Abbiamo appreso con grande soddisfazione che la sindaca di Firenze ha accolto la petizione popolare per valorizzare lo spazio intitolato ad Oriana Fallaci che diventerà giardino. In onore della giornalista verrà anche piantato un albero. Attendiamo dal Sindaco di Torino e dalla presidente del Consiglio comunale di Torino una risposta alla proposta del Centro Pannunzio di ricordare Oriana Fallaci nella toponomastica torinese. Non chiediamo nulla di che, vorremmo soltanto che Torino ricordasse degnamente la più grande giornalista italiana del secolo scorso, donna di livello internazionale. Proporre il nome di giornaliste locali alternative a quello di Oriana Fallaci ci pare una forma di provincialismo ideologico piuttosto vecchio e non in linea con una città che ha saputo vedere sempre oltre le Alpi.
IL COMMENTO
A Torino i circoli e le Circoscrizioni del Partito Democratico rappresentano un presidio fondamentale di partecipazione e democrazia. Sono il luogo in cui la politica può incontrare concretamente i cittadini, ascoltare i problemi dei quartieri e trasformarli in proposte.
Il loro valore sta soprattutto nel radicamento territoriale: conoscere le esigenze delle periferie e del centro, confrontarsi con associazioni, lavoratori, giovani e famiglie, essere presenti anche quando non ci sono campagne elettorali.
Le Circoscrizioni rappresentano il livello istituzionale più vicino alle persone, mentre i circoli possono essere il collegamento tra cittadini, amministratori e partito.
Per il PD torinese investire nei territori significa quindi rafforzare la partecipazione, rinnovare il rapporto con la comunità e costruire una politica più vicina alla vita quotidiana delle persone.
Il futuro del Partito Democratico passa anche da qui: dai quartieri, dall’ascolto e dalla capacità di trasformare i bisogni di Torino in idee e progetti per la città.
Enzo Grassano
Riceviamo e pubblichiamo
LE MISURE STRUTTURALI A FAVORE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO DELLA GIUNTA LO RUSSO
Un articolo di propaganda pre-elettorale elargito gratis a tutti da «La Stampa» del 20 agosto riferisce che Lo Russo, in visita al centro di accoglienza per persone senza fissa dimora dell’ex Buon Pastore in corso Regina Margherita, ha affermato che le piante di Torino «fanno riferimento a un certo tipo di clima, ma quello di oggi le sta mettendo in completa sofferenza». Il sindaco ha citato gli alberi di corso Belgio, perché, guarda caso, era appena stato lì e aveva notato foglie ingiallite, per cui «questo tema della gestione dell’ambiente che ci circonda e del patrimonio [arboreo] della città deve essere adeguato». A ottobre si completerà il quinto anno del mandato di Lo Russo: eppure, malgrado i blackout di maggio e giugno, il sindaco sembra scoprire soltanto ora “l’aria calda”, ossia gli effetti del cambiamento climatico e la necessità di «una risposta, che non può più essere solo emergenziale, ma deve essere pensata in maniera strutturale». Tipo? Climatizzare le bocciofile… Chiaramente non ci sembra essere una risposta “strutturale” adeguata per tutelare la salute della popolazione anziana in costante crescita. Quanto al verde pubblico, le “risposte” di Lo Russo fanno intuire che la Giunta non è guarita dalla fissazione maniacale di far partire da corso Belgio la rottamazione del patrimonio arboreo torinese. Lo sospettiamo anche perché proprio in questi giorni gli alberi di corso Belgio stanno subendo gli ennesimi controlli di stabilità.
Che di insensata fissazione si tratti, lo rivela il fatto che «La Stampa» dell’altro ieri (23/08/2026) non cita alcuna moria degli aceri di corso Belgio tra i 253 alberi adulti che la siccità degli ultimi tre mesi ha fatto soccombere. Gli Acer negundo di corso Belgio e di corso Umbria, infatti, sono una specie che reggerebbe benissimo al caldo e alla siccità se non fosse afflitta da una malevola malagestione (vedasi potature dello scorso giugno, nel pieno della seconda ondata di calore). Lo Russo dovrebbe quindi volgere lo sguardo altrove, ma evidentemente è affetto da “corsobelgite” cronica come l’assessore Tresso. Se la città viene colpita da una tempesta, subito Tresso evoca crolli di alberi in corso Belgio, anche quando lì è caduto soltanto qualche ramo. Ora i dati (e le osservazioni dirette dei cittadini) rivelano che la sofferenza degli alberi urbani è diffusa, anche se non come nel 2022. Il Comune si vanta di essere «riuscito a mantenere finora la quota di alberi morti sotto il 10 percento del patrimonio arboreo. Quest’anno, spiegano dalla Città, quella soglia potrebbe essere superata.» Il Comune in realtà non ha nulla di che vantarsi, in quanto per salvaguardare gli alberi adulti dal cambiamento climatico non ha fatto e non sta facendo niente. Dichiara infatti di stare annaffiando soltanto 5.000 alberi giovani (erano 7.000 nelle dichiarazioni di Tresso di inizio agosto, poi sono scesi a 6.500, ora a 5.000: nel momento del bisogno idrico sono quindi improvvisamente spariti dalla narrazione ufficiale almeno 26.000 nuovi alberi dei 31.700 vantati sui manifesti verdi dell’anno scorso). Peraltro l’irrigazione di soccorso prevista per questi 5.000 risulta comunque insufficiente: per fare qualche esempio dell’incuria comunale tra i tantissimi, sono morti o moribondi tutti i giovani platani di corso Monte Grappa, nonché numerosi nuovi impianti alla Pellerina, al Valentino, alla Tesoriera, in corso Francia ecc.
Il Comune dovrebbe invece vergognarsi, perché ha peggiorato e continua a a peggiorare le condizioni degli alberi adulti potandoli in giugno, luglio e agosto, durante le ondate di calore: danni al patrimonio arboreo che hanno anche un riflesso negativo sulla salute della popolazione umana. Leggiamo quindi con preoccupazione che saranno effettuate ancora su ben 1.500 alberi «potature necessarie per salvare gli 2 esemplari malati, deboli o danneggiati»: si presentano come «risanamento» operazioni che spesso mirano soltanto a mettere provvisoriamente in sicurezza alberi già danneggiati da precedenti capitozzature e potature drastiche. Sospettiamo che la causa della “corsobelgite” di Tresso e Lo Russo sia l’invidia per quegli amministratori di altri Comuni che in questi anni sono riusciti ad avviare il nuovo business della rottamazione degli alberi urbani. Gualtieri a Roma tra il 2021 e il 2025 ha abbattuto 30.000 piante (ma la mattanza non si è fermata e l’ultimo dato che circola è 39.000): un massiccio guadagno per le imprese appaltatrici delle operazioni, che si sono accaparrate anche un ricchissimo bottino di legno da ardere. A Torino, dopo l’infelice episodio di corso Umbria, ove 77 aceri – di cui 73 sani – sono stati sostituiti con peri cinesi di scarsissima chioma che produce scarsissima ombra e servizi ecosistemici insignificanti, il progetto pilota non è potuto proseguire in corso Belgio a causa della mobilitazione dei cittadini che, dopo aver bloccato le ruspe con un presidio 24 ore su 24 per 4 mesi, hanno intrapreso le vie legali. A maggio 2024 l’ordinanza del Giudice ha bocciato il progetto di abbattimento integrale e simultaneo del viale, riconoscendo che avrebbe leso il diritto alla salute. Se nei scorsi giorni Lo Russo è stato in corso Belgio, non vi è andato per incontrare i residenti, di cui ormai un anno fa ha ignorato la petizione che chiedeva un intervento non emergenziale ma strutturale, cioè Il ripristino di almeno 120 degli ormai 160 alberi abbattuti e non sostituiti nel corso di 25 anni.
Lo Russo in corso Belgio e altrove va nelle bocciofile a circuire elettoralmente gli anziani, e va a fare discorsi sul verde pubblico all’ex Buon Pastore di corso Regina Margherita, tacendo sul fatto che proprio in quell’isolato la sua maggioranza ha permesso all’impresa edile CO.GE.FA. S.p.A. (attualmente sottoposta a un programma di vigilanza antimafia in relazione ai cantieri del TAV) la ristrutturazione di un immobile includente un boschetto urbano spontaneo, che era stato a lungo preservato dal collettivo che occupava l’edificio di corso Principe Eugenio (donde il nome di “giardino boscoso del Prinz Eugen”). Boschetto che è stato in gran parte distrutto. Completamente distrutti sono stati altri boschetti spontanei in via Druento, dove il Comune ha edificato un cohousing, e in via Borgaro, per costruire dei condomini. La Giunta Lo Russo è inoltre responsabile della devastazione del polmone verde nonché riserva naturale protetta del Meisino convertita in area fitness, e intende insediare nel parco della Pellerina un ospedale, intervento che comporterebbe inizialmente l’abbattimento di almeno 53 dei circa 250 alberi adulti attuali, salvo modifiche in corso d’opera (abbiamo riscontrato al Meisino l’inaffidabilità delle previsioni progettuali). Inoltre l’Amministrazione ha mancato di salvaguardare il patrimonio arboreo di Torino durante la siccità di 17 mesi (autunno 2021 – primavera 2023), a seguito della quale sono morti non centinaia ma migliaia di alberi anche adulti.
Ancora, la Giunta ha abbattuto centinaia di alberi lungo le sponde fluviali. Quanto alle sostituzioni, è noto già dal 2022 che alcune specie di alberi (soprattutto faggi e carpini) non sopravvivono più alle estati torinesi rese torride dal cambiamento climatico. Il Comune dice che inserirà «specie ritenute più idonee al rischio di siccità»: si tratta in realtà di scelte determinate principalmente da ciò che passa il convento, ossia i vivai: che non dispongono di tigli e bagolari, ma di peri cinesi, noccioli turchi e parrotie persiane (specie tra l’altro più costose). Il nuovo modello di “alberata” torinese quindi sarebbe quello del filare che costeggia Porta Nuova, che consente di ridurre quasi a zero i costi di gestione ma anche l’ossigeno, l’ombra e l’evapotraspirazione che riducono la temperatura, la captazione di inquinanti, ecc. Queste sono le principali “misure strutturali” (perché irrimediabili e durature) a favore dell’incremento del cambiamento climatico effettuate e progettate dalla Giunta Lo Russo nell’ultimo quinquennio a Torino. Misura strutturale essenziale contro il cambiamento climatico resta quindi l’attivazione permanente dei cittadini contro qualsiasi Amministrazione che insista in simili progetti anacronistici, pratiche nocive e condotte antidemocratiche.
Torino, 25 agosto 2026
RESISTENZA VERDE, RETE DEI COMITATI TORINESI: Acqua Pubblica Torino Alberi urbani Difesa del Parco della Pellerina Essenon Salviamo gli alberi di Corso Belgio Salviamo i prati Salviamo il Meisino Salviamo il Paesaggio – Torino
Torino indietro nella classifica della Città ideale
I migliori politici come i migliori medici sono quelli che studiano meglio e capiscono prima i problemi della Città che amministrano analizzando gli studi e le tabelle che le confrontano con le altre Città italiane o estere. Ognuno di noi se può cerca di andare dal Medico più bravo, che capisce prima e meglio degli altri i problemi della nostra salute. Per studiare meglio ovviamente sono fondamentali i parametri di riferimento.politica
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Woke 2.0: il grande tagliando ideologico (con inversione a trecento all’ora)
“Lavoriamo per l’esaurimento della graduatoria per il Voucher A fino a 30mila euro di ISEE”
Sono 3702 le domande già finanziate per il Voucher A, finalizzato all’iscrizione e alla frequenza presso le scuole paritarie piemontesi, per un investimento complessivo di 4.982.950 euro. Questa prima assegnazione esaurisce le domande presentate fino a un ISEE di 22.876,38 euro, mentre per l’esaurimento della graduatoria restano da finanziare 1.434 domande, di cui 699 nello scaglione ISEE tra 26mila e 30mila euro.
Commenta Silvio Magliano (Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML): «I numeri relativi al Voucher per l’iscrizione e frequenza alle scuole paritaria dicono dell’attenzione della Regione Piemonte per la libertà di educazione: sostenere le famiglie, che già contribuiscono al sistema scolastico statale attraverso la fiscalità generale, nella libera scelta educativa attua quanto previsto dalla Legge 62/2000 (Legge Berlinguer) che riconosce come il sistema pubblico dell’istruzione sia costituito da scuola statale e scuola paritaria».
«L’incremento della platea dei beneficiari di quasi 700 famiglie nello scaglione ISEE tra 26mila e 30mila euro, risultato per il quale ho lavorato con convinzione – prosegue Magliano -, costituisce un ulteriore passo avanti verso le esigenze delle famiglie e degli studenti piemontesi e una testimonianza di quanto sia profondo l’impegno di questa Maggioranza nel riconoscimento e nel sostegno del diritto delle famiglie a scegliere quale tipo di educazione dare alle proprie figlie e ai propri figli. Lavorerò insieme all’Assessore Daniela Cameroni affinché si possano individuare le risorse necessarie per l’esaurimento della graduatoria, come già avvenuto negli anni scorsi e in ottemperanza agli ordini del giorno che ho presentato e che sono stati approvati dalla Maggioranza in Consiglio regionale».
«Ringrazio l’Assessore Cameroni e la Giunta regionale per la sensibilità dimostrata su questo tema, oltre che per l’impegno e il lavoro svolto, anche per quanto riguarda il Voucher B, per il quale si è ottenuto lo straordinario risultato di finanziare tutte le domande in graduatoria per la prima volta e con un incremento dei beneficiari di oltre 28 mila famiglie. La scuola paritaria svolge un ruolo fondamentale per tantissime famiglie piemontesi, contribuendo a definire l’eccellenza del sistema scolastico italiano, ma soprattutto rappresenta un elemento fondamentale per il sistema pubblico dell’istruzione» conclude Magliano.
POLITICA
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Primarie del campo largo, la corsa si avvicina ma resta il rebus dei candidati
La domenica di Roberto Cota: Tav molto a rilento
La realizzazione della TAV Torino-Lione è stata decisa circa quarant’anni fa. Il vero tunnel, per quanto riguarda il versante italiano, non è ancora stato iniziato. Per quanto riguarda la parte francese, hanno iniziato a scavare, ma la talpa che sta lavorando in profondità è in ritardo sulla tabella di marcia, avendo appena realizzato il 3% dell’obiettivo. La tratta avrebbe dovuto entrare in esercizio nel 2033 ma, a quanto pare, se ne riparlerà nel 2035. Speriamo. La percezione è che quest’opera vada molto a rilento. Intanto, imperversano le manifestazioni, non pacifiche, ma violente, anzi, veri e propri atti di terrorismo. Ciclicamente, assistiamo a polemiche ed a commenti che sono sempre gli stessi. Anno dopo anno. Il modo più semplice per mettere fine a queste violenze è quello di realizzare l’opera. Punto e basta. Ogni lungaggine, ogni ritardo, è un pretesto che si fornisce a chi usa la violenza contro un sistema che spera ancora di inceppare. Una volta finita l’opera, non ci sarebbero più cantieri da fermare. Buona domenica e buona settimana.
ROBERTO COTA
SOMMARIO: Generali e governo – Tanti graditi auguri di buon compleanno – E’ morto a 86 anni a Racconigi l’ultimo cappellano reale mons. Gianfranco Troya – Lettere
Generali e governo
Ci sono dei sostenitori entusiasti del generale che ha rinunciato alla “Folgore“ per dedicarsi alla politica di parte, una scelta che non gli fa onore. Ci sono gli eterni creduloni che lo esaltano senza sapere che i militari quasi mai hanno saputo fare gli statisti e neppure i politici. Giulio Cesare fu condottiero e politico e persino scrittore, ma è un’eccezione.
Nella storia d’Italia spicca il generale Luigi Pelloux, presidente del Consiglio che usò le armi contro i cittadini e tentò la svolta reazionaria di fine ‘800. Nel ‘900 spicca il maresciallo Badoglio (nella foto di copertina) responsabile della rotta di Caporetto e capo del governo dopo Mussolini che dal luglio a settembre 1943 dimostrò tutta la sua incompetenza politica. Non è solo in Italia che i generali in politica falliscono come Birindelli e prima di lui De Lorenzo. Pensiamo ai colonnelli greci e ai generali argentini, per non parlare del generalissimo Franco che fu un dittatore, non uno stupido. Stiamo attenti alle semplificazioni manichee e alle battute pronunciate come fossero cose serie. La democrazia va tutelata. E’ il primo bene della nostra vita.
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Fu un evento indimenticabile; da allora a volte ci siamo tenuti in contatto in più occasioni col telefono e una volta, di recente, ci incontrammo di persona. Era interessato ad incontrare il principe Aimone d’Aosta che doveva venire al Lions di Torino nei giardini di Palazzo Reale per una mia conferenza sul Ramo Savoia – Aosta. Mi chiese notizie del prossimo ricordo della Regina Maria Vittoria, moglie del primo Duca d’Aosta e Re di Spagna. Parlando mi disse “Fa bene a ricordare i Savoia Aosta perché è l’ultima nostra speranza“. Disse anche altro che in questa occasione evito di scrivere. Fu un uomo lineare e intransigente che si interessò anche al ritorno in Italia degli ultimi reali che avrebbe voluto veder sepolti a Racconigi, un’idea non priva di interesse.
Tanti graditi auguri di buon compleanno
Ieri era il mio compleanno; molte amiche e tanti amici mi hanno fatto gli auguri. Li ringrazio tutti di cuore. Ieri sera ho festeggiato alla Casa Rossa sulla collina tra Alassio e Albenga con una coppia di amici molto affezionati, un’amicizia profonda nata nel 1985; ieri mattina ho inviato un messaggio a quello che considero ancora e sempre il mio Sindaco, un uomo eccezionale non solo per la sua cultura e la sua umanità: il prof .Valentino Castellani, schiena diritta per eccellenza.

Gli ho scritto, dicendogli il mio grazie per ciò che ha fatto per dimostrarmi la sua amicizia anche in tempi molto difficili. Il compleanno per me è tempo di esami di coscienza più che di festa.

E mi è venuto naturale pensare al prof. Castellani.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Strapaese e Stracittà dopo un secolo
Nel 1926 ci fu una famosa polemica tra due correnti culturali, “Strapaese” e “Stracittà”. Maccari, Longanesi e Malaparte contro Bontempelli. Cent’anni sembrano passati invano perché ci sono posti, anche oggi, che sono strapaesani e altri stracittadini, come se il tempo non fosse passato.
Pensiamo a due luoghi liguri vicini: Alassio e Albenga. Alassio è una città, Albenga un paesone che non sa valorizzare neppure il suo centro storico. Il primo ha alberghi di rango, il secondo ha campeggi quasi senza alberghi. L’eleganza è ad Alassio, i pacchiani con la canottiera alla Bossi si danno appuntamento ad Albenga e giocano con le fionde, non sapendo che sono armi di offesa e anche di morte.
Albenga è una città prima rosso fuoco e oggi antifascista all’estremo della faziosità. Alassio è una città in cui tutti possono dire la loro. Ci sarebbero tanti esempi per dire che ad Albenga sono rimasti fermi: un giullare anziano, ma pur goliardico, raduna centinaia di fan con i suoi libretti insulsi.

Rosina Cagliero
Non estremizzi tutto: il provincialismo sopravvive dappertutto e l’ineleganza lussureggia dove non si penserebbe. I patiti della divisa con i jeans, ad esempio, ci sono anche nei quartieri alti delle grandi città. Le città liguri hanno pregi e difetti. Cerchiamo di essere obiettivi! La Cattedrale e il Battistero di Albenga sono un gioiello artistico e storico importante, anche se non valorizzati. I libri di cui lei parla si vendono per beneficenza. Ne va dato atto. Non hanno pretese letterarie.
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