E’ giunto alla sua 31esima edizione, con una collaborazione tutta al femminile con la condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini in qualità di condirettrice
Ritorna dal 6 al 18 ottobre prossimo il Festival delle Colline Torinesi, giunto ormai alla sua 31esima edizione, con la condirezione di Isabella Lagattolla, che si conferma alla guida del Festival per conto dell’Associazione Festival delle Colline Torinesi, e Federica Rosellini, in qualità di condirettrice designata dalla Fondazione TPE. Sergio Ariotti, Presidente del Festival delle Colline Torinesi, si occuperà per conto dell’Associazione di eventi collaterali, di un documentario e di un progetto relativo all’archivio del Festival. La durata si modifica: da un mese a 13 giorni di fitta programmazione, in cui si concentreranno 19 performance, 11 prime nazionali e un ricco programma di masterclass e incontri. Molti degli artisti in programma quest’anno sono donne o non binarie under 45, e la maggior parte dei nomi stranieri quali Janaina Leite, Flinn Works, Hashem Hashem, Núria Guiu Sagarra, approdano per la prima volta in Italia.
Punto nevralgico del Festival sarà il Teatro Astra, la Casa del TPE, che verrà sfruttato al massimo nella maggior parte degli spettacoli in programma, immaginando tre sale distinte ricavate dagli spazi del teatro, tra cui la sala prova, affiancato dalla Fondazione Merz, con un fruizione più immediata, e dal Coro di Santa Pelagia, sede dell’Opera Munifica.
“Lagattolla e Rosellini” non rappresenta solo un connubio al femminile che conferisce un segnale forte nell’ambito delle direzioni teatrali italiane, ma è anche la fusione di tradizione e innovazione, da sempre la cifra distintiva del Festival, la cui storia ha preso avvio nel 1996 e che ha mantenuto uno sguardo costante sulla creazione contemporanea e sulla scena internazionale del teatro e dell’arte. Isabella Lagattolla risulta una delle personalità di spicco nell’ambito dell’organizzazione teatrale europea, affiancata da Federica Rosellini, classe 1989, regista, performer e drammaturga.
La programmazione di questa 31esima edizione offre la possibilità non solo di prendere parte singolarmente a uno spettacolo, ma di immergersi in focus dedicati ai singoli artisti e alla loro poetica. Preludio del cartellone, alla Fondazione Merz, sarà un nuovo titolo di Romeo Castellucci, “Credere alle maschere”, in programma martedì 6 e mercoledì 7 ottobre. Un eventi performativo capace di riflettere sul conflitto tra immagine e legge, violenza del linguaggio e responsabilità collettiva, servendosi di due elementi iconici: una maschera e un’opera di Andy Warhol.
All’Astra il Festival si apre in prima nazionale con lo “Stabat Mater” di Janaina Leite, giovedì 8 ottobre alle 21, con replica venerdì 9 alla medesima ora. Nello spettacolo, Leite lavora con sua madre e un pornoattore mascherato. Affermata artista brasiliana, per la prima volta in Italia, è un punto di riferimento per la ricerca sul teatro-documentario, sulle scritture autobiografiche in scena, sul corpo e la sua valenza sessuale e pornografica. Proporrà anche le due performance “Deeper” e “The material and immaterial body. It’s borderline. Lecture performance”. Una novità di questa edizione è Industria Indipendente, collettivo artistico e di ricerca di Erica Galli e Martina Ruggeri. Il debutto al festival è con il dittico sul “Don Chisciotte”, dal titolo “Quixote – dammi i brividi – ma non per la paura (video) e “Quixote – a rose is not a rose“ e Katy Acker, che vedono in scena Anna Maria Ajmone e in video Silvia Calderoni, in prima nazionale sabato 10 ottobre alle ore 18. Lo stesso giorno, alle ore 17, presso la Fondazione Merz, Sara Leghissa, artista, ricercatrice e performer con base a Milano, presenterà “Muscles”(public literature), una riflessione sull’opera di Katy Acker con un testo che afferma il corpo come spazio politico, trasformato dall’artista in un manifesto militante contro il linguaggio ordinario. La palestra diventa un campo di lotta queer dove muscoli e desiderio sabotano norme e morte e strutture oppressive attraverso una letteratura pubblica e ribelle. Domenica 11 ottobre, alle ore 19, al Teatro Astra, si esibirà per la prima volta al Festival la SchoƁ Company della cantante e performer Lisa Tatin e della video light designer Simona Gallo. La compagnia svizzera sviluppa una ricerca interdisciplinare capace di unire voce, musica, elettronica e performance visiva, come nel lavoro “Mon corp n’obéit plus”, prima italiana che immagina un corpo che capta e disturba, fatto di sensori che lo rendono un interfaccia sensibile, e “Personne ne ramasse ma langue”, una pièce a due voci che attraversa il pubblico unendo corpo e parola, dando vita ai testi poetici di una serie di autrici impegnat*, quali Lisette Lombè, Laura Vazquez, Stéphanie Bovor e altre. Parte integrante del programma è Marco Donnarumma, artista perfor,attivo dell’audio e dei new media, italiano che vive e opera a Berlino. “Ex silence” verrà rappresentato in prima nazionale insieme a “Niranthea” lunedì 12 ottobre prossimo alle ore 19, al Coro di Santa Pelagia. Il primo, in prima nazionale, reinventa l’ascolto come atto politico, tra corpo, suono e tecnologia, un rituale sensoriale abita la sordità come altra percezione, protesi e algoritmi diventano organi condivisi, non correggono ma amplificano mondi. “Niranthea” è un cortometraggio ibrido che unisce documentario e AI per esplorare sordità, protesi e cyborg. Martedì 13 ottobre, presso il Teatro Astra, Francesca Grilli presenterà una performance partecipativa che rovescia il rapporto di potere tra adulto e bambino. Attraverso la lettura della mano, l’infanzia diventa guida e custode di visioni. Martedi 13 ottobre, sempre all’Astra, i Madalena Reversa si cimenteranno con la composizione di “Olivier Messiaen pour la fin du temps” e con l’invenzione di un’installazione luminosa e sonora. Il quartetto fu scritto nel campo di concentramento di Görlitz e viene considerato uno dei più grandi esempi di musica da camera. I testi sono tratti da “L’uomo in rivolta” di Albert Camus, le interviste di Radio France a Olivier Messiaen. Mercoledì 14 ottobre, in prima nazionale, al Teatro Astra, approda Margherita Pevere, che presenta “Lament”, un’opera che guarda al fuoco oltre l’evento spettacolare, concentrandosi sulle conseguenze meno visibili, dove suolo, comunità ed ecosistemi sono esposti all’erosione e alla rigenerazione. “Asteroide” è il titolo della pièce che approderà al Teatro Astra giovedì 15 ottobre, protagonista Marco D’Agostin, Premio Ubu per la danza nel 2025, che propone uno spettacolo di teatro e parola. Il protagonista è un misterioso paleontologo che si presenta al pubblico per discorrere di ossa, estinzione e materiale cosmico. Alla Fondazione Merz, venerdì 16 ottobre e sabato 17 ottobre, in prima nazionale, approda in Italia il collettivo berlinese Flinn Works, che propone un esercizio di riflessione sui crediti di carbonio e sulla questione del green washing con carbon negative, spettacolo tra laboratorio e performance che invita il pubblico a scegliere, riflettere e agire su un futuro climatico possibile. Quest’anno torna la scema artistica libanese, che rappresenta un elemento di continuità rispetto alle passate edizioni del Festival. Protagonista Hashem Hashem, poeta e performer di Beirut e parte attiva in diverse organizzazioni LGBTQIA+, con lo spettacolo “The Sound that Remains”, una performance che intreccia scrittura poetica e sound design con un set che richiama i lavori di Kae Tempest, restituendo un paesaggio sonoro vivo e politico. Il periodo temporale preso in considerazione è quello compreso tra l’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e le nuove guerre israeliane del 2024 e 2026. A concludere il festival, il 17 e 18 ottobre al Teatro Astra, Núria Guiu Sagarra, pluripremiata coreografa e danzatrice catalana che approda per la prima volta in Italia con i suoi spettacoli, portando in scena “Supermedium”, in cui otto corpi femminili o non binari agiscono come medium. L’trista proporrà anche il suo ultimo lavoro, l’assolo “POV”, che esplora un corpo posseduto da molteplicità di altri corpi, immagini o immaginari, provenienti da tempi e spazi diversi, reali o fittizi.
Il Festival è un progetto di Associazione Festival delle Colline Torinesi e Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa, con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte e Città di Torino, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.
Teatro Astra – via Rosolino Pilo 6, Torino
Fondazione Merz – via Limone 24
Coro di Santa Pelagia – via San Massimo 21
Biglietti e abbonamenti disponibili dal 30 maggio 2026
Mara Martellotta



