REFERENDUM, ROSSO – FONTANA: “UNA BRUTTA PAGINA PER IL PAESE”
«Oggi non esce sconfitto il centrodestra, ma le forze politiche riformiste del Paese», dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicesegretario di Forza Italia in Piemonte, e Marco Fontana, segretario cittadino del partito a Torino che proseguono:
«Escono sconfitte dopo una campagna avvelenata da una falsa narrazione, in cui ancora una volta, dai soliti, è stato evocato lo spettro del ritorno al fascismo e dell’attentato alla Costituzione. Tutti argomenti completamente fuori tema rispetto alla riforma dell’ordinamento giudiziario che si era chiamati a votare.
Spiace constatare che chi vuole rendere più efficiente il Paese, come peraltro ci chiede anche l’Europa, esca sempre sconfitto a causa di chi la butta in caciara per convenienza elettorale.
Oggi escono sconfitte anche le vittime di una giustizia che non sa giudicare chi sbaglia tra le proprie fila. Sarà difficile, in futuro, correggere la rotta per attuare davvero l’obiettivo del giusto processo, di una compiuta divisione delle carriere e di un giudice terzo e imparziale, anche rispetto alle proprie correnti di autogoverno.
È una brutta pagina per il Paese. Gli elettori comunque si sono espressi, anche in modo rappresentativo, e noi ne prendiamo atto con grande rispetto», concludono Rosso e Fontana.

Con l’avvio della seconda repubblica nell’ormai lontano 1994 è decollato ufficialmente il
Anche quando muore un politico, bisogna pensare che è morto un uomo con tutte le conseguenze umane che esso comporta, in primis il rispetto. Ma chi come me ha dedicato la vita allo studio del Risorgimento che ha amato e ama profondamente, non può provare sentimenti di lutto politico, se non molto generico, per la morte di Umberto Bossi. Io avrei potuto discutere con Miglio e con il mio amico Galli, come faccio da anni, ma la volgarità plebea di Bossi non poté mai interessarmi. Fu l’interprete di un secessionismo che non ebbe nulla in Comune con il federalismo di un Cattaneo nato per unire l’Italia, come ricordava Emilio Papa. Fu troppo demagogico, troppo amante della canottiera. Io non rinuncio quasi mai alla giacca e alla cravatta. Certo non si giudicano le persone per la canottiera o per la “gabina”, ma si incomincia a provare una certa ripulsa quando c’è gente che vuole relegare il Tricolore nel gabinetto. Questo rivoluzionario a parole si è poi ammorbidito nell’esercizio del potere non sempre in modo limpido. I suoi collaboratori portarono il cappio in Parlamento – un atto infame -ma finirono poi di spartirsi il potere con tutti gli altri. Il pratone di Pontida divenne il pretesto di una scampagnata . La Lega di Salvini che nel 2015 andò sulle sue sponde a raccogliere in una ampolla le acque del Piave e non quelle del Po, è il simbolo di una Lega molto diversa. Solo il razzismo implacabile fa da collante tra una e l’altra Lega, anche se la Bossi – Fini non ha neppure lontanamente risolto i problemi degli sbarchi . Salvini ha superato l’odio anti meridionale, una scelta antinazionale. Bossi rappresenta la II repubblica nei suoi aspetti meno significativi, per voler usare un eufemismo. Io per tante ragioni resto fermo alla prima Repubblica che ha garantito uomini capaci, pace e libertà a tutti i cittadini. Non seppe reagire al ‘68, ma seppe affrontare e piegare il terrorismo. Non ci sono atti politici significativi della II Repubblica destinati a passare alla storia forse anche a causa della virulenza dell’ opposizione che ha bloccato le riforme. Berlusconi ne esce molto meglio perché comunque ha dimostrato un’inventiva politica indiscutibile, creando una alleanza politica destinata a durare. Bossi resta una figura secondaria con atteggiamenti contraddittori al di là della virulenza dei suoi linguaggi che potevano piacere ai semplici, ma di politico avevano molto poco.