POLITICA- Pagina 562

DE RUGGIERO INCONTRA I SINDACI DI ORBASSANO E BEINASCO

I tre Comuni uniti per cogliere nuove opportunità di sviluppo Rivalta di Torino, 14.07.17 Si è svolto mercoledì 12 luglio all’interno del Parco del Castello l’incontro tra il neo Sindaco di Rivalta Nicola de Ruggiero e i Primi Cittadini di Orbassano e Beinasco, Eugenio Gambetta e Maurizio Piazza

Si tratta del primo di una serie di appuntamenti che il Sindaco di Rivalta ha in animo di svolgere nel corso delle prossime settimane per allacciare relazioni e contatti con le principali realtà amministrative, economiche e sociali. L’impegno assunto dai tre Sindaci è quello di fare squadra sui principali problemi che coinvolgono il territorio da loro amministrato e sulle opportunità di sviluppo che l’area sud di Torino deve ricercare congiuntamente. Non è più tempo di individualismi e fughe solitarie. L’esperienza di questi anni ha dimostrato che solo lavorando insieme è possibile raggiungere risultati concreti. Il primo obiettivo è migliorare la viabilità di via San Luigi. Un impegno che Nicola de Ruggiero ha assunto in campagna elettorale e che diventa il primo banco di prova di un lavoro comune. Sia Gambetta che Piazza hanno convenuto sull’urgenza di coinvolgere al più presto la Città Metropolitana affinché intervenga per ripristinare e ampliare l’illuminazione e migliori la sicurezza di una strada che è la porta di accesso all’Ospedale San Luigi. I Sindaci hanno infine convenuto che occorrerà prestare la massima attenzione affinché la realizzazione della stazione del San Luigi, che sarà la più grande opera pubblica che interesserà il nostro territorio nei prossimi anni, prosegua speditamente e senza ulteriori ritardi.

Beni confiscati, Grimaldi (SEL-SI): Emergenza abitativa e accoglienza dei profughi siano le priorità

La  Commissione Legalità ha discusso la Proposta di Deliberazione sull’erogazione di contributi per il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

In Italia oltre 19mila immobili sono stati confiscati alla criminalità organizzata, di cui 256 in Piemonte (il 45% circa sotto la gestione dell’ANBSC e il resto già destinato). Oltre il 76% degli immobili piemontesi si trova nella provincia di Torino. il 75% dei beni è stato destinato ai Comuni. La tipologia prevalente di immobile confiscato è l’appartamento in condominio (15%), ma vi sono anche molti terreni agricoli (14%). In base alla delibera si intende procedere all’assegnazione e all’erogazione di contributi ai Comuni sede di beni confiscati alle mafie che ne faranno richiesta, a seguito di pubblicazione di apposito bando per una cifra prevista di 200.000 euro.  I soldi potranno essere spesi per il recupero o l’adeguamento dei beni per consentirne il riutilizzo e la funzione sociale, e per progetti sociali che si svolgeranno all’interno dei beni. “La delibera è uno strumento importantissimo che potrebbe essere utilizzato innanzitutto per far fronte all’emergenza abitativa, usando questi beni come ‘polmone’ in attesa che ATC metta a disposizione tutti gli immobili” – dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – “Allo stesso tempo sarebbe una risorsa per la legge sulla tutela delle donne vittime di violenza. E naturalmente l’altro tema che si apre grazie alla legge è quello dell’accoglienza dei migranti, per esempio utilizzando gli immobili situati in zone rurali anche all’interno di progetti agricoli. Il Consiglio Regionale, in fase di approvazione del bilancio preventivo, ha stanziato 5 milioni di euro di investimenti sul recupero del patrimonio immobiliare per l’emergenza abitativa. Chiediamo che anche parte di questi fondi, assieme ai Fondi Strutturali del FESR, possano integrare le risorse previste per l’attuazione della delibera ai fini del contrasto dell’emergenza abitativa”.

INFRASTRUTTURE, GIANNA GANCIA (LEGA): «IL PIEMONTE CENSISCA LO STATO DI PONTI E CAVALCAVIA»

La presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Piemonte, Gianna Gancia, ha interrogato l’assessore ai Trasporti del Piemonte, Francesco Balocco, sulla situazione di stabilità delle infrastrutture regionali, sollecitando un censimento che ne colga realmente lo stato di degrado per programmare, eventualmente in concerto con altri enti titolari di diritti e concessioni, i necessari interventi manutentivi per salvaguardare la sicurezza dei cittadini.

«Il crollo del viadotto della tangenziale di Fossano il 18 aprile scorso – osserva Gianna Gancia – impone, al di là dell’inchiesta sulle responsabilità civili e penali dell’evento, il massimo dell’attenzione della Regione sul piano del controllo e monitoraggio delle strade, per la presenza di numerose strutture analoghe, che potrebbero presentare seri rischi di stabilità».

Gianna Gancia ha preso atto delle risposte dell’assessore, che ha assicurato il suo impegno nell’applicazione di tutte le iniziative previste dal Piano regionale della sicurezza stradale, ricercando con i vari soggetti competenti le modalità operative per garantire gli interventi di manutenzione della rete, attraverso anche sistemi di monitoraggio e controllo.

In particolare, è stato chiesto all’Anas di verificare la sicurezza di tutte le strutture del Piemonte costruite con caratteristiche simili al viadotto di Fossano, in modo che venga fornita una ragionevole certezza che tali crolli, tanto più inaccettabili per costruzioni che hanno poco più di 25 anni di età, non abbiano più a ripetersi.

Sulla necessità di effettuare un censimento urgente sullo stato di ponti, viadotti e cavalcavia concorda anche la Commissione Trasporti della Camera dei deputati, che ha impegnato il Governo ad agire in tal senso, al fine di produrre entro un anno un sistema digitalizzato su base regionale che raccolga i dati delle infrastrutture viarie sospese.

LEGGE SULLA TORTURA (MOVIMENTO NAZIONALE): PRESENTATO IN REGIONE UN ORDINE DEL GIORNO A TUTELA DELLE FORZE DELL’ORDINE

L’approvazione della Camera dei deputati della legge che introduce nell’ordinamento dello Stato il delitto di tortura contro la persona e la libertà morale mette in grande difficoltà le forze dell’Ordine che, senza alcun Protocollo operativo, rischieranno di doversi difendere da chi delinque a scapito della tutela dei cittadini. L’introduzione del reato di “tortura psicologica” e “induzione alla tortura” rischia di essere un vero e proprio reato contro le forze dell’ordine e a favore di chi delinque non potendo avere prove materiali della commissione del reato stesso se non la testimonianza della persona arrestata; “Nessuno mette in discussione che una legge dello Stato punisca la tortura – dichiara Gian Luca Vignale, Presidente del Gruppo regionale del Movimento Nazionale – ma quella approvata rischia di essere una norma contro le forze dell’Ordine e a favore di chi delinque”. “Introducendo il reato di tortura e modificando l’articolo 19 del testo unico dell’immigrazione, non sarà più possibile emanare provvedimenti di espulsione nei confronti di persone che hanno commesso reati provenienti da paesi in cui potrebbero rischiare di essere sottoposta a tortura” continua Marco Botta, Commissario regionale del MNS. “Per questo motivo abbiamo presentato un Ordine del Giorno – concludono Vignale e Botta – che impegna il Governo nazionale a predisporre repentinamente Protocolli operativi che limitino al minimo l’alone di incertezza normativa che rischia di frenare sempre più l’attività delle Forze dell’Ordine per la sicurezza dei cittadini e a garantire, fino alla conclusione del procedimento penale, il gratuito patrocinio alle Forze dell’Ordine”.

Vera democrazia è libertà di opinione

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Dino Cofrancesco sosteneva giustamente che bisogna distinguere tra peccato e reato, in difesa della laicità dello Stato. La storia, bella, brutta, bruttissima, indecente e’ sempre storia e nessuna legge può cancellarla

L’on. Fiano presentatore di un disegno di legge che vieta la propaganda di idee fasciste (esiste già il reato di apologia del fascismo) forse parte da ottime intenzioni, ma nella sostanza sbaglia. Il suo ddl è in discussione alla Camera e già suscita un infuocato dibattito. Fiano appare persona equilibrata e quindi suscita un certo stupore che sia primo firmatario di un progetto di legge che quanto meno crea delle perplessità. Il liberale Popper sosteneva ” il diritto di non tollerare gli intolleranti “ nel suo grande libro “ La società aperta e i suoi nemici”, un libro che in Italia è stato tradotto e conosciuto con decine di anni di ritardo. Non sembra però che Fiano si ispiri al filosofo austriaco che forse non ha mai neppure letto. Quella di Popper tuttavia a me è sempre apparsa un’idea poco liberale perché vanno nettamente distinte le opinioni dalle azioni. Le opinioni devono essere liberissime in senso assoluto, l’agire di conseguenza appare invece tutt’ altro discorso che va punito perché ricorrere alla violenza, in regime di democrazia e libertà-qualsiasi motivazione o matrice politica  ci sia dietro certe azioni-non può essere consentito e lo Stato democratico ha il dovere di reprimerlo. I nostri governanti nei confronti dell’estremismo rosso e nero degli ultimi anni 70  non si comportarono in base a questa logica e Carlo Casalegno (che pagò con la vita per le sue idee) scrisse, ripetutamente e inutilmente, che i covi sovversivi andavano chiusi. I Governi centristi degasperiani invece si posero il problema di una “democrazia protetta” sia nei confronti dei neofascisti, sia soprattutto nei confronti dei comunisti. La Legge Scelba colpì invece  soltanto i neo fascisti che oggettivamente non potevano minacciare la sia pur gracile democrazia italiana perché il recente crollo del fascismo fu così disastroso da non lasciare grandi rimpianti se non ai reduci di Salò  e ai nostalgici in generale. Per altri versi,non si può dimenticare che il PCI diede un grande contributo alla stesura della Carta costituzionale e non poteva accadere che si assumessero misure nei confronti dei comunisti, malgrado i gravissimi i delitti del “Triangolo della morte”suscitassero apprensione e facessero intravvedere delle minacce  alla democrazia anche da parte della sinistra. L’idea di una “democrazia protetta” può aver avuto senso alla fine degli anni 40 e agli inizi degli Anni 50.Dopo fu una sciocchezza che andava contro i principi della stessa Costituzione che vietò la ricostituzione del partito fascista in una norma transitoria. Il ricordare che si trattò di una norma transitoria appare molto utile a chiarire il problema. Le crociate anticomuniste di Sogno e  soprattutto di alcuni suoi amici si risolsero in una bolla di sapone perché la DC rappresentò comunque una diga sicura nei confronti del PCI e tale venne percepita dagli Italiani non solo nel 1948, quando ottenne la maggioranza assoluta dei voti. Il PCI  venne sconfitto attraverso le urne e non ricorrendo a leggi  potenzialmente liberticide. La Costituzione ebbe il merito storico di guardare al futuro dell’Italia e non al suo immediato passato. In questo ha dimostrato di essere stata il frutto di un compromesso al rialzo che storicamente nessuno può disconoscere, anche chi non la ritiene “la più bella del mondo”.
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Ci fu il paradosso, nel primo dopoguerra, di Leo Longanesi che inizialmente fascista, aveva rifiutato il regime e ,dopo il disastro della guerra perduta, sentì una qualche nostalgia per il Ventennio. Longanesi non faceva però testo perché era soprattutto un artista un po’ stravagante senza una vera valenza politica. Appare invece fondato il giudizio, tra il serio e il faceto, di  Ennio Flaiano che giunse a scrivere che “i fascisti si dividono in due categorie :i fascisti e gli antifascisti”. Flaiano aveva ragione perché non si può storicamente escludere che ci sia stata una forma di fascismo che abbia attraversato i pensieri e le azioni di uomini che appartenevano a schieramenti opposti, al di là della adesione giovanile al regime. La sola idea manichea di scegliere tra due diverse opzioni e non tra le molte disponibili è sintomo ,oltre che di incultura, di settarismo miope. Il settarismo, in era post ideologica, sembrava essersi ridotto, poi la discesa in campo di Berlusconi ha riacceso gli animi e il passo avanti degli anni ’90 si è come cristallizzato, per non dire che si sia tradotto in un passo indietro. Io ricordo alcune affermazioni coraggiose di Bobbio, ad esempio(che nessuno prese più in considerazione, malgrado stesse crescendo il suo mito) sulla necessità di storicizzare la Resistenza, il che non significa ridurne l’importanza,ma esprimere  la necessità di scindere il mito dalla verità storica.  Abbiamo dovuto assistere alle crociate contro Renzo de Felice ,uno dei maggiori storici italiani del secondo ‘900,a cui certe gazzarre impedirono persino di far lezione. Massimo e finora insuperato storico del fascismo, de Felice venne accusato di aver “sdoganato il fascismo”, ignorando il fatto che i suoi tomi, scritti a volte in modo contorto ,erano letti da pochissimi studiosi e che neppure le sue interviste erano oggetto di vasto interesse. Solo Rosario Romeo,il grande storico di Cavour, difese De Felice  a viso aperto ,anche rispetto alle congiure tramate contro di lui dal mondo accademico.
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Oggi con il progetto di legge dell’On. Fiano sembra che si stia tornando indietro di decenni. La democrazia necessita, per potersi esprimere della più assoluta libertà di opinione. Anche la ricerca storica necessita di questa libertà perché l’ipotesi di risolvere i problemi storici in tribunale è cosa totalmente assurda. In Germania e in Francia ci hanno provato con esiti allucinanti.  Le opinioni non sono reati. Il revisionismo storico nel quale io non mi colloco, non è un reato. Potrebbe esserlo il negazionismo, ma tra revisionismo e negazionismo va fatta una distinzione netta. Dino Cofrancesco sosteneva giustamente che bisogna distinguere tra peccato e reato, in difesa della laicità dello Stato. Commettere atti impuri in passato (oggi il giudizio è sospeso e non si parla neppure più della fornicazione) era considerato un grave peccato, ma certo non poteva essere considerato un reato. Infrangere il vincolo indissolubile del sacramento del matrimonio era (o è?) un peccato, ma la legge Fortuna -Baslini ha consentito ai cittadini  italiani di sciogliere il matrimonio naufragato senza ricorrere a sotterfugi. Ma la laicità non è solo questione di rapporti tra stato e chiesa, è anche un modo di approcciarsi alla realtà. Un modo di leggere ,quasi dissacrare, le stesse ideologie,rifiutando i  pregiudizi dottrinari, diceva il liberale Zanone. Se si vede il discorso in modo laico, appare più che accettabile,ad esempio, il rifiuto del Movimento grillino che si è riscoperto in questa occasione, sorprendentemente, persino liberale. Le dichiarazioni  della presidenta della Camera Boldrini che avrebbe il dovere di tacere su un disegno di legge in discussione alla Camera, rivelano invece uno spirito settario che fa pensare alla famosa frase di Flaiano. Forse oggi in Italia i pericoli, senza sottovalutare assolutamente Casa Pound, sono il populismo e l’estremismo islamico che insanguina l’Europa. Riconfermando più che mai i valori dell’antifascismo che ho appreso alla scuola di Garosci e Galante Garrone, non mi sento tuttavia di approvare il ddl Fiano. In passato vennero ammesse persino delle liste elettorali che contenevano la parola fascismo senza particolari problemi.  Una democrazia che ricorre a leggi speciali rivela la sua debolezza. Non è con le leggi che si contrasta la propaganda avversaria, ma con la mobilitazione sul piano delle idee.  Andare oltre la legge Scelba , ad oltre 70 anni dalla caduta del regime , appare un gesto politico che magari centra l’obiettivo di ricostruire una certa verginità politica di sinistra al PD renziano, ma non risulta utile ai fini di affermare i valori intramontabili della tolleranza. Anche andando oltre Popper. La tolleranza di Voltaire che dopo due secoli è diventata rispetto per tutti, anche per  quelli di casa Pound che ci disgustano e ci preoccupano come democratici come liberali, anzi direi come cittadini. Casa Pound si richiama ad un poeta che alcuni considerano grande e che a me è  sempre apparso molto oscuro. Il fatto di aver simpatizzato con il fascismo gli costò carissimo proprio per iniziativa dei suoi compatrioti americani che lo dileggiarono. Ma essere stato vicino a Mussolini anche durante la repubblica di Salò non poteva non avere dei costi, anche per un poeta che diventò , di fatto ,un propagandista del regime nazifascista. Questo andrebbe ricordato e documentato per evidenziare l’assurdo del fatto di  richiamarsi a Pound in un contesto storico in cui egli appare un sopravvissuto del tutto inattuale che va rifiutato per le sue idee spesso confuse e pasticciate, oltre che non condivisibili. Liberato dagli americani stava lunghi periodi a Rapallo e io ho conosciuto persone che hanno intrattenuto con lui dei rapporti. Certo non era il “fascista libertario” di cui qualcuno ha scritto, ma semmai un vecchietto  deluso, ormai al tramonto. Qualche masnada di  ragazzetti esagitati in piazza non potranno né oggi né mai mettere in pericolo istituzioni che hanno garantito la libertà a tutti per tante decine d’anni. Non riduciamo un problema serio com’è quello delle istituzioni democratiche, a terreno di scontro a colpi di battute semplicistiche che non aiutano ad uscire dalla palude in cui siamo. Per uscirne occorrono idee che pare manchino assolutamente. Se possibile, idee nuove , capaci di guardare avanti e non indietro.

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Se poi si pensa di perseguire anche il venditore di souvenirs nostalgici a Predappio  e dintorni, si rischia di cadere in casi di  comicità involontaria. Producono del vino con l’etichetta  che riproduce il volto di Mussolini e che si trova persino nei grill autostradali. A Predappio prospera il commercio di certa paccottiglia, ma la tomba al cimitero e’ piena di ragnatele e quasi in stato di abbandono. Un contrasto da non sottovalutare. Il ddl Fiano ha già messo in allerta persino i collezionisti di francobolli, perché certe emissioni celebrative del ventennale della marcia su Roma  o dell’impero sui colli fatali di Roma potrebbero, a detta dei filatelici, non essere più commerciabili. Un’autentica idiozia.  Ci pensino i legislatori prima di votare perché alcuni aspetti del ddl sono addirittura grotteschi.  La storia, bella, brutta, bruttissima, indecente e’ sempre storia e nessuna legge può cancellarla. E’ compito degli storici, e non dei politici  ,quello di scriverla e di farla conoscere, partendo ,in primis, dalle scuole dove crescono dei giovani piuttosto ignari, malgrado la presenza di plotoni di docenti antifascisti ,oggi forse  più preoccupati del loro punteggio che della loro funzione educativa.

 

quaglieni@gmail.com

IMMIGRAZIONE; ANCHE IN PIEMONTE RACCOLTA FIRME ‘ERO STRANIERO’

GD aderiscono  e raccolgono sottoscrizioni alla Festa de L’Unità

Anche il Piemonte si mobilita per la campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” lanciata da Emma Bonino e dalle altre organizzazioni a sostegno di una legge di iniziativa popolare sull’immigrazione.“La politica italiana – dichiara Igor Boni dei Radicali italiani – spesso dà il peggio di sé sul tema immigrazione, vogliamo con questa campagna diffondere la ragionevolezza su un argomento complesso contro chi agita lo spettro della paura”. La campagna ha come obiettivo raccogliere 50 mila firme necessarie per presentare la legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. Tra i promotori ci sono i Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes Comunità di Sant’Egidio e tante associazioni locali. “Ad oggi sono oltre 15 mila le firme raccolte – continua Boni – e nelle prossime settimane a Torino e provincia ci saranno diversi banchetti per la campagna”. Alla presentazione ha partecipato anche Fabio Trocino del Comitato diritti umani della Regione Piemonte, Fatima Chekir, giovane musulmana dell’associazione Altre prospettive e neo eletta al Consiglio comunale di Grugliasco e Silvia Ala dei Giovani democratici. “Anche io – ha commentato Fatima Chekir – incontro chi vorrebbe farmi sentire straniera, anche se  sono nata, cresciuta e studio a Torino da sempre; sono stata umiliata e minacciata per le mie origini, il pregiudizio sull’immigrazione colpisce tutti. Credo molto in questa campagna – sottolinea – bisogna dare voce alle tante persone accoglienti e che credono in un diverso modo di affrontare il tema immigrazione”. I Giovani democratici, ha annunciato Silvia Ala della segretaria regionale, ha aderito alla campagna e sarà presente alla Festa de L’unità di Torino  per la raccolta firme.

“Gli apprendisti stregoni”

La Fondazione Donat-Cattin, il prossimo 10 luglio, alle ore 17,30, invita alla presentazione del volume scritto da Paolo De Luca che ha come sottotitolo “Mappa del populismo in Europa”. A parlarne, con l’autore, saranno Ettore Boffano, capo redattore centrale del Fatto Quotidiano, Giorgio Merlo, giornalista della Rai, già parlamentare e Marco Brunazzi, vicepresidente dell’Istituto Salvemini di Torino, docente di Storia Contemporanea. Moderatore, Giorgio Aimetti.

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Populismo, discussione utile e necessaria.

di Giorgio Merlo

Il dibattito sul ruolo e sul peso del populismo nel nostro paese a volte è un po’ stucchevole, ma è sempre un’operazione necessaria. E ciò per due motivi di fondo. Innanzitutto i partiti attuali, tutti i partiti, sono diventati “partiti personali” o “partiti del leader”. E nei partiti che hanno questo profilo, la democrazia interna – almeno come veniva praticata nel passato – viene semplicemente sospesa e archiviata. Conta il “capo”, decide il “capo”, è il “capo” che parla direttamente al popolo o all’elettorato. Senza mediazioni e senza filtri politici, culturali edorganizzativi. Nei partiti personali c’è una sorta di “pensiero unico” e manca del tutto il confrontointerno come molti di noi lo hanno conosciuto nella prima e agli inizi della seconda repubblica.

In secondo luogo, in un contesto dove la cultura politica scarseggia e la solidità’ ideale e programmatica dei partiti e’ quasi evaporata, il ruolo di questi soggetti politici resta quello dicavalcare strumentalmente ciò’ che la pubblica opinione – o presunta tale – trasmette ed evidenzia. E quindi non si governano i processi ma si rincorrono; si sposano tesi contraddittorie l’una con l’altra pur di accontentare fette di elettorato. Si potrebbe fare l’elenco dei temi al centro dell’agenda politica che subiscono questa evoluzione. È, questa, una deriva populista? Certamente sì.

Ma la vera questione è la profonda crisi della politica e, di conseguenza, l’eccessiva leggerezza dei partiti e di quegli strumenti che dovrebbero intercettare le domande che provengono dalla società civile cercando, al contempo, di dare loro una risposta politica e di governo.

Ecco perché discutere di populismo oggi nella politica italiana, e non solo, e’ utile e forse anche indispensabile. Perché offre l’opportunità di allargare l’orizzonte e di verificare la profondità della crisi della politica e dei suoi strumenti di rappresentanza, cioè i partiti. E, al contempo, di misurare anche la qualità della classe dirigente che resta sempre un elemento decisivo per valutare la credibilità e l’autorevolezza della politica nella società contemporanea.

Piazza san Carlo, interpellanza della Lega Nord in Circoscrizione 1

Mercoledì sera è finalmente approdata in aula la mia interpellanza ex articolo 45 sui fatti accaduti in piazza San Carlo il 3 giugno scorso. Sottolineo che il tardivo protocollo dell’atto è avvenuto perché si era pensato a un documento unitario del consiglio stesso, proposta mai pervenuta. Ringrazio la consigliera Paola Ambrogio (co-firmataria del documento)  per i suggerimenti nella stesura. L’articolo di Repubblica di oggi mi convince sempre più di aver  ragione. Dal mio punto di vista la politica ha delle responsabilità oggettive e parecchie risposte da dare.

 

Marzia Casolati

Capogruppo Lega Nord

Circoscrizione 1

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/07/06/news/torino_su_piazza_san_carlo_una_lettera_avvertiva_mancano_steward_poi_il_silenzio-170113784/

I radicali bocciano il primo anno di governo della sindaca Appendino

L’Associazione radicale Adelaide Aglietta ha presentato il dossier Dossier «Torino a 5 stelle – un anno di fallimenti?», allo scadere del primo anniversario dalla vittoria pentastellata alle Comunali di Torino

 

Silvio Viale, consigliere comunale nella precedente giunta Fassino, Igor Boni, Direzione nazionale Radicali Italiani, Alberto Ventrini, avvocato, Silvja Manzi coordinatrice Associazione radicale Adelaide Aglietta, hanno comunicato l’accesso agli atti effettuato dai radicali per verificare le spese elettorali dei due candidati sindaci alla scorsa tornata amministrativa. “Dalla verifica della documentazione presso la Corte d’Appello di Torino – hanno sottolineato –  si evidenzia che mentre il candidato Piero Fassino ha presentato una corposa documentazione con un ampio elenco dei finanziatori della propria campagna elettorale e delle spese sostenute, la candidata Chiara Appendino ha fornito solo un documento nel quale si attesta che la spesa sostenuta è stata pari a 895 euro, contributo della stessa Sindaca”.

 

Da questi dati, sostengono i radicali, al di là delle questioni di rispetto della legge, si evincerebbe l’impossibilità di sapere con esattezza chi siano i finanziatori della campagna di Appendino e quali le spese, dato che, dicono “l’investimento durante il ballottaggio è stato assai più ingente della cifra dichiarata. Peraltro sul volantino di campagna elettorale della Sindaca risultava che i contributi richiesti erano da inviare a «Ass. Comitato M5S Torino», mentre la legge impone che qualsiasi finanziamento elettorale passi attraverso uno specifico conto corrente intestato al mandatario. Il tutto alla faccia della tanto sbandierata trasparenza”.

 

I radicali, però, non chiedono le dimissioni della sindaca e della sua giunta ma hanno raccolto alcune delle principali criticità venute alla luce in questo primo anno. Il  “libro bianco” individua 16 punti nei quali la Giunta avrebbe dimostrato la propria inadeguatezza. “Dalla mancanza di visione di una Torino degli anni futuri, all’assurdità della delibera antialcolici, dal siluramento in splendido stile partitocratico dell’Assessore Giannuzzi, all’assenza di azione sui temi tanto evocati della sicurezza, dalla mancanza di volontà di procedere nella realizzazione della seconda linea della Metro (priorità assoluta per Torino secondo i Radicali e per la quale è stata, già nella scorsa consiliatura, individuata la possibilità di ricorrere al ‘road pricing’ per il suo finanziamento) ai provvedimenti inattuabili sulla mobilità sostenibile”, affermano gli esponenti radicali.

 

Affrontati  numerosi altri aspetti, relativi all’ambiente, al bilancio, alla sicurezza, “alle contraddizioni delle iniziative intraprese da Appendino consigliera smentite poi da Appendino sindaca”.

Laus: “Conquista civile introdurre il reato di tortura”

“L’aver introdotto nell’ordinamento italiano il reato di tortura è un atto non solo di responsabilità rispetto all’impegno che l’Italia aveva assunto nel ratificare la firma della Convenzione internazionale contro la tortura nel 1989, ma soprattutto una vittoria per i diritti umani”: così Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale del Piemonte e del Comitato regionale dei Diritti umani, commenta l’approvazione della legge che introduce il reato di tortura nell’ordinamento italiano licenziata il 5 luglio in via definitiva dalla Camera dei Deputati. “Era ora – prosegue Laus –  che il nostro paese colmasse in modo adeguato questa lacuna normativa e penale per punire un “reato contro l’umanità” per troppo tempo tollerato o sottotaciuto. Sia questa l’occasione per estendere anche al di fuori di organismi come il Comitato per i diritti umani, che ho l’onore di presiedere, quel senso di indignazione  e intolleranza verso ogni forma di abuso e ingiustizia”.