Semaforo antismog, da giovedì 26 febbraio scatta il livello 2 (rosso)

 

Da domani, giovedì 26 febbraio, e fino a venerdì 27 febbraio compreso (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 2 (rosso). I dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.

Oltre alle limitazioni strutturali in vigore, continua dunque il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.
Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

Torino Click

Anche cinque torinesi a Sanremo per Miss Mamma italiana

Sanremo. Trenta Mamme Miss di “Miss Mamma Italiana”, il primo ed unico concorso di interesse nazionale dedicato alla figura della mamma, giunto alla sua 33° edizione, sono state protagoniste, nella giornata di ieri a Sanremo,  di una trasmissione televisiva, condotta dal Patron di Miss Mamma Italiana e da Rosa Deriu, con la regia di Eugenio Angeli, che sarà trasmessa venerdì 27 febbraio, alle ore 17.00 da Canale Italia, rete televisiva   nazionale.

Le Mamme Miss hanno realizzato interviste ad ospiti presenti nello studio di Miss Mamma Italiana, nella “Città dei fiori”, nonché agli addetti ai lavori ed alle persone che in questa settimana, affollano dal mattino a notte fonda, le vie e le piazze sanremesi, per vivere le grandi emozioni della 76° edizione del Festival.

Tra loro, anche le Finaliste torinesi di Miss Mamma Italiana Gold 2026: Giuseppina Ballo, 49 anni di Torino; Cristina Bisello, 52 anni, di Torino; Cristina Kurocova, 46 anni, di Marentino (TO); Rosanna Chiaberto, 47 anni, di Bricherasio (TO) ed Elena Chirico, 48 anni, di Settimo Torinese (TO).

Le mamme interessate a partecipare a “Miss Mamma Italiana” (le iscrizioni sono gratuite), possono contattare la Te.Ma Spettacoli al numero 0541 344300 oppure consultare il sito www.missmammaitaliana.it

Nella foto le cinque Mamme Miss torinesi.

Comitato Sicurezza riunito a Rivoli

Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si è riunito a Rivoli nell’ambito della quarta tappa del percorso “itinerante”, con l’obiettivo di promuovere una sicurezza sempre più calibrata sulle specificità del territorio.

La seduta, presieduta dal Prefetto Donato Cafagna, si è svolta nella Sala Consiliare di Villa Cane d’Ussol, sede della Città, per favorire un confronto diretto e costruttivo con le amministrazioni locali, le realtà socio-economiche e le organizzazioni sindacali dell’area. All’incontro hanno partecipato il Questore, i Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, i vertici delle Specialità della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco, oltre ai Sindaci di 23 Comuni della cintura Ovest del capoluogo e delle rispettive Unioni Montane, tra cui Rivoli, Alpignano, Avigliana, Collegno, Giaveno, Grugliasco e Pianezza, insieme ai rappresentanti delle forze sociali ed economiche del territorio.

Al centro dei lavori, l’analisi dell’andamento della criminalità locale, con particolare attenzione al contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti e ai reati predatori. Si è discusso inoltre del rafforzamento della sicurezza urbana attraverso l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza, del potenziamento della sicurezza stradale e ferroviaria e della valorizzazione del ruolo delle Polizie locali, anche a supporto delle Forze di polizia nel presidio del territorio. Ampio spazio è stato dedicato alle iniziative di prevenzione e sensibilizzazione rivolte ai giovani, per contrastare l’uso di droghe e alcol.

Pur in assenza di indicatori di particolare criticità sul piano della delittuosità, il Prefetto Cafagna ha sottolineato la volontà di promuovere un momento di condivisione per definire misure da costruire insieme alla comunità. L’incontro ha ribadito il ruolo centrale dei Sindaci come presìdi fondamentali sul territorio e la vicinanza delle istituzioni ai Comuni, soprattutto a quelli di dimensioni più ridotte, che si confrontano con frammentazione amministrativa e necessità di gestione associata per ottimizzare risorse e servizi.

Tra le proposte emerse, la valutazione di un progetto di consorzio tra le Polizie locali di diversi Comuni, per garantire servizi dedicati in caso di particolari esigenze. È stata inoltre evidenziata l’importanza di intensificare il lavoro integrato tra amministrazioni, servizi sociali e autorità sanitarie per affrontare il disagio giovanile, promuovendo comportamenti responsabili e rispetto delle regole.

In conclusione, è stato richiamato il valore di strumenti quali la videosorveglianza e i protocolli di controllo di vicinato, nell’ottica di una sicurezza sempre più partecipata e condivisa.

I torinesi e la moda intellettuale

/

SCOPRITO   ALLA SCOPERTA DI TORINO

La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.
.
I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA

Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.
.
COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI

I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.
.
COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA

Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.

Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.

.

NOEMI GARIANO

 

 

“Amadeus” e Salieri, l’inadeguatezza, l’invidia e il genio

Al Carignano sino a domenica, per la stagione dello Stabile torinese

È un lungo flashback – ci avviciniamo alle due ore e mezzo, sarà interrotto alla fine della prima parte dai problemi di vescica del protagonista, verrà ripreso con un dove eravamo rimasti dopo 15’ esatti – quello che rimanda a noi pubblico e giudici di oggi la vicenda di “Amadeus” di Peter Shaffer (andò in scena a Londra nel 1979, da noi tre anni dopo con Paolo Bonacelli protagonista), un successo teatrale che si prolungò in quell’Oscar alla miglior sceneggiatura non originale con gli altri sette che l’omonimo, irraggiungibile film di Miloš Forman si guadagnò cinque anni dopo. Un flashback di grandiosità e di sofferenza, di scommesse con Dio da parte di Antonio Salieri, vero protagonista e deus ex machina della commedia, stimatissimo compositore della corte di Giuseppe II d’Asburgo, di origini italiane e come tutti gli italiani inviso e odiato da quel ragazzaccio maleducato e sboccato, maleodorante ed erotomane ma dalla musica sublime che sarebbe giunto un giorno alla corte del sovrano d’Austria. Commedia d’invidia e di quei venticelli (Michele Di Giacomo e Alessandro Lussiana, vistosi rossetti e occhiali da sole) che diffondono dicerie e malignità e altrettante ne rincasano, come cani ammaestrati e scodinzolanti, imbellettati e aggraziati ma velenosi quanto più possono; un’invidia che rigonfia nel cuore e nel corpo del divino ma presto dimenticato Salieri che non vuol certo mollare lo stipendio profumato e la tavola regale, alla vista di un’ascesa e di una protezione che permette al genio di Salisburgo di comporre storie e musiche che Vienna e oltre i confini tutti applaudono, che da un lato consiglia paternamente e dall’altro insuffla diabolicamente alle orecchie di Giuseppe II (che per altro, bel lontano dal mettere in campo gusti e decisioni suoi, definisce ogni singola disquisizione con la solita frase, “Anche questa è fatta”), sempre al riparo di ogni esposizione. Sino a giungere – ma è una ciliegina amara sollecitata da Puškin e dalla sua “Piccola tragedia” “Mozart e Salieri” (del 1830, ispirazione anche per Forman) -, totale fake news, leggenda acida che la storiografia e la critica moderna hanno del tutto rifiutato, a desiderare o persino a procurare, con un veleno, la morte del pericoloso avversario. Sino ad accusarsi a gran voce dinanzi a tutti di quella morte nell’ultima notte della sua vita, sino alle note del Requiem che avrebbero ricoperto in una fossa comune il corpo di Wolfgang Amadeus.

Una scommessa con Dio che è puro atto di vanità, una sorta di patto faustiano, un gioco delle parti tra un uomo che è l’emblema di una mediocritas più o meno aurea e della sua inadeguatezza e il disordine e la genialità e la sfortuna di un ragazzo che all’epoca ha venticinque anni e che sarebbe morto dopo soli dieci anni. Salieri, ormai vecchio e vicino alla morte (siamo nel 1823), seduto su una sedia a rotelle e con le spalle rivolte al pubblico, guarda alle ombre della sua esistenza, per un lungo attimo, la voce profonda e roca: poi balza su a raccontare, l’abbandono di Legnago dove è nato, l’arrivo nella capitale austriaca e una carriera che non conosce soste, i sepolcri imbiancati che sono i dignitari di corte, l’incontro con Mozart: più volte aiutato dalle luci di Michele Ceglia e dalle videoproiezioni che animano il racconto. La consacrazione della propria vita a Dio a conferma di una impeccabile esistenza, priva di ogni tentazione, e il tradimento che sente cadere sulle proprie spalle nel constatare sempre più spesso quanto povera sia la sua musica se messa a confronto con quella impareggiabile del suo rivale. Un tradimento che trascinerà a una guerra in quel campo di battaglia che è diventato Mozart. È un susseguirsi incessante di fredde lodi e di ire veementi, di sorrisi e di tristezze che Ferdinando Bruni, interprete e libero quanto modernissimo traduttore nonché regista, con Francesco Frongia, sfodera nello spettacolo prodotto dal Teatro dell’Elfo e sino a domenica sul palcoscenico del Carignano per la stagione dello Stabile torinese, un’interpretazione che è un’eccellente partitura musicale, allineandosi alla bellezza degli essenziali brani del compositore – dal Ratto alle Nozze di Figaro al Don Giovanni –, eroe alla rovescia, uomo vincitore e vinto soprattutto, campione di tormenti e di molteplici sfumature, non soltanto pronto a immergersi nella immagine fatta magari di luoghi comuni di un gustoso vilain. Ma un malvagio che non è stato capace di raggiungere il proprio apice, come ci suggeriscono le note di regia, “la sua malvagità non è arrivata fino a questo punto, ma farà qualsiasi cosa perché tutti lo credano, in modo che il suo nome possa essere legato in eterno a quello del salisburghese e che questo delitto non commesso gli conceda l’immortalità.”

In un coro di attori non poco stilizzati, Valeria Andreanò è un’appassionata Costanze, mentre Daniele Fedeli – già apprezzato alcune stagioni fa in “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”- si ritaglia il proprio successo, sfacciato e irriverente, tra impertinenze e linguacce e volgarità, tra tic infantili e aneliti oltre ogni epoca, dando vita a un eccellente ritratto: anche se una qualche ulteriore sbracatura alla Tom Hulce non avrebbe guastato. Infilato a dovere in quel Settecento riveduto e corretto (i colori rossastri a differenza dei cortigiani in bianco, ricco magari di quelle spalle a sbuffo che fanno tanto Lucio Corsi o di un chiodo con argentee borchie in bella vista: spavaldi ed estrema sfacciataggine, come chi li porta) che sono i costumi dell’eccezionale Antonio Marras, punto pregevole e altamente creativo, sontuoso anche nei suoi risvolti punk, di uno spettacolo altrettanto raffinato e modernamente inteso, nel farci fermare un attimo a ripensare a quel discorso dell’inadeguatezza che nel mondo di oggi, in modo quantomai attuale, ci sta intorno.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Laila Pozzo alcuni momenti dello spettacolo.

Respirare con gli occhi, incontro con l’artista fotografa Paola Mongelli

Presentazione della monografia “Respirare con gli occhi” (Gli Ori, 2026), che racconta trent’anni di ricerca fotografica dell’artista torinese Paola Mongelli.

Il volume, a cura di Angela Madesani, raccoglie molte delle sue opere più rappresentative, accompagnate da un testo curatoriale, apparati critici selezionati, citazioni e versi dell’artista.  Con Paola Mongelli dialogano Angela Madesani Dario Capello. Letture di Renata Salmini.

Nata a Torino nel 1972, Paola Mongelli è artista visiva e fotografa. Negli anni Novanta si laurea in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti e si dedica alla fotografia fine-art, sperimentando in modo personale le tradizionali tecniche di camera oscura. Dal 1998 espone le sue opere in Italia e all’estero (Phos, A Pick Gallery, Unimediamodern, VisionQuest, Areapangeart, Stone Oven House, NegPos, Tonin Gallery, Fondazione Italiana per la Fotografia, Weber&Weber). Oggi la sua pratica abbraccia anche la poesia, il disegno e la performance, privilegiando i temi legati all’autoritratto, all’ombra e al movimento. Dal 2009 è formatrice e docente in materia di fotografia e di educazione alla visione (Istituto Europeo di Design, IAAD Torino, Collegio Universitario Einaudi, Accademia Ligustica e Albertina, SDC Torino). Collabora con istituzioni e progetti educativi nell’ambito della disabilità e del disagio (Diaconia Valdese, Servizi Sociali, Fondazione Time2) promuovendo la fotografia come strumento terapeutico. www.paolamongelli.com

 

Dario Capello,  poeta, narratore, critico letterario.

Nato nel 1949 a Torino, dove vive. In poesia ha pubblicato Il corpo apparente, Ed. Niebo a cura di Milo De Angelis, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima), Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri 2001, Caput vertiginis, Weber & Weber 2002,  Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005, successivamente inclusa in Vanità del tema, viennepierre 2007, Dove tutto affiora (Undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte 2009, La valigia di Leucò, Casaccia 2013. Ha, inoltre, pubblicato i saggi Torino, da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 e Amante vertiginosa. Torino in 12 movimenti, Casaccia, 2010. E’ inserito, tra le altre, nell’antologia Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, a cura di A. Rienzi, puntoacapo, 2024.

Angela Madesanistorica dell’arte e curatrice indipendente.

Autrice, fra le altre cose, del volume Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia e di Storia della fotografia per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È autrice di numerosi volumi su prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Docente di Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara.

 

ORARI Sabato: 11:00-12:30

Torino, cuore del bimbo di 5 mesi morto dopo una caduta donato a un altro neonato

Il cuore del bambino di cinque mesi morto nei giorni scorsi dopo essere caduto in casa a Pessione, frazione di Chieri, è stato prelevato e donato a un altro piccolo paziente al di fuori del Piemonte. Il neonato era ricoverato all’ospedale Regina Margherita (nella foto) in condizioni critiche, ma nonostante i tentativi dei medici è deceduto dopo la caduta. I genitori hanno dato il consenso alla donazione, autorizzata dalla Procura di Torino, mentre il fascicolo aperto per omicidio colposo procede con accertamenti e l’autopsia, finalizzati a chiarire la dinamica dell’incidente. Nel frattempo, l’altro figlio della coppia, di quattro anni, è stato temporaneamente affidato ai nonni paterni per precauzione. La comunità locale resta sotto shock, ma la scelta della famiglia di autorizzare la donazione degli organi è stata accolta come un gesto di speranza.

Arrestato 17enne per stalking ai danni di una 15enne

I Carabinieri di Casale Monferrato hanno arrestato un ragazzo di 17 anni ritenuto responsabile di atti persecutori nei confronti di una giovane di 15 anni. Secondo le indagini coordinate dalla Procura per i minorenni di Torino, il ragazzo non avrebbe accettato la fine della relazione, minacciando ripetutamente la vittima e provocandole uno stato d’ansia costante.

In un episodio, la ragazza ha riportato lesioni necessitando cure mediche. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, il minorenne è stato trasferito in un centro di prima accoglienza, mentre il procedimento penale proseguirà per accertare le responsabilità.

Disabilità, 340 casi seguiti in un anno: il lavoro di Caramazza nello staff di Cirio in Regione

Sono 340 le situazioni di persone con disabilità seguite nell’arco di un anno da Massimiliano Caramazza, scelto dal presidente della Regione Alberto Cirio per entrare nel suo staff come collaboratore sui temi della disabilità e sulle difficoltà di accesso ai servizi.

Attraverso un’attività costante di ascolto e presenza sul territorio, con grande attenzione alle singole storie, Caramazza, 53 anni, affetto da sclerosi amiotrofica spinale, ha lavorato in sinergia con enti locali, aziende sanitarie e realtà del terzo settore, operando in coordinamento con gli assessori al Welfare Maurizio Marrone e alla Sanità Federico Riboldi.

Dall’analisi dei 340 casi emerge come la criticità più ricorrente sia la difficoltà di orientarsi tra informazioni frammentate e competenze differenti, inserite in procedure spesso complesse. A questo si aggiungono segnalazioni legate a sovrapposizioni normative tra i diversi livelli istituzionali, che possono determinare rallentamenti e generare aspettative non sempre coerenti con le competenze regionali.

Un anno fa Caramazza era entrato nella squadra del presidente in seguito a un post-appello pubblicato sui social e ripreso da alcuni giornali, in cui denunciava le difficoltà quotidiane delle persone con disabilità: dall’accesso ai contributi al riconoscimento dei diritti, fino alle barriere architettoniche, burocratiche e amministrative che ancora oggi rappresentano ostacoli concreti. Da quell’appello è nata la proposta di collaborazione avanzata dal presidente, con l’obiettivo di affrontare i problemi aperti valorizzando l’esperienza diretta di chi vive queste situazioni ogni giorno. In dodici mesi, il percorso avviato ha consentito di individuare criticità ricorrenti e di portarle all’attenzione delle istituzioni per costruire possibili soluzioni.

«Abbiamo chiesto a Massimiliano Caramazza di darci una mano perché accanto alle nostre strutture tecniche che si occupano da sempre e bene di disabilità e assistenza, volevamo avere con noi una persona che avesse conoscenza diretta delle situazioni – puntualizza il presidente Cirio – Questo ci ha consentito di affrontare piccole situazioni che però sono grandissime per chi le vive e di cui la Pubblica amministrazione ha il dovere di farsi carico: in questo primo anno infatti abbiamo raccolto un patrimonio di ascolto e di conoscenza che oggi ci consente di lavorare meglio come istituzione. La Regione ha proprio questo compito. Cioè quello di ridurre le distanze e rendendo i percorsi più chiari, e questo è il metodo che vogliamo continuare a seguire: costruendo risposte sulla base dei bisogni delle persone».

Caramazza, a fianco del presidente Alberto Cirio, sottolinea:
«Questo incarico è nato dall’idea che per affrontare davvero il tema della disabilità servano prima di tutto ascolto, sensibilità e esperienza diretta – spiega Caramazza – Stare sul territorio è stato fondamentale per capire dove i percorsi si interrompono e perché, anche quando i servizi esistono. La richiesta di supporto è molto alta e il riscontro che arriva dal mondo medico e amministrativo è incoraggiante. Il lavoro svolto in questo primo anno serve a creare le condizioni perché le risposte diventino più chiare, più coordinate e più vicine alle persone».

Anche l’assessore Federico Riboldi evidenzia il valore dell’iniziativa:
«Il lavoro svolto con passione e professionalità da Caramazza – sottolinea l’assessore Riboldi – è stato fondamentale per affiancare alle politiche pubbliche l’ascolto diretto delle persone e delle loro famiglie. I 340 casi seguiti non sono numeri, ma storie che ci aiutano a individuare criticità concrete nei percorsi sanitari, sociali e amministrativi e a migliorare l’integrazione tra i servizi».

Sulla stessa linea l’assessore Maurizio Marrone:
«Sto conoscendo e apprezzando Massimiliano come persona – evidenzia l’assessore Marrone – che unisce un carattere determinato, allergico ad ogni ingiustizia, con il necessario pragmatismo richiesto da una materia così delicata. Le qualità che servono alla squadra del welfare piemontese per lavorare al meglio».

La moglie fantasma, in scena Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo

Teatro Concordia  Domenica 1 marzo, ore 21

 

In La moglie fantasma Maria Grazia Cucinotta torna al suo amore per il teatro in una commedia di grande successo all’estero, affiancata da un talento come Pino Quartullo, tra gli attori più amati del panorama italiano, per la direzione di Marco Rampoldi, firma da anni impegnata nella edizione di testi ancora sconosciuti in Italia.

 

Edward, scrittore di teatro in crisi, non ha superato la morte della moglie, ma proprio quando sembra affacciarsi una nuova possibilità (quella di Glenda, giovane affascinante attrice) come un novello Amleto, riceve la visita dello spirito della moglie morte, Ruby. Questa non si presenta in modo molto shakespeariano, al contrario: ha conservato i modi burberi, schietti, il cinismo e l’arroganza di quand’era viva. Inoltre, è tornata dall’aldilà per una grande confessione: non è morta per aver accidentalmente mischiato cocktail e droghe, ma è stata assassinata ed Edward deve aiutarla a scoprire chi è stato.

La moglie fantasma è un mix di Spirito allegro e Amleto. La figura di Ruby è esilarante, un fantasma molto distante dai soliti cliché. E il giallo riserva delle belle sorprese, con l’entrata in scena nel secondo atto di vari personaggi per arrivare poi a un finale con un colpo di scena che scatena l’ilarità. David Tristram si supera in una commedia divertente, piena di ironia, giochi di parole e di godibili rimandi al grande bardo.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 1 marzo 2026, ore 21

La moglie fantasma

Con Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo

E con Gianmarco Pozzoli, Roberta Petrozzi, Giorgio Verduci e la partecipazione di Alessandra Faiella

Di David Tristram

Traduzione Enrico Luttmann

Regia di Marco Rampoldi

Produzione: Nido di Ragno e Rara

Biglietti: intero 22 euro, ridotto 20 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it