Giorni di polemiche e di imbarazzi: non sempre capisco le prime e non mi sfuggono, da parte di alcuni colleghi Consiglieri, i secondi.
Continuo a non capire come risorse a favore delle donne che, in difficoltà economiche, desiderano fare una scelta in favore della vita possano essere considerate in contrasto con chi liberamente decide di fare una scelta differente.
Chi chiede a gran voce che il fondo “Vita Nascente” sia una misura universale, proprio come l’Assegno Unico, sta esprimendo esattamente anche il nostro desiderio e, dopo la necessaria sperimentazione, la nostra prospettiva: abbiamo detto fin dal primo momento che gli attuali 400mila euro sono un buon inizio, ma che i fondi dovranno progressivamente aumentare. Ci batteremo perché ciò avvenga. Dal primo momento abbiamo preteso che le risorse vadano nella loro totalità alle donne in condizioni di difficoltà economica, senza che un solo euro resti alle Associazioni.
Si dovrà dunque studiare al più presto una formula che consenta la gestione diretta del Fondo da parte dall’ente pubblico: un’esigenza di prassi che sarà per noi ragione di soddisfazione anche in quanto segno di una cultura della vita finalmente accolta a livello istituzionale e politico.
Ci attendiamo che anche la Curia si esprima su questo tema. Le stesse forti parole del Santo Padre Papa Francesco – che per noi è punto di riferimento non solo quando si esprime sull’attualità, ma anche quando è voce della Dottrina Sociale della Chiesa – ricordano che «abbiamo finora fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, tanto da vedere talvolta nell’aborto una rapida soluzione a profonde angustie». Da sempre consideriamo e continuiamo a considerare ogni vita che nasce un valore inestimabile.
Resta incontrovertibile, infine, il dato demografico, a livello nazionale e soprattutto regionale: un fenomeno di fronte al quale la politica ha il dovere di fare la propria parte. C’è un “inverno demografico” da affrontare e superare. L’Italia è, dal punto di vista delle politiche per la famiglia, clamorosamente indietro: impietoso, per esempio, il paragone con la “laica” Francia. È tempo di iniziare a lavorare per colmare il divario.
Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.
Per certi aspetti, nel dibattito sociale e politico, Langer è oggi più conosciuto, e riconosciuto, di quando lo fosse in vita, nel tempo segnato dalle tante amarezze. Marco Boato – sociologo, giornalista, ricercatore universitario, più volte parlamentare, esponente di spicco di Lotta Continua, del Partito Radicale e dei Verdi – che condivise tante iniziative di Langer, scrisse un libro molto bello e prezioso che si intitolava Alexander Langer. Costruttore di ponti. In quelle pagine ritraeva il profilo di un autentico e coerente testimone del nostro tempo: le radici sudtirolesi, il rapporto con la Chiesa, la formazione, il Sessantotto, l’impegno politico e la conversione ecologica, la nonviolenza, l’impegno per il dialogo interetnico nella ex Jugoslavia e un po ovunque. Come ricordava il cardinale Loris Capovilla (storico segretario di Giovanni XXIII, papa Roncalli, morto centenario nel 2016) nella sua presentazione, “anche Alex ha perseguito ostinatamente la pace, e, insieme, la custodia del creato. Ha inseguito con tenacia questi ideali. Ne ha fatto la sua passione e la sua vita”. Il tenace costruttore di ponti, intellettuale altoatesino pioniere della conversione ecologica auspicata dalla Laudato si’ di papa Francesco ( essendo Pontefice è anch’esso, nell’etimologia della parola e nella sostanza del fare, un costruttore di ponti) spese gran parte dei suoi quasi cinquant’anni anni di vita al servizio degli altri nel segno del dialogo, della pace, della tutela dell’ambiente. Giornalista, traduttore, insegnante, Alex Langer nel 1989 fu eletto deputato al Parlamento Europeo e divenne il primo presidente del neo-costituito Gruppo Verde. Uomo politico nel senso più nobile del termine, Langer si impegnò fino allo stremo delle sue forze nella diplomazia della pace, a favore di relazioni più giuste tra i popoli, per la conversione ecologica della società, dell’economia e degli stili di vita. Occorre avere oggi, in questa primavera del 2022, la consapevolezza che mai come ora il suo pensiero è attuale e può dire molto alle nuove generazioni. Un testimone del nostro tempo, protagonista dell’ecologismo politico in Italia e nella dimensione europea e internazionale. Il suo dinamismo senza soste, diventato ancor frenetico dopo la caduta del muro di Berlino quando non risparmiò alcuna forza per contrastare i contrapposti nazionalismi, sostenendo le forze di conciliazione interetnica nei territori dei quella che fu la Jugoslavia, la terra degli slavi del sud, rappresenta l’esempio e l’eredità che ha lasciato. Alexander non tollerava le divisioni etniche. In Alto Adige nel 1981 e poi nel 1991 si era rifiutato di aderire al censimento nominativo per la dichiarazione del gruppo linguistico, perché riteneva che ciò rafforzasse una politica di lacerazione invece che di coesione. Spese tutto se stesso per un’idea e un progetto che si può riassumere nel bellissimo e sintetico concetto di don Primo Mazzolari: “pace, nostra ostinazione”. Fu coerente con questa impostazione fino all’estremo, fino alla fine. Quando ci si rende disponibili all’apertura nei confronti dell’altro senza remore, come Alexander Langer cercò di fare lungo l’intero arco della sua vita, la vulnerabilità diventa assoluta. Fu così che il pomeriggio del 3 luglio 1995, a 49 anni, si tolse volontariamente la vita impiccandosi a un albicocco al Pian dei Giullari, alle porte di Firenze. I pesi gli erano diventati insostenibili eppure, anche in quel momento in cui si sentiva “più disperato che mai”, avvertì il bisogno di rassicurare gli amici, scrivendo nell’ultimo dei suoi tanti bigliettini: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”. L’ultimo sprazzo di luce nel buio, un invito che non si può rifiutare, continuando così “in ciò che è giusto”. Nell’impegno per la pace, con la passione come spirito e il dialogo come missione.