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Due cuori, una città: la storia di Juventus e Torino, orgoglio e passione sabauda

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Torino è una città dal passo lento e dallo sguardo profondo, una città che porta addosso il peso della storia e la grazia della sobrietà. Tra le sue strade eleganti, le piazze porticate e le fabbriche che un tempo ne scandivano il ritmo, si muove un sentimento che unisce e divide allo stesso tempo: quello per il calcio. Qui, dove la nebbia avvolge i palazzi e le domeniche profumano ancora di caffè e giornali sportivi, convivono due anime, due colori, due storie che raccontano in modo diverso la stessa passione. Da un lato la Juventus, simbolo di vittoria e rigore, di tradizione borghese e visione internazionale. Dall’altro il Torino, figlio del popolo, della fatica e del coraggio, della speranza che rinasce anche quando tutto sembra perduto. Due squadre nate a pochi anni di distanza, cresciute nello stesso terreno eppure così diverse per stile, carattere e destino. In una città spesso riservata e discreta, il calcio è diventato un linguaggio d’identità collettiva, una forma di appartenenza che supera generazioni e differenze sociali. Il derby della Mole non è solo una partita: è un racconto che si rinnova da più di un secolo, fatto di rivalità, rispetto e memoria. Torino vive di questi due cuori che battono all’unisono, anche quando sembrano scontrarsi. È una città che si riconosce tanto nella compostezza vincente della Signora quanto nell’orgoglio ferito ma indomabile del Toro.
La Juventus, l’eleganza della vittoria
La storia della Juventus inizia nel 1897, quando un gruppo di giovani studenti del liceo D’Azeglio, in una Torino ancora aristocratica ma già proiettata verso la modernità industriale, decise di fondare una società sportiva per divertirsi con quel gioco inglese che stava conquistando l’Europa. La chiamarono “Juventus”, parola latina che significa giovinezza, forse senza sapere che quel nome sarebbe diventato sinonimo di vittoria, disciplina e prestigio. I primi anni furono quelli dell’entusiasmo e dell’improvvisazione, con divise rosa e partite giocate su campi sterrati. Poi arrivò il bianco e nero, ispirato al Notts County, e con esso l’inizio di un’identità destinata a durare nel tempo. La Juventus cominciò presto a imporsi nel panorama nazionale, conquistando scudetti e costruendo una mentalità vincente che non l’avrebbe più abbandonata. Negli anni Venti e Trenta, con l’arrivo della famiglia Agnelli, la società trovò stabilità economica e visione. La Juventus divenne non solo una squadra di calcio, ma un simbolo dell’Italia che cresceva, lavorava, innovava. Nacque così la leggenda della Signora, elegante ma spietata, capace di risollevarsi dopo ogni caduta.
Nel corso dei decenni, la Juventus ha cambiato volti e stadi, ma non anima. Dal vecchio Comunale, teatro di mille imprese, al futuristico Delle Alpi e infine all’Allianz Stadium, un impianto moderno e funzionale che rappresenta la nuova dimensione globale del club. In campo, la storia è passata attraverso nomi che hanno scritto pagine indimenticabili: Giampiero Boniperti, simbolo di classe e leadership; Michel Platini, il genio francese che trasformava ogni punizione in un’opera d’arte; Alessandro Del Piero, capitano gentile e cuore bianconero per eccellenza; e Gianluigi Buffon, volto di un’epoca fatta di sacrificio e carisma.
Ma la Juventus non è solo un elenco di vittorie o di campioni: è un modo di intendere il calcio e la vita. È la capacità di ricominciare dopo le difficoltà, come accadde dopo la tragedia dell’Heysel o gli anni di Calciopoli. È una squadra che ha saputo vincere in silenzio e perdere con dignità, che ha costruito la propria grandezza sul lavoro e sull’equilibrio, proprio come la città che la ospita. A Torino, la Juventus rappresenta l’eleganza della vittoria, la misura di chi non ha bisogno di clamori per sentirsi grande.
Il Torino, la leggenda che non muore mai
Il Torino, invece, nasce dal dissenso, da un atto di ribellione e passione. Era il 1906 quando un gruppo di ex dirigenti e giocatori della Juventus decise di fondare una nuova squadra, libera da gerarchie e animata da spirito popolare. Nacque così il Foot-Ball Club Torino, e da quel giorno la città trovò la sua seconda anima. Il granata, colore scelto in onore di una squadra svizzera, divenne il simbolo di un popolo fiero, pronto a sostenere la propria squadra anche nei momenti più difficili. Fin dai primi anni, il Toro si distinse per il suo carattere combattivo, per la capacità di emozionare e trascinare. Il suo cuore pulsava al Filadelfia, lo stadio che per decenni è stato la culla del calcio romantico, il luogo dove i sogni diventavano realtà e dove ogni allenamento era una lezione di vita.
Negli anni Trenta e Quaranta, il Torino raggiunse l’apice della sua gloria con la nascita del Grande Torino, una squadra che superò i confini dello sport per diventare un simbolo nazionale. Guidati da Valentino Mazzola, un capitano carismatico e generoso, i granata dominavano i campionati, giocando un calcio moderno, veloce, fatto di armonia e coraggio. Erano anni difficili, con l’Italia che cercava di rialzarsi dalle ferite della guerra, ma quella squadra rappresentava la speranza, la voglia di rinascere. Il Grande Torino non era solo una formazione di fuoriclasse: era un esempio di unità e amicizia, un gruppo di uomini che in campo e fuori incarnavano il senso più autentico dello sport.
Poi arrivò il 4 maggio 1949, il giorno che cambiò tutto. L’aereo che riportava la squadra da Lisbona si schiantò contro la collina di Superga, alle porte di Torino. Nessuno sopravvisse. In un attimo, il calcio italiano e la città intera persero i loro eroi. La tragedia di Superga non cancellò però la leggenda, la rese eterna. Da allora il Torino è diventato molto più di una squadra: è un sentimento collettivo, una memoria viva che si tramanda di padre in figlio. Ogni anno, i tifosi si ritrovano ai piedi della basilica per ricordare quei campioni, e il loro nome risuona ancora tra le mura del nuovo stadio Olimpico Grande Torino, dove ogni partita è una preghiera laica, un modo per dire che la leggenda non morirà mai.
Dopo Superga, il Toro ha conosciuto anni di luci e ombre, ha vinto e sofferto, è caduto e si è rialzato mille volte, ma ha sempre conservato la propria identità. Giocatori come Paolo Pulici, Francesco Graziani, Claudio Sala e più tardi Gianluigi Lentini e Andrea Belotti hanno portato avanti quello spirito di appartenenza che fa del Torino una squadra unica. Il Toro non vive per vincere a ogni costo: vive per emozionare, per rappresentare la parte più sincera e appassionata della città. Se la Juventus è la perfezione del gesto, il Torino è il battito del cuore.
Torino, nel profondo, è questo: una città che ama attraverso le sue squadre, che si riconosce in due colori opposti ma complementari, che da oltre un secolo scrive la propria storia attraverso le vittorie, le sconfitte e le lacrime di un pallone. Nelle vie di San Salvario o lungo corso Vittorio, nei bar del centro o nei quartieri popolari, non passa giorno senza che qualcuno parli di Juve o di Toro. Perché qui il calcio non è un passatempo, è una forma di identità. Due squadre, due destini, un solo spirito. Torino vive così, sospesa tra eleganza e passione, tra gloria e dolore, tra due cuori che battono per la stessa città.
NOEMI GARIANO

Italia da record ai Giochi Olimpici Invernali: la nuova mappa delle medaglie

 

L’Italia chiude i Giochi Olimpici Invernali con 30 medaglie (10 ori, 6 argenti, 14 bronzi), firmando la miglior edizione della sua storia e superando il primato di Lillehammer 1994.

Seeders ha aggiornato il proprio studio sulla “geografia” delle medaglie italiane, analizzando in che modo questo risultato record abbia ridisegnato gli equilibri tra regioni, province e atleti, rispetto alle edizioni precedenti.

La mappa regionale aggiornata dopo Milano-Cortina

Il Trentino-Alto Adige resta il punto di riferimento dello sport invernale italiano, con 28 medaglie complessive (9 ori). Ma questa volta il dominio non è isolato.

La Lombardia compie un ulteriore salto in avanti, arrivando a 18 medaglie, grazie al contributo decisivo di atlete e atleti provenienti da Milano, Sondrio e Bergamo: tra loro Federica Brignone (2 ori), Arianna Fontana (1 oro e 2 argenti) e Luca Spechenauser. Il Veneto consolida la propria presenza con 8 medaglie, spinto dai podi di Davide Ghiotto, Lisa Vitozzi e Lucia Dalmasso nel biathlon e nel pattinaggio di velocità.

Continua la tendenza positiva del Lazio, che conquista 2 ori e 3 medaglie totali. Colpisce invece l’assenza del Friuli Venezia Giulia, storicamente presente nelle prime posizioni del medagliere territoriale, così come quella della Toscana, che in passato aveva comunque raccolto podi. Segnali che la tradizione da sola non basta: la mappa olimpica si sta allargando, ma anche rimescolando.

Province: cambia la leadership

Se storicamente Bolzano era la provincia simbolo dello sport invernale italiano, in questa edizione il primato passa a Trento, che chiude con 12 medaglie (5 ori). Bolzano resta comunque protagonista con 16 podi complessivi, confermando la solidità del movimento altoatesino.

Milano sale fino a 5 medaglie, Roma conquista 2 ori, mentre Sondrio (7 medaglie) e Belluno (7) confermano la forza della tradizione alpina. Tra le presenze più interessanti: Genova e la Liguria tornano a medaglia grazie a Lorenzo Sommariva e Andrea Cassinelli; l’Emilia-Romagna entra nel medagliere con Flora Tabanelli; la Valle d’Aosta conferma la propria presenza con Federico Pellegrino.

Assente invece Udine, che in passato aveva portato ben 17 medaglie complessive, così come Torino e Padova, protagoniste nelle edizioni precedenti. Un segnale di come il successo olimpico italiano stia diventando meno concentrato e più distribuito, con nuovi territori capaci di emergere.

L’edizione trainata dalle donne cambia il volto del medagliere

Mai come in questa edizione il contributo femminile è stato determinante nel superamento del record storico.

Federica Brignone realizza una splendida doppietta con due ori dopo un grave infortunio, Francesca Lollobrigida firma due vittorie nel pattinaggio e Arianna Fontana aggiunge un altro oro e due argenti al proprio palmarès, diventando definitivamente l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Invernali e quinta all-time mondiale.

Lisa Vitozzi riporta l’Italia all’oro nell’inseguimento femminile di biathlon, un risultato che mancava dal 1988,  mentre Dorothea Wierer chiude la sua carriera olimpica con un podio nel suo “last dance”. Complessivamente, 18 atleti italiani conquistano almeno due medaglie in questa edizione, a dimostrazione di una profondità mai così ampia. Dominik Fischnaller firma tre bronzi nello slittino, mentre il curling riesce nell’impresa difficile di confermarsi a medaglia dopo lo storico oro del doppio misto a Pechino 2022.

Non è soltanto un record numerico: è il segnale di un movimento più maturo, più diffuso e capace di rigenerarsi. L’Italia non ha solo vinto di più: ha allargato la propria base competitiva, riscrivendo la propria mappa sportiva.

Metodologia

L’analisi prende in considerazione tutte le edizioni dei Giochi Olimpici Invernali dalla prima partecipazione italiana a oggi. Per ogni medaglia sono stati analizzati l’atleta, la regione e la provincia di nascita. Nei casi di sport di squadra, staffette o competizioni con più atleti premiati, la medaglia è stata attribuita a ciascun componente, così da riflettere in modo più fedele l’impatto reale dei territori sui risultati complessivi. I dati sono stati poi aggregati per regione, provincia e atleta, consentendo un confronto storico e geografico coerente e comparabile.

 

Pallavolo, a Torino la Final Four della CEV Champions League maschile

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Torino si conferma sempre più casa dei grandi eventi sportivi. Dopo le finali della Frecciarossa Coppa Italia di volley femminile e la Frecciarossa Final Eight di basket, la nostra città rafforza il proprio ruolo di palcoscenico internazionale con un nuovo appuntamento di prestigio: le Final Four della CEV Champions League maschile.

L’evento si terrà il 16 e 17 maggio 2026 all’ Inalpi Arena, un impianto che negli anni è diventato sinonimo di sport d’élite. L’accordo tra la Confédération Européenne de Volleyball, la Federazione Italiana Pallavolo e le istituzioni locali punta a capitalizzare il successo delle Super Finals ospitate nella stessa sede nel 2023.

Dalle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 in avanti, Torino ha costruito una solida reputazione nell’organizzazione di eventi di caratura mondiale, tra cui le ATP Finals, la fase finale del Campionato Mondiale maschile FIVB 2018 e le Super Finals della CEV Champions League 2023. Un percorso che testimonia la capacità della città di accogliere atleti e tifosi in un contesto moderno ed efficiente.

A maggio 2026 saranno le quattro migliori squadre maschili d’Europa a contendersi il trofeo continentale. Tra i protagonisti attesi anche i campioni in carica della Sir Sicoma Monini Perugia, pronti a difendere il titolo.

Il presidente della CEV, Roko Sikirić, ha dichiarato: «Credo che tutti noi conserviamo ricordi molto piacevoli delle Super Finals di grande successo tenutesi a Torino nel 2023. Vogliamo capitalizzare quell’esperienza per offrire un’altra Final Four memorabile e un’esperienza indimenticabile a squadre, tifosi e stakeholder. Sono grato alla Federazione Italiana Pallavolo e alle autorità locali per il loro sostegno in questa importante impresa, che ci aiuterà a mostrare il meglio della pallavolo. I tifosi si preparino a un epico scontro finale che coronerà una stagione già ricca di colpi di scena».

Soddisfazione anche da parte del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo: “Siamo davvero orgogliosi che, a distanza di soli tre anni, Torino torni a ospitare le Final Four della CEV Champions League di pallavolo. È un appuntamento di grande rilievo che conferma la centralità della nostra città nel panorama sportivo nazionale e internazionale, grazie a capacità organizzative di primo livello e a impianti di eccellenza come l’Inalpi Arena. Dopo le finali di Coppa Italia femminile e in attesa degli Europei maschili di settembre, la grande pallavolo tornerà protagonista con due giornate di straordinario spettacolo. Un evento che arricchisce un 2026 già denso di appuntamenti e rappresenta un’ulteriore occasione di crescita e visibilità internazionale per tutta la città”.

Il presidente della FIPAV, Giuseppe Manfredi, ha sottolineato: “La decisione di organizzare a Torino la Finale della Champions League maschile 2026 è stata presa di comune accordo con la CEV, in un clima di piena collaborazione. L’Inalpi Arena ha già regalato grandi soddisfazioni al volley nazionale e internazionale, come la finale del Mondiale 2018 e le Super Finals 2023. Torino è una garanzia in termini di competenza, passione e capacità organizzativa. Siamo certi che saprà rispondere ancora una volta con entusiasmo, creando un’atmosfera degna della massima competizione europea per club. La scelta è stata dettata anche dalla volontà di non sovrapporre l’evento con la fase finale dei Campionati Europei maschili ospitati da Milano, valorizzando al meglio entrambi gli appuntamenti”.

Sulla stessa linea il presidente del Comitato Regionale Piemonte della FIPAV, Paolo Marangon: “Per noi è un onore ospitare per la seconda volta l’atto conclusivo della Champions League. È la conferma che Torino e il nostro movimento sono un punto di riferimento per la pallavolo mondiale. Impianti all’avanguardia, un movimento vivo, il supporto delle istituzioni e capacità organizzative consolidate: in Piemonte non manca nulla per la buona riuscita di eventi internazionali e per lo sviluppo della pallavolo”.

Ulteriori dettagli, compresa l’apertura della vendita dei biglietti, saranno comunicati prossimamente. Intanto le date sono già da segnare in agenda: Torino si prepara a vivere un’altra grande festa dello sport, rafforzando la propria vocazione internazionale e il legame sempre più stretto con la grande pallavolo europea.

TorinoClick

Le stelle olimpiche azzurre a Torino per i Campionati Italiani Assoluti

Nemmeno il tempo di metabolizzare la conclusione delle Olimpiadi di Milano-Cortina che la stagione del ghiaccio corre via veloce verso il suo rush finale. E l’attenzione si sposta rapidamente su Torino e sul Palaghiaccio Tazzoli, laddove nel fine settimana a cavallo tra febbraio e marzo si disputeranno i Campionati Italiani Assoluti di short track, organizzati in collaborazione tra FISG e Velocisti Ghiaccio Torino.

Un evento ad alto tasso di adrenalina che permetterà al pubblico sabaudo di osservare da vicino i migliori interpreti del panorama nazionale, nel contesto di una manifestazione nella quale verranno assegnate medaglie su ciascuna distanza singola (500-1000-1500 metri), oltre al titolo assoluto overall che incoronerà i vincitori al maschile e al femminile nella sommatoria delle classifiche, succedendo nell’albo d’oro a Pietro Sighel ed Elisa Confortola. All’interno della due giorni di competizione, con inizio fissato sempre alle ore 9, si svolgerà anche la tappa del circuito giovanile Coppa Italia Junior categorie C e D.

A fare gli onori di casa nella manifestazione torinese è Angela Barbera, presidente della VGT: «Ospitare i Campionati Italiani Assoluti di Short Track è per la Velocisti Ghiaccio Torino un grande onore e una responsabilità verso il movimento sportivo e la nostra città. Accoglieremo i migliori atleti italiani e le nostre stelle olimpiche, da Elisa Confortola a Pietro Sighel e Thomas Nadalini, offrendo uno spettacolo di altissimo livello. Sarà inoltre un momento significativo per rendere omaggio ad Andrea Cassinelli, torinese doc, che ha chiuso la carriera con il bronzo olimpico in staffetta maschile: un esempio di dedizione e appartenenza per i nostri giovani. Ringraziamo la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio per la fiducia e il costante impegno nello sviluppo della disciplina. Ci auguriamo che l’energia olimpica contribuisca a valorizzare ulteriormente uno sport ancora di nicchia, ma capace di regalare emozioni straordinarie».

Che peccato! La Juve vince ma saluta l’Europa

 

Nei playoff di UEFA Champions League la Juventus vince ma saluta l’Europa. Allo Stadium finisce 3-2 contro il Galatasaray dopo i tempi supplementari: un successo generoso ma insufficiente per ribaltare il pesante 5-2 dell’andata in favore dei turchi.
I bianconeri partono con coraggio e trovano il vantaggio nel primo tempo grazie a un rigore trasformato da Locatelli. L’inerzia sembra cambiare, ma a inizio ripresa l’espulsione di Kelly complica i piani della squadra italiana. Nonostante l’inferiorità numerica, la Juve non si arrende e trova il raddoppio con Gatti, alimentando le speranze di rimonta.
Il 3-0 firmato da McKennie fa sognare lo Stadium, ma la fatica si fa sentire e nei supplementari emerge la maggiore lucidità del Galatasaray. Prima Osimhen accorcia le distanze, poi Baris Alper segna il gol che vale la qualificazione.
La Juventus esce tra gli applausi per carattere e determinazione, ma è il Galatasaray a festeggiare il passaggio del turno.

Enzo Grassano

Grandi novità per il circuito Nordovest Mtb

Grandi novità per il circuito Nordovest Mtb

Ha avuto un grande successo la campagna di adesione al circuito Nordovest Mtb, che raggruppa le principali classiche di Piemonte, Liguria e Lombardia. Sono centinaia coloro che hanno approfittato delle quote associative. Ciò non significa che le porte siano chiuse a tutti gli altri, solo che bisognerà iscriversi alle singole prove del circuito, che si conferma un autentico riferimento per l’intero panorama italiano.

Il via al circuito è ormai imminente perché a metà marzo si partirà alla grande, prima con la GF Moncrivilla di Villareggia (TO) del 15 marzo, poi con la GF Muretto di Alassio (SV). Ad aprile, in coincidenza con la festività di Liberazione, appuntamento con una classicissima come la Marathon dell’Appennino a Casella (GE), a maggio arriva la GF Musiné di Casellette (TO) del 17. Il 28 giugno un’altra grande classica dalla lunga storia come La Via dei Saraceni a Sauze d’Oulx (TO). Infine chiusura il 20 settembre per la Gran Paradiso0 Bike di Cogne (AO).

E’ tutto? No, c’è una grande novità. I titolari del circuito hanno infatti stipulato un accordo che permette a tutti gli abbonati di partecipare ad altre due classiche del calendario italiano pagando una quota fortemente scontata. Si tratta della Lake Como Bike Marathon del 6 giugno e della Monterosa Bike che si svolgerà a Brusson (AO) il prossimo 19 luglio. Un’ulteriore aggiunta per tutti i partecipanti al circuito, due occasioni per mettersi ulteriormente alla prova scoprendo due bellissimi angoli del nostro Settentrione. Non resta che allenarsi, perché tra poco si comincia…

Per informazioni: https://www.nordovestmtb.it/

La storia dello sci inizio’ a Giaveno

L’8 gennaio 1896 è una data spartiacque per la cultura sportiva italiana, perché in quel mattino dell’inverno di 130 anni fa, tra i silenzi dei boschi e i pendii innevati della borgata Pra Fieul di Giaveno, che si trova poco sotto l’Alpe Colombino ed è dominata dalla sagoma del Monte Aquila, l’ingegnere e industriale svizzero Adolfo Kind agganciò ai piedi due rudimentali assi di legno di frassino e si lasciò scivolare lungo il declivio. Kind, che a Torino aveva impiantato una fabbrica di stoppini per candele, non arrivò a quel debutto per caso. Dopo aver effettuato alcuni timidi esperimenti con gli “ski” importati dalla Norvegia al Valentino e a Villa Genero, comprese che per testare davvero le potenzialità di quel nuovo mezzo serviva la montagna vera. Scelse la Val Sangone, raggiunta con lo storico trenino che partiva da via Sacchi a Torino e arrivava alla stazione di via Torino a Giaveno. A piedi Kind e i suoi amici salirono sino ad un pendio che reputarono idoneo. Dopo le prove aGiaveno, l’interesse per i nuovi attrezzi crebbe; Kind fondò loSki Club Torino (il primo sodalizio italiano dedicato allo sci) e nellevalli alpine piemontesi si trasmisero e codificarono i primi rudimenti tecnici e si organizzarono le prime uscite di gruppo.A Giaveno il Comune, la sezione del CAI, gli Sci Club della Val Sangone e altre associazioni locali hanno deciso di celebrare i 130 anni dello sci italiano e di ricordare insieme l’epopea della stazione sciistica dell’Aquila, attiva tra il 1961 e i primi anni ’90. L’obiettivo è trasformare il ricordo di un’epoca pionieristica in un volano per la promozione turistica e culturale, onorando un passato in cui migliaia di torinesi scoprirono la neve proprio su questi pendii. L’attenzione verso l’Alpe Colombino è rinata grazie a stagioni invernali generose, che hanno registrato affluenze record di escursionisti e appassionati. La montagna di Giaveno vive una seconda giovinezza all’insegna della sostenibilità e degli sport “green”, riscoprendo una dimensione lenta, simile a quella dei primordi, quando lo sci si praticava senza impianti di risalita.

Sabato 28 febbraio alle 15,30 ad aprire il calendario degli eventi patrocinati dalla Città metropolitana di Torino sarà l’inaugurazione della mostra storico-fotografica “Pra Fieul, la culla dello sci italiano”, allestita al ristorante Monte Aquila. Alle 17 si terrà una dimostrazione di discesa con la tecnica norvegese del Telemark, la prima codificata e insegnata a livello mondiale, a cura del CAI di Coazze. Alle 18 partirà la ciaspolata “Al Chiaro di Luna” proposta dall’associazione Valsangone Turismo, mentre alle 19 si disputerà la cronoscalata scialpinistica Memorial Tommaso Dovis, organizzata dal CAI Coazze. La cena a prezzo convenzionato si potrà consumare alle 21, prenotando il posto a tavola all’ufficio turistico di Giaveno al numero telefonico 011-9374053.

La fiamma paralimpica arriva a Torino

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Martedì 24 febbraio Torino accoglierà il passaggio della Fiamma Paralimpica dei Giochi di Milano Cortina 2026. Un appuntamento dal forte valore simbolico che celebra i valori dello sport paralimpico – coraggio, determinazione, ispirazione, uguaglianza – e rinnova il legame della città con le discipline paralimpiche, a vent’anni dall’indimenticabile esperienza dei Giochi Invernali del 2006.

Quella di Torino è la prima tappa del viaggio della Fiamma, che ha preso il via al termine della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e che si concluderà il 6 marzo all’Arena di Verona, che sarà anche la sede della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici.

Martedì le celebrazioni si svolgeranno in piazza Castello a partire dalle ore 17, con sport, musica e testimonianze che si incontreranno per dare vita a un momento di festa e condivisione, in attesa dell’arrivo della Fiamma e dell’accensione del braciere, previsto tra le ore 18.45 e le 19.15.

La cerimonia si aprirà con un racconto dedicato ai Giochi Paralimpici e al viaggio della Fiamma, seguito da un momento istituzionale che vedrà sul palco l’assessore allo Sport e ai Grandi eventi della Città di Torino Domenico Carretta, la presidente CIP Piemonte Silvia Bruno, la delegata provinciale CONI Francesca Grilli e il consigliere federale FISG Giuseppe Antonucci. Sarà inoltre l’occasione per celebrare il ricordo dei Giochi Paralimpici Invernali Torino 2006, insieme alla presidente del Comitato organizzatore, Tiziana Nasi, e ad alcuni atleti che sono stati protagonisti di quella edizione, tra cui Gianmaria Dal Maistro (medaglie d’oro nel supergigante e medaglia d’argento nello slalom gigante) e i giocatori e componenti dello staff della squadra azzurra di Para Ice Hockey Danilo Bosio, Luigi Grill, Gianluca Cavaliere, Francesco Mancuso, Bruno Balossetti, Orazio Fagone, Adriano Rossetti, Gregory Leperdi, Claudio Massalin e Stefano Frassinelli.

La cerimonia si chiuderà con un talk con un Ambassador di Milano Cortina 2026.

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Guanti alzati, donne in piedi: boxe olimpica

Sul ring come nella vita, le donne non arretrano. Sabato 7 marzo la boxe diventa linguaggio di forza, consapevolezza e riscatto con l’evento “Guanti alzati, donne in piedi”, organizzato da Boxing de Rua e Boxe Sociale  con il patrocinio della Regione Piemonte e della Circoscrizione 6.

Una serata che unisce sport e impegno sociale: il ring si trasforma in spazio di valori, dove disciplina, rispetto e confronto diventano strumenti di crescita personale e collettiva. Il messaggio è chiaro: il rispetto non si negozia. La boxe, con le sue regole e la sua etica, diventa veicolo di inclusione, pari opportunità e riconoscimento del ruolo delle donne nello sport e nella società.

L’evento sarà presentato lunedì 23 febbraio alle ore 18 presso Red Cars via Reiss Romoli 6.
Interverranno Stefano Abatangelo, organizzatore della manifestazione, e Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6 di Torino.

In programma 15 incontri di boxe olimpica, con al centro non solo l’agonismo ma anche la funzione educativa e sociale dello sport.

Sede dell’evento: Bocciodromo Rossini
Corso Terenzio Mamiani 5 – Torino
Inizio: ore 20,30

Una serata che afferma il valore dello sport come strumento di educazione civica e responsabilità sociale, capace di trasmettere rispetto, dignità e partecipazione.

Esonerato Baroni!

 

Il Torino FC volta pagina e decide di esonerare Marco Baroni. La scelta, maturata già nella notte di domenica, arriva in un momento delicato della stagione, con la squadra chiamata a blindare definitivamente la salvezza.
Al suo posto è pronto Roberto D’Aversa, che ha firmato e in serata sarà in città per iniziare la sua nuova avventura in granata. L’obiettivo è chiaro: evitare cali di tensione e mettere al sicuro una classifica che, pur rassicurante, non consente distrazioni. Nelle ultime giornate, infatti, le rivali hanno accelerato, riducendo il margine di tranquillità.
Martedì il nuovo tecnico dirigerà il primo allenamento al Filadelfia, iniziando subito a lavorare sulla testa e sull’organizzazione della squadra. L’esordio ufficiale è in programma domenica alle 18 allo stadio Olimpico Grande Torino contro la SS Lazio, in una sfida che dirà molto sulla reazione del Toro al cambio in panchina per raggiungere la salvezza permanenza in serie A.

Enzo Grassano