Due cuori, una città: la storia di Juventus e Torino, orgoglio e passione sabauda

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino è una città dal passo lento e dallo sguardo profondo, una città che porta addosso il peso della storia e la grazia della sobrietà. Tra le sue strade eleganti, le piazze porticate e le fabbriche che un tempo ne scandivano il ritmo, si muove un sentimento che unisce e divide allo stesso tempo: quello per il calcio. Qui, dove la nebbia avvolge i palazzi e le domeniche profumano ancora di caffè e giornali sportivi, convivono due anime, due colori, due storie che raccontano in modo diverso la stessa passione. Da un lato la Juventus, simbolo di vittoria e rigore, di tradizione borghese e visione internazionale. Dall’altro il Torino, figlio del popolo, della fatica e del coraggio, della speranza che rinasce anche quando tutto sembra perduto. Due squadre nate a pochi anni di distanza, cresciute nello stesso terreno eppure così diverse per stile, carattere e destino. In una città spesso riservata e discreta, il calcio è diventato un linguaggio d’identità collettiva, una forma di appartenenza che supera generazioni e differenze sociali. Il derby della Mole non è solo una partita: è un racconto che si rinnova da più di un secolo, fatto di rivalità, rispetto e memoria. Torino vive di questi due cuori che battono all’unisono, anche quando sembrano scontrarsi. È una città che si riconosce tanto nella compostezza vincente della Signora quanto nell’orgoglio ferito ma indomabile del Toro.
La Juventus, l’eleganza della vittoria
La storia della Juventus inizia nel 1897, quando un gruppo di giovani studenti del liceo D’Azeglio, in una Torino ancora aristocratica ma già proiettata verso la modernità industriale, decise di fondare una società sportiva per divertirsi con quel gioco inglese che stava conquistando l’Europa. La chiamarono “Juventus”, parola latina che significa giovinezza, forse senza sapere che quel nome sarebbe diventato sinonimo di vittoria, disciplina e prestigio. I primi anni furono quelli dell’entusiasmo e dell’improvvisazione, con divise rosa e partite giocate su campi sterrati. Poi arrivò il bianco e nero, ispirato al Notts County, e con esso l’inizio di un’identità destinata a durare nel tempo. La Juventus cominciò presto a imporsi nel panorama nazionale, conquistando scudetti e costruendo una mentalità vincente che non l’avrebbe più abbandonata. Negli anni Venti e Trenta, con l’arrivo della famiglia Agnelli, la società trovò stabilità economica e visione. La Juventus divenne non solo una squadra di calcio, ma un simbolo dell’Italia che cresceva, lavorava, innovava. Nacque così la leggenda della Signora, elegante ma spietata, capace di risollevarsi dopo ogni caduta.
Nel corso dei decenni, la Juventus ha cambiato volti e stadi, ma non anima. Dal vecchio Comunale, teatro di mille imprese, al futuristico Delle Alpi e infine all’Allianz Stadium, un impianto moderno e funzionale che rappresenta la nuova dimensione globale del club. In campo, la storia è passata attraverso nomi che hanno scritto pagine indimenticabili: Giampiero Boniperti, simbolo di classe e leadership; Michel Platini, il genio francese che trasformava ogni punizione in un’opera d’arte; Alessandro Del Piero, capitano gentile e cuore bianconero per eccellenza; e Gianluigi Buffon, volto di un’epoca fatta di sacrificio e carisma.
Ma la Juventus non è solo un elenco di vittorie o di campioni: è un modo di intendere il calcio e la vita. È la capacità di ricominciare dopo le difficoltà, come accadde dopo la tragedia dell’Heysel o gli anni di Calciopoli. È una squadra che ha saputo vincere in silenzio e perdere con dignità, che ha costruito la propria grandezza sul lavoro e sull’equilibrio, proprio come la città che la ospita. A Torino, la Juventus rappresenta l’eleganza della vittoria, la misura di chi non ha bisogno di clamori per sentirsi grande.
Il Torino, la leggenda che non muore mai
Il Torino, invece, nasce dal dissenso, da un atto di ribellione e passione. Era il 1906 quando un gruppo di ex dirigenti e giocatori della Juventus decise di fondare una nuova squadra, libera da gerarchie e animata da spirito popolare. Nacque così il Foot-Ball Club Torino, e da quel giorno la città trovò la sua seconda anima. Il granata, colore scelto in onore di una squadra svizzera, divenne il simbolo di un popolo fiero, pronto a sostenere la propria squadra anche nei momenti più difficili. Fin dai primi anni, il Toro si distinse per il suo carattere combattivo, per la capacità di emozionare e trascinare. Il suo cuore pulsava al Filadelfia, lo stadio che per decenni è stato la culla del calcio romantico, il luogo dove i sogni diventavano realtà e dove ogni allenamento era una lezione di vita.
Negli anni Trenta e Quaranta, il Torino raggiunse l’apice della sua gloria con la nascita del Grande Torino, una squadra che superò i confini dello sport per diventare un simbolo nazionale. Guidati da Valentino Mazzola, un capitano carismatico e generoso, i granata dominavano i campionati, giocando un calcio moderno, veloce, fatto di armonia e coraggio. Erano anni difficili, con l’Italia che cercava di rialzarsi dalle ferite della guerra, ma quella squadra rappresentava la speranza, la voglia di rinascere. Il Grande Torino non era solo una formazione di fuoriclasse: era un esempio di unità e amicizia, un gruppo di uomini che in campo e fuori incarnavano il senso più autentico dello sport.
Poi arrivò il 4 maggio 1949, il giorno che cambiò tutto. L’aereo che riportava la squadra da Lisbona si schiantò contro la collina di Superga, alle porte di Torino. Nessuno sopravvisse. In un attimo, il calcio italiano e la città intera persero i loro eroi. La tragedia di Superga non cancellò però la leggenda, la rese eterna. Da allora il Torino è diventato molto più di una squadra: è un sentimento collettivo, una memoria viva che si tramanda di padre in figlio. Ogni anno, i tifosi si ritrovano ai piedi della basilica per ricordare quei campioni, e il loro nome risuona ancora tra le mura del nuovo stadio Olimpico Grande Torino, dove ogni partita è una preghiera laica, un modo per dire che la leggenda non morirà mai.
Dopo Superga, il Toro ha conosciuto anni di luci e ombre, ha vinto e sofferto, è caduto e si è rialzato mille volte, ma ha sempre conservato la propria identità. Giocatori come Paolo Pulici, Francesco Graziani, Claudio Sala e più tardi Gianluigi Lentini e Andrea Belotti hanno portato avanti quello spirito di appartenenza che fa del Torino una squadra unica. Il Toro non vive per vincere a ogni costo: vive per emozionare, per rappresentare la parte più sincera e appassionata della città. Se la Juventus è la perfezione del gesto, il Torino è il battito del cuore.
Torino, nel profondo, è questo: una città che ama attraverso le sue squadre, che si riconosce in due colori opposti ma complementari, che da oltre un secolo scrive la propria storia attraverso le vittorie, le sconfitte e le lacrime di un pallone. Nelle vie di San Salvario o lungo corso Vittorio, nei bar del centro o nei quartieri popolari, non passa giorno senza che qualcuno parli di Juve o di Toro. Perché qui il calcio non è un passatempo, è una forma di identità. Due squadre, due destini, un solo spirito. Torino vive così, sospesa tra eleganza e passione, tra gloria e dolore, tra due cuori che battono per la stessa città.
NOEMI GARIANO

Nuova segreteria regionale Cimo

 Il sindacato della dirigenza medica CIMO Piemonte comunica di aver provveduto, in ottemperanza alle norme statutarie, ad eleggere la nuova Segreteria Regionale.

Il dottor Vladimir Erardi Bacic è stato nominato nuovo Segretario Regionale. Al suo fianco il dottor Bruno Zampaglione, come Vice Segretario Vicario; il dottor Alberto Papaleo, come Vice Segretario; il dottor Martino De Leo come Segretario Regionale Amministrato. Come revisori dei conti sono stati invece scelti il dottor Valter De Michelis, il dottor Alfonso Papa e il dottor Filippo Perotti.

La nuova Segreteria Regionale è sin da oggi ufficialmente autorizzata a rappresentare, a tutti gli effetti sindacali, l’Organizzazione Sindacale CIMO Regione Piemonte presso le Aziende Sanitarie, le Aziende Ospedaliere, le Aziende Ospedaliero-Universitarie, gli Enti della Regione Piemonte e le Autorità competenti.

 

“La Segreteria eletta conferma il proprio impegno a tutela dei dirigenti medici piemontesi, nel rafforzamento del confronto istituzionale e nella promozione di un sistema sanitario regionale efficiente, equo e attento alla qualità degli ambienti di lavoro dei professionisti, con conseguenti positive ricadute sulla qualità delle cure offerte all’utenza. Proseguiremo il lavoro svolto dal compianto dottor Sebastiano Cavalli che tanto ha dato al nostro sindacato in termini di rappresentanza e di tutela della professione medica” ha dichiarato il neo segretario regionale, dottor Vladimir Erardi Bacic

Il Set Decisivo?

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

Per attuare la sua politica tariffaria, Trump si era basato nel 2025 su tre principali fonti giuridiche:

  1. International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) – Utilizzata per giustificare i dazi in risposta a emergenze nazionali, come il flusso di fentanyl e le questioni migratorie. Trump è il primo presidente ad aver usato l’IEEPA per imporre dazi.
  2. Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962– Invocata per proteggere la sicurezza nazionale imponendo dazi su importazioni ritenute dannose per le industrie interne. I critici sostengono che la definizione di “sicurezza nazionale” sia stata estesa eccessivamente, includendo prodotti come automobili, rame e farmaci, che potrebbero non rappresentare minacce reali. Sebbene tribunali e Congresso tendano a dare credito alle affermazioni presidenziali in materia di sicurezza, ciò ha sollevato preoccupazioni riguardo all’esercizio i incontrollato del potere presidenziale.
  3. Sezione 301 del Trade Act del 1974 – Applicata per affrontare pratiche commerciali sleali, con particolare attenzione ai settori dei semiconduttori e della logistica cinese. I critici sostengono che azioni unilaterali basate sulla Sezione 301 minino i meccanismi dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio e le norme del commercio globale, causando disagi alle catene di approvvigionamento e aumentando l’incertezza per le imprese.

Solo l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) era stata sin da subito contestata nei tribunali statunitensi ed una corte d’appello aveva stabilito, lo scorso 29 agosto, che la maggior parte dei dazi imposti da Trump era illegittima, affermando che l’IEEPA non conferisce al presidente l’autorità per imporli. Il presidente aveva immediatamente inoltrato un ricorso alla Corte Suprema.

Quest’ultima, massimo organo giuridico in materia costituzionale e federale, dopo mesi di incertezza ed indiscrezioni, si è, infine, espressa nei giorni scorsi.

Considerando che la Corte Suprema ha una maggioranza conservatrice di 6 a 3, con sei giudici nominati da presidenti repubblicani, di cui tre da Trump stesso, appariva piuttosto improbabile una sua pronuncia contro il presidente.

E invece… è arrivata una sentenza di bocciatura, con un netto 6 a 3, che rappresenta molto più di un semplice stop tecnico.

È un segnale politico, economico e istituzionale destinato a produrre effetti rilevanti nel medio periodo.

L’esito del voto è stato particolarmente significativo perché tre dei giudici conservatori, John Roberts, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, si sono uniti ai tre progressisti nel dichiarare illegittima la base normativa utilizzata dalla Casa Bianca per imporre le tariffe.

Il verdetto non obbligherà il presidente a mutare radicalmente strategia, ma incrina la narrativa dell’onnipotenza esecutiva in materia commerciale ed apre crepe in una politica dei dazi già considerata imperfetta, sia per metodo sia per impatto economico.

La Corte ha stabilito che la legge del 1977 (International Emergency Economic Powers Act, IEEPA) non può essere impiegata per introdurre dazi generali e illimitati.

Lo ha spiegato bene il Chief Justice (Presidente della Corte Suprema) John Roberts, conservatore, nominato da George W. Bush, secondo cui il testo normativo non conferisce al presidente un potere così ampio in ambito tariffario.

In altre parole, la sentenza ristabilisce un equilibrio: il commercio internazionale non può essere governato solo dall’ esecutivo attraverso dichiarazioni unilaterali di emergenza economica.

Ciò rafforza il ruolo del Congresso (e la stessa democrazia statunitense) e riduce il rischio che future amministrazioni, di qualsiasi colore politico, possano introdurre misure drastiche senza un chiaro mandato legislativo.

L’impatto più tangibile a breve termine è sul fronte economico.

La decisione ha prodotto una reazione positiva sui mercati finanziari: le borse hanno registrato un rialzo immediato, interpretando il verdetto come un fattore di stabilizzazione del quadro commerciale internazionale.

Molte imprese importatrici, che avevano definito i dazi “arbitrari e imprevedibili”, vedono ora ridursi l’incertezza su costi e approvvigionamenti.

La sentenza non elimina tutte le tariffe introdotte dall’amministrazione, ma ne ridimensiona una parte significativa, contribuendo a contenere pressioni inflazionistiche e instabilità nella catena produttiva.

Sul piano politico, la sentenza rappresenta una sconfitta per Trump davanti a una Corte a maggioranza conservatrice.

La presenza di tre giudici di area conservatrice nella maggioranza crea una frattura non trascurabile: è un segnale che il sostegno istituzionale al presidente non è incondizionato, nemmeno tra magistrati nominati dal Partito Repubblicano.

Lo stesso Trump ha reagito con durezza, definendo la decisione “una disgrazia” e accusando i giudici della maggioranza di essere “influenzati da interessi stranieri”.

Queste parole mostrano quanto la sentenza colpisca non solo la sua agenda economica, ma anche la narrazione della sua leadership forte e centralizzata.

Va ricordato che i tre giudici dissenzienti – Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh – hanno invece sostenuto che il presidente possiede l’autorità per applicare dazi ampi secondo la lettura dell’IEEPA.

Per quanto colpito nella sua strategia, Trump non rinuncerà certamente ai dazi: ha già annunciato, infatti, l’intenzione di imporre nuovi dazi globali del 10%, poi rapidamente aumentati al 15%, utilizzando la Section 122 del Trade Act del 1974, che gli consente tariffe temporanee per 150 giorni senza approvazione del Congresso.

Tuttavia, questi strumenti alternativi offrono un margine più limitato e più facilmente contestabile, riducendo la libertà d’azione rispetto al passato.

La sentenza, inoltre, invia un messaggio chiaro ai partner commerciali degli Stati Uniti: la politica tariffaria americana unilaterale non è totalmente nelle mani del presidente e può essere ricondotta entro un perimetro istituzionale più chiaro.

Per un sistema economico globale abituato da anni a continui scossoni politici, si tratta di una forma di stabilizzazione, riducendo le incertezze che contribuiscono a rallentare la crescita economia.

D’altro canto, circa la metà dei 289 miliardi di dollari raccolti tramite le tariffe sulle importazioni negli ultimi anni, potrebbe essere ora messa in discussione.

Migliaia delle aziende che hanno pagato i dazi avevano già fatto ricorso prima della sentenza ed ora le loro richieste di rimborso sembrano avere un’elevata probabilità di essere accolte, perché il punto centrale della contestazione (il potere del Presidente) è stato risolto nel modo più favorevole possibile ai ricorrenti.

Secondo Morgan Stanley, fino a 112 miliardi di dollari (l’80% del totale) potrebbero essere rimborsati, con effetti positivi sulla crescita e negativi sul deficit statale.

La sentenza, però, non chiarisce ancora le procedure per i rimborsi, che dovranno essere decise dai tribunali inferiori e/o dalle agenzie federali ed i tempi potrebbero essere molto lunghi.

In conclusione, rimane ancora da capire se la partita (tariffaria) di Trump è veramente persa o se, molto più probabilmente, si tratta solo del primo set di un match ancora tutto da giocare.

E al presidente i colpi a sorpresa certamente non mancano.

Croce Giallo-Azzurra ODV di Torino: 7ª edizione del Corso per Soccorritori

La Croce Giallo-Azzurra ODV di Torino avvia la 7ª edizione del Corso per Soccorritori d’Emergenza 118, un percorso formativo rivolto a chi desidera impegnarsi in prima linea nel sistema di emergenza sanitaria territoriale.

Il corso prenderà il via martedì 24 marzo 2026 e si svolgerà ogni martedì e giovedì, dalle ore 20.00 alle 23.00, presso la sede dell’associazione in via Borgo Ticino 7, in zona Piazza Rebaudengo a Torino.

La formazione prevede due mesi di lezioni teorico-pratiche, durante i quali verranno affrontati i principali protocolli di intervento in emergenza, le tecniche di primo soccorso, la gestione del paziente e il lavoro in equipaggio. Il percorso si completa con 100 ore di tirocinio in ambulanza, esperienza necessaria per consolidare le competenze acquisite sul campo. Al termine è previsto il conseguimento della certificazione regionale di Soccorritore 118 e del patentino DAE per l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico.

La partecipazione al corso è subordinata alla presenza alla serata informativa obbligatoria, in programma giovedì 12 marzo alle ore 20.00, durante la quale verranno illustrate modalità, impegno richiesto e criteri di selezione. Al termine dell’incontro sarà possibile presentare la domanda di ammissione. I posti disponibili sono limitati.

Per informazioni e iscrizioni:
Telefono: 011-204232
Email: info@crocegialloazzurra.it
Modulo online: https://forms.gle/DdnmA6SjV7F3Jxg17

Il corso rappresenta un’opportunità concreta per entrare a far parte di una realtà attiva nel soccorso sanitario sul territorio torinese e contribuire in modo diretto al servizio di emergenza.

Micronido di Quincinetto, terminati i lavori

Sono terminati i lavori e nel corso del 2026 sarà inaugurato il nuovo micronido di Quincinetto, una struttura all’avanguardia che rafforza in modo significativo l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia e rappresenta un esempio virtuoso di edilizia scolastica sostenibile, realizzata grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’intervento rientra in un progetto più ampio promosso dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Angelo Canale Clapetto per la fascia 0-6 anni, che comprende anche la nuova scuola dell’infanzia attualmente in fase di realizzazione nello stesso lotto.
Il nuovo edificio sorge sul sedime dello storico asilo comunale dei primi del Novecento, profondamente radicato nella memoria della comunità quincinettese. A seguito delle analisi preliminari avviate nel 2022, è emerso come la ristrutturazione dell’edificio esistente non fosse sostenibile né dal punto di vista strutturale né da quello energetico e funzionale. Le criticità statiche e sismiche, unite alle carenze prestazionali, hanno portato alla scelta di procedere con la demolizione e ricostruzione, mantenendo però un forte richiamo formale e simbolico al fabbricato originario.
La progettazione e la direzione dei lavori sono state curate dallo Studio Tecnico Associato Start in Torino. «La ricostruzione è stata possibile grazie ad uno sforzo congiunto con l’Amministrazione comunale teso a reperire buona parte delle risorse finanziarie necessarie», dichiara l’ingegner Fabio Sessa, legale rappresentante dello Studio Tecnico Associato Start. «È stato possibile adottare soluzioni tecniche e materiali innovativi che garantiscono prestazioni elevate nel tempo, riducendo al contempo l’impatto ambientale dell’opera».
La realizzazione del nuovo micronido è stata finanziata attraverso la Missione 4 – Istruzione e Ricerca, Componente 1, Investimento 1.1 “Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia” del PNRR, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU, per un importo pari a 505.000 euro, oltre al contributo del Conto Termico 2.0 per oltre 150.000 euro. La restante parte dell’investimento, pari a circa 290.000 euro, è stata cofinanziata dal Comune di Quincinetto, che provvederà inoltre direttamente all’acquisto degli arredi e dei corpi illuminanti.
Il costo iniziale stimato nel Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica era pari a 894.700 euro. A seguito di una variante in corso d’opera, necessaria per la sostituzione del materiale previsto per i muri perimetrali con i blocchi BK RICE, il costo complessivo dell’opera è stato aggiornato a 944.552,70 euro.
«La scelta dei materiali è stata guidata da criteri di salubrità, sostenibilità e riduzione delle emissioni», evidenzia Francesca Puzzello dello Studio Start, progettista e direttore dei lavori architettonici. «Dalla muratura alla copertura in legno a vista, fino agli intonaci naturali a base calce, ogni elemento è stato selezionato per massimizzare la compatibilità con l’ambiente e il territorio. Grazie alle soluzioni adottate, l’edificio è classificabile come Nearly Zero Energy Building (nZEB), in classe energetica A3». Sono così garantiti elevati livelli di comfort termico sia invernale che estivo, una significativa riduzione dei fabbisogni energetici e un conseguente abbattimento delle emissioni di CO₂. Considerata anche la posizione pedemontana del Comune di Quincinetto diventa un fattore determinante nel contenimento delle spese dedicate ai consumi energetici.
Dal punto di vista costruttivo e ambientale, il nuovo micronido rappresenta un punto di eccellenza. Le pareti di tamponamento sono state realizzate con blocchi isolanti BK RICE di Ferrari BK, prodotti utilizzando scarti della lavorazione del riso. I materiali impiegati sono certificati Biosafe®, carbon neutral lungo l’intero ciclo di vita, 100% riciclabili e in grado di migliorare la qualità dell’aria indoor.
I lavori sono iniziati il 29 novembre 2023 e si sono conclusi il 29 settembre 2025. Il micronido, realizzato al livello strada, potrà accogliere fino a 25 bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, capienza massima prevista dalla normativa vigente per questa tipologia di struttura.
Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazione degli spazi interni, sviluppata attraverso un confronto costante con la committenza e con le educatrici dell’attuale micronido. «La distribuzione degli ambienti nasce dalle reali esigenze didattiche e organizzative di chi vivrà quotidianamente la struttura», sottolinea l’arch. Paola Ciaschetti dello Studio Start.
La planimetria è suddivisa longitudinalmente in due macro-aree: sul fronte sud, affacciato sul giardino, uno spazio unico e flessibile ospita le aree gioco e la zona pranzo, modulabili nel corso della giornata tramite arredi e recinzioni mobili. Sul fronte nord trovano invece collocazione la zona nanna, i servizi, i locali di deposito e la cucina, che consente la preparazione dei pasti direttamente in loco. Sono inoltre in corso di realizzazione, nell’ambito di altri interventi, una terrazza allo stesso livello dell’edificio e un giardino al piano inferiore, per garantire ai bambini spazi di gioco all’aperto diversificati e sicuri.
«Siamo molto soddisfatti per il risultato ottenuto – puntualizza l’ing. Fabio Sessa – che è stato possibile grazie a un approccio multidisciplinare ed al coinvolgimento di tutti i professionisti e i collaboratori tra i quali il geom. Gianni Pison, il dott. geol. Paolo Gelci, la dr. Francesca Amicone, e l’arch. Germana Ravazzolo».
«Il progetto del nuovo micronido e della scuola dell’infanzia affonda le sue radici nel 2014, quando la nostra Amministrazione è tornata a governare Quincinetto – spiega il Sindaco Angelo Canale Clapetto – Grazie a finanziamenti regionali, ministeriali e del PNRR, siamo riusciti nello scopo. Oggi il micronido è completato e attendiamo di portare a termine anche la scuola dell’infanzia, auspicando di inaugurarla quanto prima. Parallelamente, la biblioteca e il centro incontri troveranno nuova collocazione in spazi riqualificati, restituendo alla comunità luoghi di aggregazione. L’utilizzo di materiali innovativi, come i blocchi derivati dalla lavorazione del riso, è nato quasi per caso ma rappresenta una scelta di cui siamo particolarmente orgogliosi: un esempio concreto di economia circolare, sostenibilità e attenzione al futuro dei nostri bambini».
L’apertura del nuovo micronido è prevista in tempo per l’avvio del prossimo anno scolastico. Parallelamente proseguono i lavori per la nuova scuola dell’infanzia, che completerà il nuovo polo educativo comunale, restituendo a Quincinetto uno spazio dedicato all’educazione dei più piccoli, capace di coniugare memoria storica, innovazione e sostenibilità. Sempre in tema di scuole locali, il plesso della Primaria “Comm. Buat Albiana” si prepara ad ospitare nuovamente tutte le cinque classi con spazi rinnovati e sicuri.

Guanti alzati, donne in piedi: boxe olimpica

Sul ring come nella vita, le donne non arretrano. Sabato 7 marzo la boxe diventa linguaggio di forza, consapevolezza e riscatto con l’evento “Guanti alzati, donne in piedi”, organizzato da Boxing de Rua e Boxe Sociale  con il patrocinio della Regione Piemonte e della Circoscrizione 6.

Una serata che unisce sport e impegno sociale: il ring si trasforma in spazio di valori, dove disciplina, rispetto e confronto diventano strumenti di crescita personale e collettiva. Il messaggio è chiaro: il rispetto non si negozia. La boxe, con le sue regole e la sua etica, diventa veicolo di inclusione, pari opportunità e riconoscimento del ruolo delle donne nello sport e nella società.

L’evento sarà presentato lunedì 23 febbraio alle ore 18 presso Red Cars via Reiss Romoli 6.
Interverranno Stefano Abatangelo, organizzatore della manifestazione, e Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6 di Torino.

In programma 15 incontri di boxe olimpica, con al centro non solo l’agonismo ma anche la funzione educativa e sociale dello sport.

Sede dell’evento: Bocciodromo Rossini
Corso Terenzio Mamiani 5 – Torino
Inizio: ore 20,30

Una serata che afferma il valore dello sport come strumento di educazione civica e responsabilità sociale, capace di trasmettere rispetto, dignità e partecipazione.

Il centro di Torino tra storia e sapori: un viaggio nelle piazze del gusto

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa sorprendere in molti modi. La sua eleganza sabauda si mostra nelle piazze monumentali, nei palazzi reali, nei portici che sembrano fatti apposta per passeggiare a ogni ora del giorno. Ma ciò che spesso colpisce chi arriva in città è la capacità del capoluogo piemontese di far convivere bellezza e buona cucina. Non serve spostarsi nei quartieri nascosti o nelle trattorie di periferia per scoprire piatti autentici: basta rimanere nel cuore pulsante della città, nelle piazze che hanno fatto la storia, per incontrare ristoranti e locali capaci di portare in tavola l’essenza del Piemonte e non solo. Un itinerario ideale parte da piazza Vittorio Veneto, si allunga fino a piazza Castello e si conclude in piazza San Carlo, tre luoghi che rappresentano anche tre anime gastronomiche diverse, ma ugualmente seducenti.
Piazza Vittorio: foto Vincenzo Solano per il Torinese

 

Piazza Vittorio e il Porto di Savona, un ponte tra mare e montagna
Tra le piazze più grandi e scenografiche d’Europa, piazza Vittorio è da sempre un punto d’incontro per torinesi e turisti. Qui, incorniciato dai portici e con lo sguardo che corre verso la Gran Madre, si trova il Porto di Savona, un ristorante che è ormai un’istituzione. La sua storia è antica, e il nome stesso richiama quel legame che Torino ha sempre mantenuto con la Liguria: un filo ideale che collega la capitale sabauda al mare. Entrare al Porto di Savona significa vivere un’esperienza culinaria completa, capace di unire la cucina piemontese alle suggestioni marinare.
Il menù spazia dalle ricette della tradizione regionale, come gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, piccoli scrigni di pasta che racchiudono un ripieno di carni miste, ai tajarin conditi con un burro profumato e, nelle stagioni giuste, con una pioggia di tartufo bianco d’Alba. Accanto a questi piatti, che profumano di colline e di cascine, si trovano proposte che guardano al mare: trofie al pesto, preparate con un basilico che sprigiona tutta la freschezza ligure, o un risotto ai frutti di mare che ricorda le trattorie dei porti. Tra i secondi spiccano il brasato al Barolo, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, e i fritti misti di pesce, leggeri e croccanti, che fanno viaggiare con il pensiero fino alla Riviera.
Il Porto di Savona è un luogo che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca la sostanza dei piatti di carne trova soddisfazione, così come chi predilige la delicatezza del pesce. E poi ci sono i dolci, autentiche carezze finali: il bunet al cacao e amaretti, la panna cotta vellutata, i semifreddi che giocano tra cremosità e freschezza. Il tutto servito in un ambiente che conserva il fascino di un tempo, con un servizio attento ma mai invadente. Sedersi qui, in piena piazza Vittorio, significa assaporare la tradizione senza rinunciare al piacere della posizione più centrale e vivace di Torino.
Piazza Castello, tra solennità e cucina piemontese
Proseguendo verso il cuore istituzionale della città si arriva in piazza Castello, centro politico e cerimoniale fin dall’epoca dei Savoia. Qui si respira un’atmosfera più austera, con i palazzi reali e i portici che incorniciano lo spazio aperto. Ma basta entrare nei locali della zona per scoprire un lato più caldo e conviviale, quello della cucina.
I ristoranti che si affacciano su piazza Castello puntano a valorizzare la tradizione piemontese, declinata in mille sfumature. Non mancano i grandi classici: tajarin sottilissimi, tirati a mano, conditi con ragù di carne o semplicemente con burro e salvia; la battuta di fassona, cruda, tenera e saporita, che rappresenta una delle eccellenze assolute della regione; la bagna cauda, servita con verdure di stagione, per chi desidera vivere un’esperienza autenticamente piemontese anche nel cuore della città.
Molti locali, però, scelgono anche di sperimentare, proponendo versioni moderne dei piatti tradizionali. Così si possono incontrare ravioli ripieni di verdure con riduzioni leggere, carni cucinate a bassa temperatura per esaltare i sapori, o dolci che giocano con ingredienti locali come la nocciola delle Langhe e il gianduia. L’atmosfera è resa unica dalla cornice storica: cenare qui significa mangiare sotto lo sguardo dei palazzi sabaudi, in un luogo che racconta secoli di storia e che allo stesso tempo sa accogliere chi cerca il piacere del buon cibo.
Piazza San Carlo, il salotto torinese tra caffè e raffinatezza
E poi c’è piazza San Carlo, spesso definita il “salotto di Torino”. Con le due chiese gemelle a fare da quinta scenografica e la statua equestre di Emanuele Filiberto al centro, questa piazza è il cuore elegante della città. Qui i protagonisti sono soprattutto i caffè storici, veri e propri templi della cultura torinese.
Entrare in uno di questi locali significa fare un salto nel passato: sale decorate, specchi, lampadari e un’atmosfera che richiama le discussioni politiche e letterarie dell’Ottocento. Ma non è solo questione di storia: i caffè di piazza San Carlo offrono piatti caldi e veloci per chi vuole concedersi una pausa, ma soprattutto dolci e specialità che hanno reso Torino celebre. Il gianduiotto, con la sua inconfondibile cremosità; il bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolato e panna che è un rito più che un semplice drink; le torte ricche e raffinate che accompagnano le chiacchiere pomeridiane.
Accanto ai locali storici, la piazza ospita anche ristoranti più moderni che offrono una cucina raffinata, capace di guardare al futuro. Si possono trovare menù degustazione che spaziano dal crudo di pesce a piatti vegetariani curati nei dettagli, fino a dessert che combinano tradizione e innovazione. Piazza San Carlo è il luogo perfetto per chi vuole vivere un’esperienza gastronomica completa, circondato dall’eleganza che solo il centro di Torino sa offrire.
Mangiare nelle piazze principali del centro di Torino significa vivere la città in tutte le sue sfaccettature. Piazza Vittorio con il Porto di Savona racconta il dialogo tra Piemonte e Liguria, tra terra e mare. Piazza Castello invita a scoprire i sapori più autentici e solenni della tradizione. Piazza San Carlo, infine, coccola con i suoi caffè storici e le proposte raffinate. È un itinerario che non delude mai: un viaggio a piedi tra architettura e storia, che diventa subito anche un viaggio di sapori.
NOEMI GARIANO

Esonerato Baroni!

 

Il Torino FC volta pagina e decide di esonerare Marco Baroni. La scelta, maturata già nella notte di domenica, arriva in un momento delicato della stagione, con la squadra chiamata a blindare definitivamente la salvezza.
Al suo posto è pronto Roberto D’Aversa, che ha firmato e in serata sarà in città per iniziare la sua nuova avventura in granata. L’obiettivo è chiaro: evitare cali di tensione e mettere al sicuro una classifica che, pur rassicurante, non consente distrazioni. Nelle ultime giornate, infatti, le rivali hanno accelerato, riducendo il margine di tranquillità.
Martedì il nuovo tecnico dirigerà il primo allenamento al Filadelfia, iniziando subito a lavorare sulla testa e sull’organizzazione della squadra. L’esordio ufficiale è in programma domenica alle 18 allo stadio Olimpico Grande Torino contro la SS Lazio, in una sfida che dirà molto sulla reazione del Toro al cambio in panchina per raggiungere la salvezza permanenza in serie A.

Enzo Grassano

Piemonte capitale della danza con NID PLATFORM 2026

La nuova piattaforma della danza italiana – TORINO 1-4 settembre. Fino al 13 marzo è aperta la call per partecipare

Sarà il Piemonte ad ospitare nel 2026 la decima edizione di NID Platform – La nuova piattaforma della danza italiana, prestigiosa vetrina itinerante ideata per promuovere e diffondere la più recente produzione coreografica nazionale nel contesto italiano e internazionale. In programma dal 1 al 4 settembre 2026 si svolgerà a Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, chiamando a raccolta artisti e personalità di spicco nonché programmatori e distributori italiani e stranieri, istituzioni, giornalisti e appassionati che, come in un vero e proprio festival, potranno assistere a un programma articolato di spettacoli e performance.

Le sedi principali dell’evento condividono una natura comune: sono luoghi che un tempo appartenevano al paesaggio della produzione industriale e che oggi sono diventati presìdi permanenti per la produzione e la diffusione culturale. Questo legame profondo con il territorio costituisce il fil rouge tematico e spaziale dell’edizione 2026, intitolata Coreografie del possibile. La manifestazione abiterà questi spazi nella loro dimensione trasformativa, generando visioni artistiche in dialogo con la memoria e l’identità dei luoghi.

Fino al 13 marzo è aperta la call per sottoporre la propria candidatura all’edizione 2026, con le due consuete sezioni: Programmazione e Open Studios, quest’ultima dedicata a progetti coreografici, in fase di lavorazione e sviluppo. Tutti i dettagli sono consultabili sul sito nidplatform.it.

L’immagine guida dell’edizione piemontese è dell’artista Cristian Chironi, grazie alla collaborazione con Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

«L’assegnazione al Piemonte della NID Platform 2026, che si svolgerà a Torino a settembre 2026, rappresenta un riconoscimento di rilievo nazionale e il risultato di un lavoro strutturale portato avanti dalla Regione sullo spettacolo dal vivo, in coerenza e in dialogo costante con le politiche del Ministero della Cultura.

Un percorso costruito nel tempo grazie a una collaborazione solida con Piemonte dal Vivo, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento del Piemonte come interlocutore credibile e autorevole a livello nazionale. La NID Platform è una piattaforma strategica per la danza contemporanea italiana, un luogo di programmazione, confronto e sviluppo che mette in relazione istituzioni, operatori e artisti. Ospitarla a Torino significa riaffermare il ruolo delle Regioni come attori centrali della governance culturale del Paese: non semplici soggetti attuatori, ma partner istituzionali capaci di costruire visione, sostenere la produzione e contribuire in modo determinante allo sviluppo delle politiche culturali nazionali».

— Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

NID Platform è un progetto nato dalla condivisione d’intenti tra gli organismi della distribuzione della danza aderenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e promozione) in sede FEDERVIVO-AGIS con la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e le Regioni di riferimento, con lo scopo di promuovere e sostenere la più significativa produzione coreutica italiana. L’edizione 2026 si realizzerà nei comuni della Città Metropolitana di Torino con il sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiC e della Regione Piemonte. Per questa edizione ADEP ha nominato partner capofila e organizzatore della manifestazione la Fondazione Piemonte dal Vivo, Circuito Regionale Multidisciplinare delle Piemonte.