Rubrica a cura di Progesia Management Lab
Laura Orestano incarna alla perfezione il concetto di passione e concretezza perché il suo amore per ciò che fa porta a risultati precisi. È Amministratore Delegato di SocialFare, primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia e Presidente di SocialFare Seed, primo veicolo di seed impact investing in Italia. E’ anche membro del Consiglio di Amministrazione del Cottino Social Impact Campus, primo campus formativo completamente dedicato alla creazione di social impact culture. Vanta inoltre una lunga esperienza industriale in business strategy e innovazione sociale ed ha lavorato in UK, USA, Lussemburgo e Germania. Tra i suoi numerosi titoli ed incarichi ricordiamo: EU Social Innovation Expert, Fellow of the Royal Society of Arts (UK), Jury Member della EU Social Innovation Competition. Nel 2016 ha ricevuto il premio Women Economic Forum “Trailblazer Innovative Woman of the Decade” e nel 2018 è divenuta Partner di ActionAid Onlus. Perché quando cuore e testa dialogano tra loro, i risultati sono eccezionali e Laura Orestano ne è la dimostrazione.
Qual è la mission di SocialFare e quali sono i progetti futuri?
“SocialFare ha una mission precisa: costruire innovazione sociale. Cosa significa? Significa sviluppare soluzioni innovative per rispondere alle sfide sociali contemporanee; lo facciamo attraverso l’accelerazione di conoscenza e di impresa a impatto sociale, cioè supportando con competenze e consulenza esperta chi voglia sviluppare nuovi prodotti, modelli e servizi rilevanti per le persone, per la comunità e creare quindi nuova economia a impatto sociale. L’impatto sociale è al centro della nostra impresa: è l’effetto positivo che ci poniamo come intenzione delle nostre azioni, per il miglioramento della qualità della vita, per la lotta alle disuguaglianze, per sostenere l’inclusione sociale, per generare innovazione davvero utile e rilevante per le persone. Per analizzare e rendere concrete queste intenzioni, abbiamo bisogno di know-how esperto, di un approccio sperimentale, di partnership ibride e di finanza coraggiosa e paziente. Le persone e le comunità diventano co-progettisti delle soluzioni per le sfide che devono, che dobbiamo, affrontare tutti i giorni, sono coinvolte nello sforzo progettuale e sono parte della soluzione. Questa visione, la visione dell’innovazione sociale, non è speculazione astratta, teorizzazione di pochi ma accade in Italia e nel mondo in modo sempre più definito, evoluto e apprezzabile attraverso sperimentazioni che davvero migliorano la vita delle persone, creano nuova impresa sostenibile, concentrandosi su ciò che conta davvero nella nostra vita quotidiana. Tutto questo richiede studio, sperimentazione, iterazione, rischio, passione e sinergie”.
Quando è nata SocialFare?
“SocialFare è nata come impresa sociale nel 2013 e attraverso il lavoro di una bellissima squadra è cresciuta nella reputazione, nei risultati, nel fatturato ma soprattutto nella qualità delle attività fatte insieme a tanti partner diversi e accompagnando tante nuove imprese a impatto sociale verso traguardi non scontati. Imprese fatte soprattutto da giovani con un obiettivo preciso: giocare il proprio ruolo nel mondo con gli altri e per gli altri grazie all’innovazione e all’intenzionalità di generare impatto sociale positivo attraverso l’azione imprenditoriale. Ne cito solo alcune, senza fare torto alle tante che abbiamo e stiamo accompagnando: UnoBravo, Restorative NeuroTechnologies, Epicura, Synapta, Kalatà, HumusJob, BonusX. Questa è la nuova “prateria” nella quale correre: l’Unione Europea con NextGenerationEU pone un forte accento e risorse considerevoli sulla coesione sociale, la sostenibilità integrale, l’impresa impact-driven che attrae talenti e passione; anche la finanza sta scoprendo il mondo impact e inizia ad investire e a creare fondi dedicati all’impresa a impatto sociale. Torino è un punto chiaro in questa nuova prateria”.
In cosa consiste l’approccio human-centered?
“L’approccio human-centered o meglio il cosiddetto human-centered design fa parte dell’expertise di SocialFare. È un approccio progettuale che coinvolge la prospettiva della persona in tutte le fasi del processo di risoluzione di un problema. Le necessità e i comportamenti delle persone diventano centrali per analizzare e progettare soluzioni innovative. In SocialFare lavoriamo affinché la conoscenza tacita che c’è nelle comunità possa divenire esplicita e partecipare al processo di sviluppo di soluzioni rilevanti per i più”.
Che cos’è FOUNDAMENTA?
“Per arrivare ai nostri potenziali innovatori, a coloro che intenzionalmente vogliono creare impresa a impatto sociale, SocialFare ha lanciato già a fine 2015 la prima call per startup a impatto sociale, appunto, Foundamenta, che oggi è alla sua dodicesima edizione e che raccoglie, due volte l’anno, più di 400 candidature da tutta Europa. SocialFare seleziona tra tutte le candidature pervenute, quelle sulle quali ritiene di poter lavorare apportando competenze e valore aggiunto e le accompagna in un percorso intensivo di 4 mesi per farle divenire investibili e scalabili. Ma il primo passo lo facciamo noi, investiamo nelle startup che selezioniamo, attraverso il nostro veicolo di investimento SocialFare Seed. Sono orgogliosa di poter dire oggi che il modello e le competenze di accompagnamento messe in campo funzionano e lo dicono i risultati raggiunti dalle startup stesse”.
SocialFare ha supportato Restorative Neurotechnologies, la startup che ha ideato i dispositivi medici per la riabilitazione e il potenziamento cognitivo. Un traguardo importante per la telemedicina?
“Ecco, Restorative Neurotechnologies è un esempio di successo: non solo un traguardo importante in termini di soluzione innovativa, riabilitazione neurologica e cognitiva attraverso specifiche lenti ed esercizi digitali, ma anche in termini di scalabilità. Restorative NT ha raccolto recentemente investimenti per oltre 1 milione di euro da investitori diversi e importanti e il team è super concentrato sui prossimi passi: quindi un traguardo importante anche come modello di impresa a impatto sociale, forte in tecnologia, managerialità e capitali”.
Donna per lei significa?
“Significa ricchezza, molteplicità: essere donna significa essere ricca di potenzialità e aperta alla molteplicità del mondo, perché pronta ad includere con fiducia e concretezza. Come donna penso che la scelta di senso che diamo a questa ricchezza e molteplicità nel corso della nostra vita è quello che dovrebbe fare la differenza per noi stesse e per gli altri, impegnandoci per un futuro più equo, giusto e inclusivo”.
IL FOCUS DI PROGESIA
Foundamenta è la call di SocialFare, che raccoglie le candidature italiane da parte di start up, aziende a impatto sociale che vengono selezionate e portate nel programma di accelerazione dal Centro di Innovazione.
Due volte l’anno, attraverso questa call, i progetti delle giovani realtà imprenditoriali hanno l’opportunità di essere supportati nel proprio percorso di crescita e nella formulazione di servizi nuovi da immettere sul mercato.
Laura Orestano, Ceo di SocialFare, ci spiega quali sono le caratteristiche che devono possedere le start up innovative ad impatto sociale. “Le start up devono affrontare delle sfide sociali contemporanee, avendo molto chiara una teoria del cambiamento e sviluppando una risposta innovativa alla sfida sociale in corso. Al tempo stesso devono poter proiettare le proprie metriche verso e per una sostenibilità economica della propria proposta”.
“Faccio un esempio: una delle ultime start up che abbiamo selezionato e accompagnato nel nostro programma di accelerazione si chiama Unobravo, una piattaforma di psicoterapia online per italiani residenti all’estero, che abbiamo supportato nella sua crescita. Oggi questa start up ha un fatturato notevolissimo, è molto attrattiva e ha già raccolto molti investimenti.
Qual è l’impatto sociale che crea? “Un miglioramento del benessere e della qualità di vita delle persone”, spiega Laura Orestano. “La popolazione target, come quella dei connazionali all’estero, ha l’opportunità di beneficiare di servizi di psicoterapia in lingua madre, disponibile secondo il fuso orario di propria localizzazione, per agevolare l’esperienza nel paese ospitante e favorire l’integrazione nel tessuto sociale.
Inoltre, spiega la Dott.ssa Orestano, “la start up, attraverso i suoi ricavi è riuscita a raggiungere una sostenibilità economica importante e di lungo periodo. Questo significa che il mercato valorizza e premia le soluzioni innovative e facilmente fruibili da parte degli utenti target”.
Quali sono dunque le best practice che aiutano le start up innovative a raggiungere risultati concreti? SocialFare ci propone delle indicazioni da seguire:
- Presentare un progetto che risponda in modo innovativo alle sfide sociali contemporanee;
- Organizzare un team dedicato, con specifiche competenze; un team che crede in quello che fa e vuole provare e testare la propria idea, raccogliendo metriche ed evidenze di funzionamento e market fit;
- Acquisire e sviluppare know-how che permetta di iterare e sperimentare le versioni del prodotto/servizio/modello;
- Applicare strumenti e metodologie universalmente riconosciute: human-centered design, design sistemico, design-thinking, agile & lean;
- Presentarsi ad un network di investitori a impatto sociale per i quali la soluzione d’impresa possa rappresentare un’interessante sperimentazione e un modello attrattivo nel quale investire per favorirne la scalabilità.
“Un mix di creatività, spirito di iniziativa, empatia e coraggio costituiscono, infine, il motore del cambiamento e la capacità di trovare soluzioni fuori dagli schemi tradizionali, davvero rilevanti per le persone e le comunità”.
Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Una notte, alla porta si presenta una coppia di colore: sono George e Ruth, dicono di essere i padroni di casa, in fuga da Manhattan e dalla loro residenza dorata nell’Upper East Side, dove sta accadendo qualcosa di terribile e inspiegabile. Un blackout ha ammantato di buio la Big Apple, e loro, che vivono ai piani alti di un palazzo, non si sentono al sicuro. Così hanno pensato di allontanarsi e chiedono di potersi rifugiare nella loro casa.
Un’Australia infuocata dal caldo torrido fa da sfondo all’appassionante thriller di Chris Hammer. Giornalista, autore di un reportage sul suo paese e di 3 romanzi non ancora pubblicati in Italia; ma che speriamo di poter leggere presto, se mantengono le promesse di questo romanzo imbastito e scritto benissimo.
Questo è un libro magnifico che parla dei sepolcri di grandi personaggi; ma celebra anche le loro vite attraverso le narrazioni dei vari autori che su quelle tombe ci sono andati, spinti da curiosità e profonde emozioni.
La scrittrice americana di stratosferico successo con i suoi thriller che hanno per protagonista il medico legale Kay Scarpetta, ora esce in libreria con la seconda avventura del suo nuovo personaggio, Calli Chase: investigatrice, scienziata della Nasa e pilota della Space Force.
Il saggio “I Regni di Dante”, strutturato in forma di dialogo tra un giovane sulla soglia dell’età adulta e un anziano professore in pensione, ripercorre il cammino dantesco attraverso i regni ultramondani di Inferno, Purgatorio e Paradiso. “Nel mio studio – spiega l’autore – ho inoltre cercato di descrivere le architetture della voragine infernale e del secondo regno, seguendo le indicazioni disseminate nella Divina Commedia”.
anziano professore in pensione, e sua moglie Mariella si sono posti quando hanno invitato il giovane Filippo a discutere proprio di questa grande Opera, tra i cui pregi c’è senza dubbio anche quello di costituire un punto d’incontro per generazioni in apparenza distanti fra loro. Il ragazzo dal canto suo, sebbene in un primo momento scettico sulla reale utilità dell’incontro e restio a prestarsi a questa sorta di esperimento, si lascerà poi coinvolgere, appassionandosi. Scoprirà di dover rivedere gran parte delle sue conoscenze in merito all’architettura dei Regni ultramondani che credeva ormai assodate, come le dimensioni della Voragine infernale, la posizione del Monte del Purgatorio o la sua reale forma. Ne scaturisce un singolare dialogo, durante il quale i partecipanti non mancheranno di mettere a nudo anche gli aspetti salienti della propria personalità. Fanno da sfondo gli endecasillabi danteschi con i loro segreti, i loro significati nascosti che il Poeta, con il suo _parlar coverto_, invita a ricercare.
Fornaro che oggi è nella estrema sinistra radicale , viene dal PSDI e appartenne alla corrente di Pier Luigi Romita, figlio del ministro degli interni Giuseppe all’epoca del referendum, che apparve subito, per sua stessa ammissione, non arbitro imparziale, prima e nel corso del referendum istituzionale , quando non ebbe remore – lui garante sulla carta dell’imparzialità del confronto elettorale – a dichiararsi accesamente repubblicano, agendo di conseguenza.
celebrativi che non hanno nulla di storico. E‘ un provinciale alessandrino che è rimasto tale, malgrado l’esperienza romana di senatore e deputato. Nel suo libro non porta documenti nuovi che dimostrino la regolarità del referendum dal quale furono escluse intere province e tanti prigionieri di guerra. La Repubblica, anche accettando i risultati di Romita, ebbe una maggioranza comunque risicata. La differenza tra i voti validi e i votanti era un fatto dirimente che non venne mai chiarito. La Repubblica nacque nel modo peggiore possibile e recuperò solo con De Nicola ed Einaudi. Se Umberto II avesse fatto valere la legge con la quale venne indetto il referendum, Romita sarebbe finito in galera. Umberto non volle reagire e sciolse i militari dal prestato giuramento con un sacrificio personale di superiore nobiltà A 75 anni da quei fatti abbiamo diritto a storie credibili. Non lo sono quelle monarchiche prodotte dall’ala aostana dei sostenitori dei Savoia, ma quella di Fornaro è una non storia. Gianni Oliva scrisse una storia del referendum, considerando i torti e le ragioni con equanimità. Non c’era bisogno che Fornaro partorisse un altro lavoro, perché il suo libro è un’opera partigiana e inaffidabile, paragonabile a certi libri sulle foibe che recentemente le hanno giustificate. Anzi appartiene allo stesso disegno politico. Questi non sono storici, ma agitatori politici. Fornaro si accontenti di fare il deputato fino alla fine della legislatura. Poi scomparirà anche dalla politica e potrà godersi la meritata pensione. Gli consigliamo fin d’ora, di non scrivere altro. Il suo ultimo libro dice, una volta per tutte, che non è uno storico. Come consigliava Voltaire, torni a coltivare il

Tra il resto ha evitato la condanna a due ergastoli per la strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone e per l’assassinio del piccolo Di Matteo, dissolto nell’acido. I reati commessi da Brusca sono innumerevoli , ma malgrado ciò, l’essersi dichiarato collaboratore di giustizia gli evitò il carcere duro del 41 bis . C’è stato anche chi ha sostenuto il ruolo che avrebbe avuto nel coinvolgimento di Andreotti processato a Palermo , anche se questo aspetto è stato smentito. Adesso Brusca e’ in libertà vigilata a 64 anni. Un privilegio che dovrebbe suscitare la critica di quelli che Sciascia definì i professionisti dell’Antifamia che invece hanno sempre sostenuto la politica dei pentiti che tanto danno ha provocato alla Giustizia, a partire dal caso Tortora. I pentiti sono serviti per sconfiggere il terrorismo per la trasparenza del Gen. Dalla Chiesa, ma i risultati contro la mafia sono stati limitati e spesso hanno creato delle vittime che hanno avuto la vita distrutta per le false rivelazioni di pentiti ad orologeria. Ma chi crede al rispetto della Legge, non può non essere a favore della libertà a Brusca , per quanto ripugnante essa sia. Le leggi in vigore vanno rispettate sempre e con chiunque. Il giudizio morale deve essere sempre estraneo a quello giuridico, altrimenti finiamo nella barbarie. Bisogna però porre mano alla legge sui pentiti perché essa, senza dare i risultati sperati, ha dato spazio ad un uso strumentale del pentitismo. L’esempio di un criminale come Brusca dovrebbe indurre ad una riflessione critica sul passato. Oggi vorrei poter leggere cosa scriverebbe, se fosse vivo, Leonardo Sciascia. Sarebbe interessante un suo libero giudizio. Oggi di coscienze limpide come la sua non c’è’ più traccia. La sua e’ una razza estinta Solo apparentemente la Mafia e’ stata ridimensionata perché da fenomeno siciliano e’ divenuta sempre più un fenomeno nazionale e internazionale di dimensioni colossali. Per combatterla occorre ben altro che la legge sui pentiti.
Il Presidente della Repubblica insieme ai presidenti di Senato e di Camera ha dovuto rinunciare all’ultima ora a scoprire la targa dedicata a Carlo Azeglio Ciampi per l’inaugurazione di una piazza in onore di uno dei nostri migliori presidenti. Avevano scritto Azeglio senza la g. Non è certo colpa diretta della Raggi a cui pure risale una responsabilità oggettiva. E’ colpa di un cerimoniale del Campidoglio inadeguato che deve controllare ogni particolare delle cerimonie in programma. Se poi c’è il Presidente della Repubblica i controlli devono essere potenziati. Anche il cerimoniale del Quirinale doveva controllare preventivamente. Ai tempi di Ciampi col Segretario Generale Gifuni non sfuggiva una virgola. Lo posso testimoniare personalmente per il lungo rapporto con Ciampi che ho avuto per sette anni. Anche con l’imprevedibile Cossiga c’era l’ambasciatore Berlinguer segretario generale che vigilava su tutto. Persino il segretario generale Maccanico “conteneva” Pertini, davvero allergico ai rituali, che finì per cacciare Maccanico che fece da capro espiatorio di un errore del Presidente. Roma è la capitale d’Italia, non una città di provincia. L’errore non va fatto pagare all’impiegato e allo scalpellino che hanno sbagliato. Vanno chieste le dimissioni del capo del Cerimoniale del Comune che ha dimostrato disinteresse ad una manifestazione che riguardava due presidenti. Il pressappochismo e’ arrivato a toccare anche cerimonie importanti riprese dalle Tv. L’episodio rivela un atteggiamento imperdonabile. A Torino con i sindaci prima della Appendino sarebbe stato un fatto impossibile. Cigliuti e Morelli a capo del Gabinetto del Sindaco controllavano tutto con scrupolo e persino con pignoleria. Come diceva il grande giurista Mario Allara, la forma è anche sostanza. Sarebbe interessante sapere quante sono le persone impiegate nei cerimoniali del Campidoglio ed anche del Quirinale. Anche nei piccoli episodi si possono cogliere particolari che rivelano disfunzioni non giustificabili. Esporre il presidente ad una brutta figura non è cosa facilmente giustificabile. Un grave precedente.
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