Una “provocazione” che tutti stavano aspettando, una “provocazione” del tutto priva di originalità, non è più “una provocazione”: è solo un’offesa. Un “gesto dissacrante” a rischio zero, che anzi guadagna a chi lo compie applausi e fama, non è più “un gesto dissacrante”: è solo un gesto blasfemo. Un “servizio pubblico” che non solo consente, ma promuove certe performance è l’opposto di un buon servizio pubblico.
Le nuove intemerate sanremesi di Achille Lauro non ci sorprendono più: ci offendono e ci annoiano soltanto. Ci chiediamo che cosa pensino, sul tema, i vertici della RAI e ci dispiace che il Direttore Artistico, che si definisce cattolico, si dica “non turbato” da questa vicenda
Siamo tutti pronti a indignarci quando in TV non si trattano con parole e toni più che rispettosi e adeguati certi temi sensibili: bene, vorrei vedere le stesse nette prese di posizione quando si offendono una Fede e duemila anni di tradizione e cultura, due millenni di sensibilità religiosa.
Lo scorso anno, di questi tempi, ci chiedevamo, ironicamente, se la Direzione Rai avesse intenzione di replicare anche in questo 2022 le prestazioni dello stesso Achille Lauro, cosa che si è puntualmente verificata. Non era una previsione difficile. Sarei curioso di vedere i contratti che hanno remunerato, coi soldi del canone, questi “artisti”.
Con gli italiani che fanno i conti quotidianamente con una pandemia ancora terribile e con una tremenda crisi economica, certi spettacoli risultano ancora più indecenti. Chiamare “espressione artistica” la blasfema parodia del Battesimo messa in scena da Achille Lauro è semplicemente impossibile: siamo di fronte a una banale, semplice e offensiva volgarità.
Silvio Magliano
Consigliere regionale del Piemonte
A dichiararlo è la parlamentare di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, intervenendo in merito alla conferenza di Eric Gobetti (nella foto piccola) “Fascismo e Foibe tra storia e propaganda” prevista per il 6 febbraio al Comala. “Gli stessi manifestanti che poche settimane fa si sono scontrati violentemente con gli agenti con la scusa di protestare contro la nuova sede dell’Esselunga, ora si rifanno vivi con un nauseante evento dal sapore giustificazionista proprio a ridosso del Giorno del Ricordo (10 Febbraio). Sulla locandina – prosegue Montaruli – campeggia addirittura una bandiera comunista titina, la stessa che fu il simbolo degli infoibatori. Mi auguro di sentire parole di sdegno e condanna anche da parte di quelle istituzioni cittadine che in precedenza si erano mostrate solidali con gli attivisti del Comala, dimostratisi nient’altro che militanti dei centri sociali con una palese ambiguità per la pulizia etnica delle foibe. Ogni offesa al ricordo dei martiri delle foibe è un insulto a tutta Torino e all’Italia intera”.