POLITICA- Pagina 3

Giachino: “Il Pd gioca con il futuro del lavoro e di Torino”

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Caro Direttore,

Mentre in Val Susa è in corso il Festival della Felicità, paravento per il raduno di giovani antagonisti, a partire da quelli di Askatasuna, i ragazzi molto amici di AVS, che quando scende la sera, invece di leggere poesie, si esercitano nell’assaltare il cantiere della TAV, l’opera che il Parlamento italiano, l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano, per due volte ha votato essere strategica per l’interesse nazionale, senza che nessun difensore della Costituzione o partecipante al Festival della Spiritualità dica qualcosa.

Alcuni dirigenti locali del PD, con la compagnia degli esponenti di AVS, vogliono ridiscutere, ora che Virano non c’è più, il progetto della stazione internazionale a Susa e della linea verso Orbassano. Cosa che serve a illudere i No Tav, tra cui ci sono ancora alcuni sindaci del PD, che l’opera si possa ancora fermare. Purtroppo qui non c’è nessuna mamma di Baltimora che scenda in piazza a prendere per le orecchie il proprio figlio che sta tirando pietre.

Probabilmente non hanno ancora capito bene le enormi ricadute economiche e sociali della TAV sull’economia torinese e piemontese. Queste perdite di tempo, cui a volte danno l’impressione di allinearsi i vertici TELT, costano a tutti gli italiani le mancate ricadute di lavoro e l’aumento dei costi per oltre tre miliardi di euro. Bene ha fatto il commissario Mauceri a chiedere di andare avanti decisi.

La parte del PD che non ha mai avuto la cultura dello sviluppo nelle sue corde e che amministra una Torino che da trent’anni declina economicamente e che oggi ha più problemi sociali di quanti ne avesse quando è stato eletto Lo Russo e ai tempi dei piani decennali di Castellani, non è assolutamente capace di analizzare come sta Torino; oggi studia le tattiche per rivincere, incurante degli scarsi risultati raggiunti. Messe a tacere le scomode analisi della Fondazione Rota, chiusi occhi e orecchie il giorno in cui Banca d’Italia presenta la relazione su Torino e sul Piemonte.

Ma chi ha un minimo di sensibilità umana ed è stato abituato a non girarsi dall’altra parte di fronte ai senza lavoro e ai precari, o alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli, non si lascia condizionare dalla tendenza a parlare di più delle cose che vanno e delle grandi potenzialità, e si batte per ridare la speranza a chi oggi non ce l’ha.

Io sto con Messi, che dedica la vittoria a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, e non con il Presidente dell’Argentina.

Io stavo e sto con le parole dell’Arcivescovo Nosiglia, che parlava della metà della città che sta male e che non sta meglio dopo che ieri, in Barriera, si è andati a ramazzare strade e piazze con tanto di foto col Sindaco, perché a Barriera non è stato dato nulla di sostanziale in questi anni. Se i 340 ragazzi avessero chiesto, come faccio io da due anni a Lo Russo, di spostare un’attività economica, tipo il Centro per l’Intelligenza artificiale, e i relativi posti di lavoro in Barriera, il risultato avrebbe potuto essere più importante.

Torino deve capire che la vera priorità per i giovani di domani e per la metà della città che sta male è lo sviluppo economico e che, per la Torino di domani, saranno ancora fondamentali l’industria, le fiere internazionali, i congressi, la TAV e un aeroporto all’altezza. Ma per ottenere questo occorre dire no al Sistema Torino, no alla sinistra che ci ha portato al declino, no a nuove furberie di liste utili solo perché nulla cambi.

Ecco perché noi UDC, che ci rifacciamo ai Governi e alle amministrazioni comunali che diedero al Paese il boom economico e a Torino la rinascita e il ruolo di capitale dell’industria, gireremo le piazze, le scuole, le fabbriche per dire ai torinesi che la città si merita una nuova e grande amministrazione comunale che rilanci la città, il lavoro e il commercio.

Mino Giachino
UDC Torino

Il dialogo Bettazzi e Berlinguer, 50 anni fa

Con un gesto inusuale e coraggioso ( una lettera aperta..) che suscitò reazioni contrastanti, speranze ma anche critiche monsignor Luigi Bettazzi, a quel tempo vescovo di Ivrea e presidente di Pax Christi italiana, scrisse all’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer. Era il luglio del 1976. Due anni dopo il referendum sul divorzio. La lettera iniziava così: «Onorevole, Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni di vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pure aperta, al Segretario di un partito, come il suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano». Berlinguer rispose subito con un biglietto privato e pubblicamente, dopo un anno, nel 1977, dalle colonne di «Rinascita» , con delle puntualizzazioni e dei riconoscimenti importanti verso l’esperienza religiosa. In tredici fitte cartelle dattiloscritte Berlinguer scriveva : «Le posizioni assunte e i comportamenti seguiti dal Pci lungo diversi decenni fino ad oggi, penso dovrebbero portarLa a riconoscere, Signor Vescovo, che l’insieme di essi costituisce la valida garanzia che nel Partito comunista italiano esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista e non antiteista; ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch’esso dunque non teista, non ateista, non antiteista». Berlinguer presentò il suo partito come laico e aperto a tutti i valori, non indifferente al fatto religioso. Riconobbe che l’essere ispirati da una fede religiosa è “una condizione che può stimolare il credente a proseguire il rinnovamento in senso socialista della società“. Un’apertura concreta. Allora si ruppe un muro di incomprensioni e di preconcetti, si chiarì quale poteva essere il percorso comune di credenti e non credenti di fronte alle sfide poste all’umanità. Un carteggio importante, segno di una volontà di dialogo vero, rispettoso delle diversità, ma anche attento a ciò che poteva unire. Oggi quel “terreno comune” è nelle emergenze nuove: i problemi posti dalla globalizzazione selvaggia, il modello di sviluppo, la questione ambientale, le nuove ingiustizie, la pace minacciata, l’immigrazione, i problemi legati alla bioetica. Grandi questioni sulle quali è impossibile che non ci possa essere un terreno di impegno comune per tutti “gli uomini di buona volontà”.

Marco Travaglini

Nicco: “All’Assietta batte il cuore della nostra terra”

FESTA DEL PIEMONTE

“Ci sono luoghi in cui la storia sembra non essere mai passata. Qui all’Assietta batte ancora il cuore del Piemonte”.
In occasione della Festa del Piemonte, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, presente al Colle dell’Assietta per le celebrazioni della storica battaglia del 1747, ha rivolto un augurio a tutti i piemontesi.
“Ogni volta che si sale quassù – ha evidenziato Nicco – si comprende quanto sia preziosa la nostra storia. Tra queste montagne uomini semplici hanno trovato un coraggio straordinario, difendendo la propria terra e consegnandoci un’eredità che ancora oggi ci unisce. Riviviamo una vittoria militare, ma raccontiamo un’identità, un carattere, un modo di essere piemontesi”.

“La Festa del Piemonte, che quest’anno abbiamo voluto portare in tutte le province in modo diffuso, è il giorno in cui ci ricordiamo che apparteniamo a una comunità fatta di lavoro, serietà, solidarietà e amore per il proprio territorio.
A tutti i piemontesi rivolgo il mio augurio più sincero di buona Festa del Piemonte. Viviamola con orgoglio, con gratitudine verso chi ci ha preceduti e con la responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni il valore delle nostre radici. Perché un Piemonte che conosce la propria storia è un Piemonte che sa affrontare con fiducia qualsiasi sfida”, ha concluso il Presidente Nicco.

Pannelli selvaggi, Binzoni (FdI): “Legge aree idonee va nella giusta direzione”

 “NO AL CONSUMO DI SUOLO, SI’ AL FOTOVOLTAICO NEI TERRENI GIA’ COMPROMESSI”

 “La sentenza n. 127/2026 della Corte Costituzionale mette finalmente la parola fine alla minaccia del fotovoltaico selvaggio sui terreni agricoli, confermando la piena legittimità dei divieti ai pannelli a terra. È una vittoria straordinaria che dà pienamente ragione alla linea politica di Fratelli d’Italia e del Ministro Lollobrigida: la transizione ecologica non può e non deve avvenire a spese della sovranità alimentare e della tutela del nostro paesaggio“. Lo dichiara Alessandra Binzoni, vice-capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.

Questa pronuncia della Consulta – spiega Binzoni – avvalora e dà ulteriore forza all’impronta fortemente conservativa e di tutela sia del lavoro agricolo che del paesaggio della legge regionale sulle aree idonee che approveremo nella prossima seduta a palazzo Lascaris“.

Il Piemonte – incalza la vice-capogruppo di FdI – non sarà terra di conquista per operazioni speculative che danneggiano le nostre eccellenze agricole e alterano l’identità dei territori. L’energia solare si può e si deve sfruttare diversamente, ad esempio investendo su tetti, infrastrutture e aree già compromesse, o attuando sperimentazioni come quella del fotovoltaico tra i binari ferroviari, ma senza sottrarre un solo metro quadro alla produzione di cibo e al lavoro dei nostri agricoltori“.

Siamo soddisfatti di questo traguardo che risponde in pieno alle storiche battaglie del mondo agricolo – conclude Binzoni. – Andiamo avanti a testa alta con regole chiare, rigorose e orientate a difendere il suolo piemontese da qualsiasi scriteriata operazione“.

Mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Riceviamo e pubblichiamo

Basta stress e turni massacranti! Basta morti sul lavoro!

Lunedì 20 luglio giornata di mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Le morti sul lavoro che sono giunte alle cronache recentemente, e le molte altre che restano in silenzio, hanno cause molto diverse. Eppure il comune denominatore è spesso una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, turni massacranti e oppressione e discriminazione di capi e responsabili, a fronte di salari invece del tutto insufficienti.

Per questo invitiamo tutti gli autisti, lavoratori e solidali a partecipare al doppio appuntamento di lunedì:

👉 Ore 9 davanti all’Ispettorato del lavoro in via dell’Arcivescovado 9, con gli autisti degli appalti BRT, che continuano a soffrire discriminazioni, demansionamenti, cambi turni improvvisi e cambi appalti irregolari, nonostante la recente morte il 26 giugno sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese di un loro collega

👉 Ore 11 davanti al Tribunale di Torino in corso Vittorio Emanuele II 130, per l’ultima udienza del processo contro l’azienda AF Logistics e il suo preposto, per il suicidio di un lavoratore camionista nel 2023 della piattaforma GS Carrefour di Rivalta, dove ancora oggi i camionisti vivono nel timore di addebiti di danni, comportamenti oppressivi, punti di carico e scarico pericolosi a fronte di salari invece inadeguati al costo della vita

S.I. COBAS

Genova, 25 anni fa: i fatti ricordati in modo settario

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Se penso che 25 anni fa percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, il Centro Pannunzio e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.

Continuano le analisi – si fa per dire – ormai piuttosto senili di Bertinotti, che ripercorre quei giorni con un bigottismo ideologico idillico e fuori dal mondo, a cui si aggiunge la voce della sorella di Carlo Giuliani (colpito da un carabiniere che lui stava aggredendo con un estintore), che sentenzia e viene onorata e celebrata addirittura nella sede aulica più prestigiosa della città, anche dalla sindaca Salis. Ritornano figure dimenticate come Agnoletto e Casarini, fomentatori di settarismi violenti e di slogan politicamente esagitati. I ricordi sono tutti a senso unico.

Io non dimentico ciò che accadde alla caserma “Diaz” e ho memoria precisa di ciò che fece la Polizia in quei giorni, una polizia messa in condizioni di non poter difendere l’ordine pubblico e la città dalla scelta scellerata di Genova come sede del G8, che offriva ai violenti posizioni di privilegio indiscutibili. Il fatto forse indiscutibile era quello, negativo a priori, della scelta di Genova per un evento internazionale che avrebbe avuto sicuramente delle contestazioni violente locali, nazionali e internazionali, capaci di mettere a ferro e fuoco la città.

Addossare tutte le catastrofi delittuose sui black bloc è un vistoso errore storico perché a Genova fu protagonista l’area antagonista, anarchica, antisistema di casa nostra, che ancora oggi è presente nei centri sociali e in Valle di Susa. Dare spazio e perfino onori agli eredi di Carlo Giuliani è, per chi ritiene le regole democratiche della non violenza l’unico modo civile di manifestare, un’offesa intollerabile.

Venticinque anni fa scrissi queste parole e le ribadisco oggi. Mi accorgo di essere quasi solo nel rifiutare che l’antifascismo sia stata una delle bandiere che giustificarono i vandali di Genova, che hanno dimostrato allora e, più che mai oggi, di credere solo nella violenza bruta, accompagnata da un utopismo ideologico velleitario.

Un’ultima osservazione: al di là dell’errore tragico della sua ubicazione, vedo con nostalgia tutti i protagonisti del G8 di Genova, anche i peggiori, non rapportabili con i loro successori di oggi, anche se appare in tutta evidenza come Putin sia sopravvissuto anche oggi, in versione peggiorata, dimostrando di essere senza alcun dubbio un feroce dittatore.

Le “Primarie delle Idee” fanno tappa a Torino: l’area riformista si confronta su giovani, lavoro e formazione

Lunedì 20 luglio alle 18:00, presso l’NH Collection di Piazza Carlina, il settimo appuntamento del tour nazionale.

 

Una piattaforma aperta e supportata dall’Intelligenza Artificiale per riscrivere le priorità del centrosinistra con il coinvolgimento di cittadini, esperti e leader politici.  Arriva a Torino la settima tappa delle “Primarie delle Idee”, il percorso partecipativo e itinerante che sta attraversando l’Italia per raccogliere, discutere e votare le proposte che comporranno il programma elettorale dell’area riformista per il 2027. L’appuntamento si terrà lunedì 20 luglio alle ore 18:00 presso l’NH Collection di Piazza Carlina. La tappa torinese sarà interamente dedicata a un confronto concreto su tre pilastri cruciali per il futuro del Paese: giovani, lavoro e formazione. Il dibattito metterà attorno allo stesso tavolo i protagonisti del mondo dell’università, della formazione professionale, dell’impresa e del terzo settore. Il confronto, moderato da Livio Gigliuto (Istituto Piepoli), vedrà la partecipazione di: • Esponenti del mondo civile, accademico e produttivo: Francesco Profumo, Paola Zini (IED), Alberto Lazzaro (Coesa Energy), Irene Bongiovanni (Presidente Confcooperative Turismo), Eugenio Barone (ricercatore Unitre Roma), David Lembo (Università di Torino), Alessia Crivelli (Presidente Mani Intelligenti), Don Andrea (Chicco Cotto) e Caterina Corapi (Next Level). • Rappresentanti politici: Maria Elena Boschi, Raffaella Paita, Silvia Fregolent, Enrico Borghi, Marianna Madia, Benedetto Della Vedova, il sindaco di Parma Michele Guerra, Davide Faraone, Giorgio Gori e Vittoria Nallo.

Vittoria Nallo

Che cosa sono le “Primarie delle Idee”? Le Primarie delle Idee sono un processo democratico dal basso diviso in tre fasi: proponi, discuti, vota. Tutto attraverso la piattaforma digitale leprimariedelleidee.it facilitata da Aidea, un assistente virtuale basato su Intelligenza Artificiale che aiuta gli utenti a strutturare e rendere chiare le proprie proposte politiche.


Le idee pubblicate entrano in uno spazio pubblico diviso per temi e vengono scalate nel ranking in base alle adesioni, ai commenti e agli eventi. La selezione e il voto: Il percorso territoriale e digitale culminerà a metà settembre con la selezione delle 50 proposte finaliste (scelte tra il ranking della piattaforma e il Comitato di indirizzo). A ottobre si terrà la votazione finale. Le idee più votate diventeranno le priorità programmatiche ufficiali che l’area riformista proporrà a tutto il centrosinistra.

Tav, imprenditore solidale con Giachino

Su Messenger un piccolo imprenditore della Val Susa mi ha scritto la Sua solidarietà.

Questa è la situazione democratica in Bassa Valle nel 2026 grazie alla sinistra che si dice figlia dei valori della Costituzione. Quando la Costituzione dice che l’unico organismo che rappresenta il popolo è il Parlamento. Parlamento che per due volte ha deliberato che la TAV , opera cofinanziata dalla Europa, è un’opera di interesse nazionale. Ovviamente ho tagliato il nome dell’imprenditore.

Mino GIACHINO

SITAV SILAVORO

Cirio su Mario Roggero: “non è un eroe, ma un uomo che ha sbagliato”

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Il presidente del Piemonte e vicesegretario di Forza Italia Alberto Cirio, a margine di un convegno ad Asti è’ intervenuto sul caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo: “non è un eroe, ma un uomo che ha sbagliato”, ha detto Cirio che ha fatto riferimento poi all’odg del giorno presentato in Consiglio regionale per chiedere la grazia a Mattarella: “La magistratura ha stabilito la colpevolezza: non si può sparare per strada. Ma la grazia è un perdono che si concede a chi ha commesso un errore e non agli innocenti”