Nel dibattito a Palazzo Lascaris sulla Torino-Lione, i consiglieri Andrea Fluttero, Angelo Luca Bona e Andrea Tronzano (Fi) hanno spiegato che “siamo da sempre favorevoli ai referendum. Rispetto però alla proposta di consultazione popolare del Presidente Chiamparino sulla TAV da

effettuarsi in contemporanea con le elezioni del 26 maggio, siamo perplessi sulla sua reale utilità. È di tutta evidenza che il ricorso alla consultazione popolare rischi di essere letto come strumentale alla prossima campagna elettorale, indebolendo un argomento invece strategico come quello della Tav. Se il M5s, da sempre contrario, vincerà le elezioni regionali i piemontesi dimostreranno di essere contrari all’opera””.

Si svolgerà lunedì 25 febbraio, dalle ore 14 alle ore 18, una maratona oratoria ininterrotta di fronte al Palazzo del Comune di Torino durante le fasi di discussione della delibera che potrebbe indire il referendum consultivo sul proseguimento dei lavori sulla linea alta velocità Torino-Lione (TAV)La danza dei due Mattei
Non si preoccupi il potenziale elettore pro Tav di Matteo Salvini. Un’ altra volta Giggino è stato preso in mezzo e con lui tutti i suoi. Il nostro Fregoli sta passando la settimana in Sardegna per la campagna elettorale. Lui è uno specialista in questo. Lo hanno sentito parlare in sardo. Molto di più che un dialetto. Una vera e propria lingua. Nell’Isola un voto per il 49% pentastellato . Ora l’ arrabbiatura dei pastori sardi è sotto gli occhi di tutti. Facile prevedere una vittoria leghista ed un ulteriore crollo dei pentastellati. Per un po’ varrà la legge secondo la quale tutto ciò che di negativo fa o non fa il governo è colpa di Giggino. Il meglio se lo prende il Matteo Fregoli. Strana questa nuova legge della politica italiana e torinese. Va in difficolta Giachino. In nome del Si tav aveva già tutto pronto. Lista civica nel centro destra e magari un assessorato ai Trasporti per lui. Il Capitano ( Salvini ) non perde tempo. Presto vinte le elezioni in Sardegna. Fatto alcuni comizi da Bolzano a Lampedusa e magari bloccato qualche bagnarola d emigranti avamposto in Italia dell’Isis si concentrerà anche sul Piemonte. Dategli un po’ di tempo è risolverà anche questo problema. Non può fare tutto lui. Ma volendo pensarci sempre e solo lui fa sapere che Cirio candidato di Forza Italia non esiste proprio. E
Berlusca ridotto (nei sondaggi) al 5 % può fare ben poco. Palese : è tornato alla grande . Mi sa che stavolta non è sufficiente. Come è tornato l’altro Matteo Nazionale. Il Toscanaccio. Renzi che alla cultura del Marchese del Grillo ha dato il suo contributo. Per l’ età e per qualche arresto di troppo un po’ emaciato ma sempre lui. Il vecchio e famoso proverbio “chi nasce tondo non muore quadrato” è sempre valido. Non arretra di un millimetro. Appunto è nella sua natura. E poi chi glielo fa fare? Un Pd in ritardo su tutto e tutti. Certi errori si pagano due volte. Renzi non demorde assolutamente e il libro al Lingotto è un’ occasione per dire: sono tornato. Con una certa classe indubbiamente. “No non mi candido alle Europee. Primo, non vi dico chi voterò alle primarie. Anzi ci ho ripensato ve lo dico. Voterò per Giachetti. Non farò un altro partito. Anzi, vi tengo sulle spine, si vedrà”. Mi sembra chiaro : anche lui rimanda tutto al dopo elezioni .
disgrazie del dopo sconfitta. Vediamo che cosa faranno i miei successori”. Insomma i due Mattei sono pienamente in campagna elettorale. Confronto a distanza. Magari per essere i Leader di due schieramenti opposti. Torino almeno per una volta crocevia di dispute non solo locali ma di respiro nazionale. Renzi lanciò da Torino la sua sfida per la rottamazione. E ora ci riprova. Anche per questo il Matteo Fregoli continua nel dormire sonni tranquilli. Renzi che presentando il suo libro non ha sciolto il dubbio sulla sua presenza ancora nel Pd. Così a distanza i due Mattei continuano nel loro confronto. Ed intanto i partiti non esistono più. Salvini che fa segretario e ministro in un colpo solo. Pd sull’ orlo di una crisi nervosa. E Casaleggio Junior vero Vate che come Kim Jong Ung ha ereditato dal Padre. Altro che congressi ed iscritti che pagano con i loro soldi la tessera. Lui i soldi li incassa. Per l’ esattezza 300 euro mensili da deputati e senatori per la sua piattaforma Rousseau. Berlusca appare un dilettante. Con l’apparizione di un ultimo sospetto: tre milioni di euro di finanziamento di Putin a Salvini per le Europee. Quel Salvini salvato dal voto taroccato sulla piattaforma Rousseau di proprietà di Casaleggio con il fattivo contributo dei parlamentari pentastellati eletti dal popolo italiano. Inquietante.Gazebo azzurro per incontrare i cittadini torinesi
“Anche questa volta abbiamo avuto possibilità di parlare con molti cittadini e spiegare le nostre ragioni”, commenta Andrea Tronzano, vicepresidente del gruppo regionale di Forza Italia che sabato ha allestito un gazebo in corso Racconigi per la raccolta firme su #ReginaMargherita #NOZtl e #NObolloauto.


Metro 2 e risparmi Tav
“Apprendo con soddisfazione che Mino Giachino, ‘a dicembre’, come tiene a sottolineare, ha avuto l’idea di finanziare la Metro2 di Torino con i risparmi della Tav. Me ne compiaccio e gli faccio molti complimenti. Ma devo purtroppo smentirlo, non ho copiato la sua idea. Anzi, non l’ho nemmeno avuta io, quell’idea. Se interessa, posso spiegare ancora la mia posizione: ho letto e sentito diverse volte il vicepremier Matteo Salvini – che in questo momento ha più potere decisionale di me e di Giachino – dire di voler risparmiare un miliardo dalla Tav e destinarlo alla realizzazione della seconda linea della Metro torinese. Forse lui avrà copiato l’idea da Giachino, non so, ma non mi pare troppo
rilevante. È invece rilevante che un vice primo ministro dica una cosa del genere. A questo punto, ribadisco, è dovere della politica torinese e piemontese cogliere la palla al balzo, perché qui si prospettano due vantaggi: sia la Tav, sia la seconda linea Metro, quanto mai necessaria per la città. Anche per questo ho preparato una mozione, che presenterò lunedì in Consiglio comunale, che impegni la Giunta a farsi parte attiva con il governo perché queste parole di Salvini diventino atti formali e non restino pie intenzioni”.
Roberto Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale di Torino
Suk e anarchici, esposto di FdI in procura
“L’odio e la violenza non fanno parte della politica. Siamo davvero indignati per le ennesime scritte vergognose apparse contro Matteo Salvini. Chi pensa di intimorirci e spaventarci ha sbagliato tutto. Siamo per il confronto, il dibattito, anche acceso, ma chi semina odio e non ha altri armi se non auspicare la morte deve essere isolato e punito con pene severe. Questa non è
opposizione politica ma semplicemente istigazione alla violenza che va stigmatizzata e combattuta da tutti, nessuno escluso”.
I capigruppo di Camera e Senato della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.
“L’odio e la violenza non fanno parte della politica. Siamo davvero indignati per le ennesime scritte vergognose apparse contro Matteo Salvini. Chi pensa di intimorirci e spaventarci ha sbagliato tutto. Siamo per il confronto, il dibattito, anche acceso, ma chi semina odio e non ha altri armi se non auspicare la morte deve essere isolato e punito con pene severe. Questa non è
opposizione politica ma semplicemente istigazione alla violenza che va stigmatizzata e combattuta da tutti, nessuno escluso”.
I capigruppo di Camera e Senato della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.
Il vicepresidente del gruppo regionale di Forza Italia, Andrea Tronzano, interviene sul continuo depauperamento dello scalo aeroportuale di Torino: “Nel comunicato congiunto di ANPAC e ANVAP del 20 febbraio 2019, su Blu Panorama, – commenta il consigliere – si legge della chiusura dei voli su Torino della compagnia
low cost. Questa pessima notizia va ad aggiungersi a Luxair, Turkish Airlines e Tarom che hanno già chiuso i loro voli su Torino e ai dati negativi dell’ultimo consuntivo diffuso da Assaeroporti nel 2018: un calo del 2,2% di passeggeri rispetto al 2017, in un anno in cui a livello nazionale, il mercato italiano è invece incrementato del 5,9%”. Tronzano
osserva inoltre che “L’aeroporto di Torino è stato superato da Cagliari, passando dal 13° al 14° posto nella graduatoria per traffico degli scali nazionali. Questo incide sul turismo in Regione, perché certo così i Piemontesi non possono partire, ma soprattutto i turisti non possono più arrivare nel principale aeroporto del Piemonte”. Questo significa secondo il consigliere azzurro “un calo per le nostre strutture ricettive, per i tassisti che da Caselle trasportano i turisti, ma anche per tutti gli altri servizi commerciali legati a questo business. Torino sta continuando a perderci, e con lei il resto del Piemonte”.Non sappiamo ancora quale sarà l’esito delle primarie del prossimo 3 marzo. Ma un dato politico e’già acquisito, a prescindere dal voto nei gazebo.
E cioè, il Pd si avvia a diventare inesorabilmente il nuovo Pds. Come ovvio, in forma 2.0, come si suol dire, ma la sostanza resta quella al di là delle chiacchiere di Zingaretti e compagni sulla natura inclusiva, aperta e democratica del partito. Parole al vento – che ovviamente devono essere pronunciate per un rito protocollare e burocratico – che non nascondono la vera, unica ed esclusiva “mission” del futuro Pds: ovvero, un partito che deve riscoprire il pensiero, la cultura e la tradizione della sinistra italiana. Cioè, appunto, un Pds adeguato alla stagione che stiamo vivendo. E sin qui e’ tutto chiaro anche se, con ipocrisia e varie furbizie, si continua a sostenere il contrario per ragioni di consenso e di tattica politica edelettorale.

Ora, se il Pd diventera’ nell’arco di pochissimo tempo il nuovo Pds, sul fronte dell’ex centro destra il
partito di Forza Italia è destinato, altrettanto rapidamente, a diventare un semplice gregario della
corazzata leghista. Un partito che, anche se comprensibilmente lo negherà sino alla fine, si
trasformerà oggettivamente in un luogo politico residuale e marginale, utile per ottenere qualche
seggio alla memoria e nulla più. È noto a tutti, infatti, che per motivi politici, progettuali ed
anagrafici, il destino di Forza Italia e’ segnato. Sia per la sua struttura politica ed organizzativa
concreta e sia per il suo profilo culturale.
Se, dunque, il Pd cambia la sua ragione sociale e Forza Italia diventa un banale gregario del
futuro polo sovranista e di centro destra, e’ sempre più urgente avanzare la proposta di un
soggetto di centro. Riformista, democratico, plurale e di governo. Una formazione politica che
quasi si impone e che non può essere confusa con le preannunciate ammucchiate di Calenda o
con i vari “fronti repubblicani” di cui si blatera in questi ultimi mesi.

No, serve un centro – che poi, com’è altrettanto ovvio, coltiverà sino in fondo la “cultura delle
alleanze” respingendo la ridicola e stramba vocazione maggioritaria di veltroniana e renziana
memoria – che sappia rideclinare concretamente una cultura e una politica di centro. Un progetto e
una sfida politica che si sostanzia in alcuni punti fermi: e cioè, cultura di governo; autorevolezza
della classe dirigente; rifiuto della radicalizzazione dello scontro politico; riconoscimento e
valorizzazione del pluralismo politico, sociale e culturale; rispetto delle istituzioni; radicamento
sociale e territoriale e, in ultimo, capacità di comporre gli interessi in un progetto politico di governo
senza derive autoritarie e antidemocratiche.
È persin ovvio che un progetto politico del genere richiede la presenza politica e culturale dei
cattolici democratici e popolari. Non un partito confessionale o, peggio ancora, clericale o
identitario. No, la politica di centro e la cultura di centro non possono e non debbono essere
appannaggio esclusivo di una sola tradizione culturale. L’esperienza della Dc e’ ormai alle nostre
spalle e non è più riproponibile. Ma, al di là della formula organizzativa, quello che conta e che
oggi serve e’ la riproposizione di una “politica di centro” che sappia affrontare e risolvere in chiave
democratica e riformista i problemi che attraversano la nostra società e che non possono avere
risposte sempre e solo demagogiche, improvvisate, superficiali e approssimative. È arrivato il
momento che la politica – in attesa che anche il vento leghista, dopo quello renziano e grillino,
smetta di soffiare in modo così impetuoso e violento – ritorni protagonista facendo ricorso anche
alla autorevolezza della sua classe dirigente. Ed è proprio su questo versante che la cultura e la
tradizione cattolico democratica e popolare possono dare un contributo decisivo e di qualità. Non
in chiave identitaria ma aperta, plurale ed inclusiva.
In sintesi, e’ il cosiddetto “lodo Panebianco”. Ovvero, il recente invito dalle colonne del “Corriere
della Sera” del politologo bolognese che auspica la formazione di un “partito di centro” dopo la
sbornia demagogica e populista degli ultimi anni. Una formazione che prendera’ quota dopo il voto
per il rinnovo del Parlamento Europeo e che non potrà essere relegata ad un fatto meramente
politologico o deciso a tavolino. Un soggetto plurale, inclusivo e non identitario come giustamente
ha scritto recentemente l’autorevole editorialista del Corriere. Ma un soggetto che si rende
necessario per la qualità della nostra democrazia e per la salute delle nostre istituzioni
democratiche. Una prospettiva politica che cancella anche le riserve, o le invenzioni, inerenti un
fantomatico “partito dei cattolici” o ancora più goffo “partito dei vescovi”. Perche’ un partito di
centro e una cultura di centro non possono fare a meno della tradizione e del filone cattolico
democratico e popolare ma non si esaurisce in quel filone e in quella tradizione.
Un progetto politico che ormai non può più tardare. Al di là del Pd/Pds, di Forza Italia, della Lega
salviniana e dei vari gruppuscoli che albergano nella variegata e composita area cattolica italiana.


