POLITICA- Pagina 531

Parte la Commissione regionale sugli incendi di rifiuti

Si è svolta la prima seduta della Commissione di indagine sugli incendi di siti di rifiuti che stanno investendo il Piemonte, fortemente richiesta dai consiglieri di LeU Marco Grimaldi e Valter Ottria e presieduta dalla Presidente della Commissione Ambiente Silvana Accossato. I dirigenti di Arpa Piemonte, auditi in questa occasione, hanno illustrato il programma di prevenzione e azioni nella fase operativa per la gestione delle emergenze e nella fase post-operativa successiva alle emergenze. Da una panoramica sugli eventi occorsi negli ultimi anni, risulta che gli incendi su impianti di trattamento rifiuti siano stati sei nel 2015, otto nel 2016, nove nel 2017, ma già sette a maggio del 2018. Nel biennio 2016-2018, su 100 sopralluoghi effettuati, 45 hanno determinato atti di polizia giudiziaria e in 11 casi si ipotizza un reato. Le  tabelle presentate da Arpa (comprensive di data dell’evento, Comune, soggetto interessato, tipo di impianto e riferimenti autorizzativi, durata dell’incendio, tipo e quantità di rifiuti interessati, danni e azioni svolte dall’Agenzia) mostrano però una pluralità di casi entro i quali occorre distinguere. Ci sono situazioni legate a eventi fortuiti, che nulla hanno a che vedere con il traffico illecito di rifiuti: fatalità, errori umani, deterioramento dei macchinari o scarsa sicurezza degli impianti possono avere causato molti degli incendi; nell’80 per cento dei casi le cause non sembrano infatti essere criminogene.   Tuttavia esistono altri fenomeni: vi sono a livello nazionale criticità legate alla difficoltà di collocamento dei materiali di raccolta differenziata non di qualità, generate da una chiusura da parte della Cina. Ciò potrebbe avere invogliato alcuni gestori a commettere reato bruciando i loro stessi depositi. Infine, la situazione può avere accentuato le azioni criminali da parte di soggetti che hanno approfittato dei provvedimenti di procedura semplificata e dell’assenza di fideiussioni per acquisire capannoni senza costi, facendo pagare per riempirli di rifiuti e poi dileguandosi. L’Arpa ha informato che, nel caso di eventi di natura dolosa, è in atto un’attività di intelligence in sinergia con le altre agenzie regionali e con le forze dell’ordine, grazie a un protocollo con la Procura della Repubblica, per controllare i passaggi di rifiuti illeciti. Si è inoltre impegnata a raccogliere i dati in maniera più statistica e a costituire una commissione tecnica regionale con i vigili del fuoco e i carabinieri, per approfondire meglio i fenomeni. “Bisogna circoscrivere le diverse vicende” – dichiara Grimaldi. – “La Commissione di indagine nasce proprio dagli ultimi fatti avvenuti e dalla notizia delle indagini estese a tutto il territorio piemontese. Occorre capire se e dove vi siano pressioni da parte del mondo criminoso, e se e dove vi siano invece gravi illeciti che tuttavia provengono da un mondo imprenditoriale danneggiato dai costi dello smaltimento. Per questo la vicenda va iscritta in un quadro nazionale: la Commissione antimafia e una Commissione sui reati ambientali dovranno indagare in modo mirato su alcuni settori”.

I cattolici e il proporzionale

di Giorgio Merlo

Era usuale dire nei convegni culturali e storici nella prima repubblica che la proporzionale era lo strumento politico e istituzionale decisivo e discriminante per garantire la presenza dei cattolici popolari e democratici dello scenario politico nazionale. Perche’, si aggiungeva, senza la proporzionale difficilmente quella presenza poteva essere salvaguardata e declinata. Ora, senza sapere cosa sarebbe successo dopo l’uragano di tangentopoli e la fine della seconda repubblica, cioè del bipolarismo tra il vecchio centro sinistra e l’agglomerato forza leghista, non possiamo non riconoscere che quella intuizione politica e culturale era sufficientemente fondata. Ce lo siamo detti molte volte e, purtroppo, e’ un dato oggettivo. Il cattolicesimo politico italiano, che ha segnato una pagina importante e feconda nella vita pubblica del nostro paese, da tempo ormai è caduto in letargo. Per responsabilita’ oggettive e soggettive, come sempre capita. Certo, una situazione che è stata determinata dai sistemi elettorali che, di fatto, hanno costretto quella cultura politica ad attenuare progressivamente la sua identità e la sua specificità. Ma la causa principale e’ dovuta anche al fatto che gli eredi, i protagonisti e tutti coloro che bene o male si riconoscevano in quel filone ideale hanno accettato, inconsapevolmente ed ingenuamente, di cadere in letargo e di ritagliarsi un ruolo di osservatori e di commentatori più che non di attori politici in prima linea. Una situazione che, inesorabilmente, ha contribuito a spegnare quel ruolo politico, culturale e programmatico che è stato giocato per svariati lustri nella vita pubblica italiana. Ecco perché il ritorno, seppur mascherato, del sistema proporzionale da un lato e il fallimento dei partii plurali con il conseguente rafforzamento dei partiti personali dall’altro, può e deve favorire la ripresa di una iniziativa politica di una cultura che adesso, paradossalmente, viene richiesta ed invocata anche da opinionisti e commentatori estranei ed esterni al cattolicesimo politico. Penso a Cacciari, Panebjanco e Galli della Loggia, solo per citarne alcuni. E lo scenario indecente e sempre più indescrivibile a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane dopo il voto del 4 marzo rafforza questa richiesta. E cioè, alla politica e alla democrazia italiana serve una cultura, un soggetto politico e una proposta programmatica capace di rilanciare alcuni caposaldi che in questi ultimi anni sono letteralmente scomparsi: dalla cultura delle alleanze al riconoscimento e alla valorizzazione dei corpi intermedi; dalla salvaguardia della democrazia rappresentativa alla conservazione del sistema parlamentare; dalla riaffermazione della centralità della persona al rilancio dei diritti sociali e via discorrendo. Serve, cioè, rilanciare la tradizione del cattolicesimo politico. E chi lo può fare se non i cattolici democratici e popolari dispersi qua e là?

Caso Moro, un puzzle (non solo) italiano

Conosco Giovanni Fasanella dal 1974. Muoveva i ” primi passi ” nella redazione torinese dell’Unità dove, nel corso del tempo, si sono formati fior fiore di intellettuali e uomini di cultura. Da Italo Calvino a Raf Vallone. Da Paolo Spriano a politici come Diego Novelli il Sindaco per eccellenza. E anche Giovanni non é stato da meno, diventando una prestigiosa firma. Leggendo alcuni suoi libri ho capito le sue capacità da ricercatore e storico. La convinzione é diventata certezza, finito di leggere il libro “Puzzle Moro”. Gli ho telefonato e gli ho chiesto: da quanti anni ci stavi lavorando? 40 anni. Vero, la perfezione non esiste. Difficile comunque trovare dei difetti. Iniziamo dalla forma.Scrittura incalzante ed avvincente. Sul metodo. Non “cade ” mai nell’illazione. Si attiene ai documenti ufficiali. Se suppone precisa i passaggi logici che fanno diventare l’ insieme degli indizi una prova. Aldo Moro è stato un lato della medaglia. L’ altra faccia della medaglia Enrico Berlinguer.  Giovanni Fasanella mette giustamente in stretta correlazione i due uomini politici. Entrambi innovatori nel proprio campo ideologico. Il segretario del PCI vittima del tentativo di omicidio in Bulgaria. Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse e i loro complici. Principalmente i servizi di segreti di tutto il mondo, in  una tragica alleanza tra Cia e Kgb, tra i servizi segreti inglesi e il Mossad israeliano. Aiutati e coadiuvati dai nostri servizi segreti che portavano a compimento la strategia della tensione inaugurata con piazza Fontana.
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Proprio così, Valerio Morucci e br utili idioti dei poteri occulti in Italia e all’estero. Sposa le teorie complottiste? No, anche perché Giovanni Fasanella non è un complottista. Mentre è palese che i servizi segreti bulgari nel tentativo di uccidere il capo del Partito comunista italiano agivano su ordine dei sovietici. Nell’ omicidio Moro i servizi segreti eterodirigevano gli assassini rossi pilotandoli indirettamente. E se “qualcuno” delle forze di sicurezza si avvicinava alla prigione di Aldo Moro intervenivano depistando. Da tanti anni pratica diffusa nel nostro paese.  Nel libro si ” fa giustizia di un luogo comune presente a Sinistra “. Che i sovietici erano moralmente migliori dell imperialismo yankee. I comportamenti erano simili. Entrambi orientati alla eliminazione fisica dell’ avversario politico. Addirittura si adombra il sospetto che Palmiro Togliatti nel 1950 fu vittima dei sovietici che provocarono un incidente stradale a Quincinetto.  Anche da questa parte della cortina di ferro non si scherza.  Così gli inglesi che hanno sempre visto e vissuto il nostro paese come un paese a sovranità limitata, solo preoccupati nel mantenere il controllo sul Mediterraneo e Africa del Nord.
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A tal punto interessati che ancora durante la seconda guerra mondiale mettevano le premesse per costruire un fronte anticomunista partendo dal fascismo di Valerio Borghese. Un sistema di potere sia all’ Ovest che all’Est che trova nella difesa dei loro interessi la legittimità ideologica nell’ esercitare il potere. Aldo Moro vittima delle sue stesse politiche. Vittima del suo dovere di politico. Tanti gli spunti e le verità storiche. Vale proprio la pena leggerlo. Con una mia ultima ed importante sottolineatura: la statura di quella classe politica. Esempio per tutto: quando Berlinquer e Zaccanigni devono scegliere se trattare con i terroristi chiamano per consultarsi Luciano Violante, ancora solo magistrato. Non per essere confortati ma per sapere e dunque conoscere. E diciamocelo pure, il confronto con l’ attuale classe politica é immediato. Ed è desolante il raffronto palesemente a vantaggio di ieri sull’ oggi. Giovanni Fasanella sarà presente al Salone del Libro. Appuntamento da non perdere. Dimenticavo,  giovedì 10 maggio ore 17 Lingotto Fiere.
Patrizio Tosetto

Gli inossidabili della politica e delle nomine

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
Sia ben chiaro che la giunta Chiamparino può nominare chi vuole nei vari cda collegati a FinPiemonte. Poi il dottor Andrea Bairati è uomo di valore. Dopo la trombatura alle elezioni regionali sua e della Bresso si è subito “riciclato” in consulenze con Confindustria nazionale. I galloni per tale incarico li ha conquistati sul campo. Ma ammettiamo di provare simpatia per Gianna Pentenero. Per un semplice motivo: ha il coraggio di dire no. Dire no ai soliti noti che perpetuano le loro scelte che si sono sviluppate in questi ultimi vent’anni. L’inossidabile Mercedes Bresso. Che ha sempre avuto tanto dalla vita politica. Indipendente nel PCI e consigliere regionale. Per due legislature presidente della provincia di Torino, poi un anno deputata europea e poi Presidente della Regione.  Piccoli incidenti come la sconfitta al secondo giro. Ma non si perde d’animo e ridiventa parlamentare europea, essendo a 74 anni  naturale conseguenza dell’ età la ricaduta in Europa. Si sa, la classe non è acqua. Poi un’altra inossidabile come Giuseppina De Santis. Assessore provinciale e regionale. Mai eletta anche perché in quota Salza, grande vecchio della politica torinese.  Sparita nella querelle su Gatti é pronta nell’ aiutare il suo amico politico Andrea Bairati. E Alberta Pasquero? Forse non ci sta nell’ essere sostituita. Donna coriacea e dai conti verificati, brava amministratrice di società da oltre trent’anni operante nel Canavese. Anche per questo Gianna Pentenero si oppone alla scelta dell’ex assessore all’ industria. Ed il nostro Chiampa? Forse se la ride. Con una sola personale convinzione: difficilmente si candiderà.  Con il suo storico distacco osserva con un tantino di fastidio. Con un’ altra nostra convinzione. I soliti fanno sempre i soliti e tranne Gianna il Pd lo permette. Del resto proprio il Pd ha già deciso che la partita politica in Piemonte è persa.

Sentenza Foodora, Grimaldi (LeU): le motivazioni non fermeranno la richiesta di giustizia

Sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza con cui, l’11 aprile, il Tribunale del Lavoro di Torino ha respinto il ricorso dei sei fattorini di Foodora “sloggati” dalla piattaforma in seguito a critiche delle condizioni di lavoro.
La controversia aveva in particolare per oggetto “la domanda di accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti (con le connesse domande di corresponsione delle differenze retributive e di accertamento della nullità, inefficacia o illegittimità del licenziamento)”. Fin dall’inizio la sentenza ha fatto discutere, perché di fatto ha negato la natura subordinata del rapporto di lavoro avvalorata da molti elementi concreti, rifiutando di riconoscere come licenziamenti illegittimi i provvedimenti nei confronti dei rider. Come si legge nelle motivazioni, il Tribunale ha scelto di non prendere in considerazione “le questioni relative all’adeguatezza del compenso e al presunto sfruttamento dei lavoratori da parte dell’azienda, né tutte le altre complesse problematiche della c.d. Gig Economy”.


In precedenza, numerosi tribunali di diverse giurisdizioni (la California Labor Commission nel 2015, la United States District Court Norther District of California nel 2015, il Tribunale del Lavoro di Londra nel 2015, la Vara do Trabalho de Belo Horizonte il 13 febbraio 2017, la Corte di Giustizia Europea il 26 dicembre 2017) hanno riconosciuto tra i drivers/rider e la piattaforma un rapporto di lavoro subordinato, così come nel caso di Lyft, sempre con sentenza del 2015 dello United States District Court Northern District of California. Analogamente, il Consiglio di Stato in Italia ha evidenziato l’originalità del rapporto con l’utente, irriducibile a una semplice intermediazione. Ciò che accomuna le sentenze richiamate è l’applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma.
“Ci prenderemo il tempo necessario per leggere a fondo e con attenzione le motivazioni delle sentenza su Foodora e per sentire il parere dei ricercatori e dei giuslavoristi con cui da anni collaboriamo” – dichiara il Consigliere di LeU Marco Grimaldi. – “La mia impressione a caldo, tuttavia, è che siamo di fronte a un’impostazione in parte datata, che non tiene conto del dibattito di un intero trentennio, cominciato quando fu negata la natura subordinata del mestiere di pony espress, un esito successivamente ampiamente criticato dalla dottrina giuslavoristica. Inoltre mi sfugge come ‘l’esclusione dalla chat aziendale o dai turni di lavoro’, vale a dire dal lavoro e dal reddito, possa non essere considerata una sanzione disciplinare. Comunque la si pensi” – ha concluso il segretario regionale di Sinistra Italiana, da anni impegnato al fianco dei fattorini di Foodora – ”non credo che le motivazioni della sentenza possano fermare la richiesta di diritti e giustizia che arriva dai lavoratori delle piattaforme digitali”.

“SALONE DEL LIBRO E REGIO VITTIME DEL BILANCIO COMUNALE”

Buchi di bilancio un po’ ovunque, con il risultato che Torino assomiglia sempre più a una groviera. Il Teatro Regio ha un problema di bilancio stimato in 1,8 milioni, somma non vistosa ma senza la quale rischia di essere declassificato e dunque di perdere i contributi statali, con il che entrerebbe in piena emergenza finanziaria. Più corposo il buco del Salone del Libro, che si prepara ad aprire i battenti: sono 5 i milioni che mancano per chiudere il bilancio in pareggio. In tutti e due i casi, si guarda in direzione di Palazzo Civico. È il Comune il debitore di entrambi gli Enti e dal Comune non ci sono segnali che muovano in qualche direzione. Si tratta, per verità di cronaca, di buchi che si trascinano dalla consiliatura di Fassino per arrivare fino a quella di Appendino. PD e M5s hanno creato queste emergenze. E pensare che per un po’ abbiamo rischiato di trovarci i due partiti alleati per formare il governo nazionale! Forza Italia chiederà al sindaco e agli assessori competenti di conoscere quali misure si intendono assumere per tutelare due eccellenze del settore culturale di Torino. I buchi sono stati creati, ora tocca al sindaco Appendino trovare le soluzioni

“Gestione del Verde, per le Ciroscrizioni il danno e la beffa”

I Cinque Stelle continuano a tagliare fondi e risorse per gli Enti decentrati, ma pretendono gli stessi standard in termini di tempismo e qualità. Avendo pure a che ridire sulla professionalità dei tecnici. Come se un committente tagliasse  in corsa il budget a un proprio fornitore, pretendendo però lo stesso servizio e lo prodotto. E avendo pure da ridire sulla professionalità di coloro che stanno lavorando per lui. Immaginiamo che un committente affidi a un servizio di catering l’organizzazione di un pranzo per 100 persone, per un budget di 2.000 euro. A un certo punto, lo stesso committente taglia improvvisamente il budget a mille euro, continuando però a pretendere lo stesso numero di portate cucinate con materie prime della stessa qualità da chef dello stesso livello per lo stesso numero di commensali. Quando l’azienda di catering fa notare che non è possibile, il committente si lamenta del disservizio e mette in dubbio il valore professionale di cuochi, camerieri e staff. Per la Gestione del Verde a Torino sta succedendo all’incirca la stessa cosa. L’Amministrazione taglia fondi e risorse (finanziarie e umane) alle Circoscrizioni pretendendo, per la stessa cifra, lo stesso servizio. Non solo i Cinque Stelle mettono in atto nella maniera peggiore tutta la loro ideologia dirigista e accentratrice, ma lo fanno nella maniera peggiore. È inoltre inaccettabile l’attacco ai tecnici delle Circoscrizioni, le cui competenze e la cui professionalità sono, al contrario, unanimemente riconosciute. Dai Moderati massima e assoluta solidarietà alle otto Circoscrizioni cittadine e ai loro Presidenti, vittime dei continui tagli di questa Giunta.

 

Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.

Partiti i lavori della V commissione per le indagini conoscitive sugli incendi nei depositi rifiuti

“Come richiesto dal gruppo di Liberi e Uguali in Consiglio Regionale”

 

È iniziato il lavoro della Commissione regionale ambiente presieduta da Silvana Accossato sul tema dei numerosi incendi ai magazzini di impianti di trattamento rifiuti differenziati verificatisi negli ultimi mesi in Piemonte. «La mattinata – è il commento del Presidente Accossato – è stata incentrata sulla programmazione dei lavori in seguito alla richiesta dei Consiglieri di LeU Marco Grimaldi e Walter Ottria al fine di condurre indagini conoscitive anche da parte degli organi regionali dirette ad acquisire notizie, informazioni e documenti relativi ai diversi casi di incendio avvenuti presso alcuni depositi di rifiuti del torinese e al confine col Piemonte, negli ultimi mesi».

 

Il dibattito è servito principalmente a identificare quali saranno gli enti e le associazioni chiamate ad interloquire con il Consiglio Regionale e a stabilire le modalità ed i tempi di svolgimento dell’indagine prevedono l’approfondimento del fenomeno sia attraverso incontri con i soggetti interessati quali Arpa, uffici di controllo di Città metropolitana e Province, Ato rifiuti, Confindustria e Confeservizi, i rappresentanti del Noe (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) e dei Carabinieri forestali, della Città metropolitana, delle Province, degli Ato rifiuti, delle aziende di settore, associazioni nazionali quali Legambiente e Libera, sia acquisendo documentazione degli stessi soggetti.

 

Nella prossima seduta sarà convocato, quale primo soggetto interpellato l’Arpa Piemonte, cui seguiranno gli altri incontri tutti i giovedì’ per i prossimi 4 mesi. A questo proposito, e come richiesto anche dalla lettera di richiesta di Ottria e Grimaldi, la Commissione V condurrà l’indagine congiuntamente alla Commissione speciale d’indagine, presieduta dal Consigliere Giorgio Bertola.

 

«Gli incendi ai magazzini di impianti di trattamento rifiuti è un tema davvero preoccupante che interessa certamente questioni di legalità ma che ha un impatto molto forte sulla salute dei cittadini; i fumi sprigionati – conclude Accossato – causano infatti ingenti danni ambientali. Per noi è importante capire quali interventi normativi e regolamentari potrebbero essere utili per contrastare il fenomeno».

 

Leon e Appendino sulla situazione del Regio

L’assessora alla cultura Francesca Paola Leon ha risposto in Consiglio comunale alla richiesta di comunicazioni sulla situazione del Teatro Regio. Leon ha ricordato che questa importante istituzione con 300 dipendenti, 122 alzate di sipario e 13 tournées nel 2016 ha ottenuto 60 punti su 250 nella classifica ministeriale da cui dipende anche la ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo, collocandosi a metà classifica tra le istituzioni omologhe.

Nell’autunno 2017, ha spiegato Leon, il sovraintendente Walter Vergnano ha manifestato la volontà di anticipare la chiusura del suo mandato. La scoperta di un possibile squilibrio di bilancio ha accelerato questo processo con la presentazione delle dimissioni nell’aprile 2018 e la conseguente decadenza delle altre cariche.  Il possibile squilibrio di bilancio si innesta in una sofferenza finanziaria che ha varie ragioni tra cui il trasferimento di immobili nel 2011 alcuni venduti ma altri non vendibili con conseguente incremento dei fidi bancari, degli interessi passivi e dei debiti verso fornitori. Inoltre i ricavi di biglietteria non coprono i costi delle attività artistiche e nel 2017 hanno registrato un calo sensibile. In questo quadro sono state incrementate le trasferte all’estero (sette nel 2017) che però hanno generato un aggravio dei costi a carico della Fondazione. Il 18 aprile il Consiglio di indirizzo ha dunque deciso di accettare le dimissioni del Sovraintendente. Nella seduta del 24 aprile scorso la Presidente ha proposto la nomina di William Graziosi, che fino al 2017 ha diretto la Fondazione Pegolesi Spontini, a Iesi e che risponde alle caratteristiche previste dallo Statuto. Per la sua designazione la legge Bray prevede la nomina da parte del Ministro dei beni culturali su proposta del Consiglio di indirizzo e non prevede bandi. Sul nome del candidato non vi è stata unanimità di consensi ma il presidente ha deciso di procedere alla votazione per arrivare celermente alla nomina e affrontare celermente le difficoltà di bilancio. Nella stessa seduta, alla luce delle difficoltà economiche, sono state autorizzate le sole tournées a copertura totale dei costi non autorizzando con voto unanime quella negli Usa. Ringrazio il sovraintendente Vergnano, ha concluso Leon, che lascia un teatro che si colloca ai massimi livelli del Teatro d’opera in Europa. Un teatro sorretto da lavoratori partecipi che in questa fase hanno manifestato con una lettera le loro legittime preoccupazioni. Le loro istanze sono state recepite dal Consiglio di indirizzo e dalla presidenza. L’Amministrazione, per il tramite del nuovo sovraintendente, intende proporre soluzioni atte ad espandere l’attività della nostra fondazione lirica sia a livello locale che internazionale lavorando ad un modello di teatro che sia al servizio della Città e del territorio.  La sindaca, presidente della Fondazione incontrerà il prossimo 9 maggio tutte le componenti della Fondazione, compresi i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali per informarli e individuare un percorso condiviso tra Città e Teatro Regio con il fine comune di diffondere l’arte e la cultura musicale nella nostra città e nel mondo.

Il dibattito

 

Fabrizio Ricca (Lega nord): Dai giornali emergevano ottimi rapporti tra Vergnano e la sindaca. Cosa è successo improvvisamente? Perché una persona che dichiarava di avere i conti in ordine ha deciso di andarsene? Il nuovo sovrintendente Graziosi è stato commissariato dal sindaco di Jesi. Dov’è l’esperienza internazionale richiesta? Dove sono finiti i bandi? Chi ha dato indicazioni per la scelta del sovrintendente? Come pensate di intervenire rispetto alle dimissioni di Noseda? Di tutta la questione, fino ad oggi nessuna parola da parte dell’assessora alla Cultura. Ora si parla di una decrescita del Teatro con maggiori repliche. Ma agli abbonati cosa si offre? C’è un’approssimazione che denota mancanza di competenze che rappresentano un prezzo che pagheranno il Teatro e i torinesi.

Stefano Lo Russo (Partito Democratico): Il metodo della scelta non è stato opportuno. La scelta di votare a maggioranza dimostra l’incapacità della sindaca di costruire consenso. L’attenta valutazione della sindaca”, così come l’ha definita l’assessora Leon, avrebbe dovuto essere connotata da maggiore trasparenza. Qual è stata l’attenta valutazione” nel non voler soprassedere di 24 ore sulla nomina del sovrintendente, quanto da più parti arrivava questa richiesta? E’ stata una mancanza di rispetto nei confronti di coloro che si ponevano il problema di lasciare l’Ente in mani sicure. E’ stato sbagliato il metodo, speriamo sia stato azzeccato il merito. Preoccupa l’idea di sviluppo futuro del Teatro, oggi assente, in merito a programma artistico, programmazione internazionale e sostenibilità economica.
 

Osvaldo Napoli (Forza Italia): La figuraccia l’ha fatta Noseda. Faccia il maestro al quale faccio i complimenti per questo compito, ma lasci ad altri la decisione di scegliere chi deve gestire il Teatro. Non può intervenire su scelte politiche. Si discute sulla nomina di Graziosi, persona preparata, non schierata politicamente, nomina che ha avuto il benestare del ministro Franceschini, ma non si parla del buco di bilancio di un milione 800 mila euro. Mi ha fatto piacere la disponibilità della sindaca ad incontrare le maestranze.

Francesco Tresso (Lista civica per Torino): Non entro nel merito della scelta di William Graziosi alla sovrintendenza del Regio e non mi permetto di dare dei giudizi di merito su di lui.

Ma la procedura di nomina della sua figura è stata gestita male e con una fretta inopportuna sono state prese decisioni non condivise che, di fatto, hanno decapitato il vertice dell’ente lirico torinese. Si poteva aspettare anche soltanto qualche settimana in più, se lo meritavano tutti i lavoratori del Regio che ora apprendiamo saranno coinvolti in un incontro nei prossimi giorni; un momento di confronto che si sarebbe dovuto tenere prima di formulare le scelte effettuate.

 

Massimo Giovara (M5S): Spero si collabori tutti insieme per il futuro buon andamento del teatro Regio, come nello spirito dalla mozione da me presentata qualche settimana fa. Si è parlato della fretta con la quale sono state fatte le scelte, in realtà forse noi tutti dovremo conoscere meglio il mondo della lirica italiana. E voglio rispondere al consigliere Ricca che il presunto danno economico di Graziosi al teatro Pergolesi di Jesi non è in realtà a lui attribuibile, come ha spiegato il sindaco in una lettera nella quale ha evidenziato i favorevoli risultati di bilancio dell’Ente gestito da Graziosi stesso dal 2005. Riguardo la posizione di Noseda è stato ricordato che la legge prevede che nel momento in cui decade il sovrintendente dell’Ente, decade anche il direttore. A proposito della difficile situazione economica del teatro Regio non si può non considerare la gestione uscente responsabile dell’attuale stato delle finanze dell’Ente. 

 

L’intervento della sindaca Chiara Appendino

Voglio precisare, ha detto, che sia io che l’assessora Leon non siamo intervenute nel dibattito giornalistico di questi giorni per una scelta di rispetto nei confronti del consiglio comunale e del Consiglio di indirizzo, che tornerà a riunirsi la prossima settimana. Credo che da un lato sia un segno di attenzione al Teatro l’attuale dibattito cittadino, purtroppo quando la vicenda giornalistica avvia il dibattito sui nomi, soprattutto in campo culturale, si creano schieramenti opposti e diventa difficile valutare obbiettivamente il lavoro in atto.  Mi assumo pienamente la responsabilità sul nome che ho scelto e per avere accelerato il processo. A ottobre in modo riservato assieme al Sovraintendente uscente, che ringrazio per il suo lavoro, convenimmo che dopo 19 anni di gestione, avremmo utilizzato il prossimo anno per gestire la transizione del teatro. Poi con l’emersione del potenziale squilibrio di bilancio è diventata necessaria una nuova programmazione affidata a una nuova guida. Una guida che accolga la prima delle sfide: quella dell’equilibrio finanziario dell’ente, su cui hanno inciso i trasferimenti di immobili e nel 2015 e nel 2016 la decisione di utilizzare l’anticipazione dei fondi triennali cosicché nel 2017 si è creata una difficoltà strutturale. Voglio quindi rassicurare che ho operato solo nell’interesse del Teatro Regio, che non ha subito tagli da questa Amministrazione che anzi quest’anno metterà a disposizione anche risorse aggiuntive per intervenire sul palcoscenico che ha bisogno di interventi strutturali che non sono stati attuati in precedenza.  Una seconda sfida è quella del pubblico: la situazione della biglietteria e degli incassi negli anni non è migliorata e quindi bisogna ragionare su come ampliare il pubblico. La terza sfida è riuscire a mantenere i livelli delle competenze professionali e della programmazione artistica pur con una più oculata gestione finanziaria, per questo alcune tournées sono state autorizzate e altre no. In questo momento lo sforzo del Consiglio di indirizzo e mio è per non chiudere in disavanzo il bilancio del 2017 e del 2018 perché questo è importante per il futuro del teatro e permettergli di continuare a crescere con una programmazione all’altezza del teatro.

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(foto: il Torinese)

 

Poco Pd al Primo Maggio

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
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La festa del Primo Maggio ha tenuto nei grossi centri, un po’ meno nei piccoli. Lontani i tempi in cui tutti – ma proprio tutti – lo festeggiavano con comizi e cortei. All’inizio degli anni ’70 mio padre, della segreteria della camera del lavoro, fece il comizio a Venaria. A Torino il corteo partecipato, calamita anche per i sindaci della prima cintura. “Bello” il governatore Sergio Chiamparino con la sua cravatta Rossa e l’immancabile garofano. Ti scopri nel canticchiare la Canzone sul vestito di Rossini. “….aveva solo un vestito da festa e lo metteva alle grandi occasioni, a  Lui gli dissero domani ai padroni gliela faremo pagare…”.Ovvio, tanti ricordi . Una settimana di ” passione ” per i comunisti dal 25 aprile al 1 Maggio. Ma tutto cambia. Anche positivamente. Dopo anni di violenze un corteo pacifico. Come mai? Magari anche gli antagonisti maturano invecchiando. Anche la violenza ha uno scopo. Martedì l’obiettivo dei violenti era il Pd ed entrare in piazza per “salire”” salire sul palco. Poi non c’era il Senatore Esposito loro bersaglio da sempre. Stefano Esposito non rieletto ed in aperta polemica con chi nel partito vuole trattare con i pentastellati. Sul palco gli antagonisti sono saliti. Missione compiuta. E il Pd ? Pochini dietro lo striscione. Con l’eccezione dell’encomiabile  onorevole professor Giorgis che dopo aver sfilato con le istituzioni è tornato indietro e ha  raccolto la bandiera del partito.  Il segretario Mimmo Carretta gli dovrebbe fare un monumento.
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Gli altri? O non c’erano o si sono mimetizzati in altri spezzoni di corteo. Può sembrare strano ma anche questo è il congresso che il Pd sta facendo. E il primo maggio è un modo come un altro per dire ciò che si vuole dire. Anche se – mi sembra -dopo l’intervista di Fazio a Matteo Renzi ci sia poco da dire. Una sua considerazione: “mette le cose al suo posto” . Controllo il 90 % dei Senatori e la maggioranza dei deputati. “Controllo”, ecco la parola magica. Rimane poco nel dire e soprattutto nel fare da parte di Piero Fassino e Franceschini. E a Sinistra si sta a guardare . Poi, diciamocelo, che altro potrebbero fare? Io direi politica , ma si sa’, sono un uomo d’ altri tempi. Ci si commuove davanti  ai lavoratori che sfilano,  stupiti di questa incredibile impotenza di questa sinistra. Un primo maggio imperniato sulla sicurezza sul lavoro. II sindacato denuncia: non ci sono controlli da parte dello Stato. I direttori degli uffici del lavoro si schermiscono: non abbiamo personale sufficiente. E spostare il personale di altri settori del pubblico impiego che poco fanno nei loro uffici? Dopo ovviamente appositi corsi. Ma manca la volontà politica. E non solo. Con il sospetto che tutto ciò che è pericoloso come le verifiche sui posti di lavoro venga scartato dai pubblici ufficiali preposti. Forse ci sarà anche, io non ne ho cognizione, ma non mi risulta un accordo sindacale del pubblico impiego che preveda questo. Più semplice denunciare che fare. Anche per questa ragione  questa sinistra, questo sindacato e questo Pd sono in crisi. Scontano anni di denunce e non di fatti. Cosi abbiamo dei dati non immaginabili alcuni decenni fa. Gli operai votano tutti tranne la sinistra. Sinistra in tutte le declinazioni. Mi vien voglia di dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Mi vien voglia di dire che il primo maggio è stato inutile. Se poi unica novità è  stata rappresentata dai i centri sociali  che hanno “conquistato ” il palco… Povera sinistra se si fa “trascinare” dai no tav,  no  su no , no su tutto. Almeno i pentastellati si sono divisi i compiti. Chiara Appendino in testa con le istituzioni con Chiamparino, Boeti  e i sindaci. Con gli antagonisti hanno sfilato i consiglieri comunali grillini contrari a tutto e a tutti. Un film già visto nelle manifestazioni contro il G7. Povera sinistra. Povero Pd. Non sto vedendo un “colpo di reni” per cambiare politica.
(foto: il Torinese)