L’INTERVISTA
A oltre quarant’anni dal caso giudiziario che travolse Enzo Tortora, quella vicenda continua a rappresentare una delle pagine più cupe della giustizia italiana. Arrestato nel 1983 con accuse poi rivelatesi infondate, Tortora divenne il simbolo degli errori giudiziari, della carcerazione preventiva e del rapporto spesso difficile tra magistratura, politica e informazione.
Nel pieno di quella battaglia civile arrivò anche la candidatura alle elezioni europee del 1984 nelle liste del Partito Radicale, fortemente sostenuta da Marco Pannella e da Giovanni Negri. All’epoca Negri era il più giovane segretario politico della storia repubblicana: appena 27 anni quando venne eletto alla guida del Partito Radicale. Oggi imprenditore, giornalista, già protagonista di numerose battaglie garantiste e sui diritti civili, fu tra coloro che videro nella candidatura di Tortora non soltanto un gesto politico, ma una battaglia per lo Stato di diritto.

Mirafiori e Santa Rita: il punto con Luca Rolandi
L’INTERVISTA
Luca Rolandi, presidente della II Circoscrizione, verso la fine di febbraio è uscita la notizia di alcuni problemi riguardanti la delibera delle linee guida della Circoscrizione 2 da adottare nel 2026. Quali sono stati gli sviluppi da quel momento?
Alla fine la delibera è stata votata e, anche se con significativo ritardo rispetto alle altre Circoscrizioni, realizzeremo le proposte di contributo per i progetti richieste da associazioni e altre realtà di territorio a partire dal mese di giugno e per tutto il mese di luglio. Si tratta di un ritardo che corrisponde a una difficoltà da parte della maggioranza politica di avere una conduzione non altalenante e dinamica che si verifica da ben prima dell’inizio di quest’anno.
Se lei dovesse individuare un problema della Circoscrizione 2 a cui lavorare urgentemente, quale sarebbe? Uno di questi potrebbe essere legato al problema dei blackout? L’ultimo, avvenuto alla fine di aprile scorso, ha sollevato qualche inquietudine riguardante la sicurezza, il lavoro delle aziende e l’estate alle porte
Il problema dei blackout era di carattere di rete, e Iren lo sta risolvendo potenziando proprio la rete elettrica. Si tratta, quindi, di un problema contingente in via di risoluzione. Per quanto riguarda una visione più ampia dei problemi della Circoscrizione 2, direi che sono molteplici: il primo riguarda sicuramente la cesura tra Mirafiori Nord e Mirafiori Sud. Dal punto di vista amministrativo non abbiamo responsabilità, siamo una piccola Circoscrizione, ma sotto quello logistico è un problema su cui bisogna lavorare, il quartiere di Mirafiori non deve continuare a sentirsi escluso dai “circuiti”. Posso dire che uno degli obiettivi da raggiungere è proprio quello di poter parlare, fra qualche anno, di Mirafiori senza distinzioni fra area Nord e area Sud. Un altro tema è quello che riguarda il recupero delle aree verdi.
Quindi sta dicendo che uno dei problemi della Circoscrizione 2 riguarda proprio l’essere divisa in due “sottocircoscrizioni”?
La Circoscrizone 2 è il risultato dell’accorpamento tra la 10, che è la Mirafiori Sud, e la 2 che rappresenta Mirafiori Nord e Santa Rita, ma temo che, come per la 8 e la 9, questa situazione in futuro possa evidenziarsi attraverso un nuovo decentramento che per necessità dovrà essere avviato, e che potrebbe portare alla realizzazione di veri e propri municipi dentro i quali ci potrebbero essere delle consulte di quartiere. Questo fatto è evidente proprio per la dimensione del Piano Regolatore, in cui non si parla di Circoscrizioni, ma di quartieri. Quindi sarà necessario trovare una soluzione e dovrà occuparsene il Consiglio Comunale, per comprendere quale sia il modo giusto per dare seguito ad una riforma del decentramento che non debba essere rivista a distanza di pochi anni. Non trovo normale che un decentramento modificato nel 2020 debba già necessitare di una nuova riforma. Probabilmente non si è avuta una visione politica veramente futuribile.
E poi Mirafiori e Santa Rita sono due quartieri dalle realtà completamente diverse…
Certo, è evidente, e lo sarà sempre di più. D’altra parte, se si creano municipi con relative realtà all’interno completamente differenti tra loro, non può che verificarsi questo fatto. Il punto fondamentale è riuscire a capire come non dimenticarsi delle problematiche, anche le più minute, dei quartieri, anche se mi rendo conto che sia molto complicato.
Quali sono i problemi di Santa Rita oggi?
Il problema più grosso di Santa Rita resta quello dei parcheggi e della viabilità. La zona in cui sorgono l’Inalpi Arena e lo stadio Grande Torino, entrambi luoghi che ospitano grandi eventi, da un lato genera ricchezza, business e movimento, dall’altro porta a una congestione dell’utilizzo dell’area e a una necessità di dare subito seguito alla richiesta che i residenti fanno, ovvero avere a disposizione maggiori spazi di parcheggio. Dietro alla piscina, per esempio, ci sarebbe una zona predisposta a ospitare 450 posti per le auto.
Per quanto riguarda i problemi di Mirafiori, invece?
Vi è sempre un po’ la costante preoccupazione dei residenti di essere “abbandonati”. Una preoccupazione in parte ragionevole e in parte non troppo fondata, anche perché negli ultimi anni abbiamo riaperto una biblioteca, aperto la centrale operativa della Polizia Municipale, una scuola e un’operazione di recupero importantissima nella zona di via Negarville, quindi non si può certamente parlare di abbandono, ma è anche vero che oggi, chi abita un po’ ai lati di Mirafiori, riscontra una mobilità difficoltosa.
Avrebbe altro da aggiungere?
Vorrei aggiungere che penso sia urgente avviare, a livello politico, un processo di rivisitazione del decentramento. Le istituzioni politiche centrali, i partiti che hanno la capacità di deliberare e di dare un indirizzo politico, sembrano essere un po’ silenti, forse anche a fronte della prossima campagna elettorale, riguardo alla debolezza di un decentramento che, per come è configurato oggi, risulta debolissimo e, senza una rivisitazione completa, rischieremmo una preoccupante paralisi a partire dalla prossima consiliatura, creando conseguentemente problemi alle attività delle altre istituzioni. La Pubblica Amministrazione, nello Stato moderno, rappresenta la spina dorsale del sistema, e se essa entra in difficoltà quest’ultimo ne paga le conseguenze. Non bisogna voltarsi dall’altra parte, è necessario occuparsi già adesso della futura riforma.
Mara Martellotta

A Torino è accaduto qualcosa che non doveva accadere. Gli scontri fra le opposte tifoserie, con un tifoso ridotto in fin di vita, sono la conferma di un fallimento clamoroso del governo nella tenuta dell’ordine pubblico. Quando certe cose accadono l’evento sportivo – qualunque evento – va annullato con danno delle squadre che competono. E ai protagonisti di tanta violenza vanno somministrate giuste razioni di randellate e poi assicurati alla giustizia. Ieri abbiamo assistito a un tentato omicidio. Confidiamo tutti nel lavoro degli inquirenti perché gli autori vengano arrestati e processati. Alle forze dell’ordine, ancora in attesa dei rinforzi promessi e non ancora arrivati, va la solidarietà mia e di Azione.
Così l’on. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte
L’OPINIONE
C’era una volta una città che dettava il ritmo al Paese. Una Torino fiera, geometrica, dove il rumore dei cancelli di Mirafiori scandiva i turni, le vite e l’identità stessa di un’intera comunità. Oggi, a scorrere le cronache industriali, quel rumore si è trasformato in silenzio che fa male, intriso di una nostalgia pesante per quello che eravamo e che rischiamo di non essere più.***
Stellantis cerca accordi internazionali
Stellantis guarda con crescente attenzione alla strada delle partnership internazionali per rafforzare la propria posizione in un mercato automobilistico sempre più competitivo, soprattutto nei settori dell’elettrico e delle vetture di fascia alta. Nelle ultime ore il mondo dell’auto ha acceso i riflettori sui possibili sviluppi dei rapporti tra il gruppo e Jaguar Land Rover, mentre proseguono anche i dialoghi con costruttori cinesi come Dongfeng e Leapmotor.
Le indiscrezioni circolate sulla stampa economica internazionale parlano di un accordo preliminare tra Stellantis e Jaguar Land Rover finalizzato a esplorare forme di cooperazione industriale e tecnologica negli Stati Uniti. Tra le ipotesi sul tavolo figurano la condivisione di piattaforme produttive, componenti e progetti destinati al mercato nordamericano.
Per Jaguar Land Rover, società controllata dall’indiana Tata Motors, una collaborazione di questo tipo rappresenterebbe un’opportunità importante per rafforzare la propria presenza negli Usa, dove il marchio non dispone di strutture produttive dirette e deve confrontarsi con l’incertezza legata ai dazi e alle tensioni commerciali internazionali. Stellantis, dal canto suo, potrebbe sfruttare l’intesa per consolidare il proprio ruolo nel comparto premium e ottimizzare l’utilizzo di alcuni stabilimenti americani oggi impiegati solo parzialmente.
Nel frattempo il gruppo presieduto da John Elkann continua ad ampliare i rapporti con l’industria automobilistica cinese. Dopo l’investimento in Leapmotor, Stellantis ha avviato nuove collaborazioni con Dongfeng nel settore delle auto elettriche, con l’obiettivo di rafforzare la presenza sia sul mercato europeo sia su quello asiatico. Parte della produzione potrebbe essere assegnata a impianti europei già esistenti, in particolare in Francia e Spagna, nel tentativo di contenere i costi e fronteggiare la concorrenza asiatica.
In questo scenario si inseriscono anche le mosse di Jaguar Land Rover in Cina, dove il gruppo opera già attraverso una joint venture con Chery. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le indiscrezioni su una possibile revisione delle strategie industriali e sull’utilizzo condiviso di nuove piattaforme dedicate ai modelli elettrici.
L’intero settore automobilistico sembra ormai orientato verso una fase caratterizzata da alleanze strategiche sempre più strette. I grandi costruttori cercano infatti di dividere investimenti e costi legati a software, batterie, ricerca tecnologica ed elettrificazione, in un momento in cui il tradizionale modello industriale europeo appare sotto pressione a causa della competizione cinese e della necessità di sostenere investimenti enormi.
Dal punto di vista finanziario, Stellantis rimane uno dei principali gruppi automobilistici mondiali, forte di ricavi superiori ai 150 miliardi di euro e di una produzione che supera i cinque milioni di veicoli all’anno. Nonostante ciò, il gruppo attraversa una fase complessa: il rallentamento del mercato statunitense, la debolezza della domanda europea, i costi elevati della transizione energetica e la crescita dei marchi cinesi stanno incidendo sulla redditività e sulle quote di mercato.
La società può ancora contare su una notevole solidità finanziaria e su marchi storici capaci di generare utili importanti, da Jeep a Peugeot, da Fiat a Ram, fino ad Alfa Romeo. Tuttavia le sfide dei prossimi anni riguarderanno soprattutto la capacità di razionalizzare le piattaforme globali, contenere i costi industriali e rilanciare i brand più esclusivi, come Maserati e Lancia. In quest’ottica, le future collaborazioni internazionali potrebbero diventare decisive non solo per crescere, ma anche per mantenere equilibrio economico e competitività nel lungo periodo.
Caro Direttore,
Ieri il nostro Sindaco Lo Russo, che da mesi è in campagna elettorale, ha organizzato la festa dei nuovi italiani 4000 cittadini provenienti da altri Paesi che hanno avuto la cittadinanza. Bene. Ma era proprio necessario bloccare il traffico in via Po? Non era sufficiente prendere un angolo di piazza Vittorio? Così ieri via Po era come appare dalla foto sia alle 12 che alle 16.30 e i negozianti, come mi ha scritto una commerciante, a far girare l’aria nel negozio. Il commercio non è nel suo momento più brillante e’ il primo settore che paga le conseguenze del calo della Fiat e di altre aziende. Qualcuno aveva pensato che il commercio potesse viver solo di turismo senza capire che il turismo è importante ma dal punto di vista economico vale un terzo rispetto al settore industriale e che i lavoratori torinesi a tempo indeterminato sono clienti tutti i i giorni e tutto l’anno. Ora anche la Fornero parla della bassa crescita della economia italiana ma non parla di Torino che cresce meno della media nazionale…e non fa proposte per rilanciare la economia cosa che invece ho fatto io l’anno scorso a marzo quando per primo parlai della Bassa crescita della economia italiana in un libro che venne presentato da Gianni Letta alla Camera dei Deputati. Ora mentre il Governo rifinanzia il fondo del settore Auto assistiamo al silenzio di Lo Russo e del PD sul discorso americano del nuovo ad FILOSA che per me non è ancora soddisfacente per Torino. Per quanto mi riguarda io sto per iniziare un tour per presentare alcune proposte di rilancio della economia a Torino e nel Paese. Inizio sabato 6 giugno a Gassino dove ho iniziato il mio impegno politico nella DC e con alcuni giovani spinti dalla Rerum Novarum e da un giovane Vice Parroco ex operaio, Don Sergio Bosco.
Mino Giachino
Responsabile UDC Torino
SOMMARIO: Nicola Matteucci e il liberalismo come metodo – Contro Israele – Ricordi del Salone del libro: Moravia, Soldati, Bobbio – Lettere




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Preferenze, non santifichiamole
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Non c’è alcun dubbio che la scelta degli eletti alla Camera e al Senato non è una variabile indipendente ai fini della credibilità e della serietà di una legge elettorale. Al riguardo, tutti conosciamo – o almeno coloro che sono attenti alle dinamiche delle leggi elettorali che, purtroppo, nel nostro paese sono una ristrettissima minoranza di persone – le vicende che hanno concretamente caratterizzato il dibattito politico italiano in merito al capitolo delle leggi elettorali. Ora, e per non farla lunga ripetendo sempre e solo le stesse riflessioni, credo che non possiamo aggirare un tema che, periodicamente, fa capolino. Parlo, cioè, del ricorso alle preferenze per eleggere i futuri parlamentari. Certo, è sicuramente vero e non si può negare. Con le preferenze si restituisce lo scettro della scelta degli eletti agli elettori. Ma non possiamo, anche per onestà intellettuale, fermarci a questo ritornello. E per svariate ragioni. Proviamo ad elencarne alcune. Nella prima repubblica, cioè per 50 anni, c’erano le 4 preferenze per circoscrizione per la Camera dei Deputati e il cosiddetto “provincellum” al Senato. Cioè un proporzionale di partito disciplinato, però, dai collegi uninominali. Ovvero, un sistema come quello utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali. Ma, per restare alle preferenze, si trattava di un sistema che permetteva ai partiti – perchè in quella lunga fase storica esistevano i partiti popolari, di massa e radicati sul territorio – di organizzare la selezione delle rispettive classi dirigenti rispettando il voto popolare. Per fare un esempio concreto, la sinistra sociale di Forze Nuove della Dc – che è quasi sempre stata minoranza in quel partito – attraverso le 4 preferenze aveva la possibilità concreta di eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento. E così valeva per tutti i partiti democratici e popolari. Ma con la preferenza unica quel sistema è saltato. E, seconda considerazione, proprio con la preferenza unica l’unico elemento che svetta è il massiccio investimento finanziario ed economico per le campagne elettorali. Perchè con le preferenze multiple c’era la possibilità che “i ceti popolari diventassero classe dirigente”, per dirla con Carlo Donat-Cattin. Con la preferenza unica, invece, hai la possibilità di farcela solo se disponi di ingenti mezzi finanziari e straordinarie risorse. Cosa vietata, come ovvio e persin scontato, per i ceti popolari se non ricorrendo ad operazioni oscure e poco raccomandabili. In terzo luogo non è affatto vero che con le preferenze si incrementa la partecipazione al voto. Siamo reduci da una massiccia consultazione elettorale per il rinnovo di molte ed importanti amministrazioni regionali. Soprattutto al Sud. Ebbene, proprio in quei territori dove il legame tra l’eletto e l’elettore è più forte anche per motivazioni culturali e storiche, nonchè per ragioni clientelari, abbiamo registrato un massiccio e quasi storico astensionismo dal voto malgrado il sistema elettorale prevedesse le preferenze. È sufficiente ricordare questo dato per arrivare alla conclusione che non sempre il ricorso alle preferenze coincide con il ritorno dei cittadini alle urne. Anzi, proprio il recente voto al Sud ha confermato il contrario. In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono altre modalità concrete per fare tornare il cittadino protagonista nella scelta dei futuri eletti. A cominciare, per fare un solo esempio, dai collegi uninominali. O ritornando ad una sorta di “mattarellum” oppure ripristinando il cosiddetto “provincellum” del vecchio Senato. Insomma, e per concludere, le preferenze – o meglio, la preferenza unica – non vanno santificate a prescindere. Non sono, come ovvio, lo strumento migliore per garantire più partecipazione, più trasparenza – soprattutto sui costi delle campagne elettorali – e, in ultima istanza, più credibilità per la scelta della futura rappresentanza parlamentare. È bene pensarci bene prima di lanciarsi in sentenze definitive ed inappellabili.
Mercoledì 27 maggio prossimo, dalle ore 9 alle 13, al Salotto delle Idee del Collegio degli Artigianelli, in corso Palestro 14, si terrà la terza tappa del percorso itinerante della Cisl Piemonte per lo sviluppo della regione, dal titolo “Staffetta Cisl – Territori in dialogo”, ciclo itinerante con cui la Cisl Piemonte avanza le proprie proposte per lo sviluppo regionale direttamente nei territori, promuovendo confronti tra rappresentanti istituzionali economici e sociali su temi concreti legati al lavoro, all’industria e alla coesione sociale.
Il titolo dell’incontro torinese, che segue gli appuntamenti di Cuneo e Alessandria del 10 e 13 aprile scorso, è “ Un’alleanza per il futuro di Torino”. A introdurre i lavori il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti e l’economista Mauro Zangola che presenterà un’analisi della società e dell’economia della Provincia di Torino.
Il confronto si articolerà in due panel tematici moderati dalla segretaria Cisl Piemonte, Cristina Maccari.
Il primo panel dal titolo “Torino e le nuove povertà, tra analisi e impegno” vedrà la partecipazione di William Revello della Fondazione Ufficio Pio, di Elide Tisi della Caritas di Torino, di Antonio Sansone della Fondazione Don Mario Operti e dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino Jacopo Rosatelli.
Il secondo panel riguarderà l’”Industria a Torino: politiche e strategie per il rilancio”, coinvolgendo la vice sindaca Michela Favaro, il Vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, l’Assessore regionale all’Industria e allo Sviluppo Andrea Tronzano, e il Presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay.
A concludere il convegno sarà Giuseppe Filippone, segretario generale Cisl Torino- Canavese.
“Torino – spiega il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti – è una città che ha dato al Paese un modello industriale e sociale e che oggi deve fare i conti con povertà crescenti e una transizione produttiva che rischia di lasciare indietro troppi lavoratori. Vogliamo costruire un’alleanza vera tra istituzioni, imprese e sindacato per disegnare un futuro che non sia solo resilienza, ma anche progetto. Torino ha le competenze, la storia, la forza sociale per farcela. Ma servono scelte condivise e coraggiose”.
Per il Segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Giuseppe Filippone “È necessario lanciare un dibattito che sia insieme di analisi e proposta sul futuro di Torino, mettendo intorno allo stesso tavolo chi si occupa di welfare e chi si occupa di industria, le istituzioni locali e quelle regionali , perché le sfide di questa città non si affrontano in compartimenti stagni e da soli. Il metodo della Cisl è fatto di dialogo, concretezza, responsabilità condivisa. Torino non è una città in declino, ma una città in trasformazione. Sta a noi fare in modo che questa trasformazione avvenga con al centro il lavoro, lo sviluppo e una migliore qualità di vita per i suoi abitanti”
MM
A settanta anni dalla morte di De Gasperi
Una mostra lo ricorda alla Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7
Realizzata in occasione del settantesimo anniversario della scomparsa dello statista, l’esposizione, aperta fino al 15 giugno, si intitola “Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio” e propone uno sguardo approfondito sulla figura di uno dei padri fondatori della democrazia italiana, rievocandone i valori e gli ideali a ridosso dell’ottantesimo anniversario del referendum che sancì la nascita della Repubblica.
La mostra sarà inaugurata martedì 26 maggio alle ore 11 preeso la Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7, dalla consigliera metropolitana delegata all’Istruzione Caterina Greco e dal curatore Paolo Valvo, professore associato di Storia contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’iniziativa restituisce l’attualità del pensiero e dei valori di De Gasperi, attraverso il racconto del suo impegno civile e politico ed è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino e il sostegno della Fondazione CRT e oltrepassa i limiti di una semplice celebrazione biografica.
Dopo una prima introduzione biografica, il percorso accompagna i visitatori attraverso cinque sezioni tematiche, ricche di documenti d’archivio, manifesti storici e fotografie d’epoca.
La prima sezione si intitola “ Dalla pazienza alla speranza” e ripercorre i venti anni di emarginazione vissuti da De Gasperi durante il fascismo, mettendo in luce la pazienza come virtù democratica negli anni successivi di governo.
Nella seconda sezione intitolata “Libertà politica e giustizia sociale” viene approfondito il binomio centrale del pensiero di De Gasperi, illustrando la sua evoluzione e la sua attuazione nella stagione riformista che caratterizzò i suoi esecutivi. Il percorso prosegue poi con la sezione “ Costruire la pace” dedicata alla visione internazionale dello statista, impegnato nella costruzione di un nuovo ordine fondato sul diritto internazionale e su pacifiche relazioni tra i popoli.
Nella sezione dal titolo “La nostra Patria Europa” viene evidenziato il ruolo di De Gasperi come pioniere dell’integrazione europea, attraverso il progetto della Comunità Europea di Difesa.
Chiude l’esposizione la sezione “Uomo unito” che restituisce la dimensione privata e la coerenza spirituale che hanno accompagnato l’esperienza intera pubblica dello statista.
La mostra è aperta al pubblico ad ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 con orario continuato e il sabato dalle 8.30 alle 12.30.
MM