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Le opposizioni: “Nostro impegno per aiuti a radio-tv”

“Grazie all’impegno e all’intervento delle Opposizioni è stato votato e approvato in Aula l’emendamento che prevede sostegni a favore del sistema radiotelevisivo.

La Giunta regionale, infatti, avrebbe voluto rinviare l’esame del tema a una Commissione specifica convocata in sede legislativa, ma ci siamo opposti e l’Assessore Tronzano ha accettato di votare l’emendamento della Maggioranza” affermano i Presidenti dei Gruppi di Opposizione del Consiglio regionale.
“Soprattutto in momenti tanto delicati – proseguono i Presidenti – sono importanti azioni concrete e tempestive volte a sostenere l’informazione locale, a contrastare l’impoverimento del settore e a salvaguardare i livelli occupazionali. La nostra informazione deve essere difesa e tutelata”.
“Non si poteva e doveva – concludono gli esponenti dell’Opposizione – rinviare ad un altro momento lo stanziamento di specifici sostegni per il settore radiotelevisivo. Doveva essere fatto oggi, subito e doveva essere previsto uno specifico impegno economico come era avvenuto per le testate giornalistiche cartacee e online”.

Raffaele Gallo (Pd)
Sean Sacco (M5S)
Francesca Frediani (Movimento 4 ottobre)
Marco Grimaldi (Luv)
Mario Giaccone (Lista Monviso)
Silvio Magliano (Moderati)

Recovery, Sacco: “Chieri resta fuori?”

E’ stato pubblicato l’elenco di oltre 1200 progetti che comuni, province e Regione hanno presentato per il Piemonte per essere inseriti nel PNRR e, probabilmente, finanziati grazie al Recovery Fund.

Con nostra sorpresa, e rammarico, tra i diversi comuni del territorio manca proprio Chieri. Per la Città Metropolitana di Torino sono stati presentati 182 progetti, ci sono quelli di Poirino, Carignano (ha presentato, addirittura, 18 progetti), Carmagnola, e molti altri, ma la nostra città non è pervenuta. Il Sindaco Sicchiero ha, persino, assunto una tanto decantata “cacciatrice di bandi” (pagata dai soldi dei contribuenti chieresi) eppure nell’elenco non c’è neppure un progetto riferito a Chieri. Arriveranno, probabilmente, 27 miliardi (o almeno questa è la cifra necessaria a coprire tutte le richieste del Piemonte) e noi, come è già capitato in passato, ne saremo fuori. Mi chiedo come sia possibile farci sfuggire simili occasioni. La maggioranza continua a sperperare denaro pubblico dietro iniziative e contributi, mentre il declino della città è sempre più palpabile. Quando per la nostra zona, per il Piemonte e spero per l’Italia arriverà il momento di risollevarsi e di ripartire, Chieri come al solito sarà un passo indietro. Grazie Sindaco per un’altra occasione perduta.

Rachele Sacco – Consigliere comunale Progetto per Chieri – Salviamo l’Ospedale.

Bilancio Regione Piemonte: “Ascoltata la richiesta del PD”

Più risorse per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

Nel prossimo triennio Regione Piemonte destinerà maggiori risorse per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. 350.000 euro all’anno saranno messi a disposizione dei Comuni che hanno sul proprio territorio questi beni che in Piemonte sono 738.

“Si tratta di un risultato importante per noi – dichiara il capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Lascaris, Raffaele Gallo – perché non c’è sviluppo senza legalità democratica. La politica deve fare la sua parte rilanciando le iniziative come queste che creano valore sociale, culturale ed economico”.

“L’anno scorso i soldi presenti a bilancio non sono stati utilizzati in quanto la giunta non è riuscita a far partire il bando necessario alla loro erogazione. Grazie al lavoro del gruppo del Partito Democratico, non solo si recuperano quelle risorse, ma si aumentano complessivamente le dotazioni per il 2021, 2022 e 2023” dichiara il consigliere dem Diego Sarno

“Il lavoro, però, non è finito” rilancia il consigliere Domenico Rossi, primo firmatario degli emendamenti presentati , sottolineando che “bisogna recuperare il tempo perso nel 2020 e perciò auspico che nelle settimane immediatamente successive all’approvazione del bilancio si proceda all’emanazione del bando 2021. Sarebbe un importante segnale di impegno e speranza da parte dello Stato: dopo l’assegnazione poche settimane fa della villa di San Giusto Canavese, diventata una residenza per disabili, ci auguriamo di assistere al via dei lavori al Castello di Miasino e al recupero di molti altri beni sul territorio regionale” aggiunge Rossi.

“Rivolgiamo un ringraziamento al Presidente Cirio e all’assessore Tronzano per aver accolto e condiviso la nostra proposta. I beni confiscati sono un’occasione di sviluppo per la nostra regione e il loro riutilizzo ha un alto valore simbolico. E’ importante che su questi temi si lavori insieme in maniera trasversale: non ci sono né parti né colori politici, quando si scende in campo per la legalità e la lotta alle mafie chi amministra la cosa pubblica deve parlare con una sola voce” concludono i consiglieri DEM.

Commercio su area pubblica, la Regione scrive al governo

«Valutare ipotesi di estendere a tutte le categorie del commercio la vendita su area pubblica nel rispetto delle norme di prevenzione del Covid-19»

 

Con una lettera a firma del Presidente Alberto Cirio e degli assessori al Commercio Vittoria Poggio e alla Semplificazione Maurizio Marrone, la Regione ha chiesto al Governo di estendere a tutte le categorie merceologiche la possibilità di vendita su area pubblica.

«Siamo consapevoli delle estreme difficoltà degli operatori del settore – si legge nella comunicazione inviata ai ministri della Salute Roberto Speranza, delle Finanze Daniele Franco e dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti – in particolar modo di quello extra-alimentare, quale effetto dei divieti introdotti dei recenti dPCM che, come è noto, prevede la presenza sulle aree mercatali dei soli generi alimentari, florovivaistici e agricoli».

«Riteniamo – sottolineano il presidente e gli assessori – che il ruolo cardine del commercio di prossimità offerto dai mercati rionali all’aperto vada salvaguardato sia per la funzione sociale, ma soprattutto per l’aspetto occupazionale. Per queste ragioni pur nel rispetto di tutte le norme di prevenzione sanitaria del Covid-19, portiamo alla vostra attenzione, sapendo che il Governo è intento a ragionare sull’eventuale rimodulazione delle restrizioni previste, di valutare la possibilità di ammettere tutte le categorie di commercio al dettaglio su area pubblica».

Covid: Ruffino (Cambiamo!) “riaprire imprese che rispettano protocolli sicurezza”

“Ascoltare il grido d’allarme che proviene dal mondo dell’impresa è un dovere. In Italia pende un grande rischio: non prevedendo forme di sostegno e di apertura per ogni categoria, molte realtà saranno spinte verso l’indebitamento eccessivo e, dunque, nelle maglie del racket”.

Lo dichiara la deputata di Cambiamo! Daniela Ruffino. “Per questo, è necessario sin da subito coniugare risposta pandemica ad agibilità economica, dove possibile e permettere alle aziende che rispettano i protocolli di sicurezza sanitaria a riaprire. Aderisco perciò, con convinzione, alla petizione lanciata da parrucchieri ed estetisti ma in generale l’appello che arriva da tutte le categorie, dagli ambulanti ai bar ai ristoranti. Proseguendo sulla strada delle chiusure, infatti, si entrerà solo in un trend negativo per la vita delle imprese che sarà difficilmente reversibile”, conclude.

Una priorità assoluta: eliminare il regionalismo divisivo del titolo quinto

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni   Ho scritto già  oltre un anno fa un articolo sui limiti del regionalismo che compiva nel 2020 cinquant’anni. La pandemia ha quasi impedito i festeggiamenti programmati stoltamente in modo autocelebrativo , senza una riflessione storica o almeno storico- politica seria 

Le Regioni a statuto ordinario  si sono rivelate un sostanziale errore che era previsto dalla Costituzione ( uno dei limiti di quel testo ) e che la saggezza della Dc centrista aveva evitato all’Italia. Esse si sono rivelate uno spreco enorme di denaro pubblico  con la creazione di una pletorica burocrazia regionale che si è aggiunta a quella statale. Inoltre esse  non hanno affatto avvicinato lo Stato  al cittadino, come era stato promesso.
Il Federalismo sognato da Cattaneo durante il Risorgimento era un’utopia non compatibile con la storia italiana caratterizzata da secoli di divisioni. Cattaneo guardava alla Svizzera, una realtà non confrontabile sotto nessun punto di vista. Occorreva alla formazione dello Stato in Italia  o una monarchia unitaria o una repubblica di tipo mazziniano, altrettanto unitario. Cattaneo era un affascinante intellettuale, ma del tutto  incapace di fare i conti con la realtà, malgrado la sua cultura “politecnica“.  Solo ad un altro utopista abbastanza velleitario come Salvemini, un caso di giacobinismo professorale , come venne detto, Cattaneo apparve un realista a cui guardare per vincere le utopie ideologiche del marxismo. Nella stesura della Costituzione le regioni nacquero non tanto da un federalismo minoritario, quanto piuttosto da certo spirito antiunitario e antisorgimentale soprattutto  ben presente nella Dc, erede del partito popolare di don Sturzo e nell’azionismo che si richiamava a Cattaneo.  Comunisti e socialisti si rivelarono inizialmente contrari perché videro le Regioni come una minaccia allo Stato unitario. Altrettanto contrarie le forze liberali che sotto diverse denominazioni erano presenti all’ Assemblea Costituente, sia pure in netta minoranza . Il Titolo V della Costituzione nacque da una serie di compromessi e stabili’ un regionalismo lontano dalle follie visionarie  di Emilio Lussu, erede del partito sardo d’Azione, una delle figure più nefaste della politica e della cultura italiana che fini la sua variegata esperienza politica al servizio del PCI. Nel clima della Costituente era ben presente il Separatismo siciliano di Finocchiaro Aprile  e dei gravi pericoli da esso rappresentati. Il regionalismo venne anche visto come una scelta contraria allo Stato nato dal Risorgimento perché la maggioranza della Costituente era formata da forze estranee o nettamente contrarie al moto risorgimentale. In effetti però il titolo V rimase lettera morta e fu il centro – sinistra con socialisti e repubblicani a pretendere la costituzione delle Regioni a statuto ordinario , anche se erano già ben chiaro il pessimo
funzionamento del regionalismo siciliano. Bene o male dal 1970  le Regioni svolsero la loro funzione e in alcune zone  diedero anche prova di buongoverno.
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L’arrivo della Lega Nord di Bossi e del suo federalismo demagogico ed incolto ( il prof .  Gianfranco Miglio , unica testa pensante della Lega che esibiva il cappio in Senato , venne  quasi subito decapitato ) porto’ nel 2001 i partiti di centro – sinistra, nel tentativo maldestro di “svuotare” la Lega , di varare una riforma del titolo V che amplio ‘ i poteri delle Regioni e degli enti locali. Venne allora anche sancito che l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari venisse spartita tra Stato e Regioni , creando le premesse per 21 sistemi sanitari diversi  con inique diversità di trattamenti sanitari nelle diverse regioni . Le Regioni  incominciarono a spendere in maniera dissennata e si verificò la profezia di Malagodi che aveva previsto la finanza allegra delle Regioni. E in parallelo ci furono clamorosi scandali sulla gestione delle finanze regionali, a partire dalle spese pazze di molti consiglieri. La pandemia ha messo in palese evidenza che le regioni si sono rivelate e si rivelano un elemento disgregante che genera confusione nella lotta al virus , al di là’ del protagonismo e delle incapacità dei sedicenti governatori ( dizione del tutto arbitraria ).
Oltre agli errori del governo Conte e del ministro Speranza l’Italia deve combattere contro presidenti e assessori regionali che hanno peggiorato le cose creando confusione . La riforma del titolo  V e’ in tutta evidenza la causa prima del  gran bordello italiano che  non solo il VII centenario dantesco ha riportato di moda citare . Si è anche manifestata una classe politica regionale fatta  per lo più da piccoli personaggi. La Conferenza Stato – Regioni che dovrebbe il momento di raccordo, si rivela una quasi inutile cassa di risonanza di conflitti.
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Oggi sarebbe urgente che il Parlamento ponesse mano al titolo V , restituendo allo Stato i suoi poteri. Le regioni si rivelarono gia ‘ inadeguate a dar corso alla legge Basaglia n .  180 votata in un clima demagogico avvelenato perché anche in questo caso l’aver regionalizzato l’attuazione della legge fu un grave errore . Oggi solo chi non è in buona fede, può condividere la situazione che si è creata. Invece di muoversi con urgenza , c’è chi vuole lo ius soli , il voto ai sedicenni , una legge speciale contro l’omofobia come provvedimenti prioritari .
Basterebbe questa paranoia politica per capire come certi politici siano inadeguati e incapaci di capire i veri problemi del Paese che sono la pandemia , la crisi economica e la struttura unitaria che sta disfacendosi. A 160 anni dalla proclazione dello Stato unitario, l’Italia rischia di tornare indietro. E c’è gente che invece di vedere il gravissimo pericolo che abbiamo di fronte e che si è già rivelato causa di danni molto gravi ( pensiamo ai vaccini ) ritiene di rifare la verginità politica ai propri partiti con proposte quanto meno intempestive. Siamo all’assurdo che neanche più la Lega e’ per il federalismo . Ci fu una Lega persino secessionista , quella che suggeri’ la furbizia della riforma del titolo V , una colpa storica che la pandemia ha fatto comprendere anche alle anime candide o ai filibustieri che vogliono un’Italia divisa e conflittuale . Renzi con il suo referendum molto discutibile aveva visto lucidamente il problema di eliminare l’errore del 2001,ma troppi non hanno voluto capire che almeno quella riforma era importante ed oggi è urgentissima. Forse proprio un referendum abrogativo può essere la strada da percorrere per ristabilire il buon senso e l’interesse nazionale. E andrebbero anche  totalmente riviste le ragioni a statuto speciale, in primis la Sicilia , che sono uno stato nello Stato e che non hanno più una  giustificazione storica di sussistere. Sono quasi solo fonte di sperpero di denaro pubblico, di favoritismi, di assunzioni clientelari molto onerose e di inefficienza.

 Locatelli – Cilenti: “Regione responsabile della situazione incresciosa negli ospedali”  

Non c’è spiegazione, giustificazione, rassicurazione del giorno dopo che tenga. Se la situazione negli ospedali è la stessa, se non peggiore di un anno fa, tutta la responsabilità è in capo alla Regione Piemonte che ha completamente e scientemente mancato di intervenire per adeguare il sistema sanitario pubblico.

 

Una situazione incresciosa che denunciamo da tempo sulla base delle segnalazioni che ci pervengono da pazienti e dal personale sanitario. Una situazione che è il risultato di un anno di inettitudine e di chiacchiere a vuoto, di mancati interventi di potenziamento delle strutture sanitarie ed ospedaliera, di mancate assunzioni di personale oltre che di ritardi nell’attuazione del piano vaccinale. Sono il risultato di una sanità pubblica impoverita a favore di soldi dati al privato. Le scene dei malati lavati e curati in barella nei corridoi, nelle sale d’attesa, sui pianerottoli degli ospedali in assenza di privacy – “è come mostrarsi nudi a tutti ed essere al mercato” –  raccontate dai giornali sono indegne di un paese civile, sono scene che gridano vendetta. Invece che di cosiddetti blitz a uso e consumo propagandistico negli ospedali da parte di Alberto Cirio servirebbe un blitz in Regione per appurare responsabilità e inadempienze che sono all’origine di questa situazione drammatica.

     Ezio Locatellisegretario provinciale di Rifondazione Comunista To

     Franco Cilentidirettore mensile Lavoro e salute 

Panza (Lega): “Criteri oggettivi e condivisi per le risorse per la montagna”

Stiamo per entrare nel vivo della ripartizione dei 700 milioni destinati alla montagna:

mentre il Governo è al lavoro per cercare di aumentare la dotazione già messa in campo, adesso tocca alla Conferenza Stato-Regioni stabilire come distribuire i fondi – commenta l’europarlamentare Alessandro Panza, responsabile del Dipartimento Montagna della Lega -.
La posizione della Lega è quella di trovare una soluzione concreta e partecipata che non crei disparità e che dia una risposta adeguata a tutti i territori montani così duramente colpiti dalla mancata stagione invernale.
Auspico che ci sia un lavoro di squadra che trovi soluzioni reali e condivise per poter dare risposte adeguate a tutto il comparto della montagna italiana – conclude Panza.

Così in una nota l’europarlamentare Alessandro Panza, responsabile del Dipartimento Montagna della Lega

Pd: “La Regione Piemonte snobba i turisti svizzeri?”

La consigliera regionale Monica Canalis e il deputato Davide Gariglio: “Cosa aspetta la Regione Piemonte ad avviare un’interlocuzione con le ferrovie Federali Elvetiche e con Trenitalia?”

«Con il completamento della nuova galleria ferroviaria del Monte Ceneri e del tunnel del Gottardo le città svizzere sono ora iperconnesse con l’Italia, grazie al progetto Alptransit, progetto finanziato dai contribuenti elvetici.  Mentre la Lombardia e la Liguria sono pronte a sfruttare questa grande opportunità con collegamenti diretti e veloci verso le città di Milano e Genova, la Regione Piemonte appare totalmente assente. Non si sono attivate azioni per portare direttamente a Torino i treni che partono da Zurigo, sostenendo così il settore turistico»: lo affermano Monica CANALIS, Vicesegretaria PD Piemonte e Consigliera Regionale, e l’on. Davide GARIGLIO,
Capogruppo PD Commissione Trasporti alla Camera dei deputati.

«In risposta ad una mia Interrogazione sul tema-afferma la consigliera Monica CANALIS-gli assessori regionali Marco Gabusi e Vittoria Poggio hanno risposto che la ricerca di un accordo non compete alla Regione. Un segno di disinteresse, perché dopo il treno Zurigo-Genova vorremmo che si lavorasse anche su quello Zurigo-Torino. Cosa aspetta la Regione Piemonte ad avviare un’interlocuzione con le ferrovie Federali Elvetiche e con Trenitalia?».

Sanità, Radicali e +Europa: “Sprecati troppi soldi”

Il commento di Marco Cavaletto (Coordinatore +Europa Torino) e Igor Boni (Presidente Radicali Italiani)

“Si sono sprecati tempo e soldi inutilmente. Ora è il momento di decidere! Nell’ordine naturale delle cose ci si doveva attendere che la Regione Piemonte e la ASL TO5 dovessero PRIMA eseguire un’accurata indagine per individuare il sito ove costruire un ospedale e DOPO fare una perizia, sul sito individuato, per capirne le peculiarità.

Ma sulle irrazionalità e sulla carenza di capacità decisionale la Regione Piemonte è ormai nota in tutta Italia: basta guardare ai tempi che sono occorsi per realizzare l’ospedale di Verduno (19 anni, e non è ancora finito) oppure al grattacielo che dovrà ospitare i dipendenti della stessa Regione in via Nizza a Torino che ben si sa quando è stato iniziato ma nessuno sa quando sarà completato!

Insieme ai sindaci della ASL che si sono espressi, anche noi chiediamo a gran voce che la Regione completi entro poche settimane l’iter della seconda perizia per l’individuazione del sito, affinché l’ASL possa procedere con la progettazione esecutiva, elemento fondamentale per ottenere il finanziamento dell’INAIL; sarebbe utile conoscere dalla stessa INAIL il costo del finanziamento e la durata per capire in modo inequivocabile il costo definitivo dell’opera. Infatti, se la Regione ha scelto la soluzione del finanziamento INAIL è perché presume che questo sia più conveniente rispetto al finanziamento pubblico (tra Stato e Regione) con una partecipazione in “project financing” di privati, come era nei piani della Regione a guida Chiamparino – Saitta.

Una raccomandazione: che la seconda perizia commissionata dalla Regione sia meno approssimativa rispetto allo studio effettuato dai tre direttori regionali presentata alla giunta regionale in data 29 settembre 2016 che conteneva grossolani errori.

In ultimo vorremmo avere certezze che la Regione utilizzi parte dei 60 milioni già accantonati sul bilancio 2021 per la realizzazione del progetto esecutivo, senza il quale INAIL non concederebbe il finanziamento.

Senza le risorse a bilancio non si può procedere a redigere il progetto, ma il progetto si deve redigere avendo individuato il sito. Troppo tempo è passato invano, mentre i 320mila abitanti della ASL TO5 attendono da molti anni che si realizzi l’ospedale unico, consolidando nel frattempo su tutto il territorio le strutture per una medicina di base che durante la pandemia ha fatto vedere molte falle e carenze”.