Category archive

POLITICA - page 3

Contratto riders, Artesio: “Pigrizia e veti incrociati producono danni”

in POLITICA

“Gli spazi vuoti vengono occupati. Così, senza una legge e senza un diffuso processo di concertazione, è stato sottoscritto tra Assodelivery e UGL un contratto che riconduce al cottimo le prestazioni dei riders.

Eppure ci avevamo provato a Torino. Proprio qui, perché qui ci sono state le prime denunce e i licenziamenti a seguire, perché qui c’è stata la prima causa al Tribunale del Lavoro, perché da qui i parlamentari dell’epoca hanno presentato la proposta di legge sulla gig economy, perché qui il Consiglio regionale del Piemonte ha presentato al Parlamento una proposta di legge che vieta il cottimo nelle consegne a domicilio –  lo  afferma  la consigliera di Torino in Comune  Eleonora Artesio .
 
Qui infatti il 2 luglio 2018 il consiglio comunale ha approvato una mozione di Torino in Comune per impegnare alla costituzione di un tavolo tra istituzioni, rappresentanze delle piattaforme, organizzazioni sindacali, espressioni delle parti per la redazione di un codice di comportamento “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori della gig economy”, non sostitutivo dei contratti (ovviamente impossibile), ma di cornice ai requisiti essenziali di dignità del lavoro. Fatto? Niente affatto. Prima si è aspettato il Governo che, certo, avrebbe risolto in specie col Ministro Di Maio, poi ci si è fermati per la non scontata disponibilità di tutti gli interessati e per la fatica di dover conciliare diffidenze e resistenze, sicché proprio non ci si è messi al lavoro. Al lavoro continuano ad andare i riders nelle condizioni che sappiamo, per nulla tutelate da questo precedente del contratto UGL, non casualmente sottoscritto da Assodelivery che, viceversa e sempre non casualmente, non ha mai riconosciuto per i riders il contratto collettivo per la logistica. Triste rilevare la debolezza di quella  politica che, volendo proclamarsi nuova, in questo caso ha solo dimostrato di essere incapace”  – conclude Artesio.

Ru486: “Dalla parte delle famiglie”

in POLITICA

In questi giorni è viva in Piemonte la polemica sulla delibera del Ministro della Salute, che prolunga dal 49° al 63° giorno di gravidanza la possibilità di somministrare la pillola RU486 per l’aborto farmacologico, in day hospital o presso le strutture consultoriali. 

È molto curioso (se non sospetto) che in un periodo di pandemia il Ministro Speranza abbia dato priorità a questo provvedimento sui cui aspetti scientifici non possiamo approfondire (è noto che quanto più procede la gravidanza tanto meno è “efficace” il farmaco).
Ora pare che la tematica potrebbe essere portata in Giunta o in Consiglio, anche se il Governatore ha al momento dichiarato che tale proposta deve essere ancora vagliata dalla maggioranza.
 Il dibattito che ne è immediatamente seguito ha assunto i soliti risvolti ideologici con dichiarazioni che, come sempre, non possono portare ad una reale discussione sulla tematica.
 Il Popolo della Famiglia del Piemonte è impegnato da sempre a sottolineare il diritto di ogni individuo a nascere e l’altrettanto importante diritto di ogni donna a poter vivere in maniera serena e responsabile il proprio desiderio di maternità all’interno della sua relazione sessuale.
Chiediamo pertanto a tutti coloro che hanno a cuore la tutela della vita umana e della salute delle mamme che ci si adoperi per creare le condizioni per cui in tutto il Piemonte nessuna donna sia più costretta a non poter accogliere il figlio che porta in grembo.
Noi da tempo abbiamo offerto soluzioni concrete al problema dell’aborto, come la proposta di legge denominata Reddito di Maternità già depositata in Parlamento con oltre 51000 firme di cittadini e cittadine italiane, che sostiene con 1000 euro al mese per i primi 8 anni di vita le mamme che decidono di dedicarsi esclusivamente alla crescita ed all’educazione dei loro figli.
Chiediamo ai Parlamentari piemontesi ,che vogliono assicurare alle donne più diritti, di portarla in Aula e di farla approvare, così come chiediamo ai Consiglieri di promuovere un’analoga iniziativa in Regione. Se non c’è questa volontà politica si trovino altre soluzioni per essere vicini alle mamme alle prese con una gravidanza difficile o inaspettata, magari iniziando proprio dall’applicazione integrale della stessa legge 194, che invita “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (art. 2, d).
La politica è l’arte del possibile orientata al bene comune: uno scontro ideologico sulla pelle dei figli e delle loro mamme non potrà portare alcun contributo positivo su un argomento così importante per i cittadini e per l’Italia, un Paese che oggi più che mai ha bisogno di ri-nascere.
Mario N. Campanella
Coordinatore regionale
Popolo della Famiglia

La determinazione del governatore “bogia nen”

in POLITICA

FRECCIATE  Il presidente Cirio ha vinto la prima battaglia sui termometri a scuola. E il ministro Azzolina avrà finalmente capito cosa vuol dire ‘bogia nen’.

L’arciere

Tav, Ruffino (Fi): “Chi risarcirà la valle?”

in POLITICA

“Un territorio provato, messo a ferro e fuoco da anni, dove si sono consumati scontri brutali che hanno messo in ginocchio un intero territorio.

Gli arresti recenti di alcuni esponenti del Movimento No Tav sono la conseguenza ovvia di provvedimenti assunti dalla magistratura, le cui sentenze vanno sempre rispettate. Non si tratta, dunque, di ingiustizia, di abominio, o di sentenze politiche ingiuste, come qualcuno dalle parti del M5S sta dicendo in queste ore, ma del normale decorso della giustizia. Il punto è un altro, ovvero, chi risarcirà la Valle di Susa per tutti i danni subìti in questi anni, per essere stata dilaniata da scontri feroci, di attività di protesta violente contro il cantiere Tav, decine di episodi che hanno messo a dura prova un intero territorio, l’elenco sarebbe lunghissimo. Dunque, la nostra solidarietà, oggi, va al territorio, alla popolazione e alle forze dell’ordine, da sempre impegnate per evitare la degenerazione degli scontri”. Lo dichiara Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia.

I Radicali e Segre ricordano la breccia di Porta Pia

in POLITICA

Sabato 19 settembre 2020 / 150° ANNIVERSARIO DELLA BRECCIA DI PORTA PIA, RADICALI E ASSOCIAZIONI MANIFESTERANNO A TORINO SABATO 19 SETTEMBRE ALLE ORE 16 IN VIA XX SETTEMBRE (ALTEZZA DUOMO) DI TORINO. ALLE 17  CERIMONIA COMMEMORATIVA IN PIAZZA SAVOIA SOTTO L’OBELISCO CON L’AVV. BRUNO SEGRE.

Alle ore 16, in occasione del 150° Anniversario della Breccia di Porta Pia si svolgerà a Torino una manifestazione sit-in promossa dai Radicali in Via XX Settembre (davanti al Duomo) di Associazioni e organizzazioni politiche per ricordare la Breccia di Porta Pia, il grande evento di liberazione, grazie all’esercito piemontese, dal potere temporale della chiesa  

Da Via XX Settembre ci recheremo al suono della marcia dei bersaglieri in Piazza Savoia, sotto l’Obelisco-Monumento dedicato alle Leggi Siccardi del 1850, che abolirono i privilegi goduti dal clero cattolico, allineando la legislazione piemontese e successivamente quella italiana a quella degli altri stati europei.

Alle ore 17 in Piazza Savoia aprirà la manifestazione la marcia dei bersaglieri con l’intervento dell’Avv. Bruno Segre, Presidente onorario dell'”Associazione nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno”, fondatore della rivista L’Incontro.

Nessuna istituzione italiana ha previsto manifestazioni commemorative in occasione di questa storica data. A distanza di 150 anni i valori della laicità e della separazione tra Stato e chiesa sono sempre più ignorati e a rischio con continue invasioni di campo della chiesa negli affari interni dello Stato italiano.

 Uff. Stampa: 337-798942

ANNIVERSARIO BRECCIA DI PORTA PIA

La Breccia di Porta Pia fu l’episodio del Risorgimento che sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia avvenuta il 20 settembre 1870 con l’ingresso dell’esercito piemontese nella città papalina. Decretò la fine dello Stato Pontificio quale entità storico-politica e fu un momento di profonda rivoluzione nella gestione del potere temporale da parte dei papi. L’anno successivo la capitale d’Italia fu trasferita da Firenze a Roma (legge 3 febbraio 1871, n. 33). L’anniversario del 20 settembre è stato festività nazionale fino al 1930, quando fu abolito a seguito della firma dei Patti Lateranensi.

 

OBELISCO DI PIAZZA SAVOIA

L’obelisco di Piazza Savoia a Torino fu messo in ricordo delle leggi Siccardi del 1850 di separazione tra Stato e chiesa, e che abolirono il Foro ecclesiastico e molti privilegi di cui godeva la chiesa.

Sul monumento si legge anche l’epigrafe: «Abolito da Legge IX Aprile MDCCCL il Foro ecclesiastico, popolo e municipio posero IV Marzo MDCCCLIII»

Il monumento contiene i nomi degli 800 comuni che sostennero entusiasti l’opera, scolpiti su tutti i lati. Il giorno della posa della prima pietra, il 17 giugno 1852, furono murati nel basamento i numeri 141 e 142 della Gazzetta del Popolo, una copia della legge Siccardi, monete, semi di riso, grissini e una bottiglia di vino Barbera.

I travagli del centrosinistra in attesa del voto

in POLITICA

A Torino accordo fatto nel centrosinistra per come scegliere il candidato sindaco. Garante l’inossidabile Chiampa. Primarie: e lui porterà Saracco Rettore del Politecnico. 

Incontro con Mauro Laus, dove il senatore ha garantito di essere a disposizione. In altre parole ha deciso con Chiampa qualcosa per non presentarsi alle primarie e c’era anche la possibilità di una sua vittoria. C’ è anche Il prof Mario Calderini in panchina pronto ad ogni evenienza. Insegna a Milano ma è pendolare.
Vive nella nostra città ed ha insegnato al Poli. Deve la sua fama nell’essere stato Presidente di FinPiemonte ai tempi della Governatrice Mercedes Bresso anche lei  (per puro caso) docente al Poli. Grande amico di Calderini ora è Andrea Giorgis. Oramai nel centrosinistra torinese se non hai una laurea con 25 anni d insegnamento (possibilmente o in giurisprudenza o al Poli) non vai da nessuna parte.  Segretario regionale e provinciale PD? Dignitoso ed aristocratico silenzio. Gli altri pretendenti ? Se vorranno e soprattutto se  raccoglieranno le firme necessarie potranno correre.  Da La Volta al candidato del senatore Lepri. E gli altri partitini legati a Renzi o Calenda? C’ è spazio per tutti. Ma a una condizione: mai con i cinquestelle anche al secondo turno.  Poi che ora Bonaccini ha chiesto a Matteo Renzi di rientrare nel Pd, per il  toscanaccio si sta aprendo, anzi si è aperta una prateria. Chi sta rischiando di brutto è Nicola Zingaretti che ci ha messo la faccia sul referendum ed ha il 97% del suo popolo schierato per il No.  Giggjno l’unica cosa che fa da Ministro degli esteri è passare a fine mese ed incassare lo stipendio.  Situazione nel Mediterraneo fuori controllo. Quel mediterraneo che Giggino aveva collocato sulle sponde della Russia.  Se regge ancora la Toscana il pd la sfanga.  Poi mi sa c’è solo la Campania con De Luca che di fatto è uno che, oramai, gioca il proprio.  In Puglia vincerà il centrodestra o per meglio dire perderà l’ attuale governatore Emiliano, grande sponsor dell’accordo con i pentastellati che voteranno altri che non Emiliano. Se Scalfarotto arriva al 3 per cento Matteo Renzi se la ride.  Per il resto cappotto centrodestra. A Torino si aspetta il voto di Venaria. Solo per avere conferme.  Spariscono i grillini e il ballottaggio tra destra e sinistra. Massima curiosità per ciò che verrà detto il 22 settembre con la solita certezza che al governo nulla cambierà, con buona pace di Orlando che vorrebbe il rimpasto.
Patrizio Tosetto

Napoli (Fi): “I torinesi non hanno diritto ai voli Alitalia?”

in POLITICA

Da molti mesi i torinesi che devono raggiungere Roma, e coloro che da Roma devo recarsi a Torino, dispongono di due soli voli Alitalia: uno al mattino presto per Roma, e un volo serale da Roma per Caselle. Una situazione surreale è scandalosa per una compagnia che è stata gratificata di 3 miliardi di euro dallo Stato, come se in quei soldi non ci fossero anche le tasse dei torinesi.

Ha perfettamente ragione l’ad di Caselle, Andrea Andorno, a denunciare l’effettivo stato di abbandono dell’aeroporto di Caselle da parte di quella tornata a essere la compagnia di bandiera. Mi chiedo di che cosa si stanno occupando i ministri grillini e torinesi al governo, dai vice ministri Castelli e Giorgia ai ministri Azzolina e Dadone. Dobbiamo pensare che a loro non interessa nulla dei disagi che devono affrontare i torinesi? Mi chiedo se sia davvero uno sforzo insostenibile per Alitalia raddoppiare almeno i voli per Roma, portandoli a 4 giornalieri.

on. Osvaldo Napoli, direttivo di Forza Italia alla Camera

CCNL rider, Grimaldi: “contratto ‘pirata della strada’

in POLITICA

“Conte fermi i furbetti della gig-economy, e prenda in mano la nostra Proposta di Legge al Parlamento: no al cottimo, sì a tutele di un vero contratto di lavoro”

“È un contratto ‘pirata della strada’, ditemi se vi sembrano condizioni dignitose. Sapevamo che le aziende, pur di mantenere i privilegi dello sfruttamento del caporalato digitale, avrebbero firmato un contratto di comodo con qualsiasi sindacato disponibile, e così è stato: il CCNL rider sottoscritto nelle scorse ore è ai limiti della decenza. Noi crediamo che il pagamento a cottimo sia una pratica fuori dal tempo e molto pericolosa per i lavoratori perché, per un fattorino in bicicletta, essere pagato a consegna significa sentirsi obbligato a correre più veloce e mettersi in pericolo per fare più consegne possibile. Invece nel contratto firmato il pagamento a cottimo rimane e, nonostante quanto si legge, è addirittura più penalizzante di quello attualmente in vigore: una consegna da 15 minuti (più o meno la norma) viene pagata 2,50€ e tutte le consegne al di sotto dei 15 minuti vengono penalizzate; una consegna da 7 minuti verrà pagata la miseria di 1,16€” – è il pensiero di Marco Grimaldi, capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Regione Piemonte, in merito alla firma del primo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro firmato da AssoDelivery , associazione che rappresenta l’industria italiana del food delivery, e il sindacato UGL.

“Se nella situazione attuale, per riuscire a guadagnare 10€ in un’ora (con una piattaforma che pagava 2.50€ per ogni consegna) un fattorino deve riuscire a fare quattro consegne in quel lasso di tempo – prosegue nel suo ragionamento Grimaldi –, con le regole del CCNL il rischio è che un rider debba correre come un disperato nella speranza di riuscire ad effettuarne più del doppio, sempre che gli arrivino gli ordini: a me – attacca Grimaldi – non pare proprio un contratto a tutela dei lavoratori, ma che avvantaggia solo le piattaforme del food delivery”.

“La nostra posizione è sempre stata agli antipodi – continua Grimaldi, da sempre impegnato nella battaglia a tutela dei ‘fattorini’ – fin dal novembre del 2018, quando in Consiglio regionale è stato approvato un nostro emendamento che vieta il cottimo nei servizi di consegna a domicilio in Piemonte, prima regione a farlo. Ma questo non bastava, per questo abbiamo successivamente presentato una proposta che riscrivesse le regole del gioco, ridefinisse il concetto di subordinazione e garantisse le tutele del lavoro, regolarizzando i lavoratori della gig economy a livello nazionale, e prevedendo di estendere a rider, fattorini e a tutti i lavoratori delle piattaforme tecnologiche i diritti da cui erano, e saranno anche dopo la firma di questo CCNL, esclusi: condizioni contrattuali formulate per iscritto, il riconoscimento delle spese commisurate all’utilizzo dei propri mezzi, il diritto a godere di tutele assicurative e previdenziali, l’accesso alla formazione, il divieto della retribuzione a cottimo e un orario di lavoro settimanale non inferiore alle otto ore e, soprattutto, un salario (minimo orario legale) dignitoso”.

“Purtroppo ci aspettavamo questo epilogo – conclude Grimaldi – stiamo infatti ancora aspettando che il Ministero del Lavoro e le Commissioni parlamentari ci chiamino in audizione, questo perché la legge per regolamentare la gig economy è rimasta in qualche cassetto. Ma mentre da Roma si prende tempo, le aziende invece corrono, o meglio fanno correre i rider per le strade, e firmano contratti capestro con sindacati che non rappresentano nessuno, sfruttando una scappatoia che purtroppo è presente nella legge uscita dalla conversione del decreto: le parti avevano 12 mesi per raggiungere un accordo e questa firma last minute serve solo per continuare lo sfruttamento dei fattorini”.

“Cara sindaca, perché non ricordare il 150° della Breccia di Porta Pia?”

in POLITICA

LETTERA APERTA  di Pier Franco Quaglieni / Gentile Sindaco, Ho letto che anche quest’anno il Comune ricorderà in piazza San Carlo le vittime in seguito alla sommossa contro il trasferimento della capitale da Torino a Firenze nel 1864.

Si tratta certamente di una iniziativa molto lodevole, ma quest’anno ricorrono i 150 anni  della Breccia di Porta Pia  del 20 settembre 1870 e di Roma capitale. Non mi risulta che a Torino il Comune abbia promosso iniziative in proposito. Al Museo del Risorgimento si terrà un concerto per iniziativa del Museo e del Centro Pannunzio che avrò l’onore di aprire con un ricordo storico di una tappa fondamentale del nostro Risorgimento.
.
Sarebbe stato importante che Torino, prima capitale d’ Italia, ricordasse una data che appartiene alla nostra storia nazionale e che non fu così divisiva come quella dei moti del 1864. Roma capitale d’ Italia era voluta da Cavour che solennemente a Torino nel primo Parlamento italiano la  proclamò capitale nel 1861, era voluta da Mazzini che diede vita alla straordinaria esperienza democratica della Repubblica romana ,era voluta da Garibaldi che con tanti volontari tentò, manu militari, di arrivarvi per due volte e venne fermato in Aspromonte e a Mentana. Vinse la linea moderata e diplomatica degli eredi di Cavour, Minghetti e  Visconti Venosta che portò a Roma dopo Firenze capitale, approfittando della caduta di Napoleone III dopo Sedan.
.
Fu la via più lunga, ma l’unica percorribile perché l’Italia neonata era fragilissima e un’avventata occupazione di Roma avrebbe potuto determinare l’intervento austriaco oltre che quello francese e mettere in crisi il nuovo Stato aggredito all’interno dal brigantaggio meridionale. Il XX settembre determinò anche l’apertura della Questione Romana da parte della Chiesa cattolica che si ritenne prigioniera e  della stragrande maggioranza dei cattolici italiani. Non tutti perché il cattolico liberale Alessandro Manzoni fu favorevole a Roma capitale del nuovo Regno, dimostrando anche in questa occasione una grande lungimiranza. Si aprì un caso di coscienza per i cattolici che come cittadini avrebbero dovuto partecipare alla vita politica e come credenti non potevano essere presenti sul terreno politico in seguito al Non  exspedit del Vaticano. La Legge delle Guarentigie nel 1871 cercò di garantire il “libera Chiesa in libero Stato“ di Cavour e la Chiesa in effetti fu sempre garantita nella sua indipendenza. Un papa illuminato come Paolo  VI nel 1970 riconobbe che la Chiesa venne liberata dal peso del potere temporale, consentendole l’esercizio pieno della sua funzione universale. Il presidente Saragat  ricordò anche lui la data del XX settembre.
.
A Torino il Sindaco Giovanni Porcellana non volle aderire ad un mio invito a ricordare il centenario della data che fu un punto di arrivo importante del Risorgimento nazionale. Era un cattolico un po’ integralista e soprattutto illiberale. Anni dopo ci chiarimmo amichevolmente . Vedo che anche Lei, 50 anni dopo, ne segue inconsapevolmente l’esempio. Essere laici resta un problema difficile da rivolvere e soprattutto resta ancora difficile avere il senso della storia, come diceva Adolfo Omodeo, maestro di studi risorgimentali. Oggi a Torino dovrebbe risuonare la grande lezione storica di Chabod, di Maturi,  di Garosci, di Galante Garrone, di Nada, di Levra che hanno contribuito a scrivere la storia risorgimentale. Ma forse il Risorgimento è considerato dai più una cosa vecchia, mentre non lo è affatto. Noi torinesi dobbiamo sentire l’orgoglio di avere nella straordinaria cornice storica di Palazzo Carignano il Museo Nazionale del Risorgimento, il più importante d’ Italia in assoluto. Un cordiale saluto.
.
Scrivere a quaglieni@gmail.com

Referendum, cattolici democratici e popolari protagonisti per il No

in POLITICA

“L’appello per il No illustrato nei giorni scorsi in una affollata conferenza stampa a Torino ha registrato un crescendo di consensi e di adesioni e, soprattutto, ha rilanciato le ragioni politiche e culturali del cattolicesimo democratico e popolare attorno ad un tema decisivo come la qualità e il futuro della nostra democrazia.

Un appello che, accanto alla massiccia adesione dei popolari torinesi e piemontesi, ha raccolto anche la condivisione di settori culturali affini. Dai settori liberali ad una significativa area della sinistra democratica, dalla esperienza delle sardine ad esponenti politici e culturali dell’area laica torinese. Se, durante le varie presentazioni e confronti pubblici, abbiamo potuto constatare e riaffermare le ‘ragioni’ del No e registrare, al contempo, una forte e convinta motivazione di questo campo per recarsi ai seggi domenica prossima, dall’altro non possiamo non ricordare che sono proprio le ragioni politiche, culturali e costituzionali del cattolicesimo popolare che in questa circostanza sono state progressivamente valorizzate e condivise. Senza alcuna rivendicazione corporativa o di nicchia, c’è stato un sussulto di dignità di quest’area che si è riscontrato a livello nazionale ma anche, e soprattutto, a livello torinese
e piemontese. In un clima, lo vogliamo sottolineare ancora una volta, aperto alle correnti culturali e politiche che su questi temi – dalla difesa della Costituzione alla centralità del Parlamento, da un serio equilibrio dei poteri dello Stato al ruolo e alle funzioni delle Assemblee elettive – hanno trovato una forte convergenza. Ecco perchè il dibattito pubblico emerso dai quesiti referendari non può essere rubricato come una esperienza inutile e passiva. Al contrario, ha innescato un confronto dove sono emerse concezioni diverse, se non alternative, di come si può e si deve declinare la democrazia nella società contemporanea. E dove i cattolici democratici e popolari hanno fatto emergere, ancora una volta, la loro specificità politica e culturale”.

Giampiero Leo. Giorgio Merlo. Alessandro Risso

Da qui si Torna su