POLITICA- Pagina 3

Centro, adesso servono due culture fondamentali

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LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È un fatto oggettivo prima ancora che una valutazione politica e culturale. E cioè, un progetto di
centro, una politica di centro e un programma centrista, riformista e di governo non possono fare
a meno in Italia di due culture fondamentali: la componente liberal-democratica, laico e
repubblicana e quella cattolico popolare e cattolico sociale. Certo, nel nostro paese esistono
molte altre sensibilità culturali, mondi vitali e culture che sono riconducibili alla galassia centrista.
Ma è indubbio che ci sono delle costanti che non possono essere messe banalmente in
discussione. Lo dice anche e soprattutto la storia democratica del nostro paese. Dalla intera
prima repubblica – ovvero l’alleanza tra la Democrazia Cristiana e i partiti di democrazia laica e
socialista – alla stessa fase iniziale della seconda repubblica. Con l’esperienza del Ppi prima e
della Margherita poi. E anche della prima stagione del Pd. Comunque sia, qualunque progetto di
centro è credibile nella misura in cui la componente cattolico popolare e sociale è presente,
visibile e protagonista nella costruzione del progetto politico complessivo.
Ora, e per restare all’attualità, il progetto di un centro autonomo, riformista, democratico e di
governo che si sta lentamente definendo in vista delle elezioni del 2027 necessita della presenza,
della unità e della convergenza di queste due componenti fondamentali. Del resto, la presenza e
l’attivismo dei due principali leader di questo progetto, e cioè Carlo Calenda e Pina Picierno,
conferma questa costante di fondo. E questo anche per una ragione di fondo che poi è la vera
motivazione, oggi, per avere in campo un vero e credibile progetto di centro. Ovvero il sostanziale
dissolvimento – se non addirittura la scomparsa – di ogni sensibilità centrista e riformista
all’interno dei due schieramenti maggioritari. Fuorché ci sia qualcuno che, oggi, ha il coraggio e la
spregiudicatezza di sostenere che nella “gioiosa macchina da guerra” che si sta faticosamente
costruendo a sinistra, o nel polo sovranista e conservatore che si consolida a destra la politica e il
progetto di centro hanno un ruolo, un significato ed una rilevanza politica e progettuale. A sinistra
prevale il cosiddetto “lodo Bettini”. Ovvero l’intramontabile e sempre moderno tic comunista che
prevede la presenza dei cosiddetti “partiti contadini” all’interno della coalizione. Partiti, cioè, che
vengono inventati a tavolino dal partito perno della coalizione e che, sempre per citare Bettini,
possono essere tranquillamente collocati sotto una “tenda”. Insomma, parliamo di soggetti che
non mettono affatto in discussione il progetto della coalizione di sinistra e progressista come
l’esperienza di questi ultimi tempi conferma in modo persin plateale. Come, del resto, capita a
destra. Dove l’autorevolezza, il carisma e il peso politico della Premier Giorgia Meloni sono
talmente forti ed invadenti da cancellare, se non fortemente attenuare, qualsiasi istanza e anelito
centrista, moderato e riformista.
Ecco perche, se si vuole realmente e concretamente costruire un vero, credibile ed autentico polo
centrista, riformista e di governo, ancora una volta il pensiero e la cultura cattolico popolare e
cattolico sociale possono essere decisivi per evitare che si consolidi la deriva degli “opposti
estremismi”, o degli “opposti populismi”, per usare un linguaggio più contemporaneo. Anche
perchè senza un centro riformista, democratico e di governo è a rischio la stessa qualità della
nostra democrazia.

Ospedale Giaveno, Canalis (Pd): “Finora solo un restyling”

“Posti letto utilizzati a metà per la carenza di personale”

20.8.2026 – La consigliera regionale Monica Canalis (Pd), il 18 agosto ha effettuato un sopralluogo presso l’ospedale di comunità di Giaveno, uno dei quattro ospedali di comunità dell’ASL TO3 realizzati con i fondi del PNRR, inaugurato nel febbraio scorso.

«Purtroppo, sui 40 posti letto perfettamente arredati e ristrutturati con i 2,5 milioni di euro del PNRR, e pronti ad essere occupati, soltanto 20 sono in funzione (più uno per l’isolamento da malattie infettive) – dichiara la consigliera Canalis – lasciando la dimensione del presidio inalterata rispetto al pregresso. Non c’è stato l’atteso rilancio e questo ospedale di comunità, che il decreto ministeriale 77/2022 sui modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale concepisce come punto di riferimento per la bassa intensità clinica e i ricoveri brevi di circa 30 giorni, è utilizzato a metà.

Il polo sanitario di Giaveno già ospitava storicamente i posti letto CAVS (Continuità a Valenza Sanitaria), strategica cerniera intermedia tra ospedali e domicilio del paziente. La prosecuzione di questo servizio, col nuovo nome di ospedale di comunità, non è pertanto una novità, ma il minimo sindacale per un territorio come quello della val Sangone, che in questi anni ha perso l’ospedale e molti altri servizi. Con l’arrivo dei fondi PNRR ci saremmo aspettati un potenziamento del precedente presidio e non un semplice restyling strutturale ed estetico, per quanto molto efficace ed apprezzato.

Questo dispiace in modo particolare, non solo perché le caratteristiche demografiche del territorio indurrebbero a pensare che tutti i 40 posti letto sarebbero facilmente riempiti, ma anche perché l’inaugurazione in pompa magna dello scorso febbraio non lasciava presupporre una realtà ben più modesta. Aver speso i soldi per attrezzare stanze e bagni e poi usare solo la metà dei posti letto non va bene.

Le ragioni di questo parziale utilizzo sono da ricercarsi nella ormai cronica carenza di infermieri (gli ospedali di comunità sono strutture a gestione prevalentemente infermieristica), ma ad oggi non è noto come la Giunta regionale intenda porre rimedio. Di fatto l’ospedale di comunità di Giaveno sta funzionando col personale preesistente che operava nel CAVS e con due medici di medicina generale in convenzione. Non ci si è attrezzati per reperire ulteriori figure e non si è ancora avviata una seria opera di sensibilizzazione delle reti sanitarie territoriali per far arrivare i pazienti anche dal territorio e non solo dagli ospedali, forse perché si teme un aumento degli accessi a cui il personale attuale non riuscirebbe a far fronte.

Inoltre, il mancato utilizzo di 20 posti letti in un ospedale di comunità nuovo di zecca è uno schiaffo alle numerose famiglie piemontesi a cui invece la Regione propone le cosiddette “dimissioni protette” dall’ospedale alle RSA, in condizioni decisamente peggiori e sanitariamente meno adeguate rispetto all’ospedale di comunità.

Insomma, non solo si ha l’impressione che i fondi PNRR siano stati in parte sperperati perché una parte dei posti letto non è attivata, ma si riscontra anche un’inappropriatezza del ricovero, laddove molti pazienti, quando superano la fase acuta e sono dimessi dall’ospedale, vengono mandati in RSA invece di trovar posto nell’ospedale di comunità.

Chiederò conto di questa situazione incresciosa tramite un’Interrogazione».

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Emozionante la S. Messa a Roma in ricordo di Alcide De Gasperi

SAN LORENZO FUORI LE MURA – Emozionante la S. Messa in ricordo di Alcide De Gasperi, lo statista che guidò la ricostruzione dell’Italia semidistrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. Se Cavour fece l’Italia, De Gasperi la ricostruì dopo una guerra distruttrice. Un Paese che aveva dichiarato la guerra al mondo, l’aveva persa ed era povero.

Grazie alla grande qualità dei governi di De Gasperi, il Paese venne ricostruito e arrivò ad avere un periodo di boom economico studiato nelle università cinesi e giapponesi, ma non in quelle italiane. Utilizzò i fondi del Piano Marshall meglio di come sono stati usati i soldi del PNRR, fece la riforma agraria, il Piano Casa di Fanfani, diede il via alla costruzione delle autostrade. Con Adenauer e Schumann diede il via all’Europa.

Purtroppo, a scuola si studia troppo poco quel periodo fondamentale. A ciò si aggiunga una storiografia del dopoguerra egemonizzata dalla sinistra, che ha illustrato in modo molto riduttivo la grande qualità di quella classe politica e governativa. Non a caso, stamane il vescovo celebrante ha sottolineato il suo grande impegno pubblico, incitando gli italiani a un maggiore interesse alla cosa pubblica.

Nella foto sono con Beppe Sangiorgi, capo ufficio stampa di De Mita, l’ex sottosegretario Angelo Sanza, l’on. Nicodemo Oliverio, che collaborava con me, che ero l’assistente del sen. Gianni Fontana, cui mando un pensiero grande, segretario organizzativo nazionale della DC.

Ricordare chi ha dato tanto all’impegno per il Paese è un dovere, ma anche un grande piacere.

Mino Giachino
UDC Torino

Carcere Torino, Blengino (Radicali):“Più che un carcere è un ospedale. Sistema da lager”

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“Visitando oggi il carcere di Torino, la sensazione non è stata quella di entrare in un istituto di pena, ma in un ospedale abbandonato a sé stesso. Centinaia di persone con gravi problemi psichiatrici e fisici: ottantenni, persone con gravi disabilità, un uomo senza una gamba e persino una persona non vedente. Altro che pericolosi criminali: le carceri sono piene di fragilità che avrebbero bisogno di aiuto e reinserimento. Ma la destra preferisce il populismo penale e, intasando le carceri, alimenta fabbriche di recidiva. A Torino sono oltre 1.550 i detenuti, che vivono in celle disumane. Drammatica è anche la carenza di personale. Chiamiamo le cose con il loro nome: questo sistema carcerario è da lager. La politica faccia tornare in vigore la Costituzione anche dietro le sbarre, dove da tempo è sospesa” – lo afferma Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani.