca fuggì nel ’40 con il fratello a Saint-Tropez, per aderire l’anno successivo al Partito Comunista Italiano (stringerà una forte quanto duratura amicizia con Enrico Berlinguer, che agli inizi lo aiuterà a far rientrare quel giudizio negativo con cui Palmiro Togliatti aveva bollato la sua rivista “Pattuglia”), coordinare in seguito la resistenza (suo fu il nome di riconoscimento di “Bamba” che s’apprende da alcuni documenti esposti, come Lorenzo Lanza e Gilberto Pavolini i nomi falsi usati) in Piemonte e Lombardia. Entrò nel mondo del cinema – gustosi i visi e le espressioni che testimoniano il suo provino – attraverso “Il sole sorge ancora” di Aldo Vergano (1946: c’è anche un Carlo Lizzani ventiquattrenne nelle vesti di un sacerdote) in cui impersona un operaio: offrendo il volto e la lotta iniziali alle tante battaglie della propria esistenza e della propria cinematografia, cinque soli lungometraggi e due episodi, al di là delle tante pubblicità televisive per i più diversi prodotti, dai frigoriferi ai digestivi, dalla carne in scatola al pandoro).

Quelle sei parole chiave lo spettatore le potrà confrontare nella retrospettiva completa che sino a mercoledì 23 settembre scorrerà sullo schermo del cinema Massimo, sei parole chiave che sono e abbracciano Resistenza, Genocidio, Autodeterminazione, Colonialismo, Emancipazione ed Evoluzione. Alla resistenza appartiene l’opera di Vergano (a cui fece seguito nel ’57 “La grande strada azzurra”, la sua opera prima, con Yves Montand e Alida Valli), al genocidio è affidato “Kapò”, che poggiava sull’orrore provato a seguito della lettura delle pagine di Primo Levi (“Kapò

non voleva essere soltanto o soprattutto il film di un regista ebreo sull’orrore dei campi di concentramento. Era il film di un regista impegnato sull’immane tragedia della guerra, sul più grande genocidio della storia dell’uomo, su una costante della storia – le conquiste coloniali insegnino – portata qui all’estrema esasperazione”, scrisse Irene Bignardi nel suo “Memorie estorte a uno smemorato”), mentre l’autodeterminazione e il colonialismo avranno il loro specchio cruento e spoglio come un rapporto documentaristico nella “Battaglia d’Algeri”, pellicola potente e anticolonialista, non privo di scene crude o invise a qualcuno che rendono appieno la realtà e il clima dell’epoca, incappate anche nelle maglie della censura (è esposto un telegramma diretto al regista, in cui il produttore algerino intima perentoriamente di eliminare la scena di un bambino francese con il gelato in mano, un primo piano, pochi istanti prima che il bar salti in aria a causa di una bomba posta lì da un gruppo di algerini, in occasione della proiezione di Venezia) e in “Queimada” (1969, isola immaginaria delle Antille, a lungo repressa dalla politica portoghese, interessanti le note marginali scritte dal cosceneggiatore Franco Solinas, a illustrare la psicologia del protagonista William Walker), qui con il divo Marlon Brando ma affidati entrambi soprattutto ad attori non professionisti. Nonostante i non eccellenti rapporti tra regista e interprete – ma: “Brando quando gira ce la mette tutta anche se deve dire un semplice buongiorno. Riesce a creare un clima elettrico, qualunque cosa faccia. E recita sempre. Alla fine di una scena capita spesso che la troupe lo applauda come se fosse a teatro” -, la collaborazione e l’esplorazione del cammino dell’emancipazione e del colonialismo sarebbero dovuti continuare con un film sui nativi americani, visti all’indomani di Wounded Knee, poiché Brando aveva compreso che soltanto Gillo sarebbe stato capace di mostrare appieno l’orrore di quell’altra tragedia. “Il mio film non è un documentario, nel senso che tutto è stato ricostruito; ho usato la mia esperienza dei cinegiornali per ricercare un’espressione di verità, il tono, la grana della fotografia dei giornali filmati. A dire il vero, i dialoghi non sono in presa diretta, ma soltanto le grida, le urla”, dirà anni dopo, nel ’96, Pontecorvo, in occasione del trentennale al Cinema indipendente di Bellaria.

Poi ancora l’emancipazione, anticipata da “Giovanna”, episodio voluto, con quelli di altri quattro cineasti, da Ioris Jvens nella “Rosa dei venti” (1956: “È la prima volta in cui in un film a essere protagonista di una lotta sindacale sono esclusivamente donne: il che consente agli autori di raccontare – con una sensibilità ed esattezza mai viste in altre opere – il legame strettissimo tra vita famigliare e vita di lavoro, rapporti privati e doveri pubblici, matrimonio e sindacato, maternità e solidarietà”, ha scritto Lietta Tornabuoni), uno sguardo alle difficoltà del lavoro femminile, laddove la sceneggiatura, utilizzata dalla segretaria di edizione Antonella Santini durante le riprese, diventa un prezioso volume fatto delle fotografie, delle annotazioni manoscritte e delle naturali location che rivelano l’intenso utilizzo del copione sul set, la testimonianza delle riprese che sono avanzate giorno dopo giorno. L’evoluzione in ultimo, con cui si torna al Leone d’oro, a quella illuminata guida che per la Mostra veneziana Pontecorvo ebbe come direttore, dal ’92 al’ 96, una nuova sfida, un’altra battaglia: “Ora la mia prospettiva cambia completamente, dovrò essere io a decidere i film e gli autori che parteciperanno al festival… ma credo seguirò nella selezione delle opere lo stesso criterio che ha guidato il mio fare cinema. Io penso che un film debba essere utile allo spettatore che lo vede, aprirgli gli occhi sulla realtà della vita e del mondo. Senza per questo recargli noia”. Pontecorvo, nel suo nuovo compito, portò in concorso opere prime e giovani registi, film inaspettatamente premiati, nuove visioni del mezzo cinematografico, con passione ed estrema onestà.

Carlo Chatrian, direttore del Museo del Cinema, sottolineava alla presentazione della mostra – un lavoro collettivo che ha coinvolto cineteca, fototeca, archivio storico, i tanti manifesti e materiali – come Pontecorvo non sia soltanto patrimonio italiano ma bensì del mondo, come “appartenga al mondo”, come dovremmo avere sempre ben presente la sua “visionarietà” e questa mostra debba essere intesa come “un viaggio nel Novecento che lui scavalca” o un mezzo per traghettarci “nella generazione del presente e del futuro”. Uno dei tanti tableau cronologici e narrativi che arricchiscono il percorso della Mole ci ricordano quanto molti registi abbiano attinto ai titoli, al modo di fare cinema di Pontecorvo: i nomi? Costa-Gavras, Tarantino, Christopher Nolan e Ken Loach, Spike Lee, Steven Spielberg e Alfonso Cuàron, Oliver Stone. Una scuola che ha guardato con intelligenza al ventunesimo secolo.

Elio Rabbione

Nelle immagini: nell’ordine, una visione degli allestimenti; Gillo Pontecorvo alla cerimonia di premiazione della 27ma Mostra di Venezia (1966) con in mano il Leone d’oro vinto per “La battaglia d’Algeri”, copyright Fotografia – Eliografia Giacomelli; sul set di “Queimada” (1969) copyright Divo Cavicchioli; con la macchina da presa durante le riprese della “Battaglia di Algeri”.

Contro il logorio della vita moderna. Carosello e i sogni degli italiani

Era il 3 febbraio del 1957 quando la televisione mandò in onda la prima puntata di Carosello portando nelle case degli italiani che possedevano  quella scatola magica con tubo catodico la “réclame”.

 

Nei pochi esercizi pubblici dotati di televisore le trasmissioni rappresentavano un evento che richiamava l’attenzione di molti avventori. C’era persino chi si portava la sedia da casa per potersi godere in santa pace gli spettacoli come Lascia o raddoppia, condotta da un giovanissimo Mike Buongiorno. Ovviamente anche la prima puntata di Carosello incuriosì tutti. Partito con un ritardo di un mese sulla data annunciata il programma fu frutto un compromesso tra la dirigenza della televisione pubblica e i rappresentanti delle maggiori imprese del paese che avevano intravisto l’incredibile potenzialità comunicativa del mezzo televisivo per le loro attività commerciali. L’idea di produrre filmati con brevi scenette venne suggerita dalla Rai per evitare eventuali critiche da parte di chi, pagando il canone, non avrebbe gradito la pubblicità in tv. La produzione di questi cortometraggi fu demandata all’industria cinematografica nazionale garantendo, nel rispetto di regole precisa, un buon livello d’inventiva e qualità. Per quasi vent’anni, fino al 31 dicembre del 1976 – quando toccò a Raffaella Carrà, con un certo aplomb, fare l’annuncio di commiato – furono davvero in tanti a non perdersi una sola delle puntate che andavano quotidianamente in onda dalle 20,50 alle 21,00. Per i più piccoli era diventato un appuntamento ormai tradizionale, quasi proverbiale: immediatamente dopo Carosello, “tutti a nanna”. Edmondo Berselli, nell’introduzione a “Tutto il meglio di Carosello”, pubblicato da Einaudi nel 2008 con tanto di allegato dvd, raccontò così l’attesa di quell’evento: “Alle nove di sera, dopo il telegiornale, apertosi l’allegro sipario della sigla con maschere, trombe e mandolini, passano nel bianco e nero della Rai i carburanti della Shell e la potente benzina italiana Supercortemaggiore, la famosissima macchina per cucire Singer, ornamento e risorsa di tutte le operosità domestiche, il Cynar a base di carciofo efficace contro il logorio della vita moderna, i favolosi e galeotti cosmetici di l’Oréal di Parigi: così che a rivedere i prodotti presentati nella primissima messa in onda di Carosello si ottengono già diversi segnali sulla veloce modernizzazione a cui l’Italia si preparava”.

Un fenomeno di costume, con le sue furbizie e le ingenuità che nel tempo portarono la pubblicità a perdere la propria innocenza. Solo due volte, venerdì santo a parte, l’appuntamento giornaliero con quelli che nel tempo diventarono i “consigli per gli acquisti”  fu sospeso: quando a Dallas, il 22 novembre del 1963, fu assassinato il presidente Kennedy e il 12 dicembre del 1969 quando una bomba provocò la strage di Piazza Fontana a Milano. La sera dell’annuncio della chiusura di Carosello, lasciò attoniti molti telespettatori. Le parole della Carrà, nonostante fossero state pronunciate con grazia nella sera di San Silvestro del ‘76, fecero l’effetto di una sentenza capitale. Il Carosello non c’era più? E perché mai? Il mercato della pubblicità si stava trasformando in senso più moderno e dinamico? I produttori stavano diventando insofferenti verso i limiti di tempo imposti da questa modalità di reclamizzare i loro prodotti? Era difficile farsi una ragione, immaginare che il “logorio” della modernità travolgeva anche slogan come “Ullallà, è una cuccagna”, “Non è vero che tutto fa brodo”, “Omsa, che gambe”, “Ho un debole per l’uomo in Lebole”, “A scatola chiusa compro solo Arrigoni”. I filmati di Carosello portavano la firma di grandi registi come Sergio Leone, i fratelli Taviani, Ermanno Olmi e molti attori famosi prestavano la loro faccia degli sketch televisivi, da Totò a Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Tino Scotti, il grande Eduardo De Filippo.

I personaggi erano entrati a far parte dell’immaginario collettivo di una nazione, protagonisti di una indemoniata sarabanda. Calimero, piccolo e nero con l’olandesina della Mira Lanza stava insieme a Cimabue (“fai una cosa né sbagli due”) mentre la linea di Cavandoli senza pronunciare una parola  cercava la titina dentro una pentola a pressione della Lagostina. Unca Dunca, uscito dalla penna di Bruno Bozzetto, sognava la Riello mentre l’Omino coi baffi preparava un caffè con la moka Bialetti a Lancillotto e ai cavalieri della tavola rotonda. Il caffè, ovviamente, era offerto dalla torinese Lavazza e lo portavano Carmencita e il suo “caballero misterioso”. Da un angolo della strada balzava fuori, con i confetti Falqui, Tino Scotti che muovendo i baffi  suggeriva  come bastasse “la parola”. Nel gran bailamme di Carosello restavano impresse frasi celebri: “E che, ci ho scritto Jo Condor?”, “E la pancia non c’è più”. grazie all’Olio Sasso, “Gigante buono, pensaci tu”, “Miguel-son-sempre-mi” e il suo merendero, la famiglia degli Incontentabili alla ricerca di un elettrodomestico che li accontentasse. Ubaldo Lay, fasciato nel suo impermeabile da tenente Sheridan sorseggiava un’aperitivo Biancosarti mentre discuteva con Cesare Polacco nei panni del calvo ispettore Rock della Brillantina Linetti. Il sorriso smagliante di Carlo Dapporto (si lavava i denti con la Pasta del Capitano) era rivolto all’attore Franco Cerri, l’uomo in ammollo che vedeva lo sporco andar via dalla sua camicia a righe mentre la biondissima svedese Solvi Stubing invaghiva tutti sussurrandoci “chiamani Peroni, sarò la tua birra”.  C’era Virna Lisi che “con quella bocca può dire ciò che vuole”, mentre Ernesto Calindri stava perennemente seduto al  suo tavolino in mezzo al traffico caotico a bersi un estratto di carciofo (il Cynar) “contro il logorio della vita moderna”. Come si poteva rinunciare a quel motivetto della sigla (“Tatataratararatarara..”) che accompagnava l’apertura del sipario del teatrino in una festa di trombe e mandolini ?

Il paese per qualche tempo si avvitò in una disputa tra chi denunciava gli effetti dell’educazione di massa al consumo e chi, all’opposto, metteva in risalto l’arte della pubblicità e la “pubblicità come arte”. Nell’estate del 1976, dalle pagine del Corriere della Sera Enzo Biagi anticipò un “coccodrillo” per Carosello. Scrisse : “ Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell’altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all’ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta”. Carosello era nato da un compromesso fra il mercato e le famiglie, fra la narrazione e lo slogan, proponendo un mondo immaginario, irreale ma al tempo stesso ironico, disincantato. E questo giustifica un ragionevole filo di nostalgia.

Marco Travaglini

 

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

Allora balliamo – Commedia drammatica. Regia di Amélie Bonnin, con Juliette Armanet e Bastien Bouillon. Alla vigilia dell’apertura del suo ristorante a Parigi, la chef Cécile si vede costretta, a causa di un malessere del padre, a tornare nel suo paese d’infanzia. Tra vecchie passioni e la gestione della trattoria dei suoi genitori, il suo passato riemerge inaspettatamente. Durata 98 minuti. (Nazionale sala 1)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Eliseo, Greenwich Village V.O., Nazionale sala 3)

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Classico)

Il bacio della donna ragno – Drammatico. Regia di Bill Condon, con Diego Luna, Tonatiuh e Jennifer Lopez. Valentin, un prigioniero politico, condivide una cella con Molina, un vetrinista condannato per atti osceni in luogo pubblico. I due stringono una insolita amicizia mentre Molina racconta la trama di un musical hollywoodiano interpretato dalla sua diva preferita del grande schermo, Ingrid Luna. Durata 128 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Lux sala 1, Massimo sala Cabiria anche V.O., Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

La cronologia dell’acqua – Drammatico. Regia di Kristen Stewart, con Imogen Poots e Jim Belushi. Dal romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Lidia ama il nuoto mentre vive la sua infanzia all’interno di una famiglia in pieno disfacimento, con un padre violento e colpevole di abusi, una madre fragile, una sorella che come lei cerca protezione. Potrà scappare da quell’inferno grazie alla vincita di una borsa di studio, ma dovrà ricominciare daccapo: ad aver fiducia nelle persone, a cercare l’amore sincero, anche a sopravvivere a un grave lutto che la colpisce, forse nella scrittura riuscirà a trovare la sua vera ragione di vita. Durata 128 minuti. (Centrale V.O.)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Reposi sala 4)

Disclosure Day – Fantascienza, drammatico. Regia di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth. Tutto il mondo è sull’orlo del collasso per una serie di crisi geopolitiche, in particolare nella penisola coreana, Daniel Keller è braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah. Vogliono recuperare ciò che lui ha rubato e impedirgli di diffondere le informazioni ottenute grazie alle sue straordinarie capacità informatiche. Nel frattempo Margaret Fairchild, volto delle previsioni meteo di Kansas City ma aspirante presentatrice, viene avvicinata da un uccellino, un cardinale rosso, e inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche: prima parla russo, poi coreano, lingue che non ha mai studiato. Soprattutto, riesce a vedere nel cuore delle persone ed empatizzare con loro al punto da convincerle a non ostacolarla. I due sono destinati a incontrarsi, almeno secondo Hugo, che li sostiene insieme a un gruppo di ribelli fuoriusciti dall’agenzia di Noah. Durata 145 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village anche V.O., Ideal anche V.O., Lux sala 3, Nazionale sala 2 anche V.O., Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Fuze – Conto alla rovescia – Regia di David MacKenzie, con Aaron Taylor-Johnson e Sam Worthington. Il cuore di Londra sprofonda nel caos dopo il ritrovamento di una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale in un cantiere. Mentre la città viene evacuata e le strade si trasformano in un campo di battaglia per arrestare l’impresa di una banda di criminali che ha organizzato una rapina. Durata 96 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Reposi sala 3, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 1)

Il prigioniero – Regia di Alejandro Amen°bar, con Julio Pena e Alessandro Borghi. Siamo ad Algeri, intorno al 1575, epoca in cui Cristianesimo e Islam combattono per il predominio del Mediterraneo, mentre i corsari arabi catturano le navi cristiane, vendendo i passeggiari come schiavi. I prigionieri di alto rango sono trattenuti dal temibile Hasan Bajà, veneziano d’origine ma convertitosi alla religione di Maometto. Tra i suoi prigionieri c’è un giovanissimo Miguel de Cervantes, il futuro autore di “Dom Chisciotte”, accusato, e in seguito evaso, di aver avuto una relazione omosessuale con Juan Lopez de Hojos, suo maestro di lettere. Miguel racconta storie, Bajà lo ammira mentre un frate va raccogliendo notizie su di lui per ordine del Sant’Uffizio. Durata 134 minuti. (Romano sala 3)

Ricchi… da morire – Commedia, thriller – Regia di John Patton Ford, con Glen Powell, Margaret Qualley e Ed Harris. Becket Redfellow è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Beckett mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. Ma l’incontro e lo scontro con Julia Steinway rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow. Durata 105 minuti. ((Massaua, Ideal, Romano sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Romerìa – Il mare dei ricordi – Drammatico. Regia di Carla Simòn. (Video)camera alla mano e diario della madre in mano, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di Aids molti anni prima. Adottata “altrove”, ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione ufficiale, si nasconde il desiderio di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro. Durata 115 minuti. (Centrale anche V.O.)

Ti auguro ogni bene – Drammatico. Regia di Tommy Dorfman, con Alexandra Daddario e Cole Sprouse. L’istante in cui il 16enne Ben annuncia ai genitori di essere non binario viene cacciato di casa. A ospitarlo è la sorella maggiore Hannah, che a sua volta se ne è andata da casa dieci anni prima dopo un violento litigio con quegli stessi genitori bigotti e conservatori. Ben si iscrive al liceo locale. Il suo compagno Nathan, apertamente gay, chiede a Ben di aiutarlo nei compiti. L’amicizia si trasformerà presto in amore e anche grazie a Nathan Ben comincerà una transizione che lo avvicinerà alla sua natura più profonda. Durata 93 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Classico)

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 3)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Eliseo, Greenwich Village anche V.O., Nazionale sala 1)

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Classico)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

La cronologia dell’acqua – Drammatico. Regia di Kristen Stewart, con Imogen Poots e Jim Belushi. Dal romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Lidia ama il nuoto mentre vive la sua infanzia all’interno di una famiglia in pieno disfacimento, con un padre violento e colpevole di abusi, una madre fragile, una sorella che come lei cerca protezione. Potrà scappare da quell’inferno grazie alla vincita di una borsa di studio, ma dovrà ricominciare daccapo: ad aver fiducia nelle persone, a cercare l’amore sincero, anche a sopravvivere a un grave lutto che la colpisce, forse nella scrittura riuscirà a trovare la sua vera ragione di vita. Durata 128 minuti. (Centrale V.O.)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Reposi sala 4)

Disclosure Day – Fantascienza, drammatico. Regia di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth. Tutto il mondo è sull’orlo del collasso per una serie di crisi geopolitiche, in particolare nella penisola coreana, Daniel Keller è braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah. Vogliono recuperare ciò che lui ha rubato e impedirgli di diffondere le informazioni ottenute grazie alle sue straordinarie capacità informatiche. Nel frattempo Margaret Fairchild, volto delle previsioni meteo di Kansas City ma aspirante presentatrice, viene avvicinata da un uccellino, un cardinale rosso, e inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche: prima parla russo, poi coreano, lingue che non ha mai studiato. Soprattutto, riesce a vedere nel cuore delle persone ed empatizzare con loro al punto da convincerle a non ostacolarla. I due sono destinati a incontrarsi, almeno secondo Hugo, che li sostiene insieme a un gruppo di ribelli fuoriusciti dall’agenzia di Noah. Durata 145 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village anche V.O., Ideal anche V.O., Lux sala 2, Nazionale sala 2 anche V.O., Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Il grande Boccia – Drammatico. Regia di Karen Di Porto, con Ricky Memphis. Tanio Boccia venne definito “il peggior regista del cinema italiano”, nel 1964 riuscì a girare in contemporanea ben quattro film che non ebbero assolutamente successo: la causa fu il fatto che il pubblico, in quello stesso anno, si riversò a vedere un altro titolo. Era uscito sugli schermi “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone. Durata 83 minuti. (Fratelli Marx)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 1)

Il prigioniero – Regia di Alejandro Amen°bar, con Julio Pena e Alessandro Borghi. Siamo ad Algeri, intorno al 1575, epoca in cui Cristianesimo e Islam combattono per il predominio del Mediterraneo, mentre i corsari arabi catturano le navi cristiane, vendendo i passeggiari come schiavi. I prigionieri di alto rango sono trattenuti dal temibile Hasan Bajà, veneziano d’origine ma convertitosi alla religione di Maometto. Tra i suoi prigionieri c’è un giovanissimo Miguel de Cervantes, il futuro autore di “Dom Chisciotte”, accusato, e in seguito evaso, di aver avuto una relazione omosessuale con Juan Lopez de Hojos, suo maestro di lettere. Miguel racconta storie, Bajà lo ammira mentre un frate va raccogliendo notizie su di lui per ordine del Sant’Uffizio. Durata 134 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Romano sala 2)

Rebuilding – Drammatico. Regia di Max Walker Silverman, con Josh O’Connor. Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecentosettanta acri: tutte le sue mucche vanno vendute. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di se stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy melanconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex conmpagna Ruby, senza smettere di sognare, però, di riaprire un giorno la sua fattoria, ripiantare rutti gli alberi e lasciarci pascolare di nuovo gli animali. Durata 110 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Romano sala 1 anche V.O.)

Savage House – Commedia drammatica. Regia di Peter Glanz, con Richard E. Glanz e Claire Fox. Nell’Inghilterra del XVIII secolo, tra una massiccia epidemia di vaiolo e la rivolta giacobita, Sir Chauncey Savage e Lady Savage sono alla disperata ricerca di una vita migliore, per ridare lustro al nome della loro casata ormai in declino. Durata 113 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

Romerìa – Il mare dei ricordi – Drammatico. Regia di Carla Simòn. (Video)camera alla mano e diario della madre in mano, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di Aids molti anni prima. Adottata “altrove”, ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione ufficiale, si nasconde il desiderio di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro. Durata 115 minuti. (Centrale anche V.O.)

Il silenzio degli altri Drammatico. Regia di Eva Libertad, con Miriam Garlo e Álvaro Cervantes. Angela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo partner Héctor, che ha al contrario un normale udito. L’arrivo della bambina sconvolge la loro relazione, costringendo Angela ad affrontare le sfide dal crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per madri come lei. Durata 99 minuti. (Nazionale sala 4)

Smart Working – Commedia. Regia di Svevo Moltrasio, con Maccio Capatonda, Maurizio Nichetti e Alessandro Tiberi. Da quando l’azienda per cui lavora ha adottato lo smart working, Giuliano ha scoperto il paradiso: meno lavoro ma più redditività, più famiglia e tempo per le sue passioni. Sua moglie Laura, aspirante scrittrice, è incinta del secondo figlio e i due sono in cerca di una casa più grande. Intanto però l’azienda minaccia di riportare tutti in ufficio perché i suoi colleghi, invece, lavorano ma rendono pochissimo! Deciso a motivare e spronare i colleghi per non perdere il lavoro a casa, Giuliano riallaccia così i rapporti con alcuni di questi tra cui lo sbadato Stefano, romano fuori sede, e Gianni, un office manager ultrasettantenne in pensione da anni. Uno dopo l’altro, tutti i colleghi si trasferiscono in smart working in casa di Giuliano, tanto da coinvolgerlo, insieme a Laura e al piccolo Luca, in una serie di assurde disavventure, progetti strampalati e disastri continui. Giuliano dovrà capire se riuscirà a salvore lavoro, famiglia e… sanità mentale. Durata 85 minuti. (Fratelli Marx, Ideal, The Space Torino, The Space Beinasco)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Classico)

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale V.O., Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, Reposi, Uci Lingotto)

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Greenwich Village anche V.O.)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village V.O., Reposi sala 4, Romano sala 3 anche V.O., Uci Lingotto)

Hen – Storia di una gallina – Avventura, dramma. Regia di Pàlfi György. L’autore della indimenticata “Taxidermia” (Cannes, 2006) racconta la storia di una gallina, a partire dall’uovo che viene deposto. E adotta il punto di vista del volatile con un effetto spiazzante, inquietante e postumano. Perché la gallina – che è ostinata, resiliente, determinata a crescere i propri cuccioli e a conservare la propria libertà – oltre ad altri animali (una volpe, un topo, un verme, un falco, un cane, dei dinosauri in un documentario televisivo), incrocia inevitabilmente anche gli uomini, la loro violenza, le loro tragedie e ingiustizie, grandi e piccole: a volte come ignara testimone, a volte come elemento involontariamente scatenante. Durata 96 minuti. (Centrale, Eliseo)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 2)

Rebuilding – Drammatico. Regia di Max Walker Silverman, con Josh O’Connor. Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecentosettanta acri: tutte le sue mucche vanno vendute. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di se stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy melanconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex conmpagna Ruby, senza smettere di sognare, però, di riaprire un giorno la sua fattoria, ripiantare rutti gli alberi e lasciarci pascolare di nuovo gli animali. Durata 110 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, Romano sala 1 anche V.O.)

Il silenzio degli altri Drammatico. Regia di Eva Libertad, con Miriam Garlo e Álvaro Cervantes. Angela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo partner Héctor, che ha al contrario un normale udito. L’arrivo della bambina sconvolge la loro relazione, costringendo Angela ad affrontare le sfide dal crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per madri come lei. Durata 99 minuti. (Nazionale sala 3)

Smart Working – Commedia. Regia di Svevo Moltrasio, con Maccio Capatonda, Maurizio Nichetti e Alessandro Tiberi. Da quando l’azienda per cui lavora ha adottato lo smart working, Giuliano ha scoperto il paradiso: meno lavoro ma più redditività, più famiglia e tempo per le sue passioni. Sua moglie Laura, aspirante scrittrice, è incinta del secondo figlio e i due sono in cerca di una casa più grande. Intanto però l’azienda minaccia di riportare tutti in ufficio perché i suoi colleghi, invece, lavorano ma rendono pochissimo! Deciso a motivare e spronare i colleghi per non perdere il lavoro a casa, Giuliano riallaccia così i rapporti con alcuni di questi tra cui lo sbadato Stefano, romano fuori sede, e Gianni, un office manager ultrasettantenne in pensione da anni. Uno dopo l’altro, tutti i colleghi si trasferiscono in smart working in casa di Giuliano, tanto da coinvolgerlo, insieme a Laura e al piccolo Luca, in una serie di assurde disavventure, progetti strampalati e disastri continui. Giuliano dovrà capire se riuscirà a salvore lavoro, famiglia e… sanità mentale. Durata 85 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

Tuner – L’accordatore – Drammatico. Regia di Daniel Roher, con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Jean Reno. Niki, ex bambino prodigio di pianoforte, ha un udito assoluto capace di cogliere ogni più piccola vibrazione. Una ipersensibilità che gli impedisce di divenire pianista, e lo costringe a inventarsi un futuro come accordatore di pianoforti: la sua vita muterà del tutto quando qualcuno vorrà impiegare questa sua dote in un gioco pericoloso. Durata 109 minuti. (The Space Torino, Uci Lingotto)

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

 

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con  Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

 

 

 

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale V.O., Classico V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1 anche V.O., Reposi sala 5, Uci Lingotto)

 

 

 

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Greenwich Village anche V.O.)

 

 

 

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo, Massimo sala Cabiria)

 

 

 

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 2, Romano anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

Don’t let the sun – Drammatico. Regia di Jacqueline Zünd. In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l’umanità a vivere di notte e stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a una agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l’impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire produzione e conforto agli sconosciuti. Durata 100 minuti. (Centrale V.O.)

 

 

 

Hen – Storia di una gallina – Avventura, dramma. Regia di Pàlfi György. L’autore della indimenticata “Taxidermia” (Cannes, 2006) racconta la storia di una gallina, a partire dall’uovo che viene deposto. E adotta il punto di vista del volatile con un effetto spiazzante, inquietante e postumano. Perché la gallina – che è ostinata, resiliente, determinata a crescere i propri cuccioli e a conservare la propria libertà – oltre ad altri animali (una volpe, un topo, un verme, un falco, un cane, dei dinosauri in un documentario televisivo), incrocia inevitabilmente anche gli uomini, la loro violenza, le loro tragedie e ingiustizie, grandi e piccole: a volte come ignara testimone, a volte come elemento involontariamente scatenante. Durata 96 minuti. (Centrale, Eliseo)

 

 

 

Kill Bill: the Whole Bloody Affair – Crime, azione. Regia di Quentin Tarantino, con Uma Thurman, Dacvid Carradine, Lucy Liu, Michael Madsen e Daryl Hannah. La Sposa (Thurman) è un ex killer prezzolata, la migliore in circolazione. Dopo un agguato ordinato dal suo ex mentore ed amante Bill e perpetrato dalla squadra di assassini di cui faceva parte lei stessa, la Sposa rimane in coma per quattro lunghi anni e perde la bambina che aveva in grembo. Quando si risveglia all’improvviso, decide di vendicarsi di tutte le persone che le hanno rovinato la vita, lasciando per ultimo l’odiato e amato Bill. Durata 280 minuti. (Cine Teatro Baretti, Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx, Ideal, Lux, Massimo V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

 

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 1)

 

 

 

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano)

 

 

 

Il silenzio degli altri Drammatico. Regia di Eva Libertad, con Miriam Garlo e Álvaro Cervantes. Angela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo partner Héctor, che ha al contrario un normale udito. L’arrivo della bambina sconvolge la loro relazione, costringendo Angela ad affrontare le sfide dal crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per madri come lei. Durata 99 minuti. (Nazionale sala 2)

 

 

 

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

 

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

 

 

 

Tuner – L’accordatore – Drammatico. Regia di Daniel Roher, con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Jean Reno. Niki, ex bambino prodigio di pianoforte, ha un udito assoluto capace di cogliere ogni più piccola vibrazione. Una ipersensibilità che gli impedisce di divenire pianista, e lo costringe a inventarsi un futuro come accordatore di pianoforti: la sua vita muterà del tutto quando qualcuno vorrà impiegare questa sua dote in un gioco pericoloso. Durata 109 minuti. Massaua, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 4)

 

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

/

A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 2)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale anche V.O., Classico V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1 anche V.O., Reposi sala 1, Uci Lingotto)

Antartica – Quasi una fiaba – Regia di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè. Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l’anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa. L’arrivo di Maria, genio forastico e cocciuto, nella base più isolata dell’Antartico, metterà in crisi i progetti del capomissione Fulvio Cadorna, suo mentore. Fulvio e Maria sono simili, sono legati, sono complici. Ma come spesso capita, tutti vogliono la stessa cosa, fino al giorno in cui ognuno vuole appropriarsi della propria. Un conflitto scientifico, ideologico, affettivo. Durata 93 minuti. (Fratelli Marx)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Greenwich Village)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo, Massimo sala Cabiria)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo, Fratelli Marx, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi, Romano sala 1 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Don’t let the sun – Drammatico. Regia di Jacqueline Zünd. In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l’umanità a vivere di notte e stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a una agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l’impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire produzione e conforto agli sconosciuti. Durata 100 minuti. (Centrale)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Mother Mary – Thriller, fantasy. Regia di David Lowery, con Anne Hathaway e Michaela Coel. Alla vigilia del suo grande rientro in scena, l’iconica pop star Mother Mary riavvicina Sam, un tempo sua migliore amica e costumista e ora stilista affermata, per chiederle di confezionarle un nuovo abito. L’incontro riaprirà la strada a sentimenti forti e mai sopiti, ferite e tensioni irrisolte. Durata 110 minuti. (Nazionale sala 4)

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 3)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O. e 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O. e 3D)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 3)

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.

 

Il giovane fotografo iraniano dei cani torinesi, Navid Tarazi, in arte Doggodaiily

 

Ha raccontato la sua esperienza il 17 maggio scorso all’Arena Piemonte del Salone Internazionale del Libro di Torino

Nella giornata del 17 maggio, presso l’Arena Piemonte del Salone del Libro 2026, si è tenuto un incontro dedicato al progetto fotografico e narrativo di Navid Tarazi, in arte Doggodaiily, giovane fotografo iraniano capace di conquistare migliaia di persone attraverso le storie dei cani e dei loro proprietari. L’evento, moderato dal giornalista Gioele Urso, è stato introdotto dal saluto del Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, alla presenza anche del Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Franco Graglia, che ha sottolineato il valore umano del progetto.
“Ho sette gatti in casa e amo molto gli animali, ed è anche per questo che ho trovato geniale il progetto di Navid”.

Approdato in Italia nel settembre 2022 e iscrittosi al Politecnico di Torino, Navid ha raccontato come la fotografia sia diventata per lui uno strumento per superare la propria timidezza e creare una rete di relazioni.
“Per voi vedere un cane per strada è normale, per me no. In Iran è vietato portarli a spasso – ha spiegato Navid Tarazi – ho usato la fotografia come scusa per parlare con i proprietari. Il primo approccio non fu semplice, sono molto timido e non parlavo italiano, poi ho visto un signore elegante con un bassotto e mi sono lanciato”.
Da quel momento è nato un progetto che oggi conta oltre 10 mila cani fotografati e più di mille storie pubblicate, con milioni di follower sui social.
“Quello che piace nelle mie storie è l’amore puro. Cerco sempre di essere sincero – ha spiegato l’autore – soffermandosi sul rapporto tra animali e persone”
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di gatti. “Da fotografo, devo dire che fotografare gatti è più difficile, non ti ascoltano” – ha raccontato Navid, rispondendo a Franco Graglia”.

Mara Martellotta

A Novello il 700° delle nozze tra Manfredo Del Carretto e Alice di Savoia-Acaia

Domenica 10 maggio il Comune di Novello (CN), in collaborazione con la Proloco e il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, ha ricordato il 700° anniversario delle nozze tra Manfredo Del Carretto, sovente indicato come appartenente al ramo di Millesimo, ma in realtà facente parte di quello di Novello e Alice di Savoia-Acaia.
La cerimonia è stata patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Provincia di Cuneo e dal Comune di Novello.
I partecipanti si sono ritrovati alle ore 10 nella Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, progettata dall’architetto Francesco Gallo di Mondovì e realizzata dall’architetto Vercellone da Cherasco. Il luogo di culto, ultimato nel 1783, al suo interno custodisce numerose opere d’arte, mentre le pareti e la volta sono stati affrescati dal pittore Amedeo Augero da Verolengo.
Dopo la S. Messa officiata da Don Mario Merotta, nella chiesa si è tenuta una solenne cerimonia moderata dal Consigliere Christian Rocco, il quale ha portato i saluti di Franco Graglia, Vice Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e di Massimo Antoniotti, Vice Presidente della Provincia di Cuneo, impossibilitati a partecipare causa impegni concomitanti.
Dopo gli emozionantissimi discorsi di Marco Pallaro, Sindaco di Novello, Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN), Flavio Borgna, Sindaco di Cerretto Langhe (CN) e Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV), che per l’occasione ha sfilato insieme al gruppo storico “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco, impersonando Bianca di Savoia, sorella del Conte Amedeo VI detto il “Conte Verde” e consorte di Galeazzo II Visconti, co-Signore di Milano, lo scrivente ha fatto scoprire ai presenti, venuti in gran numero nonostante il brutto tempo, la storia del Marchesato di Novello.
Il 21 ottobre 1268 nel Monastero di Santo Stefano di Millesimo i figli del defunto Marchese Giacomo Del Carretto si spartirono i possedimenti paterni: Enrico III ereditò le valli del Tanaro e del Belbo e fu il capostipite dei Del Carretto di Novello; Corrado fu il capostipite dei Del Carretto di Millesimo e Antonio di quelli di Finale Ligure.
Enrico III da sua moglie Eleonora di Saluzzo, figlia del Marchese di Saluzzo Tommaso I, ebbe Giacomo, che sposò la sua lontana cugina Eliana. Dall’unione di questi ultimi nacquero i seguenti figli: Antonio (il cui primogenito Francesco portò avanti il ramo di Novello, mentre il secondogenito Tete fu il capostipite dei Del Carretto di Gorzegno); Enrico che fu il capostipite dei Del Carretto di Bossolasco, ramo estintosi nel 1471 e Manfredo il quale nel 1324 fece costruire il Castello di Bossolasco e due anni dopo sposò Alice di Savoia-Acaia, nata dall’unione tra Filippo I di Savoia-Acaia, capostipite di questo ramo collaterale di Casa Savoia e la seconda moglie Caterina del Delfinato.
Dall’unione tra Manfredo e Alice nacquero, tra gli altri, i seguenti figli:

  • Franceschino, fu il capostipite dei Del Carretto di Spigno Monferrato, feudo che era stato acquistato da suo nonno paterno Giacomo. Nel 1579 alla morte senza figli di Tommaso, trisnipote di Franceschino, Spigno Monferrato passò a Luigi Asinari, Signore di San Marzano, figlio di sua sorella Caterina;

  • Lodisio, fu il capostipite dei Del Carretto di Prunetto e Levice, venendo investito di questi feudi nel 1431 dal terzo Duca di Milano Filippo Maria Visconti. La sua bisnipote Caterina, discendente da suo figlio Manfredo, sposò Pirro II Del Carretto, primo Marchese di Balestrino ed è l’antenata dell’attuale Marchese Roberto. Anna, quadrisnipote di Lodisio tramite il suo altro figlio Raffaele, nel 1560 sposò Galeazzo Scarmpi, Conte di Roccaverano, portandogli in dote il Castello di Prunetto.

Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha quindi conferito uno speciale attestato di benemerenza alla Proloco di Novello, a Domenico Anselma e Giovanni Spiotta.
Successivamente Domenico Anselma, Primo Cittadino di Novello dal 1995 al 2004, ha presentato ufficialmente le nuove intitolazioni di otto tra vie e siti comunali:

  • Via Cav. Uff. Pasquale Anselma (1884 – 1966), va dall’incrocio tra Via Roma, Via Giordano, Via Pallone ad inizio Piazza Caduti e Piazza Vittorio. Pasquale Anselma fu Sindaco di Novello per 40 anni, dal 1922 al 1962, facendo realizzare importanti opere, tra le quali il nuovo cimitero nel 1923, Piazza dei Caduti nel 1935 e l’acquedotto comunale inaugurato il 29 luglio 1962. Nel 1926 istituì il servizio automobilistico Barolo – Novello – Monchiero sussidiato dal Comune;

  • Via Sorelle Galvagno, Lucia (1883 – 1956) ed Agostina (1887 – 1963), va da Via Zabaldano a Via Umberto I tra i civici nn. 14 / 22. Esse furono insegnanti e grandi benefattrici. Agostina finanziò la costruzione dell’asilo di Novello anche in memoria e suffragio della defunta sorella Lucia, che come lei voleva destinare il patrimonio famigliare in beneficenza. Le sorelle donarono alla Chiesa Parrocchiale l’artistica Via Crucis proveniente dalla Val Gardena e il maestoso portale;

  • Via Adolfo Borio (1892 – 1958), va da Via Zabaldano a Via Umberto I tra i civici nn.28 / 34. Egli partecipò come soldato alla Prima Guerra Mondiale perdendo una gamba;

  • Punto panoramico Vietti Dario – “Diego” (1930 – 2019). Egli iniziò la sua carriera di ristoratore acquistando il bar “da Giustu”, sito in Piazza Caduti a Novello. A metà anni ’60 acquistò il Castello di Novello, fatto costruire a fine Ottocento dalla nobildonna Maria Allara Nigra, nipote di Costantino Nigra, trasformandolo in un ristorante di fama internazionale. La sua attività cessò all’inizio del nuovo millennio;

  • Punto panoramico Dott. Silvio Alessandria (1940 – 2022). Egli venne eletto Sindaco di Novello nel giugno del 1975 e rimase in carica fino al 1995. Fu nuovamente Primo Cittadino dal 2004 al 2009. Rimodernò il Comune e a lui si devono, tra gli altri, la ristrutturazione e l’ampliamento del municipio, il recupero della piazza in prossimità del castello, il potenziamento dell’illuminazione pubblica su buona parte del territorio comunale e la sistemazione di Piazza Monviso. Ebbe ruolo di primo piano nella promozione del vitigno autoctono Nas-cëtta, avviando il percorso istituzionale per il riconoscimento ufficiale;

  • Gradinata Marchesi Del Carretto;

  • Gradinata Livia Demagistris (1924 – 2023). Stabilitasi a Novello col fratello Teobaldo, dopo aver ceduto la propria azienda ubicata in Barolo, Livia si dedicò alla pittura e legò al Comune la sua casa con l’onere di adibirla a spazio espositivo dei suoi quadri e di altre opere, nonché a spazio culturale per convegni, concerti e manifestazioni culturali varie;

– Piazza S. Michele Arcangelo, Patrono di Novello, antistante il condominio di Via Giordano.

E’ qui seguito un grande rinfresco nella Cripta di San Sebastiano organizzato dalla Proloco in collaborazione con l’Associazione Produttori di Nas-cëtta.
Erano presenti le seguenti autorità: Marco Pallaro, Sindaco di Novello, accompagnato dalla Giunta e dal Consiglio Comunale; Flavio Borgna, Sindaco di Cerretto Langhe, Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana; Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena; Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive e Umberto Bertolusso, Consigliere comunale di Sommariva Perno.
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale e dai Fiduciari della Provincia di Savona e di Chivasso.
La giornata è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici: “Marchesato di Clavesana”; “I Signori del Medioevo da Torino” e “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco.

ANDREA CARNINO