Torino: rapine violente per strappare collane d’oro, quattro ventenni arrestati della Polizia

Contestate tre violente rapine

La Polizia di Stato ha concluso nei giorni scorsi un’indagine, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti dei componenti di una banda, ritenuta responsabile di tre violente rapine e di aver seminato paura negli ultimi mesi tra il centro e le zone della movida torinese, con quattro persone tratte in arresto.

In particolare, il personale della Sezione “Falchi” della Squadra Mobile di Torino, nei giorni scorsi ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino, a carico di due cittadini di nazionalità egiziana, ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di violente rapine commesse nel capoluogo piemontese.

Un terzo provvedimento cautelare è stato notificato ad un altro cittadino egiziano, il “leader” della banda, già detenuto in carcere per fatti analoghi.

L’operazione rappresenta l’atto conclusivo di un’articolata attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile sotto il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica, che precedentemente aveva già portato all’esecuzione di ulteriori custodie cautelari in carcere nei confronti dei giovani individuati come componenti del gruppo criminale responsabile delle aggressioni.

Le indagini hanno consentito di ricostruire tre distinti episodi di rapina, due dei quali commessi all’interno del giardino “Sambuy” ed il terzo nei pressi del Parco del Valentino, accomunati da un modus operandi particolarmente aggressivo. Infatti, le vittime venivano avvicinate in strada e colte di sorpresa: i rapinatori, agendo in gruppo, utilizzavano coltelli per minacciare e intimidire e spray urticanti per accecare temporaneamente le persone aggredite, così da impedire qualsiasi reazione e assicurarsi la fuga dopo aver strappato dal collo dei malcapitati, le collane d’oro che indossavano.

Determinante, ai fini dell’identificazione degli autori, è stato il lavoro investigativo svolto dalla Squadra Mobile che, attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, i riconoscimenti fotografici e una costante attività di riscontro sul territorio, è riuscita a ricostruire la composizione del gruppo e i ruoli dei singoli partecipanti nei diversi episodi.

Durante le indagini, è inoltre emerso come alcuni dei giovani indagati fossero particolarmente attivi sui social network, piattaforme sulle quali non di rado ostentavano atteggiamenti di sfida e di esibizione delle proprie “imprese” criminali.

Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito di chiudere definitivamente il cerchio su un gruppo di giovani responsabili di gravi azioni predatorie che avevano destato forte allarme sociale, assicurando alla giustizia tutti i soggetti ritenuti coinvolti nei fatti. Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva. Tuttavia, gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati ritenuti, dall’Autorità Giudiziaria procedente, sufficienti a costituire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei cittadini egiziani, destinatari del provvedimento restrittivo.

 

 

Il Collegio Einaudi accende il futuro di 59 studenti

Un sostegno concreto a supporto degli studenti universitari meritevoli nel loro percorso formativo e, allo stesso tempo, un riconoscimento di prestigio per i giovani che si sono maggiormente distinti nell’anno 2025.

Il Collegio Universitario Einaudi ha consegnato questa mattina, presso il Salone d’onore della Fondazione CRT, alla presenza della Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi, 46 premi di studio a 46 studenti e studentesse iscritti al Politecnico e dall’Università degli Studi di Torino per un totale di 40.500 euro.

Ai premi di studio si sono affiancati 8 posti di studio gratuiti (per un valore complessivo di € 63.000), che permettono a studenti meritevoli, in condizioni economiche svantaggiate, di vivere l’esperienza di vita in Collegio senza oneri. Quattro di essi sono stati resi possibili grazie a un contributo di 31 mila euro da parte di Fondazione CRT per l’anno 2025, 2 sono stati assegnati grazie alla rendita di due lasciti testamentari di ex collegiali e 2 sono il risultato di una campagna di raccolta fondi rivolta agli ex collegiali del Collegio in occasione del 90° anniversario del Collegio celebrato lo scorso anno.

A questi si aggiungono 5 premi di laurea, per un totale di € 7.000, anche questi resi possibili grazie a donazioni in memoria e lasciti, di cui tre per lauree triennali in Ingegneria e tre per magistrali in Medicina e affini.

I vincitori dei premi di studio sono stati individuati nell’ambito di tre distinte graduatorie di merito, una per gli studenti iscritti al Politecnico, una dedicata agli studenti di Area umanistica dell’Università degli Studi e una terza per gli studenti di Area Scientifica sempre dell’Università, e sulla base di un algoritmo, che tiene in considerazione la media esami e il numero di crediti ottenuti nel corso dell’anno e il grado di partecipazione alla vita di comunità del Collegio.

Le ragazze e i ragazzi vincitori hanno raggiunto nell’ultimo anno accademico una media esami pari a 29/30 e hanno così ottenuto premi con importi differenti, da 2.500, 1.000 e 500 euro.

Una cifra importante, frutto delle donazioni provenienti dai sostenitori del Collegio e da contributi di enti e associazioni, tra cui lo Studio Torta, Società SIAT e il Rotary Club Torino 1958, in risposta alla campagna di raccolta fondi Accendi il futuro, creata con la finalità di sostenere i migliori talenti meritevoli durante gli anni di formazione universitaria.

Nata in occasione dell’a.a. 2015/16, questa iniziativa promossa dal Collegio Einaudi giunge oggi alla 10^ edizione, con un’erogazione complessiva di 558 Premi di Studio, per un totale complessivo di 531 mila euro consegnati ai giovani e alle loro famiglie.

L’assegnazione di borse di studio è una delle numerose attività portate avanti dal Collegio, che offre ai propri allievi strumenti solidi per portare a termine una formazione universitaria di alta qualità e in tempi brevi, in un contesto culturalmente stimolante.

Allo stesso tempo, garantisce un aiuto concreto per sollevare le famiglie dal peso di mantenere un figlio fuori sede, permettendo ai giovani promettenti di realizzare i propri sogni e impostare una carriera che potrà avere nel Collegio e nella Città di Torino un futuro ricco di opportunità.

“Garantire ai giovani la possibilità di studiare e sviluppare i propri talenti è uno degli investimenti più importanti per il futuro della nostra società. Per questo la Fondazione CRT sostiene da sempre iniziative dedicate alla formazione e al diritto allo studio – afferma la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi –. Il supporto ai posti di studio gratuiti e agevolati del Collegio Einaudi va proprio in questa direzione: rendere sempre più inclusivo l’accesso a una formazione di qualità, abbattendo le barriere economiche e permettendo ai ragazzi meritevoli di esprimere appieno il proprio potenziale in un contesto che favorisce crescita, confronto e senso di comunità”.

“Desidero ringraziare tutti i privati e gli enti che con la loro generosità hanno permesso anche quest’anno di gratificare con i premi di studio le studentesse e gli studenti meritevoli – Ha commentato Paolo Enrico Camurati, Presidente della Fondazione Collegio Universitario Einaudi – Credere nei giovani, creare opportunità reali per loro, sostenere lo sviluppo del sapere e rendere la conoscenza sempre più accessibile è una missione per il Collegio Einaudi ed è ciò che ci permetterà di migliorare la società in cui viviamo. Attraverso lo studio, la ricerca e la formazione saremo in grado di rispondere alle grandi domande del nostro tempo, mettendo a disposizione della comunità i migliori talenti e le migliori soluzioni”. 

Aggredita e rapinata da coetanei: 18enne ferita nella notte

Nella notte del 7 marzo, in via Santa Giulia, una ragazza di 18 anni è stata aggredita e derubata da un gruppo di coetanee. La giovane era stata attirata sul posto con un messaggio WhatsApp da un’amica, ma all’incontro si sono presentati anche altri quattro ragazzi, già conosciuti dalla vittima, ora indagati.

Secondo le ricostruzioni, il gruppo avrebbe prima insultato la 18enne, per poi colpirla con calci e pugni, immobilizzandola e sottraendole borsetta, collana e orecchini. L’aggressione, avvenuta intorno all’una di notte, si è consumata in pochi minuti.

La vittima si è poi recata in ospedale, dove le sono state diagnosticate lesioni guaribili in dieci giorni.

Sulla scia di una gondola, veneti a Chieri

All’ingresso di Chieri, arrivando da Riva, un monumento a forma di gondola saluta i veneti del chierese. L’hanno eretto loro per ricordare la storia secolare dell’emigrazione dei veneti in quest’angolo del Piemonte. L’hanno chiamato “Sogno”, un sogno diventato realtà. Un’epopea che nasce all’inizio del Novecento, un lungo libro da sfogliare, pagina dopo pagina. Si parte e si lascia la terra natia poco più che bambini. Uno zaino in spalla con lo stretto necessario, due soldi in tasca e tanta voglia di partire alla ricerca di un lavoro, anche a costo di lasciare la famiglia per molto tempo. Verso luoghi lontani, in treno, su un camion, in bici. Accade così che negli anni Venti del secolo scorso decine di ragazzini, tra i 10 e i 15 anni, lasciano la campagna veneta tra Vicenza, Padova e Rovigo, attraversano la Pianura Padana e si trasferiscono nel chierese per lavorare nei campi, a mietere il grano con la falce, nelle stalle, nei pascoli, nei cantieri, almeno per qualche mese. Va tutto bene, tornano a casa e raccontano che a Chieri c’è lavoro. Era l’ardita avanguardia di un folto gruppo di migranti che tra gli anni Trenta e Quaranta si trasferirono con tutta la famiglia nelle cascine del chierese. Fu un vero e proprio esodo dal Veneto al Piemonte. La crisi agricola, la povertà dei campi, le campagne troppo popolate e le scarse opportunità nell’industria spinse molte famiglie venete a nord-ovest per trovare un’occupazione contribuendo alla crescita economica del territorio. Ma perché proprio nel chierese? Il territorio offriva la possibilità di lavorare nel tessile, già molto sviluppato nella zona, storicamente un vanto del chierese, un motore economico per secoli, e nelle attività manifatturiere e artigianali oltreché nell’edilizia. E così, nella città alle porte di Torino nacque la comunità veneta del chierese e oggi, su 36000 abitanti ben 12000 sono discendenti di veneti. Il libro “Sulla scia di una gondola”, di Adelino Mattarello, editrice il Punto, fresco di stampa, presentato alla biblioteca civica Francone a Chieri, ripercorre questa lunga vicenda. È una raccolta di biografie, aneddoti, racconti, 300 fotografie e mille curiosità sulla vita quotidiana, religiosa e associativa dei numerosi veneti che per necessità hanno dovuto lasciare la propria terra per ricominciare a vivere in altri luoghi. Un libro ricco di testimonianze, come quella di Mirto Bersani, direttore del Corriere di Chieri, con bisnonno padovano, che racconta la storia della migrazione dei veneti che iniziò cent’anni fa con quei ragazzi veneti mandati a lavorare nei campi del chierese. Lo stesso autore del libro, Mattarello, è nato ad Adria (Rovigo) e negli anni Sessanta si è trasferito a Chieri dove già si trovavano i cugini.
Un cammino di integrazione certamente lungo e duro ma anche entusiasmante da parte di migliaia di persone che non hanno mai dimenticato il paese natale e che attraverso l’Associazione Veneti si mantengono in contatto con la terra d’origine. I primi decenni nel chierese non furono affatto facili, c’era molta diffidenza verso i nuovi arrivati, considerati perfino ladri di lavoro. Fu una migrazione a tappe: la seconda generazione trovò lavoro nelle fabbriche e nel tessile, poi la tragica alluvione del Polesine nel 1951 spinse tanti altri veneti a trasferirsi nel torinese. Una migrazione che col tempo ebbe anche risvolti politici e amministrativi con l’elezione nel 1969 del primo sindaco veneto di Chieri, il padovano Egidio Olia. Il padre dell’attuale sindaco è veneto.
                                                                                           Filippo Re

Pasqua senza cantieri: il Piemonte coordina gli interventi per ridurre i disagi sulle autostrade

In vista dei ponti primaverili – da Pasqua alla Festa della Liberazione, fino al Primo maggio e al 2 giugno – in Piemonte si punta a una significativa riduzione dei cantieri autostradali per migliorare la viabilità e limitare i disagi agli utenti.

È questo l’obiettivo emerso dal tavolo di coordinamento promosso dalla Regione Piemonte e convocato dall’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Marco Gabusi, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le società concessionarie. L’iniziativa mira a garantire una maggiore fluidità del traffico lungo l’intera rete autostradale regionale.

La strategia condivisa prevede una pianificazione più attenta degli interventi di manutenzione e ammodernamento, con la rimodulazione o la sospensione dei cantieri nei periodi di maggiore afflusso. L’obiettivo è contenere i disagi per cittadini, lavoratori e turisti che attraverseranno il Piemonte nelle prossime settimane.

Durante l’incontro sono stati esaminati nel dettaglio i lavori previsti sulle diverse tratte, con aggiornamenti puntuali sulla programmazione e sulle misure organizzative adottate per migliorare la gestione dei flussi di traffico.

Rispetto allo scorso anno, il quadro appare in netto miglioramento. Sull’A6 Torino-Savona, una delle arterie più interessate dagli interventi, i chilometri di cantieri sono stati dimezzati. I lavori in corso proseguiranno fino alla fine dell’anno e alla primavera successiva: su 50 ponti, gli adeguamenti sono già stati completati, mentre su altri 16 proseguono le lavorazioni, con l’obiettivo di concluderne 13 entro fine anno. Nel tratto piemontese restano due soli cantieri non rimovibili, tra Mondovì e Niella Tanaro e tra Ceva e Millesimo in direzione Savona, che saranno riorganizzati per garantire due corsie per senso di marcia nei fine settimana e nei periodi di maggiore traffico. Nella tratta ligure i cantieri non rimovibili sono invece quattro.

A partire dal 1° aprile, durante i ponti e nei fine settimana primaverili ed estivi, sarà comunque assicurata la presenza di due corsie nella direzione di traffico prevalente, dalle 14 del venerdì fino alle 12 del lunedì. Per la prima volta dopo sei anni, già dalle festività pasquali sarà possibile percorrere l’intera tratta Torino-Savona con due corsie disponibili nella direzione principale.

Sulla A32 Torino-Bardonecchia, il piano di Sitaf prevede interventi mirati soprattutto al miglioramento della sicurezza delle gallerie, in continuità con l’adeguamento alle normative europee. I lavori riguardano cinque delle sette gallerie superiori ai 500 metri e sono programmati settimana per settimana per ridurre l’impatto sulla circolazione. Nei periodi di maggiore traffico è prevista la riduzione o la sospensione dei cantieri, mentre dopo Pasqua saranno attivati nuovi interventi su alcuni viadotti, con l’obiettivo di garantire, ove possibile, due corsie nel senso di marcia prevalente.

Sulle tratte A26 e A7, gestite da Autostrade per l’Italia, sono in corso lavori strutturali su viadotti, giunti e barriere di sicurezza. Sulla A26 gli interventi principali interessano il tratto tra Baveno e Carpugnino, mentre sulla A7 riguardano le aree di Vignole Borbera, Isola del Cantone e Serravalle Scrivia. La programmazione è stata definita per mantenere sempre due corsie per senso di marcia e per alleggerire progressivamente i cantieri nella direzione di traffico prevalente a partire da luglio, così da accompagnare i flussi estivi.

Sulla A4 Torino-Milano, gli interventi riguardano principalmente manutenzioni e aggiornamenti tecnologici, con cantieri mobili e progressivi di breve estensione. Anche in questo caso, durante il giorno saranno garantite almeno due corsie di marcia, riducendo al minimo l’impatto su una delle principali direttrici regionali.

Sulle altre tratte principali – dalla A5 Ivrea-Quincinetto alla A21 Torino-Piacenza fino alla A7 Milano-Serravalle – non sono previsti, in questa fase, cantieri particolarmente impattanti, consentendo una circolazione più scorrevole.

«Il lavoro di coordinamento con il Ministero e con le società concessionarie – sottolinea l’assessore Marco Gabusi – sta dando risultati concreti. L’obiettivo è ridurre al minimo i disagi nei periodi di maggiore traffico e arrivare ai mesi estivi con una rete autostradale il più possibile libera da cantieri, garantendo al tempo stesso la sicurezza e la manutenzione delle infrastrutture».

Scontro letale all’incrocio tra l’ex statale 590: morto conducente

Incidente mortale tra due auto all’incrocio: muore un conducente. È successo nella prima mattinata di ieri a San Sebastiano da Po, tra l’ex statale 590 e via Abate. Nell’impatto sono rimaste coinvolte una Toyota Corolla e una Mercedes Classe A, che stava viaggiando in direzione Cavagnolo.

Sul colpo ha perso la vita il conducente della prima vettura, un 82enne residente a Verolengo. I sanitari del 118 Azienda Zero sono intervenuti sul posto e hanno trasportato all’ospedale di Chivasso il conducente del secondo mezzo, un 32enne anch’egli di Verolengo: le sue condizioni non destano preoccupazione.

Presenti anche i carabinieri della Compagnia di Chivasso, che hanno disposto il senso unico alternato con ripercussioni sul traffico locale, accentuate dalla fascia di punta. Sono accorsi anche i vigili del fuoco del distaccamento di Torino Stura per mettere in sicurezza i veicoli.
Dai primi rilievi, la precedenza spettava alla Mercedes secondo la segnaletica, ma resta da accertare la velocità del mezzo.

VI.G

Torino-Lione: insediato il Comitato di supporto Avigliana-Orbassano

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Si è insediato  il Comitato di Supporto alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione – tratta nazionale Avigliana-Orbassano. La prima seduta, dedicata all’indizione e al coordinamento delle attività, si è svolta al Grattacielo della Regione Piemonte, alla presenza dei tecnici regionali, dei rappresentanti di RFI, dei sindaci e degli amministratori dei territori coinvolti dall’opera. Un momento di confronto operativo che segna l’avvio di un percorso strutturato di accompagnamento e condivisione con gli enti locali, con l’obiettivo di garantire un avanzamento efficace e coordinato dei lavori sulla tratta nazionale.

Il Comitato avrà il compito di favorire il dialogo tra istituzioni e territorio, monitorare lo stato di attuazione degli interventi e affrontare in modo puntuale le criticità che potranno emergere nelle diverse fasi di realizzazione dell’infrastruttura.

Nel corso dell’incontro, accogliendo le richieste emerse da parte di alcuni sindaci, è stata inoltre condivisa la volontà di attivare specifici tavoli tematici dedicati alle esigenze dei territori. I tavoli approfondiranno in modo mirato le principali tematiche connesse all’opera, tra cui agricoltura, industria, sostenibilità ambientale, questioni legate al sistema delle imprese e alla viabilità, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e condivise.

“La costituzione del Comitato rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare il raccordo tra i livelli istituzionali e assicurare un confronto costante con i territori interessati – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture Strategiche, Enrico Bussalino –. La Torino-Lione è un’opera strategica per il Piemonte e per l’intero sistema logistico del Nord-Ovest: significa maggiore competitività, nuove opportunità di sviluppo e un sistema di trasporti più moderno e sostenibile. Per questo, oltre al lavoro del Comitato, attiveremo tavoli tematici specifici per affrontare nel dettaglio le esigenze dei territori, garantendo ascolto e soluzioni concrete per accompagnare la realizzazione dell’opera in modo efficace, trasparente e attento alle esigenze delle comunità locali”.

Torino cambia pelle: il nuovo Piano Regolatore tra visione urbana e fase di transizione

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Torino si prepara a riscrivere il proprio futuro urbano. Dopo oltre trent’anni, il nuovo Piano Regolatore Generale entra nella fase decisiva del suo iter, segnando un passaggio storico per la città.

Non si tratta semplicemente di un aggiornamento tecnico, ma di una vera e propria evoluzione culturale: un cambio di paradigma nel modo di progettare, vivere e trasformare lo spazio urbano.

Eppure, accanto alla visione, si apre oggi una fase più delicata, meno raccontata ma estremamente concreta: quella della transizione.

Il nuovo PRG nasce per rispondere a sfide che negli anni ’90 non esistevano: una città non più in crescita, ma stabile e in trasformazione; un’economia plurale, fatta di servizi, innovazione, cultura e turismo; una forte pressione ambientale legata al cambiamento climatico ed una maggiore attenzione alle disuguaglianze tra quartieri.

Per questo, il Piano si struttura attorno a tre grandi visioni: Torino come città dell’innovazione, Torino città del welfare e della prossimità ed una Torino città ecosistema. Insomma, Una nuova idea di città.

Queste tre direttrici puntano a rendere la città più accessibile, inclusiva e sostenibile per crescere meglio, non di più.

Il principio che guida il nuovo Piano, infatti, è chiaro: non espandere, ma trasformare.

Le nuove volumetrie saranno possibili, ma legate a un ritorno per la collettività: verde urbano, servizi e spazi pubblici.

È un modello più evoluto, in cui lo sviluppo privato contribuisce attivamente alla qualità urbana.

La città della mobilità e dei quartieri

Lo sviluppo si concentrerà nelle aree meglio collegate dalla metropolitana, dal passante ferroviario e quindi dalle principali direttrici urbane.

Allo stesso tempo, il Piano restituisce centralità ai quartieri, superando la logica centro-periferia e lavorando su una città fatta di identità locali, differenze e potenzialità.

Rigenerazione urbana e flessibilità

Il cuore del nuovo PRG è la rigenerazione con il recupero delle aree dismesse prediligendo la trasformazione degli spazi industriali e la riattivazione dei vuoti urbani.

A questo si aggiunge un elemento chiave: maggiore flessibilità nelle destinazioni d’uso.

Siamo però giunti alla fase più delicata: il tempo della transizione

Accanto a questa visione, si apre infatti una fase estremamente sensibile.

Con l’adozione del Piano preliminare entrano in vigore le cosiddette misure di salvaguardia: un meccanismo tecnico che impone alle nuove pratiche edilizie di essere conformi sia al piano vigente sia a quello in corso di approvazione.

Questo passaggio, necessario per evitare trasformazioni incoerenti, introduce inevitabilmente una fase di incertezza. Le pratiche già approvate proseguono, ma tutte quelle in istruttoria, non ancora autorizzate o basate su previsioni del vecchio piano possono subire rallentamenti, richieste di adeguamento o, in alcuni casi, sospensioni.

Il rischio di un “limbo urbanistico”

È in questo spazio intermedio che si crea quello che potremmo definire un limbo attuativo.

Un tempo sospeso in cui le regole stanno cambiando e le decisioni diventano più caute

Facendo sì che gli investimenti richiedono maggiore attenzione.

Le stesse associazioni di categoria hanno già evidenziato alcune criticità:

•aumento dei costi

•incertezza sulle bonifiche

•difficoltà nei cambi di destinazione d’uso

•rallentamenti nei permessi

Il rischio, se non gestito con strumenti adeguati, è quello di generare un temporaneo blocco del mercato.

Una sfida per il sistema pubblico

Dal dibattito emerge una consapevolezza condivisa: questa fase dovrà essere accompagnata con attenzione. Sarà fondamentale introdurre delle norme transitorie chiare, procedure più snelle e leggibili e strumenti di dialogo tra pubblico e privato.

Perché una città non si trasforma solo con le regole, ma con la capacità di renderle applicabili.

Un momento critico… ma anche strategico. Ogni fase di cambiamento porta con sé una doppia lettura. Da un lato incertezza, rallentamenti e possibile complessità; dall’altro: nuove opportunità, margini di negoziazione e possibilità di anticipare il mercato con intelligenza.

Per chi opera nel settore immobiliare, questo è un momento che richiede non solo competenza tecnica, ma soprattutto capacità di lettura e visione.

Abitare il cambiamento

Il nuovo Piano Regolatore non è solo uno strumento urbanistico.

È una lente attraverso cui leggere il futuro della città.

E oggi, più che mai, abitare significa scegliere non solo uno spazio, ma un contesto, una direzione, un modo di vivere.

In questa fase di transizione, la differenza non la farà chi si limita a seguire il mercato, ma chi saprà interpretarlo.

Perché è proprio nei momenti di passaggio che si costruiscono le città di domani.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Già a fine marzo Torino vivace centro della ricerca artistica

In attesa della grande Expo Internazionale a maggio
Siamo ancora parecchio lontani, tutto si svolgerà dal 25 al 30 maggio con esposizioni
visitabili sino al prossimo 6 giugno, ma è bello anticipare il tutto ai giorni prossimi che
vedranno un ricco programma di sette anteprime in vari luoghi della città con la
presenza di studenti, artisti e ricercatori. Arriverà ARWE – Art Researche World Expo
Turin 2026, grande manifestazione internazionale dedicata alla ricerca artistica
contemporanea, curata da Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina. Sottolinea
Bitonti: “Il concetto di ricerca e creazione è fondamentale, perché l’arte – in tutte le
sue forme, dalla poesia al cinema, dalle arti visive a quelle perfomative – contiene
sempre un elemento profetico. L’arte ha la capacità di anticipare il futuro. Per questo è
importante avvicinare il pubblico, il più ampio possibile, alle opere contemporanee e,
più in generale, all’arte in tutte le sue declinazioni. L’arte non solo offre stimoli e
suggestioni ma ci invita a immaginare nuovi orizzonti e possibili scenari per la nostra
vita e per il futuro della società.” Momenti importanti che vedranno sicuramente la
folta partecipazione del pubblico e che potranno coinvolgere i principali poli culturali
della città, dalle Residenze Reali Sabaude (Villa della Regina e Palazzo Carignano) alla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Fondazione Amendola, dalla Fondazione
Accorsi-Ometto alle Gallerie d’Italia, dal Museo Egizio a Camera Centro Italiano per la
fotografia.
Qualche progetto attende ancora una conferma definitiva, poche presenze sono in
forse guardando alla situazione che attraversa il momento attuale per quanto riguarda
le presenze e gli arrivi dei tanti nomi di prestigio chiamati a partecipare, ma tutto
sembra essersi aggiustato senza troppi patemi d’animo. Mostre, performance,
proiezioni, spettacoli teatrali e di danza, fashion show e conferenze e momenti di
networking – provenienti da trenta paesi – in quello che è l’evento conclusivo del
progetto INAR – Italian Network of Artistic Research, nato su un bando PNNR del MUR
dedicato alla internazionalizzazione, alla valorizzazione e alla promozione dei percorsi
di ricerca artistica sviluppati nelle istituzioni italiane e rivolto a favorire la più
approfondita cooperazione culturale. Non soltanto i progetti promossi dall’Albertina,
bensì le opere delle numerose istituzioni straniere, dei dottorandi e il lavoro
complessivo delle Accademie italiane esposto al Padiglione Italia di Expo Osaka 2025.
Una giuria internazionale consegnerà gli Albertina Academy Awards for Art Research,
mentre i cataloghi, le varie pubblicazioni, un sito e una rivista online saranno il
documento del percorso completo della manifestazione.
Per questo primo “antipasto” si è inaugurato nei giorni scorsi “In Between Places You
Can Find Me” negli spazi del Pav, mostra curata da Franko B, ovvero una selezione di
artiste e artisti dell’Accademia impegnati in una ricerca che esplora le relazioni tra
umano e non umano, interrogando il rapporto tra arte, ecologia e società. Come, oltre
ai workshop, si ha la presentazione del volume antologico “R-ESISTENZE” che
raccoglie testimonianze di studiosi e ricercatori italiani e internazionali sul tema “Save
the World – Connecting Cultures”, il progetto “Filo Rosso” (22 marzo), arte pubblica e
performance partecipata che s’inserisce nel percorso di rigenerazione urbana “Arte in
Transito”, ben 22 grandi pannelli di 3×3 metri lungo il muro ferroviario di Borgo San
Secondo, la realizzazione è di 60 studenti della Scuola di Decorazione dell’Albertina
guidati dal duo artistico YizhongArt; come “L’arte del Kathakali” che dovrebbe farci
entusiasmare da questa antica forma di teatro-danza che trova le proprie origini nel
Kerala, nel sud dell’India (sino al 21 marzo), come “Viral/Vocal/Virtual” (il 28 presso
l’Unione Cuturale Franco Antonicelli), una giornata dedicata alla sperimentazione tra
voce, narrazione e arti multimediali.
e. rb.
Nelle immagini: Salvo Bitonti, Direttore dell’Accademia Albertina; Evento “Filo Rosso”;
Evento “In Between Places You Can Find Me”.

Sausage Walk Italia, la passeggiata di bassotti più lunga del Paese

Torino sarà attraversata domenica 29 marzo prossimo da una lunga e simpatica “carica di zampe corte”. Torna, infatti, la Sausage Walk Italia, la passeggiata collettiva dedicata ai bassotti che quest’anno coinvolgerà contemporaneamente 35 città italiane, giungendo al Canton Ticino.

L’evento, giunto all’ottava edizione, rappresenta uno dei momenti più attesi dalla community dei bassottisti italiani, capace di trasformare un legame nato sui social in un’occasione reale di incontro, convivialità e condivisione. Anche Torino sarà protagonista di questa invasione pacifica, con un percorso che attraverserà le aree più suggestive della città e si concluderà con la tradizionale foto di gruppo. Oltre all’aspetto ludico, la manifestazione mantiene un importante valore solidale: charity partner ufficiale è l’associazione Bassotti e POI PIÙ – ODV, impegnata nel recupero e nell’assistenza dei bassotti in difficoltà.

Nata come iniziativa spontanea della community dei bassottisti italiani, la Sausage Walk è oggi la passeggiata dei bassotti più lunga del Paese, un appuntamento che, anno dopo anno, ha trasformato le community digitali in una festosa realtà fatta di zampette veloci, code scodinzolanti e abbaiati gioiosi, capace di riunire tutti gli appassionati di una delle razze canine più amate.

L’edizione 2026 segna un record di partecipazione, con raduni organizzati in 35 località distribuite tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre al Canton Ticino. Sono sempre di più i Comuni intenti a patrocinare l’iniziativa, riconoscendone il valore sociale e aggregativo. In ogni città l’evento è coordinato da un Alfiere SWI, che individua il punto di ritrovo e organizza un percorso sicuro con pochi attraversamenti e approvato dalle autorità locali. Durante la passeggiata sarà necessario attenersi alle regole della strada e ai regolamenti comunali vigenti. L’invasione pacifica sotto l’ombra della Mole vedrà impegnati gli Alfieri locali Giorgia Malavasi, Alessandra Settanni e Glenda Mira. Oltre all’aspetto ludico, la Sausage Walk Italia mantiene anche un forte aspetto solidale con il charity partner ufficiale, rappresentato da Bassotti…e POI PIÙ – ODV.

I partecipanti potranno sostenere le attività dell’associazione acquistando l’esclusivo kit SWI, che include articoli dedicati ai piccoli partecipanti e l’iconico “papillon” da collezione, che cambia ogni anno ed è diventato un simbolo per tutti i bassottisti.

Partecipazione  libera e gratuita

Domenica 29 marzo – viale Mattioli 39, Torino ore 10.30 – partenza ore 11.

Info: mb@sausagewalkitalia.it

Mara Martellotta