Non si deve vivere di nostalgia e nè, tantomeno, si può replicare banalmente il passato. Anche se nobile e glorioso
Ma è indubbio che di fronte ad una crescente e sempre più inquietante
disuguaglianza sociale e ad un tasso di povertà insopportabile per una società che si definisce
evoluta come la nostra, la politica non può fare la fine dello struzzo, cioè nascondere la testa nella
sabbia. Che, nel caso specifico, significa voltarsi dall’altra parte fingendo che il problema non
esiste. Ora, per molto tempo questo disagio sociale è stato intercettato e affrontato da alcuni
partiti politici. O meglio, all’interno di alcuni grandi partiti popolari e di massa da quelle
componenti che venivano comunemente definite come “sinistra sociale”. Su tutti spiccava la
sinistra sociale di ispirazione cristiana all’interno della Dc con la storica corrente di Carlo Donat Cattin, Forze Nuove.
Ma in quel partito, comunque, c’erano molti altri esponenti che su questo
versante apportarono negli anni un contributo di grande spessore e levatura politica ed
intellettuale: dal Ermanno Gorrieri a Tina Anselmi, da Franco Marini a Tiziano Treu a moltissimi altri
politici. Certo, anche in altri partiti popolari non mancava questa sensibilità politica e culturale. Ma
era meno accentuata e forse anche politicamente meno caratterizzata.
Comunque sia, al di là delle vicende del passato recente e meno recente, oggi quasi si impone la
presenza politica e culturale di una “sinistra sociale”. Di ispirazione cristiana o meno che sia, la
“sinistra sociale” è necessaria per ridare qualità alla nostra democrazia e credibilità alla stessa
azione politica. Una “sinistra sociale” che, nella desertificazione delle culture politiche che ha
segnato in profondità la decadenza della politica italiana in epoca di marcato populismo e
qualunquismo, si rende necessaria per incrociare le istanze e le domande sempre più impellenti
dei ceti popolari e dello stesso ceto medio impoverito. Domande a cui, adesso, va data una
risposta politica e legislativa senza attendere la prossima scomposizione e la ricomposizione della
geografia politica italiana. Si tratta, cioè, di far sì, come diceva Donat-Cattin appena insediatosi al
Ministero del Lavoro sulla fine degli anni ‘60, che “il dato politico nuovo deve consistere nel dare
alla politica sociale complessiva un ruolo non più subalterno ma primario per la vita dello Stato,
anche nella sua espressione politico/amministrativa”. Insomma, per Donat-Cattin, come per la
miglior cultura cristiano sociale, l’istanza sociale doveva “farsi Stato”. Trovare, cioè, piena ed
irreversibile cittadinanza ad ogni livello dell’organizzazione amministrativa e della gestione della
cosa pubblica.
Una concezione politica, cioè, che faceva del dato sociale, e quindi della “questione sociale”, il
nodo centrale di ogni progetto politico e soprattutto di governo. Una concezione, come ovvio e
scontato, che non individua nell’assistenzialismo becero dei populisti dei 5 stelle la soluzione più
credibile per una rinnovata e drammatica questione sociale scoppiata dopo la doppia emergenza
sanitaria e bellica. Ma, al contrario, una strategia di aiuto e di promozione concreta dei ceti
popolari e di una vera e propria inclusione nello Stato di diritto e nel pianeta produttivo. Per questi
motivi, oggi, serve di nuovo la “sinistra sociale” che abbia, però, una grande e feconda ricaduta
politica e legislativa. Non, quindi, una semplice testimonianza impolitica e puramente culturale ed
accademica ma un progetto politico e di governo che parte dai bisogni dei ceti popolari e sappia
tradursi in scelte concrete, reali e tangibili.
Giorgio Merlo
Collettiva di ampio respiro perfettamente fedele al titolo di presentazione (“Emozioni d’Artista”) e curata da Elio Rabbione, in collaborazione con l’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini”di Carmagnola, la mostra vuole anche presentarsi come omaggio (doveroso!) agli 87 anni di recente compiuti dal grande Bruno Molinaro, i cui dipinti fanno da corposa entréealla collettiva. Rossi, gialli, bianchi, cespugli di fiori, distese di papaveri, macchie di glicine o angoli suggestivi di piccoli mercati: Molinaro gioca serioso fra fantasia e realtà creando con libero vigore sorprendenti mondi naturali affidati in toto alla forza e alla meravigliosa creatività di materia e colore Originali, di certosina, maniacale manualità (nell’intagliare, nel sovrapporre “legno a legno”, ritagli e profili di scarto) sono invece le sculture– architetture di Pippo Leocata.



“Saluzzo sarebbe il luogo ideale per l’università dell’Antiquariato”. Bella idea. E forse neppure così difficile da realizzare. Basterebbe volerlo! Come s’usa dire. In tutti i casi, ci spera proprio Franco Brancaccio, infaticabile e saggio antiquario saluzzese, cui si deve la curatela, per il quarto anno consecutivo, della “Mostra Nazionale dell’Antiquariato”, promossa dalla “Fondazione Amleto Bertoni”, giunta alla sua 45^ edizione e che si terrà da venerdì 13 a domenica 22 maggio prossimi, a “La Castiglia” (residenza privilegiata e fortificata dei marchesi di Saluzzo dal 1175 al 1548) in Salita del Castello (piazza Castello, 1). L’intento postosi, ancora una volta, dal curatore quello di “raccontare storie di antiquari e oggetti pregiati e antichi proseguendo, e anzi rilanciando, la scia del successo che la storica manifestazione saluzzese, anno dopo anno, ha saputo ottenere”. Fra le poche manifestazioni nazionali che è riuscita a realizzarsi sempre nonostante il periodo pandemico, la rassegna dedica e non a caso, quest’anno, un particolare pensiero alle gallerie bergamasche (presente in mostra la prestigiosa “Caravaggi”), le cui opere più preziose hanno potuto trovare un solido approdo proprio nell’antica capitale del Marchesato. Fra le meraviglie che il pubblico potrà ammirare (sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 20, gli altri giorni dalle ore 15 alle ore 20) una “Madonna con Bambino” opera pre-riascimentale del Maestro senese, allievo di Jacopo della Quercia, Francesco di Valdambrino Domenico (1363 – 1435), una coppia di “Angioletti barocchi” di ambito berniniano, sorretti da basi a forma di nuvole, intagliati e dorati (XVI-XVII secolo), un “Comò piemontese” a “demilune” Luigi XVI, in legno finemente intagliato laccato e dorato. Ma la grande novità e vera chicca di questa 45^ edizione è l’“Antiquariato da giardino”, visitabile in uno spazio ricreato nel bellissimo cortile della “Castiglia”, realizzato e curato (con oggetti in pietra, marmo e ferro battuto) dall’architetto paesaggista Paolo Pejrone. Un nome una garanzia! In mostra, fra le varie opere, un “pozzo in marmo statuario” del 1480 circa ed una “fontana genovese in marmo bianco” del 1500.
Non meno interessante, sempre a Saluzzo, il programma del fine settimana. Sabato 14 maggio, dopo tre giorni di ricerche e lavoro, si concluderà la sfida fra il “Liceo Soleri Bertoni” e l’ “Istituto Denina” a colpi di design e costruzione, progettazione e realizzazione, pensando al territorio e al commercio diffuso: una proposta “Distretto del Commercio Terre del Monviso” teso a costruire un ponte tra progetti di territorio e studenti, chiedendo ai giovanissimi di realizzare uno studio e un prototipo di “elementi identitari” per vetrine ed esterni.


