“Notte Morricone”, omaggio al grande compositore

Nell’ambito di Torinodanza Extra, debutta al teatro Carignano, dal 22 al 26 aprile, lo spettacolo “Notte Morricone”, per la regia e la coreografia di Marcos Morau

Debutta al teatro Carignano mercoledì 22 aprile prossimo, alle 20.45, lo spettacolo “Notte Morricone” di Marcos Morau, pluripremiato regista e coreografo spagnolo dal linguaggio visionario. Lo spettacolo rappresenta il secondo appuntamento di Torinodanza Extra, il percorso dal carattere multidisciplinare e contemporaneo della programmazione del teatro Stabile di Torino, capace di unire la danza al teatro performativo . Si tratta di un omaggio al compositore Ennio Morricone, ideato e diretto da Marcos Morau e musicato da Maurizio Billi, che ha adattato le composizioni di Morricone.
Lo spettacolo, che vedrà in scena sedici danzatori, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Nazionale della Danza, Aterballetto, Macerata Opera Festival, Fondazione Teatro di Roma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, il Centro Teatrale Bresciano, insieme a Ravenna Festival e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.

La danza incontra le arti visive e il cinema sulle musiche leggendarie del Premio Oscar Ennio Morricone, trasformandole in paesaggi emotivi. Non si tratta di spiegare la sua opera, ma di dialogare con essa, immaginando nuove melodie, parallele a quelle che vantano un secolo di cinema e la memoria di milioni di spettatori. Lo spettacolo prende forma nel crepuscolo di una notte qualunque di un compositore solitario, fra fogli sparsi e melodie che evocano film mai girati, e con i ricordi di quel Morricone ragazzo che avrebbe voluto essere medico o trombettista. Così la strada diventa studio, poi cinema, e la musica del grande talento continua a raccontare ciò che non si riesce a dire con le parole.

“ ‘Io, Ennio Morricone sono morto’, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica, invece, non può farlo – dichiara Marco Morau, regista e coreografo dal linguaggio visionario – ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi e al sicuro. ‘Notte Morricone’ è un mio tributo alla bellezza che ha saputo donare al mondo. Ennio Morricone potrebbe essere mio padre o mio nonno, io sono un erede diretto della sua arte, dei film che gli devono un debito incommensurabile, siano essi capolavori, buoni, mediocri o brutti film. Fischiettare le sue melodie era già, prima di immergermi nella sua musica, un suono ricorrente nella mia vita. Sono figlio di genitori cresciuti con il suo ‘C’era una volta in America’ o ‘Il buono, il brutto e il cattivo’. Sono cresciuto tra molte altre cose, con le sue melodie che suonavano nel soggiorno della mia casa. Senza che lui lo sapesse, la sua musica non era solo quella dei suoi film, ma anche la colonna sonora della nostra infanzia. Ennio mise la sua creatività, la sua ispirazione, la sua eterodossia al servizio della fabbrica dei sogni, incorporandoli nella nostra memoria e diventando un classico, incarnazione del compositore intellettuale, del musicista popolare e quasi di una rock star.
È in quel lato generoso di condivisione della bellezza con noi che il mondo di Morricone, che immagino, comincia a prendere forma. Non si tratta solo di lavorare con la sua musica, tantomeno di spiegarla, poiché ha già espresso tutto; si tratta di comporre una nuova melodia che scorra parallela alle nostre vite. ‘Notte Morricone’ si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo che, solo e stordito davanti ai suoi fogli, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza. La notte sarà piena di visitatori, alcuni musicisti che risponderanno alla sua chiamata creativa per registrare le sue idee fugaci in uno studio di registrazione improvvisato. E lì, tra le partiture musicali, apparirà il ragazzo, quello che voleva fare il dottore, infaticabile giocatore di scacchi, quello che sapeva che non avrebbe mai suonato la tromba come Chat Baker, ma a cui il destino aveva riservato un ruolo appositamente per lui, il posto che l’avrebbe reso un’icona per l’eternità, e la notte continuerà ad avanzare, trasformando la sua casa in uno studio di registrazione, nella dualità della sua mente libera e del suo spirito che crea colonne sonore che sarebbero diventate musica di un secolo, trasformando la sua casa in un cinema dove visitatori di ogni tipo verranno a guardare i suoi film e a trascorrere la notte con lui. Ogni notte sarà una nuova opportunità per dar vita al sogno di tutti loro: i musicisti, i bambini e gli amanti, o coloro che vanno al cinema da soli. La musica di Morricone ha riportato in luce ciò che normalmente fa parte dei nostri silenzi, e so che oggi sarebbe molto felice di sapere che la sua musica potrebbe emanciparsi dal cinema e vivere di arte propria”.

“Notte Morricone” – regia e coreografia Marcos Morau – musica Ennio Morricone – direzione e adattamento musicale Maurizio Billi – sound design Alex Röser Vatiché, Ben Merwein – testi Carmina S. Sella- set luci Mark Salicrù – costumi Silvia Delagneau

Info: teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – orario spettacoli: giovedì e sabato ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ domenica ore 16/ lunedì risposo. Biglietteria presso il teatro Carignano – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it – orario biglietteria: da martedì a sabato dalle 13 alle 19 e domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo.

Mara Martellotta

Rapine nelle farmacie di Torino, fermato un uomo

La Polizia di Stato ha eseguito, a Torino, un fermo di p.g. di un cittadino italiano gravemente sospettato di aver commesso, il giorno precedente, una rapina e un tentativo di rapina ai danni di due farmacie del centro città.
L’attività di indagine, svolta degli investigatori della Squadra Mobile, ha consentito di ricondurre i due episodi alla medesima persona per le modalità di azione. L’uomo si era presentato nelle farmacie con il volto parzialmente coperto da occhiali da sole e cappuccio, armato di un grosso coltello, e aveva minacciato il personale facendosi consegnare il denaro, appropriandosi di oltre 1200 euro.
L’immediata intensificazione dei servizi di controllo del territorio ha consentito di individuare e fermare, già il giorno successivo, il presunto responsabile mentre percorreva una via cittadina.
Durante le perquisizioni sono stati trovati i vestiti, le scarpe e il coltello utilizzati durante le rapine . Gli elementi raccolti, insieme alle testimonianze e al riconoscimento fotografico da parte delle vittime, hanno confermato i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, un cinquantaduenne italiano, già noto alle Forze dell’Ordine per reati della stessa natura e già sottoposto a misure cautelari e di sicurezza.
Pertanto, anche in relazione al fondato il pericolo di fuga e di reiterazione dei reati, è stato disposto nei suoi confronti il provvedimento restrittivo del fermo di p.g., convalidato dall’Autorità giudiziaria che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.

Grande Torino, firmato il Patto per il luoghi della memoria degli Invincibili

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È stato sottoscritto questa mattina il Patto di collaborazione per la cura e la valorizzazione delle “Memorie del Grande Torino” presso il Cimitero Monumentale e la Basilica di Superga. L’accordo vede insieme la Città di Torino, AFC Torino SpA e il Circolo Soci Torino FC 1906, presieduto da Leonardo Mario D’Alessandro, impegnati nella tutela di alcuni tra i luoghi più significativi della memoria collettiva cittadina.

Il patto consolida e rinnova un impegno avviato già nel 2019 dal Circolo, che nel tempo ha operato per mantenere il decoro e la dignità degli spazi commemorativi dedicati la memoria degli Invincibili, simbolo non solo sportivo ma anche civile della città e dell’Italia del dopoguerra, tragicamente scomparsi il 4 maggio 1949 nel disastro aereo di Superga.

“Il Grande Torino non appartiene solo agli archivi dello sport, ma all’anima stessa della nostra città – commenta l’assessora ai Servizi Cimiteriali Chiara Foglietta -.  Quei campioni hanno rappresentato la forza di rialzarsi, di credere nel futuro, in un momento in cui Torino e l’Italia intera uscivano dalle macerie della guerra. Per questo la cura dei luoghi che ne custodiscono la memoria è un dovere civico oltre che un gesto di profondo rispetto. Come torinese e tifosa granata – ha proseguito l’assessora – questo impegno ha per me anche un valore personale: significa contribuire a mantenere vivo un legame che attraversa generazioni. Grazie al Circolo Soci Torino FC 1906 e ad AFC per la dedizione e la passione dimostrate in questi anni: insieme continuiamo a custodire un’eredità che appartiene a tutti”.

“Ringrazio l’assessora e la Città di Torino per la fiducia e per la collaborazione che ci viene rinnovata – ha dichiarato il presidente del Circolo Soci Torino FC 1906 Leonardo Mario D’Alessandro –. Il nostro impegno prosegue nella cura e nella manutenzione dei luoghi della memoria, dal Cimitero Monumentale alla Basilica di Superga, che seguiamo con dedizione ormai da anni. Nonostante i recenti atti vandalici che hanno colpito il totem dedicato alla storia del Grande Torino, siamo già al lavoro per il pieno ripristino e contiamo di restituirlo alla città in perfette condizioni in vista del 4 maggio. Per noi si tratta non solo di un’attività associativa, ma di una responsabilità profonda e anche personale: custodire la memoria degli Invincibili significa preservare una parte essenziale dell’identità di Torino e trasmetterla alle nuove generazioni.”

Il Grande Torino non è stato solo una squadra di calcio leggendaria, capace di vincere cinque scudetti consecutivi, ma rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nella storia della rinascita nazionale dopo il secondo conflitto mondiale: un esempio di unità, talento e orgoglio che seppe restituire speranza a un Paese ferito. La tragedia di Superga colpì profondamente il cuore dell’Italia, e ancora oggi il legame tra la città e i suoi campioni resta indissolubile. Curare i luoghi del loro riposo significa onorare la storia stessa di Torino.

Al Cimitero Monumentale, il patto riguarda in particolare l’arcata 146 della V ampliamento, dove sono collocate le targhe commemorative dei caduti, e il monumento dedicato al Grande Torino realizzato dall’architetto Cappellari nell’VIII ampliamento. Qui il Circolo continuerà a occuparsi di interventi di manutenzione ordinaria, pulizia e cura delle aree, nel pieno rispetto delle normative vigenti e senza alcun onere per la Città o per AFC.

Analogo impegno è previsto presso la Basilica di Superga, luogo simbolo della tragedia del 4 maggio 1949, dove si trova la lapide commemorativa collocata sul muraglione posteriore, ancora segnato dall’impatto dell’aeromobile. Il patto consentirà di proseguire le attività di monitoraggio e segnalazione delle criticità, come già avvenuto per la lastra centrale che presenta segni di deterioramento.

AFC Torino SpA, società interamente partecipata dalla Città e responsabile della gestione dei cimiteri cittadini, conferma il proprio ruolo di supporto organizzativo e logistico, garantendo le condizioni per lo svolgimento delle attività commemorative e contribuendo alla loro valorizzazione.

L’accordo si inserisce nel quadro delle politiche di amministrazione condivisa dei beni comuni. Come già avvenuto per importanti interventi di recupero del patrimonio storico cittadino – ultimo in ordine di tempo il restauro della tomba di Bernardino Drovetti – la Città di Torino punta sullo strumento dei Patti di Collaborazione per coinvolgere attivamente la cittadinanza e le associazioni nella tutela del decoro urbano e della memoria collettiva.

Con la firma del patto, Torino rinnova così il proprio impegno nel preservare e tramandare la memoria del Grande Torino, patrimonio identitario della città e simbolo universale di sport, comunità e rinascita.

“Fantozzi. Un mito italiano” Alla Fondazione Mirafiore

Sabato 18 aprile sarà la volta di Guido Harari

Il laboratorio di Resistenza Permanente della Fondazione E. Mirafiore si avvia verso la conclusione della sua sedicesima edizione, con tre appuntamenti straordinari capaci di restituire al pubblico il meglio di quella cultura italiana, che sa essere popolare e raffinata, comica e profonda, quotidiana e immortale. Venerdì 17 aprile, alle ore 19, il teatro della Fondazione Mirafiore, in collaborazione E.ART.H Foundation accoglie “Fantozzi. Un mito italiano”, con Guido Andrea Pautasso e Luca Bochicchio, curatori di una mostra a lui dedicata, ad approfondire e analizzare la figura del personaggio di Fantozzi con particolare rilevanza alla sua immagine cinematografica, culturale e immaginaria. Entrambi hanno collaborato alla stesura del libro “Fantozzi. Un mito italiano”, che sarà presentato per l’occasione e che ripercorre le tappe che hanno reso Fantozzi l’antieroe per eccellenza, e ai racconti saranno alternate le proiezioni di alcune iconiche scene dei suoi film. Considerato l’ultima maschera della commedia italiana dopo Totò. Fantozzi nacque dalla penna di Paolo Villaggio, che poi interpretò anche il personaggio cinematografico, con una serie di racconti pubblicati sul settimanale L’Europeo e successivamente, nel 1971 con un romanzo pubblicato da Rizzoli a seguito del successo ottenuto dal “ragioniere nazionale” e incarnandosi in 11 film entrati nella memoria collettiva, diventando molto più di un personaggio comico. Uno specchio spietato e affettuoso dell’italiano medio, delle sue umiliazioni quotidiane, delle sue sconfitte sempre sfiorate e mai.

Sabato 18 aprile, alle ore 18.30, la penultima serata della stagione porta a Serralunga d’Alba un ospite fra i più luminosi: Guido Harari, con “La luce nello sguardo”. Nato al Cairo nel 1952, e formatosi da autodidatta ispirandosi ai grandi fotografi di rock e jazz degli anni Quaranta, Harari si è formato negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, diventando nel tempo uno dei più autorevoli ritrattistica italiani, capace di attraversare decenni di musica, di cultura e di spettacolo con un obiettivo sempre teso a cogliere non il gesto, ma l’anima. In oltre cinquant’anni di carriera, ha collaborato con le maggiori testate internazionali, la fotografia musicale dentro le gallerie d’arte e curato il recupero degli archivi storici dimenticati, tra cui quelli dei leggendari Art Kane e Joe Alper. Nel 2011 ha fondato ad Alba, insieme a Cristina Pellissero, la Wall of Sound Gallery, segnando con questo gesto un ritorno alle radici piemontesi, che rende la sua presenza alla Fondazione Mirafiore qualcosa in più di un semplice incontro, un racconto intimo per immagini e parole di una vita trascorsa a inseguire la luce negli occhi delle persone e il senso del tempo nei loro volt.

L’intera stagione è stata guidata dalla parola #partecipazione, che trova la sua incarnazione più autentica e fisica nell’ultimo atto della sedicesima edizione, sabato 25 aprile, quando a partire dalle ore 10 tornerà l’appuntamento ormai tradizionale e irrinunciabile della Fondazione Mirafiore10. Il ritorno è al nuovo Bar Fontana by Ugo Alciati, sotto i portici della Bottega del Vino, da cui partiranno tre gruppi di lettura guidati da Oscar Farinetti, Antonio Armano e Paola Farinetti, ciascuno con la propria voce e il proprio sguardo a fare da filo conduttore tra gli alberi e i sentieri del bosco. Al termine della passeggiata, una sosta per ricordare i partigiani caduti della 21esima Brigata Matteotti, e per intonare insieme i canti della Resistenza, accompagnati dalla voce di Filippo Bessone, ex frontman del gruppo Trililu e dalla Filarmonica del maestro Walter Porro.

In caso di maltempo, la passeggiata si trasferirà nelle cantine storiche di Fontanafredda, dove la storia di questa terra continua a vivere tra i muri e il profumo del vino.

Partecipazione libera con prenotazione gradita su fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

Città in Danza Piemonte 2026, quando l’arte incontra la solidarietà

L’edizione 2026 di Città in Danza Piemonte si preannuncia come un appuntamento di straordinaria intensità artistica e umana, capace di coniugare il linguaggio universale della danza con un profondo messaggio di impegno sociale.
Sabato 18 aprile prossimo, dalle ore 11 alle ore 20, il palcoscenico del teatro Superga di Nichelino ospiterà la 18esima edizione della tappa piemontese del celebre concorso nazionale targato UISP, patrocinata dalla Regione Piemonte. Quest’anno la manifestazione si arricchisce di un significato ancora più speciale: la presenza di rappresentati della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, che offrirà al pubblico di celebrare un’occasione importante, ossia i quarant’anni di attività della Fondazione. Un anniversario che racconta quattro decenni di dedizione, eccellenza scientifica e sostegno concreto a migliaia di persone, e che verrà omaggiato attraverso la forza espressiva della danza.

“Città in Danza” non è soltanto un evento, ma un progetto culturale che rappresenta profondamente i valori UISP: accessibilità, inclusione, partecipazione e valorizzazione della persona. Se un tempo la danza era considerata un ambito riservato a pochi, oggi si afferma come spazio aperto, in cui ciascuno può trovare il proprio modo di esprimersi, il talento, secondo questa visione che non è prerogativa di pochi ma una qualità diffusa che ha bisogno di contesti qualificati e accoglienti per emergere. I numeri della tappa piemontese raccontano la vitalità di questo movimento: 39 associazioni sportive partecipanti, 139 coreografie in gara e ben 640 tra candidate e candidati, tra i più piccoli, a partire dai 4 anni, fino agli over 60. Un mosaico di esperienze, età e linguaggi che attraversa tutte le discipline, dalla danza classica alla contemporanea, dall’hip-hop al modern, fino alla danza jazz. A valutare le esibizioni, sarà una giunta di alto profilo, chiamata ad assegnare punteggi validi per la classifica finale, che prevede premi e borse di studio di categoria tecnica e scuola. In palio anche l’accesso alle finali nazionali, culmine di un percorso che attraversa 15 tappe in tutta Italia.
Città in Danza Piemonte 2026 si conferma così un’evento capace di andare oltre la competizione autentica, in cui arte, sport e comunità si intrecciano. Un palcoscenico dove ogni gesto racconta una storia e dove la danza diventa veicolo di valori, emozioni e speranza.
Un appuntamento aperto a tutti, in cui il movimento del corpo si fa linguaggio universale, e la bellezza dell’arte incontra la forza della solidarietà.

Mara Martellotta

Percezioni e memoria, i mondi di Proust e di Michelle Hold

Alla Swann Art Gallery, sino al 6 maggio

È nata a Monaco di Baviera ed è cresciuta a Innsbruck l’artista Michelle Hold, adesso vive e lavora in Italia, nel Monferrato, vicino Ottiglio, dopo aver scelto in maniera definitiva quanto più l’appassiona e le sta a cuore, l’Arte, a seguito di un passato che l’ha vista disegnatrice di tessuti in diversi corsi a Parigi, Londra, New York e Hong Kong, modella, imprenditrice nel settore della ristorazione. Ha esposto di recente a Bruxelles e New York, sino al 6 maggio alcune sue opere sono in mostra presso la Swann Art Gallery di via Bertola 29, “Voyage de découverte” il titolo. Nel catalogo di presentazione si legge che sono le emozioni la radice di queste opere, che “attraverso un gesto pittorico libero e istintivo” confrontando le zone più oscure della propria interiorità. A Hold non interessa “apparire”, sceglie di “esprimere”. “Un percorso che non si esaurisce nella visione di immagini, ma si apre come esplorazione del ‘tempo’ e della sua ‘percezione’”, sottolinea Riccardo Dellaferrera a cui si deve la cura della mostra, mentre – seppur in un clima a tratti rarefatto e decifrabile in sguardi che s’approfondiscono nella visita – coinvolge chi guarda in “una riflessione che affonda le proprie radici nella trasformazione del pensiero tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, chiamando in causa Henri Bergson e soprattutto Marcel Proust, con il percorso della memoria, con la sua “recherche”, con quel suo “mi sono coricato presto la sera” e il sapore di una madeleine (affatto fuori luogo l’ospitalità a Hold, se Dellaferrera ha scelto per la sua galleria il nome di “Swann”).

Quel desiderio d’espressione dell’artista ci arriva attraverso l’uso del colore soprattutto e della forma, attraverso i gesti solo apparentemente scomposti, attraverso l’espandersi nervoso ma totalmente arginato di quei colpi di ampia spatola che finiscono con lo spingerci a entrare maggiormente nella tela, a comprendere interruzioni e forme definite, a definire a noi stessi in primo luogo quella che è divenuta la filosofia comportamentale e quotidiana di Hold, magari a tornare su questo o quel particolare per avvertire una nuova percezione, magari a sentire quella energia che è il componente non di secondo piano delle opere. Guardare in quel suo guardarsi dentro: “Per Marcel Proust la chiarezza non è semplice trasparenza, ma rivelazione di verità interiori profonde, nasce da un viaggio dentro se stessi, dove memoria e percezione illuminano ciò che spesso resta nascosto: i miei dipinti danno forma a ciò che non può essere espresso a parole, trasformando le emozioni private in uno spazio condiviso di riconoscimento.” Da quelle emozioni prendono corpo – rarefatto, impercettibile, tenue ma validamente sottile, che a poco a poco cattura -, attraverso le giuste simbiosi cromatiche, “Circles of Life”, la grande tela (200 x 200 cm) che introduce alla mostra, la conclusione e l’interruzione delle orme circolari, come “New Codes”, il cerchio (o siamo pronti a correggere quella forma in ovoidale? con il richiamo a qualcosa legato alla maternità?) definito a tratti nero ma non completamente “conclusus”, dove ad attraversare il quale sono i vari “reticolati” appartenenti del tutto all’artista.

Nascono quegli orizzonti che, anch’essi capaci d’offrire definitive suggestioni, attraversano “Beyond Time” o gli spazi che vengono a separare altre forme circolari per indicarci che “Anything is possible” (entrambi 2026) o ancora, impercettibile, “Horizon of Hope”, dentro cui la speranza, nelle parole dell’artista, s’avvera quando “il vero viaggio è cambiare occhi e scoprire infiniti mondi negli sguardi degli altri”, nella certezza di fare prima o poi un “magico incontro”. Una certezza che, quasi in una spirale di ricordi, di memorie riaffiorate istante dopo istante, giunge nella piena ricerca di un “lost time”, entrando dal fondo della tela a testimoniare sagome umane, chiamando ancora in campo la speranza e gli affetti e gli esseri umani in “What really matters”, laddove una coppia convive in quel trionfo di blu a ricordare che “ogni giorno è un giorno perso se non abbiamo amato” e l’autrice a sottolineare “quanto conta davvero”. Nascono, sul filo sottile della memoria, forse con una rabbia appena accennata, forse con il rito tranquillo della definitiva dimenticanza, “Letters from the Past”, ancora entro un cerchio che questa volta è vortice quel che rimane di un amore scritto su un foglio di carta. Attraverso le emozioni, le suggestioni, i ricordi di un attimo, i costruttivi suggerimenti, il disordine del cuore, i pensieri che si si sovraccaricano, invadiamo altri campi, più personali, più profondi. E anche chi guarda, e fa proprie le opere, scopre l’importanza di una nuova “découverte”.

La mostra si configura così come un’esperienza articolata – ricorda ancora Dellaferrera -, in cui pittura e pensiero si intrecciano, offrendo al publico non solo uno spazio di visione (un altro “voyage”, attorno a una piccola “chambre”, ndr), ma un vero e proprio tempo da attraversare, in piena sintonia con lo spirito della Swann Art Gallery”, riflettendone “la vocazione culturale e progettuale, fondata sulla trasversalità dei linguaggi e sul dialogo tra arti visive, letteratura e pensiero critico.” A questo proposito, a corollario della mostra, si avranno tre appuntamenti: “Voyage de découverte” con il soprano Marina Verra e Andrea Musso al pianoforte (Specht Residenzen, corso Palestro 5, il 17 aprile ore 18), con musiche di Debussy, Poulenc, Satie e Faurè; “Tempo e arte informale”, ospiti Alice Zatti critica dell’arte e Michelle Hold artista (talk aperitivo, presso la galleria, 21 aprile ore 19); “Tempo, Memoria, Recherche”, presso la galleria, reading aperitivo con gli interventi di Enrica Coletti, docente di letteratura francese e di Hubert Leclercq per alcune letture da testi di Marcel Proust (28 aprile, ore 19), nell’approfondimento del legame tra memoria, percezione e creazione artistica. Eventi gratuiti, per informazioni info@swannarte.com e cell 333 2455018.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Michelle Hold: “What really matters”, “Circles of Life” e “Letters from the Past”.

All’Orto Botanico Salucci presenta “Riflessi d’acqua tra arte e natura”

Per la prima volta all’ Orto Botanico dell’Università di Torino si tiene una mostra che pone in dialogo la fotografia contemporanea e l’ambiente, immersi, attraverso la postproduzione, in una dimensione acquatica e straniante. Architetture familiari si trasformano, cosi,  in visioni poetiche e in riflessioni sull’innalzamento delle acque e sul fragile equilibrio presente tra uomo e ambiente.
La mostra è  anche l’occasione per rendere omaggio alla città di Torino con tre opere inedite di Aldo Salucci, dedicate allo skyline cittadino, a piazza San Carlo e allo stesso Orto Botanico.
All’interno della mostra sarà inoltre esposto un kakemono giapponese, un dipinto a inchiostro su seta realizzato a Kyoto intorno alla metà dell’Ottocento  da un artista della scuola Maruyama Shijō, raffigurante una carpa che risale una cascata. L’opera è simbolo di crescita continua attraverso lo studio e la ricerca, e sarà  posta in dialogo con le fotografie di Salucci e potrà essere ammirata nel corso delle visite guidate.
L’intero percorso invita alla quiete e alla riflessione, al rallentare lo sguardo, ascoltare il silenzio dell’acqua e percepire il mutare delle stagioni, che permette di riscoprire l’Orto Botanico come luogo di conoscenza, di dialogo e consapevolezza ambientale, in cui fotografia, natura e ricerca scientifica si incontrano.

La mostra è  realizzata dall’Università di Torino, Orto Botanico, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi e Associazione Amici Orto Botanico, con il patrocinio della Regione Piemonte, del Comune di Torino e Consolato del Giappone. Main sponsor Smat Società Metropolitana Acque Torino. La mostra fa parte del circuito Extra di Exposed Torino Photo Festival.

Mara Martellotta

Rapine ai bancomat con la “marmotta”, sgominata la gang: sette arresti

Sette le persone finite in manette dopo un’operazione dei carabinieri di Vercelli, nell’ambito di un’inchiesta che ha fatto piazza pulita di una gang esperta in rapine ai bancomat con il “metodo della marmotta”. Gli arresti sono scattati tra Torino, Vercelli e il territorio di Foggia. Quattro complici, invece, hanno ricevuto l’obbligo di firma e di dimora.

L’operazione ha messo in luce un gruppo criminale attivo nel Nordovest. Due capi sono accusati di aver architettato e coordinato le imprese, mentre gli altri si occupavano di procurare l’esplosivo, piazzare gli ordigni, compiere i furti o gestire intestazioni fasulle di auto e immobili usati come rifugi, oltre al riciclaggio del bottino.

Le perquisizioni hanno portato al pignoramento di due auto e una moto provento di furto, tre “marmotte” metalliche già piene di esplosivo e pronte per l’azione, 20 chili di polvere da sparo, targhe contraffatte, un disturbatore di frequenze, apparecchi tecnologici per forzare le centraline delle macchine, attrezzi artigianali per scassinare porte corazzate e bancomat, assieme ai caschi e altro materiale utilizzato durante gli assalti.

VI.G

Cade dal tetto mentre lavora: elisoccorso al Cto

Un grave incidente sul lavoro si è verificato ieri a Castellamonte, in via San Sebastiano 24. Un uomo di 50 anni è precipitato da un’altezza di circa 5 metri mentre era impegnato nelle operazioni sul tetto.

Sul posto sono intervenuti tempestivamente i soccorritori del 118 dell’Azienda Zero, con un’ambulanza e l’elisoccorso. La vittima, in condizioni critiche con un politrauma, è stata trasportata d’urgenza al Cto di Torino in codice rosso e ora è seguito dai medici. Sono in atto le verifiche per chiarire la precisa dinamica dell’incidente.

VI.G

Caro energia, l’allarme di Confartigianato imprese: “Rischio stop per un’impresa su quattro”

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TORINO – Il caro energia torna a mettere sotto pressione il tessuto produttivo piemontese. Secondo Confartigianato Imprese Piemonte, il 27,3% delle aziende artigiane sta valutando una sospensione parziale dell’attività, mentre l’aumento delle bollette di elettricità e gas per le imprese regionali raggiungerà circa 879 milioni di euro.

A pesare è la nuova impennata dei prezzi energetici e delle materie prime, alimentata dalle tensioni geopolitiche internazionali. L’impatto si estende dall’industria manifatturiera ai servizi, mettendo a rischio soprattutto le realtà più piccole e meno strutturate.

«Siamo di fronte a una situazione molto critica», afferma il presidente di Confartigianato Piemonte, Giorgio Felici. «In appena due mesi il costo del gas è salito del 48%, l’elettricità del 25% e il gasolio del 20%». Un incremento che colpisce duramente anche il settore dei trasporti, dove il carburante rappresenta tra il 25% e il 35% dei costi aziendali, costringendo le imprese ad anticipare liquidità spesso insufficiente.

A complicare il quadro contribuiscono anche le difficoltà sulle rotte commerciali internazionali, in particolare nell’area dello stretto di Ormuz, che ostacolano gli scambi con mercati strategici come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, destinazioni che valgono 8,6 miliardi di euro per l’export delle piccole imprese.

L’impatto del caro energia si distribuisce trasversalmente su tutto il sistema produttivo regionale: dai comparti energivori come vetro e ceramica alla metalmeccanica, fino alla moda, al legno-arredo e all’agroalimentare artigiano, settori simbolo del Made in Italy piemontese.

A livello nazionale, secondo i dati della CGIA di Mestre, il Piemonte si colloca al quarto posto per incremento dei costi energetici nel 2025, con un aggravio complessivo stimato in 1,3 miliardi di euro, dietro Lombardia (3,4 miliardi), Veneto ed Emilia-Romagna (circa 1,7 miliardi ciascuna).

La conseguenza più immediata è la compressione dei margini: «In molti casi produrre significa lavorare in perdita», sottolinea Felici. «Ci sono intere filiere sotto pressione e mestieri che rischiano di fermarsi. Per alcune imprese, oggi, fermarsi è più sostenibile che continuare a produrre».

Da qui la richiesta di interventi urgenti. Confartigianato sollecita misure straordinarie per contenere i costi energetici, il rafforzamento del credito e il ripristino di strumenti simili al “temporary framework” adottato durante la pandemia, per consentire alle imprese di rinegoziare i prestiti e accedere a finanziamenti agevolati.

«Siamo una nazione manifatturiera, non la filiale periferica di una finanziaria», conclude Felici. «Servono interventi immediati, anche a discapito dei vincoli comunitari, per sostenere la liquidità delle PMI ed evitare effetti a catena su produzione e occupazione».