POLITICA- Pagina 3

La procura chiede archiviazione per Laus, Carretta e Grippo

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La procura della Repubblica di Torino ha chiesto l’archiviazione nell’inchiesta che vedeva tra gli indagati esponenti politici quali il deputato Mauro Laus (Pd), l’assessore comunale Mimmo Carretta e la presidente del consiglio comunale Maria Grazia Grippo, in relazione alla gestione di Rear, cooperativa operante nel settore della vigilanza, sicurezza e multiservizi. L’inchiesta era partita nel 2023 e puntava  sui pagamenti pubblici ricevuti dalla società quando Laus, secondo la ricostruzione, ricopriva un ruolo di rilievo nella cooperativa.

Voucher scuola, Ravinale (Avs): “Giunta Robin Hood al contrario”

Continua la vergogna dei Voucher scuola. L’ingiustizia era già palese dello scorso anno, quando per il Voucher A, destinato alle rette delle scuole paritarie, sono state finanziate il 100% delle domande ammesse mentre per il Voucher B, rivolto agli studenti delle scuole statali e dei CFP per l’acquisto di libri di testo, materiali didattici e trasporto, anche dopo l’iniezione di nuove risorse la copertura si è fermata a un livello molto più basso: sono state 60.508 le domande ammesse ma non finanziate.
E questa Giunta cosa fa? Invece di cercare le risorse per ampliare l’offerta, pensa bene di intervenire drasticamente sulla domanda, riducendo significativamente il tetto ISEE per poter accedere al Voucher B (libri, trasporti e attività formative per studenti di scuola statale), da 26,000 euro dello scorso anno a 15.748,78 euro. Non solo: l’importo dei Voucher B diminuisce sensibilmente, proprio a danno di chi ha redditi bassissimi.  Un trucchetto per dire che soddisferanno il 100% delle domande, ma a caro prezzo per tantissime famiglie.
Non paga, la Giunta addirittura alza il tetto ISEE per il Voucher A destinato a pagare l’iscrizione nelle scuole paritarie, da 26.000 a 30.000 euro, mettendo nero su bianco una ingiustizia palese che privilegia chi sceglie la scuola paritaria e penalizza chi non riesce a pagare i libri di testo per i propri figli.
Tutto questo viene fatto dalla Giunta che ha trovato quasi 40 milioni di Euro per i mezzi pubblici gratis agli universitari con redditi fino a 80.000 euro di Isee, più di quattro volte tanto la soglia massima per i voucher per trasporti e libri la scuola dell’obbligo.
Noi abbiamo pensiamo che si dovrebbe fare esattamente l’opposto, come abbiamo fatto anche con l’Ordine del Giorno 368: più risorse sul Voucher B, un tetto ISEE più basso per il Voucher A e una graduatoria unica basata sul reddito. Tre misure semplici, che vanno tutte nella stessa direzione: prima si aiutano le famiglie che hanno più difficoltà.

ALICE RAVINALE

Lo studio assiduo e smisurato di Gennaro Sasso

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

All’età di 97 anni è morto a Roma Gennaro Sasso rinomato  studioso di storia della filosofia e direttore per decenni  dell’ istituto di studi storici  fondato da  Benedetto Croce a Napoli. Si potrebbe ripetere per lui il celebre Soliloquio di Croce: la vita intera è preparazione alla morte. Infatti lo studio assiduo e perfino smisurato ha riempito la sua vita. Fu allievo di Carlo Antoni e si laureò con una tesi su Machiavelli che ebbe correlatore Federico Chabod, grande studioso del Segretario fiorentino e direttore dell’ Istituto di studi storici di Napoli dove Sasso  divenne borsista. Era presidente della Fondazione Giovanni Gentile ed a lui si deve un lavoro intenso per favorire  uno studio non aprioristicamente  divisivo di Gentile e Croce. Ho conosciuto e frequentato Sasso a Napoli e a Roma . Ritengo la sua opera il lavoro di un grande erudito che avrebbe desiderato oltrepassare con il suo pensiero Croce e Gentile che studiò a lungo, senza raggiungere l’obiettivo. Di sicuro interesse è la sua interpretazione di Machiavelli  che vede nel suo totale rifiuto del Cristianesimo  colpevole di aver cancellato  i valori del mondo classico. Meno convincente è il fatto di averlo accostato agli Esistenzialisti per una visione sulla caducità che sarebbe comune: un accostamento forzato perché Machiavelli fu uomo del’ 500 e del Rinascimento, mentre l’esistenzialismo espresse  la crisi profonda della società decadente del Novecento. Avemmo anche qualche discussione sui temi della laicità: lui sostenitore ferreo del laicismo, io formato alla scuola di Bobbio ma anche di Croce, laico, rispettoso di ogni fede e portato non solo a “dirsi cristiano , ma ad una fede depurata da ogni forma di intolleranza alla maniera di Tocqueville. Era un carattere malinconico e chiuso, direi quasi algido. Me lo disse Alda Croce prima ancora del nostro primo incontro avvenuto a Palazzo Filomarino a Napoli. Si occupò anche di studi danteschi che hanno interessato anche Cacciari. Vidi in lui il vecchio Azionismo“ che gli impedì di essere un  liberale. Il Partito d’azione, tanto odiato da Croce, era destino che, dopo aver fulminato le figlie e il genero, dovesse restare di casa a palazzo Filomarino. Un azionismo meridionale alla De Ruggiero, vicino anche a Guido Calogero   di cui aveva sposato la figlia, un azionismo  per fortuna non gobettiano. Muore con lui un grande studioso che  non divenne mai filosofo come invece  Nicola Matteucci, cresciuto anche lui all’ Istituto di Napoli, ma subito aperto ad interessi e studi  internazionali.

Moncalieri e Alpignano al centrosinistra, Venaria al centrodestra

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In Piemonte cala la partecipazione al voto: l’affluenza complessiva si è attestata al 54,43%. La provincia con il maggior numero di votanti è stata Vercelli, con il 63,41% degli aventi diritto, seguita da Asti (60,39%), Novara (57,73%), Cuneo (57,57%), Alessandria (56,08%), Verbano-Cusio-Ossola (54,78%), Biella (54,75%) e Torino (51,89%).

Nei piccoli Comuni chiamati alle urne spicca il dato di Monteu da Po, nel Torinese, dove ha votato il 100% degli aventi diritto.

Per quanto riguarda i centri con oltre 15 mila abitanti, tre dei cinque Comuni hanno già eletto il sindaco: il centrosinistra prevale a Moncalieri e Alpignano, mentre il centrodestra conquista Venaria. A Trecate e Valenza si andrà invece al ballottaggio tra due settimane.

Giovanni Negri: “Tortora liberale e radicale, difensore dei diritti e della libertà”

L’INTERVISTA

A oltre quarant’anni dal caso giudiziario che travolse Enzo Tortora, quella vicenda continua a rappresentare una delle pagine più cupe della giustizia italiana. Arrestato nel 1983 con accuse poi rivelatesi infondate, Tortora divenne il simbolo degli errori giudiziari, della carcerazione preventiva e del rapporto spesso difficile tra magistratura, politica e informazione.

Nel pieno di quella battaglia civile arrivò anche la candidatura alle elezioni europee del 1984 nelle liste del Partito Radicale, fortemente sostenuta da Marco Pannella e da Giovanni Negri. All’epoca Negri era il più giovane segretario politico della storia repubblicana: appena 27 anni quando venne eletto alla guida del Partito Radicale. Oggi imprenditore, giornalista, già protagonista di numerose battaglie garantiste e sui diritti civili, fu tra coloro che videro nella candidatura di Tortora non soltanto un gesto politico, ma una battaglia per lo Stato di diritto.

Con Giovanni Negri ripercorriamo oggi quella stagione: dalla scelta di portare Tortora in Europa, fino all’eredità che quel caso ha lasciato nel dibattito italiano sulla giustizia e sui diritti dei detenuti.
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Onorevole Negri, uso il titolo che le spetta per la sua precedente vita politica. Partiamo da lontano, parlando proprio di politica, della Prima Repubblica che vide voi radicali protagonisti “rivoluzionari” rispetto al sistema. Che cosa ricorda di allora?
“Noi radicali fummo una pietra miliare del cambiamento, eravamo i ribelli delle grandi battaglie sociali e dei diritti. Ma non fu contestazione fine a sé stessa. Il nostro era un autentico attaccamento alle istituzioni. La nostra passione civile era ispirata dal rispetto dei valori della Repubblica, dall’operare per fare il bene. Montanelli fece l’apologia di Pannella attraverso una metafora che rende bene l’idea: disse che era un cavallo pazzo ma poi alla sera tornava alla fattoria e  rimetteva tutti gli altri cavalli tranquilli al loro posto.
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Veniamo a Enzo Tortora. Ne avrebbe di cose da dire, ma provi a tracciarne un ritratto in sintesi.
Enzo era un gran signore. Prima di diventare il Tortora inguaiato, io già lo vedevo come un radicale e liberale, culturalmente parlando. Lo dipingerei come un “riformatore protestante”, un “anglosassone in Calabria”. Enzo voleva bene come un padre a me e ai radicali, ci aveva giurato fedeltà. Nei lunghi viaggi in macchina prima e dopo la campagna per le Europee del 1984, ci raccontava decine e decine di aneddoti della sua vita da giornalista e conduttore, aveva l’entusiasmo di un bambino, nonostante fosse irrimediabilmente segnato dalla barbarie giudiziaria che lo aveva colpito. E il suo impegno per una giustizia più giusta e per i diritti dei carcerati fu strenuo e sincero. Così come lo fu quello precedente, con la battaglia da vero pioniere per la libertà della televisione contro il monopolio pubblico, quando nacquero grazie a lui e a Renzo Villa, prima Tele Alto Milanese e poi Antenna 3 Lombardia. Alla fine del suo periodo buio era riuscito a riprendersi almeno parte della vita che gli era stata negata dal dramma che lo aveva colpito e che lo avrebbe portato di lì a poco alla morte. Quando morì rimasi annichilito, faccio fatica a parlarne ancora oggi, è come se piombassi in un pozzo nero. Fu la morte di un familiare, di un fratello…”
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Un episodio che fece scalpore, fu l’arrivo di Tortora  in moto per consegnarsi alla polizia in piazza Duomo a Milano, dopo la rinuncia dell’immunità parlamentare…
“Un ricordo indelebile! Fu una combine. Mentre con Pannella tenevo un comizio in piazza, a fendere la folla fu una moto guidata da un signore piuttosto anziano (era un nostro militante che si era prestato al gioco), con un passeggero a bordo: quando quest’ultimo si tolse il casco, lo stupore di tutti: era Tortora, arrivato in quel modo spettacolare, in stile radicale, per farsi arrestare. Un colpo mediatico incredibile, che avevamo preparato con cura! Un dirigente della digos mi disse: “Onorè, le faccio i complimenti…”. E poi la polizia accompagnò Tortora ai domiciliari nella sua casa di via dei Piatti, a poche decine di metri. Dove tra l’altro Enzo si accorse di essere senza chiavi e gli agenti gli dissero: “La lasciamo qui in attesa che arrivino ad aprirle la porta, ci fidiamo di lei”.
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E quella volta con Pippo Baudo?
“Deve sapere che Tortora una volta mi raccontò di avere incrociato –  nel periodo della vicenda giudiziaria – Pippo Baudo all’aeroporto. E mi disse scandalizzato che il suo collega di un tempo fece finta di non conoscerlo. Enzo pareva molto deluso e turbato da questo atteggiamento. Anni dopo mi trovavo nel bel mezzo della Sardegna con un’amica. La moto si guastò. Finchè non arrivò un macchinone dal quale scese un signore gentilissimo che ci aiutò a farla ripartire. Lo ringraziai e lo salutai. La mia amica mi disse: “Ma non lo hai riconosciuto? E’ Pippo Baudo!”: Passò del tempo ed ebbi occasione di rivederlo. A quel punto gli dissi ciò che mi aveva raccontato Tortora. Ebbene, Baudo mi assicurò che quella volta non si era accorto di lui. Forse era talmente provato da risultare irriconoscibile?”
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Se oggi pensa al caso Tortora, si chiede se è mai servito a qualcosa?
“Quello di Tortora fu un urlo contro l’inumana ingiustizia. Enzo fu protagonista, vittima e poi trionfatore. In quei momenti drammatici, quando lo incontravo ripeteva sempre ad alta voce a sé stesso e a chi aveva di fronte: “un orrore, un orrore…” per descrivere quello che gli era capitato. Se è servito a qualcosa? Direi comunque di sì. Molti si sono dimenticati di quella vicenda, ma una storia così grande e terribile non può essere passata invano. Ha lasciato un segno,  sicuramente. E mi permetta di dire che vi fa onore, con il vostro interesse, riportare alla memoria le battaglie di Tortora, per una giustizia migliore e per la libertà di televisione”.
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Cristiano Bussola

Mirafiori e Santa Rita: il punto con Luca Rolandi

L’INTERVISTA 

Luca Rolandi, presidente della II Circoscrizione, verso la fine di febbraio è uscita la notizia di alcuni problemi riguardanti la delibera delle linee guida della Circoscrizione 2 da adottare nel 2026. Quali sono stati gli sviluppi da quel momento?

Alla fine la delibera è stata votata e, anche se con significativo ritardo rispetto alle altre Circoscrizioni, realizzeremo le proposte di contributo per i progetti richieste da associazioni e altre realtà di territorio a partire dal mese di giugno e per tutto il mese di luglio. Si tratta di un ritardo che corrisponde a una difficoltà da parte della maggioranza politica di avere una conduzione non altalenante e dinamica che si verifica da ben prima dell’inizio di quest’anno.

Se lei dovesse individuare un problema della Circoscrizione 2 a cui lavorare urgentemente, quale sarebbe? Uno di questi potrebbe essere legato al problema dei blackout? L’ultimo, avvenuto alla fine di aprile scorso, ha sollevato qualche inquietudine riguardante la sicurezza, il lavoro delle aziende e l’estate alle porte

Il problema dei blackout era di carattere di rete, e Iren lo sta risolvendo potenziando proprio la rete elettrica. Si tratta, quindi, di un problema contingente in via di risoluzione. Per quanto riguarda una visione più ampia dei problemi della Circoscrizione 2, direi che sono molteplici: il primo riguarda sicuramente la cesura tra Mirafiori Nord e Mirafiori Sud. Dal punto di vista amministrativo non abbiamo responsabilità, siamo una piccola Circoscrizione, ma sotto quello logistico è un problema su cui bisogna lavorare, il quartiere di Mirafiori non deve continuare a sentirsi escluso dai “circuiti”. Posso dire che uno degli obiettivi da raggiungere è proprio quello di poter parlare, fra qualche anno, di Mirafiori senza distinzioni fra area Nord e area Sud. Un altro tema è quello che riguarda il recupero delle aree verdi.

Quindi sta dicendo che uno dei problemi della Circoscrizione 2 riguarda proprio l’essere divisa in due “sottocircoscrizioni”?

La Circoscrizone 2 è il risultato dell’accorpamento tra la 10, che è la Mirafiori Sud, e la 2 che rappresenta Mirafiori Nord e Santa Rita, ma temo che, come per la 8 e la 9, questa situazione in futuro possa evidenziarsi attraverso un nuovo decentramento che per necessità dovrà essere avviato, e che potrebbe portare alla realizzazione di veri e propri municipi dentro i quali ci potrebbero essere delle consulte di quartiere. Questo fatto è evidente proprio per la dimensione del Piano Regolatore, in cui non si parla di Circoscrizioni, ma di quartieri. Quindi sarà necessario trovare una soluzione e dovrà occuparsene il Consiglio Comunale, per comprendere quale sia il modo giusto per dare seguito ad una riforma del decentramento che non debba essere rivista a distanza di pochi anni. Non trovo normale che un decentramento modificato nel 2020 debba già necessitare di una nuova riforma. Probabilmente non si è avuta una visione politica veramente futuribile.

E poi Mirafiori e Santa Rita sono due quartieri dalle realtà completamente diverse…

Certo, è evidente, e lo sarà sempre di più. D’altra parte, se si creano municipi con relative realtà all’interno completamente differenti tra loro, non può che verificarsi questo fatto. Il punto fondamentale è riuscire a capire come non dimenticarsi delle problematiche, anche le più minute, dei quartieri, anche se mi rendo conto che sia molto complicato.

Quali sono i problemi di Santa Rita oggi?

Il problema più grosso di Santa Rita resta quello dei parcheggi e della viabilità. La zona in cui sorgono l’Inalpi Arena e lo stadio Grande Torino, entrambi luoghi che ospitano grandi eventi, da un lato genera ricchezza, business e movimento, dall’altro porta a una congestione dell’utilizzo dell’area e a una necessità di dare subito seguito alla richiesta che i residenti fanno, ovvero avere a disposizione maggiori spazi di parcheggio. Dietro alla piscina, per esempio, ci sarebbe una zona predisposta a ospitare 450 posti per le auto.

Per quanto riguarda i problemi di Mirafiori, invece?

Vi è sempre un po’ la costante preoccupazione dei residenti di essere “abbandonati”. Una preoccupazione in parte ragionevole e in parte non troppo fondata, anche perché negli ultimi anni abbiamo riaperto una biblioteca, aperto la centrale operativa della Polizia Municipale, una scuola e un’operazione di recupero importantissima nella zona di via Negarville, quindi non si può certamente parlare di abbandono, ma è anche vero che oggi, chi abita un po’ ai lati di Mirafiori, riscontra una mobilità difficoltosa.

Avrebbe altro da aggiungere?

Vorrei aggiungere che penso sia urgente avviare, a livello politico, un processo di rivisitazione del decentramento. Le istituzioni politiche centrali, i partiti che hanno la capacità di deliberare e di dare un indirizzo politico, sembrano essere un po’ silenti, forse anche a fronte della prossima campagna elettorale, riguardo alla debolezza di un decentramento che, per come è configurato oggi, risulta debolissimo e, senza una rivisitazione completa, rischieremmo una preoccupante paralisi a partire dalla prossima consiliatura, creando conseguentemente problemi alle attività delle altre istituzioni. La Pubblica Amministrazione, nello Stato moderno, rappresenta la spina dorsale del sistema, e se essa entra in difficoltà quest’ultimo ne paga le conseguenze. Non bisogna voltarsi dall’altra parte, è necessario occuparsi già adesso della futura riforma.

Mara Martellotta

 

Ruffino (Az): “Scontri tifosi fallimento ordine pubblico”

A Torino è accaduto qualcosa che non doveva accadere. Gli scontri fra le opposte tifoserie, con un tifoso ridotto in fin di vita, sono la conferma di un fallimento clamoroso del governo nella tenuta dell’ordine pubblico. Quando certe cose accadono l’evento sportivo – qualunque evento – va annullato con danno delle squadre che competono. E ai protagonisti di tanta violenza vanno somministrate giuste razioni di randellate e poi assicurati alla giustizia. Ieri abbiamo assistito a un tentato omicidio. Confidiamo tutti nel lavoro degli inquirenti perché gli autori vengano arrestati e processati. Alle forze dell’ordine, ancora in attesa dei rinforzi promessi e non ancora arrivati, va la solidarietà mia e di Azione.

Così l’on. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte

Il silenzio di Mirafiori: Torino non può essere l’ultima ruota del carro 

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L’OPINIONE

C’era una volta una città che dettava il ritmo al Paese. Una Torino fiera, geometrica, dove il rumore dei cancelli di Mirafiori scandiva i turni, le vite e l’identità stessa di un’intera comunità. Oggi, a scorrere le cronache industriali, quel rumore si è trasformato in silenzio che fa male, intriso di una nostalgia pesante per quello che eravamo e che rischiamo di non essere più.
​L’ultimo schiaffo arriva dai radar di Stellantis: nel nuovo piano “Fastlane”, Torino e la sua storica carrozzeria sono scomparse dalle mappe dei grandi manager, portandosi addosso il fardello del grave declino di un intero indotto legato all’automotive, tra aziende che chiudono e lavoratori licenziati.
​La sensazione, amara, è quella di una preoccupante perdita di identità.  Per dirla con le parole di Edi Lazzi – segretario generale Fiom Cgil Torino – “sembra  che i grandi attori globali si muovano quasi per “tranquillizzare Donald Trump a discapito dell’Europa”, lasciando che, soprattutto Torino, reciti la parte del fanalino di coda” : un paradosso inaccettabile per la culla dell’auto italiana. ​Non ci possiamo e non ci dobbiamo rassegnare al declino: questa città ha la competenza, la storia e la dignità per pretendere una centralità che le spetta di diritto. Siamo un territorio che ha ancora tanto da dare. ​Difendere Mirafiori significa difendere la nostra anima. Non lasciamo che il futuro di Torino venga scritto altrove e, soprattutto, da chi la ” sabaudità” non la vive quotidianamente.
Chiara Vannini

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Stellantis cerca accordi internazionali

Stellantis guarda con crescente attenzione alla strada delle partnership internazionali per rafforzare la propria posizione in un mercato automobilistico sempre più competitivo, soprattutto nei settori dell’elettrico e delle vetture di fascia alta. Nelle ultime ore il mondo dell’auto ha acceso i riflettori sui possibili sviluppi dei rapporti tra il gruppo e Jaguar Land Rover, mentre proseguono anche i dialoghi con costruttori cinesi come Dongfeng e Leapmotor.

Le indiscrezioni circolate sulla stampa economica internazionale parlano di un accordo preliminare tra Stellantis e Jaguar Land Rover finalizzato a esplorare forme di cooperazione industriale e tecnologica negli Stati Uniti. Tra le ipotesi sul tavolo figurano la condivisione di piattaforme produttive, componenti e progetti destinati al mercato nordamericano.

Per Jaguar Land Rover, società controllata dall’indiana Tata Motors, una collaborazione di questo tipo rappresenterebbe un’opportunità importante per rafforzare la propria presenza negli Usa, dove il marchio non dispone di strutture produttive dirette e deve confrontarsi con l’incertezza legata ai dazi e alle tensioni commerciali internazionali. Stellantis, dal canto suo, potrebbe sfruttare l’intesa per consolidare il proprio ruolo nel comparto premium e ottimizzare l’utilizzo di alcuni stabilimenti americani oggi impiegati solo parzialmente.

Nel frattempo il gruppo presieduto da John Elkann continua ad ampliare i rapporti con l’industria automobilistica cinese. Dopo l’investimento in Leapmotor, Stellantis ha avviato nuove collaborazioni con Dongfeng nel settore delle auto elettriche, con l’obiettivo di rafforzare la presenza sia sul mercato europeo sia su quello asiatico. Parte della produzione potrebbe essere assegnata a impianti europei già esistenti, in particolare in Francia e Spagna, nel tentativo di contenere i costi e fronteggiare la concorrenza asiatica.

In questo scenario si inseriscono anche le mosse di Jaguar Land Rover in Cina, dove il gruppo opera già attraverso una joint venture con Chery. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le indiscrezioni su una possibile revisione delle strategie industriali e sull’utilizzo condiviso di nuove piattaforme dedicate ai modelli elettrici.

L’intero settore automobilistico sembra ormai orientato verso una fase caratterizzata da alleanze strategiche sempre più strette. I grandi costruttori cercano infatti di dividere investimenti e costi legati a software, batterie, ricerca tecnologica ed elettrificazione, in un momento in cui il tradizionale modello industriale europeo appare sotto pressione a causa della competizione cinese e della necessità di sostenere investimenti enormi.

Dal punto di vista finanziario, Stellantis rimane uno dei principali gruppi automobilistici mondiali, forte di ricavi superiori ai 150 miliardi di euro e di una produzione che supera i cinque milioni di veicoli all’anno. Nonostante ciò, il gruppo attraversa una fase complessa: il rallentamento del mercato statunitense, la debolezza della domanda europea, i costi elevati della transizione energetica e la crescita dei marchi cinesi stanno incidendo sulla redditività e sulle quote di mercato.

La società può ancora contare su una notevole solidità finanziaria e su marchi storici capaci di generare utili importanti, da Jeep a Peugeot, da Fiat a Ram, fino ad Alfa Romeo. Tuttavia le sfide dei prossimi anni riguarderanno soprattutto la capacità di razionalizzare le piattaforme globali, contenere i costi industriali e rilanciare i brand più esclusivi, come Maserati e Lancia. In quest’ottica, le future collaborazioni internazionali potrebbero diventare decisive non solo per crescere, ma anche per mantenere equilibrio economico e competitività nel lungo periodo.