Music Tales, la rubrica musicale

Ecco a voi gli eventi da non perdere




La speranza di vita in Italia agli inizi del secolo scorso era mediamente di circa 43 anni, di circa 55 anni nel 1930 e di circa 65 anni nel 1960. Oggi nel nostro Paese la durata media della vita è di 81 anni per gli uomini e di 85 anni per le donne. Ma le statistiche ci dicono anche che se inseriamo il dato del vivere in buona salute fisica e mentale i numeri recenti scendono mediamente di 15-20 anni.
Invecchiare bene implica quindi anche un impegno e una responsabilità. Al di là del fato e del destino, è fondamentale il nostro stile di vita. Adottare una serie di semplici e ovvie buone abitudini e impegnarsi a mantenerle significa anche essere gentili nei nostri confronti, rispettarci anche nel declino, un declino che può essere reso molto più morbido, dolce e rallentato.
Il modo in cui ci alimentiamo é fondamentale per il nostro invecchiare con garbo. Dobbiamo farlo in modo equilibrato e sano, avendo cura che la nostra dieta sia varia e ricca di verdura, frutta, cereali integrali e proteine magre, e cercando di limitare il consumo di prodotti alimentari industriali, ma anche di zuccheri e grassi saturi.
Si rivela essenziale anche come trattiamo il nostro corpo e la nostra mente. Evitiamo esercizi traumatici e preferiamo le camminate e il nuoto, e attività dolci ed equilibrate, come ad esempio il Tai Chi. Impariamo a gestire adeguatamente l’ansia e lo stress, manteniamo una buona attività fisica, e coltiviamo buone relazioni sociali e un sereno rapporto con il mondo.
E’ indispensabile dormire bene e a sufficienza. Occorre cercare di dormire almeno sette ore continuative nella notte e per ottenere questo importante obiettivo é necessario mettere in atto una serie di comportamenti che vanno dal rilassamento prima di andare a letto, al cercare di addormentarsi prima delle 23, pur con le giuste eccezioni.
E’ poi sempre opportuno evitare il fumo, che accelera drasticamente il processo di invecchiamento generale del corpo e della mente, e moderare attentamente il consumo di alcool. Un’altra buona abitudine utile a invecchiare con garbo è quella di sottoporsi a controlli medici periodici per monitorare lo stato di salute e prevenire o gestire eventuali patologie.
(Fine della seconda parte dell’argomento).
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Martedì. Al cinema Massimo comincia Seeyousound, il festival di musica e cinema con 68 proiezioni fino a domenica 8 marzo. L’inaugurazione vede protagonista i Casino Royale la band che intreccerà suoni live e proiezioni dei loro ultimi 2 film : “Quarantine Scenario” di Pepsy Romanoff e “Alba ad Ovest” di Frankie Caradonna.
Mercoledì. All’osteria Rabezzana suona il trio di Marcello Capra. Prosegue Seeyousound al cinema Massimo che tra le varie la proiezioni presenta “Mortician” di Abdolreza Kahani. Alle OGR arriva Mika. Al Blah Blah sono di scena i Monsterwatch. All’Hiroshima Mon Amour per 2 sere consecutive si esibisce Faccianuvola.
Giovedì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Herbie” di Patrick Savey sulla figura del pianista Herbie Hancock. A seguire la performance live di Fabio Giachino. All’Hotel Hilton Turin Lingotto suona il quintetto del sassofonista Jerry Weldon. Al teatro Concordia è di scena Neffa. Al Blah Blah si esibisce Druga + Odd Astra. Allo Ziggy è di scena Mai Mai Mai. Al Magazzino sul Po suona l’arpista svizzera Kety Fusco.
Venerdì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato il cortometraggio “Landed” con il live di Giorgio Li Calzi e Stefano Risso. Sempre per Seeyousound il cortometraggio “The Singer” di Sam Davis candidato all’Oscar. Al Magazzino di Gilgamesh suona Lebron Johnson & Andy Pitt Band. Al Blah Blah si esibiscono i Cibo +Origod. Allo Ziggy sono di scena i Disumana Res + Carcharodon.
Sabato. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Boy George & Culture Club” della regista Alison Ellwood. Attesa per “Sun Ra : Do The Impossibile”della regista Christine Turner. All’Inalpi Arena per 2 sere consecutive si esibisce Renato Zero. Al teatro Colosseo è di scena Nek. Allo Spazio 211 suonano i Savana Funk. Al Blah Blah si esibiscono i Lonely Blue. Al Teatro Garybaldi di Settimo Mario Perrotta rende un omaggio a Domenico Modugno. Al Circolo Sud suonano gli Onders.
Domenica. Chiusura di Seeyousound al cinema Massimo con la proiezione di “The Final Act” di Jonathan Stansy sul Duca Bianco David Bowie. Il regista sarà presente alla proiezione. Al teatro Colosseo lo spettacolo Kpop Le Guerriere.
Pier Luigi Fuggetta
C’è un momento della giornata in cui il Po sembra fermarsi. Succede verso sera, quando la luce scende dietro la collina e il fiume si colora di riflessi dorati, mentre le sagome dei ponti si allungano sull’acqua. Torino, spesso raccontata per le sue piazze eleganti e i viali ordinati, trova proprio qui una dimensione diversa, più intima e naturale. Il Po non è solo un corso d’acqua che attraversa la città: è una presenza costante, un luogo di incontro, di sport, di passeggiate e di storie che si intrecciano da generazioni.
Le barche storiche e la tradizione sul fiume
Tra le immagini più amate dai torinesi ci sono le due imbarcazioni storiche che solcano il Po durante la bella stagione: la Valentina e la Valentino. I loro nomi, quasi a voler incarnare lo spirito romantico della città, richiamano il Parco del Valentino e quel tratto di fiume che da sempre è sinonimo di tempo libero. Non sono semplici barche turistiche, ma un modo per riscoprire Torino da una prospettiva insolita, navigando lentamente tra i ponti e osservando le facciate dei palazzi riflesse nell’acqua. A bordo si respira un’atmosfera sospesa, fatta di racconti, di curiosità storiche e di quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve del motore e dallo sciabordio contro lo scafo.
Il legame tra Torino e il Po affonda le radici lontano nel tempo. Le società remiere, i circoli storici e gli atleti che si allenano ogni giorno lungo le sponde raccontano una tradizione sportiva viva e sentita. Canottieri e vogatori trasformano il fiume in una palestra a cielo aperto, mentre i passanti si fermano a osservare le barche sottili che fendono l’acqua con movimenti sincronizzati.

Murazzi, passeggiate e vita all’aperto
Scendendo verso i Murazzi, il fiume cambia ancora volto. Le arcate che costeggiano l’acqua sono state per anni il cuore della movida torinese e, ancora oggi, rappresentano uno spazio che si reinventa tra locali, eventi e iniziative culturali. Camminare lungo il Po significa attraversare una Torino dinamica, dove studenti, famiglie e turisti condividono lo stesso panorama.
Il Parco del Valentino, con i suoi viali alberati e i prati che si aprono fino alla riva, è uno dei luoghi più frequentati nelle giornate di sole. Qui si viene per correre, andare in bicicletta, leggere un libro all’ombra o semplicemente per sedersi su una panchina a guardare il fiume scorrere. Poco distante, il Borgo Medievale aggiunge un tocco fiabesco al paesaggio, mentre la collina torinese, dall’altra parte, offre uno sfondo verde che cambia colore con le stagioni.

Mangiare e rilassarsi con vista sull’acqua
Il Po è anche un luogo dove fermarsi a tavola. Lungo le sue sponde si trovano ristoranti e locali che propongono aperitivi al tramonto, cene all’aperto e serate con musica dal vivo. Sedersi a pochi metri dall’acqua, con il rumore del fiume in sottofondo, regala una sensazione di evasione che sorprende chi pensa a Torino soltanto come città industriale o sabauda. In realtà, qui il rapporto con la natura è parte integrante dell’identità urbana.
Tra un giro in battello, una pedalata lungo la ciclabile e una cena affacciata sul fiume, il Po continua a essere uno dei luoghi più autentici della città. Non ha la monumentalità delle grandi piazze né la solennità dei palazzi storici, ma possiede qualcosa di più sottile e duraturo: la capacità di far rallentare il passo, di far sentire Torino meno frenetica e più vicina al ritmo dell’acqua che la attraversa da secoli.
Noemi Gariano

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà .
Dopo aver esplorato le radici storiche dell’eleganza e le linee essenziali del contemporaneo, il nostro viaggio tra gli stili dell’abitare entra nel cuore della città. Negli ultimi anni, infatti, sono proprio i quartieri urbani a raccontare le trasformazioni più interessanti, non solo dal punto di vista immobiliare ma anche culturale.
Gli stili urbani e metropolitani nascono da un cambiamento reale: la riconversione degli spazi produttivi. Ex fabbriche, officine, magazzini, laboratori artigianali diventano case, studi creativi, showroom. L’architettura non viene cancellata, viene reinterpretata.
A Torino questo processo è evidente.
Barriera di Milano, per esempio, è uno dei quartieri che più ha vissuto questa metamorfosi. Capannoni e spazi industriali dismessi si sono trasformati in loft con doppi volumi, grandi vetrate, soppalchi in ferro e legno. Qui lo stile industriale non è un’imitazione estetica: è memoria autentica. Mattoni a vista, travi metalliche, cemento, tubazioni lasciate visibili non sono decorazione, ma tracce della storia produttiva del luogo.
L’industrial nasce così: materico, urbano, sincero. I colori sono neutri e profondi – grigi, ruggine, nero, legno naturale – gli arredi mescolano metallo e superfici grezze. È uno stile che piace a chi ama spazi aperti, fluidi, non convenzionali. Richiede equilibrio: l’eccesso può renderlo freddo, ma dosato con luce e materiali caldi diventa estremamente affascinante.
Un’evoluzione più raffinata è l’Urban Chic.
Qui l’anima industriale incontra dettagli più sofisticati: superfici pulite, elementi di design, finiture eleganti. Il mattone dialoga con il velluto, il metallo con il marmo, la struttura originaria con arredi contemporanei. È uno stile che interpreta la città con maggiore misura, mantenendo il carattere metropolitano ma alleggerendolo.
Anche Aurora racconta molto di questa trasformazione. L’area, per anni percepita come marginale, ha cambiato volto grazie a interventi di riqualificazione importanti come la nascita del complesso della Nuvola Lavazza, che ha portato nuova energia, servizi e qualità architettonica. Attorno a questi poli si sono sviluppati nuovi spazi creativi, coworking, residenze ristrutturate con un linguaggio urbano contemporaneo.
Lo stile metropolitano, in fondo, è questo: capacità di leggere il contesto e trasformarlo in identità. Non si tratta solo di lasciare un muro in mattoni o inserire una lampada industriale. Si tratta di comprendere la vocazione dello spazio, il suo passato e il suo potenziale.
In una città come Torino, con una forte eredità industriale, questi linguaggi non sono una tendenza passeggera. Sono parte del suo DNA. E raccontano un modo nuovo di abitare: più libero, più creativo, più connesso alla trasformazione della città stessa.
Perché quando cambia un quartiere, cambia anche il modo in cui lo abitiamo. E lo stile, ancora una volta, diventa il riflesso di un’evoluzione urbana prima ancora che estetica.
SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.
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I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA
Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.
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COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI
I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.
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COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA
Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.
Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.
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NOEMI GARIANO



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