Penso che chiunque abbia praticato sport, inteso come un’attività fisica con finalità sì ludica ma anche competitiva, possa comprendere quale sia sempre la componente adrenalinica della gara in sé: cercare di vincere o almeno di giocare bene.
Noi tutti, inteso come coloro che osservano lo sport, talvolta ci dimentichiamo delle difficoltà del nostro inquieto vivere osservando abili evoluzioni dei nostri più o meno osannati idoli, e ci identifichiamo a tal punto che sembra, al termine della competizione, di aver faticato anche noi come loro. Eppure, il protagonista ha dei risvolti emotivi che non sempre ci si immagina possano aver luogo. Noi siamo osservatori, ma gli attori, coloro che agiscono, hanno una visione diversa della loro disciplina sportiva.

Sovente si incorre nel luogo comune che gli sportivi non lavorano, che fanno poco per quello che guadagnano, ecc. … Forse non sempre hanno guadagni proporzionati all’immaginario popolare, ma non è di questo che voglio parlare, seppure possa dire che se qualcuno li paga un motivo ci sarà, non credete?
Vorrei soffermarmi sull’età di questi “lavoratori” sportivi, di questi industriali di sé stessi che impegnano tutte le loro energie per poter vivere di quello che fanno. Sicuramente gli antichi e attuali operai delle miniere potrebbero aver qualcosa da obiettare su quello che sto per scrivere, e credo non solo loro…, ma per un attimo anche solo per un istante, vorrei parlare solo degli atleti.
Quando noi abbiamo giocato in un campetto, in un parco o in una spiaggia non sempre ci siamo preoccupati di aver sbagliato un tiro, un passaggio o non aver difeso bene in una azione. E se la vostra vita futura dipendesse da questo? Se la vostra vita dipendesse da un canestro segnato o da una palla recuperata? Da una palla persa malamente o da una difesa non adeguata?
Il lavoro dello sportivo potrebbe essere uno shock per chi lo ha sempre svolto per hobby o poco di più. Chi deve immaginare di dover vivere grazie a queste “cose” forse non riesce più a giocare… .
Ho visto qualche allenamento di una squadra professionistica della nostra città. E guardavo i visi di questi ragazzi tra i venti e i trent’anni come se non fossero su un campo da gioco. Sono ragazzi! Alcuni già papà con figli e altri “scapestrati” intelligenti in giro per il mondo. Ragazzi di poco più di vent’anni
che vivono realtà lontane migliaia di chilometri da casa in balia di un tiro che entra o non entra in partita. Tirare bene o essere bravi non è sufficiente: sono già tutti fisicamente e tecnicamente stratosferici: ma bisogna essere sempre al top in allenamento come in partita. Immaginate le ore di allenamento per tirare a canestro. E poi in partita quelli che tirano di più a canestro, tirano al massimo 10 15 volte, e in base a quanti ne segnano talvolta si decide il loro destino.
Il cittadino modello, l’impiegato quotidiano ha tempo per rileggere la pratica, può studiare per colmare le lacune: il giocatore vive per quei pochi tiri e occasioni che avrà in partita per poter continuare a vivere di quello stipendio che gli permette di lavorare in modo diverso da tanti altri.
Dai loro tiri e dalla loro difesa passa anche il lavoro di tante altre persone che non si vedono, che oscure lavorano affinché si aprano le porte e si accendano i riflettori sullo spettacolo. Gli allenatori, i vice, i fisioterapisti, gli “stancatori” atletici, i dirigenti, i responsabili delle varie aree, coloro che si occupano del sito, le segretarie della società, gli affittuari di tutti i locali che si devono occupare affinchè la squadra si muova (palestre, alberghi, case per giocatori, …) fino a coloro che si occupano delle biglietterie, … i servizi d’ordine e tanto altro ancora. Tutto nelle mani di chi segna o non segna un canestro: davvero è solo un gioco? Davvero il loro lavoro non vale?

Sulle spalle di ragazzi di età giovanissima pende la responsabilità su tutto questo. E il peso lo si vede negli allenamenti dove il clima raramente è divertito. Non è un clima triste, ma è attento: è un consiglio di amministrazione permanente, dove tutti sono a favore ma tutti pretendono il massimo dai soci amministratori. Si sorride e si scherza, ma si lavora. Sì, si lavora. In maniera diversa dalle fabbriche, ma anche qui si lavora, dal primo all’ultimo. L’allenatore osserva, i vice controllano i manager telefonano e i giocatori giocano lavorando. Sono consci del privilegio del loro lavoro. Sono pagati per fare quello che da piccoli ritenevano tale, ma che ora per loro non è più: è un dovere per sé stessi e per le loro famiglie dal quale dipende il proprio futuro. Oggi a Torino, domani a Gerusalemme, e poi chissà, ma sempre lavorando con il tiro a canestro o per non farne entrare uno.
E allora il tifoso onesto, forse in considerazione della giovane età di questi giocatori, forse prima di chiedere la testa di uno e dell’altro, dovrebbe prima pensare a cosa succederebbe se una manica di esaltati lo insultasse quando lui è sul posto di lavoro e deve continuare a svolgere quello che fa. Pensate sia facile? Immaginatevi sul vostro posto di lavoro e qualcuno che a pochi centimetri mette in dubbio la vostra paternità… e immaginate di restare sereni e di rispondere tranquillamente al telefono, scrivere fatture o spiegare il caso ad un cliente… facile, sicuramente no, anche se non è proprio uguale, ovviamente.Il lavoro del cestista è su sé stessi per non sbagliare mai, anche se poi succederà. E le responsabilità sono tante, e se la palla rimbalza di pochi centimetri a destra o a sinistra sarete eroi o traditori, meritevoli dei più grati elogi o di epiteti dolorosi. Ragazzi di vent’anni o poco più che giocano o lavorano: bello sarebbe conoscerli meglio.

forte come, forse, mai in tutto il campionato. A poco sono serviti gli inserimenti o i timeout richiesti dal coach Vitucci. I suoi ragazzi hanno fallito e, seppure con rammarico viste le sue sempre lodevoli prestazioni, occorre ammettere che uno dei peggiori è stato Washington, il trascinatore della squadra torinese. Dall’altra parte, invece, migliore in campo per Cremona è stato indubbiamente Elston Turner che, nella sola gara contro Torino, ha realizzato 26 punti. Grazie alle sue triple,Turner ha confezionato un record personale stagionale (6 su 9 triple per una percentuale di 66.7) e ha contribuito a regalarne uno di squadra a Cremona (117 punti sono il massimo stagionale realizzato da una squadra in una singola gara). I sette giocatori in doppia cifra di Cremona -contro un solo di Torino (Harvey con 14 punti)- hanno poi reso possibile il +35 punti con cui si è chiusa la partita vedendo la squadra di casa realizzare 117 punti contro gli appena 82 di quella ospite.Torino è scesa in campo con il quintetto base composto dai suoi americani Wilson, Harvey, Washington, White e Wright, mentre Vanoli Cremona con Biligha, Johnson-Odom, Turner, Harris, Thomas.Nonostante un primo timido vantaggio di Torino (2-5), già alla fine del primo quarto il risultato era abbastanza impietoso. Domenica tutti i reparti di Fiat Torino, dall’attacco alla difesa, non hanno funzionato.
“Dobbiamo ancora migliorare nella velocità di passaggio e nel palleggio, non staccare mai la spina:
distingue per una sua personalità spiccata. Nel secondo tempo, gol di Ljaijc e la doppietta di Belotti, che arriva a quota 17 in classifica marcatori. Infine l’autorete di Ajeti e la doppietta di Benali, che hanno reso meno trionfale le vittoria granata.
Il torinese Balestri si allena al Pala Tazzoli seguito da Claudia Masoero e Edoardo De Bernardis e fa parte della Nazionale italiana di pattinaggio artistico.”Sono molto contenta della prova e del successo di Paolo – ha affermato la sua allenatrice Claudia Masoero, commentando la gara del pattinatore.”Questo risultato – ha proseguito la Masoero – è merito della sua caparbietà e del suo impegno. Questo atleta si allena con noi da tre stagioni ed è riuscito ad imparare tutti i salti tripli e a migliorare moltissimo. Purtroppo per Paolo, come per tanti altri ragazzi, è difficile conciliare sport a livello agonistico e studio. Frequentando il liceo scientifico, una scuola superiore molto impegnativa, la sua disponibilità di ore da dedicare agli allenamenti è limitata“. A Roma l’Ice Club Torino raccoglie anche un ottimo secondo posto nella categoria junior donne élite con Ginevra Barra Bajetto e un terzo posto con Gaia Mazza, altra atleta della Nazionale italiana. Entrambe le pattinatrici sono allenate da Cristiana Di Natale e da Fabiana Di Natale che, in passato, per anni, sono state strette collaboratrici del grande Alexej Mishin, l’allenatore di campioni come Yagudin, Plushenko, Tuktamysheva.
Il pilota Roberto Rolfo parteciperà al campionato Supersport 2017-18 con il team Factory Vamag, ma ha anche inaugurato da poco la sua nuova scuola di Pit Bik
Sfida enduro
Il Crotone è stato sconfitto dalla Juve nel recupero della 18a giornata di campionato.


Servizio e foto di Manuela Savini


Allo Stadium nuova vittoria della Juventus che sconfigge 1-0 l’Inter allo Stadium nella 23/a giornata