“AGLI AGRICOLTORI E AL TERRITORIO”
“La dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo regionale, approvata oggi dalla Giunta per fronteggiare la crisi idrica e gli incendi, dimostra l’attenzione che prestiamo alla grave situazione con cui devono fare i conti i nostri agricoltori e i residenti delle zone montane. Di fronte alla siccità che mette in ginocchio il comparto agricolo e ai roghi che minacciano il nostro patrimonio boschivo e la sicurezza dei cittadini, la tempestività delle ordinanze e l’immediata attivazione delle risorse regionali sono fattori decisivi“. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti, ha commentato così la prima applicazione della legge con cui il Piemonte ha recepito le disposizioni del Codice nazionale della Protezione civile.
“Per Fratelli d’Italia l’autonomia è un principio di buon governo e di responsabilità – prosegue Riva Vercellotti –. Poter disporre di uno strumento giuridico ed operativo che permette di intervenire tempestivamente, senza dover attendere i lunghi e complessi tempi della burocrazia centralizzata, significa fare la differenza tra il subire un’emergenza e il saperla gestire. Con il provvedimento odierno, nei fatti, emerge la bontà e la concretezza del lavoro legislativo svolto dal Consiglio regionale. Con la legge dello scorso 11 giugno abbiamo dotato la nostra Regione di un vero e proprio scudo operativo: oggi raccogliamo i frutti di quella scelta di meno burocrazia e vicinanza reale alle nostre comunità“.
“Desidero ringraziare la Giunta, il presidente Cirio, gli assessori Gabusi e Marnati, e soprattutto la nostra straordinaria macchina della Protezione civile e del mondo del volontariato, che sono il vero cuore pulsante del Piemonte. Continueremo a lavorare per proteggere le nostre imprese agricole, difendere l’ambiente, mettere in sicurezza il territorio e dare risposte immediate ai sindaci e alle famiglie piemontesi“, conclude il capogruppo di FdI.





LETTERE


Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal/ democratica, laica e repubblicana e quella cattolico popolare e cattolico sociale. Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista. Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista. Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal/democratica e laico repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico popolare e cattolico sociale. E questo non solo perchè si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese. Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili. Ecco perchè il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.