“Icardi e Cirio aprano gli occhi. Lo Russo lanci una conferenza sullo stato della sanità torinese”
“Le parole del direttore del Dea del Martini dicono tutto: il 40% delle risorse mediche si utilizzano per seguire i pazienti in attesa di un letto, quando la stessa percentuale corrisponde alla carenza dei medici. E i letti non ci sono perché vengono occupati – con costi altissimi per la sanità- da altri pazienti che innfase post-dimissioni non hanno strutture dedicate in cui andare. E dovremmo chiederci perché i bandi per i medici di emergenza vadano deserti” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi ed esponente di Sinistra Ecologista Marco Grimaldi, commentando la situazione esplosiva nei pronto soccorso degli ospedali torinesi.
“Ma c’è molto altro: ci rendiamo conto dei tempi di attesa a Torino per le visite specialistiche? Che fine hanno fatto le Case della salute? A che punto è il rafforzamento del Giovanni Bosco, del Martini e del Maria Vittoria? Quale sarà il destino del Maria Adelaide e dei servizi territoriali? Senza contare il disastro sulla zona sud e il gioco dell’oca sull’Ospedale di Moncalieri-Carmagnola. Per la destra il problema sanità sembra non esistere, la Giunta regionale è totalmente assente e silente sul tema. È davvero il momento che il Presidente Cirio e l’Assessore Icardi aprano gli occhi sulle condizioni del servizio sanitario nel capoluogo piemontese, nuovamente al collasso non solo per effetto della crisi pandemica, ma per problemi che si trascinano da ben prima” – prosegue Grimaldi. – “Oggi nella nostra città troppe persone non riescono a far valere il proprio diritto alla salute. Chiedo al Sindaco Lo Russo di aprire subito una grande conferenza sullo stato della sanità territoriale e ospedaliera a Torino e sulle azioni per risolvere questa emergenza”.
Già al primo turno la disaffezione al voto era evidente, ma essa è diventata macroscopica al ballottaggio e non c’è neppure la scusa del fine settimana al mare in quanto esso si è svolto in autunno. I due candidati non hanno saputo appassionare ,anche se la competenza e l’apparato esperto e collaudato di Lo Russo hanno avuto la meglio sulla inesperienza, in verità un po’ boriosa, di Damilano che credeva di vincere al primo turno e non ha evitato l’ineleganza di avere prima eletta nella sua lista la cugina, una caduta di stile senza precedenti. Si è notata anche la differenza di cultura politica, amministrativa e giuridica tra un docente del Politecnico e già assessore e un ragioniere ed imprenditore che ha insistito, ripetendolo come un mantra di essere figlio di un partigiano, pur essendo alleato dei nipoti dei reduci di Salò che certo non hanno apprezzato questo costante richiamo ad una scelta che riguardava il padre, ma non necessariamente il figlio. Io ho conosciuto ad esempio, figli di partigiani diventati ferventi neo- fascisti. Mi auguro che il nuovo Sindaco, che mi sembra persona seria e non incline alla demagogia, sappia partire dal fatto che il consenso con cui ha vinto è nei fatti molto limitato, anche se ha stravinto in termini percentuali su Damilano che continua a vantare un 12 per cento di consensi personali, una percentuale troppo esile per consacrarlo leader. Se posso dire, Lo Russo deve guardare all’esempio di Castellani e di Fassino e non a Chiamparino che si montò la testa per aver battuto Buttiglione, la peggiore candidatura del centro-destra che oggi esce a pezzi e clamorosamente battuto. Senza le capacità del federatore Berlusconi , esso è un’alleanza perdente in partenza perché conflittuale e perché guidata da persone senza carisma, anzi senza la benché minima qualità politica. Mi auguro che Lo Russo sappia aprirsi anche a chi non l’ha votato come seppe fare Fassino e mi auguro altresì che tenga a bada gli estremisti di sinistra che lo hanno sostenuto al ballottaggio come Angelo D’Orsi che si ritiene il nuovo Gramsci. Ci sono dei moderati che possono guardare a Lo Russo con simpatia soprattutto per la sua esperienza e per la sua cultura. Ma dev’essere chiaro che la prima