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Regione, le opposizioni: “Assestamento: miglioramento apparente, emergenza reale”

 28 luglio 2026 – “Anche questo bilancio certifica che la Giunta si limita a far galleggiare la Regione, senza affrontare mai i veri problemi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: forte tensione finanziaria, servizi al collasso e risposte zero per le famiglie e le imprese piemontesi. Come forze di opposizione siamo qui a denunciare la distanza tra realtà e propaganda e a proporre soluzioni concrete, chiedendo maggiore equità fiscale a settori che qui contribuiscono meno che in altre regioni (concessioni su cave e acque minerali) e chiedendo maggiori investimenti sui servizi essenziali carenti a partire dai medici di base” dichiara il Segretario regionale del Partito Democratico Domenico Rossi. “Questo assestamento mostra un miglioramento solo apparente. I numeri contenuti nella relazione della Corte dei Conti e della Procura regionale parlano chiaro: il Piemonte non è in ripresa, è in difficoltà. Il disavanzo resta pesante, la sanità peggiora, i territori aspettano risorse e la nostra economia cresce meno del resto del Nord e dell’Italia. La Giunta continua a nascondere i problemi invece di risolverli. Cirio prova a spacciare come “alleggerimento” un micro‑sconto Irpef che vale in media 10 euro all’anno e che vedremo forse nel 2028! Ma i piemontesi ricordano bene che l’anno scorso la stessa Giunta ha aumentato l’Irpef in modo molto più pesante: +33 euro per i redditi tra 15 e 28 mila euro, +106 euro per quelli tra 28 e 50 mila, +145 euro per chi attraversa tutti gli scaglioni. Prima si aumenta, poi si restituisce meno di un caffè al mese. Questo non è alleggerimento fiscale: è polvere negli occhi. La verità è che il Piemonte resta tra le regioni più tassate, mentre la Regione non recupera dove dovrebbe. La situazione della sanità è ancora più preoccupante. Il disavanzo 2025 sale a 213 milioni, contro i 127 dell’anno precedente. Le liste d’attesa non mostrano miglioramenti e il PNRR sanitario è in ritardo su telemedicina, Case e Ospedali di comunità. Intanto la crisi di liquidità blocca Comuni, Province e Terzo Settore: chi eroga servizi aspetta, chi programma interventi resta fermo. Chiediamo un cambio di rotta: basta operazioni contabili e annunci. Servono trasparenza, recupero delle risorse dovute, investimenti veri sulla sanità, pagamenti puntuali ai territori e una politica fiscale meno ingiusta. Il Piemonte ha bisogno di responsabilità, non di propaganda” aggiunge la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero. “L’iter della variazione è stato ridotto ai minimi termini in Commissione, fino al richiamo di oggi in Aula, senza alcuna possibilità di approfondire dettagliatamente il testo e fare domande puntuali – afferma Sarah Disabato, Presidente del Gruppo M5S in Consiglio regionale –. La Giunta continua ad affermare che non ci sono tagli, ma solo “rimodulazioni contabili”, eppure l’analisi della poca documentazione fornita dice il contrario, con riduzioni sui capitoli relativi ad aree protette e parchi, piccoli comuni montani, trasporto pubblico locale. La cosa più grave è che questa Destra non ha minimamente contezza delle priorità del Piemonte, come dimostrano gli ordini del giorno di Cirio e della maggioranza su temi quali la grazia a Roggero o gli scontri dei giorni scorsi per il Tav. Un tema, quest’ultimo, sul quale la Destra ha fatto poi marcia indietro, a riprova della grande confusione che regna sovrana nella maggioranza. Tutto questo mentre il presidente Cirio si rimangia completamente la parola sul tema dell’irpef. L’anno scorso in pompa magna la Giunta Cirio aveva aumentato l’addizionale regionale promettendo che dal 2028 sarebbe stata tagliata, oggi invece ha fatto un passo indietro rinviando la riduzione – forse – al 2029, concedendo gentilmente ai piemontesi uno sconticino per il 2028 di una manciata di euro. Risibile. E non dimentichiamo, tra le tante partite disattese, l’assenza di qualsiasi passo in avanti sul piano di razionalizzazione delle società partecipate, rilevato anche dalla Corte dei Conti, con la compresenza di due società che svolgono attività simili, Finpiemonte S.p.A. e Finpiemonte Partecipazioni S.p.A., in contrasto con quanto previsto dal Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica che mira a ridurre le spese. Tutto ciò, peraltro, con spese di struttura per Finpiemonte Partecipazioni che risultano molto alte. Se su queste e tante altre partite non arriveranno le risposte richieste, depositeremo migliaia di emendamenti per dare battaglia in Aula. Ai piemontesi vanno assicurati servizi adeguati che questa Giunta, come ormai è evidente, non riesce a garantire”. Fa eco la capogruppo AVS Alice Ravinale: “L’assestamento di bilancio presentato dalla Giunta Cirio fotografa tutte le contraddizioni di una Regione costretta a fare i conti con le scelte del Governo Meloni. Mentre Roma taglia le risorse destinate alle Regioni, in Piemonte si continua a raccontare una realtà che non esiste, senza affrontare le vere emergenze che cittadini e cittadine vivono ogni giorno. Come se non bastasse continua a essere venduta come una prospettiva vantaggiosa l’autonomia differenziata, ma nessuno riesce a spiegare concretamente quali benefici porterà al Piemonte, sempre che si possa applicare visti gli squilibri di bilancio. È significativo che nemmeno l’assessore Tronzano sia in grado di indicare quali vantaggi deriverebbero dall’applicazione della riforma. Se persino chi governa la Regione non sa rispondere a questa domanda, è evidente che siamo di fronte più a niente più che uno slogan. Manca una strategia per rafforzare il welfare, sostenere la sanità pubblica e garantire servizi essenziali. Ancora una volta si preferisce la propaganda alle risposte concrete di cui il Piemonte avrebbe bisogno. Restano per esempio senza copertura le risorse necessarie per dare risposta alle oltre 11 mila persone in lista d’attesa nelle RSA e alle 12.000 in attesa di cure domiciliari: migliaia di persone non autosufficienti e le loro famiglie continuano a essere lasciate sole, mentre la Regione rinvia ancora una volta un investimento indispensabile. O manca il rispetto di impegni che pure il Consiglio aveva già preso rispetto ai maggiori fondi da destinare alla salute mentale, con una situazione sempre più critica sul territorio, o ai disturbi del comportamento alimentare. Tutto questo, mentre si trovano senza battere ciglio 2,5 milioni di Euro per garantire la “sciabilità” delle piste della Via Lattea a fronte dei cantieri del futuro Club Med di Sestriere”.​A chiudere il quadro sulle criticità del provvedimento è la consigliera regionale Vittoria Nallo: “Ci viene raccontato un assestamento quasi tecnico, come se non ci fossero scelte politiche da fare, ma la realtà è che questo documento evidenzia un’incapacità cronica di decidere e di tracciare una visione per la nostra regione. Non si tratta soltanto dell’opposizione che esprime preoccupazione. La fragilità finanziaria del Piemonte è certificata nero su bianco dalla Corte dei Conti ed è emersa con chiarezza persino dentro la stessa maggioranza, dove si è arrivati a depositare ordini del giorno per sollecitare il recupero delle entrate del bollo auto e il pagamento dei debiti verso i Comuni. A fronte di questi problemi, si preferisce fare cassa con tagli inaccettabili, come la riduzione di 130 mila euro sui capitoli della sicurezza integrata e della formazione della polizia locale, risorse essenziali per i territori. La propaganda e gli annunci di facciata della Giunta Cirio non bastano più, servono scelte coraggiose e risorse reali per permettere al Piemonte di tornare finalmente a crescere”.

Manifestazione SITAV, Giachino: “molto meglio senza sigle di partiti e sindacati”

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“Come quella del 10 Novembre 2018”

Caro Direttore, 
Vedo che la Cisl, il mio sindacato, vuole organizzare una manifestazione SITAV prima di quella che abbiamo preannunciato per primi domenica io e Igor Boni di Europa radicale per il 27 settembre, una data non casuale ma importante  per la TAV.  E’ un errore perché per prima cosa il sindacato si spaccherebbe tra i SITAV e i NOTAV. Il grande successo della prima manifestazione SITAV, quella che organizzai insieme alle madamin il 10 Novembre 2018 dipese dal fatto che non avevamo voluto sigle partitiche o sindacali proprio perché la TAV è un’opera di interesse nazionale e non riguarda solo il sindacato ma cittadini, aziende, lavoratori, mondo della Scuola, turismo, giovani e anziani. Non a caso delle tre manifestazioni in piazza quella che funzionò di meno fu proprio l’ultima quella alla cui organizzazione partecipò il sindacato perché purtroppo non tutto il sindacato è a favore. Non a caso domenica a Giulia Ricci de La Stampa che mi chiedeva notizie sui partecipanti io dissi tutti, sindacati, partiti, industriali, giovani e anziani perché la TAV e’ un’opera per il Paese di oggi e di domani.  Interessante la proposta di Marrone ma ritengo sia meglio una grande manifestazione della Società civile. Scrivo perché siccome negli ultimi sette anni l’opera ha fatto pochi passi in avanti dalla parte italiana e a lamentarsi e a protestare dei ritardi non siamo stati in molti , ora abbiamo bisogno che questa volta invece tutto l’apparato pubblico e privato incaricato di costruire l’opera metta la sesta marcia perché tra l’altro il tempo perduto ha fatto aumentare i costi dell’opera di tre miliardi che pagheranno tutti i cittadini dalla Val di Susa a Canicattì.
Mino GIACHINO 
SITAV SILAVORO

PLD Torino: “Riformare il carcere significa proteggere la società”

 

Il PLD Torino ha partecipato alla Maratona Oratoria promossa dall’Associazione Radicale “Adelaide Aglietta” davanti alla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, per riportare al centro del dibattito una delle più gravi emergenze dimenticate del Paese: la condizione delle carceri italiane.

 I numeri del carcere di Torino descrivono una situazione critica: 1.511 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1.113 posti, con un tasso di sovraffollamento del 141%. A fronte di un organico previsto di 901 agenti di Polizia Penitenziaria, quelli effettivamente in servizio sono circa 762, costretti a turni sempre più gravosi. Un disagio che colpisce anche il personale, tanto che il corpo della Polizia Penitenziaria registra un numero di suicidi che rappresenta una delle emergenze più drammatiche del sistema. Nel carcere torinese, inoltre, circa il 45% della popolazione detenuta è composta da cittadini stranieri.

 

 «Parlare di carcere significa parlare di sicurezza. Uno Stato credibile non si limita a infliggere la pena, ma garantisce che essa rispetti la Costituzione e persegua il reinserimento della persona», hanno dichiarato il Segretario Francesco Aglieri Rinella e l’avv. Davide Fichera, Responsabile Giustizia nella Segreteria Provinciale, «Tutte le persone detenute, prima o poi, torneranno in libertà. La domanda che la politica dovrebbe porsi è: come usciranno? Un carcere che produce solo emarginazione e disperazione non genera più sicurezza, ma aumenta il rischio di recidiva».

Cisl, manifestazione per la Tav

“Mai come in questo momento dobbiamo far sentire la nostra presenza e il nostro sostegno ai lavoratori impegnati nella realizzazione della Tav. Nessuno può rischiare la propria incolumità, sia tra le forze dell’ordine che tra gli operai, bisogna garantire la sicurezza e la legalità in tutti i cantieri”. Lo hanno dichiarato Luca Caretti e Mario De Lellis, segretari generali della Cisl e della Filca-Cisl Piemonte, nel giorno della visita di una delegazione Cisl e Filca al cantiere di Chiomonte. “Nel 2011 – ricordano – siamo stati i primi e gli unici a manifestare in Val Susa a favore dell’opera. Oggi siamo qui per ribadire il forte impegno di Cisl e Filca al fianco di chi lavora. Per la prima metà di settembre stiamo organizzando una grande manifestazione pubblica insieme alla Cisl e alla Filca-Cisl di Torino: la Tav era e resta un’opera strategica indispensabile, utile alla crescita del territorio e dell’intero Paese e in grado di avvicinarci ulteriormente all’Europa. Ogni forma di violenza è inaccettabile e deve essere repressa”, concludono Caretti e De Lellis.

Moderati : “Ferma condanna delle violenze No Tav e piena solidarietà alle Forze dell’Ordine”

 

I Moderati esprimono la propria piena solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine impegnati nella tutela della sicurezza del cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione.

Condanniamo con assoluta fermezza le gravi e inaccettabili violenze avvenute sabato 24 luglio in Val di Susa. Gli attacchi ai danni delle Forze dell’Ordine e delle infrastrutture del cantiere non hanno nulla a che vedere con il legittimo diritto di manifestare il proprio dissenso: sono atti di violenza che meritano una condanna netta e senza ambiguità.

Riteniamo altrettanto grave ogni forma di giustificazione, minimizzazione o sostegno nei confronti di questi episodi. Chi alimenta o legittima la violenza contribuisce ad avvelenare il confronto democratico e a mettere a rischio la sicurezza delle persone.

Ai rappresentanti delle istituzioni e alle Forze dell’Ordine va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto a tutela della legalità e dell’interesse pubblico.

Giacomo Portas, Leader dei Moderati
Carlotta Salerno, Assessora della Città di Torino
Simone Fissolo, Capogruppo dei Moderati in Comune
Ivana Garione, Vicecapogruppo dei Moderati in Comune

Scontri No Tav, Lo Russo: “Condanna senza ambiguità”

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo condanna “le gravissime violenze e i pesanti danneggiamenti avvenuti durante la manifestazione No Tav in Valle di Susa meritano una condanna ferma e senza alcuna ambiguità”. Aggiunge il sindaco: “il diritto di manifestare e di esprimere il proprio dissenso è un valore fondamentale della nostra democrazia e merita sempre piena tutela. Aggressioni, lanci di pietre e bombe carta, incendi e atti vandalici contro le Forze dell’Ordine  sono inaccettabili e compromettono la sicurezza delle persone e il confronto democratico. Esprimo piena solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine impegnati in Valle di Susa e piena fiducia nel lavoro della magistratura e degli investigatori per accertare le responsabilità”

Carceri, la tradizionale veglia dell’Associazione radicale Aglietta per denunciare le criticità

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Dalle 22.30

Nel periodo più critico dell’anno per gli istituti penitenziari italiani, l’Associazione radicale Adelaide Aglietta organizza la tradizionale veglia estiva, che quest’anno sarà in forma di Maratona oratoria notturna, davanti alla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. L’appuntamento è per lunedì 27 luglio alle 22.30 davanti all’ingresso dell’istituto di via Adelaide Aglietta 35.

L’iniziativa intende riportare al centro dell’attenzione pubblica una situazione che continua a rappresentare una grave emergenza per lo Stato di diritto: il sovraffollamento degli istituti penitenziari, la crescente presenza di persone con disturbi psichiatrici e dipendenze prive di adeguata presa in carico, le condizioni strutturali degli istituti e le difficoltà quotidiane di chi in carcere vive e lavora. Temi che l’Associazione radicale Adelaide Aglietta denuncia da anni attraverso visite in carcere, iniziative pubbliche e interlocuzioni con le istituzioni.
Alla maratona interverranno rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, dell’avvocatura, della politica, della polizia penitenziaria, del volontariato e dei garanti dei diritti delle persone private della libertà personale.

Tra gli ospiti già confermati figurano Igor Boni, presidente di Europa Radicale; Diletta Berardinelli, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino; Luca Pidello, presidente della Commissione Diritti delle persone private della libertà personale del Consiglio comunale di Torino; Roberto Capra, presidente della Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta; Gerardo Romano, dirigente dell’OSAPP; fra’ Beppe Giunti, volontario nelle carceri di Alessandria e Torino; Marco Sorbara, consigliere regionale della Valle d’Aosta, vittima di ingiusta detenzione e membro del direttivo di Nessuno tocchi Caino; Vittoria Nallo, presidente del gruppo consiliare “Stati Uniti d’Europa per il Piemonte”; Daniele Valle, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte; Domenico Massano, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Asti; Nathalie Pisano, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Novara; Chiara Squarcione, presidente dell’Associazione radicale Certi Diritti, insieme ad altri rappresentanti del mondo istituzionale, dell’avvocatura, del volontariato e della società civile.

«L’estate rende ancora più insopportabili condizioni già incompatibili con il dettato costituzionale. Vogliamo riportare davanti ai cancelli del carcere il confronto pubblico tra chi quelle condizioni le vive, le osserva e ha il dovere di affrontarle. La pena può limitare la libertà personale, ma non può sospendere i diritti fondamentali della persona», dichiarano Oreste Gallo, Enea Lombardozzi e Samuele Moccia, coordinatori dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

L’iniziativa è aperta alla cittadinanza: chiunque potrà partecipare, ascoltare gli interventi e prendere la parola.

Nasce Sinistra Italiana a Piossasco

Eletto il segretario di circolo Vittorio Spadon alla presenza del segretario provinciale Alberto Re e della segretaria regionale Alice Ravinale.

Lunedì 20 luglio si è costituito ufficialmente il circolo territoriale di Sinistra Italiana a Piossasco. L’assemblea degli iscritti ha sancito l’avvio formale del percorso politico locale eleggendo all’unanimità Vittorio Spadon nel ruolo di Segretario.
All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti provinciali e regionali del partito Alice Ravinale, Valentina Cera, Alberto Re e Luca La Vaille.

Il viaggio del circolo inizia ufficialmente adesso, con tanto lavoro da fare e un invito aperto a tutta la cittadinanza. L’obiettivo dichiarato è quello di crescere, collaborando attivamente con tutte le forze politiche, civiche e associative del territorio che condividono gli stessi principi progressisti con l’ambizione di partecipare attivamente al governo della città.

“Oggi non è l’inizio improvviso di un percorso, ma l’evoluzione naturale dell’impegno e della cittadinanza attiva che abbiamo già dimostrato in anni di attivismo sul territorio” dichiara Spadon. Il neo-segretario ha tracciato la linea politica e di lavoro del circolo che sarà fondata su quattro pilastri: ecosocialismo, femminismo, antifascismo e pacifismo.
“A Piossasco vogliamo dimostrare che la politica non è fatta di slogan urlati o radicalizzazioni sterili”, continua Spadon, “siamo qui per supportare una transizione ecologica concreta, per praticare la parità reale contro ogni violenza di genere e per custodire i valori della Resistenza, mantenendo i nostri spazi sempre aperti e plurali”.

“Siamo molto felici e orgogliosi della nascita del circolo di Sinistra Italiana a Piossasco” commenta Alberto Re, segretario provinciale del partito, “Sinistra Italiana cresce e si rafforza in tutta la provincia di Torino, all’interno di un percorso ormai consolidato che è Alleanza Verdi Sinistra, con cui siamo già protagonisti nei tantissimi comuni dove governiamo. La presenza costante e attenta nei territori sarà il fondamentale volano anche per le prossime elezioni politiche, dove insieme a tutto il mondo progressista e antifascista vogliamo costruire la vera alternativa alla peggiore destra di governo”.

Per informazioni o adesioni è attivo un indirizzo mail del circolo  sinistraitalianapiossasco@gmail.com

cs

Nella foto Alice Ravinale

A proposito della Repubblica ellenica (Ελληνική Δημοκρατία)

Risale a una decina di anni la pesantissima sanzione inflitta da Bruxelles ad opera dell’allora cancelliera tedesca Merkel.

Ricordiamo tutti una potente levata di scudi contro questo fatto. Giravano per il continente immagini di una Donna Merkel vestita da SS, forche per i poveri greci giustiziati da nordici protestanti, razzisti e intolleranti verso i simpatici popoli del sud Europa.

E’ passato tanto tempo e l’Ellade si è ripresa piuttosto bene, dopo aver passato anni difficili di generale impoverimento a causa delle sanzioni imposte.

Per carità, simpatici i greci lo sono sempre stati, anche per un loro insostituibile passato culturale, al quale Europa e intero pianeta sempre saranno debitori.

La mannaia di Bruxelles non cadde però casualmente per un razzismo anti mediterraneo.

Torniamo indietro nel tempo. La verità è che il sig. PAPANDREAU, leader incontrastato del partito socializzante Pasok, gestì per tanti anni un Paese povero, senza materie prime, né industrie manufatturiere, come un’impresa di famiglia, non facendo pagare le tasse ai pochi ricconi nazionali e distribuendo a pioggia – per garantirsi il potere alle elezioni – alcuni ‘benefit’ ai dipendenti pubblici (chiaramente sovra-numerari rispetto alle esigenze dello Stato) e in generale alla popolazione.

Gli Stati devono vivere e i tributi dei cittadini sono dovunque fondamentali, ma in quella terra di Bengodi gli armatori di potentissime flotte private (un caso è la famiglia Onassis) … non pagavano le tasse!

Eppure le navi erano e restano la prima e migliore industria veramente potente del Paese. La flotta di proprietà ellenica controlla il 22% del tonnellaggio marittimo mondiale.

Come permetteva il Pasok tutto ciò? Con questo sistema levantino, le aziende ingigantivano la loro ricchezza, distribuendone enormi dividendi alla casta politica stra-corrotta nelle solite banche off-shore.

La bomba esplose quando ci si accorse che la Grecia faceva pagare il suo enorme debito pubblico all’Europa, falsificando i bilanci statali e dragandone somme immense. Nell’ottobre 2009 si scoprì che il deficit pubblico era del 12,7%, rispetto al PIL, il doppio di quanto dichiarato dal precedente governo greco.

Il Pasok utilizzò a lungo fondi strutturali e di coesione europei per alimentare un colossale sistema di clientelismo politico e corruzione interna, truccando i bilanci dello Stato. Si nascondevano i miliardi di debito nazionale facendoli apparire come transazioni valutarie e permettendo ad Atene di continuare a ricevere prestiti favorevoli. Il tutto era rinforzato da voti di scambio, una macchina statale esorbitante, tangenti ‘no-limits’ e appalti pubblici concessi esclusivamente a oligarchi e aziende compiacenti, in cambio di sostegno politico.

Ma la gente, i giornali, l’opinione pubblica, conoscevano questi maneggi?

Nei fatti, il grosso furto politico allo Stato era stra-conosciuto; il dissennato accordo fra uno Stato che tanto rubava ma che un poco ne restituiva/distribuiva era sotto gli occhi di tutti. Generalizzando, si può dire che sotto Papandreu nessuno fu veramente innocente.

Le follie criminali del Pasok non furono perciò a carico del suo Paese ma dell’intero nostro continente.

Si arrivò quindi a una severa sentenza: Atene doveva restituire il maltolto fino all’ultima dracma… e così fu.

Dopo la creazione della famosa Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) furono imposti drastici tagli alle pensioni, una riduzione dei salari pubblici e si attivarono privatizzazioni di massa. L’intera nazione cadde in una disperante povertà per anni, anche se – anche grazie a nuovi politici – lentamente riuscì poi a uscirne fuori.

Avessero occupato in quegli anni certe cariche un Draghi o una Christine Lagarde, avrebbero probabilmente avuto la stessa fermezza che ebbe la cancelliera tedesca, titolare della maggioranza dei fondi di salvataggio dati alla Grecia (e principalmente sulle spalle della più potente nazione europea).

I governi, come gli individui, hanno un portafoglio in mano, con precise responsabilità nei confronti dei loro elettorati. DEVONO QUINDI ESSERE politicamente ADULTI e considerare cosa giusto fare o meno. Questa deresponsabilizzazione toccò un’intera nazione che a lungo sperò che – spesso capitato nella storia – nessuno si sarebbe accorto del raggiro.

E noi?

Chiaramente non può mancare un paragone con la NOSTRA allegra politica, ancora recentemente criticata dai cosiddetti Paesi Frugali (detentori di noiosissime ma corrette gestioni delle loro spese pubbliche) anche se non è più paragonabile a quella di 10/15 anni fa.

Se il nostro debito pubblico è stratosferico non è causa di una strega cattiva ma di una deresponsabilizzazione non troppo distante da quella greca, anche se il nostro dramma economico è pagato interamente dall’Italia.

I paragoni non sono però azzardati, e la nostra classe politica al tempo non poteva ergersi a moralista con nessuno.

Una enorme differenza fra Roma e Atene però c’era e ancora sussiste.

La nostra Italietta corrotta, mafiosa, malavitosa, nel ‘pubblico’ accusata di colpevoli inefficienze, era ed è ancora la prima nazione esportatrice di beni industriali verso la Germania ed è ben superiore a Francia e Gran Bretagna.

Mentre il piccolo Stato nel mare Egeo (10 mio di abitanti) non era di utilità per nessuno, l’Italia partecipava all’allora felice macchina da guerra industriale dell’intero continente.

La Grecia era sacrificabile, l’Italia no!

Il Pubblico era certo criticabile, ma il privato non era disonorevole, allora come ora.

Come il filosofo Bobbio disse scandalizzando tutti: “il vero problema del meridione d’Italia sta principalmente nei meridionali” … si può modificare il suo dire, affermando che in quegli anni il vero problema greco fu principalmente nei greci, non nei cattivi tedeschi, non della UE.

Da come NON si sente più parlare di debito greco, si direbbe che la lezione sia stata appresa. Atene ha ancora un’evasione fiscale stimata attorno al 20/25% ma ormai un niente rispetto al passato. 

Ferruccio Capra Quarelli